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Full text of "Memorie storiche modenesi; col codice diplomatico illustrato con note"

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MEMORIE STORICHE 
MODENESI 

COL CODICE DIPLOMATICO 

ILLUSTRATO CON NOTE 

VAL CAVALIERE 

ABATE GIROLAMO TIRABOSCHI 

CONSIGLIERE DI S. A. S. 

IL $IG> DUCA DI MODENA 

Presidente delia Duciti Biblioteca, e della Galleria delle Medaglie , 
e Professore Onorario nell' Università della stessa Città . 

TOMO IL 




IN MODENA MDCCXCIII. 



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esso la Società* Tipografica 
Con licenza de Superiori. 



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PREFAZIONE 




A parte delle Memorie Storiche , che in questo Tomo 
condensi, è forse la. più interessante di tutta l'Opera. 
Essa non abbraccia che lo spazio di poco oltre a 40. 
anni ., Ma furon questi gli anni più tumultuosi e più 
torbidi, che sorgessero a queste Provincie. Vedremo in esse la 
libertà acquistata colla Pace di Costanza cambiarsi presto in 
anarchia, nascer da questa le guerre esterne non meno che le 
interne,, e dividersi gli animi de' Cittadini in contrari! partiti, 
e venir tra loro alle mani , e proscriversi ed esiliarsi a vicenda 
or gli uni or gif altri; annojarsi essi quindi di uno stato si 
turbinoso e sconvolta , e scegliere a lor Signori gli Estensi , 
sperando di vivere sotto il loro dominio tranquilli , e lieti ; ma 
poscia pentirsi del loro stesso consiglio , cacciare a furor popo- 
lare que' medesimi , a* quali df comune consenso sì erano spon- 
taneamente assoggettati» rimettersi in libertà, e cominciare nuo- 
vamente a reggersi a foggia di Repubblica, e nuovamente pure 
rinascer tra essi , e più furiose e più sanguinose che prima , le 
intestine discordie ; quindi esser costretti' a sottoporsi al giogo 
or di uno or di altro Principe straniero;, e per ultimo conosce- 
re chiaramente colla propria loro sperfenza , che non potevano 
sperare tranquillità e pace , se non rimettendosi sotto il domi- 
nio di que" medesimi Principi Estensi , a* quali ì lor Maggiori 
aveanlo conferito. Questo è it quadro, eh* io debbo esporre all' 

oc- 



193 



occhio de' miei Lettori . E io desidero, che il vederlo e 1* esa- 
minarlo desti ne' loro animi una giusta e ragionevole compia-» 
ccnza di vivere a' tempi tanto diversi da quelli , a cui vissero i 
loro Antenati , e risvegli in essi detestazione ed orrore per 
quelle rivoluzioni , che soglion sedurre con una lusinghiera ap- 
parenza di felicità e di gloria , ma che le amiche e le moder- 
ne Storie ci mostran comunemente funeste origini di confusion , 
di discordie , di stragi , e di irreparabili rovine . 

Un nuovo metodo vedrassi in questo secondo Tomo intro- 
dotto riguardo al Codice Diplomatico . Esso mi era cresciuto 
traile mani per modo , che a pubblicarlo interamente sarebbe 
stato al doppio più voluminoso delle Memorie Storiche . Ciò 
mi ha costretto a cambiar consiglio . Perciò cominciando dall' 
anno 1027. di que' documenti , che da altri sono stati già pub- 
blicati , io darò comunemente solo un breve transunto Italiano , 
indicando le cose più importanti , che vi si contengono , e ri- 
tenendo singolarmente i nomi de' personaggi , che vi s'incon- 
trano , e de' luoghi , che vi sono indicati , ne' quali per lo più 
riterrò la loro Latina denominazione , e indicando i libri , in 
cui que* documenti son pubblicati . E perchè non si lasci di trar- 
ne i lumi , eh' essi ci somministrano f negli Indici ad ogni to- 
mo aggiunti de' personaggi e de' luoghi inserirò quelli ancora , 
che trovansi ne' documenti, de' quali ho dato il transunto. Soli 
dunque i documenti inediti saran pubblicati, e qualcheduno tra* 
già stampati , che non potevasi ommettere , perchè troppo ne- 
cessario a intendere altri punti di queste Memorie . 



MEMO- 




MEMORIE STORICHE 
MODENESI. 

CAPO V. 

Velie vicende di Modena e di Reggio dalla pace di Costanza 
fino .al cominci amento del Dominio Estense . 

A pace di Costanza dopo lunghe ed ostinate An. ul$. 
guerre daMe Città di Lombardia sostenute con- 
tro Federigo I. conchiusa e stabilita finalmente 
l'anno 1183. fu a guisa di un lampo, che per 
un momento rischiara e avviva ogni cosa , e 
poscia spegnendosi fa aHa luce succedere una te- 
tra oscurità , che minaccia procelle e turbini e 
una luttuosa desolazione. Non altrimenti la tranquillità e la si- 
curezza , che parve alle Città Lombarde di avere allora acqui- 
stata, non recò loro che un momentaneo piacere, e presto esse 
si avvidero , che il loro presente stato era peggiore del prece- 
dente . Alle guerre contro gli Imperadori succederono quelle 
-contro de' loro vicini , e non avendo più a temere nimici stra- 
nieri , si videro esposte all' ambizione e alla prepotenza delle 
Città confinanti. Alla tirannia, sotto cui dolevarcsi di esser co- 
stretti a vivere e a gemere durante il governo de' Cesai i , suc- 
Tom. II. A ce- 




2 MEMORIE STOR. MODENESI. 

cedette una tumultuosa anarchia, per cui i più potenti e i più 
ricchi tra' Cittadini or insieme uniti contro i men forti oppri- 
mevanli crudelmente , or tra loro divisi in contrarie fazioni 
riempievano le Città di strage e di sangue. E come se ciò non 
bastasse, gli Imperadori mal soddisfatti degli articoli, che nella 
pace di Costanza Federigo lì era stato obbligato ad accordare 
a' Collegati Lombardi, tentaron più volte di riacquistare coli' ar- 
mi ciò , che coli' armi era loro stato rapito . Finalmente le dis- 
sensioni, che si eccitarono tra'l Sacerdozio e l'Impero, diedero 
occasione a nuove turbolenze e a nuove guerre civili, e per tal 
modo 1' Italia non videsi mai per avventura tanto straziata ed 
oppressa, quanto dopo quell'epoca, in cui essa sperò di giugne- 
re al colmo della felicità . 

Tal fu lo stato delle Città di Lombardia cominciando dagli 
ultimi anni del secolo XII. fino alla metà in circa del secolo 
XIV. cioè fino a quel tempo, in cui stabilitisi e raffermatisi di- 
versi piccioli Principati in Italia , le guerre civili ebber fine , e 
continuaron soltanto quelle tra Principi stessi, sanguinose esse 
ancora e funeste , ma pur menò delle prime fatali alla tranquil- 
lità e alla sicurezza de' popoli . La Storia generale d' Italia e 
quelle delle particolari Città ce ne somministran le pruove ; e 
ciò che ora ne slam per dire riguardo a quelle Provincie, ddÌQ 
quali prendiamo a trattare , gioverà a confermarlo sempre più 
chiaramente . 
An. 1184. I Modenesi non furon de' primi a ripigliar le armi dopo la 

pace di Costanza; e per lo spazio di circa diciftsette anni essi 
goderono di una dolce quiete appena mai da domestiche o da 
esterne guerre turbata . Di questa tranquillità vollero essi pro- 
fittar saggiamente a loro vantaggio , e a condurre a staco sem- 
pre migliore la loro patria. E per dare a ciò cominciamento da 
quelle cose, che al Divin culto appartengono, la sorte ne por- 
se loro occasion favorevole nella venuta del Pontefice Lucio III. 
Questi l'anno seguente alla pace di Costanza, cioè nel 1184.', 
così per reprimere l'ardir de' Romani , che. gli si erano' ribella- 
ti, come per trattar di altri affari spettanti alla Chiesa, ave"a 
concertato un abboccamento in Verona coli' Imperador Federi- 
go. Partito perciò da Roma giunse a Modena accompagnato da 
dieci Cardinali, e da molti Arcivescovi, Vescovi ed altri Prela- 
ti. Era tra essi Gherardo Arcivescovo di Ravenna, e questi 



uni- 



CAPO V. 3 

unitosi al Vescovo di Modena Ardizzone , a Bonifacio Proposto 
del Capitolo e agli altri Canonici, e a'. Consoli della Città, che 
erano in queli' anno Alberto da Savignano , Buonaccorso e Jaco- 
po da Gorzano ., Rolando di Bajamonte , e ad altri Rettori del- 
la Lombardia , della Marca e della Romagna, pregarono il Papa 
a voler solennemente consecrare la Chiesa di S. Geminiano . 
Soddisfece egli a lor desideri, e a' 12. dello stesso mese di Lu- 
glio in giorno di Sabato, avendo prima scoperto e mostrato a 
tutto il popolo il Corpo del S. Vescovo Geminiano , consecrò 
la Cattedrale, e concedette e in quel giorno e in perpetuo le 
consuete Indulgenze. Quindi il giorno seguente uscendo per la 
Porta di Cittanuova benedisse la Città , e giunto indi al Ponte 
di Fredo , che or diciamo il Pontalto , e veggendo , che circa 
due mila uomini seguivano ad accompagnarlo co' torchi accesi , 
ringraziolli dell' onore, che gli rendevano, e nuovamente be- 
nedicendoli pregò ogni bene ad essi e alla lor patria e a' loc 
discendenti (i) . Di che i Modenesi vollero , che rimanesse la 
memoria scolpita in un sasso , che tuttor vedesi nel muro della 
Cattedrale verso la piazza , ove tutto ciò minutamente si espri- 
me . Il Dott. Vandelli ci ha data un' esatta copia di questa 
Iscrizione (2) . E' probabile , che andando da Modena a Vero- 
na passasse per Carpi ; e che in quell' occasione consecrasse an- 
cor quella Chiesa, di che ivi pure si ha tradizione , benché con 
errore non combinabile colla data del viaggio di Lucio III. essa 
si stabilisca a' 15. di Giugno. Giunto poscia a Verona con un 
suo Breve diretto all' Arcivescovo di Ravenna 1' assicurò , che , 
benché egli ad istanza delio stesso Arcivescovo conseerate avesse 
le Chiese di Bologna e di Modena , ciò non dovea punto pre- 
giudicare a' diritti, che come Metropolitano avea su queste Chie- 
se (3). 

Dopo avere per tal maniera provveduto al Divin culto ri- An. 1188. 
volsero i Modenesi il pensiero ad ampliar maggiormente , e a 
chiuder con nuove porte la lor Città . Qual ne fosse lo stato 
sul finire della Romana Repubblica , e sul cominciar dell' Impe- 
ro , e come essa fosse poi dalle innondazioni atterrata , e non 

A 2 ri- 



CO Script. Rer. hai. T. £t, col. 54. ( 3 ) Savioli Ann. Boi. T. U. P. U, 
c > p. 140. 

(1) Medie fulh VitadiS.Gcmin. p.220. 



4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

risorgesse dalle sue rovine che verso la fine del decimo secolo, 
-si è detto in addietro. Ora ad intendere, in che consistesse la 
nuova ampliazione della loro Città cominciata da' Modenesi l' an- 
no ii 88. , ci convìen prima osservare, per quanto nell'oscurità 
de' tempi e nella scarsezza delle memorie ci è possibile , qual 
essa fosse dopo il sua ristoramento fino alla pace di Gostanza , 
che è il corso di quasi due secoli . Io penso , che ne' primi an- 
ni della sua , per così dirla , nuova fondazione essa fosse ri- 
stretta entro un assai picciolo spazio , come dovea necessaria- 
mente accadere In que' tempi , ne' quali dopo le desolazioni re- 
cate più volte dagli Ungheri nelle funeste loro irruzioni questi 
contorni spiravano per ogni parte abbattimento e tristezza . Ne 
abbiamo una pruova nel decreto altre volte citato , con cui il 
Vescovo Eriberto l'anno 1072. , ordina, che il canone di un li* 
vello si paghi al Monastero di Si Eufemia ; perciocché in esso 
egli si dice : Heribertus Dei grafia Mutìhensis Ecclesie vmerabilis 
Episcopus atque opportunus patronus paupercu-la urbi deditus . La qual 
espressione paupercuìt urbi ci mette sotto gli occhi 1* immagine 
di una ben picciola e infelice Città, qual dovea esser questa do- 
po tante e sì funeste rovine. Anzi dallo stesso decreto- a me 
sembra, che raccolgasi un' altra pruova dell' angusto e ristretto 
spazio , entro cui era allora racchiusa questa Città . Parlandosi 
in esso del Monastero di S: Eufemia , così se ne indica la si* 
tuazione : pueìlarls Momsterii sanile Virginis Eufemie adjacentis Ec- 
clesie atque rivirati ejusdem patroni nostri geminiani . Due cose qui ci 
si mostrano riguardo a questo Monastero, ch'esso- era adjacente , 
cioè contiguo alla Chiesa di S\ Gcminiano , cioè alla Cattedrale, 
e che era- parimenti adjacente e contiguo alla Città. Or parmi 
chiaro , che una fabbrica chiusa entro il recinta della Città non 
possa dirsi ad essa adjacente; e che perciò, se il Monastero di 
S. Eufemia era allora adjacente a Modena , si debba credere , 
eh' esso fosse fuor del recinto . Per ciò che appartiene alla Cat- 
tedrale , abbiamo altrove veduto , che prima ancor della fabbri- 
ca nuova, cominciatane alla fine del secolo XI. essa era a un 
di presso nel luogo medesimo , ove è al presente . Sembra dun- 
que , che o le mura o la fossa, a qualunque altra cosa cingesse 
Modena , passasse pel luogo , ove ora è il Vescovado ( il qual 
mostreremo tra poco , che era anticamente altrove ) traila Catte- 
drale e S. Eufemia, e che perciò essendo il Monastero vicino 

al 



C" A P O V. 5 

al recinto delia. Città al di fuori , ed essendovi pur vicina al di 
dentro la Cattedrale , si potesse dir giustamente , che il Mona- 
stero era adjacente alla Città e alla Cattedrale . 

Non debbo dissimular nondimeno , che è questo il sol do- 
cumento , da cui ricavisi , che il Monastero di S. Eufemia fosse 
allora fuor di Città , e che nelle carte di questi tempi non può 
sperarsi tale esattezza di formole e di espressioni , che non 
possan talvolta significare tutt' altro da quello , che il senso ov- 
vio sembra indicarci . Ma qualche altra congettura si aggiunge 
a render probabile questa mia spiegazione . La Città di Mode- 
na si può considerare come chiusa fra due Canali , uno detto 
Formigine , e con altro nome Circa , appunto dal circondar che 
fa la Città dalla parte di Ponente , 1' altro detto il Canal gran- 
de, che la cinge dalla parte di Levante, e amendue poi volgen- 
do verso Settentrione si uniscono nel Canale detto Naviglio , 
che conduce al Po . E le fabbriche , che or si stendono al di 
là de' due detti Canali, sono tutte di epoca più recente. Or 
egli è certo , che alla Cerca si è talvolta fatto cambiar corso , 
e perciò si trova talvolta nelle carte segnata come confine Cir- 
ca vetm o Jìuvius Formiginis veteris . Se dunque si pruovi , che la 
Cerca passava una volta presso S. Eufemia , e che anzi sopra 
essa era fondato il Monastero , si renderà sempre più probabile , 
che il Monastero medesimo era anticamente fuor del recinto . 
E questo è ciò , che chiaramente ci indica una carta dell' Ar- 
chivio di S. Eufemia de' 24. d'Agosto del 1271. In essa Gilio, 
ossia Egidio, del fu Jacopo Bellincini „ di cui si dice , che habi- 
tat super Formiginem veterem in conftnibus , vende al Monastero di 
S. Eufemia uno spazio di terra sopra la stessa vecchia Formigi- 
ne , a cui confina a Levante e a Mezzodì il Monastero medesi- 
mo , a Ponente e a Settentrione la strada ; e 1' atto si celebra 
Super Formiginem veterem in domo DD. Monacharum . Ecco dunque 
il Monastero suddetto posto sopra la Cerca vecchia , ed ecco 
con ciò un nuovo argomento a credere veramente , che esso 
fosse una volta fuor del recinto della Città . E' probabii però , 
che non si tardasse fino all'anno 1188. a stendere alquanto più 
la Città , e ad ampliarne il recinto per dar luogo a' nuovi abi- 
tatori , che venivano a popolarla, E me lo persuade il vedere, 
che in una carta dell'anno 1155. che sarà pubblicata, e che 
contiene una donazione fatta al Monastero di S. Eufemia , esso 

di- • 



6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

dicesi non de suburbiìs , ma de cìvitate Mutine ; e se avessimo le 
più antiche memorie di quel Monastero , potremmo ricavarne 
qualche più distinta notizia ; ma esse sono quasi tutte perite . 

Come la Cerca a Ponente , cosi il Canal grande a Levante 
dovea allor cingere la Città , ed è perciò verisimile ciò , che 
anche si legge in alcune Cronache antiche , che prima della 
nuova ampliazione fatta nel 1188. essa finisse, ove era a' nostri 
giorni la Chiesa e il Monastero di S. Lorenzo, giacché io non 
trovo indicio a provare , che il Canal grande abbia mai cam- 
biato il suo corso. Certo la Chiesa di S. Lorenzo esisteva in 
Città fin dal 1189. come vedremo tra poco. Quai fossero i 
confini della Città a Mezzodì e a Settentrione, è difficile lo 
stabilirlo , perciocché troppo scarsi sono gli autentici documen- 
ti , onde poterlo raccogliere. Lo stesso vuol dirsi di un'altra ri- 
cerca , che dovrebbe qui farsi , cioè quando si formassero i mol- 
ti canali , che raccogliendo le acque , le quali scendono dalle 
colline , e qualche ramo della Secchia e del Panaro , una volta 
scoperti traversavano la Città , e ora chiusi per maggior sicu- 
rezza de' passaggeri le passan sotto, e vanno poi a riunirsi pres- 
so la Porta , che or dicesi del Castello , e formano il Canale , 
che conduce al Po . Egli é evidente , che se in questi Canali 
si fossero sempre raccolte le acque , Modeaa non sarebbe stata 
da esse atterrata e sommersa , come abbiam provato che accad- 
de . Dee dunque credersi , che la sofferta disgrazia consigliasse 
j Modenesi a scavar questi Canali , acciocché le acque non si 
gittassero in avvenire impetuosamente contro la loro Città, ed 
essi potessero vivere tranquilli e sicuri nelle lor case. E' certo, 
che non si aspettò all'anno 1188. ad aprir questi Canali, per- 
chè vedremo nel Codice Diplomatico una convenzione fatta per 
-essi tra '1 Vescovo e la Città l'anno 11 71. E altre carte, che 
riguardo a questi Canali saran pubblicate, ci mostreranno, quan- 
ta sollecitudine ed avvertenza si avesse, perchè essi fossero libe- 
ri e sgombri , né le acque fosser mai costrette .a sormontare le 
sponde, e a spargersi per la Città. Convien dire di fatto, che 
assai più copiose fossero allor queste acque , che ora non sono; 
perciocché anche dopo la formazion de' Canali abbiamo nella 
Cronaca del Bazzano , che l'anno 1 1 9 3. a' io. e agli it. di 
Giugno venne nella Lombardia e ne' contorni di Modena singo- 
Jarmente tal piena d' acque , che la Città ne fu quasi nuova- 
in en- 



C A P O V. 7 

mente sommersa (i); e che l'anno 1218. furono un'altra vol- 
ta pioggie sì grandi , e i Canali ne ingrossaron per modo , che 
le barche vennero fino alia Croce della pietra , che era presso 
il luogo ,. ove ora vedesi la Chiesa di S. Carlo (2) . E dovea an- 
zi esser ordinaria la navigazione almeno de' più grossi Canali , 
perciocché nell' antica Cronichetta di Modena attribuita al Lan- 
cillotto , questi racconta , che a suo tempo vedevansi in certi 
luoghi catene di ferro , a cui anticamente si legavan le barche, 
e che a suo tempo parimenti presso il luogo , ove era Castel 
Maraldo ( di cui diremo più sotto ) scavandosi presso la Cerca 
per formarvi una peschiera , fu trovato un burchiello con una 
catena di ferro legato ad un palo , 

Dopo avere così veduto , qual fosse generalmente lo stato 
della Città , passiamo ora ad esaminare, quali fabbriche in essa 
ci .additino gli antichi monumenti prima dell'anno 1188. Della 
Cattedrale e del Palazzo del Pubblico, che erano a .un di pres- 
so , ove sono tuttora, si è parlato altrove. Abbiamo anche trat- 
tato poc' anzi del Monastero di S. Eufemia , che probabilmente 
era fuor del recinto, e di quello di S. Pietro, che certamente 
era ne' sobborghi . Vuoisi però avvertire , che prima ancor dell' 
anno 1188. era presso il secondo una Porta della Città, che da 
esso prendeva il nome . Così ci mostra una carta dell' Archivio 
Capitolare degli li. di Gennaio dell'anno 11 58. in cui il Ves- 
covo Arrigo dà a pigione perpetua alia Monaca vedova di Gio- 
vanni Cristiano un pezzo di terra nella Porta di S. Pietro presso 
al fonte detto dallo stesso Giovanni, e se ne indicano i confini 
in questo modo: a mane & merìdie strafa & fontana corrente, a se- 
ro aqua de Mutine/la; e vi si stabilisce il patto, eh' essa non pos- 
sa innalzar fabbrica alcuna sul ponte del Canale , ne recare di- 
sturbo a que', che vanno e vengono dalla stessa fontana. E par- 
mf verisimile , che la Porta di S. Pietro fosse allora , ove ora é 
il Monastero detto del Corpus Domini , e che dopo 1' anno 1188. 
essa fosse poi trasportata, ove ne è tuttora l'indicio nell'arco, che 
conduce alle mura. Le carte del Monastero medesimo di S. Pie- 
tro ci additano due altre Chiese o Cappelle, che erano nell' un- 
decime) secolo dentro Modena . Una di esse era dedicata a S. 
Ambrogio , di cui parla il Vescovo Ingone nella donazione , 

che 



(1) Script. Rer. iva). T. XV. col. ^57. (z) ib. 



8 MEMORIE STOR. MODENESI. 

che l'anno 102.5. ei ne fece al Monastero: Turrìcelìam unam in- 
fra Mutine Civstatem cum Captila dedicata in Beati Ambrosii borie- 
re (1) . Gli studiosi degli antichi diplomi sanno , che nelle car- 
te de' bassi tempi infra è lo scesso che intra , e perciò è certo, 
che questa Chiesa era entro il recinto della Città . Ma non ne 
troviamo più verun' altra memoria. L'altra è la Chiesa di S. 
Giambatista mentovata da Eugenio III. in una sua Bolla dell'anno 
1149. in favore del Monastero: Ecctesiam Sancii Job anni s Baptist: 
& decimai & sepulturas quas infra civitatem ex antiquo habetis (2) , 
-ove si indica la Chiesa detta altrimenti S. Jobannis Vetulì , che era 
situata presso la Porta di Bologna, e che al Monastero medesimo 
era soggetta . Quando dovrem ragionare distintamente degli Spe- 
dali di Modena e de^sobborghi vedremo, che fin dagli anni 1 162. 
e 1 1 7 3. esistevano la Chiesa e lo Spedale di S. Niccolò , che era 
esso pur ne' sobborghi, che fin dal 1181. era già fondato lo 
Spedale di S. Cataldo , e che quello di S. Leonardo esisteva 
probabilmente fin dal 1182. Finalmente una carta dell'anno 
1189. ci addita nove altre Chiese in Modena, e non essendo 
verisimile, che tutte fossero fabbricate al tempo medesimo, quan- 
do 1' anno precedente si pose mano ad ampliar la Città , è a 
•credersi , che prima ancor di queir Epoca qua! più presto , qual 
meno , tutte esistessero ; Esse sono quelle A\ S. Biagio , di S. 
Maria della Pomposa, di S. Agata, di S. Giorgio, di S. Loren- 
zo , di S. Maria delle Asse , di S. Jacopo , e di S. Andrea , e 
in un altra carta dell' anno seguente veggiam nominarsi ancor 
quella di S. Michele, 

Abbiam mostrato a suo luogo , che anche nel tempo , in 
cui Modena si giaceva quasi interamente distrutta e deserta , la 
-Cattedrale fu sempre dentro della Città ; e dentro essa perciò , e 
dalla stessa Cattedrale poco discosta dovea essere i' abitazione 
del Vescovo . Le carte Vescovili però più antiche , che ci sono 
rimaste , non si veggon comunemente segnate che col nome 
-delia Città : Atlum Mutinae , o simile . Del Palazzo del Vescovo 
la prima menzion , eh' io trovo , è in una Carta dell' Archivio 
Capitolare dell'anno 1069. Fatlum in loco Mutina in palaci ipsius 
Episcopi. E un'altra de' 20. di Gennajo dell' anno seguente ci 
indica una Torre , che ivi era : Faclum infra turre patacio ipsius 

Epi- 



(1; Anriqu. Irai. T, I. col. 1021. <2> lb. T. IV. col. iSj. 



C, A P O V. 9 

Episcopi Mutin. Ne solo una Torre, ma un Castello era ad esso 
contiguo , e ne abbiamo la pruova in una Carta del Giugno 
dell'anno 1108. , in cui il Vescovo Dodone dà in enfiteusi una 
casa , la quale jacet prope Castello & Episcopati* . Anzi questo Ca- 
stello dicevasi perciò il Castello del Vescovo : juxta murum Castelli 
Episcopi, dicesi in una Carta del Giugno dell'anno 115 3. Or que- 
sto Castello ci addita chiaramente quel tratto di Città , che ora 
stendesi dalla Piazza fino alla Chiesa di S. Carlo , e che dicesi il 
Castellaro,col qual nome il veggiamo indicato in una carta dell* 
anno 1156., in cui il Cardinal Ildebrando dà in affìtto una casa 
in civitate Mutine in Castellarlo . . . ds subtus platea publica . E in un* 
alti a dell' anno 1149., in cui si nomina una casa, que jacet in Ca- 
stellarlo, de subtus strada currente . Parmi dunque evidente, che il 
Palazzo del Vescovo fosse anticamente , ove ora è il Castella- 
na ; donde però fu trasportato di luogo ove è il presente , e 
ove trovavasi almeno fin dal 1327. , quando furono compilati 
gli antichi Statuti delie Acque; perciocché in essi si nomina 
una strada inter domos Episcopatus & domum & bortum Sororum 
Sanale Eufemie (1) . Anzi siccome veggiamo, che i Castelli e le 
Cittadelle erette a difesa della Città sono comunemente poste 
all' estremità di esse , cosi parmi verisimile , che iì Castellalo 
fosse una volta il luogo, ove la Città terminava; e che alquan- 
to più tardi, ma alcuni anni prima del 1188. essa si stendesse 
fino a S. Lorenzo . 

Tutte queste riflessioni ci mostrano , che benché all'anno 
1188. giustamente si assegni l'epoca, in cui Modena fu am- 
pliata e cinta di fosse, essa nondimeno erasi già negli anni ad- 
dietro andata passo passo stendendo , secondo che nuovi abita- 
tori venivano a fissarvi la lor dimora . Al detto anno adunque 
determinossi di dare a Modena una più ampia estensione. Par- 
lasi di essa negli antichi Annali di Modena (2) , e si comincia 
col dire, che si scavaron le fosse della Città , quali , dice l'autore, 
sono tuttora a' nostri giorni . Questi Annali sono una compila- 
zione di antiche memorie Modenesi fatta nel secolo XIV. e con- 
tinuata poi da Alessandro Tassoni il vecchio fino all'anno 1562. 
Ma in essi é a dolersi, che il Tassoni , il quale scrisse di sua 

Tom. II. B ma- 



io Ruhr. CCCL. CCCLXV. 

(2) S.ript. Rer. lui. T. XI. col. 55. 



io MEMORIE STOR. MODENESI. 
mano i suddetti Annali, non solo li continuasse, ma molte co- 
se vi inserisse del suo, senza distinguerle dalle antiche memorie 
da lui copiate . E ne abbiam una pruova in questo passo me- 
desimo , ove parlandosi dell'antica estensione della Città, vi si 
nomina il luogo pio di S. Bernardino , il qual certo non potea 
nominarsi ne' secoli precedenti al Tassoni, non essendo vissuto 
quel Santo che nel secolo XV. Ma ciò non ostante noi possiam 
dire, che anche al presente le fosse, che cingono la Città, so- 
no a un di presso quelle medesime, che furono scavate allora, 
se se ne tragga la parte della Città tra Settentrione e Ponente 
fabbricata nel secolo XVI. dal Duca Ercole II. Questi distrusse 
bensì i sobborghi , e ridusse a minor numero le Porte , e cir- 
condò Modena di nuove mura secondo le regole della Fortifica- 
zione allora usate . Ma io non veggo , eh' egli o allargasse o 
ristringesse di molto il recinto della Città , fuor della parte 
poc'anzi accennata. E ne è pruova evidente il riflettere, che 
le tre Chiese , che or sono presso alle tre Porte , cioè quella 
del Carmine alla Porta di Bologna, quella di S. Francesco alla 
Porta , a cui essa dà il nome , e quella di S. Agostino , detta 
ora della Pomposa, alla Porta di Reggio, detta ancora di S. 
Agostino , come sono ora , così furono fin dal principio della 
lor fondazione presso le Porte medesime e dentro il recinto del- 
la Città . E perciò noi possiam considerare le Porte , e nella 
maggior parte le fosse presenti , come la misura dell' estensione , 
a cui Modena fu allora condotta . 

Ciò supposto veggiamo , quai lumi ci somministri la descri- 
zione, che negli antichi Annali di Modena si vede inserita dell' 
ampliazione di questa Città fatta nel detto anno 1 1 88. Dicesi 
ivi adunque, che per notizia avuta da' vecchi, e ad essi lascia- 
ta da' lor maggiori , la Città fu allora stesa dalla Volta detta 
degli Adelardi e dalla ma o strada detta del Muro , cioè , co- 
me or diremmo , dalla strada di S. Chiara , fino al luogo , ove 
sono ora le fosse della Città. La contrada dunque di S. Chiara 
era prima del 1188. l'estrema parte della Città, ove essa volge 
tra Ponente e Mezzodì. Aggiugnesi , che la suddetta Volta de- 
gli Adelardi era più anticamente una delle Porte della Città , e 
che essa era posta , Ove è al presente ( dice il eontinuator de- 
gli Annali ) la Casa Castelvetro ( diremmo ora la Casa Paoluc- 
ci ) di rimpetto già a S. Bernardino. Io dubito però, che non 

sia 



C A P O V. it 

sìa esattissima questa topografia ; perchè la Gasa Adelardi era , 
ove è al presente il Monastero di S. Chiara, a cui fu venduta 
sul principio dei secolo XV., come altrove vedremo, che per- 
ciò la Porta della Città fosse una volta, e prima del 1188., ove 
ora è il medesimo Monastero , e che tutte le Case , che gli son 
di rimpetto pel lungo di quella contrada dalla Porta di S. Fran- 
cesco fino a quella di S. Agostino , vi siano state aggiunte po- 
steriormente . E di fatto anche nel secolo XIV. la Casa degli 
Adelardi avea un ponte sopra la Cerca ; perciocché gli antichi 
Statuti delle Acque compilati nel 1327. nominano Pontem de 
Adehrdis positum super dream (1). Dice ancora l'autor degli An- 
nali, che alcuni Nobili Modenesi abitavano sopra le porte della 
Città, e che abusando della lor situazione se n'eran quasi fatti 
padroni, e ne uscivano e vi entravano a lor talentone ne eran 
perciò venute discordie e tumulti trai Nobili e i Popolari ; il 
qual disordine fu tolto di mezzo colla fabbrica delle nuove Por- 
te nel 11 82. e negli anni seguenti; e per ispiegare con un esem- 
pio ciò, che ha detto poc'anzi, come appunto, egli dice, han- 
no ora la Casa lor gli Adelardi sopra la Pusterla o Volta, che 
da essi prende il nome nella R uà del Muro > cioè nella detta Con- 
trada di S. Chiara. Queste parole sono dell' antico autor degli 
Annali , perchè a tempi del Tassoni si fecero le fortificazioni 
di Modena dal Duca Ercole I. , e non dovea più sussistere que- 
sta Pusterla , né la Casa degli Adelardi venduta , come si è 
detto, nel secolo precedente alle Monache di S. Chiara. Deesi 
dunque , a mio parere , spiegar questo passo in questo modo , 
che allor quando nel 1188. furon fatte le nuove fosse della 
Città, e poscia nel 11 90. fu aperta la Porta di Città nuova, e 
nel 11 9.1. quella di Bazzovara, si chiudesse la Porta, che già 
era sotto la Casa degli Adelardi , e che ivi rimanesse solo una 
volta o una pusterla , ossia una picciola porta , la qual però 
dovea tenersi chiusa, e che in tale stato restasse, finché passata 
quella Casa in poter delle Monache di S. Chiara , e cambiata 
in Monastero, non vi rimase vestigio alcuno dell'antica porta 
della Città. Aggiugne finalmente l'autor degli Annali, che la 
Cerca o sia la Formigine da una parte e il Canal grande dall' 

B 2, al- 



Ci) Rubr. CCCXI, 



i2 MEMORIE STOR. MODENESI. 

altra servivano anticamente di fosse alla Città , e che a tal uso 
servirono, finché aperte furono le nuove Porte. 

Ma non dee perciò credersi , che senza Porte fosse dappri- 
ma questa Città . Già abbiam veduto nominarsi prima di quest' 
epoca , e abbiamo anche indicato , ove fosse probabilmente la 
Porta di S. Pietro . Abbiam pure osservato , che una Porta era, 
ove è ora il Monastero di S. Chiara . Le Porte di Città nuova 
e di Albareto sono indicate la prima in una carta dell' Archivio 
Capitolare dell'anno 1179. l'altra in due carte del medesimo 
Archivio degli anni 1168. e 11 80. Ei è probabile, che altre 
ancora ne fossero. E di queste antiche Porte di Modena abbiam 
anche posteriori memorie. In una carta, che leggesi in un co- 
dice dell'Archivio Capitolare de' 2. di Dicembre del 11 96. il 
Podestà di Modena Guglielmo Rangone concede alla Fabbrica di 
S. Geminiano imam postam mokndini juxta mohndinum de mezo per 
cambium illius, que erat juxta pontem hpìdeum extra Portam veterem 
de Bajoaria . E nel Registro de' Privilegi di questo Comune sot- 
to i 16. di Marzo del 1223. veggiamo, che due a ciò destinati 
dallo stesso Comune recaronsi personalmente ad videndam Portam 
veterem Aìbareti , & Portam veterem Bajoarie , que prò Communi de- 
struSìe erant ; e osservato il luogo, ove esse erano, ordinarono, 
che sopra esse a niuno fosse lecito il fabbricare. 

Né solo avea Modena le sue Porte anche prima del 11 88., 
ma era ancor cinta di mura. In una carta dell'Archivio Esten- 
se dell'anno 1195. il Vescovo di Modena Egidio investe un cer- 
to Sachello di un terreno juxta murum civitatis , a mane mutineU 
la , a meridie fossa civitatis nova . E in un' altra dell'Archivio Ca- 
pitolare dell'anno 11 97. si dà a pigione un terreno in Porta 
Bajoarie a muro civitatis usque ad foveam r.òvam versus meridiem . 
Queste espressioni ci mostrano, che le nuove fosse della Porta 
di Bazzovara eran distanti dal muro , e che per giunger da es- 
so alle fosse medesime conveniva avanzarsi verso Mezzogiorno , 
Dovea dunque il muro esser fabbricato prima delle nuove fosse 
e delle nuove Porte, perciocché, se al tempo medesimo con es- 
se fosse stato innalzato , esso sarebbe stato ad esse contiguo . 
Negli antichi Annali Modenesi racconta l'Autore , ove parla dell' 
ampliazione dell'anno 1188., che a suoi tempi vedeansi tuttora 
avanzi di quelle antiche mura in alcuni luoghi , come nel Con- 
vento de' Frati Minori , nella Rua del Muro , alla Porta di S. 

Pie- 



C A P O V. 13 

Pietro , e a quella di Albareto . Ma io credo , che sia questa 
una aggiunta di Alessandro Tassoni . Perchè le più antiche mu- 
ra di Modena anteriori all'epoca del 1188. non potevan essere» 
riè ove fu fabbricato il detto Convento , né presso la Porta di 
S. Pietro, come dalle cose precedenti si può raccogliere chiara- 
mente . 1 

Fu dunque l'anno 1188. posta mano alla «uova amplia- 
zione di Modena , e si scavaron le fosse intorno alla Città , e 
poscia si fabbricaron le Porte, delle quali però due sole si in- 
dicano negli antichi Annali , quella di Città nuova fatta F anno 
11 90., e quella di Bazzovara Fanno seguente. Delle altre Por- 
te non si fa in esse menzione ; ma è certo , che le altre anco- 
ra dovettero allora aprirsi; e quella di S. Pietro fu innalzata 
l'anno 11 92. perciocché il Vedriani ci ha conservati i rozzi 
versi , che leggevansi in un marmo . Ei ce gli ha dati scorretti 
assai (1); né sapendo io, ove esso conservisi, non mi è stato 
possibile il confrontarli . Eccoli quali sono : 

Urbis ad egregium stat praesens p«rta decorem 

Ornine foelici , sed ad omnipotentis honorem , 

DiBa Vetri , qui portam talem more fideli 

Pandit , & banc claudit , quem mundus adorat , ó' attdit . 

Ergo nobilis , inclita , 'f elise Mutina plaude , 

Hoc éf tu pandi , vel claudi Principe gaude . 

Albertus regimen retinebat tunc Adigeri , 

Urbis jure bono cupiens mage saevus babsri , 

Quam servare malos , quibus est pia poena cereri . 

A&ibus insìgnìs comes ipsi Guido benignm 

Vans similes ritus legali iure peritus , 

Extabat nec non Guiscardus more decenti , 

Jurgia vel lites sedantes ore Jluenti . 

Vir probus & cautus Venetus quoque Guido vocatus. 

Tempore tranquillo fuerat Massarius ilio , 

Nostri millesimus Domini currebat & annus 

Nec non centesìmus nonagesimusque secundus , 

Et moderabatur Romanum juris amator 

Imperium bonus Henricus plus Induperator » 

Acbilles sinus nulli prò morte supinus 

Prae- 



(1) Stor. di Mod. T. 2. p. 5Z2. 



i 4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Praefuit buie dignus dispensatorque benignasi 

Urbis portarum nulli videatur amarum : 

Porta Petri clarum Petro caput est aliarum . 
Di fatto sappiamo , che era allor Podestà Alberto degli Aldi- 
ghieri (i), ma non sappiamo, chi fosser gli altri nella Lapida 
indicati . Le altre Porte furono aperte probabilmente negli anni 
seguenti . Erano nove di numero , cioè le tre già indicate di 
Città nuova , di Bazzovara , e di S. Pietro , e quella di Salice- 
to, ossia di Bologna, quella di S. Giovanni al Cantone, ove e 
tuttora la Chiesa del medesimo nome, quella di Albareto, che 
dovea essere poco distante a Settentrione dal luogo, ove ora è il 
Palazzo Ducale , quella di Ganaceto , ove finisce la Contrada 
del medesimo nome , e poco discosta dalla Chiesa di S. Marco 
a nostri giorni distrutta, quella di S. Paolo presso il Monaste- 
ro del medesimo nome , detta ancora di Redecocca , ove è an- 
cor l'arco, che conduce alle mura, e quella di Saragozza, ove 
è un altro accesso alle mura traila fabbrica de' panni e la Casa 
Rizzi ora Calori . Quasi tutte le Porte aveano i lor Sobborghi 
corrispondenti , e vedremo nel codice Diplomatico e nel corso 
di queste Memorie nominati sovente i Borghi di Città nuova di 
Saliceto , di Bazzovara, di Albareto, di Ganaceto , di S. Pietro , 
di S. Giovanni , di S. Leonardo . Così se la Città era nel suo 
interno più angusta , aveva ne* suoi sobborghi un compenso , e 
poteva alloggiarvi assai maggior numero di Cittadini di quel 
che possa al presente. 

Abbiam veduto poc'anzi, che prima dell'anno 1188. Mo- 
dena era cinta di muro, e parrebbe perciò, che dovesse creder- 
si , che insiem colle nuove Porte nuove mura ancor s innalzas- 
sero a cingere e a difendere la Città . E nondimeno ciò non 
avvenne . Né gli antichi Annali , né alcun altro documento fa 
menzione delle mura allor fabbricate . Ed è certo , che il tratto 
di mura, che era traila Porta di Città nuova e quella di Bazzo- 
vara, fu innalzato solo l'anno 1324. a' tempi de' Bonacossi (i) , 
ed è verisimile, che anche il restante del lor circuito solo a 
que* tempi sorgesse . Così affermasi ancor dal Panini nella sua 
Cronaca MS. , il qual ne reca in pruova tin* antica Cronaca ci- 
ta- 



ci) Scripr. Rer. Ital. T. XV. col. 557. 
(2) Ib. T. XL col. 80. 



C A P O V. 15 

tata da Fra Leandro Alberti, e aggiugne, che la Città fu allor 
cinta solo di palizzate , alle quali però è probabile , che si ag- 
giugnessero terrapieni e ripari, per sostener l'impeto de' nimici, 
come ebbelo a sostenere singolarmente l'anno 1249. Di fattoio 
osservo, che in alcune carte si nomina faxìna civìtatìs , e singo- 
larmente in una del Monastero di S. Eufemia dell'anno 1266. 
ove essa si segna a Ponente del Convento degli Agostiniani , 
cioè appunto , ove or son le mura presso la Porta di S. Ago- 
stino , allora detta di Città nuova. E nella Mappa topografica 
della Città fatta nel secolo scorso dal Boccabadati si dà tuttor 
questo nome al tratto, che dal Baluardo di S. Pietro si stende 
alla Porta di Bologna. E in una carta del 1244. vedremo, che 
a Settentrione della Chiesa de' Domenicani , ove finiva allor la 
Città, si assegna lo stesso confine: De subtus usque ad fassìnam & 
usque ad foveam civìtatìs . E vedremo ancora, che quando l'anno 
1291. si innalzò il Castello, che serviva ad abitazion de' So- 
vrani , a un di presso , ove è al presente il Ducal Palazzo , si 
dà per confine da una parte fovea Civìtatìs mediante fascina . 
Quella voce faxìna non trovasi presso il Du Cange né presso 
altri raccoglitori delle voci de' bassi secoli ; ma par certo , che 
ci indichi una specie di terrapieno formato di palizzate, di fasci 
e di terra, che serve a uso di mura. Egli è vero, che in al- 
tre carte troviam nominato il muro della Città ; ma oltrecchè 
ancor quel recinto potevasi in qualche modo nominar muro , si 
può anche intendere , che si indichi ivi il muro , che prima del 
11 88. circondava Modena, come abbiam poc'anzi veduto; il 
qual muro è probabile che si lasciasse sussistere , finché il nuo- 
vo non fosse innalzato, acciocché potesse con esso ancora di- 
fendersi la Città , quando l'esterior palizzata da' nimici si espu- 
gnasse . 

Questo però non fu il solo riparo, che all' impeto de' ne- 
mici opposero i Modenesi . Le parti ad esso più esposte eran 
quella di Levante , che da' Bolognesi , e quella di Ponente , che 
da' Reggiani poteva essere assaltata . E perciò due Castelli pres- 
so amendue quelle porte essi innalzarono , per rispinger da essi 
1' impeto de' nemici . Già abbiamo osservato, che, allor quando 
più angusta era 1' estensione della Città , sorgeva un Castello , 
ove tuttor ne rimane 1' indicio nel Castcllaro . Ma poscia allun- 
gatasi la Città fino alla Porta di Saliceto , era inutile quel Ca- 

stel- 

) 



i6 MEMORIE STOR. MODENESI 

stello. E nella Cronaca di Modena del Lancillotto si narra , che 
una Torre , che ivi era rimasta , e che dalla famiglia dalla Mol- 
za era stata occupata, fu Y anno 1194. demolita, perchè domi- 
nava il Palazzo del Pubblico. Conveniva perciò innalzare un al- 
tro Castello in luogo più opportuno , e si scelse per questo un 
terreno presso la Porta medesima. Niuno ha finora avvertito , 
che fosse già ivi un Castello , e io medesimo V avrei ignorato , 
se non mi fosse venuto alle mani un documento del Segreto 
Archivio Estense de' 13. di Settembre del 1454. in cui il Duca 
Borso dona al Vescovo di Modena Jacopo Antonio dalla Torre 
una casa in questa Città , che era posta ex opposito S. Johannis 
Vetuli , la qual Chiesa è stata fino a dì nostri presso la suddet- 
ta Porta , e alla qual casa si assegnano per confini ab uno capi- 
te via publica , ab alio baredes Jacopini & Franciscini de Valentina , 
ab uno ìatere Castellum , in quo tempore belli habitabant de nocle pe- 
di tes sive custodie &c. Ecco dunque chiaramente stabilita la situa- 
zion di questo Castello; di cui però, poiché non ne abbiamo al- 
tra memoria , non oso decidere , se fosse innalzato al tempo me- 
desimo, in cui fu innalzata la Porta di Saliceto, o più tardi, e 
fors' anche qualche secolo dopo. V altro Castello posto poco 
lungi dalla Porta di Città nuova dicevasi Castel Maraldo, e an- 
ch' esso appena è stato finor conosciuto dagli Scrittor Modene- 
si . Il primo indicio , eh* io n' ebbi , fu in un documento del 
pubblico Archivio de' 13. di Luglio del 12,80. in cui Tobia Ran- 
gone a nome del fratel suo Gherardo compera dal Comune di 
Modena domum in Civitate Mutine in Casro Maraldo. Maio igno- 
rava, in qual parte della Città fosse esso situato. II Vedriani,, 
per così dire, senza volerlo, me ne ha istruito, perciocché in 
tre luoghi della sua Storia parlando dell' introduzione de' Gesui- 
ti in Modena, dice , eh' essi furon posti dapprima in Marald» 
sotto la Pomposa, che adesso si chiama la Kunciata (1) . Era dunque 
questo Castello nella contrada detta ora dell' Annunciata vec- 
chia. E ho poi rinvenuto di fatto nelF antica Cronicherta di 
Modena attribuita al Lancillotto, eh* ei parla di questo Castello, 
benché favolosamente ne riporti la fondazione al tempo di Ot- 
tavio Augusto , e dice , che fu fabbricato da' Modenesi sopra la 
Cerca , la qual di fatto anche al presente passa dietro quella con- 

tra- 



(1) T. H. p. 544. ec. p. 652. 635. 



C A P O V. i 7 

trada, che fa detto da principio Castel Merla, e che poi cam- 
biossene il nome in quello di Castel Maraldo. In quella contra- 
da è il vecchio Palazzo Ronchi , ora Bellincini , posto sulla Cer- 
ca , e che forse è quello indicato nella carta dei 1280. , percioc- 
ché esso appartenne già alla famiglia Rangone ; e osservandone 
singolarmente il fianco , che volge verso la strada maestra , a 
me pare di ravvisarvi ancora qualche vestigio di antico Ca- 
stello. 

Nel tempo medesimo, in cui i Modenesi pensavano ad am- 
pliare e a fortificare la lor Città , rivolsero anche il pensiero a 
stabilire il modo , con cui la loro Repubblica dovea regolarsi . 
Già abbiamo osservato, che assai presto erasi in Modena intro- 
dotta una nuova forma di governo , in cui ogni cosa dipendeva 
dal volere de' Cittadini . Fin dall' anno 996. allor quando il 
Vescovo Giovanni fondò questo Monastero di S. Pietro , veg- 
giam eh' egli il fece col consentimento non solo de* suoi Cano- 
nici, ma anche de' Militi e de' Popolari, il che ci mostra una 
specie di Repubblica già stabilita . Così pure negli Atti della 
traslazione di S. Geminiano fatta l'anno 1106., benché la Con- 
tessa Matilde vi eserciti V. autorità , ed ottenga il rispetto , che 
al suo carattere era dovuto , veggiam nondimeno farsi ogni co- 
sa per ordine del Clero, de' Militi, e del Popolo (1) . Quando 
nel 1 1 3 5. i Modenesi si riunirono in pace co' Bolognesi , non 
vedesi in quell* atto indicato né Console né Podestà , ( benché i 
Consoli pur vi fossero, come abbiamo in addietro osservato); ma 
si dice generalmente : Nos Pop. Mut. qui apti sumus ad portando, 

arma majores & minores juramus Top. Bon. &c. (2) senza 

indicare , chi fosser quelli , che rappresentavano il Popolo . Ma 
negli antichi Annali di Modena si aggiugne (3), che Manftedino 
di Alessandro de' Petrezzani , il quale é detto Frxillifer Populi 
Muthunsis regnanti bus Guelpbis , diede la sicurtà pel Comun di 
Modena fino alla somma di mille lire . Col qual titolo di Ban- 
deraio del Popolo ei sosteneva forse il carattere di Podestà . E 
qui son degne d' osservazione quelle parole : regnantibus Guelpbis. 

Tom. IL C II 



(D S-.rip'. Rer. Ita]. T. VI. col. 89. ec. 

(»•) ^avioii dna dì Boi. T. I P. II. p. 189. 

(3; Script, Rtr. Ital. T. XI. col. 5}. 



x8 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Il Muratori ha creduto (i), che solo al principio del secolo XIII. 
a tempi di Ottone IV. s' introducessero in Italia questi nomi 
di Guelfi e di Gibellini, benché più antica fosse la loro origi- 
ne , cioè fin dal secolo XI. quando nacquero le dissensioni e le 
guerre tra Corrado il Salico o oriondo o Signore del Castello di 
Weiblingen o Guibelinga , e Guelfo II. Signor di Altorf e di 
altri paesi della Svevia; guerre, che continuaron poscia tra' suc- 
cessori delle stesse famiglie , e che diedero occasione a indicarsi 
col nome di Gibellini i seguaci del partito Imperiale , e col no- 
me di Guelfi quelli del Pontificio, a cui i Principi di quella fa- 
miglia furon sempre favorevoli . Ma qui veggiamo , che fin dal 
113 5. nominavansi e signoreggiavano in Modena i Guelfi, e 
forse questo nome erasi qui introdotto nel tempo, in cui Guelfo 
era, come altrove si è detto, marito della Contessa Matilde; o 
forse ancora vuoisi con quelle parole indicare, che il Petrezzani 
era Banderaio , quando comandavano in Modena la Contessa e' 
il suo marito Guelfo. Neil' anno 1142. veggiamo affidato il go- 
verno di Modena a sei Consoli, cioè a Guido di Azzo di Cor- 
rado , a Bernardo Medico , a Gherardo da Gaggio , a Manfredo 
da Saliceto , a Gontardo e a Fredolfo da Magreda (2) . E cosi 
pure in un' altra carta dell' anno 1151. veggiamo indicati, ma 
senza nominarli in particolare, i Consoli di Modena. S' intro- 
dusse poscia la carica di Podestà , impiego allora sommamente 
onorevole, perciocché egli era il Capo e il Governator supre- 
mo della Repubblica nel politico non meno che nel militare ; e 
perciò non affidavasi comunemente che ad uomini d' illustre na- 
scita ; e veggiamo , che le stesse più rispettabili famiglie , che 
aveano Signorie e Castelli di lor dominio, come i Pii, i Pichi, 
i Correggeschi , e talvolta gli stessi Marchesi d' Este , eran chia- 
mati dalle Città a sostenere si nobile e si importante impiego . 
In Modena non troviamo menzione di Podestà fino all' anno 
11 56., in cui veggiamo, che con questo titolo reggeva questa 
Città Gherardo Rangone (3), a cui l'anno 1166. il Duca Guel- 
fo VI. che allor possedeva il patrimonio della Contessa Matilde, 
in premio de' servigi ad esso prestati , accordò V investitura del- 
la 



(1) Anriqu. hai. T. TV. col. <5o8. (2) Antiqu. Ital. T. IV. coi. 51, 
(3) Savioli Ann. di Bologn. T. I. P. 17. p. 2^5. 



C A P O V. 19 

la Corte di Gavassa nel Reggiano. L' anno seguente 1167. tro- 
viam lo stesso Gherardo con nuovo e più autorevole titolo det- 
to Imperatorie Majestatis per Mutine Epìscopatum & Comitatum Le- 
gatus (1), il quale insieme co' sette Consoli Modenesi, radunato 
il Consiglio della Città , permette , che si facciano scavi per la 
fabbrica della Cattedrale. Era allor cominciatala formarsi la Le- 
ga delle Città Lombarde contro Federigo I. a cui però Modena 
mantenevasi tuttor fedele; giacché essa solo t anno 11 6 8. en- 
trò nella Lega . E' dunque probabile , che Federigo per tener 
questa Città ferma e costante nella sua divozione vi ponesse per 
suo Legato Gherardo , acciocché egli coli' autorità e col senno 
impedisse, che i Modenesi gli si ribellassero. Ma questa digni- 
tà non fu di stabil durata; e i' anno 1168. veggiam nuovamen- 
te Modena regolata da' soli Consoli; nel qual anno medesimo 
troviamo nominati tre Giudici col nome di Pares Curia , cioè 
Bernardo Malvezzo, Rainuccino da Gornola, e Alberto da Go- 
do. Così pure all' anno 1171. 1173. e 1174. non veggiam no- 
minati che i Consoli. Abbiamo anche veduto , che 1' anno 1 176. 
Ugo Vescovo di Modena vien distinto col titolo di Conte di 
questa Città , e come tale approva un testamento . Ed è certo , 
che nel primo formarsi del governo Repubblicano i Vescovi eb- 
bero grande autorità ancor negli affari civili, singolarmente dap- 
poiché a molti di essi ebber gli Imperadori accordate le Rega- 
lie , come altrove si è osservato . Ma dopo la Pace di Costanza 
le Città cominciarono a contrastar loro quella giurisdizione , di 
cui per lungo tempo essi aveano fatto uso , e dopo lunghi con- 
trasti i Vescovi ne furon quasi del tutto privati. L' anno se- 
guente 11 77. troviam Podestà di Modena Pio, il qual pur lo 
era 1' anno 1178. , e ne' due seguenti 1179. e 1180. veggiam 
Podestà il suddetto Gherardo Rangone , il quale perciò convien 
dire , che abbandonato il partito Imperiale si fosse unito al par- 
tito, che combatteva per la libertà e 1' indipendenza. Indi per 
alcuni anni non si nominan che i Consoli, cioè fino all' anno 
1187., in cui fu Podestà Manfredo Pico, insiem col quale pe- 
rò in una carta dell' anno 1187. veggiam nominati i suoi Con- 
soli ed Avvocati. Veggiam poscia di nuovo i Consoli costante- 
mente fino all' anno 1202. trattone 1* anno 1 1 99. , in cui si 

C 2 no- 



Cx) Antiqu. Irai. T. I. col. 477. 



20 MEMORIE STOR. MODENESI. 

nomina Podestà di Modena il Conte Ugolino da Panico. Final- 
mente cominciando dal detto anno 1202. in cui nuovamente fu 
Podestà il suddetto Manfredo Pico , veggiamo comunemente il 
governo di Modena affidato al Podestà ; in modo però , che ol- 
tre esso eranvi ancora ne' primi anni i Consoli , che poscia o 
mai o quasi mai non si nominano . E innoltre negli affari di più 
grave importanza radunavasi il pubblico Consiglio , ( che nella 
suddetta carta dell' anno 1187. è detto il Consiglio grosso), co- 
me vedremo da alcuni Atti, ne' quali gran numero de' primarii 
Cittadini si trovan raccolti a deliberare . E veggiamo ancor no- 
minati più volte i XXIV. Difensori del popolo, a' quali parche 
fosse commessa V ordinaria amministrazion degli affari , pe' qua- 
li non facea d' uopo di radunare il general Consiglio de' Citta- 
dini . 

Fin dal secolo XI. abbiam veduto , che esisteva il palazzo , in. 
cui si radunavano i Cittadini a trattar de' pubblici affari. Ma 
quando dopo la pace di Costanza si intraprese a dare alla Città 
una maggiore estensione , si pensò ancora ad innalzare un pa- 
lazzo , che più degno fosse di essa. L' anno n 94. dicesi negli 
antichi Annali di Modena : Incceptum fuit p alati um vetus Communis 
Mutiti* (1) . Ed esso dagli Scrittor degli Annali dicesi vecchio , 
perchè ne era poi stato fabbricato più tardi, cioè nel 121 7. un 
altro (2), che fu detto il nuovo, come fra poco vedremo . Quest' 
epoca è anche indicata ne' versi seguenti , che leggonsi in una 
lapida incastrata nel muro interiore del presente Palazzo 1' an- 
no 1629. quando questo fu ristorato: 

Tempore felici , cum starent moenia legum 

Imperatone Henrici gloria Regum 

Nec non Infanti s Maifredi Juris honestas 

Urbis presentii iunc digne d'iena Potestas 

Ista domus presens exili munere fafìa 

Temporibus quorum fuit & Massarius horum 

Egregius custos ìcviansque libenter onustos 



Al egri Guilielmin vir foto 

Cursus & annorum Domìni si forte petetur 
Ordine mille prius centum plus invenietur 



His 



IO Script. Rer. Ital. T. Xf. col. 55- 
(1) Ib. T. XV. col. 55?. 



C A P O V. xi 

His mntgesimus quartus sed & assocìetur 

Sic mtmerum plenum . 
Ma pochi anni dopo questo Palazzo non parve maestoso abba- 
stanza, e dopo aver innalzata 1' anno 121 6. una sala, ove si 
rendeva ragione, cominciossi 1' anno seguente la fabbrica del pa- 
lazzo nuovo (1) , senza però distrugger 1' antico ad esso conti- 
guo ; e perciò vedonsi gli atti segnati or nel Palazzo nuovo or 
nel . vecchio . 

Non parve ancora a Modenesi di aver provveduto abba- 
stanza alla tranquillità e alla sicurezza della lor patria . Vede- 
van essi , che la lor vicina e rivale Bologna , il cui potere in 
addietro non avrebber temuto , andavasi sempre più popolando , 
e acquistando autorità e forze maggiori , e conoscevano , che ne 
era la principal sorgente la sua Università , la quale da tenui 
principii cominciata nel secolo antecedente facevasi sempre più 
numerosa , e traeva a quella Città un gran numero di stranie- 
ri , e gran copia insiem di denaro . Pensarono essi ad imitare sì 
beli' esempio, e ad aggiugnere alla lor patria .questo nuovo or- 
namento. Era in Bologna un rinnomatissimo Professore di Leg- 
gi nominato Pillio ; e tanto perorarono i Modenesi , che venne 
lor fatto di staccarlo da quella Cattedra verso 1' anno 1189. e 
condurlo alle loro Scuole . Grandi furono le contese , che fralle 
due Città risvegliaronsi a questa occasione, e i Bolognesi Giure- 
consulti, per assicurare il primato alla loro Università, autore- 
volmente decisero , che di qua dall' Avesa ( fiumicello , che allo- 
ra attraversava Bologna) i Professori di Giurisprudenza non po- 
tevan godere de' privilegi dalle Leggi Romane loro accordati . 
Ma questa sì rispettabile decisione non bastò a impedire, che al- 
tri celebri Professori di Legge non passassero in questo e nel se- 
guente secolo a tenere scuola in Modena. Ciò non ostante, co- 
me il nome della Bolognese Università era già sparso per tutta 
Europa , non potè mai la Modenese uguagliarne la celebrità e 
la frequenza , e circa il principio del XIV. secolo essa si sciolse 
quasi del tutto. Di ciò ho parlato più lungamente nella Biblio- 
teca Modenese (2) , e mi basta per ciò 1' averne qui dato un 
cenno . 

Noi 



Ci) fh T. Xr. col. 57. T. X /. col. 5^8. 
(%) Bibl. Modea. T. I. p. 45. 



I» MEMORIE STOR. MODENESI. 

Noi ci siamo trattenuti finora nel ricercare 1* antica situa- 
zione ed estensione di Modena , e la forma , con cui la Città 
si reggeva. Dobbiamo ora passare a Reggio, della cui situazio- 
ne antica però ci riserbiamo a parlare più tardi , quando verso 
I' anno 1240. ella cominciò ad esser cinta di mura. Per ciò che 
appartiene al governo, ciò, che abbiam detto di Modena, vuoisi 
dire di Reggio ancora, come delle altre Città della Lombardia. 
Abbiam però menzione de' Consoli in Reggio qualche anno pri- 
ma che in Modena , perciocché essi sono indicati nella conces- 
sione della Chiesa di S. Stefano fatta a" Monaci di Frassinoro 1* 
anno 11 30. e poi nel Placito ivi tenuto dall' Imperadrice Ri- 
chenza 1' anno 1136. (1), Così veggiamo il Comune di Reggio 
formare un corpo 1' anno 1142. e far f acquisto della Corte 
dell' Argine, della Corte Mantovana e di altre Ville di que' con- 
torni (2) . Anche del Podestà abbiam memoria in Reggio due 
anni prima che in Modena , perciocché il primo , a cui ivi veg- 
gasi conferita tal carica è Pizzo de' Manfredi all' anno 11 54. 
(3), il qual fu padre di quel Manfredo Pico nominato poc' an- 
zi. Anche ivi però non fu costante la forma del governo, e nel 
corso del XII. secolo veggiamo il governo di Reggio più fre- 
quentemente commesso a' Consoli che al Podestà . Anzi per al- 
cuni anni il Vescovo Albficone fu , per così dire , 1' arbitro e il 
padrone di quel Comune, ed anche 1' anno 1182. ebbe la ca- 
rica di Podestà. Quindi veggiamo, che 1* anno 11 79. volendo i 
Signori di Magreda prendere la Cittadinanza di Reggio, prestaro- 
no il consueto giuramento al Vescovo insieme e a' Consoli, e 
1* atto ne fu celebrato nel Palzzzo Vescovile. Oltre il Podestà e 
i Consoli ogni Porta della Città avea i suoi proprii Rettori , co- 
me ci mostra una carta dell' Archivio Capitolare di Modena del 
Febbrajo dell' anno 11 72. , in cui i Rettori della Porta di S. Ste- 
fano di Reggio decidono una controversia nata per lo stillicidio 
di una casa. Così continuò Reggio ad esser sotto il governo ora 
de' Consoli , ora del Podestà, fino all'anno 12 14. in cui comin- 
cia la serie poscia non più interrotta de' Podestà . Anche riguar- 
do alle pubbliche Scuole cominciarono i Reggiani l'anno 1188. 

a prov- 



(O Antiqu. Tra!. T. VJ. col. 2??. 

(2) AfF.ircfi Meni, di Reggio App. p. XVIIE. 

(3J Script. Rcr. (tal. Voi. VIil. p. 1073. 



C A P O V. 23 

a provveder saggiamente al decoro e a' vantaggi della lor Città; 
ed ebbero essi ancora e in questo e ne* seguenti secoli parecchi 
celebri Professori di Legge, come altrove più diffusamente ho 
mostrato (1). 

Mentre in tal maniera andavasi stabilendo la forma del go- 
verno Repubblicano, a cui le Città Italiane sospiravano da tan- 
to tempo , e per cui tanto sangue aveano sparso nelle guerre so- 
stenute contra 1' Imperador Federigo, pareva, che esse dovessero 
conservare studiosamente la lor concordia ed unione, acciocché 
quella tranquillità e quella pace, che contro le straniere potenze 
eransi con tanta fatica procacciata , non venisse poscia dalle lo- 
ro discordie turbata e sconvolta. A tal fine di fatto continuaro- 
no esse per più anni ancora a tenersi unite in lega le une alle 
altre , per esser pronte ad accorrere , ove qualche cosa si voles- 
se attentare contraria alla comun libertà . Noi veggiamo di fat- 
to rinnovarsi 1' anno 1188. colle consuete formole 1' alleanza 
traile Città di Modena e di Parma (z); e una unione delle Cit- 
tà collegate formarsi Tanno 1195. presso Borgo S. Donnino, a 
cui per Modena intervenne Jacopo da Gorzano, per Reggio Ugo 
di Corrado (3) . E perchè ben conoscevasi , che oltre la pace 
non poco poteva giovare alla pubblica felicità un fiorente com- 
mercio , ad esso ancora rivolsero i Modenesi il pensiero ; e ab- 
biamo diverse carte di patti perciò stabiliti negli anni 11 98. e 
11 99. da questo Comune con quel di Ferrara (4), da quali an- 
cora raccogliesi , che oltre i Consoli , a' quali era affidato il go- 
verno della Città , erano anche in Modena i Consoli de' Mer- 
canti , de' quali era pensiero 1' invigilare alla prosperità del com- 
mercio , 

Modena godè pel corso di alcuni anni i dolci frutti di quel- 
la pace, che in Costanza erasi stabilita, e trattene alcune trup- 
pe ausiliari, che 1' anno 1 1 88. e il 1199. i Modenesi insiem 
co* Reggiani mandarono in ajuto de' Parmigiani loro alleati , 
che guerreggiavano co' Piacentini pel dominio di Borgo S. Don- 
nino (5) , non ebbero i primi altra occasione di venire alle ma- 
ni. Anzi da un Documento de' 23. di Dicembre del x 1 88. che 

con 



Ti) Bibl. Mod. T. I. p ^4. ec. (2) Antiqu "hai. T. IV. cri. ? 47 . 349. 
(3) Ih. col. 485. («; lb. T. II. col. S90. T. IV. col. 709. 751. 
(5; Scripr. Rer. irai. T. IX.. col. 7Ó3. T. XVi. col. 456. 



i 4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

conservasi nel Registro della Comunità di Piacenza, raccogliesi, 
che nel detto anno Rolando da Prezenaro e Ugo Ruggieri Ret- 
tori della Società Lombarda in Modena e in Reggio , adopera- 
vansi per riunire in pace i Parmigiani co' Piacentini, citando i 
primi a intervenire a un congresso, che tener doveasi a tal fine 
in Verona. Né la Storia di Modena e di Reggio ci offre per 
qualche tempo cosa alcuna degna di ricordanza. Un fatto narra- 
si dal Panciroli accaduto in Reggio di questi tempi; cioè che 
Federigo venuto a quella Città due anni dopo la pace di Co- 
stanza a molte delle principali famiglie fece dono a titol di feu- 
do di molti Castelli , cioè di Mozzadella a Gherardo Manfredi » 
di Canoli a' Lupi , di Casteldardo a Sessi , di Crovara a que' del- 
la Palude , di Gesso a Malapresi , di Bagno e di Gazzata a' Mu- 
ti , di Felina, di Paderno, di Vezzano e di Canossa a' Canossi . 
Ed è certo, che nel Febbrajo del 1185. Federigo era in Reg- 
gio, e che ivi diede a Canossi Y investitura di Canossa, diBia- 
nello , e di Gesso del Crostolo . Ma questa fu anzi conferma , 
che nuova donazióne; perciocché vi si dice, che anche il lor 
padre e il lor avolo posseduti aveano que' Castelli . Quanto alle 
altre famiglie è certo , eh' esse furon Signore de' Castelli soprac- 
cennati; ma non è ugualmente certo, quando e come ne aves- 
sero esse il dominio . 

Finché visse 1' Imp. Federigo , non troviamo , eh' egli ten- 
tasse di togliere alle Città Lombarde ciò , che avea lor conce- 
duto. Ma poiché egli finì di vivere l'anno 1190., i Reggiani si 
videro esposti a pericolo di nuova guerra con Arrigo VI. di lui 
figlio e successore . Avean essi continuato anche dopo la Pace 
stabilita in Costanza a stendere il lor dominio e la loro giuris- 
dizione sopra molti Castelli del lor territorio , i cui abitanti o 
colla forza o colle promesse indotti aveano a soggettarsi al lor 
Comune. Parve questo ad Arrigo un grave attentato, e contra- 
rio a ciò , che nella suddetta Pace erasi determinato . Perciò 
sdegnato contro i Reggiani dichiarolli ribelli,* li pose al ban- 
do dell' Impero. I Reggiani, che forse non poteano lusingarsi 
di avere da altre Città difesa ed ajuto , furon costretti a ricor- 
rere alla clemenza di Arrigo , e speditigli due Ambasciadori , 
questi in nome del lor Comune chieser perdono , e prosciolsero 
dal giuramento di fedeltà i luoghi e gli uomini , che erano sta- 
ti indotti a prestarlo. E in tal modo placato Arrigo con suo di- 
pio- 



C A P O V. 25 

ploma de* 19. di Ottobre del 11 93. li riammise all' Imperia! 
sua grazia (1). Questo diploma però è il sol documento, che An * "93» 
abbiamo riguardo a un tal fatto, di cui anche nelle Cronache 
non si fa alcun cenno. Ben veggiamo, che dopo la morte di 
Arrigo accaduta nel Settembre dell' anno 1197. i Reggiani af- 
frettaronsi a riscuotere da ogni parte giuramenti di fedeltà e di 
soggezione , : come il Codice Diplomatico farà palese , e vedremo 
ancora, che il Marchese Guglielmo Malaspina insieme con Ro- 
dolfino Signor di Bismantova giurarono fedeltà al Comune di 
Reggio per le Terre, che aveano di qua da' monti; e la vacan- 
za dell' Impero per dodici anni , che venne appresso , fece , che 
i Reggiani in ciò non trovarono ostacolo alcuno. 

La stessa oscurità ed incertezza abbiamo intorno a una 
guerra civile , che poco appresso si accese in Reggio . Nel Me- Aa. iico. 
mortale de' Podestà di Reggio all' anno 1199. si dice, che co- 
minciò la discordia trai Militi e i Fediti , cioè tra Nobili e tra* 
Plebei, in Reggio; e che i primi dicevansi Scopazzati , i secondi 
Mazzaperlini. Quindi all' anno seguente si dice, che grandissima 
fu la discordia fra que' due partiti; che i cinque Consoli di Reg- 
gio uscirono dalla Città , e ritiraronsi a' Ca.stdìi , e che Jacopo 
Si Gaiferio era il capo de' Mazzaperlini ossia de' popolari (2). 
Qual fosse 1' origine di questi nomi, quale 1' occasion della guer- 
ra, quale 1' esito, tutto è incerto; e non giova il formar con- 
getture, ove i documenti non ci dan luce. E uno solo ne ab- 
biamo , in cui di questi partiti si fa un cenno , cioè nel giura- 
mento di fedeltà , che 1' anno 1200. rinnovarono i Nobili di 
Dallo al Comune di Reggio , in cui si nomina la società del 
Gaiferio Capo de' popolari : Societatem Jacobi Gaiferii nec aliquam 
similem tenebo ; bona fide studebo eum capere &c. E ivi ancora si 
accenna una pace tra" discordanti Reggiani già fatta dal Vescovo 
Pietro , ma che probabilmente durò assai poco : & laudum faclum 
Domini Vetri Episcopi de compositione inter Reginos /afta observabo . 
Era allora Podestà di Reggio Guido Lambertini Bolognese , ed 
e probabile , eh' ei si adoperasse e riuscisse a sedar le discordie, 
delle quali di fatto non ci rimane altra memoria . Ed egli in- 
tento ad accrescere ornamento e lustro alla Città alla sua cu- 

Tom. IL D sto- 



CO Antiqu. Ital. T. IV. col. 47r. 

(i) Script. Rer. Ita!. T. Vili. col. 1079. 



26 MEMORIE STOR. MODENESI. 

stodfa affidata, espugnò due Castelli delle montagne , che non 
eransi soggettati al Comune , cioè Bismantova ( i cui abitanti 
forse non aveano approvata la cessione fatta del lor Castello al 
Comune di Reggio nel precedente anno , come raccoglicsi an- 
cora dal sopracitato giuramento de' Signori di Dallo ) e Puglia- 
no , e dando maggior estensione alla Città (di che diremo in 
appresso) fece fabbricare là porta di S. Croce, che, secondo T 
Azzari, da una Chiesa vicina dicevasi prima di S. Gosmerio , e 
anche de* Cambiatori. Di ciò rimane memoria in una Iscrizio- 
ne sulla Porta medesima : 

Anno M. C. Nonagesimo Villi. 
Hoc opus est atlum Guìdonis tempore fatlum 
Qui Lambertini cognomen gestat Avini 
Hunc hominem cautum tributi Bononia ìautum 
Urbi Regine Reàlorem celibe Fide 
Besmantum cepit Pulganum grandine fregit 
Hanc fortcìm Crucis censemus jubare lucìs . 
Àn. 1200. Erano i Modenesi e i Reggiani vissuti come buoni vicini da lungo 
tempo in amichevol concordia , e oltre la comun Lega formata 
contro 1* Imperador Federigo, aveano anche 1' anno 1199. uni- 
te insieme le loro armi in favore de' Parmigiani , come si è 
detto poc anzi. Ma al principio del XIII. secolo cominciarono 
traile due Città quelle funeste discordie , che furono ad amendue 
sommamente fatali . Qual fosse V origine della guerra , che si 
accese tra' Modenesi e i Reggiani , cel mostrano il trattato di Le- 
ga fatto da' primi co' Mantovani , e quello di pace conchiuso 
poi co' Reggiani. L' anno 1198. Manfredo Pico ed altri della 
discendenza de' figli di Manfredo avean soggettata la Corte di 
Quarantola, ora nel Mirandolese, al Comune di Reggio (1). Pa- 
re, che su questa Corte pretendessero i Modenesi di aver qual- 
che diritto , forse perchè avendo i figli medesimi di Manfredo , 
e fra essi lo stesso Manfredo Pico, presa negli anni 1168. e 
1179. la Cittadinanza di Modena, ed essendosi impegnati ad 
avere una continua alleanza con quel Comune, la , lor soggezio- 
ne al Comune di Reggio fu giudicata contraria a' precedenti im- 
pegni da essi contratti con quel di Modena . Aveano innoltre i 
Reggiani fatto innalzare una Fortificazione in un luogo detto 

Com- 



(0 Script. Rer Ital. T. VHr. col. 1078. 



C A PO V. 27 

Commumgìa y di cui non sappiamo precisamente la situazione ; ma 
che era probabilmente ne' contorni medesimi di Quarantola ; e 
questo perciò ancora credevasi un nuovo loro attentato contro 
la giurisdizione de' Modenesi . Disputavasi finalmente sul diritto 
dell' acqua di Secchia da Sorbara in su; dove essendo quel fiu- 
me per la maggior parte del suo corso il confine tra' territorii 
ddìe due Città , amendue pretendevano di aver diritto su queir 
acque . E questa sembra che fosse la principal origine delle guer- 
re fralle due Città confinanti; e il Panciroli e 1' Azzari accen- 
nano un documento del lor pubblico Archivio , in cui il Comu- 
ne di Reggio concede agli abitanti di Castellarano due molini 
fuor della Porta di S. Croce , a patto , eh' essi a spese loro op- 
ponendo argini al fiume , lo costringano a gittar le sue acque 
sul territorio di Reggio . Questi furon dunque i motivi , che fe- 
cero venire all' armi i Modenesi co' Reggiani , e i primi per 
ben difendersi contro i secondi, 1' anno 1200. dopo aver aiuta- 
ti i Ferraresi Tòro alleati nell' espugnazione di Argenta, fabbri- 
carono il Castel di Marzaglia presso alla loro sponda del fiume 
(1) . Quindi 1' anno seguente si die principio alla guerra. Ma 
essa al -principio riuscì funesta a' Modenesi . I Reggiani , che An. i2©r« 
aveano a loro Podestà Buvalello Bolognese , vennero alle mani 
con essi a' 23. di Settembre presso Formigine in un luogo det- 
to il Ponte di Sanguineto, e fattane grande strage, e presine 
molti prigioni , e fra essi il Podestà di Modena Alberto da Len- 
denara , costrinser gli altri a fuggire , e gli inseguirono fino al 
Prato della Tenzone presso le Porte di Modena (2). Nella co- 
pia altre volte indicata del Memoriale presso i Conti Crispi si ag- 
giugne , che i Reggiani , prima di rilasciare i prigioni Modene- 
si , che fatti aveano nella "battaglia , circondarono di un nuovo 
muro il Castel di Rubiera sulla loro sponda del fiume dirim- 
petto a Marzaglia , e che poscia nell' atto di rilasciarli in segno 
di disprezzo posero a ciaschedun de' prigioni una mitera in ca- 
po, vendicandosi per tal maniera di un somigliante affronto, 
che abbiam veduto lor fatto più anni addietro da' Parmigiani. 

Non si avvilirono i Modenesi per questo inaspettato rove- 
scio , e sulla fine dell' anno stesso 1201. per rendere il lor par- 

D 2 ti- 



(1) Script. Rer. Trai. T. XI. col. 5*. 
{%) Ib. ec. T. Vili. col. 1079. 



28 MEMORIE STOR. MODENESI 

rito più forte, si strinsero in alleanza co' Mantovani . II Mura- 
tori ha pubblicati i giuramenti , che in questa occasione si fece- 
ro gli uni agli altri (i) . Quello de* Modenesi è segnato 2. Kal. 
Januar. noi. , cioè a' 31. di Decembre. Quello de' Mantovani, 
che dal Muratori non è stato pubblicato intero , è . segnato il 
giorno medesimo , ma all' anno 1202. , perchè in molte Città 
d' Italia usavasi di cominciar 1' anno nel giorno di Natale , e 
perciò presso i Mantovani a' 31. di Decembre era già comincia- 
to l'anno 1202., mentre presso i Modenesi (i quali però adot- 
taron poi V uso medesimo ) durava ancor 1' anno 1201. In que- 
sti trattati , oltre i soliti patti di difendersi e di ajutarsi a vicen- 
da nelle loro intraprese , ed altri , che ne' documenti medesimi 
potran vedersi , i Modenesi promettono a' Mantovani di non 
unirsi mai in società e in amicizia co' Reggiani e co' Veronesi 
senza il consenso de' Mantovani , di ajutare i Mantovani o nel 
conservare o nel riacquistare i loro possedimenti , e singolar- 
mente i paesi in riva al Pò (regulam Padì), cioè Gonzaga, Pi- 
gognaga, i due Bondeni e le lor Corti, e tutta 1' Isola di Suz- 
zata , cioè Suzzara , Letto Benano e le lor Ville , i quali paesi 
erano allor controversi tra i Reggiani e i Mantovani , di far 
guerra a fuoco e a sangue contro de' Reggiani e de' Verone- 
si , e di unire perciò , ove facesse bisogno , quattro volte 1' an- 
no 1' esèrcito in favore de' Mantovani , di indurre ancora i Fer- 
raresi e i Parmigiani ad entrare in questa alleanza; e quando 
essa non si potesse conchiudere , di non badare a qualunque di- 
vieto si potesse lor fare da que' due Comuni di non offendere i 
Veronesi, di provvedere i Mantovani di sale, quando Modena 
ne abbia , e quando ne manchi , di permetter loro di provveder- 
lo in Bologna, in Faenza, in Imola, in Ferrara, e in Raven- 
na , e di permetterne il transito pel lor distretto , il qual però 
oltre a' Mantovani non sarà accordato che a Parmigiani , per 
due mila moggia di sale. I Mantovani dal canto loro promet- 
tono a' Modenesi di ajutarli similmente in difendere o in ricu- 
perare i loro possedimenti , e singolarmente 1' acqua di Secchia 
da Sorbara in su , la Comunagia e Quarantola colle lor Corti , 
che cran Y oggetto della guerra contro i Reggiani ; di far guer- 
ra 



(0 Antiqu. Ital. T. IV. col. 377. 379. 



CAPO V. 29 

f a a questi a fuoco e a sangue; d* indurre, se sarà possibile, i 
Cremonesi e i Bresciani ad entrar nella Lega allo stesso modo, 
con cui i Mantovani dovean proccurar ài condurvi i Parmigiani 
e i Ferraresi , di prendere il sale da Modena, solo però nel ca- 
so, che T acqua del Pò non sia aperta ( giacche forse i Reg- 
giani ne impedivano a' ìot nimici la navigazione pel lor di- 
stretto) ma se essa si aprisse, potesser prenderlo onde loro pia- 
cesse . 

Né di ciò paghi i Modenesi vollero stringersi in lega con 
una delle più potenti famiglie, che attor fossero in Italia, cioè An * 110tm 
co' Marchesi Malaspina . Ottenner perciò , che il Marchese Gu- 
glielmo Malaspina figlio del Marchese Moroello nominato in 
addietro, che più non viveva, a nome ancora del Marchese 
Alberto suo zio e del Marchese Corrado a' 29. d' Aprile nel 
pieno Consiglio di Modena giurasse amicizia ed alleanza con lo- 
ro , e promettesse di far sua la guerra , che essi avevano co' 
Reggiani , e di assisterli con tutte le sue truppe , e di difender- 
li ancora contro qualunque altra Città movesse lor guerra , trat- 
tane soltanto Parma, di proccurare ancora di indurre nella me- 
desima lega gli altri potenti di Lunigiana , e di tenere a dispo- 
sizione de' Modenesi tutti gli uomini a lui soggetti nella Pro- 
vincia medesima da Pontremoli fino a Sarzana. E i Modenesi 
per parte loro promisero a' Marchesi Alberto e Guglielmo di 
ajutarli colle lor forze a ricuperare Carpineto nel distretto di 
Reggio , e tutti i beni , che già erano stati di Gherardo da Car- 
pineto , e di esser sempre pronti a difenderli e a sostenerli in 
tutte le loro intraprese (1). 

Così i Modenesi fatti con tali alleanze più forti nel Giu- 
gno dell'anno 1202. cominciaron la guerra, e strinsero di asse- 
dio Rubiera . Negli Annali Modenesi si dicono loro alleati in 
questo assedio i Ferraresi (z) . Nel Memoriale de' Podestà di Reg- 
gio a' Ferraresi si aggiungono i Veronesi , e di amendue que' 
Comuni si dice.., che vi vennero col lor Carroccio, e con tutti 
i soliti attrezzi militari (3)-, e nella copia Ferrarese dello stesso 
Memoriale più volte citata si aggiungono ancora i Mantovani , i 

qua- 



(1) !.. e. co!. }$>r ?9?.. 

(2) Script Rer. Irai. T. YA. col. 56. 

(3) ih. T. Vili. col. 1080. 



}o MEMORIE STOR. MODENESI, 
quali di fatto eransi a ciò impegnati . I Veronesi eran nìmici 
de' Mantovani , come ci mostra il trattato da questi fatto co' 
Modenesi . Ma convien dire , che in questo frattempo , come al- 
lora accadeva sovente , avesser cambiato partito . Gli sforzi 
di queste Città combinati non furon bastanti ad espugnare il 
Castello di Rubiera, e forse l'assedio e la guerra sarebbe dura- 
ta ancor lungo tempo, se potenti e autorevoli mediatori non si 
fosser frapposti. A' io. di Luglio dell'anno stesso trovaronsi in 
Marzaglia il Marchese Azzo d'Este, e Sallrnguerra, e il Pode- 
stà di Ferrara Uberto da Imblavato con altri Nobili Ferraresi , 
e indussero i due Podestà , che Modena avea in quell' anno , 
Manfredo Pico e BarufFaldo , a nominare e a riconoscere co- 
me arbitri della differenza , che avevano co' Reggiani , il Mar- 
chese Guido Lupo Podestà di Parma , e Corrado da Sommo co' 
suoi quattro Colleghi Podestà di Cremona (i), e il dì seguente 
promise r lo stesso i Reggiani raccolti nel lor Palazzo a Consi- 
glio , e indi il giorno seguente fu ordinata una tregua per tut- 
to il mese d'Agosto (2). A' 31. di Luglio unitisi gli arbitri 
in Cremona stabilirono concordemente , che fosse distrutta la 
Comunagia, e che così distrutta si rendesse a' Reggiani , e che 
né a questi he a' Modenesi fosse più lecito il rinnalzarla , che 
per le Terre inferiori alla Comunagia, e solite ad esser possedu- 
te da' Reggiani , i Modenesi non potesser loro recare molestia 
veruna ; che i Reggiani potesser prendere liberamente V acque 
di Secchia da Castellarano in su , o in altro luogo , che agli 
arbitri sembrasse opportuno ad uso del lor Canale , e che i Mo- 
denesi pure potesser prenderne dalla lor parte ad uso parimenti 
del lor Canale , che quanto a' luoghi controversi trai Modenesi 
e i Reggiani gli arbitri dovessero esaminare e decidere la qui- 
stione; e così pure pe' luoghi, che durante la guerra si eran 
tolti gli uni agli altri , trattone il Castel di Marzaglia , che essi 
vollero , che rimanesse nello stato , in cui era allora , riservato 
però il lor diritto a' Reggiani, se esso è compreso nel lor ter- 
ritorio ; che i prigionieri da una parte e dall'altra si consegnas- 
sero agli arbitri , i quali, allor quando fosse pubblicata la pace , 
e ne fossero eseguite le condizioni, li rilascierebbero . Quindi a* 

6. 



(1) Anriq. Ital. T. IV. col. 707. 

(2) Taccoli Mem. T. I. p. 339. 



CAPO V. ji 

6. di Agosto raccoltisi gli Arbitri, e con essi i Podestà di 
Modena e di Reggio , sulle arene della Secchia , alloggio , a dir 
vero, poco a quella stagione opportuno , fu ivi intimata e ri- 
cevuta dalle parti, e ratificata la pace (i) . Par nondimeno, 
che qualche nuova controversia rimanesse tuttora a decidere , 
come ci mostra un'intima de' Podestà di Parma e di Cremona 
fatta a 21. di Novembre dell'anno medesimo a' Modenesi e a* 
Reggiani , perchè vengano a produrre le lor ragioni sulle con- 
troversie tra essi insorte (2) . Ma è probabile , eh' esse fossero 
presto composte. 

Terminate così le discordie co' lor confinanti a Ponente , 
altre ne ebbero a sostenere i Modenesi co' lor vicini a Levante, -" n * It0 3« 
cioè co' Bolognesi , le quali , benché lor non costassero sangue , 
ebbero però un esito più che quel delle prime infelice. Più vol- 
te in addietro eran nate molte controversie pe' confini traile 
due Città , e per lo più esse si eran terminate con perdita de* 
Modenesi , il cui territorio da quella parte venivasi sempre più 
ristringendo , come ho mostrato in una Appendice aggiunta al 
primo Tomo della Storia Nonantolana . Rinnovaronsi le con- 
troversie l'anno 1203., e i Bolognesi per sostenere il lor di- 
ritto , qualunque esso fosse , colla forza dell' armi , ricorsero a* 
Reggiani , e nel mese di Giugno con doppio trattato si obbliga- 
ron tra loro a darsi vicendevolmente soccorso, quando l'una 
Città di consenso coli' altra movesse guerra a' Modenesi. Questi 
due Atti sono stati pubblicati dal Conte Senator Savioli (3) . E 
vedesi in essi , qual maggioranza affettino i Bolognesi sopra i 
Reggiani, perciocché i primi non si astringon ad ajutare i se- 
condi in caso che muovan guerra a Modena, se non quando 
essi la movessero col consenso del Comun di Bologna, i secon- 
di al contrario si astringono a recar soccorso ai primi, se si- 
milmente muovano guerra a Modena , o essi la muovano col 
consenso , o la muovano senza il consenso del Comune di Reg- 
gio . Dovettero i Modenesi aver notizia di questi trattati , e 
stanchi dalla guerra appena allor terminata, e temendo per av- 
ventura di non aver forze a resistere a due Città , in mezzo 

al- 



CO Amia. *t*\ T. IV. col. 38$. 

(2; Taccoli T. I. p. }47. 

(j) Ano. Boi. T. II. P. II. p . » 37 . e ^. 



\z MEMORIE STOR. MODENESI. 

alle quali essi trovavansi , ricorsero alle due Città suddette loro 
amiche , cioè a Parma e a Cremona. Di fatto i Podestà di. 
amendue con più Oratori venuti perciò a Bologna esposero a* 
17. dello stesso mese in pieno Consiglio il lor desiderio per un 
amichevole accomodo co' Modenesi , e chiesero .al Podestà di 
Bologna Guglielmo da Pusterla ,; s' ei fosse pronto , quando i 
Modenesi lo scegliessero ad arbitro , a decidere tai controversie . 
La risposta non fu , a dir vero , quale da un tal Magistrato do- 
veva aspettarsi , cioè eh' ei non voleva obbligarsi a decidere se- 
condo giustizia . Gli chiesero allora , se volesse almeno permet- 
tere , che alcune persone Ecclesiastiche ne giudicassero ; e que- 
sto ancor fu negato (1). Ciò, che è più strano, si è, che il Po- 
destà e il Comune di Bologna non paghi di aver data sì ingiu- 
riosa risposta spedirono nel mese seguente loro Oratori a quegli 
istessi Comuni di Parma e di Cremona , per indurli ad entrare 
essi pure nella Lega contro de' Modenesi . Ma i Parmigiani ri- 
sposero nobilmente, ch'essi erano alleati de' Modenesi, e che 
quando a questi si movesse guerra, essi gli avrebbono colle for- 
ze loro ajutati . I Cremonesi più cautamente risposero , che essi 
bramavan la pace ; ma che quando ciò non potesse ottenersi , 
essi si sarebbon saggiamente condotti in modo, che a Bologna 
e a Cremona ne venisse onore (2). A questi maneggi sembra 
alludere lo scrittore degli antichi Annali Modenesi, ove a quest' 
anno dice, che fu Podestà Corrado da S. Martino Mantovano, 
e che seppe ben guardare e difendere il distretto di Modena , e 
non permise , che i Modenesi fossero ingannati da' Bolognesi ; 
e aggiugne poscia, che i Nonantolani, i quali l'anno 1131. si 
erano assoggettati a Bologna , per opera probabilmente del me- 
desimo Podestà eoa onorevoli patti tornarono all'ubbidienza de' 
Modenesi (3). Ma Corrado finì il suo governo col finire dell' 
An. 120J. anno, e il successore Aimerico Dodone non fu ugualmente fe- 
lice nel difendere i diritti della Città a lui affidata. Convien di- 
re , che i Modenesi si trovassero in tai circostanze da non po- 
tersi opporre alla forza, e che perciò si determinassero a cedere 
almeno per qualche tempo alla necessità . Venuto dunque a Bo- 

lo- 



(1) Anriq. Jtal. T. IV. col. 387. 

(2, Savioli I. e. p. 244- ec. 

(3) Script. Rer. Ital. T. XI. col. 5*. 



C A P O V. 33 

logna il Podestà di Modena rimise assolutamente il giudizio del- 
le controversie ad Uberto Visconti Podestà di Bologna; e questi 
finalmente a io, di Maggio dell'anno 1204. pronunziò la sen- 
tenza, in cui stabilita per confine de' due territori la Muzza, e 
assegnati a' Bolognesi molti luoghi della Collina , che si pre- 
tendevano da' Modenesi, venne a rendere sempre più angusto il 
lor territorio (1). Di ciascheduno de* luoghi , che per forza di 
questa decisione passarono in potere de' Bolognesi , si dirà più 
distintamente neh" Indice Topograflco-Storico . Qui pure non fa- 
rò parola della guerra , che nello stesso anno mossero i Mode- 
nesi al Frignano, alla quale forse allude il Cronista Giovanni 
da Bazzano , ove all'anno 1206. dice: tunc fusrunt magna, arsu- 
ra per Episcopatum Mutinensem (2) , di cui diremo , ove espressa- 
mente ragioneremo delle rivoluzioni di quella Provincia. Forse 
questa guerra fu una delle ragióni , che costrinsero i Modenesi 
a soffrir per allora l'ingiuria loro recata dalla sentenza del Po- 
destà Bolognese , e ad aspettare perciò tempo più opportuno , 
come vedremo che da essi fu fatto. 

Un'altra circostanza probabilmente giovò non poco a co- 
stringere i Modenesi a soggettarsi per allora alla sentenza del 
Podestà di Bologna, cioè le gravi controversie, che essi allora 
aveano col Pontefice Innocenzo III. Già abbiamo veduto , che 
fin dall'anno 11 82. avean cominciato a nascere in Modena le 
dissensioni tra gli Ecclesiastici e il Comune di questa Città; le 
quali però si erano allora con amichevole convenzion termina- 
te . Ma esse si risvegliaron tra poco più accese che mai ; e un 
severo e minaccioso Breve del Papa all'Arcivescovo di Ravenna 
de* 12. di Aprile dei detto anno 1204. , che sarà da me pub- 
blicato , ce ne farà certa fede . Duolsi in esso amaramente In- 
nocenzo , che la Chiesa di Modena sia da' Laici abbattuta , op- 
pressa, e fatta schiava; che gli Ecclesiastici sien costretti non 
solo a pagare gravezze e tributi straordina.ii , ma ancora ad 
esercitarsi in opere al loro stato non convenienti , cioè nello 
scavare le fosse della Città; che l'Ecclesiastica giurisdizione sia 
del tutto tolta di mezzo; che i Cherici vengan tratti innanzi 
a' Tribunali de' Laici ; che si vieti il pagar loro le decime ; che 

Tom. IL E aven- 



do \r.riq. Tra!. T. IV. co! ?,i». 

(i) Script. Rcr. ltal. T. XV. col. 557. 



34 MEMORIE STOR. MODENESI. 

avendo il Suddiacono Guido Manfredi Canonico di Modena ri- 
cusato di presentarsi al Tribunale del Podestà , questi abbialo 
fatto arrestare , e condurre in carcere; che il Podestà medesimo 
vieti a' Cherici il sonar le campane senza il suo consenso , e 
che ne' Castelli soggetti al Vescovo ardisca di esercitare giuris- 
dizione. Perciò comanda all'Arcivescovo, che venendo a Mode- 
na intimi al Podestà e al Comune di cessare dal molestare per 
tali guise gli Ecclesiastici . Se ciò non si ottiene , gitti 1' Inter- 
detto sulla Città , e solennemente dichiari scomunicati il Pode- 
stà , i Consoli, i Consiglieri, e tutti gli autori di tali disordi- 
ni ; e tutti quelli ancora , che con essi in qualche modo comu- 
nicheranno . Che se questi gastighi ancor non bastassero , e fra 
un mese 'il Podestà e il Comube di Modena non dessero alla 
Chiesa la dovuta soddisfazione, dichiari i lor figli fino alla ter- 
za e alla quarta generazione incapaci di Beneficii Ecclesiastici. 
Minaccia per ultimo , che , se dopo un mese i Modenesi non si 
saran ravveduti , ei priverà la Città del Seggio Vescovile , e tras- 
porterallo altrove ; e se dopo il secondo mese si rimarran tut- 
tora ostinati , ei dividerà la Diocesi tra' Vescovi circonvicini . 
Non sappiamo , se queste minacele atterrissero i Modenesi per 
modo , che si piegassero al voler del Pontefice . Ma poiché non 
troviamo più cenno per alcuni anni di tali controversie , è pro- 
babile , che Innocenzo ottenesse allora il suo intento. 

I Reggiani frattanto liberi pel compromesso del Podestà di 
Bologna dall' obbligo , a cui si erano assoggettati , di combattere 
contro de' Modenesi in favore de' Bolognesi , rivolsero le loro 
armi contro de' Mantovani . Già da gran tempo erano quelle 
due Città in discordia per 1' Isola di Suzzara sul Po, su cui 
amendue pretendevano di aver diritto . Io mi riserbo a parlarne 
più a lungo nell' Indice Topografico-Storico , ove tutto ciò , che 
a quei luogo appartiene, sarà svolto minutamente. Qui basterà 
1' accennare , che Y anno 1205. i Reggiani tolsero a' Manto- 
vani il Castello detto di Carlasaro in queir Isola ; e che 
poscia l* anno izo8. avendo i Mantovani chiamati in loro 
ajuto il Marchese d' Este , i Ferraresi , i Cremonesi , ed aven- 
do preso ad assediare e a travagliar fortemente con macchi- 
ne militari il Castel di Suzzara , i Reggiani uniti a' Bolo- 
gnesi , agli Imolesi , e a' Faentini , e condotti da' loro Con- 
soli 



CAPO V. 35 

soli Guido da Reggio e Arduino dà Sesso , accorsi a sostener- 
lo , riempirono di tal terrore le truppe nimiche, che si volsero 
in fuga, e l'assedio fu sciolto (i). Il Panciroli di questa e di 
altre somiglianti picciole guerre a que* tempi accadute ci fa elo- 
quenti e vivissime descrizioni , nelle quali però a me sembra , 
eh' egli abbia lasciato troppo libero il freno alla sua fantasia .* 
Io mi attengo agli scrittori contemporanei , e ove essi non fan- 
no che accennare un fatto , io non mi credo lecito f esornarlo 
e f amplificarlo . 

A que' tempi di sconvolgimento e di anarchia appena da- 
vasi fine a una guerra, cominciavasene un'altra. Erano in Fer- 
rara il Marchese Azzo d' Este e il celebre Saiinguerra , potenti 
amendue e bramosi di averne un assoluto dominio , e perciò ri- 
vali tra loro. Nel 1208. il Marchese fu da quel popolo eletto 
a Signore perpetuo di Ferrara (2); e Saiinguerra costretto per- 
ciò ad uscirne sen venne a Modena, ove già era stato Podestà 
l'anno 1205. (3) ; e qui fissò la'sua dimora (4). L'anno se- 
guente Saiinguerra ebbe il modo di vendicarsi , e cacciato da 
Ferrara il Marchese se ne fece egli padrone (5) . L' Imp. Otto- 
ne riconciliolli insieme l'anno 1210. , e fece, che Saiinguerra 
co' suoi potesse tornare a Ferrara. Ma l'anno vegnente ed egli 
ed Ugo , che l' Imperadore vi avea posto per suo Vicario , ne 
furon nuovamente cacciati (6) . Queste vicende eccitarono gli 
alleati de' due rivali a prender 1* armi in lor favore . I Mo- 
denesi , benché avessero avuto nelle lor mura e a lor Podestà 
Saiinguerra , dichiararonsi nondimeno in favor del Marchese Az- 
zo , e per ajutarlo posero il lor campo al Finale , mentre i 
Ravennati dall' altra parte venivano a soccorrerlo presso Argen- 
ta . I Reggiani , che per lo più erano nel partito contrario a' 
Modenesi , e che poco prima avean recato ajuto al Marchese 
Azzo d' Este nelle guerre, ch'egli avea con Ecelino (7), si col- 
legarono con Saiinguerra, e vennero armati in S. Martino in Spi- 

E 2 no , 



(<) Scr.pt. Rcr. Trai. T, VITI, col. 108 r. T. XI. col. 56. 

(1) Antick Eft. T. Ti p 589. 

(?) Scrinr. Rer Ita!. T. XV. col. 557. 

(4 Tb. T. X'. co!. -6. 

(s) fb. T. Vili. co!. 1081. 

(6) Ib. T. XI. col. 16. 

(7) lb. T. Vili. col. 2i. 77. 



3$ MEMORIE STOR. MODENESI. 

no , e i Bolognesi dal canto loro abbracciata la medesima cau- 
sa si recarono a Galiera (i) . E forse fu per cagion della guer- 
ra , che sembrava vicina a nascere fra Modena e Bologna, che 
il Podestà di Modena Frogerio da Correggio venne con truppe, 
e accompagnato dallo stesso Vescovo , a Bazzano sui confine 
del Bolognese , il qual Castello fu neh" anno medesimo aumen- 
tato di nuove fortificazioni (2.) . Ma questi movimenti non eb- 
bero allora alcun seguito ; e così pure svanì il timore di altre 
dissensioni tra Modena e Bologna nate dal sospetto , che i Mo- 
denesi fomentassero i Pistoiesi , che allora erano in guerra co' 
Bolognesi . Due volte tentarono i Bolognesi di indurre il Co- 
mune di Modena a prender 1' armi contro di quella Città , la 
prima volta a 7. di Settembre del ini.., mentre il Podestà di 
Modena col suo Consiglio e il Vescovo ancora eran presso Baz- 
zano , come si è detto poc'anzi, l'altra in Modena a' 19. del 
medesimo mese. Ma amendue le volte i Modenesi trovaron pre- 
testi , per non frammischiarsi in quella guerra . Non così i Reg- 
giani , che a' 9. di Settembre promiser soccorso a Bolognesi , e 
che di fatto 1' anno seguente mandarono le lor truppe all' asse- 
dio di Monte Sambugano ($). 
Aa. 1X12. Gli Annali Modenesi all'anno 1212. ci dicono, che occa- 

sione Savinelli /affa fuit prima absidio Pontis Pucis sive Dosii . Era 
questo un Castello nel distretto del Finale, e a' confini dd Fer- 
rarese, di cui rimane memoria in un luogo detto la Dozza . 
Nella Storia della Badia di Nonantola abbiamo osservato (4) , 
che forse invece di S avi nel li , della qual parola non intendesi il 
senso , dee ivi leggersi Salinguerrx . Perciocché è verisimile , che 
essendo allor Salinguerra nimico del Marchese d' Este , che cac- 
ciato avealo da Ferrara , occupasse questo Castello ; e che per- 
do i Modenesi sì per essere alleati del Marchese , sì per non 
«offerire nel lor distretto uno straniero Signore , si movessero ad 
assediarlo. A tal fine unironsi in alleanza i Modenesi co* Ferra- 
resi a' 16. di Dicembre dello stesso anno, e i secondi promise- 
ro aprimi di adoperare le forze loro, perchè il Castello di 

Pon- 



ti) Ib. T. X*\ co!. 57. Sa violi Ann. p. 717. &c. P. TL p. jió &c Script, 

di Boi. T. IT. P. I. p. 317. &c. Rer. fai. T> Vili p. io&ju 
(j) Tb. (4) T. I. p. z26. 

(3) Savioli Ann. di Boi. T. IL P. f. 



CAPO V. 17 

Ponte Duce fosse distrutto , e di non permetter giammai , che 
né esso ne alcun altro Castello dalla Modena in su verso Mo- 
dena non venisse dal lor Comune o da altri lor Cittadini innal- 
zato , e di non far mai pace con Salinguerra né con Arrive- 
rio di lui figlio né con Albertino di lui nipote (i) . Fu dun- 
que assediato il Castello , e par , che 1' assedio durasse ancora 
nel Maggio dell' anno seguente . Perciocché a' 30. del detto me- ^ n * I2I 3» 
se dell'anno 121 3. per opera probabilmente di Niccolò Vescovo 
di Reggio , che vi era presente , fu con chiusa la pace tra 1 
Marchese Aldobrandino d' Este e Salinguerra a patto , che amen- 
due avesser comune il dominio di Ferrara , ma Salinguerra do- 
vesse riconoscerlo in feudo dallo stesso Marchese (2) . Così fu 
sciolto allor quell* assedio, che negli Annali Modenesi si dice il 
frimo , per distinguerlo dal secondo , che seguì sulla fine di 
quest' anno medesimo , come vedremo . Il che vuole avvertirsi , 
per togliere i dubbi , che contro le epoche dell' accennata carta 
ha mossi il C. Senator Savioli (3), per aver creduto, che una 
sola volta fosse quel Castello assediato. 

Dopo la pace stabilita nel Maggio con Salinguerra avven- 
ne , che Balduino de' Vicedomini Podestà di Modena passando 
circa la festa di S. Michele dell'anno stesso 12 13. con alcune" 
truppe , che avea condotte in servigio del March. Aldobrandi- 
no , per la Valle di Ponte Duce, fu da que' Contadini assalito, 
e trattagli la lingua di gola fu ucciso , e ciò per ordine di Sa- 
linguerra , il quale ancora nel mese seguente fece imprigionare 
più di 140. Modenesi, sdegnato forse contro di essi, perchè in. 
quell' anno medesimo il Comune di Modena avea innalzato il 
Castel dd Finale poco lungi dal suo di Ponte Duce (4) . Anzi 
nella Cronaca di Parma si afferma (5) , che Balduino fu ucciso 
da Albertino nipote del medesimo Salinguerra . Queste nuove 
ostilità altamente irritarono il Marchese e i Modenesi , i quali 
uniti co' Ferraresi , co' Parmigiani , e co* Mantovani corsero nuo- 
vamente ad assediar Ponte Duce . Questo secondo assedio negli 
Annali Modenesi si fissa ai 12 14. Ma le Carte autentiche ci mo- 
strano, ch'esso fu neh" Ottobre dello stesso anno 1213., e che Salin- 

gucr- 



CO Antiqu. Ital. T. IV. col. 711. (4) Script. Rer. Irai. T. XI col. 57. 

(2) Aatich. Eft. T. I. p. 4,16. T. XVI' I. col. 251. 

Cj; Ano. Bai. T. II. P. I. p. 339. (5) L. e. T. IX. col. 7*4, 



38 MEMORIE STOR. MODENESI. 

guerra non potendo ivi difendersi , venne a trattato co' Mode- 
nesi . Esso fu conchiuso agii 8. di Novembre; e fu stabilito , 
che il Castello di Ponte Duce dovesse distruggersi , e rimanere 
distrutto ; che gli abitanti ne sortissero co' loro mobili ; che Sa- 
linguerra liberasse i prigioni Modenesi , che avea , e le navi , 
che avea lor tolte, o ne compensasse il danno; che il Comune 
di Modena pagasse a Saiinguerra e al nipote di esso ( del fi- 
glio qui non si parla) mille lire Imperiali , li cassasse dal nu- 
mero de' banditi , e rendesse loro le Regalie, che per l'Impero 
aveano nel Modenese , con altri patti , che nello stromento me- 
desimo pubblicato , ma non interamente , dal Muratori (i) si 
posson vedere; e Saiinguerra a 5. di Decembre confermò la 
convenzione stabilita già trai Modenesi e i Ferraresi a 16. di 
Dicembre del precedente anno (2) . Fu dunque distrutto e in- 
cendiato il Castello di Ponte Duce agli 11. di Novembre; e i 
Modenesi , come a trofeo della riportata vittoria , presane la 
campana , la trasportarono a Modena , ed è quella , dice 1' An- 
nalista , con cui suonasi a Nona. L'anno 1224. Guglielmo 
Vescovo di Modena, pretendendo , che alla sua giurisdizion tem- 
porale appartenesse quel luogo , chiese licenza all' Imp. Federi- 
go II. di rifabbricar quel Castello ; e l' Imperadore con suo di- 
ploma segnato in Catania a' 19. di Marzo del detto anno com- 
mise all' Arcivescovo di Maddeburgo di esaminar questo diritto 
del Vescovo (3). Ma convien dire, ch'esso si ritrovasse o in- 
sussistente o dubbioso . Certo il Castello né allora ne poi più 
non risorse . In tutto questo affare non ebber parte alcuna i 
Reggiani , perciocché la loro alleanza co' Bolognesi a danno 
de' Modenesi , che nel Memoriale si fissa per errore all' anno 
1213. è quella stessa accennata poc'anzi all'anno mi., co- 
me ci mostra anche X epoca nello stesso Memoriale indicata del 
Podestà , eh' era allora in Bologna , cioè Guglielmo da Pu- 
sterla , il quale appunto nel 121 1. vi ebbe per la seconda vol- 
ta quella carica (4) . Nel 12 14. fu però rinnovata 1' antica 
lega tra' Reggiani e i Bolognesi , ma senza farvi menzione 
di guerra contro de' Modenesi (5) , e i Foggiani in quell' an- 
no si occuparon soltanto , come alleati de' Cremonesi e de' Par- 
mi - 



(1) Antiqu. fai. T. IL col. 283. (3; Ughell. in Epifc. Murin. 
T. [V. co!. 7 t 5 . ( 4 ) Sav'oli T. IL P. I. p. 5 ió. 

(2) Ib. T. IV. col. 717. (5) Ivi P. II. p. 344. 352. 



G A P O V. 39 

migiani ; nella guerra , che questi aveano contro de' Piacenti- 
ni (i) - 

In questo tempo medesimo Modena ebbe F onore di vedere 
un de' suoi più Nobili Cittadini sollevato al governo di una in- 
signe Provincia d'Italia. Avea Innocenzo III. l'anno 1208. in- 
vestito della Mtirca d' Ancona il Marchese Azzo VI. d' Este , e 
dopo la morte di esso aveane parimenti promessa 1' investitura 
l'anno 121 2. ad Aldrovandino e ad Azzo VII. detto anche 
Azzolino di lui figli (2) , singolarmente affinchè essi la ritoglies- 
sero a' Conti di Celano, i quali 1' aveano occupata. Il Marche- 
se Aldrovandino neh 1 ' anno stesso 121 2. ne commise il governo 
per due anni a Guglielmo Rangone figlio di Gherardo già Le r 
gato Imperiale in Modena , e affidogli pure la Contea di Sini- 
gagiia , delle quali concessioni conservansi autentiche memorie 
nell' Archivio della stessa famiglia . Ed è verisimile , che non 
poco contribuisse Guglielmo alla vittoria , che il Marchese Al- 
drovandino riportò nella Marca , la quale sarebbe allora forse 
tornata in poter del Papa , se una immatura morte non senza 
sospetto di veleno non avesse nel 12 15. troncati i giorni al 
giovane Marchese . Ma facciamo ritorno a Modena . 

Salinguerra dopo avere col mentovato Trattato ottenuto di An< ( 
aver comune col Marchese Aldrovandino d' Este il dominio di 
Ferrara , a patto però di riconoscerlo da lui in feudo , pensò ad 
accrescere la sua potenza , e a dilatare i suoi Stati , e ottenne 
a tal fine l'anno 1215. da Innocenzo III. l'investitura di una 
gran parte del patrimonio Matildico , che era compresa ne' ter- 
ritorii di Bologna , di Modena , e di Reggio . De' tumulti, che 
perciò si eccitarono in Modena, e delle lor conseguenze, si è 
già parlato nel Capo terzo , e più diffusamente nella Storia del- 
la Badia di Nonantola (2) , ove anche ho esposto le lunghe 
molestie , che perciò ebbero a sostenere i Modenesi da' Ferrare- 
si , i quali eccitati da Salinguerra presero a impedire a' Mode- 
nesi la navigazione pel Po , il ricorso , che questi perciò fecero 
al Pontefice , e la sentenza pronunciata da Obizzo Vescovo di 
Parma e da Guido da Bagnolo Canonico di Bologna deputati 
dal Papa, i quali a' 20. di Novembre del 1218. ordinarono a' 

Fcr- 



(0 Scripr. Rer. Irai. T. Vili. col. (a>. Ar.ticb. Eli. T. ». p. i9 i m 409. 
1082. (3) T. i. p. 469. &c. 



4 o MEMORIE STOR. MODENESI. 

Ferraresi di lasciar libera la navigazione a* Modenesi; e il più 
efficace comando , che lor ne fece i' anno seguente 1' Imperador 
Federigo, per cui finalmente si stabilì a' 21. di Febbraio dell' 
anno 1220. pace ed alleanza fralle due nimiche Città, e una 
somma di denaro pagata a Sai inguerra gli fece cedere a tutti i 
diritti , che sopra i Castelli di Montebaranzone e di Carpi egli 
aveva . 
An. 121 8. Mentre i Modenesi contendevano con Salinguerra pel do- 

minio di Montebaranzone e di Carpi , non lasciavano di aver 
parte ne' movimenti , che allora in tutta 1' Europa facevansi per 
una nuova Crociata. Abbiamo un Breve di Onorio III. de' 26. 
di Maggio del 121 8. al Podestà e al Popol di Modena, in cui 
rispondendo all'inchiesta da essi fattagli, gli avverte, che il ge- 
neral passaggio dee farsi verso la prossima festa di S. Giambati- 
sta . E di fatto sotto 1' anno medesimo , benché alcune truppe 
mandate avessero anche i Modenesi in soccorso de' Cremonesi e 
de' Parmigiani contro de' Milanesi e de' loro alleati (1), si narra 
nelle Cronache Modenesi , che fuit magna mota mìlitum & perso- 
narum ultra mare , & solutum fuit eis nolum majus per Commune 
Mutinx (2) . E forse a questa occasione medesima formossi quel- 
la Compagnia di S. Pietro , di , cui ivi pure si fa menzione . 
Produrrò ancora un documento del principio dell' anno seguen- 
te , il qual ci mostrerà il grande apparecchio , con cui il Vesco- 
vo di Reggio mosse egli pure a questa spedizione , di cui fu ef- 
fetto T espugnazion di Damiata nel Novembre dell' anno me- 
desimo . 

Due altri domestici affari occupavano non leggiermente i 
Modenesi. Era entrato Podestà di Modena l'anno 1218. Lan- 
terio degli Adelasii Nobile Bergamasco ; ed eran già passati ol- 
tre a due mesi del suo governo . Quando eccitatosi contro di 
lui a rumore il popolo , ( e non ne sappiarn la ragione , perchè 
nulla di questo fatto ci narrano le antiche Cronache) una gran 
truppa d' armati a piedi e a cavallo corse con alte grida , ac- 
compagnate dal suono delle campane , al Palazzo , e cacciatone 
il Podestà colla sua famiglia , tutto lo saccheggiarono . E per- 
chè egli tentò pure di rientrarvi , le truppe , che il popolo vi 
avea posto a difenderlo , avventandosi contro di lui gridavano 

ad 

(0 Script. Rei. Itàl. T. Vii. ccJ. 616. (2; Script. Rer. Ital. T. XV. col. 558. 



C A P O ' V. 41 

ad alta voce , come si narra nel documento pubblicato dal Mu- 
ratori {1) : Mora , mora : fog. fog. , e indi arrestato lo stesso Po- 
destà condussero innanzi al Consiglio , ove gli fu intimato di 
deporre la carica , e di uscir tosto dalla Città . Lanterio co- 
stretto ad andarsene ebbe ricorso al Re Federigo , non ancor 
coronato Imperadore , e intentò lite al Comune di Modena , 
pretendendo , che dovesse esser richiamato all' impiego , di cui 
era stato ingiustamente spogliato , che i Modenesi gli pagassero 
settecento cinquanta -lire di Bologna , che rimanevano a pagar- 
glisi delle mille fissate pel suo stipendio , e che in-n oltre fosser 
condennati a pagargli mille marche d' argento in soddisfazione 
e compenso dell' ingiurie e delle violenze usategli . Federigo , 
come ci mostrano i documenti , che intorno a questo fatto con- 
servaci nell' Archivio Segreto delia Comunità , nominò tre Giu- 
dici a decidere questa causa , ordinando loro , che udissero an- 
cora il parere di Jacopo Vescovo di Torino ; e quindi avendo i 
Modenesi mostrato di avere in sospetto i detti Giudici , con suo 
decreto de' 14. di Aprile dell'anno stesso 12 18. , due altri ne 
aggiunse . Poscia rimossi ancor questi verso il Novembre , due 
nuovi Giudici furón trascclti , cioè Guglielmo Mazzone , e Rai- 
nero figlio di Assalito da San Nazzaro, e ad essi fu unito Fol- 
co Vescovo di Pavia . E questi finalmente al Novembre decise- 
ro la gran quistione in modo , che fece conoscere , che qualche 
ragione aveano avuta i Modenesi a dolersi del lor Podestà; per- 
ciocché solo 200. lire Imperiali furon condennati a pagare a 
Lanterio, il quale a' 7. di Dicembre confessò di averle ricevute . 

L'altro affare, che nei seguente anno 121 9. occupò i Mo- An. I2I p. 
denesi , furono certi Statuti , che il Comune avea pubblicati , 
e che sembraron contrarii alle Ecclesiastiche immunità . Non 
sappiamo precisamente, quali essi fossero. Ma le molte liti, che 
circa questi anni veggiam mosse a diversi da Martino Vescovo 
di Modena intorno alle decime, e ciò, che poscia accadde Y an- 
no 1221. ci mostrano, ch'esse dovean essere singolarmente in- 
torno alle decime e a' livelli de' beni Ecclesiastici , e che le se- 
vere minacce d' Innocenzo III. non aveano avuto effetto ne 
molto durevole né molto efficace . Era allor Legato del Ponte- 

Tom. IL F fìce 



(0 Antiqu. Ital. T. IV. co!. 89, 



ìi MEMORIE STOR. MODENESI. 

{ice in Lombardia il Cardinal Ugo o Ugolino Vescovo d'Ostia 
e di Velletri , ed egli perciò unico con Obizzo Vescovo di Par- 
ma ordinò al Comune di Modena , che quegli Statuti cancellati 
fossero da' Registri . Si sottopose docilmente il Comune al Pon- 
tifìcio comando, e perchè l'atto fosse ancor più solenne, a' 5. di 
Ottobre del detto anno da' Deputati del Comune medesimo fu? 
ron pregati il Vescovo e i Canonici ad intervenirvi. Ricusaron- 
lo essi dapprima ; ma poscia a un nuovo invito promiser. di as- 
sistervi; e così è probabile, che si facesse, benché dell'atto 
stesso , con cui quegli Statuti furon cancellati , non abbiam me- 
moria ne' Documenti dell'Archivio della Comunità, da cui ho 
raccolte queste notizie . Si riformarono poscia questi Statuti , e 
un frammento concernente i feudi , le enfiteusi e i livelli , in 
cui le Chiese son nominate, se ne ha in una carta dell'Archi- 
vio Capitolare dell'anno 1221., e al fin di essa si legge : FLac 
statuta stmt posita , & observanda , & moderata, consensi* & vo /unta- 
te H. Ostiensis & Vtktrensis Episcopi Aposto/ice Sedis Legati , & con- 
sensu Episcopi & Capitu/i Mminensis & D. Bocacii Breme Potest. 
Mutin* an. 1221. 1. intr. Junio Inditi. Vili. Un punto solo rima- 
se , per cui il Vescovo di Modena ebbe ricorso al Pontefice 
Onorio III. , come ci mostra un Breve di questo Pontefice nell- 
anno 1224.. , in cui commette al Vescovo di Bologna e ad al- 
tri , che si adoperino in modo , che il Comun di Modena sta- 
bilisca non solo ciò , che esso avea già accordato , che in av- 
venire invalide fossero le alienazioni de' beni Ecclesiastici , che 
si facessero da' Prelati , ma che si avessero ancor per invalide 
quelle , che erano state fatte in addiecro . Il che però non sap- 
piamo, se veramente si eseguisse. 

In questo frattempo pochi fatti memorabili ci somministra 
la Storia di Reggio. L'assedio da' Reggiani insieme co' Cremonesi 
posto, ma inutilmente, l'anno 1215. al Castel di Gonzaga, 
che da' Mantovani e da' Veronesi fu bravamente difeso ; alcune 
truppe ausiliari, che quel Comune mandò l'anno 1214. ,'e l'an- 
no 1217. a unirsi co' Cremonesi e co' Parmigiani nella guerra, 
che aveano co' Piacentini, il che pur rinnovossi l'anno 12 18. 
nella guerra , che le due suddette Città aveano contro de' Mi- 
lanesi ( nella quale però i Reggiani giunsero ad affar finito , 
sicché ne venne in proverbio /' ajuto de Reggiani), e gli ajuti 
dati a' Bolognesi nell'assedio di S. Arcangelo nel distretto di 

Ri- 



CAPO V. 45 

Rimìni, sono le sole spedizioni militari, che de' Reggiani si 
leggono dal 1213. fino al 1220. (1). E nuli' altro ci dicon di 
essi a questi tempi le loro Cronache , fuorché le fondazioni d'al- 
cune Chiese e altre cose di poco momento; e sol ci ricordano, 
che Tanno 1216. passò per Reggio la Reina Costanza d'Ara- 
gona moglie di Federico II. che andava in Allemagna a unirsi 
col suo marito, e che fu nella loro Città magnificamente ac- 
colta e trattata. Veggiamo ancora, che nel 12 18. i Reggiani 
strinsero una nuova lega co' Parmigiani colle consuete formole 
di far comune la guerra , e di difendersi gli uni gli altri ; e che 
l'anno seguente fu un altra volta rinnovata la lega trai Bolo- 
gnesi e i Reggiani (2). Queste leghe però sembraron dirette più 
ad assicurare la pace , che a tentar nuove guerre . 

Ma nel 1220. una sanguinosa guerra si accese tra' Reg- 
giani e i Mantovani. Avevano i Mantovani, come si è detto, An. * 220 « 
difeso nel 121 5. il Castel di Gonzaga contro le truppe de' Reg- 
giani e de' Cremonesi loro alleati , e affidata ne aveano la cu- 
stodia al Conte Alberto da Casaloldo. Un nuovo tentativo fe- 
cero i Reggiani nel detto anno 1220. per espugnar quel Ca- 
stello , e unironsi a tal fine non solo co' Cremonesi , ma co' 
Parmigiani ancora. I Cronisti, che ci narrati l'assedio, non ci 
dicono, quale ne fosse l'esito (3). Ma par, che Gonzaga rima- 
nesse allora in potere de' Mantovani . Neil' anno stesso alcuni 
Contadini del territorio di Reggio , singolarmente di Bedullo , 
di Fabbrico, e di Campagnola, spintisi nel territorio di Manto- 
va gli diedero il guasto, e ne condusser molti prigioni. Ne pa- 
ghi di ciò i Reggiani, per recar maggior danno a loro nimici, 
scavarono in quest'anno il cavo detto la Tagliata, per cui in- 
troducendo le acque del Po venivano a privarne parte del terri- 
torio Mantovano . Ma i Mantovani riportarono essi pure qual- 
che vantaggio sopra i Reggiani , perciocché nell' anno stesso 
uniti a' Veronesi , a' Ferraresi, e a Modenesi espugnarono il 
Castel del Bondeno , cioè di quello soprannomato d'Arduino, 
che era de' Reggiani (4). E perche gli animi erano dall'una 

F 2 par- 



CO Script. Rer Ital. T. VII. col. ^40. T. Vili. col. 62?. 1082. ec.T. IX. col. 764. 

(2) Tacccli Mem. T. III. p. 787. 789. 

(3) Scr. Rer. Ital. T. XV. col. 559. T. XI. col. 58. T. VIU. col. i;o<. 

(4) Ib. T. XV. col. 559. 



44 MEMORIE STO R. MODENESI. 

parte e dall' altra «inaspriti , anche un privato inerme provonne 
in felicemente gli effetti . Narra Giovanni da Bazzana, che nel 
detto anno era un Reggiano custode delle carceri del Vescovo 
di Mantova ( nelle stampe leggesi Mutuisi ; ma il contesto chia- 
ramente ci mostra, che dee leggersi Mantux ). Si sparse voce 
per la Città , eh' ei negava scortesemente a un carcerato quelle 
limosine , che gli somministrava la carità de' fedeli , e che a 
questa durezza aggiugneva ancora la crudeltà di caricarlo di per- 
cosse . Di che furono i Mantovani irritati per modo , che prese 
le armi gli si avventarono contro e l'uccisero. Breve però fu 
la guerra, e nello stesso anno 1220. F Arcivescovo di Madde- 
burgo venuto in Italia col Re Federigo li. riunì in concordia 
le due Città , e in Modena stabilissi la pace (1). Ma questa 
ancora fu di breve durata. L'anno 1223. fu pe' Reggiani infe- 
lice ; perciocché i Mantovani arrestarono circa cento barchette 
de' Cremonesi alleati de' primi , che navigavano nelle acque del 
Bondeno , e que , che le montavano , vi restarono quasi tutti- 
sommersi (2); e innoltre, come si aggiugne nella copia del Me- 
moriale presso i CC. Crispi ,. i medesimi Mantovani sorpresero 
e distrusser Reggiolo , che- allora era soggetto a' Reggiani . 
Nuovi danni ne soffersero questi l'anno seguente, in cui i Man- 
tovani mandarono altri legni per le acque e per le paludi Reg,- 
giane ad incendiare e navi e ponti e quanti incontravansi de' 
lor nimici , tra' quali fu allora ucciso Jacopo dalla Palude (?) . 
Determinaronsi dunque i Reggiani a volere la pace . Ne furono 
stabiliti gli articoli nel Castel di Gonzaga a io., di Aprile del 
1225., e si convenne è\ una tregua per 25. anni, durante la 
Ab. 1 2 25. q ua j G Gonzaga rimanesse in potere de' Mantovani , il Bondeno 
d'Arduino in poter de' Reggiani, il Bondeno di Roncori e Pi- 
gognaga, per cui pur contendevasi , fosser comuni ad amendue 
k Città , e più altri articoli si stabilirono , per mezzo de' quali 
la tregua fosse sicura e costante , e il commercio fralle due 
Città libero e ad amendue vantaggioso (4) . La tregua durò non 
sol 25. ma 32. anni, e nel 1257. si formò un nuovo trattato 
di pace , per cui tutte quattro le Terre si dichiararono comuni 
ad amendue le Città. 

Sta- 



ro lo. (;; ih. T. VIIT. co!. 1105. 

il) lb. (4J Taccoii T. £. p.345. T. III. p.365. 



1 
1 



C A P O V. 45 

Stabilita frattanto la tregua , sperarono ì Reggiani di po- 
ter tranquillamente goderne i frutti, e di fatto per più anni 
non ebbero essi a combattere co' nimici. Ma un furioso incen- 
dio, che l'anno 122.6. si apprese al Palazzo del Pubblico, e che 
tutti consumò i documenti, che ivi si conservavano, e una fa- 
tal carestia, che travagliò l'anno seguente quella Città, recò 
loro danno non inferiore a quello , che dalla passata guerra 
avean sofferto . 

Nella suddetta guerra ebbero qualche parte anche i Mode- 
nesi nimici comunemente de' lor vicini Reggiani, e nel 1220, 
dieder soccorso a Mantovani , mentre i Reggiani assediava!* 
Gonzaga (1). Ma questo fu un movimento di breve durata , an- 
zi essi, cosa a"que' tempi assai rara, goderono di alcuni anni 
di tranquillità e di pace . Egli è vero , che negli antichi Annali 
Modenesi si narra, che l'anno 121 7. i Bolognesi espugnarono 
Nonantola , S. Cesario , e Bazzano (2) . Ma di questo fatto a 
quest'anno niun cenno trovasi ne nelle Cronache Bolognesi né 
in alcun documento. In mezzo però alla pace i semi di discor- 
dia e di guerra andavano germogliando e crescendo. 

I Modenesi non avean dimenticata l'ingiuria e il danno 
recato loro dal Podestà di Bologna Uberto Visconti l'anno 1204. 
con togliere ad essi non picciola parte dell' antico lor territorio, 
e aspettavano' opportuna occasione per trarne vendetta. Ed ella 
non tardò molto ad offrirsi. L'Imperador Federigo II. mal vo- 
lentieri sofferiva l' indipendenza delle Città Lombarde , che per 
la pace di Costanza avea loro suo malgrado accordata Federigo 
I. suo avolo; e dava manifesti indicii della sua risoluzione di 
assoggettarle ; Questo bastò , perché la maggior parte delle Città 
medesime nuovamente si collegassero , pronte ad usare ogni sfor- 
zo, per sostenere contro l'Imperadore la lor libertà. Poche fu- 
rono quelle, che gli restasser fedeli; e tra queste furon Mode- 
na, Parma, Cremona. E perciò veggiamo , che in una adu- 
nanza fatta in Mantova a 31. di Ottobre del 1228. dalle Città 
Collegate si ordinò,, che niuno de' loro Cittadini potesse accet- 
tare la carica di Podestà, che da alcuna di quelle tre Città gli 
venisse offerta; né alcuna delle Città collegate potesse scegliere 

a suo 

(0 Script. Rer. hai. T. XI. col. 58. 



46 MEMORIE STOR. MODENESI. 

a suo Podestà alcun Cremonese, o Modenese , o Parmigiano (i); e 
Reggio ancora, come vedremo, gli fu fedele. E' verisimile, che 
i Modenesi si tenesser per Federigo sperando, che V autorità e la 
potenza Imperiale fossero per sostenerli contro i lor nimici Bo- 
lognesi. E pare, che di qua avessero origine e un tumulto de- 
statosi in Modena l'anno 1214., per cui una parte de' Cittadi- 
ni occupò la torre del Duomo, donde poi fu cacciata dall'al- 
tra, e le condanne, che di molti Cittadini rei del mentovato 
tumulto furon fatte in Modena, e l'esilio a molti altri dal Po- 
destà intimato, e l'atterramento di molte Torri fatto entro la 
Città l'anno 1225. (2); le quali furon probabilmente misure pre- 
se per allontanare e indebolir que' potenti , che mostravansi 
contrarli all' Imperadore. Questi l'anno 1226. venendo dal Re- 
An. 1226. g no jj Napoli in Lombardia arrestossi qualche giorno nel Ca- 
stello di S. Giovanni in Persiceto , e ivi accolse i Cremonesi, i 
Parmigiani, i Reggiani, e i Modenesi, all'occasione, dicesi ne- 
gli antichi Annali di Modena, della guerra, che era nata trai 
Modenesi e i Bolognesi . Di fatto nella Cronaca del Bazzano si 
narra, che in quest'anno medesimo radunatosi l'esercito de' Mo- 
denesi presso Bazzano , venne alle mani con quello de' Bolo- 
gnesi poco lungi da S. Cesario; e pare , che i secondi rimanes- 
sero vincitori, perciocché si soggiugne, che in seguito essi s'im- 
padronirono del suddetto Castello di S. Cesario (3). Di questa 
battaglia si fa menzione ancora nella Cronaca Veronese sotto 
lo stesso anno 1226., anzi ivi si aggiugne , che insieme co' 
Modenesi erano i Cremonesi e i Parmigiani , e che i Reggiani, 
i Faentini e gli Imolesi vennero in soccorso de' Bolognesi, e 
che questi vi ebbero una fatale e sanguinosa sconfitta (4). Nel 
che questa Cronaca contraddice a quella dei Bazzano, se pure di 
due diversi fatti ivi non si ragiona, ne* quali però non poterono 
aver parte i Reggiani , che allora erano alleati de' Modenesi . 
E fu in quest'anno medesimo, secondo gli antichi Annali, che 
avendo i Bolognesi fabbricato Castelfranco a' confini del Mode- 
nese, i Modenesi gli opposero dirimpetto un altro Forte detto 

Ca- 



(\) Verci Stor. de'la Marca Triv- T. I. p. j6, 

(i) L. e. & T. XV. col. ^9. 

(3) Script. Rer. Ttal. T. XV. col, 559. 

(4, ib. T. Viri. col. 624. 



C A P O V. 47 

Castel Leone. Ma nelle Cronache Bolognesi l'innalzamento ài 
questi due Castelli si fìssa all'anno 12,27. (O? m CQ1 P urc s * 
narra negli Annali Modenesi , che i Bolognesi fortificarono o 
fabbricarono nuovamente più altri Castelli , cioè Crevalcuore , 
Budrio, Serravalle , Zebriana, e Vultico, e che i Modenesi eres- 
sero ancora il Castello di Monte Vallano . E di fatto noi pro- 
durremo un autentico monumento , il quale ci mostra , che la 
fabbrica di Castelleone fu cominciata a' 19. di Novembre del 
detto anno 1227. A innasprir gli animi de' Bolognesi non poco 
dovetter concorrere due diplomi in favor de' Modenesi spediti da 
Federigo nel Giugno del 1226. da Borgo S.Donnino, con uno 
de' quali annullò 1' accennata sentenza di Uberto Visconti , e ri- 
mise i confini del Modenese nello stato , in cui erano avanti ad 
essa , ordinando anche a' Bolognesi di render loro Rocca Cor- 
neta da essi occupata; coli' altro confermò gli antichi privilegi 
della Città , aggiugnendovi il diritto di batter moneta (2) , del 
qual diritto però 1 Modenesi non cominciarono a valersi che 
nel 1242. (3). Continuossi dunque la guerra, in cui ebbe qual- 
che parte il Frignano , come altrove diremo. Ma parve, che 
amendue le Città desiderassero di riunirsi in pace . Perciocché 
quattro Nobili Modenesi, Aldrovandino Pico, Gherardino Boschet- 
ti , Leonardo Boccabadati , e Leonardo Compagnone venuti a 
Bologna, e ammessi al Consiglio a' 21. di Ottobre del detto an- 
no 1227., esposer la brama, che il lor Comune aveva di dare 
e di ricevere amichevol compenso delle offese, che da amendue 
le parti si eran date e ricevute. Né i Bolognesi rigettaron l'of- 
ferta; e perciò il Podestà di Modena Bernardo da Cornazzano , 
e quel di Bologna Pino o Spino da Soresina, con altri Amba- 
sciadori delle due Città unitisi presso Desmano nelle Montagne 
di Modena determinarono di recarsi personalmente ne' luoghi , 
ne' quali dicevasi , che qualche danno fosse stato recato, per 
farne il necessario compenso. 

Non abbiamo il seguito e la conclusione di questo trattato . 
Ma o esso non si potè amichevolmente condurre a fine ; o la 
pace ebbe troppo corta durata; e l'anno 1228. cominciò una 

fu- 



(r) L, e. T, XVrff. col, 110, t 5 $, 

(2) Amiqa. Trai. T. XV. coi. zio. T. II. coi. 705, 

(3) Script. Rer. Ita!. T. XI, coi. 61. 



48 MEMORIE STOR. MODENESI. 

furiosa guerra traile due rivali Città . Pare , che i Bolognesi te- 
"2,8. , nesser mo l co la potenza e la forza de' Modenesi ; perciocché a 
combatter contro di essi chiamaron gli ajuti de' Faentini , de- 
gli Imolesi, de' Forlivesi, de' Riminesi, de' Pesaresi, de' Fane- 
si, de' Milanesi, de'. Bresciani, de' Piacentini, de' Forlimpopo- 
lesi , de' Cesellati , de' Ravennati, de' Ferraresi, de' Fiorentini, 
e di moltissime altre Città . Con questo sì poderoso esercito 
mossero i Bolognesi verso Bazzane , donde solevano cominciare 
le offese ; e assediato quel Castello , si spinsero intanto contro 
Vignola, e l'espugnarono a' io. di Ottobre. I Modenesi, i quali 
non aveano a loro alleati che i Cremonesi e i Parmigiani , si 
volsero contro Piumazzo ; e a' 14. dello stesso mese se ne ren- 
deron padroni (1); nel che però, secondo le Cronache Bolo- 
gnesi , ebbe gran parte il tradimento di un tal Rolando di Don- 
na Cecilia Bolognese, il quale perciò a 22. di Novembre fu 
ucciso a furar di popolo (2). Lieti di questa conquista i Mode- 
nesi si innoltrarono a Bazzano , e in presenza degli stessi asse- 
dianti , che tuttor Io cingevano, vi introdussero nuovo presidio. 
Quindi scorrendo pel territorio Bolognese fino al Reno, della 
cui acqua , come, per insulto, lecer bere a' loro cavalli (3) , e 
incendiando ogni cosa , a' 24. di Ottobre presso S. Maria in 
Strada si avvennero nell'esercito de' nemici, che lasciato J' asse- 
dio di Bazzano eran colà accorsi, si azzuffaron con essi, e ne 
seguì una sanguinosa battaglia, che durò dall' aurora fino al 
tramontare del sole , e in cui molti Fiorentini e assai più Bo- 
lognesi caddero morti, fu ferito Paolo Traversari da Ravenna, e 
fatto prigione Tommasino Salinguerra. Dalla parte de Modenesi 
rimase morto Ponzamato Cremonese. Questo fatto narrasi anco- 
ra nell' antica Cronaca Parmigiana (4) ; e , come suole accadere 
sovente nelle Scorie patrie „ a Parmigiani se ne attribuisce tutta 
H gloria. Dicesi in essa , che mentre i Bolognesi assediavan 
Bazzano , i Parmigiani tratto fuora il loro carroccio , e uniti 
mille cavalli , e chiamati anche in ajuto quattro mila fanti da 
Cremona, accorsero alla difesa de' Modenesi; che questi erano 

ai- 



ri) Script Rer. tal. T. Xf. col. 59. 

(2) lb. T. XVIU. col. irò. 256. 

(3) Ib. T. VIH. col. ìioó. 

(4) Scr. Rer. Ital. T. IX. col. 765. 



C A P O V. 45 

allora ridotti a mal partito pe* gravi danni , che ogni giorno 
soffrivano da' Bolognesi , ma che i Parmigiani tutta scorrendo 
la via Claudia fino al Reno, cominciarono a dare il guasto , e a 
rovinare ogni cosa ne* contorni di Bologna; che le truppe Bo- 
lognesi avvertite di ciò anche dal fuoco e dal fumo, che da 
lungi vedevasi , abbandonato l' assedio si rivolsero contro questi 
nuovi nimfci; ma che i Parmigiani fattisi loro incontro presso 
S. Maria in Strada ne' contorni di Manzolino venner con essi 
alle maniache la battaglia durò dallo spuntar del giorno fino 
all'ora del primo sonno , ita quod .stella grossa de sero jam fuerat 
tramontata ; e che finalmente i Bolognesi quasi tutti o uccisi fu- 
rono , o fatti prigioni , e molti Fiorentini ancora furono arre- 
stati e incarcerati . Questo fatto medesimo assai lungamente , e 
con qualche diversità di circostanze, si narra nelle Cronache di 
Faenza (i); ma tutti gli scrittori convengon nel dire, che gra- 
ve fu la perdita de' Bolognesi e de' loro alleati . Dopo questa 
vittoria , mentre i Bolognesi continuavano ad assediare Bazza- 
ne, i Modenesi venuti a Spillamberto .entrarono nei territorio 
Bolognese , e preso d' assedio il Castello di Monte Budello , a 
14. di Novembre lo incendiarono. Il che udito da' Bolognesi, 
essi abbandonaron l'assedio di Bazzano. Poscia a' 20. di Decern- 
bre sperando forse di sorprendere i Modenesi , cavalcarono a 
Castelvetro. Ma i Modenesi colà accorsi prontamente li volsero 
in fuga, e fecer prigioni 23. Cavalieri e molti fanti. Così finì 
questa Campagna gloriosa pe* Modenesi , in cui i Bolognesi non 
ebbero altro vantaggio , che quello di espugnar Vignola , e di 
riprender Piumazzo , se pure il Griffoni , che è il solo , che 
narri questa ripresa, non ha confuso Piumazzo con Vignola. 

Poco meno felice pe' Modenesi fu l'anno seguente 1229,, 
delle cui vicende però i Cronisti non parlano se non comincian- An. ixae. 
do dal mese di Settembre . A' quattro di questo mese i Bolo- 
gnesi co' loro alleati venuti da quattordici diverse Città assalta- 
rono il Castello di S. Cesario, che era stato renduto a' Modene- 
si , e in presenza di questi , de' Parmigiani e de' Cremonesi ( la 
Cronaca Italiana di Bologna nomina per errore gli Ariminesi e 
i Pavesi) lo espugnarono, e fatti prigioni 520. Modenesi, che 
il custodivano , lo distrussero . Di che irritati i Modenesi co' lo- 

Tom. IL G ro 

(1; Mittarell. Script. Favent. jtol. i$o. 



5 o MEMORIE STOR. MODENESI. 

ro alleati rivoltisi contro i vincitori ninnici con un sanguinoso 
combattimento, che durò dal dopo pranzo fino a mezza notte, 
diedero loro una memoranda sconfitta , per cui in gran parte 
furon fatti prigioni , e condotti nelle carceri in Modena e in 
Parma. E in questa seconda Città fu tale il numero de* prigio- 
ni , come narrasi in una Cronaca MS. di Parma presso il P. 
Affò , che dopo averne riempite le carceri , molti altri furono 
chiusi entro uno steccato , e costretti a starsene a cielo scoper- 
to . Il Carroccio de' Bolognesi cadde in potere de' Modenesi, che 
disarmatolo il gittarono in un fossato , e il copriron di foglie ' T 
e volevan essi poscia condurlo a Modena , ma i Parmigiani rap- 
presentarono a' Modenesi , che conveniva usar di moderazione 
nella vittoria ; che il portar seco il Carroccio avrebbe irritati 
troppo i Bolognesi , e ottennero , che i Modenesi il lasciassero 
in Piumazzo. Essi però vollero prender molti piccioli mangani 
tolti a Bolognesi , e condottili a Parma gli appesero alla lor 
Chiesa maggiore (i); e benché le Cronache espressamente noi 
dicano, egli è evidente però , che frutto di questa battaglia do- 
vette essere l' impadronirsi nuovamente di S. Cesario , e il riparar- 
ne le rovine. 

Il Pontefice Gregorio IX. desiderava di veder finita una 
guerra, che sì gran parte sconvolgeva d' Italia, e da cui gravis- 
simi danni venivano ad amendue i partiti . Perciò con due Bre- 
vi , uno degli 8. di Settembre, l'altro de* 13. di Ottobre dello 
stesso anno 1229. commise a Niccolò Vescovo di Reggio, che 
presso le due nimiche Città si interponesse efficacemente , per 
ricondurle a concordia ed a pace . Ubbidì il Vescovo a* Pontifi- 
cii comandi , e venuto a Modena , e passato poscia a Bologna , 
persuase ad amendue i Comuni, e a persuaderlo non facea for- 
se d'uopo di grande eloquenza, di deporre le armi, e di accet- 
tare gli articoli d' una lunga tregua , eh' egli avrebbe proposti . 
A* 22. di Dicembre dello stesso anno 1229. nella Chiesa di S. 
Egidio della Muzza nella Diocesi di Modena fu essa stabilita so- 
lennemente alla presenza di Fra Guala dell' Ord. de' Predicatori 
Legato Apostolico in Lombardia , de' Podestà di Bologna , di 
Modena , di Cremona , di Parma , e di molti altri autorevoli 

per- 



ei) Script. Rer. Irai. T. IX. col. 766. T. XVrif. col. no. 254. Chron. Sa- 
T, VIU. col. 1107. T, X£. col. 59. limb. MS. 



C A P O V. 51 

personaggi delle stesse Città . Ordinò il Vescovo , che cessassero 
tutte le ostilità da quel giorno fino al 1/ di Gennajo , e poscia 
per altri orto anni seguenti; che due Giudici xla ciascheduna 
Città si scegliessero , i quali decidessero le quistioni , che per 
avventura potessero frattanto insorgere; che da amendue le par- 
ti si rilasciassero i prigioni; che niun nuovo Castello nello spa- 
zio di due miglia dal lor confine potessero edificare né i Bolo- 
gnesi ne i Modenesi, ma che però fosse lecito il rifabbricare 
quelli , che erano stati distrutti , e il condurre a fine i già co- 
minciati; che se i Modenesi avesser guerra con alcuno lor con- 
finante, non dovessero durante la tregua i Bolognesi muover* 
guerra a' medesimi , o ajutare i loro nimici , e lo stesso far do- 
vessero i Modenesi co' Bolognesi ; ma fuor del distretto delle 
due Città fosse lecito ad amendue i Comuni II dar soccorso a' 
loro alleati ; che fosser liberati dal bando coloro , che all' occa- 
ston della guerra erano stati ad esso condennati da' due Comu- 
ni ; che non si potesse frattanto fissare alcun confine dall' una 
parte o dall' alerà se non di comune consenso ; che i Modenesi 
dovesser chiudere 1' apertura , per cui avean gittata sul territorio 
di Bologna 1' acqua del Panaro . Questi ed altri somiglianti fu- 
rono gli articoli di questa tregua , che fu poscia dal Pontefice 
confermata con suo Breve de* 31. di Agosto dell'anno seguen- 
te 1230. 

Qual parte prendessero in questa guerra i Reggiani , noi 
dicon le Cronache; ma da un atto, ch'io darò iti luce, de' 15. 
d'Agosto del 1230. sembra raccogliersi, che in qualche parte 
almeno fossero in favore de* Modenesi , perciocché in quel gior- 
no i Reggiani rimisero a' Piacentini , i quali abbiam veduto , 
che erano collegati co' Bolognesi, tutto ciò , eh' essi avrebber po- 
tuto esigere per le ruberie e per altri danni loro recati da' Pia- 
centini medesimi; e ciò rendesi ancor più probabile al riflettere, 
che i Reggiani non meno che i Modenesi erano nel partito di 
Federigo . 

Benché la tregua non avesse quella durata, ch'era stata An. 1230. 
prescritta , come tra poco vedremo , alcuni anni di pace gode- 
ronsi nondimeno in Modena , e fuor di alcune truppe mandate 
l'anno 1230. in soccorso de' Mantovani contra i Veronesi, e 
altre mandate l'anno 1234. in ajuto de* Cremonesi, de' Parmi- 
giani e de' Pavesi contro i Milanesi e i Bresciani ( nella qual 

G 2 se- 



5 i MEMORIE STOR. MODENESI 

seconda spedizione unfti co' Modenesi furono anche i Reggiani ) 
niuna guerra esterna ebbe a sostenere questa Città . Ma avveni- 
va allora comunemente, che al cessare delle esterne guerre sot- 
tentravano le interne peggior delle prime . E qualche , benché 
oscuro , cenno di domestiche turbolenze abbiamo negli antichi 
Annali Modenesi (i) , ove all'anno 12.31. si narra, che Gabriel- 
lo de' Conti Cremonese Podestà di Modena nel giorno di S. Ma- 
ria Maddalena, cioè a 22. di Luglio, fu ucciso, e che si prese 
vendetta degli uccisori , e molti furono esiliati , e confiscati i 
lor beni; e che poscia il Podestà dell'anno seguente Gherardo 
degli Albini Parmigiano riscosse le stesse condanne. Questi av- 
venimenti dovettero cagionare nimicizie e discordie tra' Cittadi- 
ni , perciocché di fatto negli stessi Annali si narra, che l'anno 
1232. Fra Gherardo da Modena dell' Ordine de' Minori, che era 
dell'antica famiglia de' Boccabadati , celebre Operajo Evangelico,, 
adoperassi felicemente a ridurre a pace i Modenesi, e che ot- 
tenne dal Comune di Modena, che tutti i banditi, trattine ciia- 
que soli , fossero richiamati alla patria. E si sparse veramente 
allor per 1' Italia e per la Lombardia singolarmente uno spirito 
generale di pacificazione , il qual però troppo presto si estinse ; 
ed è nota nella Storia la celebre adunanza di una gran parte 
delle Città Lombarde e delia Marca Trivigiana, che tenne a tal 
fine l'anno 1233. il celebre Fra Giovanni da Vicenza Dome- 
nicano , e a cui intervennero ancora i Modenesi e i Reggia- 
ni (2), della quale io ho lungamente parlato altrove ($} . Or 
questi, ciò che allora non ho avvertita, nello stesso anno 123J. 
predicò ancora tra Castelfranco e Castelleone per confermare e 
stabilir sempre più la pace tra' Bolognesi e i Modenesi . Così si 
afferma nel Memoriale Reggiano (4}, ove però egli è detto non 
da Vicenza , ma da Bologna , come spesso dicevasi , a cagion 
del soggiorno , che da molti anni ei faceva in questa Città . 
Più felice ancora fu in. questo tempo la sorte de' Reggiani , e 
per più lungo tempo godettero essi del ben della pace; percioc- 
ché dopo il trattato co' Mantovani conchiuso l'anno 1225. , 
trattone V ajuto di truppe dato a qualche Città alleata , essi non 

eb- 



•'0 Script. Rer. It. T. Xf. co!. 5<?. <l Sto* ààW Letrcr. Ira!. T. IV. 
8cc. p. 150. &r. Edi-z. \t, 

(2) L e. T. Vili. col. i»8. 627. (4> Scr. Rer. Ital. T. Vili. col. 1107. 



C A P O V. 5? 

ebbero a combattere contro alcun nimico straniero fino air an- 
no 1237. Di questa tranquillità essi saggiamente si valsero a 
circondare di mura la lor Città , la qual sembra che fin d' al- 
lora mal fosse stata difesa . Abbiamo altrove veduto , qua! fosse 
dopo la metà del decimo secolo la comHzione di questa Città . 
Dopo il guasto ad essa recato dagli Ungrìeri sul cominciar di 
quel secolo , aveano i Reggiani formata ed eseguita la risoluzio- 
ne di premunirsi contro qualunque nuova irruzione, a cui essa 
potesse in avvenire trovarsi esposta . Fu dunque cinta di mura 
una parte della Città , e fu essa perciò nominata il Castello . 
Già si é osservato , che la Cattedrale di S. Maria fin dall' anno 
998. dicevasi posta infra castro Gru/tate Regio , che la Canonica 
di S, Prospero era allor restata fuor del recinro, e perciò dice- 
vasi posta suhurbium Regio , che lasciata poscia 1' antica Basilica , 
ove furono introdotti i Monaci , fu trasportata essa pure dentro 
dd recinto , e ne prese il cognome di S. Prospero del Castello; 
che il Monastero di S. Prospero , e così pure il Monastero di 
S. Tommaso , e possiamo aggiugnere ancora quello di S. Ra- 
faello, nelle carte dell' undecimo secolo dicevasi situato prope Ca* 
stro ; e che la parte della Città che era rimasta fuor del re- 
cinto , dicevasi la Città vecchia , e con altro nome Emilia , e 
che perciò il detto Monastero di S. Tommaso diceasi posto nel- 
la vecchia Città . Poiché dunque amendue le Basiliche di S. Ma- 
ria e di S. Prospero erano, come si è provato, dentro il Castel- 
lo , e questo stendevasi da una parte fin verso il Monastero di 
S. Tommaso , dall' altra fin verso V antico Monastero di S. Pros- 
pero , poco lungi dalla presente Cittadella , e da un' altra fin 
presso quello di S. Rafaello, detti tutti e tre nelle antiche car- 
te foris castro, o prope castro, dovea questo essere non una For- 
tezza , ma una picciola Città tutta all' intorno cinta di mura . 
E con questo nome veggiamo , eh' essa continua a chiamarsi 
non solo per tutto il secolo XI., ma anche nel decorso del XII.; 
perciocché in una carta del Monastero di S. Tommaso dell* an- 
no 1109. al Monastero medesimo sito foris & prope licitate Regìi 
si dona un terreno nel Borgo di S. Pietro , che ha per confine 
s meridie mitrum castri ; e in un' altra del Monastero di S. Ra- 
faello dell'anno 1177. si nota la vendita di una casa in Casteìto 
Civitatis Regii , a mane & de subtus via , a meridie canale . 

Qual fosse precisamente l'estensione di questo Castello, 

non 



54 MEMORIE STOR. MODENESI. 

non si può deffinire , perciocché non abbiamo una bastcvol co- 
pia di documenti , che ci servan di scorta . Veggiam nominati 
sovente due Borghi alle due estremità della Città , cioè quel di 
S. Pietro verso Levante , e quello di S. Stefano verso Ponente. 
E la Chiesa di S. Stefano, che ora è dentro il recinto, era 
anche nell'anno 1169. nel sobborgo, come ci mostra una car- 
ta del Codice Diplomatico . Ma ove cominciassero questi , e fin 
dove si stendessero , ci è ignoto . Molte Chiese veggiam nomi- 
nate nelle più antiche carte di Reggio, Già si è osservato, che 
allor quando il Vescovo Sigifredo l'anno 857. fondò una nuo- 
va Canonica , furono ad essa aggregate le Chiese di S. Pellegri- 
no , di S. Michele, di S. Faustino, di S. Vitale, e di S. Am- 
brogio . Le carte , che daremo alla luce , ci mostreranno esi- 
stente fin dall'anno 1057. almeno la Cappella di S. Nazzarò , 
e che 1' anno 1080. fu fondata la Chiesa di S. Matteo , amen- 
due soggette al Monastero di S. Prospero, la seconda delle qua- 
li fu poi unita al Monastero medesimo l'anno 146 1. , come ci 
mostra un documento di queir Archivio . E sulla fine del seco- 
lo stesso esisteva la Chiesa di S. Niccolò , come ci mostra una 
carta senza data-, ma che certamente appartiene al più tardi al 
principio del secolo XII, perciocché vi si nomina un Abate Pa- 
cifico di S. Prospero , del qual nome , secondo il Catalogo del 
P. Affarosi, tre Abati ebbe quel Monastero tra '1 109 1. e J l 11 13. 
Nondimeno nel Memoriale Reggiano si fissa la fondazione della 
Chiesa di S.Niccolò all'anno 1186., e si dice, ch'essa fu fon- 
data dalla Badessa Felicita del Monastero di Fontanelle nel Par- 
migiano, a cui perciò quella Chiesa pagava un annuo censo (1). Mi 
convien dire, che o qui si parli di un'altra Chiesa, o che 
f antica Chiesa di S. Niccolò rovinata fosse poi riedificata dalla 
detta Badessa. Maggior numero ne troviamo nel XII, secolo, 
perciocché una Bolla di Lucio JI. dell'anno 1144. ci additerà 
le Cappelle di S. Giovanni, di S. Jacopo, e di S. Stefano, e la 
Canonica di S. Geminiano trai possedimenti della Chiesa Cat- 
tedrale di Reggio . La Chiesa di S. Giorgio di Reggio e nomi- 
nata in una carta dell' Archivio Segreto Estense dell'anno 1146. 
Quella di S. Gervaso in una donazione fatta dal Vescovo Albe- 
ro l'anno 1147. al Monastero di S. Tommaso. Quella di S. 

Fau- 



CO Script. Rer. tal. T. Vllf. col. 107*. 



C A P O V. 55 

Faustino in una carta del Monastero di S. Rafaello dell' anno 
1144., e di nuovo con quella di S. Stefano nel Borgo di Reg- 
gio in un Decreto delio stesso Vescovo Alberio dell'anno 1149. 
a favore della Canonica di S. Prospero , quelle di S. Giovanni 
e di S. Lorenzo in un testamento dell'anno 1167. , la Cappel- 
la di S. Paolo in una Bolla di Lucio III. in favore del Mona- 
stero di S. Tommaso deli' anno 11 84. , e quella di S. Apollina- 
re in un decreto dei Vescovo Albricone in favor de* Canonici di 
S. Prospero dell'anno stesso. Finalmente sappiamo, che l'anno 
1204. fu fondata da' Monaci di S. Prospero la Chiesa di Ognis- 
santi , e il P. Affarosi riporta 1' Iscrizione , che vi fu posta ; e 
una carta dell'anno 1208. ci mostrerà ancora esistenti le Chie- 
se di S. Marco , de* SS. Filippo e Jacopo , e de' SS. Cosma e 
Damiano . Vedremo anche altrove non pochi Spedali fondati in 
Reggio fin dal XII. secolo, e questa moltitudine di Chiese e di 
Luoghi Pii é indicio sicuro di popolosa Città , benché non mol- 
to ampio fosse lo spazio, in cui essa scendevasi . 

Conveniva dunque pensare a dare alla Città una maggior 
estensione , e a cingerla di nuove mura , anche perchè doveano 
probabilmente esser rovinose e cadenti quelle , dalle quali una 
parte di essa a guisa di Castello era stata circondata circa tre 
secoli addietro . Qualche principio di Fortificazione erasi dato a 
Reggio l'anno 1200. , come sopra si è detto, allor quando fu 
fatta la Porta di S. Croce . Questa , come dice 1' Azzari nelle 
sue Storie MSS. , dicevasi prima di S. Gosmerio da una Chiesa 
ad essa vicina ; ma nel detto anno essa fu trasportata più oltre 
verso Settentrione, chiudendo ancora alcuni sobborghi entro la 
Città , e cambiato il nome prese quello di S. Croce . L' anno 
1226. fu fabbricata la Porta detta or di Castello, la quale se- 
condo gli Scrittori Reggiani era già presso S. Giorgio , e 1' Az- 
zari riporta la seguente Iscrizione , che vi fu posta sopra : 
Anno MCCXXVI. Indi Elione XI. tempore Consulum 
Dni Raimundi de 'Sisso Dni Guidonis Robertorum 
Dni P arisii Cambiatorum , Dni Gerardi Arìberti , Dni 
Tornasti Scìatarini bec porta est edificata 
Per Asium Sacci Cambiatorum superstites Operis 
Teuzo Notarius . 
Ma il giro delle mura fu veramente cominciato nel detto anno 
J229. essendo allora Podestà di Reggio Lazzaro da Lucca . Ecco- 
ne 



5 6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

ne la descrizione, che ne abbiamo nel Memoriale Reggiano (i). 
Dominus Lazarus de Luca Reginorum Potesus , qui fteit fieri Pon- 
tem , & Portam de Porta Bernont , & tunc primo Civitas Regii ca> 
pit 'murari , & fecit murare de muro Civitatis centum bracbia a di- 
tta Porta inferita versus Portam S. Stepbani . Il Panciroii e V Az- 
zari più chiaramente ci dicono , che si fece allora la risoluzio- 
ne di deviare , e allontanare dalla Città il Crostolo , che corre- 
va prima per 'essa, e singolarmente per la strada, che dall'are- 
na da lui condotta dicesi tuttor della Qbiaja , che perciò , men- 
tre scavavasi il nuovo alveo del detto fiume , fu sopra esso git- 
tato un Ponte, e che la Porta Bernone fu trasportata alcuni 
passi addietro di là dal Crostolo stesso . Ed è certo, che il Cro- 
stolo passava una volta dentro la Città, e che essendone allon- 
tanato, alla contrada, per cui già passava, rimase il nome di 
Crostolo vecchio; come ci mostra una carta de' zi. di Gennajo 
del 1238. dell'Archivio dell'opera pia detta del Parolo : domum 
positam in Cintate Regii in Porta Castello in connata Crustumii ve- 
%ris ; e 1' Azzari reca V Iscrizione a che perciò fu posta sulla 

Porta medesima: 

A?mo Nativitatis Domini MCCXX1X. Indiàlime Sexunda 

Fuit edificatum 

floc opus clarissimum commendans ReBorem 

Vominum Lazarium egregium provisorem 

Regino-rum Civium verum defensorem 

Cujus fama geminat Lucanis honorem. 

Homina superstitum sunt bic apponenda 

Guido Codiferrus cui bec construenda 

Plasioloque scribe commisit des£ribenda 

Et bic muri primordia sanxit adneblenda . 
Continuossi il lavoro negli anni seguenti; e nel 1230. il Pode- 
stà Alberico di Pescarola fece fabbricar la porta di S. Nazzaro, 
e i barbacani alle Porte di S. Stefano, di Bernone. di S. Pietro, 
di S Croce , e alla Chiavica ; e continuò il giro delle mura per 
altre CC braccia , e cosi si proseguì ogni anno fino al i244 : 
agziugnendo ogni anno CC. , e talvolta anche più braccia di 
muro alla Città ; sicché fatta la somma vengono a formarsene 
3 7 00. braccia. A ciò si aggiunsero la Pusterla di S. Cosmo fat- 



U) L. e. col. no*. 



CAPO V. 57 

ta l'anno 123 1. , e la Porta di Ponte Levone fatta l'anno 
1236., e nel 1245. il muro nelle quadre del Castello e la 
palizzata intorno alla Città, e nel 1246. una strada, che tutta 
intorno alla Città stessa aggiravasi , le quali fabbriche son tutte 
distintamente indicate nel Memoriale medesimo . Non dovette 
però allora compirsi il giro delle mura , o esse ebber presto bi- 
sogno d'esser rifatte; perchè al principio del XIV. secolo ve- 
dremo farsene intorno alla Città un nuovo giro . Nel Memoria- 
le stesso si fa menzione del privilegio nel 1233. accordato al 
Vescovo di Reggio Niccolò Maltraversi di batter moneta. Ed ei 
di fatto neil' anno medesimo a' 14. di Agosto fece contratto con 
due Zecchieri per batter, moneta di rame e d' argento . Il C. 
Taceoli ne ha pubblicato lo stromento (1) , e io pure lo ripro- 
durrò a suo luogo . 

Questi ingrandimenti però e questi felici successi della Cit- 
tà e del Comune di Reggio non furono senza qualche tumulto 
domestico, come assai sovente a que' tempi avveniva . Nel Me- 
moriale si accenna all'anno 1232. (2) una gran zuffa, che sulla 
piazza di Reggio si fece tra '1 partito de' Ruggieri da una par- 
te , e quello de' Maleguzzi dall' altra . L' Azzari , che la fissa 
all' anno precedente , dice , non so su qual fondamento , che 
questa zuffa ebbe origine da due fanciulli delle due suddette 
famiglie , i quali giocando insieme uno fu offeso dall' altro ; che 
nove della parte de' Maleguzzi e quindici di quella de' Ruggie- 
ri rimaser morti ; che il Podestà accorse e fece terminare la 
zuffa , e che riconciliossi poi l' amicizia traile due famiglie , 
avendo Pier Maria Ruggieri data in moglie a Valerio Maleguz- 
zi Anna sua figlia. Sotto lo stesso anno 1232. narrasi nel me- 
desimo Memoriale, che a' 16. di Ottobre il celebre Marchese Ca- 
valcabò di Cremona fu sconfìtto presso Mancasale da Buonac- 
corso dalla Palude e da que' da - Sesso , senza accennarci, qual 
origine avesse questa sconfitta . Il Panciroli e V Azzari ce la 
spiegan dicendo , ma senza indicarcene i fondamenti , che il 
Marchese Guglielmo Cavalcabò, dopo essere stato Podestà di Mo- 
dena , ed il fu veramente negli anni 1225. e 1230. (}), avea 
occupata la Signoria di questa Città , come già . fatto avea di 

Tom. Il H Cre- 



bri T TTL p . , D? . ( ? ) Script. Rer. hai. T. XV. col- 

(2) Scr. Rer. ItaL T. Vili. col. 1107. 559. 560. 



5 8 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Cremona , e avea perciò fatte spianare tutte le Torri de' Nobili 
Modenesi, il che pur narrasi all'anno 12.25. negli antichi An- 
nali di Modena (1), e che volendo per somigliante maniera 
farsi padron di Reggio , mosse con buon numero di soldati Mo- 
denesi verso quella Città ; ma che scopertone il disegno , il sud- 
detto Buonaccorso e que' della famiglia di Sesso con numerose 
truppe assalitolo lo respinsero e volsero in fuga . E certo qual- 
che somigliante motivo aver dovette questo combattimento con- 
tro il Marchese Cavalcabò . Nondimeno della tirannia e del do- 
minio di Modena , che dall' Azzari gli si attribuisce, io non tro- 
vo alcun indicio ne' monumenti di questa Città . 
An. 1234. Questa già oltre a quattro anni viveva tranquilla e sicura 

a cagion della tregua, che nel 1229. si era stabilita co' Bolo- 
gnesi ; ed essendo allora i Cremonesi alleati costanti de' Mode- 
nesi in guerra co' Milanesi , il Comune di Modena nel 1234. 
mandò le sue truppe in lor soccorso . L' occasione sembrò op- 
portuna a' Bolognesi per romper la tregua , che dovea durare 
otto anni; e improvvisamente a' 4. di Luglio del 1234. si spin- 
sero col lor Carroccio sopra Bazzano Castello allora de' Mode- 
nesi in riva alla Samoggia , e dato il guasto a tutto il terreno 
all'intorno assaltarono i soldati, che lo difendevano. Dopo aver 
con essi combattuto per Io spazio di tre ore , ma senza poter 
espugnare il Castello , si rivolsero verso quello di S. Cesa- 
rio , e sorpresolo lo incendiarono . Di questo fatto tacciono le 
Cronache Bolognesi , e solo rammentano la compera , come in 
esse si dice (2) , che il Comun di Bologna fece della Provin- 
cia del Frignano, o, come dovea anzi dirsi, del tradimento, 
con cui alcuni Frignanesi vendettero quella Provincia a' Bolo- 
gnesi , di che e delle conseguenze di questo fatto si dirà altro- 
ve . Ma della tregua rotta da' Bolognesi , oltre che si fa men- 
zione negli antichi Annali di Modena (3) , abbiamo V indubita- 
bile documento nell' atto , che ne fu tosto rogato in Bazza- 
no (4), e nel Breve, che a' 20. di Settembre dell'anno stesso 
il Pontefice Gregorio IX. scrisse al Vescovo di Reggio , affin- 
chè si adoperasse a fare in modo , che i Bolognesi risarcissero 
i danni dati al Comune di Modena , e osservassero in avvenire 

la 



(1) L. e. T. XI. p, 58. (3) Tb. T. XI. col. 60. 

(x) L. e. T. XVIII. col. in. 258. (4) Antiqu. hai. T. IV. col. 3*9. 



C A P O V. 59 

la stabilita tregua . Ma benché i Bolognesi fossero Guelfi , non 
ebbero riguardo al Breve Pontificio; e l'anno seguente 1235. An. ,2 35- 
entrati a mano armata nel territorio Modenese presso Solara 
nella pianura ( detto per error Solarolo nella Cronaca Bologne- 
se) e nella collina presso Marano e Ciano, lo devastarono in- 
cendiando e predando quanto veniva loro alle mani , e il me- 
desimo guasto fecero nella Pieve di Trebbio , ove espugnarono 
anche un Castello , e ne' distretti di Nonantola e di Panzano ; 
indi uniti co' Faentini innoltraronsi fino alla Secchia , e alcuni 
loro cavalli tentarono, ma inutilmente, di sorprendere Castel- 
vecchio . Così si narra nella Cronaca Bolognese (1) , e si ag- 
giugne, che /' Berovieri (voce, che dal Muratori si crede indica- 
re una specie di birri, ma che qui non può aver questo senso) 
de Bolognesi combatterono con tutti i Modenesi presso alia Fossalta , 
ma non si dice, con qual successo. Ma niuna cosa meglio ci 
mostra , quanto poco esatte sian le Cronache di questi tempi , 
e come essendo impossibile 1' accertare le circostanze , ci è for- 
za appagarci della sostanza del fatto , che la diversità , con cui 
questi fatti medesimi da diversi Scrittor si raccontano . Nella 
Cronaca di Giovanni da Bazzano si narra (1) , che fu in 
quell' anno dato gran guasto ( e certo non da altri che da' Mo- 
denesi ) a' Castelli di Crevalcuore e di Piumazzo , a Monteve- 
glio , a Oliveto , a Aguciano ( cioè Gauzano ) e alla Valle di 
S. Apollinare. Allo stesso anno 1235. narra Fra Silimbene nel- 
la sua Cronaca MS. , che i Parmigiani e i Piacentini , i Cre- 
monesi ed anche i Pontremolesi vennero in soccorso de' Mode- 
nesi , e si accinsero a tagliare il Panaro per rovesciarne le ac- 
que sopra Castelfranco , e in tal modo distruggerlo ; il che pure 
brevemente si accenna nell' antica Cronaca di Parma , ove però 
si aggiugne , che ciò tornò a vantaggio più che a danno de* Bo- 
lognesi ($), forse perchè le acque del Panaro per tal modo de- 
viate dal loro corso non potevan giovare alla navigazione e al 
commercio de' Modenesi , e rende van più fertili le terre de' Bo- 
lognesi . Nelle Cronache Faentine si narra , che i Bolognesi man- 
darono ambasciadori alla loro Città , richiedendo ajuto , perchè 

H z i Mo- 



fi) Scr. Rer. Ital. T. XVIII. col. (2) Ib T. XV. col. <:<5o. 
138. (3; ib. T. IX. col. 167. 



6o MEMORIE STOR. MODENESI. 

i Modenesi , i Parmigiani , i Cremonesi , cento Cavalieri Pia* 
ccntini , e anche alcuni Pavesi erano entrati coli' armi nei di- 
stretto Bolognese presso Bazzano, e cavando la Scoltenna dall' 
antico suo letto , V avean rivolta sopra il territorio di Piumaz- 
zo e di S. Agata; che i Faentini spediron tosto nel Maggio le 
loro truppe in ajuto de' Bolognesi , e che i Modenesi co' loro 
alleati udito 1' arrivo de' Faentini ( così doveano questi essere ter- 
ribili combattenti) volser le spalle, e fuggirono; che i nimici gli 
inseguirono , e passando fin sopra Modena , e spingendosi fino 
a Castelvecchio a due miglia lungi dalla Città ( non v' ha Ca- 
stello di tal nome a tal distanza da Modena) giunsero fino alla 
Secchia incendiando e devastando ogni cosa , che il dì seguente 
i Bolognesi rimisero la Scoltenna nel suo antico Canale ; e che 
i Faentini dopo avere per quindici giorni prestata 1' opera loro 
a' Bolognesi, se ne tornarono alle lor case; ma che richiamati 
presto all' avviso loro spedito , che i Modenesi co' loro alleati 
eran venuti presso Crevalcuore, tornaron di nuovo contro di es- 
si , e anche questa volta gli intimoriron per modo , che non 
tbber coraggio a combattere (i). Neila suddetta Cronaca del 
Bazzano narrasi innoitre l'irruzione de' Bolognesi nei distretto 
di Solara , anzi si aggiugne , che quel Castello fu da essi arso, 
e che essi si spinsero fino al Ponte di Navicello , e che per ul- 
timo espugnarono Castelleone pochi anni prima innalzato da* 
Modenesi . Non possiamo però abbastanza fidarci dell' esattezza 
di tali racconti , perchè veggiamo , che lo stesso Cronista all' 
anno medesimo 1235. ci narra, che i Modenesi e i Milanesi 
furono sconfitti dall' Imp. Federigo ; mentre è certo , che Fede- 
rigo non venne in Italia che 1' anno seguente 123.6. , e che i 
Modenesi gli furon sempre alleati ed amici . E la presa di Ca- 
stelleone negli antichi Annali di Modena si fissa prima all' an- 
no 12.36., e poi si ripete all'anno 1237., a cui ancora si fissa 
l' occupazione del Ponte di Navicello , e il guasto delle Ville 
dei Modenese da altri Scrittori narrato all'anno 1235. E certo 
1' espugnazione del Ponte suddetto e di Castelleone deesi diffe- 
rire all'anno 12.37,, come tra poco vedremo. 

Fuor 



(1) Mittarell. Scripr. Favcnt. col. iSó. &c. 



CAPO V. 61 

Fuor di queste però io credo veramente , che la maggior 
parte almeno delle accennate scorrerie ostili de' Bolognesi e de' ' ** 3 ' 
Modenesi accadessero 1* anno 1135., si perchè nel Febbraio deli' 
anno seguente 1136. i Modenesi nuovamente ricorsero a Gregorio 
IX. pregandolo a punire colla scomunica i Bolognesi rei di tregua 
violata (1) , sì ancora, e molto più, perchè in queir anno me- 
desimo essendo Federigo sceso in Italia per soggettare molte del- 
le Città Lombarde, che superbe per la pace di Costanza ricusa- 
vano di ubbidirgli , si accese una general guerra , che fece in 
certo modo dimenticare le particolari discordie traile diverse Cit- 
tà , benché poi esse ancora di questa occasion si valessero per 
esercitare 1' invidia e 1' odio , di cui ardevano 1' una contro T 
altra. I Modenesi e i Reggiani e con essi i Parmigiani e i Cre- 
monesi furon de' primi a dichiararsi in favore di Federigo, e ad 
andargli incontro al suo giugnere dall' Allemagna (2) . Io non 
mi tratterrò a descrivere le diverse vicende di quella guerra , di 
cui son piene le Storie tutte ; e mi ristringerò solamente a ciò , 
che spetta al tratto d' Italia, di cui mi sono prefisso di rischia- 
rare la Storia. Nel detto anno 1236. non par che seguisse al- 
cun fatto particolare , in cui i Modenesi o i Reggiani avesser 
parte . £ forse al principio tutte le Città si stavano tacitamente 
osservando, a qual parte piegasse la sorte. Ma 1' anno seguen- 
te 1237. cominciarono le ostilità non solo degli eserciti de' due 
partiti contrari , ma delle particolari Città , che in essi si erano 
impegnate 1' una contro dell' altra. 

Nel Memoriale Reggiano (3) si attribuiscono a' Reggiani in 
buona parte i vantaggi , che Federigo riportò sopra i suoi mini- 
ci; e nella Cronaca Veronese insiem co' Reggiani si nominano 
ancora i Modenesi , singolarmente nell' assedio di Montechiaro 
(4); e certo è verisimile, eh' essi ancora, come gli altri allea- 
ti, vi concorressero. Nel Memoriale medesimo si narra ancora 1' 
espugnar che i Reggiani fecero alcuni Castelli del lor territorio, 
che forse erano stati occupati da' partigiani di Federigo , e di 
fatto produrremo una nota di molte Ville , che diconsi riacqui- 
sta- 



(0 Anriqu. Tra!. T. IV. col. 389. 

(2) Script. Rer. Ital. T. Vili. col. 1208. T. IX. col. 767. T. Xf. col. 60. 

(?) I- e 

(4) ib. T. Vili. col. òx 9 . 



6i MEMORIE STOR. MODENESI. 

state da Gherardo da Correggio Podestà di Reggio l'anno 1140. 
e obbligate a giurar fedeltà e ubbidienza a quel Comune . Ma i 
Reggiani , stando in mezzo a due Città amiche dell' Imperadore, 
non avean nimici vicini, con cui combattere. I Modenesi al 
contrario dovean temere i Bolognesi, che eransi dichiarati ni- 
mici a Federigo. Di fatto a quest' anno 1237. si assegna da 
amendue le Cronache Bolognesi 1' espugnazione del Ponte di 
Navicello fatta da' Bolognesi, e Y espugnazione di Castelleone 
(1) , la qual pur narrasi dal Memoriale Reggiano, e dalle Cro- 
nache di Faenza (2) , e tutti questi Scrittori raccontano , che es- 
so fu preso, e totalmente distrutto nel mese di Novembre , e 
che i soldati , che il custodivano , furon fatti prigioni . Della di- 
struzione di Castelleone a quest' anno 1227. parla anche Fra 
Salimbene nella sua Cronaca MS. il quale aggiugne ciò, di che 
fu testimonio ei medesimo , cioè che giunta a Parma questa fu- 
nesta novella, il Giudice Podestà di Parma, che era di patria 
Modenese, salito a cavallo, e accompagnato da alcuni Corrieri, 
andava correndo pel sobborgo di S. Cristina , e ad alta voce es- 
clamando : Parmigiani , Parmigiani correte al soccorso de' Mo- 
denesi vostri buoni amici e fratelli. Dal che , dice il buon Cro- 
nista, che ei fu commosso e intenerito fino alle lagrime. Que- 
sti poco felici successi furon la cagione probabilmente , per cui i 
Modenesi richiesti in quest' anno da' Ravignani a recar loro 
ajuto contro de' Bolognesi , la qual istanza pure fu fatta a' Par- 
migiani e a' Cremonesi, destramente se ne schermiron dicen- 
do, eh' essi non potean su ciò deliberare cosa alcuna senza il 
consenso di quell' altre due Città ; e queste ancora sotto altri 
pretesti se ne sottrassero (3). 

Ma più assai che la perdita di que' due Forti fu a' Mode- 
nesi funesto lo spirito di discordia , che tra* Cittadini stessi si 
accese 1' anno stesso 1237. e che fu poi alla lor patria cagione 
delle sue più gravi sciagure. Due famiglie erano allora in Mo- 
dena numerose e potenti , e abitavano 1' una all' altra vicine , 
quelle de' Petrezzani e de' Trenti . I Trenti eransi dichiarati Gi- 
bellini, cioè seguaci del partito di Federigo, Guelfi erano i Pe- 

trez- 



(t) L e. T. xvm. co!, tìi. 239. 
(t) Mittar. Script. Favent. col. aji. 
(3J Rubeus Hift. Ravena. L. VI. 



CAPO V. 63 

trezzanì . Or Gibertino figlio di Gandolfo de' Petrezzani non vo- 
lendo soffrir vicini , cui considerava come nimici , raccolta copia 
di armati si scagliò contro Simone de' Trenti capo della fami- 
glia , e uccisi quaranta de' parenti o amici di esso costrinse gli 
altri ad abbandonare quella contrada (1); e in quest' occasione 
è probabile , che più altri del partito de' Gibellini cacciati fosse- 
ro dalla Città . Non troviamo, che questo fatto avesse per al- 
lor conseguenze . Ma essa fu come una scintilla , che sepolta per 
qualche tempo , e serpeggiando segretamente, scoppiò poscia in 
un fatale incendio , che per più anni inutilmente cercossi di 
estinguere . 

Niun fatto memorabile vediamo accennarsi dagli Scrittori 
delle Cronache Modenesi e Bolognesi , che appartenga all' anno An. 1238. 
1238. trattane Y espugnazion di Ciano, e di un altro Castello, 
che dovea essergli poco lungi, detto Malgrato, fatta da' Bologne- 
si (2). Ma 1' anno seguente fu di molti e varii avvenimenti fe- 
condo. L' Imp. Federigo sdegnato contro de' Bolognesi , che osa- 
vano di essere suoi nimici , per mezzo delie soldatesche Mode- 
nesi strinse di forte assedio i lor Castelli di Piumazzo e di Cre- 
valcuore , e benché essi non fosscr cinti che di palizzate , durò 
nondimeno 1' assedio da' 28. di Giugno fino alia metà di Ago- 
sto , circa il qual tempo appiccatovi il fuoco furono amendue di- 
strutti . Ma nello stesso tempo alcune bande di Bolognesi assa- 
lita nel Luglio la Villa di S. Martino in Spino (questa era nel 
territorio di Reggio, le cui truppe ancora erano con Federigo) An. 1239. 
e uccisine alcuni abitanti, e condottine altri prigioni, le posero 
il fuoco. Quindi altre lor truppe nel mese d'Agosto, dopo aver 
fatta a' 4. una violenta scorreria fin sotto Modena, e posto il 
fuoco al sobborgo di S. Pietro, unite a' Frignanesi , che eransi 
allor ribellati al Comune di Modena, a' 12. assalirono ed arse- 
ro il Castello di Monte Tortore , e il medesimo fecero a' 28. 
di Settembre al Castel di Marano , cui trovaron deserto , e po- 
scia a Balugola . Spintisi finalmente sotto Vignola Castello assai 
più forte, cominciarono ad assediarlo, e già colle macchine al- 
lora usate aveano atterrata non picciola parte delle mura . Quan- 
do i Modenesi uniti a' loro alleati Parmigiani e Ferraresi con 

tal 



(O Script. Ker. la!. T. Xi. cjI. 00. 
(2; Jb. T. XVtti. col. nz. 



64 MEMORIE STCR. MODENESI. 

tal forza gli assalirono a 2. di Ottobre , che fattane grande stra- 
ge, e fatti mille prigionieri, costrinsero gli altri alla fuga , e Vi- 
gnola fu liberata . Tutti questi fatti vengono concordemente nar- 
rati dagli Scrittor delle Cronache di que' tempi (1);' anzi nella 
Cronaca Parmigiana si fanno giugnere fino a' 2600. i prigionie- 
ri fatti da' Modenesi nella battaglia presso Vignola . 

Questa vittoria de' Modenesi , e poscia la riunione al Co- 
mune di Modena, che fece nel 1240. una gran parte del Fri- 
An. 1240. g nano y consigliò i Bolognesi a far con essi la pace ; ed essa fu 
conchiusa 1' anno 1241. ma non sappiam , con quai patti; per- 

. ciocché la Cronaca di Parma, che è la sola, in cui di questa 

An. 1241. ■ r • • A- 1 u ...... 1 

pace si faccia menzione , dice soltanto , che 1 prigionieri da amen- 
due le parti furono rilasciati (2). In questo stesso anno però, 
ma probabilmente prima , che la pace si stabilisse , tentarono i 
Bolognesi di aver per tradimento il Castel di Bazzano; e tratti 
nel lor partito alcuni Modenesi, che come prigioni di guerra 
aveano nelle lor mani , per mezzo di essi venne lor fatto di in- 
trodurre occultamente entro il Castello alcuni lor balestrieri ar- 
mati . Ma scoperto a tempo 1' inganno, que', che già vi erano 
entrati in numero di dieci , furono arrestati e condotti a Mo- 
dena, e nuove fortificazioni per maggior sicurezza si aggiunsero 
a quel Castello , che la sua situazione rendeva troppo importan- 
te (3). La pace fu di troppo breve durata, come allor soleva 
avvenire , anche perchè i Guelfi Modenesi , a' quali non era an- 
cora stato permesso di ritornare alla patria ( come ci mostra un 
Breve di Innocenzo IV. del 1244., in cui ordina, che si diati 
loro certi soccorsi) doveano verisimilmente eccitare nuove discor- 

An ha? ^ ie » s P er a n d° di trarne qualche vantaggio. Quindi nel 1243. 
nuovi tumulti si eccitarono riguardo al Frignano . Di essi si di- 
rà altrove, e noi dobbiam per ora ristringerci a ciò, che av- 
venne nella pianura, ove grandi e memorabili avvenimenti ci 
si offrono a raccontare . 

An. 1245. La sentenza nel Sinodo di Lione pronunciata a' 17. di Lu- 

glio del 1245. contro Federigo IL con cui Innocenzo IV. di- 

chia- 



(1) L. e. T. XI. col. di. T. AVlil col. 112. 260. T. Vllt. col. ino. &c. 
T. IX. col. 7 6 7. 

(z) L. e. T. IX. col. 768. 
(j; L. c. T. XL col. 61, 



CAPO V. 65 

chiarollo scomunicato , e da ogni Regia e Imperiale autorità de- 
caduto, in vece di metter fine alle turbolenze e alle guerre ci- 
vili, che per le discordie tra '1 Sacerdozio e 1* Impero già da 
gran tempo sconvolgevate Y Italia, le rendette anzi più ostinate 
e più sanguinose. Fin dal precedente anno 1244. eran nate in 
Reggio discordie fra i Nobili da Sesso sostenitori del partito Im- 
periale , e i Fogliani , che uniti insiem co' Roberti eransi da es- 
so staccati, e, benché vivessero in una Città aderente a Federi- 
go , eransi dichiarati in favor del Pontefice . Tommaso da Fo- 
gliano era nipote di Innocenzo IV. col qual titolo egli è nomi- 
nato in un Breve dello stesso Pontefice dell' anno 1249. con 
cui gli conferma V investitura di molti diritti nella Romagna ac- 
cordatagli da Guglielmo Re de' Romani e rivale di Federigo . 
Non è quindi a stupire , se i Fogliani mostraronsi apertamente 
favorevoli ad . Innocenzo, e se questi a vicenda profuse sopra es- 
si grazie ed onori, come ci mostrerà il Codice Diplomatico. I 
Roberti ad essi si unirono , e più altri ancora Reggiani dichia- 
raronsi in lor favore; e ne nacquero le intestine discordie, che 
per tanto tempo travagliarono quella Città . Nel detto anno 1244. 
dunque il Podestà Mazza de' Lamberteschi , avvertito di non 
so quale delitto commesso in Rubiera da Rodolfo da Panzano , 
che, come altrove vedremo, era della famiglia Bojarda , avea 
spedite truppe a Pigognaga, ove egli erasi ritirato , affi n di aver- 
lo prigione . Ma non arrendendosi a' primi sforzi Rodolfo , il 
Podestà raccolte tucte le milizie colà le spinse . Allor quando 
esse furon giunte a Reggiolo, i Sessi amici de' Bojardi le assa- 
lirono, e vi rimase ucciso Roberto de' Lovisini Podestà de' Mer- 
canti . Sdegnate allora le Milizie Reggiane con tal impeto si 
gittarono sopra i Sessi , che questi furon costretti a vergognosa 
fuga, e condennati poscia a una multa di 500. lire. Rinnovos- 
si entro la Città il tumulto al principio del 1245. frai due con- 
trarli partiti , de' quali eran capi primarii i Roberti e i Fo- n * n 45' 
gliani dal canto del Papa , i Sessi dal canto di Federigo , e i 
secondi ne ebber la peggio; ma allora il danno non si estese 
oltre all' incendio di una casa , e all' esilio di alcuni , che ne 
furon creduti autori . Più grave fu il tumulto , che ivi risve- 
gliossi a' 3. di Luglio dell' anno stesso, in cui Simon de' Man- 
fredi uno del partito Imperiale , seguirò da numerose schiere di 
fanti e balestrieri, e, come nel MS. Ferrarese si aggiugne , an- 
Tom. IL I che 



66 MEMORIE STO R. MODENESI. 

che da truppe Mantovane e Ferraresi , messo il fuoco alla Por- 
ta di S. Pietro entrò violentemente in Reggio , e in quello e 
nel giorno seguente mise la Gictà a rumore; e finalmente pre- 
valendo sopra essi i nimici, furono o cacciati o fatti prigioni e 
condotti nelle carceri dell' Imperadore i Fogliani, i Roberti, i Lo- 
visini , Manfredo dalla Palude, i figli di Giovanni di Bonifacio, 
e più altri del partito Guelfo . E nell' anno stesso molte schic- 
re de' Gibellini Reggiani trovaronsi nel Campo Imperiale nel 
Milanese , e recaron soccorso all' Imperadore nella spedizion mi- 
litare contro de' suoi nimici . Dal che raccogliesi , che il parti- 
to Imperiale era il più potente in Reggio ; e 1' Imperadore per 
renderlo anche più potente mandovvi Podestà nel seguente anno 
1246. un de' suoi più potenti alleati, cioè il Marchese Uberto 
An. 1146. Pelavicino, e nel 12,47. un altro suo fedele seguace, cioè Buo- 
so da Doara (1). In Parma ancora continuava a prevalere in 
quest' anno il partito Imperiale, e Bernardo de' Rossi parente 
del Papa , e i Lupi e i Correggeschi , che erano tra' più poten- 
ti del partito de' Guelfi, furon costretti ad uscirne (2). Modena 
in quest' anno non ebbe parte , per quanto sembra , a tali tu- 
multi; e pare, che il partito Imperiale vi prevalesse. Certo in 
favor di esso militavano Jacopino Rangone e Guglielmo di lui 
nipote , i quali con venticinque altri Cavalieri loro seguaci fu- 
rono dal Re Enzo figlio di Federigo nel Novembre del 1246. 
fatti venire a Parma , per rendere sempre più forte il suo par- 
tito (3). 

Ma presto cambiaron le cose . Il partito Pontificio prevalse 
n * ,2 * 7 ' in Parma 1' anno 1247., e nel Giugno i Rossi, i Correggeschi 
e i Lupi vi rientrarono vincitori , e costrinsero gli Imperiali ad 
uscirne, e fu eletto Podestà Gherardo da Correggio. A me non 
appartiene il descriver 1' assedio , che quella Città sostenne dall' 
armi di Federigo , la nuova Città detta Vittoria , che nell' anno 
medesimo T Imperadore fece innalzare poco lungi dall' assediata 
Città verso Ponente , e la distruzione di essa fatta da' Parmigia- 
ni , cose dagli Scrittori tutti narrate , e che sol da lungi appar- 
tengono al mio argomento . Solo debbo arrestarmi nell' esamina- 
re la parte, che in questi fatti ebbero Modena e Reggio. I Reg- 
gia- 



Co L. e T IK. eoi 762. 

(z) Lb. T. XI. col. 6\. (3) Ib. 



C A P O V. 67 

giani del partito Pontificio , che erano stati costretti , come si è 
detto , ad uscir dalla Città , accorsero in. soccorso de' Parmigia- 
ni, e furon loro di molto ajuto nel lungo assedio, che dovette- 
ro sostenere. Ma i Reggiani del partito Impenale , che domina- i; 
vano allora in Città, avendo udita la rivoluzione di Parma, fe- 
cero tosto arrestare quanti Parmigiani Cavalieri e Fanti trova- 
vansi in Reggio al numero di 80. , e legati mandarongli all' 
Imperadore ; e forse fu in questa occasione , che Federigo , per 
assicurarsi della fedeltà de' Reggiani, volle aver per ostaggi mol- 
ti delle principali loro famiglie , e singolarmente de' Roberti , 
de' Lovisini , e de' Muti (1) , pe' quali doverte poi il Comun 
di Reggio 1' anno 1267. sborsare tre mila lire, come vedremo. 
E similmente in Modena, ove erano cinquanta soldati a caval- 
lo, spediti da' Parmigiani, quando erano nel partito Imperiale, 
in soccorso de' Modenesi , acciocché in tempo della messe non 
venisser molestati da' Bolognesi loro nimici, furon essi fatti pri- 
gioni; e lo stesso fecesi a molti scolari, che da Parma eran ve- 
nuti agli studi in Modena, e tutti carichi di catene furon tras- 
messi all' Imperadore (2). Lo stesso Federigo in una sua lette- 
ra confessa , che i Modenesi uniti co' Ravignani aveano in quell' 
occasione arrestati sul Po circa cento navigli de' suoi nimici con 
tutti i loro equipaggi e le lor armi (3); e quando egli fu da' 
Parmigiani sconfìtto , scrisse a' Modenesi , chiedendo il loro aju- 
to per vendicarsi (4) . Non tutti però i Modenesi erano favore- 
voli a Federigo , e un numeroso partito vi avea ancora il Pon- 
tefice detto degli Aigoni , col qual nome preso da alcuno de' più 
potenti di quel partito cominciò esso a chiamarsi; e probabil- 
mente da quel Manfredino del fu Carnelvario del fu Alberto d' 
Aigone, che è nominato in una carta dell' Archivio Capitolare 
de' 9. Settembre del 1240. Acquistò esso maggior forza in quest* 
anno 1247, perciocché Iacopino e Guglielmo Rangoni già segua- 
ci di Federigo, abbandonata improvvisamente Parma, prima che 
il partito Pontificio vi prevalesse , senza farne morto al Re En- 
zo, che ivi allora trovavasi , sen vennero a Modena insieme col- 
le lor Compagnie, trattine undici soli , e si aggiunsero a' Guel- 
fi e agli Aigoni . Questo nuovo accrescimento di forze fu fa- 

I 2 ta- 



ci) Taccoli T II. p. 3*. (1) Scripr. Rer. Irai T IX. col. 771. 

(j) De Vineis Epift. L. II. C. V. (4) Ib. L. IH. C LXXXVIL 



6S MEMORIE STOR. MODENESI. 

tale allo stesso partito , perché sollevatosi a rumore il partito 
Gibellino, che preso avea il nome de' Grasolfi, (probabilmente 
da una famiglia di questo nome, che trovasi spesso nominata 
nelle carte degli ultimi anni del secolo XII. ) cacciò da Mode- 
na gli Aigoni, i quali costretti furono a ritirarsi a Bologna fi). 
Questa Città era tutto* nimica di Federigo , e accolse perciò vo- 
lentieri gli esuli Modenesi del Pontificio partito, e a loroistan-' 
za probabilmente determinossi a rinnovar la guerra contro de* 
Modenesi . A* 22. di Giugno dell' anno stesso 1247. i Bologne- 
si si volsero a Bazzano , donde comunemente cominciar soleva- 
no le ostilità , e in poco tempo 1' ebbero , ma per tradimento , 
a' 6. di Luglio. Allo stesso tempo il Vescovo di Modena Alber- 
to Boschetti , esule egli pure per lo stesso motivo , e Iacopino 
Rangone con altre truppe occuparono il Castello di Savignano , 
il quale perciò fu da' Bolognesi medesimi affidato al Rangone 
e a suoi partigiani , e Montalto ancora fu da' Bolognesi sorpre- 
so . Conservansi nel pubblico Archivio di Bologna due atti in 
tale occasione formati uno a' 13. di Settembre del 1247. 1* al- 
tro a* 14. di Gennajo dell' anno seguente . In amendue si no- 
minano i Podestà , che i Modenesi esuli aveano nominati come 
capi del lor partito; e si annoverano i principali tra quelli, a' 
quali i Bolognesi sotto idonee sicurtà , e con dare ostaggi affi- 
data aveano la difesa del Castello di Savignano. Ed essi ci mo- 
strano , che tra' detti esuli eran molti delle più illustri fami- 
glie di Modena; perciocché oltre i suddetti Iacopino e Gugliel- 
mino Rangoni vi veggiam nominato Tommaso da Sassolo, Do- 
sio e Pietrobuono da Ganaceto , Guido da Rodeglia, Ugolino da 
Livizzano , molti delle famiglie da Savignano , Gherardo di Si- 
mone Boschetti, e Lanfranco fratel di Simone, e più altri. 

Il Re Enzo frattanto affin di assistere a' Modenesi suoi alleati, 
unito col celebre Ecelino da Romano , venne a queste parti , e 
colle sue truppe e con quelle de' Gibellini Modenesi accampò a 
Spillamberto , mentre i Bolognesi occupato Bazzano lo distrug- 
gevano interamente. Il Re vendicossene col dare alle fiamme il 
Castel di Vignola occupato da' Modenesi Guelfi , e con una rot- 
ta data a' Bolognesi a' 2*. di Luglio presso Bazzano. Ma ap- 
pena ei fu tornato a Modena , Gherardo de* Grassoni , uno de* 

Guel- 



fi) Ib. T. X[. col. 62. ec 



C ■ A P O V. 69 

Guelfi esiliati da Modena , fece riparar le rovine del Castello di 
Vignola , e con molti de* suoi partitanti si pose a custodirlo . 
Brescello ancora , che allora era compreso nel Parmigiano , fu 
in quest' anno soggetto a vicende. Era esso occupato da truppe 
del partito Pontificio dominante allora in Parma. Il Re Enzo 
con Ecelino e colle truppe di molte Città sue alleate , dopo aver 
fatto prigione presso Fano nelle montagne di Reggio Ugo de' 
Roberti con più altri del Pontificio partito , sorprese Brescello e 
più altre Ville di que' contorni , e diedele in preda alle fiamme . 
Quindi dopo avere distrutto, prese a edificare, e fece ivi fabbri- 
care un Castello e un Ponte sul Po . Ma appena era compito il 
lavoro , il Card. Ottaviano Legato e eondottier delle truppe del 
Pontificio partito , con cui era anche il Marchese d' Este , ar- 
mate parecchie barche, venne con esse contro del nuovo Ponte, 
e verso la fin di Ottobre espugnollo e incendiollo (1) ; e con- 
vien dire, che o allora o poco appresso anche il Castello fosse 
da' Pontificii espugnato, perché veggiamo , che all' anno 1249. 
si narra , che i Parmigiani compierono di fortificarlo (z) . 

Né minori furono in queste parti le rivoluzioni del seguen- 
te anno 1248., nel quale era Podestà di Modena non JMezen- . 
zio, come leggesi nella Cronaca del Bazzano (3), ma Massine- 
rio dal Borgo, il quale in una carta del Monastero di S. Ge- 
miniano de' 4. di Agosto si dice auBoritate Imperi! Mutine Poti- 
stai . I Bolognesi uniti agli esuli Modenesi sorpresero il Castel di 
Panzano , e se ne fecer padroni; indi dopo aver fatta un' altra 
spedizione nella Romagna , tornatine dopo due mesi , assediaron 
Nonantola, che dopo sci giorni loro si arrese il 1. di Settem- 
bre. Nel pubblico Archivio di Bologna si ha la Capitolazione in 
quel giorno fatta tra il Card. Ottaviano Legato e il Podestà di 
Bologna da una parte , e i Nonantolani dall' altra ; in cui que- 
sti si soggettano al Comun di Bologna con diversi patti, e con 
quello principalmente , che lo stesso Comune li difenda contro 
de' Modenesi . E qui ancora veggiamo , che i Bolognesi affidano 
la difesa del Castel di Nonantola agli estrinseci Modenesi , e 
agli stessi a un dipresso s a' quali affidato aveano il Castello di 

Sa- 



(0 *b, T. VICI, e. ms. T. XI. col. 63. T. XV. C o!. 56*. T. XVllLxoì. 
(1) Ifa. T. IX. col. 575. (3) lb. T. XV. col. J6> 



7 o MEMORIE STOR. MODENESI. 

Savignano, come se avessero più fiducia in essi che nelle trup- 
pe loro medesime. I Bolognesi poscia voltisi a S. Cesario, quel 
Castello ancora espugnarono ed incendiarono. Poco felici furono 
ancor nel distretto di Reggio e di Parma le armi Imperiali, per- 
ciocché i Guelfi Reggiani esiliati occuparono quasi tutti i Castelli 
della Montagna, e il Re Enzo vide nel Febbrajo da' Parmigiani 
distrutta la sua nuova Città appellata Vittoria ; poscia essendosi 
egli recato per soccorrere Guardasone da' Parmigiani assediato, il 
vide sotto i suoi occhi cadere nelle lor mani , e si vide ancor 
tolti da' Parmigiani i Castelli di Bianello e di Rivalta; e final- 
mente recatosi ad assediare il Castello di Cavriago , che allora 
apparteneva a Parma , insieme colle truppe Modenesi e Reggia- 
ne sue alleate, all' udire, che si accostava 1' esercito de' Parmi- 
giani , fu costretto a fuggirsene frettolosamente , abbandonando 
le tende e gli attrezzi militari, e a ritirarsi a Reggio (i) . 

Ma assai più funesto fu pel Re Enzo e pe' suoi alleati 
l'anno 1249. Accadde in quell'anno la celebre battaglia della 
An. 1249. Fossalta, in cui il suddetto Re Enzo fu fatto prigione, e i Bo- 
lognesi perciò crebbero a tal potere e a tal gloria , che insul- 
tavano a lor nimici . Di un fatto nondimeno così importante 
poco e brevemente ragionano per lo più le antiche Cronache , 
e la miglior relazione, che ne abbiamo, è quella, che leggesi 
nella Cronichetta conservata nella Biblioteca Lolliniana di Bel- 
luno, e pubblicata l'anno 1758. da Monsignor Lucio Doglio- 
ni (2). Secondo essa i Bolognesi, raccolte nella primavera le 
loro truppe contro de' Modenesi, avean posto il campo presso 
il Panaro, e trattenevansi riattando il Ponte di S. Ambrogio 
per passare il fiume, e venire a' danni di Modena. Gli uomini 
d' Oliveto eransi staccati dall' esercito Bolognese , e passato il 
Panaro eran venuti sul territorio Modenese a tagliar legna pel 
compimento del Ponte . Il Re Enzo avvertitone , e unite insie- 
me numerose schiere di Cremonesi, di Tedeschi, e di Modene- 
si, si spinse a' 26. di Maggio contro que' d' Oliveto. Essi in- 
capaci di sostenere l' impeto di tanti nimici , levando alte grida, 
chieser soccorso , e tosto i Bolognesi passando il Ponte , benché 
non ancora compito, corsero in loro ajuto . E perché il lor 

nu- 



(1) Ib. T. XV. col. 5<S?. T. VUl. co!, mct. 
(2; Nuova Race d'Opufc. T. IV. p. 129. &c. 



C A P O V. 71 

numero non era ancora bastante , spedirono a cercare altre 
truppe sparse a foraggiare, le quali guadato il fiume a un luo- 
go detto Ceresa, unironsi a' lor compagni. Diessi allora prin- 
cipio a una ostinata battaglia , la quale finì con una totale 
sconfitta de' Modenesi. Il Re Enzo fu fatto prigione da' Bolo- 
gnesi insieme con gran numero di Cavalieri Tedeschi , Cremo- 
nesi, e Modenesi; molti rimasero uccisi, e gli altri volti in 
fuga inseguiti furono fino alle fosse e alle porte di Modena, e 
nella fuga stessa molti furono trucidati. Così nell' accennata 
Cronaca Lolliniana. E ad essa sono conformi , benché non ne 
faccian che un cenno, le altre Cronache Bolognesi e Modene- 
si , che fissano il luogo della battaglia tra la Fossalta e S. Laz- 
zaro. Solo la Cronaca Italiana di Bologna dice la battaglia se- 
guita il dì di S. Bartolommeo (i), nel qual giorno non seguì già 
la battaglia, ma il trasporto del Re Enzo alle carceri di Bolo- 
gna , e dice, ch'essa seguì nella Villa di Malavolta appresso Ca- 
maldoli appresso S. Lazzaro di Modena ; mentre né Malavolta ne 
Camaldoli mai non furono in questi contorni. In un'altra Cro- 
naca di Parma , che inedita si conserva presso il P. Affò , la 
prigionia del Re Enzo raccontasi diversamente , ma in modo , 
che sa troppo del romanzesco . Dicesi in essa , che il Re colle 
sue truppe trovavasi a Castel Leone , e a Castelfranco era 1* c- 
sercito Bolognese ; ch'-ei volle esaminarne la situazione e lai 
forza ; e che perciò cambiato abito , e postosi su un ronzino si 
accostò a* nimici ; che un Bolognese il conobbe , e postosi die- 
tro al ronzino gli balzò improvvisamente sulla groppa , e affer- 
ratolo fortemente il condusse al campo de' Bolognesi. La bat- 
taglia della Fossalta vien descritta minutamente dal Ghirardac- 
ci (z) , che ci indica le diverse squadre, in cui l'esercito de* 
Bolognesi era diviso, i lor Capitani , i diversi lor movimenti . 
Ma ei non ci addita, onde abbia tratte circostanze così minute. 
Qualunque però ne fossero le circostanze , è certo , che la bat- 
taglia riuscì funestissima a' Modenesi. Federigo scrisse una mi- 
nacciosa lettera a' Bolognesi, comandando loro di rilasciar su- 
bito il suo figlio, e i Modenesi, che avean prigioni (3). Ma essi 

eran 



(1) Script. Rer Irai. T. X/IIt, col- i6+. 

U) Stor di Boi. T. I. p. ir 4. 

ij) De Vineis Epift. L. IL C. XXXIV. 



72 MEMORIE STOR. MODENESI. 

erari troppo felici e gloriosi per ubbidirgli . Traile lettere di es- 
so se ne ha ancor una , che in qualche Codice vien diretta al 
Comune di Modena su questo fatto (i); ma pare, che essa si 
debba creder diretta a quello di Mantova. Baldanzosi per questa 
vittoria i nimici accostaronsi a Modena , e la strinser d* asse- 
dio , e colle macchine allora usate, gittando pietre neila Città, 
minacciavano di impadronirsene; anzi congiungendo alla violen- 
za T insulto , legato una volta un asino a un mangano lo spin- 
sero entro le mura (2). Qui ancora il Ghirardacci descrive a 
lungo 1' assedio e le sortite degli assediati , e le diverse loro 
vicende , e fralle altre cose racconta , che il detto asino essen- 
do venuto a cadere in una fontana, questa fu detta poscia la 
fontana dell'asino ( e una certo in Modena esisteva con tal no- 
me ) ; e che i Modenesi sdegnati per tale insulto usciti dalla Cit- 
tà sorpresero e fecero in pezzi la macchina , con cui esso era 
stato lanciato (1). 

Pareva , che Modena più a lungo sostener non potesse sì 
stretto assedio , e che essa fosse ornai vicina alla sua distruzio- 
ne . Quando o perchè gli esuli Modenesi volesser bensì abbattu- 
ti i loro nimici , ma non rovinata la comune lor patria , o per- 
chè il Cardinal Ottaviano Ubaldini Legato Pontifìcio s' interpo- 
nesse mediator della pace, agli 11. di Novembre dell'anno stes- 
so gli Aigoni o sia gli esuli Guelfi Modenesi raccoltisi nel pa- 
lazzo detto di S. Felice in Bologna scelsero deputati a trattare 
di accordo co* lor nimici G rasoi fi. Quest'atto ci mostra, quanto 
grande fosse il numero di tali esuli , uomini per lo più di illu- 
stri famiglie , e ci fa vedere , che in Bologna essi aveano il 
proprio lor Podestà , il quale era in quell' anno Zaccaria da 
Graidano , e i lor Capitani , che erano Jacopino Rangone , Do- 
sio da Ganaceto, Gherardo Garzone , e Guido da Rodeglia. I 
deputati da essi scelti a trattar di pace co' lor nimici , e a 
metter fine alla guerra traile due Città, furono Guidotto de' Pel- 
legrini e Radaldo da Ganaceto. Convien dire, che qualche 
difficoltà incontrasse il trattato , perchè solo a' 9. di Dicembre 
il Comune di Modena , ossia la parte de' Grasolfi , nominò suo 

Proc- 



lo ts l. »rr. e. xi.vn. 

(2) Script Rer. Ital. T. Xt col. *;, T. XVIII. col. 113. 264. 
(5; L. e. p. J76. 



C A P O V. ji 

Proecuraiore Erigeranno da Gorzano , e quattro giorni appresso 
quel di Bologna scelse esso pure i suoi Deputati a trattar delia 
pace, i cui articoli però dovean già essere stabiliti, poiché nel 
giorno medesimo se ne fece la solenne pubblicazione nella grati, 
piazza di Bologna alla presenza del Card. Ottaviano , de' Ve- 
scovi di Bologna e di Mantova , e di altri rispettabili perso- 
naggi . 

I principali articoli di questo trattato furono , che le due 
Città sarebbon vissute in amichevol concordia; che i Modenesi 
non facessero alcuna lega senza consenso del Cardinale e del 
Comun di Bologna; che i Castelli e le Terre de' Modenesi di 
là dai Panaro verso Bologna , i quali e'ran distrutti , rimanesser 
distrutti , e gli altri si potessero da' Bolognesi distruggere a lor 
piacere; che se il deposto Imp. Federigo , o il March. Lancia 
di lui Vicario , o Ecelino da Romano , o i Cremonesi o i 
Pavesi alleati di Federigo minacciassero di accostarsi a Reggio 
e a Modena, per impadronirsi nuovamente di questa Città, do- 
vesse il Comun di Modena scegliere alcuni suoi Cittadini da 
amendue le parti degli Aigoni e de' Grasolfi , quanti piacesse al 
Cardinal Legato e al Comun di Bologna , i quali dovessero ve- 
nir come ostaggi , e stare in Bologna , e non partirne se non 
otto giorni , dappoiché fosse cessato il timore ; che il Comun di 
Modena dovesse cancellar dal bando , e rimetter ne' loro beni 
que' di Bazzano , e che permettesse a quel di Bologna di sca- 
vare presso Spillamberto o in altro luogo sotto Vignola un ca- 
nale , che conducesse 1' acqua nel territorio Bolognese ; che o 
amendue i partiti de' Modenesi -si unissero nell' eleggere un Po- 
destà di Modena, che fosse Bolognese, e che piacesse al Cardi- 
nale e al Comun di Bologna, o che ciaschedun de' partiti ne 
scegliesse uno pur Bolognese ; che il Cardinale e il Comun di 
Bologna dovessero mandar soldatesche a custodire e a difendere 
le porte e la Città di Modena , e ciò a spese del Comune stes- 
so di Modena ; che tutti gli Aigoni esuli potessero rientrare in 
Città e al possesso de' loro beni ; e che una sincera e ferma 
pace si stabilisse tra essi e i Grasolfi . Per altra parte il Comun 
di Bologna promise esso pure , che sarebbe vissuto in pace co* 
Modenesi, e avrebbegli anche ajutati nelle lor guerre, ove qual- 
che anterior lega altrimenti non richiedesse ; che avrebbe con 
•gni mezzo conservata la pace trai due partiti , e impedito , che 

Tom. 11. K al- 



74 MEMORIE STOR. MODENESI. 
alcuna violenza dall'uno o dall'altro si commettesse; e che ne' 
Castelli e nelle Terre di là dal Panaro, le quali doveano o ri- 
manere distrutte, o distruggersi, conservasse il Comune di Mo- 
dena la sua giurisdizione , e i particolari continuassero a goder- 
vi de' loro beni , e che i Modenesi potessero fabbricarvi case e 
abitarvi, ma non entro i Castelli, i quali rimanessero in piedi; 
che la Terra di Nonantola dovesse rendersi al Comune di Mo- 
dena ; che non si movesse lite o controversia ad alcuno de' Mo- 
denesi per qualunque dubbio potesse nascere su' loro possedi- 
menti di qualunque genere dalle sentenze pronunciate contro i 
fautori dell' Imp. Federigo. Si aggiunsero alcuni patti per la vi- 
cendevole restituzion de' prigioni, e si decretò ancora, che il 
Comune di Parma dovesse approvar questa pace . 

Benché nelle circostanze , in cui i Modenesi allora trova- 
vansi , potesser temere di dover comperare la pace a condizioni 
anche assai più gravose , nondimeno dovette riuscir loro non 
poco spiacevole e disgustoso 1* esser costretti a ricevere nelle lor 
mura truppe Bolognesi , e il dovere scegliere da Bologna i lor 
Podestà , e il permettere la distruzione de' lor Castelli di là dal 
Panaro. Ma allora fu forza acchetarsi. Nove anni continuarono 
i Bolognesi a mandare a Modena due Podestà; e solo nel 1159. 
cominciarono i Modenesi a scuotere questo giogo . Le truppe 
Bolognesi non sappiamo per quanto tempo proseguissero a guar- 
dar la Città. Rimaneva a decidere la quistione intorno al Fri- 
gnano , del cui dominio disputavasi frai Modenesi e i Bologne- 
si . Di esso non si fece motto nel trattato di pace; ma ne fu 
poi di comun consenso rimessa la. decisione al Comune di Par- 
ma ; e vedremo altrove , qual fosse il fine di questa causa . Ciò 
che forse vi ebbe di peggio pe' Modenesi nell'esito di questa 
guerra, fu, che si ebbe bensì il pensiero di riunire in pace gli 
Aigoni e i Grasolfl , ossia i Guelfi e i Gibellini ; ma non si 
pensò a toglier di mezzo e a sradicare queste fazioni ; dal che 
ne venne, che tra non molto Modena tornò ad essere lacerata 
e straziata dalle civili discordie, come tra poco vedremo. 

Anche i fuorusciti Reggiani , cioè i Guelfi , ebbero nel 
detto anno 1249. molti vantaggi sopra i loro nimici . Uniti a' 
Parmigiani , ed accostatisi a Reggio , misero il fuoco a' ponti e 
alle porte di S. Stefano e di Bernona e al Borgo di Ognissan- 
ti . Uno de' loro capi innoltre , cioè Simone di Bonifacio Man- 

fre- 



C A P O V. 75 

fredi , colle sue truppe sorprese ed occupò le Terre di Novi , di 
Rolo , e di S. Stefano . A queste sinistre vicende si aggiunse 
nell' anno medesimo una straordinaria innondazione del Crosto- 
lo , che recò alle campagne Reggiane non piccioli danni . Si 
mise ancor la discordia fragli stessi Cittadini del partito Impa- 
nale , né poterono accordarsi nell' eleggere il Podestà per V an- 
no 1250. Perciò Ecelino da Romano in nome dell' Imperadore An. 1250» 
terminò la contesa , mandando a sostenere tal carica Ugolino di 
Santa Giuliana. Ma lo stesso anno 1250. ancora fu infelice a* 
Gibellini Reggiani, perciocché i Modenesi fatti già Guelfi uniti 
co' Bolognesi e co' Reggiani fuorusciti , e co' Parmigiani , co' Ro- 
magnoli e co' Toscani e co' Ferraresi scorsero con recar grave 
danno il territorio di Reggio , e ne trasportaron gran preda . 
E il solo vantaggio , che i Gibellini Reggiani ottennero , fu 
quello di ricuperar Novi , e di espugnar Campagnola , con far 
molti prigioni , e con recare in que* distretti desolazione e ro- 
vina (1) . 

La morte di Federigo II. accaduta in Puglia a' 13. di Di- 
cembre dello stesso anno 1250. sedò per qualche tempo i tu- 
multi e le guerre civili in queste Provincie . In Modena non 
troviamo movimento alcuno d' armi pel corso di parecchi anni . 
Egli è vero, che l'anno 1252. rinnovossi in Brescia la Lega 
Lombarda dalle Città della parte Guelfa ; e a quel consesso in- 
tervennero gli Ambasciadori di Modena , e de' fuorusciti Guelfi 
Reggiani, giacché la Città era ancor Gibellina (2); ma questa 
Lega diretta alla pubblica sicurezza non produsse in queste par- 
ti novità alcuna. Due soli affari importanti occuparono questo 
Comune . Il primo fu 1' accennata controversia co' Bolognesi pel 
dominio del Frignano, la quale l'anno 1255. ^ u dal Cornuti di 
Parma decisa in favore de' Modenesi ; del che si dirà nella Dis- 
sertazione sulle Rivoluzioni del Frignano , ove ancora si ragio- 
nerà de' torbidi, che poco appresso si eccitarono a cagione del- 
la Badia di Frassinoro, e del modo, con cui essi furon compo- 
sti . L' altro affare riguardò il dominio di Carpi . Abbiam vedu- 
to, che il Pontefice Innocenzo III. di quel Castello e di quello 
di Montebaranzone insieme col patrimonio della Contessa Matil- 

K 2 de 



(1) Script. Rer. Irai. T. Vili. col. (i) Antiqu. Ital. T. IV. col. 487» 
ino. ikc. 



76 MEMORIE STO R. MODENESI. 

de avea data l'investitura a Salinguerra , e che mal volentieri 
ciò soffrendosi da' Modenesi , nel cacciaron coli' armi , e che pò* 
scia venuti ad amichevole composizione con Onorio III. succes- 
sor d' Innocenzo ottennero , che que' due Castelli sotto titolo di 
custodia fossero loro affidati . Dopo la morte di Salinguerra ac- 
caduta l'anno 1244. Ugo da Sanvitale nipote del Pontefice In- 
nocenzo IV. ottenne dal zio un ordine al Comun di Modena 
di rendere alla Chiesa il Castello di Carpi; e benché ciò non 
seguisse, fattone un occulto maneggio con queir Arciprete Ri- 
che rio , e con alcuni altri Carpigiani , e singolarmente con 
Gigliolo de' Brocchi , con Galvano da Carpi , a' 24. di Di- 
cembre del 1250. entrò improvvisamente in Carpi, e ne pre- 
se possesso . Irritati i Modenesi a tal nuova posero al bando 
tutti i Cittadini di Carpi , e prese 1' armi già apparecchiavansi 
ad andare all' assedio di quel Castello . Ma essendo in questo 
frattempo Galvano da Carpi principal Cittadino con tutti i suoi 
seguaci e 1' Arciprete Richerio venuti all' ubbidienza del Comu- 
ne di Modena , i Modenesi più facilmente costrinsero il Sanvi- 
tale a partirne , e vi posero lor Capitani . La Cronaca nomina 
solo Richerio , senza dirlo Arciprete . Ma poiché il Sigonio , 
che non fa menzione di Richerio, accenna, che l'Arciprete di 
Carpi fu uno di quelli , che introdotto vi aveano il Sanvitale , 
é probabile, che Richerio fosse egli medesimo l'Arciprete. Del- 
lo sdegno , che perciò ebbe il Pontefice , delle censure contro 
il Comun di Modena fulminate, e dell' accomodamento, che po- 
scia si fece tra esso e il Pontefice Alessandro IV. nel 1255. per 
cui il Sanvitale ricevuta una somma di denaro, rinunciò a qua- 
lunque diritto potesse aver sopra Carpi, si è detto a lungo nel- 
la Storia della Badia di Nonantola (1) , e non giova perciò il 
ripeter qui lo stesso racconto . 

Solo non vuoisi tacere , che il Rinaldi non ha espressa 
esattamente l'origine di questa controversia. Perciocché egli di- 
ce (2) , che l' Imp. Federigo per acquistarsi la benevolenza de* 
Modenesi avea loro ceduto il Castello e il territorio di Carpi 
proprio della Chiesa; e che Innocenzo IV. commise al Card. 
Ottaviano Ubaldini di ricuperarne il dominio. I Modenesi erano 
in possesso di Carpi per la custodia loro affidatane da Grego- 
rio 

(i) T. I, p. 474. (2) Ann. Eccl. ad an. 1251. 



C A P O V. 77 

rio IX. e da Onorio III., e non troviamo, che Federigo gli 
investisse di quel Castello ; né essi avrebbon chiesto ciò , che 
anche senza la sua autorità possedevano . 

Fuor di questi due fatti nulla troviamo di memorabile nel- 
la Storia di Modena fino all'anno 1264. E nuli' altro , che de- 
gno sia d'essere qui ricordato, ci narrano gli antichi Annali, 
fuorché l' ingresso , che fece in Modena a* io. d' Ottobre dell' 
anno 1251. il Pontefice Innocenzo IV. tornando di Francia, 
sul che però ha mosso qualche dubbio il Muratori (1), le con- 
tese , che nel 1254. si eccitarono in Modena frai due Podestà 
Bolognesi , che allor governavano la Città , all' occasion della 
multa di due mila lire di Modena , a cui era stato condenna- 
to , forse pel fatto poc' anzi narrato , Galvano da Carpi , che da 
uno volevasi assolutamente esigere , dall' altro non si voleva , 
se prima non fossero udite le ragioni del condennato ; per la 
qual dissensione a 6. di Agosto ad istanza del Comune amen- 
due deposero la loro carica , che a due altri pur Bolognesi fu 
confidata ; e i vantaggi , che recò alla Città e al distretto Gui- 
do da Pietrasanta Milanese Podestà nel 1259., il quale veggen- 
do, che il territorio era assai molestato da ardici e facinorosi 
ladroni per esso sparsi, feceli per ogni parte inseguire, e avutili 
nelle mani li condannò all' estremo supplicio , e ricondusse in 
tal modo la tranquillità e la sicurezza (2) . Guido fu il primo 
Podestà , che dopo la pace del 1249. Modena prendesse altron- 
de che da Bologna ; e non troviamo , che i Bolognesi di ciò 
menasser rumore . Ed è probabile , che circa questo tempo me- 
desimo il Comune di Modena si liberasse ancor dalle truppe 
Bolognesi , che secondo Io stesso trattato dovean guardar la 
Città . A questa ricuperazione dell' antica sua indipendenza si 
aggiunse nel 12 61. un notabile accrescimento di autorità e di 
giurisdizione ; perciocché pe' trattati fatti dal Comune di Mode- 
na colle due Badie di Nonantola e di Frassinoro esso ottenne 
di avere 1' assoluto dominio di molti Castelli e Terre , che a 
quelle due Badie erano stati finallora soggetti , come si è osser- 
vata nella Storia della Badia di Nonantola, e come si vedrà nel- 
la Dissertazione sulle Rivoluzioni del Frignano . 

An- 



Cl). Ann. cP Ital. ad h. a. 

(*)' Script. Rcr. Irai. T. XI. col. 64, &c. 



An. 1155. 



7$ MEMORIE STOR. MODENESI 

Anche in Reggio si visse comunemente in pace pel corso 
di alcuni anni ; e ad allontanare ogni pericolo di nuova guerra 
co' Modenesi , nuove convenzioni si fecero V anno 1258. tra 
amendue le Città , per darsi vicendevole soddisfazione in caso 
di qualche danno dall' una all' altra parte recato , e per assicu- 
rarsi a vicenda ciò , che amendue possedevano ; e alcuni patti 
ancora si stabilirono a riguardo de Comunali , cioè di que', che 
aveano beni in amendue i territori!, i quali nel trattato son no- 
minati , e sono le famiglie de* figli di Manfredi , i Manfredi Si- 
gnor di Borzano , i Nobili di Magreda , di Rodeglia e di Go- 
mola fi). Non cessarono ivi però le discordie subito dopo la 
morte di Federigo; e nel 125 1. i fuorusciti Guelfi occuparono 
Castellarano (2) . Ma Y anno seguente per opera singolarmente 
di Fra Egidio da Verona Religioso del Monastero di Campa- 
gnola a' 17. d' Agosto si stabilì e si pubblicò una general pace 
tra' due contrarli partiti , e quindi 1' anno seguente a' 28. di Ot- 
tobre il Vescovo Guglielmo da Fogliano , che come un de' pri- 
marii della parte Guelfa già da più anni era esule dalla Città , 
rientrovvi solennemente accolto alla Porta di S. Croce da tutto 
il popolo e da tutto il Clero , che- colle Croci e co' Gonfaloni 
gli andò incontro , e accompagnato da tutti gli altri dello stes- 
so partito , e nel giorno seguente al suon delle trombe e delle 
campane fu nuovamente pubblicata la pace (3) . 

Essa però fu talvolta interrotta; perciocché l'anno 1255. 
essendo Podestà di Reggio Giberto dalla Gente , che era insie- 
me Podestà di Parma , e avendovi questi posto per suo Vicario 
Guido degli Angeli, il Comune mal soddisfatto di amendue pri- 
volli a forza delle lor cariche ; e fu eletto a Podestà Jacopino 
Pennacio del fu Gigliolo da Sesso , e ne venne perciò discordia 
trai Comuni di Parma e di Reggio , la qual però non proruppe 
in aperta guerra . E così pure nell' anno stesso dovette il Co- 
mun di Reggio armar truppe nella montagna, per assediare la 
Rocca di Canossa occupata da Bonifacio del fu Giovanni da 
Canossa , il quale da essa movendo infestava e malmenava quel 
Monastero e i passaggeri ; e di fatto la Rocca stessa per opera 
singolarmente di Alberto da Canossa fu espugnata e distrutta^. 

AI- 



CO Taccoli Mem T. II. p. ? 4 8. &c. (?) Ib. col. 1119. 
(2) Script. Rer.Itai.T.VIlf. col. m8. ( 4; lb. col. 1120. 



C A P O V. 79 

Alcuni fuorusciti innoltrc occupavano ancora Castellarano , e so- 
lo nel 1257. potè il Comun di Reggio cacciameli, e ricuperarne 
il dominio (1). Della Podesteria di Giberto dalla Gente in -Reg- 
gio parla anche Fra Salimbene nella sua Cronaca MS. , il quale 
all'anno 12,53. racconta, che Giberto fattosi Signor di Parma, 
( di cui di fatto col nome di Podestà fu padrone per sei anni 
dal 1253. fino al 1259.) desiderava ancora di avere il dominio 
di Reggio e di Modena, e che, quanto a Modena, avrebbe vo- 
luto, che egli Fra Salimbene si adoperasse ad ottenerglielo, ma 
eh' egli non volle in ciò intromettersi : Et voluìt , quod de Muti" 
na babenda procurator suus essem , sed nolui me intromìttere . Aggiu- 
gne , che ottenne poi la Signoria , cioè la Podesteria di Reg- 
gio ; ma che i Reggiani mal soffrendone le vessazioni e le an- 
gherie , presto il cacciarono , e che egli per vendicarsi de' Reg- 
giani non meno che de' Parmigiani diede una sua figlia detta 
Mabilia in moglie a Guido da Correggio . Ma per allora non 
seguì mossa d' armi , e Giberto non potè ricuperare il perduto 
dominio . 

Ciò non ostante il fuoco delle civili discordie era sopito , ^ n * tl6 °' 
ma non estinto; e di quando in quando eccitavansi nuove fiam- 
me , che minacciavano incendio . Le più potenti famiglie di Mo- 
dena, cioè quelle da Gorzano , da Rodeglia, da Gomola, e de* 
Rangoni e de* Boschetti dividevansi in contrarii partiti , e avean 
molti seguaci . Lo scoppio della guerra civile fu ritardato per 
qualche tempo dall' improvviso spirito di penitenza , che in mol- 
te Città d'Italia si accese 1' anno 1260., per cui numerose 
schiere d' uomini spogliandosi ignudi fino alla cintola andavano 
per le pubbliche vie flagellandosi aspramente , e chiedendo a 
Dio pietà e misericordia . Modena e Reggio non furon traile 
ultime ad accendersi di questo diVoto entusiasmo , del che al- 
trove ho parlato più a lungo (2.) , e frutto ne fu il togliersi le 
inimicizie, che da lungo tempo ardevano tra' Cittadini , e il cor- 
rere ad abbracciarsi 1' un 1' altro , e dimenticando le passate of- 
fese vivere tranquillamente in una dolce concordia (3) . A ren- 
der più stabile la pace in Reggio si aggiunse ancora , che la 

Cit- 



CO ib. col. nzc. ( ? > Script. Ret. fai. T. XL col. Ó5. 

(2 Notiz. della Confraternita di S. &c. 

Pietro M. 



So MEMORIE STOR. MODENESI. 

Città e i Magistrati furono in quest' anno prosciolti dalla sen- 
tenza di interdetto e di scomunica , che coatro di essi avea da- 
ta il Pontefice sei , o , come si legge nella copia Ferrarese del 
Memoriale , sette anni addietro (i) . Delle quali censure però io 
non veggo , qual potesse esser V origine ; perciocché anzi sette 
anni addietro eransi riconciliati i Gibelhni co' Guelfi , e il Ve- 
scovo di Reggio era tornato alla sua Sede , come si è detto 
poc' anzi . Ma questa pace e questa tranquillità cessò troppo 
presto , ed ebbe poco più lunga durata che la pubblica flagella- 
zione , la quale dopo un anno o poco oltre ebbe fine . 
An. iz$a. Non eransi mai del tutto disciolte in Modena le Società 

degli Aigoni Guelfi e de' Grasolfi Gibellini , e de' primi erano 
allora capi quel Jacopo Rangone già nominato in addietro , e 
Manfredo dalla Rosa Signor di Sassolo , e ad essi era unito 
Monaldo da Orvieto Podestà di Modena nel 1264. De' secondi 
eran capi que' della famiglia da Górzano , e già da lungo tem- 
po ciascheduno de' due partiti pensava all'oppressione dell'altro. 
Il Rangone cercò al suo potenti appoggi , e fece venire in suo 
soccorso a Modena il Marchese Obizzo d' Este e il Conte di S. 
Bonifacio con molte truppe Mantovane e Ferraresi ; e certo in 
tal modo di riportar vittoria sopra i ni mici , a' 14. di Dicem- 
bre dello stesso anno 1264. assaltò improvvisamente i Grasolfi; 
e li costrinse ad uscire dalla Città . Non molta però fu la stra- 
ge , perchè picciola dovette essere la resistenza , e non trova- 
ronsi morti che Tommaso da Gorzano Cavaliere , Pietro Pellic- 
cia , Guido de' Bastardi , Marocco de' Pedrezzani , e quattro del 
popolo . Nel racconto di questo fatto convengono quanto alla 
sostanza gli Annali Mjdenesi e il Memoriale Reggiano (2); e 
solo discordano in ciò , che ne' primi si fissa la venuta a Mo- 
dena del March, d' Este e del Conte di S. Bonifacio al giorno 
seguente all' espulsion de' Grasolfi, nel secondo si fa ad essa pre- 
cedere . Ma non bastava 1' aver cacciati da Modena i Grasolfi ; 
conveniva ancora assicurarsi , eh' essi non potessero più tornar- 
vi . A tal fine gli Aigoni corsero al Castel di Gorzano , ove i 
nimici potevano fortificarsi , e il distrussero totalmente . Quindi 
si venne alla scelta di quattro Capitani, che fino al Natale di 

queir 



(0 n>. t. vi/r. col. U22. 

(a; ib. col. 11x3. T.XI. col. 66. 



CAPO V. *t 

queli' anno stesso reggessero la Gittà , e furono scelti Gugliel- 
mo Rangone , Simone Boschetti , Antonio da Rodeglia , e Rai- 
nero da Nonantola; e passati que' giorni furon nominari due 
Podestà pe' due semestri dell'anno seguente, cioè Guidotto Gui- 
doccero de' Galluzzi e Bartolommeo Guidotti amendue Bolo- 
gnesi . Intorno a questa espulsion de' Grasohi abbiamo un cu- 
rioso aneddoto in una carta di questo Monastero di S. Gemi- 
niano . Un certo Guiduccio Beccajo in queir occasione era cor- 
so insiem colla moglie e con una sua nipote al Convento, che 
èli Umiliati aveano in Modena , e ivi consecrandosì tutti e tre 
al Divino servigio aveano al Convento fatta donazione di tutti 
i lor beni . Ma passato il pericolo , a' 9. di Gennajo del seguen- 
te anno 1265. ei protestò, che tutto ciò avea fatto propter mc- 
tum rnortìs & corporis cruciatus qusm babebai de Communi Mmin. 
..... occasione partis Grasulforum expuhorum de m-vìtMs Mmin. „ 
e che perciò ei riputava di niun valore tutti quegli atti . Ei pe- 
rò non potè sì presto ottener l'intento; ma solo agli 8. di Giu- 
gno del 1268. riconobbero anche gli Umiliati come nulli gli at- 
ti medesimi . 

Assai più ampiamente e più funestamente si stese l'incen- 
dio della guerra civile l'anno 1265. La Città di Reggio o erasr An. 1265, 
nuovamente dichiarata pel partito Gibeliino , o questo vi si era 
dì nuovo accresciuto rn modo , che molti Guelfi avean dovuto 
uscire dalla Città. Queste turbolenze erano cominciate fin dall' 
anno 1263., perciocché sotto quest'anno abbiamo un Breve di 
Urbano IV. al Priore de' Predicatori e al Guardiano de' Mino- 
ri di Reggio , in cui egli amaramente si duole dell' Abate di S„ 
Prospero , il quale , benché sommamente beneficato dalla Sede 
Apostolica , erasi contro di essa rivolto , e nel suo Monastero 
avea dato ricovero a' messi e a' fautori di Uberto Pelavicino , 
uno de' primarii Capi de' Gibellini , e comanda loro perciò , 
che di questo grave misfatto formino il processo (1) . I Guelfi 
ossia gli Aigoni Modenesi vollero andare al soccorso de* lor 
Compagni Reggiani. Quanti potevano in Modena portar le ar- 
mi, cioè tutti que', che passavano i quattordici anni, nobili e 
plebei , si armarono , e venuti verso Reggio , e ivi unitisi co' 
Tom. IL L ' s Fo- 



Ci) Bullar. Francifc. T. II. p. 5 j 1. 



8z. MEMORIE STOR. MODENESI. 

Fogliani e co' Roberti , che erano i principali tra' Guelfi , e con 
altri fuorusciti, a 28. di Febbraio, secondo gli Annali Modenesi, 
o a 6. di Marzo secondo il Memoriale Reggiano , ruppero , ed 
atterrarono la Porta del Castello , che era stata murata , ed en- 
crati in Città vennero a sanguinosa battaglia con que' da Sesso 
Capi de' Gibellini. Durò un giorno intero la zuffa, e finalmen- 
te i Sessi furon volti in fuga , e costretti ad uscire dalla Città , 
e ritirarsi al Castello di Reggiolo , che era del Comune di Reg- 
gio , e di cui si fecer padroni . Indi , come si narra nella copia 
Ferrarese MS. del Memoriale medesimo , i Sessi impadronì ronsi 
ugualmente del Castello di Rolo ; e da que' due Castelli anda- 
vano molestando e infestando il territorio di Reggio. I Reggia- 
ni Guelfi di ciò irritati corsero armati a Rolo , e appena giun- 
ti espugnarono quel Castello , e appiccati que', che vi trovarono 
entro, tutto il distrussero. Un nuovo nimico ebbero i Reg- 
giani ne' figli di Gherardo Lupi , i quali uniti a' Sessi in quest' 
anno stesso occupato il Castello di Canoli si ribellarono al Co- 
mune di Reggio. Ma questo Castello ancora assediato dal po- 
polo Reggiano dovette arrendersi a patti , e vi fu posto un Ca- 
pitano colla sua guernigione a nome del Comune dì Reggio , 
finche durava la guerra , a patto che cessando essa dovesse il 
Castello rendersi a' Lupi. Tutti anche i seguaci de' Sessi furon 
costretti ad uscire dalla Città , e a starne lungi almeno tre mi- 
glia . Tutti gli altri però furono affidati , cioè assicurati della lor 
vita , trattine i Sessi , che consideravansi come capitali nimici . 
Iacopino Rangone fu allor fatto Podestà di Reggio , deposto 
Marco Gradenigo , che sosteneva quella carica , e che forse fu 
creduto fautore de' Gibellini (1). 

Di queste rivoluzioni , per cui le Città di Modena e di 
Reggio da Gibelline divenner Guelfe , parla ancora nella sua 
Cronaca di Firenze Ricordano Malespini , benché con qualche 
diversità dagli Scrittori Modenesi e Reggiani , singolarmente 
nella parte non picciola, che in essa ei fa avere a' suoi Fio- 
rentini . Da lui poscia la trasse Giovanni Villani (2) , e amen- 
due per errore assegnano il fatto all'anno 1263. Udiamone dal- 
lo stesso Malespini il racconto (3): Avvenne,, che in quegli tem- 
pi y 



CO Scrip'. Rtr. Ital. T. Vili. col. 112?. 

(zj Ib. T. XIII. col. 218. (3; Ib. T. Vili. col. 996. 



/ 



CAPO V. 8!j 

fi , che quelli della Citta di Modena Guelfi contro i Ghibellini veli- 
nono a dissensione ed a battaglia , e coni è usanza nelle Terre dì 
Lombardia raunarsi a combattere in sulla piazza , più dì stettono a/-' 
front ati senza soprastare f uno al 7' altro. Avvenne , che ì Ghibellini 
soprastando , i Guelfi mandarono per soccorso a Bologna , e spezial- 
mente agli usciti di "Firenze , i quali incontanente vi andarono , e 
giunti a Modena per li Guelfi si furono messi dentro; e in sulla 
piazza di Modena si missono a battaglia contro a Ghibellini , i quali 
poco sostennono , e furono sconfitti e morti , e cacciati dalla terra , e 
rubati . Delle prede de* quali i detti Guelfi Fiorentini e di Toscana 
molto ingrassarono , e ciò fu negli anni di Cristo milk ducento ses- 
santatre . E poco tempo appresso per simile si cominciò dissensione e 
battaglia a Reggio , e mandati per loro a Guelfi usciti di Firenze , 
per soccorso , eh' erano di Modena , incontanente v andarono , e fecio- 
no loro Capitano Mcsser Forese degli Adimari . E intrati in Reggio 
furono in sulla piazza alla battaglia , la quale molto durò , perocché 
Ghibellini di Reggio erano molto possenti , tra* quali v era uno , che 
era chiamato il Cacca da Reggio; ed in motti ^ancora oggi si arricor- 
da . Questi era grande quasi come uno gigante e di grandezza e di 
fortezza con una mazza in mano di ferro ; non si ardiva appressare 
niuno dinnanzi a lui . Ciò veggendo ì gentiluomini di Firenze usciti , 
elessero tra loro dodici de più valorosi uomini , ì quali con coltello 
in mano si ristrinsono addosso al detto valentuomo , e sì lo uccisono 
in sulla piazza . Come i Ghibellini vi dono morto il loro campione , 
incontanente si missono in fuga , e furono cacciati da Reggio , e ruba- 
ti . Delle prede de' quali gli usciti Guelfi arricchirono , e bene si guer- 
nirono £ armi e di cavalli , andarono in sussidio di Carlo Conte d An- 
giò e di Provenza , quando passò in Puglia contra Manfredi, 

Ma il maggior impeto della guerra si volse alle montagne 
di Modena. I Grasolfi Gibellini eransi raccolti nel Contado di 
Gomola nel Frignano , ed eransi singolarmente fortificati nel 
Castello di Brandola. Colà dunque recaronsi in gran numero 
fanti e cavalieri Guelfi di Modena, e per tre giorni si accam- 
parono all'assedio di quel Castello. Ma nato in essi il sospetto 
di qualche tradimento, levate le tende e tutti gli attrezzi mili- 
tari , tornaronsene a Modena , non senza però aver fatta molta 
strage de' lor nimici . Lieti di tal partenza i Grasolfi di Bran- 
dola uscirono dal Castello , e condotti dal Podestà da essi scel- 
to , che era Pietro dall' Asinella, scesero sopra la Villa di Ni- 

L 2 rano 



3 4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

rano , e la incendiarono. Ma nel tornarne giunti alla Croce di 
Montardone presso Ligorzano , furono impetuosamente assaliti 
da' Guelfi, o Aigoni , e dopo aver perduto il lor Podestà caduto 
insieme con più altri nelle mani de* nimici , furori costretti a 
fuggire, e furono inseguiti fino a Brandola. Il Podestà de' Gra- 
solfi. Pietro dall' Asinella liberato poscia dalle prigioni tentò di 
sommovere il Comari di Bologna a vendicare le ingiurie e i 
cattivi trattamenti, ch'ei diceva di aver ricevuti da' Modenesi; 
ma il Commi di Bologna nel 1267. decise, che non doveasi 
perciò molestare il Comune di Modena , e lo stesso Pietro con- 
fessò poscia , che giusta era stata la sua prigionia , atteso il dan- 
no, ch'egli avea proccurato di recare al Comune di Modena(i). 
Qualche compenso però di questa perdita essi ebbero nell' espu*- 
gnar che fecero il Castello di Scorcellese > alla cui guardia po- 
sero Francesco de' Pedrezzani (2) . Meno sconvolto fu il terri- 
torio di Reggio; perciocché i Religiosi degli Ordini de' ^Predica- 
tori e de' Minori si adoperarono con sì felice successo , che si 
stabilì una tregua di tre mesi trai Guelfi e i Gibellini dalla fe- 
sta di S. Pietro fino a quella di S. Michele. Ma appena spirata 
la tregua si ripigliarono le armi , e i Reggiani Guelfi uniti con 
alcune truppe de' Modenesi , mentre frattanto alcune altre di que- 
sti trattenevansi in custodire la Città di Reggio , salirono i 
monti ad assediare il Castel di Toano , che era occupato da' Gi- 
bellini. A questo assedio essi condusser fra gli altri attrezzi mi- 
litari un trabucco lavorato a tal fine nella piazza di Modena 
di sì enorme grandezza , che sei paja di buoi richiede vansi a 
trasportarlo. Ma dopo essere stati intorno a Toano per tre set- 
timane , atterriti alla nuova , che si accostavano i Cremone- 
si con più altri Gibellini , se ne fuggirono , lasciando ivi tutte 
le tende e le macchine e il gran trabucco , e paghi di met- 
tere in salvo le lor persone . E circa lo stesso tempo i Gra- 
solfi Modenesi si volsero contro il Castello di Monte Stefano 
presso Rubbiano , ove sapevano, esser gran copia di viveri , e 
1' espugnarono (3}. 
Ann. iió6. Continuò nel seguente anno 1266. con ugual furore la 

guerra civile in Modena e nel suo territorio. A* Grasolfi , che 

era- 



(iì Regiflr. Privi?. Comm Mut. (x) Script. Rer. [tal, T. XI. col. 6j. 
(?,- Ib. ec. T. Vili. col. 11 24. 



C A P O V. 85 

erano staci costretti ad uscire dalla Citta , fui intimato di an- 
darsene lontani fino ad Imola ; e oltre essi tutte le loro fami- 
glie furono ( similmente mandate in bando . Quindi i Modenesi 
Aigoni o Guelfi vennero a sapere, che una gran parte de' lor 
nimici Grasolfi eransi ritirati e fortificati nel Castello di Mon- 
te Vallaro presso al confin Bolognese , e vicino a Serravalle , 
Castello , di cui era Signore Ugolino da Guiglia ,. il quale , se- 
guace prima della parte degli Aigoni , erasi poscia cantra essi 
rivolto , e consegnato Io avea a' Grasolfi , che da esso andava- 
no infestando il territorio di Modena. Raccolte dunque dagli 
Aigoni nel mese di Maggio truppe in buon numero composte 
di Guelfi Modenesi , Reggiani , Parmigiani , Fiorentini , Bolo- 
gnesi , e Tedeschi ancora e di altre nazioni, che formavan la 
somma di due mila cavalli, e di un grandissimo numero di fan- 
ti , recaronsi ad assediarlo . Più di cinque settimane durò questo 
assedio, che ora appena durerebbe cinque ore. Eranvi racchiusi 
i principali de Grasolfi , e tra essi Egidio di Manfredo Pia, 
Matteo ed Arrigo fratelli da Gorzano, e Albertino e più altri 
della stessa famiglia , Bravo de' Bravi , i figli di Jacopino e di 
Aldrovandino Conti di Gomola , ed aveano a lor Podestà Gu- 
glielmo da Monteveglio, e tutti insieme formavano la guarni- 
gione di circa mille persone . La difesa fu valorosa e costante . 
E molte macchine degli assedianti furono dagli assediati incen- 
diate , molti de' primi rimasero o uccisi o prigionieri . Tentossi 
ancora di dar soccorso all'assediato Castello; e Manfredo Pio e 
Accorso da Montecuccolo uniti insieme a molti Grasolfi Mode- 
nesi e a molti Gibellirri , detti ancor Lambertacci, Bolognesi. ,, e 
'ad altri Fiorentini e Tedeschi, in numero di circa settecento 
soldati si accostarono per costringere gli Aigoni Guelfi a lascia- 
re l'assedio-. Ma dovettero essi volgere addietro; e frattanto es- 
sendo gli assediati condotti a mal partito dalla mancanza di ac- 
qua e di viver»! , videro ancora data alle fiamme a' 4. di Luglio 
la palizzata , che circondava il loro Castello . Quindi non po- 
tendo sostenersi più* oltre , il dì seguente si arresero, a patto 
di potersene andar salvi . Solo il traditore Ugolino da Guiglia , 
mentre mortalmente infermo facevasi trasportare fuor del Ca- 
stello , assalito dal furor popolare fu crudelmente ucciso , e il 
Castello fu totalmente distrutto. E in quest'anno medesimo, 
mentre i Parmigiani Guelfi andavano conquistando alcuni Ca- 
stelli 



16 MEMORIE STOR. MODENESI. 

stelli del Ior territorio occupati da Gibellini , alcune truppe Mo- 
denesi da essi chiamate trattenevansi in Parma a custodire e a 
difendere la Città contro qualunque insulto nimico (j). 

I Grasolfi reggendo poco felici i successi delle loro anni , 
benché come Gibellini dovessero attenersi al partito Imperiale , 
crederono nondimeno di potere allora servare al tempo , e ri- 
solverono di gittarsi nelle mani del Papa . Perciò Egidio Pio e 
Federico del fa Lanfranco Pio insieme cogli altri capi della lo- 
ro fazione trovandosi a Bologna nella Chiesa di S. Francesco a* 
4. di Marzo del 1267. nominarono loro Proccuradore Andrea de' 
Venefici, il quale recandosi in loro nome al Pontefice Clemen- 
te IV. gli offerisse la Città di Modena , acciocché egli a suo 
piacere ne riformasse lo stato, e ne togliesse i disordini, e per 
tal modo tanti infelici , che andavano miseramente raminghi e 
dispersi , potessero alla lor patria far ritorno . Nel qual manda- 
to si accenna un trattato di pace, di cui non abbiamo altra no- 
tizia , fatto già dal Cardinal Ottaviano Legato Apostolico fra i 
due contrarii partiti , il qual però non dovea aver ottenuto che 
un momentaneo effetto. Di questo fatto io non ho trovata me- 
moria che nella cronaca di Fabio Papazzoni , il qual però indi- 
viduandone così minutamente le circostanze , pare che avesse 
sott' occhio il documento da lui accennato. Non sappiam , se il 
Pontefice accettasse 1' offerta , che i Grasolfi faceangli. Ma cer- 
to essa non ebbe effetto , né egli esercitò mai in Modena giu- 
risdizione di sorta alcuna. 

Più pronti furono i Reggiani a pentirsi di tener sempre le 
armi in mano contro de' lor medesimi concittadini . Fin dal Di- 
cembre del 1265. erasi da quel Comune fatta una particolar pa- 
ce colla famiglia de' Lupi Signori di Canoli e di Cognento , e 
con Guidotto da Correggio , con cui pure avea controversie lo 
stesso Comune. Quindi nel MS. Ferrarese del Memoriale Reg- 
giano si narra , che Jacopo di Rolando Rossi da Parma Podestà 
di Reggio nel 1266. fu scelto da essi ad arbitro delle interne 
loro discordie con facoltà di compqrle , come credesse opportu- 
no ; ma che egli ricevuta avendo da' Modenesi , cioè dagli Aigo- 
ni , una somma non picciola di denaro , perché non si facesse 
la pace, trovò maniera di impedirla, e che del denaro da' Mo- 

de- 



(1) L. e. T. XI. col. 6%. T. VIIL col. 1116. 



C A P O V. 87 

denesi ricevuto si valse per maritare una sua figlia in un figlio 
di Alberto de' Caccianimici Bolognese, e che sdegnati perciò i 
Reggiani , passati quattro mesi del suo governo , U deposero , e 
pagandolo interamente dello stipendio dovutogli, il congedarono , 
e chiamarono a Podestà per gli altri otto mesi Buonaccorso de* 
Bellincioni Fiorentino. Questi adoperossi onestamente e felice- 
mente a stabilire la pace tra i Sessi capi de* Gibellini , e allora 
esuli , e i Roberti capi de' Guelfi , ed essa fu pubblicata a' 3. 
di Settembre. Egli stesso però non raccolse da ciò quel frutto, 
che avea ragion di sperare. Era egli amante del popolo, e po- 
co favorevole a'. Nobili, e nel sostenere i diritti del Comune vo- 
leva insieme, che i pesi non ne cadessero solo sui poveri, ma 
che i ricchi ancora e i Nobili ne venissero a parte, e perciò 
caduto in odio presso di questi fu egli ancora cacciato . Così si 
narra nel Memoriale , che si ha alle stampe ; ma nel MS. si di- 
ce solo , eh' ei teneva a dovere i Nobili , non si dice , eh' ei 
fosse cacciato - y e forse nello stampato, che in più luoghi è con- 
fuso , si è narrata del secondo Podestà 1' espulsione , che dovea 
narrarsi del primo (1). 

La pace però non si estese fino a rimettere i Sessi in Reg- 
gio; anzi dappoiché essa fu stabilita, si formò una legge, che 
se alcuno ardisse di proporre, che i Sessi e i lor fautori potes- 
sero tornare a Reggio, prima che fosser passati quattro anni dal 
giorno della promulgazion della pace, e anche quattro anni do- 
po , che il Castel di Reggiolo fosse tornato in potere del Co- 
mune di Reggio, o se ardisse di proporre , che i medesimi Ses- 
si e gli amici loro potessero accostarsi per più di otto miglia a 
Reggio, ei fosse condennato all'ammenda di 500. lire, e che se 
il Podestà facesse lo stesso progetto, fosse immediatamente cas- 
sato dal suo ministero (2) . E fin dall' anno precedente era sta- 
to ordinato, che tutte le case e i beni de' Reggiani posti al 
bando del Comune così in Città come nel territorio dovessero 
atterrarsi e rovinarsi , e che le torri delle case de' Sessi e de' 
loro fautori dovessero spianarsi fino al tetto delle case medesi- 
me (1); e di fatto si eseguì questa demolizione 1' anno 1270. , 
in cui più altri loro amici e fautori furono esiliati (4); e come 

se 



(»} L. e. col- 1125. ec. (i)Taccoii Mera . T I. p. 399 T II p 5<jo. 

(j; lb. T. III. p. 753. ( 4 ) Scr. Rer. hai. T. Vili. coi. 1130. 



SS MEMORIE STOR. MODENESI, 
se ciò ancor non bastasse, 1' anno 1 1 73. sapendosi, che i Ses- 
si co' loro amici eransi ritiraci in Faenza , e parendo , che non 
fossero ancora abbastanza lontani , fu loro dal Comun di Reg- 
gio ordinato, prima, che non dovesser di là partire, poi, che 
ne partissero e andassero fino a Ravenna (1). Quest' odio de' 
Reggiani contro de' Sessi aveva origine singolarmente dalla ven- 
dita, che essi avean fatta a' Cremonesi del Castel di Reggiolo, 
per meglio assicurarsi , eh' esso non tornasse in potere del Co- 
mune di Reggio . E troppo di fatto spiaceva a' Reggiani , che 
sì importante Castello fosse da altri occupato; e perciò nel Di* 
cembre del 1267. essi sborsando il prezzo di tre mila lire Reg- 
giane, che dicevansi essere state già depositate da. alcuni Cre- 
monesi presso V Imp. Federico per la libertà degli ostaggi Reg- 
giani da lui richiesti 1' anno 12,47. , il ricomperarono da' Cre- 
monesi (2) . E questi sono i vantaggi , soggiugnesi nel Memo- 
riale Reggiano secondo il codice Ferrarese, che il Comune ài 
Reggio ricevè dalia famiglia da Sesso , per cui ancor fu costret- 
to , oltre T indicato sborso , a mandar truppe in ajuto de' Cre- 
monesi. 

Frai Gibellini di Reggio era uno de' più potenti Jacopino 
dalla Palude . Costretto egli pure a star lungi dalla Città ven- 
dicosscne nello stesso anno 12,67. c °l gettarsi sopra il Castel di 
Bismantova, e coli' espugnarlo; nel qual fatto Turco da Bis- 
mantova della famiglia de' Signori di quel Castello rimase ucci- 
so. Ma ei non potè goder lungamente del suo trionfo. I Reg- 
giani colle lor truppe assediarono ^non sol Bismantova, ma ancor 
Crovara Castello della famiglia dalla Palude; e nelf Agosto dell' 
anno stesso amendue i Castelli furon costretti ad arrendersi a 
patti , e Jacopino diede ostaggi al Comune di Reggio per sicu- 
rezza di non recargli più molestia di sorta alcuna (3). Di lui 
si aggiugne nel Memoriale MS. Ferrarese , che fuit probissimi^ 
miles y & magnus in curia Imperatoris . 

Ne meno felici furono le armi de' Modenesi Aigoni ossia 

An. it6;. Guelfi nel detto anno 1267. Benché essi avesser mandati 200. 

Cavalieri e 400. Fanti in ajuto de' Parmigiani , co' quali pure 

si unirono alcuni Reggiani (4), poteron nondimeno recarsi all' 

asse- 



Co Taccoli Mem. T. 1F. p, 3^2. (2) Scr. Rer. Ttal. T. Vili. e. 11 17. 
(ì) Ib. (4) Ib. T. IX. col. 782. 



C A P O V. |f 

assedio di Monte Stefano , che nel 1165., come si é detto, èra 
stato da' Grasolfi occupato . Era quel Castello dipendente dalla 
Badia di'Frassinoro, e perciò agii assedianti unissi anche 1' Aba- 
te . E i Grasolfi si videro stretti per modo , che dato il fuoco 
a! Castello ne uscirono, e ritiraronsi a Brandola . Ma questo Ca- 
stello ancora fu dopo lungo assedio costretto ad arrendersi l'an-» 
no seguente 1268., e da' Modenesi Aigoni uniti a' Reggiani fu 
incendiato. Ne sol coli' armi, ma col denaro ancora si adope- 
rarono questi a rendersi sempre più forti. Perciò nel ' detto an- ^ a * sz6 ^° 
no 1267. collo sborso di ventimila lire Modenesi comperarono 
dalla potente famiglia de* figli di Manfredo il Castello della Mi- 
randola e la Motta de' Papazzoni , e tutte le fortificazioni ivi 
fatte distrussero interamente (1) . Le famiglie de' figli' di Man- 
fredo, cioè i Pii , i Fichi , i Manfredi, i Papazzoni ec. , eran 
comunemente del partito Imperiale de' Grasolfi;' ed è perciò ve- 
risimile , che i Modenesi Aigoni invece di usar contro essi del- 
la violenza e dell' armi venissero a trattati; e ottenessero la ees- 
sion di que' Forti, che per la loro situazione potevan essere lo» 
ro dannosi . 

Continuarono nel seguente anno 1269. i tumulti e le dis- 
cordie. Oltre qualche movimento nel Frignano, di cui si parle- 
rà altrove , i Modenesi Aigoni lieti de' prosperi loro successi 
adoperaronsi per tal modo colf opera singolarmente di Jacopino 
Rangone loro Podestà in quest' anno, che ottennero, che i lor 
nimici Grasolfi , i quali si erano raccolti tra '1 Reno e 'l con- 
fin Modenese, dovessero allontanarsi e andare oltre al fiume (2) . 
Il che però fu poscia agli Aigoni stessi più che a' Grasolfi dan- 
noso ; perciocché questi irritati indussero finalmente , come tra 
poco vedremo , il Comun di Bologna a dichiarar la guerra a 
quello di Modena. In Reggio par che fosse discordia trai Guel- 
fi medesimi; perciocché nella copia Ferrarese del Memoriale si 
narra, che nel 1269. i Reggiani mandarono al Re Carlo d' A n- 
giò Capo e sostegno della fazion Guelfa in Italia, per avere da 
lui un Podestà , e eh' egli mandò loro a tal fine Raimondo da 
Caradello , o , come leggesi nello stampato , da Taradello , Pro- 
venzale, il quale dopo aver retta la Città pe' primi sei mesi né 

Tom. IL M ce- 



X2Ò5V 



(r) Ib. T. XT. col 70 T. Vili. col. in8. 
(2; Ib. T. XI. eoi. ;o. 



90 MEMORIE STOR. MODENESI. 

cedette il governo a Oddo degli Oddi Perugino eletto Podestà 
per gli ultimi sei. Al primo però di essi appartengono le sole 
due spedizioni militari de* Reggiani , che a quest' anno si leg- 
gono , che sono 1' espugnazione e la distruzione di due Castelli 
di quel territorio , eh' eran tuttora in mano de' Gibellini , cioè 
di quel di Toano e di quel di Pizzegolo (i). 

Lo strepita delle guerre civili fu interrotto qualche tempo 
da lieti spettacoli pel passaggio fatto per Reggio da illustri per- 
sonaggi . L* anno iz68. furono ivi accolti nel mese di Ottobre 
prima la moglie del Re Carlo di Napoli accompagnata da gran 
numero di soldatesche, la quale fu alloggiata nel Vescovado, 
poi il Conte di Fiandra insieme con sua moglie figlia dello stes- 
so Re Carlo. Maggior pompa ancora si vide V anno 1270. e 
ne diede occasione la venuta a Reggio e a Modena dell' Impe- 
rador di Costantinopoli , che cosi semplicemente si nomina nel 
Memoriale Reggiano e negli Annali Modenesi (2) , dicendosi nel 
primo, eh' egli andava óltre mare» e ne' secondi, eh' egli re- 
cavasi al Re Carlo. Questo Imperadore era Balduino IL 1* ul- 
timo degli Imperadori Francesi di Costantinopoli, a cui Miche- 
le Palcologo avea 1' anno 1261. tolto il trono, conquistandole 
principali Città dell' Impero Greco, e per ultimo la Capitate 
medesima. Andavasi Balduino aggirando per le Corti d' Europa 
chiedendo soccorso contro del suo nimico; e già si era formata 
una Crociata in suo favore, e con questi ajuti egli sperava di 
riacquistarne T Impero. Andavasene a tal fine al Re Carlo di 
Napoli , sperando, che egli pure con lui si unisse per andar poi 
oltre mare, e combattere contro del suo rivale ; il che però non 
vennegli fatto, ed egli morì V anno 1272. senza aver potuto 
rivedere la sua Costantinopoli. In questa occasione adunque ei 
venne a passare per Reggio a' 6. di Aprile del detto anno, nel 
qual giorno cadeva la Domenica delle Palme , e fu alloggiato 
nel Convento de' Frati Minori . Egli volle mostrarsi liberale di 
onori, poiché di denari non gli era possibile, e perciò creò Ca- 
valiere colle solite cerimonie solenni Jacopo da Rodeglia , il qua- 
le per mostrarsi grato ali* onor ricevuto al 1. di Maggio , o a* 
4. come leggesi nella copia- Ferrarese del Memoriale » tenne ia 

Reg- 



(1) Ib. T. Vllf. col. 11 18. 

(z) Ib. col. 112S. 1129. ec. T. XX. col. 70. 



CAPO V. 9 i 

Reggio una magnifica Corte , in cui tutti gli altri Cavalieri Reg- 
giani , e oltre essi Manfredo da Sassolo con un suo figlio, furori 
trattati a solenne banchetto •', e settantaquattro paggi furono Ih 
tal occasione vestiti di nuove vesti, le quali poi furon loro do- 
nate. Da Reggio venne V imperador Greco a Modena,: e qui 
non un solo ma moki Cavalieri furono da lui creati , cioè At- 
torno e Guidotto da Rodeglìa, Forte da Livizzano, Grassone 
e Bernardino de' Grassoni , e Rainero da Balugola sopranriorna- 
to de' Denti . E qui ancora si videro solenni giostre e tornei , 
ne' quali singolarmente riscossero 1* ammirazione e gli applausi 
Filippo degli Asineli! Podestà di Modena e Jacopino Rangone . 
A questo lieto spettacolo un altro ne succedette tristo e fu- 
nesto sulla fine dell' anno, se crediamo al Memoriale Reggiano. 
Era morto nell' Agosto sulla sua flotta innanzi a Tunisi il San- 
to Re di Francia Luigi IX. Filippo di lui figlio e successore, 
dopo accomodate le cose co' Saracini , ne trasportò il corpo in 
Francia , e perciò venne a passare per Reggio , e fu alloggiato 
nel palazzo del Vescovo ; e mentre egli vi si tratteneva , il cor- 
po del Santo Re chiuso nella sua cassa fu collocato nella Cat- 
tedrale presso 1' altare di S. Elena con molte torcie , che conti- 
nuamente vi ardevano. Così narrasi nel Memoriale Reggiano(i), 
ove però è corso errore dicendovisi , che col Re Filippo era il 
Principe Tristano di lui fratello, mentre è certo, eh' ei pur era 
morto innanzi al padre nell' assedio di Tunisi . Negli Annali 
Modenesi non si fa che un cenno di questo passaggio col dire , 
che il figlio maggiore del Re defunto passò per Modena (2) . 
Ma, a dir vero, ciò non potè accadere dentro il detto anno. 
La flotta , su cui navigava il Re Filippo , era dirimpetto alla Si- 
cilia 1' ultimo di Novembre , in cui da una fiera tempesta di 
mare fu flagellata per modo, che più migliaja d* uomini vi pe- 
rirono miseramente . Or se riflettasi al tempo , che dovette es- 
sere necessario a raccoglier gli avanzi dell' esercito , e poscia a 
venir con esso traversando I* Italia e giugnere a Modena e a 
leggio, si conoscerà, che il passaggio per queste Città non potè 
accadere si presto. Di fatto nel Memoriale Reggiano all' anno 
1271. si ripete lo stesso racconto, e si fissa 1' arrivo a Reggio 

M 2 del 



(1) L e. T. vm col ugo. 
(z) L. e. T. XI. col. 70. 



9 z MEMORIE STOR. MODENESI. 

del lugubre convoglio a' gì. di Marzo, e qut più esattamente 
si dice , che due eran le casse , e che in una era il corpo del 
Re, nell' altra quello del Principe Tristano, e che otto giorni 
appresso passò ancora per Reggio il Conte di Fiandra col suo 
esercito (i). 

Se questi spettacoli sospesero per qualche tempo il furore 

,\n. «70. delia guerra civile , non Io estinsero totalmente . Jacopino dalla 
Palude uno de' più potenti tra' Gibellini avea uccisi 1' anno 
127C. Arnuerio , o, come leggesi nella copia Ferrarese , Armati- 
ne dalla Palude con due figliuoli di esso , e più altri addetti al 
contrario partito (2). Queste violenze accesero 1' indignazion de' 

. Reggiani, e perciò nel Luglio de! 1271. si mossero ad assedia- 

re il Castel di Crovata , il quale tolto a Jacopino 1' anno 1267. 
come si è detto , dovea poi essere ricaduto in suo potere . Fu 
questo un assedio memorabile a que' tempi, perciocché oltre i 
Reggiani mandaron lor truppe i Parmigiani , i Mantovani , e 
que' di Castiglion Fiorentino . Le truppe Reggiane eran divise 
secondo i quartieri della Città, e si andavano avvicendando le 
une dopo le altre, perciocché 1' assedio durò da' 22. di Luglio, 
secondo il Memoriale stampato, o di Giugno, secondo il MS. 
Ferrarese, fino ai 19. dì Settembre, Finalmente attesa singolar- 
snente la mancanza di acqua , Jacopino fu costretto a venire a 
patti . Furono a lui pagate dal Comune di Reggio quattrocento 
lire Imperiali, per le quali ei gli cedette il Castello, che fu po- 
scia rovinato e distrutto, e a que', che il difendevano, fu data 
sicurezza per la lor vita e pe' lor beni, ma a condizione, che 
dovessero andare esuli (g). Convien dire, che queste vittorie ri- 
portate da' Guelfi Reggiani abbattessero il coraggio de' Gibelli- 
ni ; perciocché pel corso di alcuni anni non troviam più memo- 
ria di alcun movimento o tumulto , che in quella Città acca- 
desse . 

Di fatto il partito Guelfo era allor dominante in Italia, 
dacché singolarmente il Re Carlo d' Angiò chiamato da Urbano 
IV. e da Clemente IV. in Italia entrowi 1' anno 1265., e vi- 
de molte di queste Provincie con lui unirsi ad aiutarlo nella 
conquista del Regno di Napoli. Modena e Reggio furono traile 

Cit- 



(O U e. T. VIU. co!. Ti?*. (i) Ib. col. iijo 

f?) ìb, col. iijj. T. JX. col. 784. ec. 



C A P O V. 93 

Città , che gli si dichiararono favorevoli in una adunanza tenu- 
ta in Milano a' 13. di Marzo del 12,66. nella quale i Signori 
dalla Torre padroni allor di Milano, Lodovico Conte di S. Bo- 
nifacio Signor di Verona, e gli Ambasciadori del Marchese Obiz-. 
zo d' Este , del March, di Monferrato , e del partito Guelfo del- 
le Città di Mantova, Ferrara, Bologna, Modena, Reggio, Lo- 
di , Como , Novara , Vercelli , Brescia , Padova , e Trevigi , e 
éegli esuli Piacentini 'e Cremonesi, obbligaronsi con giuramento 
a sostenere e a difendere la parte Guelfa . Questa adunanza non 
è stata finor conosciuta agli Storici; e io ne pubblicherò il do- 
cumento tratto dal R. Archivio di Mantova. Non sappiamo pe- 
rò , se i Modenesi e i Reggiani mandassero di fatto lor truppe 
in soccorso del Re Carlo . E riguardo a' Modenesi , essi proba- 
bilmente ne furono impediti dal timore di una nuova guerra, 
che di fatto tra poco ebbero a sostenere contro de Bolognesi . 

Nella pace stabilita fra queste due Città V anno 1149.5 
erasi fralle altre cose ordinato , che i Modenesi non potessero 
fabbricar nuovamente , o ristorare dalle rovine , verun Castello 
<ii là dal Panaro . Anche a que* tempi gli articoli della pace 
venivano osservati, finché credevasi di non poterli violare im- 
punemente . Credetter dunque i Modenesi , che , come aveano 
scosso il giogo , e. violati gli articoli di quella pace , col non 
ricever più da' Bolognesi il lor Podestà, e col non tenere sol- 
datesche di Bologna entro le loro mura, così potessero ancora 
rifabbricare i loro Castelli oltre il Panaro; e que' di Montom- 
braro e di Savignano , eh' erano stati distrutti, si vider perciò 
risorgere dalle loro rovine. Ma i Bolognesi non furono lenti a 
risentirsele; e animati probabilmente da' Gibellini Grasolfi , che 
cacciati da Modena vivean con essi , recatisi improvvisamente a 
que' due Castelli 1* anno 1271. li rovinarono da' fondamenti. 
Il Ghirardacci .aggiugne , che distrussero ancora Monteorsoli (for- 
se Montorso) e Montecorone , e che spargendosi fino alla som- 
mità delle Alpi recarono per ogni parte strage e rovina (1). 
Né di ciò paghi si spinsero da tre parti colle lor truppe contro 
il Comune di Modena, e assaltarono i Ponti dì S. Ambrogio e 
di Navicello, e il. Castello di S. Cesario. Ma i Modenesi aiuta- 
ti 



U) Stor. di Boi. T. I. p. 219. 



94 MEMORIE STOR. MODENESI. 

ti ancora dagli amici lor Parmigiani si difesero con valore-* e 
tutti gli assalti furono inutili (i). 

Nuovo e assai più valido sforzo fecero i Bolognesi nel se- 
guente anno 1272. E perchè la lor guerra sembrasse a tutto il 
An. 1272. 11... j • .ir 

' mondo legittima e giusta , produssero a questa occasione il fa- 
moso diploma di Teodosio, poc anzi felicemente da essi conia- 
to, in cui oltre il privilegio dell' Università lor conceduto, af- 
fermavasi e decidevasi con Imperiale autorità, che il Panaro ia 
ogni luogo dovea essere il confine tra '1 territorio Bolognese e 
'1 Modenese. In vigore adunque di questo autorevol diploma , che 
allor fu ricevuto come un oracolo , e a cui i colti Bolognesi or 
si vergognano , che i lor maggiori abbiano per tanto tempo pre- 
stata fede , fu scolpito in marmo , e posto nel pubblico Palazzo 
un formidabil decreto , per cui i Podestà di Bologna dovean giu- 
rare di condurre Y esercito contro de' Modenesi , e di far loro 
guerra, finché tutto non si fosse ricuperato il tratto, eh* essi 
occupavano tra '1 Panaro e Bologna. E già si raccoglievan le 
truppe , e si minacciava un' invasion generale nel territorio di 
Modena , e già era stato condotto sulla pubblica Piazza il car- 
roccio segno di guerra già dichiarata; e i Modenesi ancora ap- 
parecchiavansi alla difesa ì e Cremona, e Parma , e Ferrara avea- 
no già mandate soldatesche in loro soccorso , e in loro ajuto 
era anche venuto il Marchese d' Este; e benché il Comune di 
Reggio non avesse in ciò presa parte, molti Nobili però, rac- 
colti anche ottocento fanti dalle montagne , vennero in lor di- 
fesa . E già pareva vicina a cominciarsi la più sanguinosa guer- 
ra , che fosse ancora stata fralle due Città . Ma come le guerre 
esterne avean fatte cessare in Modena le interne discordie , così 
le interne discordie de' Bolognesi preservarono allora Modena da 
questa guerra., 

Era già da molto tempo quella Città , come quasi tutte le 
altre d' Italia , divisa in due contrarie fazioni , cioè in quella 
de* Geremei o Guelfi, e in quella de' Lambertacci o Gibellini . 
Quindi reggendosi allor Modena dal partito degli Aigoni o Guel- 
fi , erano i Modenesi amici de' Geremei ; e i Grasolfi espulsi 
erano collegati co* Lambertacci. Prevalevano questi in Bologna; 

ed 



(1) Script. Rer. Ita!. T. VITTI col. 113$ T. XI. col. 7r. T. XVIII. col. 
122. 284. 



C A P O V. 95 

ed essi furono , che fecero incidere quel fatale decreto, e che ac- 
cesero il fuoco della guerra contro de' Modenesi . Ma nell' an- 
no stesso 1272. cambiaron d' aspetto le cose. I Geremei la vin- 
sero sopra i Lambertacci , e uno de* primi effetti della loro vit- 
toria fu il toglier dal Palazzo quel sasso , che intimava a' Mo- 
denesi la guerra (1). Cosi ebber fine i grandi apparecchi fatti 
dall' una parte e dall' altra; e Modena e Reggio godettero per 
alcuni anni di quella pace, che troppo era necessaria per risto- 
rarsi dalle passate sciagure . 

Ma appena conchiusa la pace del 1272. poco mancò, eh* 
essa non fosse nuovamente turbata . Era stato chiamato a Mo- 
dena, per esercitarvi la. carica di Podestà negli ultimi mesi del 
detto anno, Saracino Lambertini Bolognese . E questi prima del 
terminar di sqì mesi depose 1 T impiego e andossene . D. Saraxì- 
nus abdieavit se a Magistrato , dicesi negli antichi Annali Mode- 
nesi (2). Questa espressione indica chiaramente una volontaria 
partenza . Ma più. chiaramente ancora essa dimostrasi con mol- 
ti atti » che incorno a questo avvenimento conservami nell' Ar- 
chivio segreto di questa Comunità. A* 22. di Novembre seppe- 
si , che il Podestà si disponeva a partire. Perciò due de* più no- 
bili Cittadini , Manfredo da Sassolo e Pellegrino Guidoni , a no- 
me de* XXIV. Difensori del Popolo e di molti altri Cavalieri e 
Popolari di Modena andati a trovarlo, il pregarono caldamente, 
che pel suo onore stesso , e per onore e per amore del Co- 
mune di Modena, si trattenesse e ponesse fine al suo reggimen- 
to; rappreseli carongti, che il suo partire avrebbe recato disonore 
a questa Città , e gli promisero , che i Modenesi avrebber fatto 
per lui quanto egli avesse bramato . La risposta , che Saracino 
diede a sì cortese ambasciata , fu il salire a cavallo co* suoi do- 
mestici , e andarsene . Nel viaggio giunto a Castelfranco avven- 
ncsi in Venefico di Alberto Caccianemici Capitano in quel!' an- 
no di Modena; il quale tentò, ma invano, di persuaderlo al ri- 
torno; e ottenne solo, eh* ei si fermasse quella notte in Ca- 
stelfranco ,, e la mattina seguente non partisse troppo per tem- 
po . Quindi venuto a Modena , e radunato il Consiglio , fu per 
ordin di esso nel dì seguente mandato a Castelfranco Armanni- 

no 



(1) Ib T. Vili. col 1 . rt? 4 . T. XI col. 71. T. XVIII. col. 3. Amfqu. Ita!. 
T. III. col. m. (z) Scr. Rer. Ital. T. XI. col. 71, 



c6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

no de' Carretti con molti altri Consiglieri , ed egli nuove e cal- 
dissime istanze fece al Lambertini , perchè facesse ritorno a Mo- 
dena. Ma tutto fu inutile. Chi crederebbe, che dopo ciò egli 
avesse coraggio di chieder soddisfazione e compenso al Comune 
di Modena per V oltraggio fattogli nel non lasciargli compire 
il suo reggimento? E nondimeno così fu veramente; e a' 19. 
di Luglio del seguente anno 1273., egli ottenne, che il Co- 
mun di Bologna mettesse perciò al bando il Comune di Mode- 
na , e dichiarasse lecite le rappresaglie , che da' Bolognesi si fa- 
cessero contro de* Modenesi (1) . Dal Decreto perciò fatto dal 
Comun di Bologna raccogliesi , che il pretesto preso dal Lam- 
bertini per abbandonare il suo impiego, fu, che il Consiglio di 
Modena gliene avea impedito V esercizio, forse opponendosi a 
qualche determinazione, eh' egli avesse fatta o progettata. La 
lite durò nove anni; ed essendo frattanto morto Saracino, fu 
continuata da Capricino di lui figlio, e parte" degli Atti per es- 
sa fatti nel 1279. è stata pubblicata dal Muratori (i). In essi 
fralle altre cose per dimostrare, che il Lambertini avea fatto 
ciò, che dallo Statuto Modenese ordinavasi al Podestà (3), si 
dice , eh' egli avea condotti seco a Modena due Giudici , due 
Cavalieri , sei Donzelli , otto tra Scudieri e Cuochi , e otto ca- 
valli, e tra essi due da armi; si aggiugne , ch'egli era de' mag- 
giori e de* più potenti di Bologna , che nella sua venuta avea 
spese 500. lire di Bologna, e altre 100. in lettere e in amba- 
sciate mandate al Comune di Modena , che pel suo impiego gli 
erano state promesse 750. lire di Bologna; e per ultimo, eh' 
egli era stato scelto a Podestà di Modena dal Marchese d' Este \ 
a cui questo Comune avea rimessa X elezione ; e quindi oltre il 
promesso stipendio ei chiedeva a risarcimento de' suoi danni quat- 
tro mila marche d' argento. Al contrario il Comun di Modena 
più moderato ne chiedeva solo tre mila pel torto fattogli dal 
Lambertini nell' abbandonare la sua carica . Dopo una lunghis- 
sima lite vennesi finalmente a nominare da una parte e dall' al- 
tra alcuni arbitri , i quali unitisi in Castelfranco a* 14. di Ago- 
sto del 1181. decisero, che niun diritto avea 1' erede di Sara- 
cino contro il Comune di Modena; e furon perciò rivocate le» 

rap- 



(1) Aptiqu. Trai. T. IV. col. 7*V 

(2) L. e. col. or. fjj Ibid. col, 79. 



CAPO V. 07 

rappresaglie , e anche questo Comune ricirossi dalla sua pretesa 
contro del Lambertini . 

Questa contesa però, benché avesse T aspetto e la minac- 
cia di nuova guerra, non fu che apparente; e i Modenesi ser- 
baron 1' amicizia e 1* unione co' Geremei Bolognesi ; e 1' anno Aq * " 74, 
1274. dieder loro ajuto , nel cacciar totalmente dalla Città il 
contrario partito de' Lambertacci ; e negli anni 1274. 1275. 
e 1277. i Modenesi furono co' Bolognesi nelle lor guerre 
contro de' Faentini e de* Forlivesi (1) , e allor quando nel 
1279., i Lambercacci riunitisi per breve tempo co' Geremei tor- 
narono a Bologna, e poi ne furono nuovamente cacciati , amen- 
due queste Città diedero a' Geremei nuovi soccorsi, e anche nel 
seguente anno 1280. inviarono le loro truppe alla guerra, eh 
essi aveano mossa a Faenza occupata da' Lambertacci (2). E ì 
Modenesi innoltre entrarono nella lega, che 1' anno 1278. fe- 
cero insieme le Città di Padova , Cremona, Brescia, Parma, e 
Ferrara contro quella di Verona seguace del partito Imperia- 

le (3). 

Poche altre cose memorabili ci somministran in questo frat- 
tempo le cronache Reggiane e le Modenesi. All' anno 1272. si 
accenna nel Memoriale il passar che fece per Reggio Odoardo 
Re d* Inghilterra tornando da Oltramare alloggiato nel Vesco- 
vile palazzo; il qual passaggio nella cronaca Reggiana si fissa 
all' anno 1273., * n CU1 P ur s * ricor da qualche soccorso dato dal 
Comune di Reggio a' Fieschi nella guerra , che aveano contro 
de' Genovesi , e a' Bolognesi contro de' Forlivesi , e a* Milane- 
si contro de' Novaresi. Allo stesso anno 1273. si ricorda il pas- 
saggio , che per amendue le Città nel mese di Settembre fece 
Gregorio X. mentre andava a Lione, il quale in Reggio fu al- 
loggiato nel Monastero di S. Prospero fuori della Città (4) ; e 
il ripassare, che questi fece poscia per Reggio a' 5. di Dicem- 
bre del 1275., accolto nel suo palazzo dal Vescovo Guglielmo 
da Bobbio (5). Del passaggio fatto per Modena ci lasciò me- 
moria ne' Rogiti del pubblico Archivio di questa Città anche i! 
Tom. IL N No- 



Ci Srr. Rer. tal. T. VITI. col. 11*7- T IX. col 787. ec 

(2) lb. T. IX. co' 79?. ec. (5) Antiqu. Irai. T. IV. col. 409 

(4) Scr. Rer. Ita]. T VIU. col. 1135. 1 13Ó. T. XI. col, 71. T. XVllI. col. 6. ec. 

(5) lb. T. Vili. col. J138. 



c8 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Notajo Filippo da Donnolina con queste parole : Die Marta V. 
exeunte Settembri . D. Gregoriits PP. decimus fuit in Civitate Mutine 
die Martis suprascripta , & ibi stetti per totam diem , & die mercu- 
rii sequenti recessi? de civitate predici a versus Regium cum quatuor 
Cardinalibus Romanis , videlicet Dominorum Ocloboni , Simonis , Jaco- 
bì Savelli , & Bonaventura eleclus Albanensis Ordinis FF. Minorum ; 
& hoc scio , quia ego Hotarius in/rascriptus vidi dicium DD. Papam . 
Il Campi suir autorità del Sansovino dice (i), che il Pontefice 
fu con solennissima pompa alloggiato dalla famiglia Rangone , e 
aggiugne , che veggendo la Città divisa in contrarli partiti , ani- 
mò i Cittadini alla concordia, e che visitò la Cattedrale, a cui 
poscia mandò in dono un bellissimo pallio , della quale ultima 
circostanza reca in pruova un Codice di questo Archivio Capi- 
tolare da me. non veduto. Alcune pubbliche calamità si ram- 
mentano ancora dal Memoriale Reggiano , e fralle altre una in- 
nondazione nel 1276., a cui non erasi mai veduta l'uguale, 
cagionata da pioggie, che duraron quattordici mesi, e che re- 
carono infiniti danni , non solo al Reggiano , ma a molti altri 
paesi all' intorno ; perciocché si videro devastate affatto le cam- 
pagne, atterrati i ponti, innondate le strade per modo, che in 
ogni luogo potevasi navigare , e le case e le Chiese piene di 
acqua per ogni parte con grande mortalità non solo di anima- 
li , ma d' uomini ancora, la qual giunse a tal segno, che con- 
venne far ordine , che non si desse colle campane il consueto 
suono della morte di alcuno , né si facessero pubbliche esequie 
(2). E forse il desiderio di riparar questo danno diede .origine 
al trattato di commercio, che al seguente anno 1277. si strin- 
se traile Città di Modena, di Reggio, di Cremona e di Brescia, 
il cui atto sarà pubblicato . In mezzo però alle pubbliche cala- 
mità i Reggiani non temerono di intraprendere una fabbrica as- 
sai dispendiosa, cioè quella di un nuovo Palazzo del Pubblico, 
e T Azzari riporta V Iscrizione, che a memoria de' posteri vi 
fu scolpita : 

MCCLXXH. Ind. flit 

Opus Palatii fablum & completum per Dnum Guillelmum Berterium 

tempore Dfii Iohannis de Piscarola Fot. Re, 

Era 



CO Stor. Eccles. di Pi?c T. IT. p. z6<). 

Uj Script. Rer. [tal. T. Vili. col. 1139. T. XVIII. col. 8. 



C A F O . V. 99 

Era questo diverso da quello , che dice vasi il Palazzo del Po- 
polo ; perciocché nella Cronaca antica^ di Reggio leggiamo, che 
T anno 1282. amendue furono insieme congiunti per mezzo di 
un ponte : FaEìhs est pam , sìve "volta , qua est inter P.ahtium Coni- 
mimis & Vaìatìum Topuli (i), e si aggiugne , che neil* anno me- 
desimo cominciò a innalzarsi un muro tra '1 Ponte Levone e la 
Porta di S. Pietro. E alcuni anni addietro , cioè nel 12-74. avea 
quel Comune comperato un campo fuori della Porta di S. Pie- 
tro , atfin di tenervi un pubblico Mercato (2) . 

Di imprese militari abbiam solo gli ajuti dati da amen- 
due le Città a' Geremei Bolognesi , e alcune' bande spedite 
qua e là secondo il bisogno . I Reggiani però dovettero in- 
noltre prender V armi per ridurre al dovere alcuni Nobili del ^n. ,l 77« 
lor territorio . Eran questi i Nobili di Bismantova , Castel- 
io fortissimo per la sua situazione nelle montagne Reggiane , 
i quali ricusavano di ubbidire al Comune di Reggio , e colla lor 
prepotenza infestavano i vicini . Armate dunque le truppe Reg- 
giane recaronsi nel 1277. all' assedio di quel Castello , e lo 
strinser per modo, che i Nobili furon costretti a cederlo, e a 
soggettarsi al Comune, che vi pose presidio. Restava ancora una 
Rocca detta del Sasso di Bismantova, e questa ancora da Tom- 
masino da Gorzano e da' Signori di Banzola fu nel Febbra- 
io del 1279. espugnata, e venduta poscia al Comune di Reggio 
pel prezzo di mille lire Reggiane , e presone quanto fu ivi tro- 
vato di vittovaglie e di munizioni fu quel luogo interamente di- 
strutto. I Nobili di Bismantova, che mal volentieri vedevansi 
spogliati de' lor Castelli, tornarono nel Maggio dell' anno stes- 
so al Sasso, e vi rifabbricaron la Rocca; ma i Reggiani , le cui 
principali famiglie de' Roberti , de' Canossa , e de' Signori di 
Rodeglia eransi nel precedente Aprile collegate insieme con vi- 
cendevoli matrimonii , uniti con altre truppe di Parma, di Mo- 
dena , e di Bologna , accorsi tosto colà gli sforzarono nuova- 
mente ad arrendersi , e a cederla al Comune . E poco appresso 
Gherardino e Pinello fratelli da Bismantova essendo stati arre- 
stati da' que' di Busana, e condotti a Reggio, furono ivi deca- 

N 2 pi- 



CD Script. Rer. Ita». T. XVIII. col. 10. 
(2; Ib. T. Vili. col. 1136. 



ioo MEMORIE STOR. MODENESI. 

pitati (i). E se è vero ciò, che narrasi dal Ghirardacci (2), 
che nel Marzo dell' anno 1280. il Comun di Bologna richie- 
stone da quel di Reggio vi mandasse truppe a difendere la Cit- 
tà, dovette ciò accadere in seguito de' movimenti finor descritti. 
Finalmente a questo tratto di tempo appartiene il giuramento 
di fedeltà, che, come altre Città di Lombardia, così anche Mo- 
dena e Reggio fecero nel 1275. a Ridolfo Re de' Romani, che 
avea perciò spedito un suo Cancelliere accompagnato ancor da 
Guglielmo Vescovo di Ferrara e Legato Apostolico (-$). Il qual 
giuramento però non fece, che le Città di Lombardia non con- 
tinuassero a considerarsi come libere e indipendenti . Il Pigna 
aggiugne , che in questa occasione Rodolfo consentì a Bologne- 
si e a' Reggiani, che gliene aveano fatta istanza, di porsi sot- 
to il dominio del Marchese Obizzo d' Este , benché poi per al- 
lora ciò non avesse effetto (4) . Ma niun antico scrittore ci ha 
lasciata di ciò memoria. 

Un afTare di altra natura circa questo tempo medesimo fu 
cagione in Modena di turbolenze e di dissensioni . Abbiarn ve- 
Aav. 1279. duto, c he non pochi anni addietro aveano i Modenesi fatti cer- 
ti Statuti, che alla libertà e alla immunità Ecclesiastica furon 
creduti contrarli; e che perciò dal Card. OrtavianoUbaldini era- 
no stati costretti a ritrattarli . Ciò non ostante altri Statuti si 
fecer poscia del tenor medesimo de* precedenti ; perciocché in 
essi ordinavasi fralle altre cose , che niun Ecclesiastico potesse 
citare in giudizio alcun Laico ad altro Tribunale che a quello 
del Podestà , che chi facesse opera , perché il Podestà e il Co- 
mune di Modena fossero scomunicati ; venisse considerato come 
pubblico e capital nemico della patria ; e più cose si ordinavano 
ancora riguardo a' beni Ecclesiastici e alle loro enfiteusi . Nic- 
colò III. Pontefice , che ne fu informato , commise al Card. La- 
tino suo nipote Legato Apostolico , che si adoperasse a far ri* 
formare tali Statuti ; e il Cardinale mandò a tal fine suoi Mes- 
si a Modena; e perché questi se ne tornarono assai mal ricevu- 
ti da' Modenesi , egli pubblicò la sentenza di scomunica contro 
il Podestà e il Comune , e sottopose la Città all' interdetto . 

Ri- 



di Ib. T. VHT. col. 1145. "45. T. XV(U. col. 8. 9. 

(i, Stor. di Boi. T. I. p. 250. <*?) Script. Rer. Ini. T. XVIII. col. 8. 

(4) Stor. de' PrÌBc. d' Erte p. 190. ce 



C A P O V. ioi 

Ricorsero allora i Modenesi alla pietà del Pontefice e del Lega- 
to , si promise di cancellar gli Statuti , che aveano incontrata 
Y indignazion Pontifìcia , e di pagare una tassa in soddisfazione 
delle ingiurie e de* danni , e a' Modenesi fu promesso di scio- 
glierli dalle censure tosto , che eseguissero le lor promesse , e 
a 12. di Novembre il Comune fu prosciolto dalla scomunica, 
ma T interdetto non fu ancor tolto , come sembra raccogliersi 
da ciò, che ora diremo. Tutto ciò accadde nel 12.79., e io 1* 
ho qui in poche parole accennato , perchè più a lungo ho es- 
posta tutta la serie di questo affare nella Storia della 1 Badia di 
Nonantola fi). Solo vuoisi qui aggiugnere, che, come i docu- 
menti dell' Archivio Capitolare e ài quello della Comunità ci di- 
mostrano, pare, che i Modenesi non si curassero molto di man- 
tenere ciò, che promesso aveano intorno al cancellare gli indi- 
cati Statuti ; perciocché veggiamo,che a' 2. di Giugno del 1283. 
il Vescovo Ardizzone fece istanza al Podestà e al Capitano e 
al General Consiglio di Modena , acciocché cancellati fossero una 
volta gli indicati Statuti, che il Consiglio a' 22. di Febbraio 
dell' anno seguente credette di soddisfare abbastanza al Pontifi- 
cio comando, col dichiarar, come fece, che i controversi Sta- 
tuti doveansi avere in conto di abrasi e di cancellati ; ma che 
ti Vescovo il giorno seguente , che era il di delle Ceneri , radu- 
nato nel suo palazzo un gran numero di Arcipreti , di Sacerdo- 
ti , di Chierici , e anche alcuni secolari , Giudici , Notai , e Let- 
terati , decise , che ciò non bastava all' esecuzion del comando , 
e ordinò , che si continuasse a serbar 1* interdetto , che dal Card. 
Legato era stato già fulminato. Né sappiam poi, qual esito aves- 
se T affare. 

La docilità da' Modenesi mostrata 1' anno 1279. nel sog- 
gettarsi alle Pontifìcie censure , non solo non fu da' Reggiani 
imitata, ma sembra anzi, eh' essi si prefiggessero di mostrare a' 
Modenesi , quanto diversamente da essi pensassero . I Modenesi 
sulla fine del 1279. avean pregato di esser prosciolti dalle cen- 
sure , e i Reggiani le provocarono verso il fine dell' anno se- ^ n * Se- 
guente . Neil' Ottobre del 1280. nacque controversia tra 'I Ves- 
covo Guglielmo e '1 suo Clero da una parte , e il Capitano 
del Popolo Dego de' Cancellieri e il Comun di Reggio dall' al- 
tra. 



(i) T. I. p. 137. ec 



ioi MEMORIE STOR. MODENESI. 

tra . Dolevansi i Laici , che i Cherici troppo importuni e ingor- 
di fossero nel riscuoter le decime ; e perciò furono fatti certi 
Statua per riformare cotale abuso . Il Vescovo ebbe ricorso al 
mezzo allora usato comunemente , cioè alla scomunica e al)' in- 
terdetto . Ma i Reggiani maggiormente da ciò irritati scelsero 
ventiquattro lor Cittadini, che dovessero a questo affare provve- 
der seriamente . Ed essi di fatto vi provvidero con tale effica- 
cia, che in pochi giorni ogni controversia fu tolta. Perciocché 
con pubblico editto vietarono , che niun Laico non solo non 
dovesse a' Cherici pagar decima di sorta alcuna; ma che innol- 
tre non potesse lor dare né consiglio né aiuto , né mangiare , 
né contrattare, né parlare con essi, né entrare nelle lor case, 
né macinare per essi il frumento , ne fare il pane , né rader lo- 
ro la barba, né prestar loro insomma qualunque ancor lieve 
servigio; e pene gravissime furono minacciate a chi contravenis- 
se a tali ordini ; e furon di fatto imposte, a chi ebbe il corag- 
gio di violarli. Questa scomunica fulminata da' Laici contro de' 
Cherici ebbe più forza che quella del Vescovo contro de' Laici. 
Nel Decembre dell' anno stesso si venne ad amichevole compo- 
sizione , e fu ordinato , che in avvenire potessero i Cherici chie- 
der le decime , ma che ognuno le pagasse secondo che ei si 
credesse dalla coscienza obbligato (i). Lo stromento di questa 
concordia è stato pubblicato dal C. Taccoli (2) , e in esso oltre 
ciò si stabilisce ancora , che gli Ecclesiastici saranno esortati , e 
che essi condiscenderanno, a concorrere alla manutenzione della 
strada Regìa cioè dell' Emilia , e anche de' ponti e de' condot- 
ti, ove essi avranno poderi, e del Canale di Secchia in que' luo- 
ghi , in cui hanno molini . 

Per qualche anno mantennesi la tranquillità in Reggio, e 
la Città fu in questo frattempo occupata da diversi spettaco- 
li . L'anno 1282. Pietro Conte d* Artois fratello del Re di Fran- 
cia venendo al soccorso del Re Carlo di Napoli suo zio passò 
nel!' Ottobre per Reggio , e benché poco vi si trattenesse , creov- 
vi nondimeno tre Cavalieri Bertolino e Simone da Fogliano e 
Rondanello de' Taccoli. Era allora Podestà in Reggio il Conte 
Lodovico da Sanbonifacio , il quale compito avendo il suo reg- 
gi- 



ci Script. Rer. Irai. T. Vili, col. 1147. ec. T. XVIII. col. io. 
(1) T. I. p. 388. 



C A P O V. 105 

gimento , volle continuare la sua dimora in quella Città . Avea 
egli una figlia detta Mabilia, la quale 1' anno 1283. ^ u 1V1 con 
solennissima pompa unita in matrimonio con Savino dalla Tor- 
re . Ma poco tempo sopravvisse il Conte a queste nozze; e ve- 
nuto a morte nelì' anno stesso in Reggio fu ivi con magnifiche 
esequie sepolto nella Chiesa de' Minori (1) . 

Frattanto era già gran tempo passato, dacché in Modena 
non si parlava di guerra civile o domestica; e solo veggiamo 
talvolta alcune truppe Modenesi e Reggiane mandate in ajuto di Art. 1282. 
qualche Città alleata . Il partito de' Gibellini Grasolfi era abbat- 
tuto per modo , che ornai cominciavasi a perderne la memoria ; t 
e quel degli Aigoni era il solo, che in Modena dominasse sen- 
za contrasto , anche perchè esso era collegato con quasi tutta la 
Lombardia. Perciocché 1* anno 1282. i deputati di Piacenza, di 
Parma, di Modena, di Reggio, di Bologna, di Ferrara e di 
Brescia raccoltisi in Cremona nominarono Ambasciadori da in- 
viarsi al Pontefice per concertare i mezzi più efficaci a render 
sempre più forte il loro partito (2). E nuovo accrescimento di 
forze avea esso avuto, quando le discordie trai principali Capi* 
tani del Frignano , e le guerre tra essi insorte , avendoli final- 
mente consigliati a riunirsi in pace nel 1276., essi nuovamente 
si soggettarono al Comune di Modena , e promisero di difende- 
re il dominante partito degli Aigoni , come più diffusamente di- 
remo, ove si parlerà delle rivoluzioni di quella Provincia. Quand' 
ecco nascer dissensioni e discordie tra gli Aigoni medesimi , co- 
me se non fosse possibile, che questa Città potesse goder lun- 
gamente di una tranquilla pace. 

Traile famiglie più potenti di Modena era quella de' Signo- 
ri di Savignano; e da essa cominciarono i tumulti all' anno 
1282. Uno de' Savignanesi fu ucciso da uno della famiglia de' 
Guidotti; e la Città cominciò a dividersi in partiti. Il Comune 
di Parma amico fedele e costante de' Modenesi mandò cento 
fanti a Modena per ricondurvi la tranquillità ; ma perchè si vi- 
de , che i Nobili Modenesi invece di pensare a' vantaggi del 
Pubblico, sostenevano i diversi partiti, i Parmigiani per costrin- 
gerli a deporre le armi , mandarono altri cento fanti con quin- 
dici 



fi) Script Rer. Ftal. T. VICI. col. 1152. ec. 
(x) Ib. T. IX. col. 797. ec. 



io 4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

dici Ambasciadori . Dal che animato il Podestà di Modena fece 
decapitar 1" uccisore nella pubblica piazza , condennò più altri 
rei , ordinò, che diroccare fossero due torri, e rilegò i Nobili se- 
diziosi alle lor ville . Ma invece della bramata tranquillità ne 
venne tumulto e confusione maggiore. Il popolo sdegnossi con- 
tro del Podestà , molte case furono rovinate , e molti di amen- 
due i partiti mandati in esilio (i). Nondimeno, come ci mostra 
il documento, che se ne conserva nell' Archivio di questa Co- 
munità , il Comun di Parma adoperossi per tal modo, che in 
quest' anno medesimo giunse a sopir le discordie; e con decre- 
to de' z. d' Agosto del detto anno ordinò, che essendo ora sta- 
ta ricondotta la pace in Modena , e tolte le nimicizie e le guer- 
re , che tra gli Aigoni erano insorte , dovesse ognuno esatta- 
mente serbarla , e che , chi avesse ardire di romperla, fosse con- 
siderato come nimico e traditor della patria. Ove è degno di ri- 
flessione, che a spiegare un pubblico nimico si dice : teneantur 
prò b anni ùs, perpetuo , & tamquam bomicide , prolttorcs , & GrasnIJj 
ipsnrum Civitatum . Così era allor divenuto detestabile e odioso il 
nome de' Grasolfì , che equivaleva a quello di traditori . Frutto 
della pace ristabilita fu il soccorso dai Modenesi non meno che 
da' Reggiani dato a' Parmigiani, a* Cremonesi, e a* loro allea- 
ti nella guerra, che allora aveano contro il Marchese di Mon- 
ferrato (2). Veggiamo ancora, che il Comune di Modena , per 
assicurare la domestica tranquillità , cominciò allora ad assolda- 
re truppe straniere; perciocché sotto i 29. di Decembre dell'an- 
no 1284. il Podestà Rinaldo de' Cancellieri, e Guglielmo Ro- 
berti Giudice e Vicario del Capitano di Modena condussero per 
due mesi Guglielmo da Aste Brabantese , che aveva il titolo di 
Contestabile , a patto eh' ei servisse il Comune con trenta sol- 
dati, colla paga di diciotto lire Modenesi per ogni soldato, e 
doppia pel Capitano , coli* obbligo però a soldati di mantenere 
ciascuno a loro spese un cavai d* armi e un ronzino (3). Gli 
stessi patti col medesimo Contestabile si rinnovaron più volte , 
anche ne' due anni seguenti 1285. e 1286., e il numero de* 
soldati fu accresciuto fino a 50., ed è degno di riflessione, che 
in una di queste condotte sotto i 30. di Maggio del 1286. es- 
pres- 



si) Script. Rer. Irai. T. IX, co!. 798. 
(2) Ib. col. toc, (3) Arch. pubbl. 



* 



C A P O V. 105 

pressamente si stabilisce , che i soldati debban essere Oltramon- 
tani , e che tre soli Italiani al più possano esservi ammessi (1). 

Ma tutti questi provvedimenti non furono bastevoli a ri- 
condurre la pace. Gli Aigoni tornaron presto alle discordie e a' 
tumulti, e 1' anno 1284. fu un anno per Modena di desolazio- Aa. 2284, 
ne e di pianto. Divisesi la Città in due contrarii partiti , di uno 
de' quali erano Capitani i Rangoni , i Boschetti , e i Guidoni s 
deli' altro i Signori jài Sassolo ossia della Rosa , e que' di Sa- 
vignano, e i Grassoni Signori di Vignola. E forse la prima ori- 
gine della discordia fu la gelosia delle tre prime famiglie, che es- 
sendo antichissime in Modena mal volentieri vedevano le tre al- 
tre famiglie , nobili anch' esse , ma venute dal territorio , £a- 
reggiar con esse in autorità e in potere . E pare , che a ciò si 
alluda nel Memoriale de' Podestà di Reggio , ove sotto quest' an- 
no medesimo si dice, che gli estrinseci possidebant Saxoìum & Sa- 
vignanum & Montembaranzonem. , ù breviter loca a strafa supzrius 
occupabam (1) . Venner dunque i due partiti ad aperta contesa 
tra loro , e più violenze e più omicidii seguirono in Modena , 
senza che i Magistrati avessero o potere o coraggio di impedir- 
li o di punirli . Tra essi dovette rendersi più reo degli altri Ci- 
nello da Savignano , perciocché in una carta de' 15. di Maggio 
del 1284. che si conserva nel Monastero di S. Geminiano, egli 
è detto bannitus Commun. Mutìn. , e da essa raccogliesi , che la 
casa da lui abitata era stata dal Cornuti destinata ad esser di- 
strutta occasione malefica faBi per eitm in anno presenti & de men- 
se presenti . Il partito de' Savignanesi, de' Sassolesi , e de' loro al- 
leati finalmente a' 30. di Luglio fu cacciato da Modena, ed es- 
ri ritiraronsi a' loro Castelli , fra' quali erano singolarmente Sas- 
solo , Montebaranzone , e Savignano, e tutta in somma la col- 
lina al Mezzodì ; ma singolarmente fortificaronsi in Sassolo , cin- 
gendo di mura la terra, e scavando tutto attorno le fosse ; e di 
là uscendo spargevansi pel distretto di Modena saccheggiando e 
distruggendo tutto ciò, che veniva loro alle mani. Né con mi- 
nor furore operavan i rimasti in Città , detti perciò intrinseci , 
cioè i Rangoni , i Boschetti , e i Guidoni contro de' lor nimi- 
ci , di cui rovesciarono e incendiarono quante case e palazzi 
avevano nella Città . E perché era allora Podestà di Modena in 

Tom. IL O que- 



(1) Ibid. (2) Script. Rer. Ital. T. SUL col. 1159. 



ic6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

quegli ultimi sei mesi Barnaba de' Pallastrelli Piacentino , che 
era loro sospetto, congedaronlo onorevolmente alla fin di Settem- 
bre, pagandogli tutto il pattuito stipendio, e chiamarono inve- 
ce per gli ultimi tre mesi dell'anno il suddetto Rinaldo de' Can- 
cellieri Pistojese . E innoltre per fortificar sempre più il loro par- 
tito circa il tempo medesimo fecer tornare a Modena Tobia Ran- 
gone, che era Podestà in Reggio; e i Reggiani gli permisero 
di partire, acciocché potesse venire in soccorso de' suoi. Così 
si narra nel Memoriale Reggiano (i), da cui abbiam prese le 
principali circostanze di questi fatti. Ma nell' altra Cronaca Reg- 
giana si dice, eh* ei fu congedato , quia non erat sufficiens (i) , e 
questa insufficienza è spiegata meglio colla sua usata sincerità da 
Fra Salimbene nella sua Cronaca MS. col dire, che fu licenzia- 
to triplici causa, quarum una est t quod impeditavi linguam babebat us- 
que adeo , ut auditores provocaret ad risum , quia curn volebat dicere 
in Consilio : Audivi stis quod proposi tum est , dicebat : Audivistis pro- 
poitam; & sic deridebant eum y quod esset elìnguis . Gli estrinseci Mo- 
denesi affine di procacciarsi soccorso spedirono a Parma , e si 
offrirono pronti a consegnare a quel Comune le chiavi de' lor 
Castelli, e a prestargli ubbidienza. Ma i Parmigiani saggiamen- 
te avvisarono, che più onorevole impresa sarebbe stata per essi 
il metter pace tra* due contrarii partiti. Scelsero dunque Amba- 
sciadore a tal fine il lor Capitano del popolo , che era Miletto 
de' Griffi Bresciano (3), insieme con Egidio de' Milleduci insi- 
gne Dottor di Leggi e più altri . Venuti essi a Modena andava- 
no aggirandosi per la Città, affin di pregare gli intrinseci a ve- 
nire ad amichevole accordo co' lor nimici. Ma i feroci Modene- 
si facevansi vedere armati per le contrade , e sulle porte delle 
lor case, fermi di non dare ascolto a qualunque proposizione di 
pace. Anzi, come narra Fra Salimbene, essi fremevano al ve- 
der questi Ambasciadori, e fra loro andavan dicendo: che fac- 
ciam noi ? e perchè non uccidiamo o sbraniamo questi distrut- 
tori della nostra Città ? Col che , egli dice , mostravan 1' ingra- 
titudine loro , non ricordandosi , quante volte i Parmigiani avea- 
no a' Modenesi prestato ajuto nelle lor guerre contro i Reggia- 
ni . Dovetter dunque gli Ambasciadori partirsene, senza avere ot- 

te- 



O) Scr. Rer. Ttal. T Vili. col. iko. T. XV. col <s<S. T. XI. col 71. 
U) lb. T. XVlll. col. ir. '3) Ib. T. IX. col. 804. 



t 



CAPO V. 107 

tenuto T intento. E i Modenesi intrinseci risoluti Ji sterminare 
i loro nimici diedersi a far raccolta d' armi e d' armati; e uni- 
to un numeroso esercito si rivolsero verso Sassolo . Manfredino 
da Sassoio di ciò avvertito raccolse tutte le sue truppe, lasciando 
solo alcuni alla difesa di Savignano, e animatele con poche pa- 
role a combatter da forti , scagliossi presso il Colombaro a' 7. 
di Agosto con tal coraggio contro gli intrinseci, che fecene 
grande strage , e costrinse gli alrri a volgersi in precipitosa fu- 
ga , abbandonando armi e vesti e viveri , e quanto aveano , e 
paghi di salvare a stento la vita. Cento de' principali intrinseci 
furono uccisi , e molti altri fatti prigioni , e gli estrinseci innol- 
tre, de' quali fu assai leggiera la perdita, profittando opportu- 
namente della vittoria , occuparon Magreda e più altri luo- 
ghi (*;. 

Questa sconfitta degli intrinseci Modenesi fece sperare a* 
Parmigiani, che essi più docilmente avrebbono allora ascoltate 
quelle parole di pace , che prima aveano rigettate. Ma per assi- 
curar meglio il successo del nuovo lor tentativo, vollero comin- 
ciare dall' acchetare le turbolenze di Reggio, ove esse pure già 
da qualche anno cominciavano a rinnovarsi , e ne era in colpa 
singolarmente quel Barnaba de* Pallastrelli nominato poc' anzi , 
che ne' primi sei mesi dell' anno 1284. era Podestà in Reggio, 
e che ivi, come poscia in Modena, malus homo fuit , seminator dis- 
cordia in populo Rbegiensi & Mutimmi (1) . Alcuni anni però , pri- 
ma eh' egli venisse a Reggio, avean cominciato gli animi a nuo- 
vamente innasprirsi , e pare, che la prima origine ne venisse da 
un piacevol fatto , che narrasi oscuramente ntila Cronaca Reg- 
giana , perchè il Codice , di cui si valse il Muratori nel pubbli- 
carla , era mancante (3), ma che interamente leggesi nella più 
volte mentovata copia Ferrarese. Guido de* Lovisini , una delle 
più potenti famiglie di Reggio , avea un fratello Monaco del 
Monastero di Canossa nominato Lupo. Avea questi raccolto ver- 
so la festa di S. Stefano del 117 x. il denaro per certi affitti del 
suo Monastero, e Guido da Canossa gli chiese, non dicesi, se 
a prestanza o in altro modo , il detto denaro. Ricusò il Mona- 
co di darglielo; e il Canossa sdegnato gli disse, che gliel' av- 

O z reb- 



(0 Ib. T. VICI col. néo. T. IX col, 804. T. XL. col. 7». 
(z) Ib. T. XVIII. col. 11. (3) Ib. col. 7. 



io8 MEMORIE STOR. MODFNESI. 

rebbe tratto a forza dal ventre . Si dolse il Monaco co' suoi 
fratelli di questa ingiuria, che dal Canossa avea ricevuta , e per- 
ciò Guido de' Lovisini di lui fratello, avvenutosi nel dì di S. 
Silvestro in Guido da Canossa diedegli un solenne pugno nel 
volto . Ne nacque tosto discordia traile due famiglie , e il Mo- 
naco non avendo coraggio di star più nel suo Monastero.per tr- 
more di que' da Canossa, passò in quello di S. Prospero, ed 
ebbe il Priorato della Gazzata , e il Cronista aggiugne , eh' egli 
era uomo d' alta statura , e gran mangiatore per modo , che in 
un giorno egli insieme con un suo fratello mangiarono trecen- 
to uova. Or que' da Canossa volendosi vendicare del Lovisini 
pel ricevuto oltraggio mandarono a Reggio due sicarii travestiti 
m abito da mercante a cavallo , i quali passando innanzi al por- 
tico de' Lovisini, vi trovarono un di essi detto Sinibaldo, che 
dilettavasi di chieder novelle a coloro, che gli passavano innan- 
zi. E ne chiese anche a 1 due finti mercanti; un de' quali mes- 
sa la mano alla spada tentò di ferirlo; ma le catene di ferro, 
onde il portico era cinto trattennero il colpo; e i due assassini 
se ne fuggirono . 

Non pare, che questo fatto avesse allor conseguenze; ma 
es3o ci mostra, quanto fossero allor facili ad accendersi gii odii, 
e a gittarsi i semi delle guerre civili. A farle rinascere con sem- 
pre maggior furore concorse V imprudente risoluzione di Ansel- 
mo da Rodorengo Bresciano Capitano del Popolo in Reggio V 
anno 1281. , il quale indusse il Comune a fare uno Statuto, 
per cui a tutti coloro, che per omicida, per furti, e per qua- 
lunque altro delitto erano stati esiliati , permettevasi di tornare 
alla Città (1). Questo disordine fu in qualche parte compensa- 
to nel seguente anno 1282. all' occasione di una straordinaria 
carestia, che afflisse Reggio; perciocché da questo male ebbe 
origine il ravvedimento di molti , che si riunirono in pace co* 
lor trifriSti (2); e forse fu in questa occasione, che si stabilì la 
pace tra i Nobili di Canossa e i Roberti , e si fece un matri- 
monio traile loro famiglie , per cui alcuni anni dopo convenne 
eercar dispensa (3). Ma come altre volte, così ancor questa, fu 
'breve e momentaneo il frutto, e l'anno appresso cioè nel 1283-, 

rin- 



(iì Tb. col io. (z) Ib. T. Vili. col. 1150. 
{$, Ballar. Francifc T. IV. p, 71» 



C A P O V. 109 

rìnnovaronsi in Reggio i tumulti e gli omicidii (1) . Indi ncli' 
anno stesso , in cui scoppiò il fuoco delia guerra civile in Mo- 
dena , Reggio ancora era già divisa in due contrarie fazioni , 
benché amendue seguaci del partito de' Guelfi, e una di esse, 
come abbiamo nella Cronaca di Fra Salimbene , dieevasi la su- 
periore , perchè occupava la superior parte della Città, e ne 
eran capi Azzo de' Manfredi , Antonio e Tommasino fratelli de* 
Roberti, e Matteo di Fogliano, F altra per la stessa ragione 
dieevasi V inferiore , e avea per condottieri Rolandino da Ca- 
nossa, Francesco da Fogliano, e il Proposto di Carpineto diluì 
fratello. I Parmigiani adunque veggendo , che il fuoco della dis- 
cordia andavasi vie maggiormente stendendo , mandarono sei No- 
bili Ambasciadori a Reggio , de' quali era il primo Matteo da 
Correggio , e due popolari , i quali raccolti il Consiglio del Pub- 
blico presero ad esoitarlo, perchè non volesse imitar la stoltez- 
za de' Modenesi , e colle discordie domestiche non mettesse a 
rovina la Città tutta. Essi trattennersi a tal fine in Reggio più 
giorni , e Fra Salimbene , che allora abitava nel Convento di 
questa Città , dice di averli visitati più volte , perciocché era 
Parmigiano egli pure. Ma i Reggiani poco favorevolmente ac- 
colsero quesri messaggeri di pace, e risposero, che i Parmigiani 
pensassero a' casi loro (perciocché in Parma ancora erano co- 
minciate somiglianti discordie) , e che a Reggio avrebber pen- 
sato i Reggiani. Così gli Ambasciadori partiron da Reggio, 
come eran partiti da Modena , senza raccogliere alcun frutto 
della loro ambasciata . Ma poco appresso pentiti i Reggiani di 
sì inurbana risposta da essi data, spedirono Ambasciadori a Par- 
ma Rolando da Canossa , Guido de' Roberti da Tripoli , e il 
Giudice Pietro d' Albinea, che fu 1' Oratore a nome del Comu- 
ne. Ivi si stabiliron più cose, per assicurare la tranquillità in 
Reggio; e i Parmigiani promisero fralle altre cose, che, se 
una delle parti avesse cacciata 1' altra , essi avrebbero sempre 
ajutata quella , che ingiustamente fosse stara cacciata (z) . Fra 
Salimbene aggiugne r che i Reggiani vollero in quella occasion 
consultare un famoso Astrologo , che era in Parma , nominato 
Asdente , il quale gravemente rispose loro , che , se serbata aves- 
se- 



ro Script. Rer. Ftal. T- V»[T. co!. 115.4. «. 
(t) Io. eoi. ii 60. T. IX. col. 804. ec. 



no MEMORIE STOR. MODENESI. 

sero la concordia fino al Natale , sfuggita avrebbono la Divina 
vendetta. 

Sedate in tal modo le turbolenze Reggiane, si volse il pen- 
siero a calmare le Modenesi ; e per ottenerlo più efficacemente 
tutte le Città di partito Guelfo, cioè Piacenza, Parma , Cremo- 
na , Reggio, Bologna, Ferrara, e Brescia, si unirono insieme, 
e mandarono loro Ambasciadori a Reggio , perchè ivi trattando 
insieme cercasser la via a ricondurre la pace in Modena . Ma 
per quanto essi si adoperassero, tutto fu inutile. Il solo partito, 
che presero gli Ambasciadori, fu quello di non ajutare né 1' una 
parte né 1' altra ; perchè essendo amendue Guelfe non poteva 
combattersi contro di alcuna, senza combattere contro il proprio 
loro partito. I Modenesi intrinseci, i quali speravano per av- 
ventura da alcune di queste Città ajuto e soccorso, veggendo di 
non poterlo ottenere , si rivolsero alle Città della Toscana , e 
ne chieser truppe , le quali però non sappiamo , se da essi fos- 
sero ottenute (i). In tale stato eran le cose a' 15. di Settem- 
bre del detto anno 1284. Pochi giorni appresso , cioè a* 20. del 
medesimo mese, un' altra zuffa presso il Montale seguì tra gli 
intrinseci e gli estrinseci , e questa ancora fu svantaggiosa a 
primi ; i quali , come si dice nel Memoriale Reggiano (2) , in 
questi due fatti d' arme tra morti e prigionieri perdettero 
circa cinquecento uomini . Tentarono allora nuovamente i Par- 
migiani di metter fine a tali discordie , e dodici Ambasciado- 
ri spedirono nuovamente a Modena , ma collo stesso infelice 
successo . Anche il Cardinal Legato Apostolico di Lombar- 
dia si esibì mediatore, ed egli ancora fu ricusato (})• An- 
zi accadde allor cosa , che per poco non mosse i Parmigia- 
ni a prendere essi ancor le armi contro gì* intrinseci Mode- 
nesi . Facevano essi venir da Cervia molti carri di sale, quan- 
do essendo questi giunti presso Bazzano, alcune truppe di in- 
trinseci Modenesi scagliatesi loro addosso rubarono il sale e i 
buoi , volendo con ciò vendicarsi de* Parmigiani , i quali pare- 
va loro , che fosser più favorevoli agli estrinseci che agli in- 
trinseci ; perchè quelli avean permesso a* Parmigiani di passar per 
le strade da loro occupate, senza pagare il consueto pedagio. I 

Par- 



fO Ib. «e T Vili. col. 1160. (2) Ib. col. 1161. 
(3) Ib. T. £X. col. 803. 



C A P O V. in 

Parmigiani di ciò sdegnati mandaron messi a' Modenesi, dolen- 
dosi di tale oltraggio fatto a loro amici , e chiedendone soddis- 
fazione e compenso . L* ambasciata fu accolta [da' Modenesi con 
disprezzo e con alterigia, né degnaronsi di dar risposta, non 
ben riflettendo , a qual pericolo con ciò si esponevano . Di fat- 
to i Bolognesi di ciò avvertiti mandarono a Parma ad animar 
quei Comune a venir contro Modena da una parte , che al tem- 
po medesimo sarebbon essi venuti dall' altra, e la Città sarebbe 
stata espugnata . Ma gli ottimi Parmigiani , sì perchè ricorda- *- 
ronsi dell' antica loro amicizia co' Modenesi , sì perchè era im- 
minente la solennità del Natale, rigettate le suggestioni de' Bo- 
lognesi , ricusaron di muoversi^ anzi pagate ottocento lire Im- 
periali a* contadini pel danno avuto ne' loro buoi e ne' lor car- 
ri , soffrirono in pace il danno del sale e le ricevute ingiu- 
rie (i). 

Così si narra la cosa nel Memoriale Reggiano, il quale, se 
è opera, come con buone ragioni crede il P. Affò (2), delio- 
stesso Fra Salimbene , di cui spesso io cito la Cronaca MS. , e 
degnissimo di fede , perchè V autore viveva allora in Reggio , ed 
era testimonio di tutto ciò , che da lui si racconta. La Crona- 
ca Parmigiana però narra le cose alquanto diversamente (3) . V 
autor di essa distingue due diverse ambasciate mandate da' Par- 
migiani per 1' affare del sale, la prima nello stesso anno 1284. 
poco dopo seguito il fatto, la seconda nel seguente anno 1285., 
in cui gli Ambasciadori di Parma unironsi a que' di Reggio, di An. 1285. 
Bologna, e di Ferrara; ma amendue le volte senza effetto alcu- 
no. Aggfugne poscia, che in queir anno medesimo Gherardino 
Rangone per la parte degli intrinseci , e Manfredino da Sassolo 
per quella degli estrinseci, si adoperarono per metter pace fra 
due partiti, ma che gli intrinseci, e i Boschetti singolarmente, 
chiedevan tai patti , a' quali non era possibile , che gli estrinseci 
si arrendessero; che nell' anno stesso i Modenesi intrinseci ren- 
derono a* Parmigiani , o rifecer loro il danno della metà del sa- 
le, de' buoi, e de' carri lor tolti, e che per 1' altra metà fu 
fissato un termine discreto a pagarla; e che poscia i due fratel- 
li Guido e Matteo da Correggio potentissimi allora in Parma 

ve- 



Ci) Tb. T. VITI. col. udì. (2) Scritt. Parmig. T. I. p. 232. 
(3; Script. Rer. Irai. T. IX. col. 805. ec. 



ii2 MEMORIE STOR. MODENESI, 

venuti a Modena per trattar di nuovo della concordia , ottenne- 
ro , che amendue i narriti in essi si compromettessero , e desse- 
ro ostaggi per sicurezza; che allora essi profferirono la lor de- 
cisione ; ma che il partito de' Boschetti non volle ammetterla . 
Il Memoriale Reggiano, che forse a questo passo è scorretto , se- 
gna la pace stabilita fra gli intrinseci e gli estrinseci Modenesi 
a 4. d' Agosto del 1286., e dice, che gli estrinseci tornarono 
a Modena, e che i Castelli , che avean data occasione alla guer- 
ra civile , per ordine del Comun di Parma furono diroccati (1); 
e all' anno stesso assegnasi questa pace nella Cronaca Reggiana 
(2,). Al medesimo anno si nota negli Annali antichi di Mode- 
na, dopo aver narrata una sconfìtta, che 1' anno precedente 
avuta aveano presso Gorzano gli estrinseci dagli intrinseci (3) , 
la qual rotta pure si accenna nella Cronaca di Giovanni da Baz- 
zano , e se ne fissa il tempo circa il Natale dell'anno 1285.(4). 
In mezzo a queste contraddizioni e incertezze io credo di 
dovermi attenere alla Cronaca MS. di Fra Salimbene , testimo- 
nio di veduta di tutto ciò , eh' egli narra . Racconta egli adun- 
que , che il compromesso fatto da due partiti ne' due fratelli 
Guido e Matteo da Correggio segui nel mese di Ottobre dei 
1285. nella Domenica frali' ottava di S. Francesco; che molto 
si affaticarono per conchiuderla Martino da Sanvitale Nobile Par- 
migiano e Fra Pietro da Collecchio Parmigiano dell' Ordine de' 
Minori Lettore allora nel Convento di Modena, il quale più 
volte fece il viaggio da Modena a Sassolo per parlare con Man- 
fredino da Sassolo, e riportarne le intenzioni agli intrinseci di 
Modena , nei quali viaggi dice Fra S dimbene di averlo egli ac- 
compagnato. Soggiugne poscia parlando di se medesimo , che es- 
sendo egli allora andato a Carpi per celebrare ivi la festa di S. 
Francesco , trovò i Segretarii del March. Obizzo d' Este da lui 
mandati per trattar della pace , che si erano radunati in quella 
Pieve , e che al tempo medesimo vi sopravennero i due fratelli 
da Correggio , e che tosto si diede mano al trattato ; che allor 
quando esso fu conchiuso, gli imrinseci Modenesi ricusarono di 
accettarlo; ma che finalmente essi ancora si arrenderono, e la 
pace fu stabilita. Questo racconto non par che ammetta ccce^ 

zio- 



fi) L. e T. VHF. col. u62 (V lb T. XVf'i. col. 12. 

( 3 ) lb. T. XI. col. 73. (4) lb. T. XV. col. 5*6. 



CAPO V. 115 

zìone , e solo convien credere, che traila sentenza data da' Cor - 
reggeschi e 1- accettazione fattane dagli intrinseci Modenesi pas- 
sasse non poco tempo , come ci mostrano gli avvenimenti dell 
anno 1286. , che minutamente si narrano nella Cronaca di Par- 
ma, che in questi fatei è assai più esatta delle Cronache Mode- 
nesi e Reggiane; e che in questo senso si debba intendere, ove 
nelle dette Cronache si afferma , che la pace fu conchiusa solo 
nel 1186. Abbiamo anche un indicio del trattar che si faceva 
di pace sulla fine dell' anno 1285. in una carta dell' Archivia 
di questo Monastero di S. Geminiano , in cui a' 26. di Novem- 
bre alcuni de' Sassolesi trovandosi in Mantova nominano Proc- 
curatori presso il Comune di Modena, affi n di essere cancellati 
dal bando , in cui erano da questa Città . 

Sul principio dunque dell' anno 1286. , come neìl' accen- 
nata Cronaca si racconta (1), alcuni Ambasciadori di amendue £ 
partici, ne' quali Modena era divisa, recaronsi a Parma all' oc- A*. -xt'Srf. 
casione dell' accennata sentenza data da' Correggeschi , per pro- 
testare contro di essa , o per temperarla in modo, che da tutti 
fosse accettata. Si fecer perciò più adunanze del general Consi- 
glio di Parma; ma il partito de' Boschetti, a' quali nelle Cro- 
nache si dà comunemente la colpa di aver ricusata la pace, non 
volle udir ragione , e negò di rottomettersi alla decisione di quel 
Comune, e perciò gli Ambasciadori se ne tornarono a Modena, 
I Parmigiani, de' quali non si può abbastanza lodare l'-amore- 
\ T oIe e sincero zelo in favore de' Modenesi , spedirono Ambascia- 
dori a Bologna per indurre quel Comune a unirsi seco, e proc- 
curare la salvezza di Modena. Ma i Bolognesi risposero sdegno- 
samente , eh' essi non voleano in alcun modo impacciarsi ne' 
fatti de' Modenesi . Il Podestà di Parma allora determinò di fa- 
re un nuovo tentativo; e scelti dodici Ambasciadori, che lo ac- 
compagnassero , venne in persona a Modena , per persuadere 
agli intrinseci ad accettar la sentenza de' Correggeschi . Ma i 
Boschetti non si lasciaron piegare . Chi non avrebbe creduto , 
che i Parmigiani ributtati da sì grande ostinazione non dovesse- 
ro abbandonare i Modenesi al disperato loro furore? E nondi- 
meno non fu così . Poiché le dolci maniere finallor da essi usa- 
te non erano state efficaci , voller tentare la via delle minacce. 
Tom. IL P Scris- 

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(1) Ib. T. IX. col. S07. ec. 



•4 



1X4 MEMORIE STOR. MODENESI. 
Scrisser dunque a* Boschetti , richiedendoli un* altra volta a man» 
dar loro Ambasciadori con pieno potere a Parma , per conchiu- 
der la pace , aggiugnendo , che se noi facessero , essi si sareb- 
bono uniti cogli estrinseci, e avrebbono lor mossa guerra. Que- 
sto passo ancora fu inutile presso i Boschetti. I Parmigiani al- 
lora eseguirono ciò, che aveano minacciato, e cominciarono dal 
mandare un lor Cittadino, cioè Bernardo da Ferro, per Pode- 
stà del partito degli estrinseci, ed egli partì a tal fine a* 30. di 
Aprile . I Boschetti di ciò sdegnati si mossero contro il Castel- 
lo di Livizzano nel Modenese , che era occupato da que' di Sa- 
vignano , a cui i Parmigiani aveano allor mandato in ajuto cin- 
quanta balestrieri , e cominciarono ad assediarlo e a travagliar- 
lo colle lor macchine. Poiché i Parmigiani ebbero avviso di 
questo assedio , il lor Podestà , che era Tecla de' Buondelmonti 
Fiorentino , raccolti quaranta Cavalieri e molti fanti , andò ver- 
so Sassolo per unirsi agli estrinseci , il che udito da' Boschetti 
levaron l'assedio di Livizzano, e tornarono alle lor case. Nuo- 
vi soccorsi mandaron poscia i Parmigiani agli estrinseci; anzi si 
{ecc decreto di radunar tutto 1* esercito , e di usar di ogni sfor- 
zo contro gli intrinseci Modenesi. A questi apparecchi del Co- 
mune di Parma si aggiunsero le ambasciate delle Città di Cre- 
mona di Brescia e di Piacenza , le quali fecero intendere a* Mo- 
denesi , che o dovessero soggettarsi alla sentenza data da' Cor- 
reggeschi e dal Comune di Parma , o si aspettassero ad aver ne- 
mica tutta la Lombardia . Piegaronsi allora gli animi de' Mode- 
nesi , e determinarono di mandare a Parma il Capitano del po- 
polo con altri Ambasciadori , per ttattar della pace . Recaronvi- 
si essi, e insieme co* Consiglieri di Parma e cogli Ambascia- 
dori delle altre Città Lombarde intavolossi il trattato . E frattan- 
to per intimorire i Modenesi, e per tal modo determinarli più 
agevolmente a deporre le armi, i Parmigiani, come se vicina 
fosse a cominciare la guerra , trasser fuori il Gonfalone della 
B. Vergine, che era il principale, e il diedero a Guido da Cor- 
reggio, dichiarandolo con ciò Capitano delle armi loro ; e insie- 
me prefissero a Modenesi il tempo, entro cui doveano precisa- 
mente decidere, qual partito scegliessero. Non era ancor giun- 
to il termine perentorio; e i Modenesi già si eran dichiarati dis- 
posti alla pace. Così finalmente dopo alcuni trattati a' 28. di 
Giugno del detto anno 1286. nel General Consiglio di Parma 

se 



%»• 



CAPO V. si 5 

se ne stabilirono di comun consenso gli articoli; e il dì seguen- 
te essi furono pubblicati nella pubblica piazza; e i deputati de' 
due contrari]' partiti si diedero il bacio di pace , e giuraron di 
serbarla costantemente, e Fra Salimbene nella sua Cronaca MS. 
nota, che i Nobili di Sassolo 1' ultimo giorno di Giugno rien- 
trarono in Modena. Quindi il Podestà stesso di Parma con gran 
numero di Consiglieri sul principio di Agosto sen venne a Mo- 
dena , per ultimare le convenzioni già stabilite fra* due partiti , 
e parve , che allora la pace fosse ferma e sicura (1) . 

Frattanto, mentre i Parmigiani -con tanto zelo si adopera- 
vano per toglier le discordie tra Modenesi , nuovi tumulti na- 
scevano in Reggio. Neil' Aprile del 1286. furono uccisi da un 
certo Scarabello da Canossa , e da Azzolino di Guido d' Albare- 
to , Guido e Bonifacio da Bianeìlo , che eran di un ramo della 
Nobil famiglia da Canossa , mentre passando pe' prati de* Tem- 
plarii recavansi al suddetto Joro Castello. Fu posto nelle carceri 
Guido d' Albareto, perchè sospetto di aver ordinata quest' ucci- 
sione, ma poscia fu liberato fra pochi giorni (2). Questo fatto 
non- sembra che avesse altre conseguenze . Ma nella state dell' 
anno stesso un altro ne avvenne , che mise la Città a rumore. 
Bonifacio Bojardo unitosi a' Nobili di Bismantova e ad altri esu- 
li Modenesi e Reggiani entrò per tradimento di due Monaci nel 
Monastero di S. Prospero presso Reggio, affin di uccider 1' Aba- 
te Guglielmo de' Lovisini , famiglia odiata da' Bojardi . L' Abate 
salvossi a stento gittandosi in un orto, e di là fuggendo alla 
Città , ove ricoverossi. Il Bojardo e i compagni allora saccheg- 
giarono il Monastero , e ne portaron seco a Rubiera i mobili 
di maggior pregio, e que' della Sagrestia singolarmente. L'Aba- 
te religiosamente interposesi a favore de' due Monaci , che 1* 
avean tradito , e mandolli alla Chiesa di Pratofontana al suo 
Monastero soggetta; ma i Lovisini parenti dell'Abate coltigli un 
giorno a Mancasale gli uccisero. Sdegnati di ciò i Bojardi ucci- 
sero in vendetta presso Magreda Giovanni de' Muti parente dell' 
Abate , mentre egli per commissione dell' Abate medesimo anda- 
va a Pistoja. Per questi fatti tutta la Città di Reggio si solle- 
vò, e stava per nascere grave tumulto. Ma quaranta soldati sti- 

P 2 pen- 



(1) Ib. col-, 8o8. ec. 

(z) Ib. T. Vili. col. 1167. T. X\riII. col. ». 



nò MEMORIE STOR. MODENESI. 

pendiati da quel Comune recatisi alla pubblica piazza la cinser 
per modo , che a niuno de' Nobili e potenti fu permesso 1' en- 
trarvi , e così furono impedite nuove uccisioni. E poscia Ber- 
nardo da Fogliano Proposto di Carpineto abboccandosi sulla por- 
ta della Cattedrale con Bertolino da Fogliano concertò il modo 
a sedar quel rumore , e amendue mandarono anche a Bologna 
a chiedere alcune truppe., perche custodissero la lor Città. I Par- 
migiani ancora si adoperarono per acchetar questi torbidi , e due 
volte il lor Podestà , la prima con dodici , la seconda con ven- 
ti Ambasciatori del Comune, venne perciò a Reggio, ma sem- 
pre inutilmente (i) . Finalmente però nel Novembre si ottenne, 
che si facesse la pace fra' due partiti, di uno de' quali eran ca- 
pi i Lovisini e i Muti , dell' altro i Bojardi , i Ruggeri , e i 
Fiordibelli (2) . 

Assai più gravi sconcerti vidersi in Reggio I* anno seguen- 
te 1287. Agli 8. d'Aprile i figli di Ugolino da Fogliano, cioè 
Matteo, Bertolino, e Niccolò, preser le armi contro de* loro. 
12S7. £tess j p aren ti y cioè Bernardo Proposto di Carpineto e Francesco 
fratelli essi pur da Fogliano , e si usurparono la Rocca di Car- 
pineto e i Castelli di Paule e del Monte , che esser doveano 
ad amendue i rami comuni; e occuparono Gesso de' Malapresi, 
che era di Bernardo da Gesso . E come se ciò non bastasse , il 
dì seguente i due fratelli Bernardo e Francesco co' figli del se- 
condo, e alcuni delle famiglie de' Panceri e de' Malatacchi , e 
que' da Canossa , ed altri loro amici furon cacciati dalla Città ;. 
e perchè alcuni di essi volendo difendersi si erano ritirati nella 
casa de' Signori da Canossa, essa fu arsa e rovinata, nulla op- 
ponendosi a tali violenze il Podestà e il Capitano , i quali par- 
ve anzi, che godessero di questa espulsione, e standosi anche 
indifferenti spettatori di questo facto i Lovisini , che finallora 
eran sembrati amici degli espulsi. Di questo fatto brevemente si 
parla anche nella Crònaca di Parma, ove si dice, che a' io.. 
d' Aprile, mentre amendue i partiti sembravano più tranquilli, 
e lietamente occupavansi in danze e in giuochi, la parte di so- 
pra (nome di un de' partiti) cacciò da Reggio la parte di sot- 
to (3). A tal rumore accorsero le truppe Bolognesi per soccor- 

re- 



fi io. T. IX. col. 8c8. (2.) Ib. T. Vili. col. 1167. T. XVUI. col. 12, 
(3J Ib. T. Vili. col. 8 ti. 



( 

C A P O V. 117 

re re e tranquillar h Città, ma non fu loro permesso f entrar- 
vi . Furono allor congedati il Capitano e il Podestà ; e otto pri- 
marii Cittadini, il primo de' quali era Bertolino da Fogliano, 
furono scelti a governarla . Ma perchè essi si mostraron più avi- 
dì di arricchirsi colle spoglie del Pubblico, che di amministrar 
la giustizia , furon presto deposti , e fu chiamato a Podestà Gui- 
do da Viana nella Lunigiana , e a Capitano Corrado de' Bo- 
schetti Modenese. Frattanto i suddetti espulsi, e eoa essi quei da 
Canossa , ritiraronsi a Gesso del Crostolo , occuparon Bismanto- 
va , e la fabbricarono, si fecer padroni di tutti i Castelli della 
Badia di Canossa , e ricuperarono ancora i Castelli di Paule e 
del Monte ; e indi dal Castello di Gesso si spinser più volte fin 
sotto i borghi di Reggio incendiandone e atterrandone non po- 
che case. 1 lor nimici raccolte numerose truppe , alle quali si 
aggiunsero ancora cento Cavalieri Modenesi , recaronsi ad asse- 
diare la Rocca Tiniberga presso .Sassolo , ove si erano chiusi 
Bernardo da Fogliano e Rolandino da Canossa con molti loro 
seguaci ; e forse 1' avrebbero espugnata , -se- ad istanza di Fran- 
cesco da Fogliano fratel di Bernardo non fosse venuto in lor 
soccorso Alberto dalla Scala Signor di Verona con molte truppe 
Veronesi e Mantovane . Avea già Alberto preso il Castello di S. 
Stefano in quelle vicinanze , quando il Podestà di Bologna Ghe- 
rardo da Fossano con venti Ambasciadori venne a Rocca Tini- 
berga, ed entratovi trattò di pace trai due partiti, e sembran- 
do, che essa fosse conchiusa, si apriron le porte , perchè gli as- 
sediati ne uscissero; ma ncll' uscirne si ródere* insultati e assa- 
liti dagli assediami , e alcuni rimaser gravemente feriti , e gli 
altri tornando dentro alla Rocca, e trovandovi molti degli as- 
sediami , che attesa la pace fatta vi erano entrati , sopra essi 
si vendicarono , e ne feriron parecchi . Accorsi però gli Amba- 
sciadori Bolognesi, che eran rimasti a Sassolo, conftrmaron la 
pace , e vollero , che il Proposto Bernardo , Rolandino da Ca- 
nossa , Bartolommeo Panceri ed altri venisser seco a Bologna . 
Più altri però degli assediati veggendo , che la pace , che eran 
per fare , dovea essere poco lor vantaggiosa e mal ferma , se 
ne andarono alle lor case (1). Il Proposto e i suoi compagni 
furon poi rilasciati il 1. di Dicembre dopo aver dati ostaggi , e 

do- 



CO Ib. T. Vili. col. né S. 



nS MEMORIE STOR. MODENESI. 

dopo aver lasciato al Podestà medesimo 1' arbitrio di dar fine 
alle lor controversie. Ed ei lo diede di fatto , ma in modo, che 
dagli esuli non fu approvato . Gontinuaron di fatto le scorrerie 
e le violenze; e perchè la famiglia da Dallo una delle più pò. 
tenti fralle Reggiane si era dichiarata in favor degli intrinseci , 
e avea devastati i contorni del Castel di Felina occupato dagli 
estrinseci, questi ancora gittaronsi sulle Terre di que' da Dallo, 
e le saccheggiarono, ed incendiarono, e più di essi ancora fé» 
cer prigioni (i). 

Un altro tradimento secondo la Cronaca di Fra Salimbene 
erasi in quest' anno ordito contro il Comun di Reggio . Que* 
della famiglia da Gesso avean disegnato di sorprender Reggiolo, 
lusingandosi, che quando V avessero in mano, i Sessi uniti a 
loro , e sostenuti dalle truppe Mantovane e Veronesi , avrebbo- 
no occupata la Città di Reggio ., e ne avrebbon cacciati i Guel- 
fi; e già erasi destinato, che Corrado Canino dalla Palude , uno 
de' congiurati, ne sarebbe stato Podestà per tre anni. Ma la 
congiura fu scoperta. Dieci soldati del presidio di Reggiolo, che 
vi erano entrati , fuggirono . Corradino dal Bondeno nipote per 
sorella del detto Corrado fu arrestato , e dopo molti tormenti 
decapitato, e tutto il ramo della famiglia della Palude detto de" 
Canini fu condannato a perpetuo esilio da Reggio. 

Le turbolenze di Reggio altre nuove turbolenze eccitarono 
in Modena . Eran tornati in Città i Nobili da Savignano e i 
loro alleati; ma questi all' udire 1' espulsione de* Fogliani e de' 
Canossa seguita in Reggio cominciarono a temere per lor mede- 
simi , e quindi ad apparecchiarsi all' armi e alla difesa. Il Co- 
mune di Parma , che ne fu avvertito , mandò tosto a Modena 
il suo Podestà con quattro Anziani e venti Ambasciadori , due 
Trombetti e un Notajo , affin di conservare la pace , che con 
tanto stento erasi stabilita. Vennero anche a tal fine i Podestà 
e gli Ambasciadori di Bologna e di Cremona . Ma parve , che 
i Modenesi non volessero più udir parole di pace . Finalmente 
a' io. d* Aprile dell' anno 1287. l'Arciprete della Cattedrale 
con tutto il Clero secolare e regolare con doppieri e candele ac- 
cese, con croce alzata , portando seco il braccio di S. Geminia- 
no, vennero processionalmente al palazzo del Pubblico , ove ra- 

du- 

(1) Ib. col. E171. 



C A P O V. 119 

dunato era il Consiglio ; e presero a scongiurare i Cittadini a 
voler vivere tranquilli. Questo spettacolo commosse gli animi 
per tal maniera , che determinossi di osservare la pace ; e quat- 
tro Ambasciadori di ciascheduna Città ivi rimasero per confer- 
mare i* amicizia e la pace con alcun parentadi delle principali 
famiglie de* due partiti (1). Ma la pace al solito fu di breve du- 
rata. A' 5. di Settembre dello stesso anno 1287. gli estrinseci 
Modenesi condotti da Tommasino e da Manfredo fratelli da Sas- 
solo e da Grassone de' Grassoni, e uniti a molti Grasolfì, che 
già da più anni si erano ritirati a Mantova ed a Verona, con 
altri soldati ancora delie stesse Città e con molti Bolognesi del 
partito de' Lambertacci , formata avendo congiura con alcuni 
Cittadini di Modena , accostaronsi alla Porta di Bazzovara per 
sorprendere la Città . E benché non la trovassero sì facile ad 
aprirsi, come speravano, già eran pero riusciti a sforzarla. Ma 
al gridar che fecero le sentinelle , accorsi essendo i Rangoni , i \ 
Boschetti , i Guidoni col Podestà Bernardino da Polenta, furo- 
no dopo molta strage respinti, e costretti a ritirarsi verso Sasso- 
lo . Si mossero a tal rumore anche i Reggiani , e amendue i 
partiti inviarono truppe a soccorso de* loro alleati; e i Parmi- 
giani ancora mandaron rinforzo agli intrinseci Modenesi . Gli 
estrinseci frattanto, avendo avuto un falso avviso, che tutte le 
truppe di Bologna, di Parma, di Cremona, e delle altre Città 
di partito Guelfo venivano contro di loro, fuggirono da Sasso- 
lo, e qua e là si sbandarono, e molti ne furon presi; e molti 
anche de' Nobili e potenti di Modena caduti in sospetto di es- 
ser favorevoli agli estrinseci, fino al numero di trentadue furo- 
no presi , e crudelmente appiccati alla porta di Bazzovara . Mol- 
ti altri Veronesi e Mantovani del partito degli estrinseci furon 
chiusi in carcere, Sassolo fu incendiato, e tutti que' dello stes- 
so partito furon nuovamente a' li. di Dicembre cacciati dalla 
Città (z). 

Non meno fecondo df turbolenze e di stragi fu 1* anno se- 
guente 1288 Nel mese di Giugno gli intrinseci Reggiani rac- ^n. 12g8 
colte le loro truppe , e chiamati in soccorso cento Cavalieri da 
Modena , saliron su* monti all' assedio del Castello di Monte 

Cai- 



s 



(i) lb T. IX. col. Sii ( z ) lb. col. 813. T. XI. col. 75. T. Vili, col* 

1170. T. XV. col. 339. T. XXIV*. col. 699. 



ilo MEMORIE STOR. MODENESI. 

Cai volo occupato dagli estrinseci. Questi avvertitine si raduna- 
rono da diverse parti presso il Castello di Mozzadella, e a 15. 
di Giugno assaltarono i nimici con tal vigore, che molti ne uc- 
cisero, e molti de' principali fecero prigionieri, e condennaron- 
li a gravose multe; e tal terrore sparsero per ogni parte, che 
gli intrinseci non ardivan più di mostrarsi . Ugualmente felice 
fu nel mese seguente di Luglio il tentativo del Proposto Ber- 
nardo da Fogliano , il quale unite numerose schiere di cavalli e 
di fanti recossi al Castel di Baiso , che era stato distrutto , e 
prese a rinnalzarlo . Accorservi gli intrinseci per impedirlo; e 
giunti al Monte di Visignolo, all' udire, che i nemici venivan 
loro incontro , ed eran giunti a un luogo detto Canicula veius , 
diedero addietro, e tornarono alla Città. Anche que' da Sesso 
non rimaser tranquilli ; e nel mese d' Agosto rinforzati- dalle 
truppe di Alberto dalla Scala Signor di Verona, e di Pinamon- 
te de' Bonacossi Signor di Mantova, e conducendo seco le mac- 
chine a ciò opportune , presero a rifabbricare il Castello di S. 
Stefano , e di là spargendosi in diverse parti del territorio di 
Reggio davano il guasto ad ogni cosa . Tutti questi rovesci de- 
starono gran timore nel cuor degli intrinseci; ed essi perciò ri- 
corsero per mediazione a' Comuni delle Città di Cremona , di 
Bologna, e di Parma, facendogli arbitri delle differenze, che co- 
gli estrinseci avevano; e per mezzo loro fu stabilita la pace fra 
gli intrinseci e gli estrinseci , che , come abbiam detto , eran 
tutti di parte Guelfa , esclusine espressamente i Sessi , e gli al- 
tri di parte Gibellina . A nome de' tre detti Comuni fu preso il 
dominio di Reggio a' 29. di Settembre da un Giudice del Pode- 
stà di Parma e da un Cavaliere del Capitano della stessa Città; 
dagli stessi Comuni fu scelto a Podestà di Reggio Matteo da 
Correggio, e a Capitano Poncinó de' Ponzoni da Crema, come 
si dice nella Cronaca Reggiana , o Poncino de' Poncinardi da 
Cremona, come si legge nel Memoriale, e gli esuli Guelfi furon 
tutti richiamati in Città. Cinquecento soldati mandati furon da 
Parma a custodire Reggio; e fu loro assegnato un Forte alla por- 
ta di S. Stefano , e un altro dovea farsene alla porta di S. Pie- 
tro per altre truppe , che aspettavansi da Bologna . Solo il Ca- 
stello di S. Stefano non fu nella pace compreso; perchè coloro, 
che il difendevano , sapevano , che per la sua situazione in mez- 
zo alle paludi non poteva essere assediato , ed avendo continui 

soc- 



CAPO V. 121 

soccorsi da' Mantovani e da' Veronesi non vollero entrar nel!' 
accordo (1). 

Più tranquillo fu quest' anno pe' Modenesi . Dopo i van- 
taggi , che nel precedente gli intrinseci riportati aveano sopra 
gli estrinseci , il Vescovo di questa Città Fra Filippo Boschetti 
dell' Ordine de' Minori adoperossi col pastoral suo zelo a riuni- 
re in concordia il suo gregge , e ottenne , che si facesse la pa- 
ce fra i tre partiti, in cui esso da tanto tempo era diviso, cioè 
frai Grasolfì ossia Gibellini da tanto tempo esuli , e fra Guelfi 
stessi divisi in intrinseci ed estrinseci . Ma ancor questa volta es- 
sa fu di poca durata. Que' da Savignano a' 28. di Ottobre del- 
lo stesso anno 1288. uniti con altri loro seguaci , e raccolti 
cinquecento cavalli , usciron di Modena , e recatisi a Savignano 
presero a fortificarvisi . I Modenesi intrinseci avutone avviso ac- 
corsero per frastornarne il disegno, ma veggendo, che non pote- 
vano impedirlo, alzarono essi pure ivi presso un Forte a loro 
difesa. Conoscevano però gli intrinseci Modenesi, che non po- 
tevan mai rendersi così potenti, che non fossero sempre esposti 
a nuovi insulti de' lor nimici . E perciò risolveronsi di cercare 
un tale appoggio, che rendesse il lor partito superiore di trop- 
po e formidabile al partito contrario . Il Marchese Obizzo d' Este 
Signor di Ferrara , e un de' più forti sostenitori del partito Guel- 
fo , parve loro a tal fine il più opportuno. E già fin dal 1287. 
avea in favor di esso disposti gli animi de' Modenesi Bernardi- 
no da Polenta Podestà in quell anno di Modena (2). Proposto- 
ne il pensiero al Pubblico Consiglio di Modena, esso fu appro- 
vato; e furono scelti tre delle tre principali famiglie tra gli Ai- 
goni intrinseci , cioè il suddetto Vescovo Fra Filippo Boschetti , 
Lanfranco Rangone , e Guido Guidoni , i quali con molti altri 
Nobili Modenesi venuti a Ferrara a' 15. di Dicembre offerirono 
al Marchese Obizzo il dominio, e presentaron le chiavi della lo- 
ro Città. Accettò egli graziosamente V offerta, e tosto spedì a 
Modena per suo Vicario il Conte Anello detto da altri Cicinel- 
lo suo cognato fratello forse di Jacopina dal Fiesco già sua mo- 
glie e morta 1' anno 12S7. E poco appresso venne egli stesso a 
Modena accolto ed acclamato Signore della Città e del territo- 

Tom. IL Q rio , 



(1) Ib. T. VIU. col. n 7 t. ec T. IX. col. 814. T. XVilI. col. iz; 

(2) Rubeus Hift. Ravenn. L. VI. 



a 



m MEMORIE STOR. MODENESI. 

rio , ed egli ordinò tosto , che tutti gli esuli Guelfi fossero ri- 
chiamati , ma non curossi di richiamare i Grasolft (i). 

Secondo gli Annali Estensi la venuta del March. Obizzo a 
Modena segui nello stesso Decembre del 1288. in cui gliene fu 
conferito il dominio. Allo stesso anno si assegna nella Cronaca 
Italiana di Bologna , ove anche si narra, che passando egli per 
un luogo del Bolognese detto la Pegola, fu ivi da' Bolognesi 
accolto con sommo onore; ma con grave fallo si nota ciò av- 
venuto nel Gennajo del detto anno 1288. non nel Decembre. 
Al contrario la Cronaca Reggiana la fissa al 1289., e nc gH 
Annali Modenesi se ne determina anche il giorno, cioè a' 23. di 
Gennajo; il che pure è stato adottato dal Muratori (2). A con- 
ciliare insieme questi Scrittori ci dà lume la Cronaca di Fran- 
cesco Pipino , che fioriva, al principio del secol seguente , il qual 
narra, che quando si determinò di dar Modena ai Marchese 
Obizzo, alcuni vi si opposero; e ciò fu nel Dicembre ; che ven- 
ne poi il Marchese a Modena nel Gennajo seguente , e che rac- 
colto alcuni giorni dopo il pieno Consiglio, a lui e a* suoi suc- 
cessori fu per solenne decreto conferito il dominio della Cit- 
tà (3). 

Il più potente per aderenza e per numero di seguaci trai 
tre Deputati , che offrirono al March. Obizzo il dominio di Mo- 
dena , era Lanfranco Rangone . Questi perciò si valse dell' op- 
Aa* 1285?» portuna occasione , e ottenne , che Alda figlia di suo fratello 
Tobia fosse promessa in moglie ad Aldobrandino figlio secondo- 
genito, del March. Obizzo . Fu dunque nello stesso mese di Gen- 
najo celebrato il matrimonio, e nel processo , che tra poco ram- 
menteremo, se ne indicano alcune curiose circostanze, che ci 
fan conoscere i costumi di quel tempo. La sposa, si mise ad as- 
pettare il marito; nel dì concertato nel cortil della casa di Lan- 
franco suo zio, appartamento,, che non dovea essere molto pia- 
cevole nel mese di Gennajo;, e le faceva corona all' intorno un 
grandissimo numero d' altre Dame. Giunse il Marchese Aldo- 
brandino accompagnato da numeroso stuolo di Cavalieri, e sce- 
sa da cavallo,, accostossi alla sposa» Allora Gherardo de' Car- 

ret- 



(1) lb. T. IX. col.. 723. & col» 814. T. XV. col, 340. T. XI. col. 7* T. 

xv ni coi. 7.9% 

(2) Antich. LA, T. IL p, 39. ($} Sex. Rer* It. T. IX. col. 732* 



C A P O V. 123 

retti, a ciò, non sappiam per qual titolo, destinato, si fece lo- 
ro innanzi, e chiese al Marchese, se voleva Alda in sua mo- 
glie , e a questa , se voleva a marito il Marchese ; e poiché 
amendue ebber risposto che sì , Tobia padre della sposa conse- 
gnolla ai Marchese, e questi pose in dito alla sposa un anello 
d' oro. Gli sposi dormirono nella casa medesima, anzi il letto 
fu loro apparecchiato nella camera di Tobia ; e quindi pochi 
giorni appresso il Marchese Aldobrandino condusse Alda a Fer- 
rara. Ma appena quasi avean essi cominciato a convivere, ecco 
scoprirsi , che erano stretti in parentela di terzo grado per una 
parte , di quarto per V altra , e che nullo perciò era il matri- 
monio tra essi contratto. A' Rangoni specialmente troppo spia- 
ceva il perdere questa alleanza , che era loro sorgente di tanto 
onore insieme e di tanto potere . Si pensò dunque ad ottenere 
la Pontifìcia dispensa , e frattanto il Vescovo di Modena, aven- 
do gli sposi a 3. di Marzo dello susso anno 1289. nominato 
un Proccuratore a trattar la lor causa, cominciò a formare il 
necessario processo. Gli atti assai brevi di esso si conservano nel 
Segreto Archivio Estense; e ciò, che è strano, si è, che non 
si cerca in essi , per qual guisa siano parenti ( e noi di fatto , 
per quante ricerche si siano fatte , non possiamo indicarlo ) , ma 
tre cose sole si cercano, cioè se. gli sposi ignorassero questa lor 
parentela, e i testimoni confessano, che 1' ignoravano; se siano 
convissuti insieme, come marito e moglie, e ciò pure affermasi 
da' testimoni ; e finalmente se gravi sconcerti e tumulti siano 
per nascere , ove -il matrimonio dichiarisi nullo . Piacevoli a leg- 
gersi son le risposte , che quasi ne' medesimi termini danno su 
ciò i testimoni . Tutti depongono , che Tobia e Lanfranco e gli 
altri Rangoni sono così grandi e potenti in Modena , e hanno 
tanti amici e seguaci, che, se avvenisse questa dichiarazione, e 
gli sposi costretti fossero a separarsi, si dovrebbe temerne 1' ul- 
tima desolazione e rovina non sol di Modena, ma anche delle 
vicine Città; perciocché i Rangoni metterebbero ogni cosa sos- 
sopra, e ogni mezzo porrebbero in opera per vendicarsi : etiamsi 
dice uno de' testimoni , se deberent associare cum Sar aceni s , e un 
altro: etìamsì se deberent assotiare cum demonìbus infernaìibus . Il 
Pontefice Niccolò IV. a cui si espose Io stato delle cose , con 
suo Breve dato in Rieti a' 31. di Agosto dello stesso anno per- 
mise al Vescovo di Modena di esaminare il fatto , e di accor- 

Q 2 da- 



i24 MEMORIE STOR. MODENESI. 

dare la necessaria dispensa a' conjugi , quando attese le circo- 
stanze si credesse opportuno. Così fu fatto; e il Vescovo a' 28. 
di Settembre concedette la richiesta dispensa . Da questo matri- 
monio nacquero i Principi Rinaldo, Obizzo , e Niccolò, dal se- 
condo de' quali fu continuata questa illustre famiglia. Alda mo- 
rì in Ferrara V anno 1325., e per la sua morte non si potero- 
no ivi fare le consuete feste per le nozze di Ilice di lei figlia , 
che maritossi nel Settembre del detto anno con Passerino Bo- 
nacossi Signor di Mantova (ij; e l'anno seguente morì pure io 
Bologna il March. Aldobrandino (2). 

Mentre Modena deposti gii odi e le armi godeva di queste 
solenni nozze , e viveva in una da lungo tempo non goduta 
tranquillità , Reggio era tuttora fra torbidi e fra' tumulti . Par- 
ma e Bologna, che avean preso a custodire quella Città , man- 
daronle per 1' anno 1289. la prima il Capitano, che fu Andrea 
da Marano, la seconda il Podestà, che fu Torello de' Torelli 
Bolognese. E frattanto il Podestà e il Capitano dell' anno scor- 
so rimasti in Reggio adoperaronsi felicemente per modo , che 
venne lor fatto di riconciliare ancora i Guelfi co' Sessi , co' Ca- 
nossa , e con gli altri Gibellini, a patto però, che i Sessi per 
sei anni ancora dovessero star lontani dalla Città , ma godendo 
de' loro beni . Frutto di questa riconciliazione fu 1' arrendersi 
che fece al Comune al principio d' Agosto il Castello di S. Ste- 
fano ; permettendosi a que' , che V avean difeso , il rientrare in 
Reggio. Ma appena fatta la pace, ecco nascer nuovi tumulti. 
A' 6. o secondo altri a' 7. dello stesso mese di Agosto i No- 
bili Reggiani corsero nuovamente all' armi , e vennero tra loro 
alle mani. Il popolo più di essi saggio armatosi esso pure corse 
ad unirsi col Capitano e col Podestà , e gli venne fatto di ar- 
restar tutti i Nobili , che avevano Forti o Castelli nel territorio 
di Reggio; e tutti li rinchiuse nel pubblico Palazzo , affinchè non 
potessero più turbare la pubblica tranquillità. Si chiamaron po- 
scia i Parmigiani in ajuto , e poiché giunte furono le loro trup- 
pe in buon numero col lor Podestà , che era Tommasino Que- 
rini Veneziano , il popol di Reggio assegnò al Podestà e al Co- 
mune di Parma il dominio , e consegnò le chiavi della Città . 

11 



CO Script. Rer Irai. T. XV. col. 385. ec. 
'3; Ih» col. 388. 



CAPO V. 125 

Il Podestà di Parma ne prese il possesso j e mandò sue truppe 
ad occupare tutti i Castelli del territorio ( alcuni de' quali pe- 
rò , cioè Rubiera, Gastellarano , e Borzano , non voller rice- 
verle); e i Nobili arrestati nel Palazzo del Pubblico furon man- 
dati a Parma insieme co' lor seguaci , ove furon tenuti prigio- 
ni, acciocché non potessero eccitar nuovi tumulti. Le case de' 
Fogliani furono a furor di popolo atterrate. Il Podestà Torello 
de Torelli , sospetto forse di essere lor favorevole , fu a grave 
pericolo della vita; e perchè Guido de' Roberti soprannomato da 
Tripoli non volle soggettarsi al nuovo dominio , le case di esso 
ancora furon distrutte; di che però ei vendicossi , gittandosi so- 
pra il Castel di Reggiolo custodito da' Parmigiani , e costrin- 
gendoli a cederglielo col porvi il fuoco. Quindi chiamati a Reg- 
gio gli Ambasciadori di Cremona ancora e di Bologna, questi 
uniti co' Parmigiani si frapposero nuovamente mediatori di pace, 
e nuovamente l' ottennero; ed essa fu pubblicata il 1. di Otto- 
bre , e dalle carceri di Parma liberati furono i prigionieri , che 
vi erano stati condotti . Qu* quidem pax , dice 1' autore della Cro- 
naca Parmigiana, canina fu ìt . Perciocché a' 17. di Novembre, 
o secondo altri a' 16. di Dicembre, all' occasione dell' uccisio- 
ne di un certo Pierino Carboni , que' di Canossa , e il Proposto 
di Carpineto , e g'i altri GibeJlini detti ancora la parte di sot- 
to tornarono a combattere contro la parte di sopra , cioè con- 
tro i Fogliani, i Roberti, i Manfredi, e gli altri Guelfi , e do- 
po un lungo combattimento i Guelfi , avendo occupato il Palaz- 
zo del Pubblico, e dato alle fiamme il Vescovile, furono supe- 
riori , e cacciarono con molta strage i lor nimici , e con essi il 
Podestà Torelli , i quali ritiraronsi altri a Rubiera , altri a S. 
Martino e a Gastellarano, altri ad altri Castelli. E allora i Ca- 
nossa rimasti padroni della Città richiamaron tosto i Sessi lor 
collegati ed amici , e Niccolò da Canossa prese la carica di Po- 
destà (i). Queste continue turbolenze dererminarono gli Amba- 
sciadori Bolognesi , che per sedarle erao venuti a Reggio, a par- 
tirne , poiché inutile sembrava la lor mediazione. Il Comun di 
Reggio, che temevane maggiori sconcerti, spedì a Bologna, 
pregando, che fosse loro ingiunto di continuarvi la lor dimora; 
ma quel Comune raccoltosi a consiglio a* 23. di Novembre or- 
di- . 

(1) Ib. T. Vili, col. 1172. T. IX. col. 817. T. XVIII. col. 12. 



i26 MEMORIE STOR. MODENESI. 

dinò , che passato il termine alla loro ambasciata prefìsso do- 
vessero tornarsene a Bologna. I Reggiani allora si rivolsero al 
Marchese Obizzo d' Este , perche si interponesse paciere fra' due 
discordanti partiti; ed egli volle prima su ciò udirne il parere 
del Comun di Bologna . Questo a' 28. di Decembre determinò 
di spedirgli Ambasciadori, che in suo nome gli riferissero, piace- 
re al Comun di Bologna , eh' egli trattasse di riunire in pace i 
Reggiani, e che si ponesse con ciò fine a tante discordie; con- 
senso , che essi forse non avrebbono dato , se preveduto avesse- 
ro, che il carattere di paciere , eh' essi accordavano al Marche- 
se, fra un mese sarebbesi convertito in quel di Signore. 

Cosi ebbe fine L' anno 1289. funesto e turbolentissimo pe' 
• Iz 9°- Reggiani. E forse sarebbero sempre più cresciuti i tumulti. Ma 
i Sessi e i Canossa temendo di non poter sostenere l' impeto de* 
lor ninnici, imitaron V esempio de' Rangoni , de' Boschetti, e 
de' Guidoni ài Modena, e nel Gennajo dell' anno 1290. fece- 
ro , che il Comun di Reggio eleggesse a suo Signore il Mar- 
chese Obizzo d' Este. Questi, allor quando gliene fu fatta l'of- 
ferta ," mostrossi ritroso ad accettarla, se non vi si aggiugneva 
il consenso del Comune di Parma , a cui V anno precedente 
quello di Reggio erasi assoggettato . Furon dunque spediti Am- 
basciadori a Parma, ed ebber risposta da quel Consiglio , che 
piaceva a lor pure la risoluzion de' Reggiani . Venne allora a 
Reggio il Marchese Obizzo accompagnato da gran moltitudine 
di Nobili, di cavalli, e di fanti, dichiarando però, che non 
accettava il governo che per un anno, e riserbandosi a conti- 
nuarlo per altri due a suo arbitrio ; prese possesso de' castelli di 
Reggiolo , di Rubiera , e di Albinea , richiamò tutti gli esuli , 
congedò le truppe straniere , e stabilita tra tutti la pace , tor- 
nossene a Ferrara, seco conducendo dodici de' primarii Cittadi- 
ni, e lasciando ivi per suo Vicario Bernardo de'Ruffi da Firen- 
ze pe' primi sei mesi , e per gli ultimi Mondino Visconti da 
Pisa (1). 

Egli volse poi il pensiero alla fabbrica di un palazzo in 
Modena, che fosse insieme Castello, e che gli servisse di "abi- 
ta- 



ri) Ib. T. Vili. col. 1174. T. IX. ce!. 817. T. AV. col. 341. T. XVIII. 
col. 13. 



CAPO V. 127 

eazìone al tempo medesimo e di difesa. Sotto i 2. di Febbrai 
dell' anno 1291» abbiamo ne* Rogiti del pubblico Archivio gì* 
stromenti della compera fatta a nome del Marchese di ventotto 
diverse case , lo spazio delle quali dovea essere dal nuovo Pa- 
lazzo occupato. Ma poscia sotto i 17. di Marzo dell'anno stes- 
so abbiamo un altro stromento , con cui a nome dello stesso 
Marchese si rivendono al Comune di Modena tutre quelle case 
medesime, e al prezzo stesso , per cui erano state da lui com- 
prate, che in tutto era di lire 23.88. di Modena. Sembra stra- 
na una tal compera seguita sì presto da una nuova vendita. Ma 
io credo, che ciò accadesse, perchè il Comun di Modena tras- 
portato ancor dalla gioja del nuovo suo stato determinasse di 
volere esso a sue spese innalzar quel Palazzo , e comperasse per- 
ciò dal Marchese le case a taL fine da lui acquistate. Di questa 
fabbrica si fa menzione nell' antica Cronaca Parmigiana sotto il 
detto anno 1291. Dominus Opizo Marchio Estensis fecit in Civitate 
Mutine in bucca Navilii unum castrum cum uno palatio & quatuor 
turribus muratum circumquaque & ajfossatum cum pontibus levato* 
riis (1). La situazione di questo Castello, che era a un di pres- 
so, ove è il presente Palazzo Ducale, ci viene più chiaramen- 
te spiegata nel secondo de' due indicati stromenti , ove si dice, 
che le suddette case erano state comperate causa faciendi quod- 
dam Palatium sive castrum seu fortilìciam in Civitate Aiutine in por- 
ta Albareti prope ipsam portam in vicinia campi marzi : ab uno la- 
tere fovea civitatis mediante faxina & via communis , ab alio navi- 
gium y ab alio Canale sive fovea que intrat in navigium mediante vìa . 
Così gH Estensi , che fin verso la metà di questo secolo 
non avean potuto considerarsi come pacifici e sicuri Signori di 
Ferrara , sulla fine deL secol medesimo videro due altre Città 
aggiunte al loro dominio, e crebbero a tal autorità e forza da 
essere annoverati tra' più potenti Sovrani, che allora avesse 1* 
Italia . 



CA- 



CI Ib. T. IX* col, 8ix~ 



i2$ MEMORIE STOR. MODENESI. 

CAPO VI. 

Delie vicende di Modena, e di Reggio dal cominciamelo del dominio 
Estense nel 1289. fino al f anno 1336. 

DUe Città con ampio e fertile territorio aggiunte al loro 
dominio rendevano sempre maggiore il potere e V autori- 
tà degli Estensi; e questa loro autorità e potere prometteva al- 
le due Città medesime giorni più lieti e tranquilli de preceden- 
ti; perciocché potevasi con buon fondamento sperare , eh' essi 
avrebbon saputo o prevenire o sedare le interne discordie , dal- 
le quali erano state sì lacerate e malcondotte in addietro . Di 
fatto, finché visse il Marchese Obizzo, non troviamo indicio di 
alcun movimento d' armi , che in queste parti accadesse ; e una 
controversia intorno a confini, che nacque tra Modena e Bolo- 
gna 1' anno 1289., fu amichevolmente acchetata (1) . Solo nel- 
la Cronaca Reggiana si dice, che 1' anno 1291. per opera del 
Marchese , e di Alberto dalla Scala , e di Pinamonte de' Bona- 
cossi fu fatta la pace trai Veronesi, i Mantovani, i Ferraresi, 
i Modenesi , e i Reggiani (2) ; e nella Cronaca Estense si nar- 
ra , che 1' anno seguente fu pur fatta la pace trailo stesso Mar- 
chese e il suddetco Pinamonte (1) . Ma io credo , che sia que- 
sta una pace sola , cioè quella , che per opera di Alberto dalla 
Scala fu stabilita in Verona a' 9. di Maggio del 1291. tra il 
March. Obizzo ; e Pinamonte de' Bonacossi , e traile Città di 
Ferrara e le altre soggette al Marchese, e quella di Mantova, 
il cui documento pubblicheremo. Da esso raccogliesi , che era 
veramente stata guerra fra queste due parti , ma pare , che fos- 
se guerra più di ruberie che di conquiste . Perciocché nel sud- 
detto Trattato non si parla punto di luoghi, che dall' una o 
dall' altra parte si dovessero rendere al Marchese . 

Così assicurata la domestica e 1' esterna pace poterono i 
Modenesi non men che i Reggiani secondare 1* anno 1290. le 
premurose sollecitudini del Pontefice Niccolò IV., che raggua- 
glia- 



ci) Ghirardicci Sror. di Boi. T. I. p. ^%i. 
(i, Script. Rer. Irai. T. XViif. col. 13. 
(3, Ib. T. XV. col. Ì42. 



CAPO VI. no . 

gliato dell' espugnazion di Tripoli fatta 1* anno precedente dagli 
Infedeli, e delle più gravi calamità, che ivi soprastavano a' Cri- 
stiani , bandì una nuova Crociata , ed animò tutti i Fedeli ad l2 *°* 
accorrei e alla difesa de' luoghi Santi. Fralle Città, che invia- 
ron colà soccorsi , furon Modena e Reggio . FaBum fuit passa* 
fium ultra mare per Mutinenses , dicesi nella Cronaca di Giovanni 
da Bazzano (i) ; e neh' antica Cronaca di Reggio; Et mense. . . . 
Junii & Julii multa persona se signo Crucis signarunt , ut irent ad 
Civitatem Acria contra Infideles (2) . De' Modenesi si aggiugne , 
che ne tornarono I' anno 1299. De* Reggiani non si dice, 
quando tornassero; ma nella lor Cronaca medesima si raccon- 
ta , che i Cristiani in queir anno ricuperarono Gerusalemme , e 
molte altre Terre da essi agli Infedeli ritolte (3}. Ma qui cer- 
tamente un gravissimo abbaglio ha preso il Cronista , percioc- 
ché è indubitabile per tutte le Storie, che 1' anno 1291. i Cri- 
stiani perderono in Palestina tutto ciò , che vi avevano , ne più 
vi posero stabii piede. Quindi io credo , che sia corso errore an- 
che , ove negli Annali di Modena si dice, che i Modenesi non 
ne tornarono che 1' anno 1299., perciocché io non veggo, co- 
me potessero o volessero ivi trattenersi inutilmente per otto an- 
ni , dopo che più non rimaneva Città o Fortezza alcuna , in 
cui potessero sicuramente ricoverarsi . 

Frattanto la morte del Marchese Obizzo accaduta in Fer- 
rara , non a* 12. di Febbraio, secondo la Cronaca Estense, °* -"W« 
ma a' 20. secondo la Reggiana dell' anno 1292. , come rac- 
cogliesi dalla lettera , con cui il Marchese Azzo ne diede avvi- 
so al Comun di Bologna, pubblicata dal Ghirardacci (4), diede 
occasione a nuove gravissime turbolenze . Aveva egli tre figli 
Azzo, Aldobrandino, e Francesco. Il popolo Ferrarese , col con- 
senso ancora, come espressamente si dice nella Cronaca Esten- 
se, de' due fratelli minori, elesse a suo Signore Azzo primoge- 
nito. Modena e Reggio seguirono 1' esempio de' Ferraresi , ed 
elessero a lor Signore lo stesso Marchese Azzo, come si può 
vedere, riguardo a Modena, nel Decreto pubblicato dal Mura- 
tori (5), il quale, come pure quel de' Reggiani , conservasi nel 

Tom. II. R Se- 



(1; Script. Rer. hai. T. XV. col. 367. (a) Ib. T. XV7II. col. 1$. 
($j Ih. col. >•{. (4) T. I. p. 309. 

(5; Antich. Eft. T. II. p. 40. &c 



i 3 o MEMORIE STOR. MODENESI. 

Segreto Archivio Estense. Il Muratori però, che avea veduto 
nell' Archivio Estense il testamento del March. Obizzo , dice , 
che in esso egli avea lasciati eredi de' suoi dominii tutti e tre 
i suoi figli . E ciò confermasi dal documento de' 4. di Aprile 
del 1293. prodotto dal medesimo Muratori (1) , in cui anche 
dopo 1' elezione fatta dalle dette Città del March. Azzo a loro 
Signore , i tre fratelli , come eredi de' beni paterni , que bona in 
presenti prò indiviso sunt communio, ipsorum fratrum , promettono 
di non alienare Castello, o Forte, o possedimento alcuno, se 
non col consenso degli altri , e parimenti nella lettera sopraci- 
tata del Marchese Azzo al Comun di Bologna ei parla in no- 
me ancora de' suoi fratelli . Convien dire perciò , che la rinun- 
cia fatta da' due fratelli si ristringesse solo al reggimento poli- 
tico dello Stato, riservandosene l' util dominio in partì uguali. 
Ma è raro, che queste rinuncie non portin seco un tardo e pe- 
ricoloso pentimento. 

Era alla Corte di Ferrara Lanfranco Rangone zio di Alda , 
e quindi del March. Aldobrandino di lei marito, uomo di molto 
senno e valoroso guerriero, e perciò opporcunissimo a seconda- 
re i disegni di suo nipote , il quale pentito della sua troppo af- 
frettata cessione desiderava di rientrare ne' diritti , che dal pater- 
no testamento avea ricevuti . Lanfranco adunque concertata se- 
gretamente ogni cosa col Marchese Aldobrandino, partì di na- 
scosto, e senza farne parola ad alcuno, da Ferrara per Modena. 
II March. Azzo, che ne fu informato, e che dovea già aver 
qualche sospetto de' disegni di suo fratello, gli spedì dietro 
Tommasino da Sassolo affin di raggiugnerlo , e di impedire i 
movimenti , che Lanfranco potesse fare in Modena . F>ì fatto 
Lanfranco unitosi nuovamente co' Boschetti e con gli altri del 
suo partito cominciò a macchinare una rivoluzione ; e dall' al- 
tra parte il partito contrario, formato come già in addietro, da* 
Signori di Sassolo e di Savignano e da' Grassoni da Vignola , si 
unì esso pure a difesa del March. Azzo. Il giorno, in cui ce- 
lcbravasi la festa di S. Leonardo , cioè il 6. di Novembre , fu 
quello , in cui le due fazioni vennero all' armi , e dopo varie 
zuffe il partito de' Rangoni fu vinto, e costretto ad uscire dal- 
la 



(1) Ivi p. 4I. 



C A P O VI. 13* 

la Città (1). Nella Cronaca Parmigiana però questi fatti sì fin 
ticipano di alcuni mesi , e si narrano alquanto diversamente 
Perciocché ivi si dice, che circa il principio di Giugno del 129$ 
in cui tutte queste cose accaddero, il Marchese Aldobrandino 
temendo del Marchese Azzo suo fratello , fuggissene da Ferrara 
se pure, non ne fu cacciato dal fratello, come narrano i Cor 
tusi (z) , e recossi a Bologna . Così pure raccontasi in un Ca 
talogo de' Podestà di Padova pubblicato dai Muratori , ove si 
dice , che il Marchese Aldobrandino , veggendosi abbandonato 
non solo dal March. Azzo, ma anche dai Marchese Francesco, 
fuggissene colia moglie e co' figli , e ritirossi a Bologna implo- 
rando T ajuto di quel Comune ; ma che non avendo esso volu- 
to accoglierlo, andossene a Padova ; e ottenne , che i Padovani 
movesser guerra a' Marchesi Azzo e Francesco (3). Aggiugne- 
si nella Cronaca Parmigiana, che il Marchese Azzo temendo, 
che il Marchese Aldobrandino da Bologna passasse a Modena , 
venne tosto a questa Città , ne accrebbe le fortificazioni , ne rad- 
doppiò il presidio , e ne cacciò i Rangoni co' lor seguaci , i qua- 
li però, come continua ivi a narrarsi, ricusarono di eseguirne 
i comandi (4). E forse le diverse Cronache possono conciliarsi 
in tal modo, che accadesser nel Giugno i fatti, che si narrano 
in quella di Parma , e che ricusando i Rangoni e i lor segua- 
ci di andarsene , ne seguisser poscia in Novembre le cose , che 
si narrano in quella di Modena , e che allora il partito contra- 
rio a' Rangoni li costringesse coli' armi ad uscire dalla Città . 
Ma anche la Cronaca di Reggio discorda quanto al tempo dal- 
le altre, e al mese d' Agosto assegna 1* esìlio di Tobia e di Lan- 
franco Rangoni e de' loro aderenti , e vi aggiunge ancora la 
distruzione delle lor case fatta per ordine del Marchese (5) . 
Lanfranco andossene allora a militare in favor de' Lucchesi, 
che erano in guerra co' Pisani, e col suo coraggio ottenne al- 
le loro armi molte vittorie (6). Ma non eran queste V oggetto 
del suo desiderio , e irritato dal vedersi cacciato da Modena dal 
figlio di chi aveane da lui ricevuto il dominio, andava meditan- 

R 2 do- 



(1) Scr. Rer. lui. T. XI. col. 7?. &c. (t) lb. T. XII. col. 7,6. 
(3) lb T. Vili. col. 385. U) lb. T. IX col. ir 4 . 
{5; lb. T. XV III. col. 13. (6, lb. T. IX. col. 979. 



i 3 2 MEMORIE STOR. MODENESI. 

donc aspra vendetta. Né tardò molto ad offrirsegliene 1' occa- 
sione, come tra poco vedremo. 

Il March. Aldobrandino da Bologna passato a Padova nel- 
lo stesso anno 1293. cedette a quel Comune il diritto, ch'egli 
aveva per la terza parte su' Castelli e le Terre , che la sua fa- 
miglia aveva in quel territorio (1). Sdegnossi a tal avviso il 
March. Azio , a cui parve , che il Marchese Aldobrandino aves- 
se con ciò violata la convenzione stabilita nel precedente Apri- 
le, e unito al March. Francesco suo fratello apparecchiavasi a 
sostenere i suoi diritti coli' armi. Ma più pronti furono i Pado- 
vani, e occupati nel 1294. i luoghi ad essi ceduti ne distrusse- 
ro alcuni , e il March. Azzo fu suo malgrado costretto a venir 
con essi a una pace poco a lui vantaggiosa (2) . 

Aa-. 12*4* Al danno in questa occasione sofferto cercò di trovar com^ 

penso il March. Azzo collo stendere il suo dominio , e coli' ag« 
giugnere,a Modena e a Reggio anche Parma. E già crasi egli 
formato in quella Città un numeroso partito, di cui era capo e 
sostenitor principale il Vescovo Obizzo da San vitale , e le cose 
eran giunte a tal segno , che il partito del Vescovo dicevasi aper- 
tamente il partito del Marchese . Fin dal 1294. Magnano da 
Cornazzano unito a 40. altri esuli avea occupato il Castello di 
Grondola; ed esortato a renderlo al Comune avea risposto, che 
ei non !' avrebbe consegnato che al Vescovo di Parma , il qua- 
le a nome suo e del Marchese d' Este ne aveva le chiavi (3) . 
Egli dovette poi cedere, e sottrarsi fuggendo al meritato gasti- 
go; ma ciò non ostante il partito del Marchese andava facen- 

Am .t*9$i. ^ os i sempre più forte. Neil* Agosto del 1295. si sparse voce in 
Parma , che nel palazzo del. Vescovo ( il quale era stato frat- 
tanto promosso all' Arcivescovado di Ravenna, ma era tuttora 
in Parma ) facevansì apparecchi d' armi . Il popolo di ciò avver- 
tito costrinse il Podestà Bonifacio de' Buonconsigli Bolognese , 
benché si sapesse, eh' egli era favorevole al Vescovo , a radu- 
nare due mila soldati , e a recarsi con essi al mentovato palaz? 
zo , affine di assicurarsene il possesso. Giunto il Podestà alfa 
piazza, non voleva entrare nel Vescovado. Ma il popolo fer- 
mato a forza, il cavallo , eh' egli montava , vel trasse dentro. 

gri- 
fi) Antich. Eft, T. t[. p. 44. ec (z) I»i p. 50. 
(3) Scr. Rer. Ini. T. IX, col. 817, &c. 



CAPO VI. 135 

gridando ad alta voce: muoja il ladrone , muojam ì ladroni del par- 
tito Imperiale . Atterrito a tai grida il Vescovo fuggissene segre- 
tamente , e ritiratosi prima nel vicin Monastero di S. Giovan- 
ni , ne uscì poco appresso, e andossene al suo Arcivescovado. 
11 Podestà , che troppo apertamene erasi mostrato a lui favore- 
vole, fu congedato egli ancora, e i Parmigiani spedirono a Bo- 
lognesi loro alleati chiedendo un nuovo Podestà'. Essi mandaro- 
no ioro a tal fine Pellegrino de' Simonpizzoli , e con lui man- 
darono ancora 200. cavalli e 500. fanti per difendere la Città. 
Né ancor di ciò paghi i Parmigiani , né abbastanza tranquilli , 
cacciarono in bando tutti i fautori della parte Imperiale . Cor- 
sero ancora armati alle case di Guglielmo e di Abate Rangoni 
e di alcuni altri , e cacciatili in bando come traditori della pa- 
tria ne devastarono i beni nelle lor Ville ; perciocché in Città , 
dice il Parmigiano Cronista , a cui dobbiamo questo racconto » 
(1) essi non possedevano cosa alcuna. Il Vescovo Obizzo, ben- 
ché passato ad altra Sede , fu dichiarato egli pure esule e pro- 
scritto^ e fu saccheggiato non senza gran resistenza del contra- 
rio partito il Monastero di S. Giovanni , in cui pure dicevasi , 
che si facessero apparecchi ostili . 

Ciò non ostante il March. Azzo fidandosi nel numeroso parti- 
to, che sapeva di avere anche in Parma, e nella Lega da lui forma- 
ta nel Settembre dello stesso anno 1295. co' Cremonesi, co' Lodi- 
giani, co* Cremaschi, co'' Bresciani , con Matteo Visconti Capitano 
di Milano, e con Alberto Scotto Capitano di Piacenza (2), allor- 
ché gli esuli Parmigiani ebbero in suo nome occupato il Castello 
di Cavriago , venne nel Dicembre dell' anno stesso a Modena, 
sperando di farsi presto Signore di quella Città . Ma i Correg- 
gessi potenti in Parma fatte venir nuove truppe da Piacenza , 
da Milano e da Bologna , erano apparecchiati a sostenere qua* 
lunque assalto; e perciò il Marchese conobbe, che troppo tardi 
egli avea pensato a impadronirsi di Parma (3) . Fra questi allea- 
ti de' Parmigiani i più dichiarati erano i Bolognesi, i quali ec- 
citati probabilmente dal March. Aldobrandino e dagli altri ni- 
Hiici del March. Azzo, abbracciarono questa occasione , e sotto 

pre- 



Ci) Script. Rer. fra!. T. IX. eoi. *yr. 
(t) Murar. Anrich; Eft.. T. IH. p. 53» 
(U Script. Rer. ItaL T. IX, col. &$> 



134 MEMORIE STOR. MODENESI. > 

pretesto di assistere al partito da essi protetto , sperarono di 
stendere sempre più il loro dominio . Quando nacquero in 
Parma gli accennati tumulti , essi mandaron chiedendo al 
Marchese Azzo il passaggio per Modena e per Reggio ad alcu- 
ni Ambasciadori , eh' essi volevano spedire a Parma. Il Mar- 
chese lo concedette, e gli Ambasciadori venuti a Modena, ove 
egli allora trovavasi , furon da lui richiesti , qual (osse il fine 
della loro ambasciata . Risposero essi colle più dolci maniere , 
che il sol desiderio ài rappacificare quel Comune col suo Ves- 
covo colà conducevali . Di che rallegratosi il Marchese ammol- 
li a compiere sì lodevol disegno. Ma il lor disegno era ben di- 
verso da questo . Recatisi a Parma, invece di ridurre i Cittadi- 
ni a concordia, si uniron con essi e co' Correggeschi a' danni 
del March. Azzo, a cui erano determinati di muover guerra (r). 
Sdegnato alla nuova di tal tradimento il Marchese , giurò 
di farne vendetta ; e questa sola ragione arrecasi dalla Cronaca 
Estense , che il mosse a prender 1' armi contro de* Bolognesi . 
Il Ghirardacci però vuole, che fosse questo un pretesto; e che 
il vero motivo fosse , perchè i Bolognesi si opposero alla vio- 
lazion de' confini , che da lui si faceva , cavando il Panaro in 
luoghi a lui non soggetti , e dilatandosi fin verso Cento (2) . 
Radunati dunque in Argenta i principali del partito de' Lam- 
bertacci esuli da Bologna, e fatta lega colle Città di Cesena, di 
Forlì, di Faenza, d'Imola, di Bagnacavallo, e cogli esuli di Ra- 
venna, di Rimini, e di Bertinoro {3J, il Marchese concertò con 
essi il modo di guerreggiare contro de'suoi nimici; e tosto venendo 
a* fatti , recatosi al Castel di Bazzano , che secondo i preceden- 
ti trattati dovea rimanere distrutto , prese a rinnalzarlo e a for- 
tificarlo, e lo stesso fece poscia ne' Castelli di Savignano e di 
Spillamberto ("4); e per meglio difendersi contro de' Parmigiani, 
tolse nello stesso anno 1295. a' Nobili Reggiani tutti i Castel- 
li da essi posseduti , e vi pose sue soldatesche , trattone quel di 
Rossena, che era in mano di Guido da Reggio (5), o piuttosto 
da Correggio, come leggesi nella Storia del Panciròli. Nel che 
però, s' egli per una parte provvide alla sua sicurezza, comin- 
ciò 



fi) Scr. Rer- Trai. T. XV. col 34?. (» Stor. di Boi. T. I. p. 332. 
(3) Mirtareil. Script Favent. col. 303. (4; Script. Rer. Ital. 1. e. 
(5; Ib. T. IX. col. 829. 



CAPO VI. 13 f 

i ciò per l* altra a innasprire gli animi di que' potenti, e a getta- 
re i semi di quella funesta rivoluzione , che scoppiò a suo dan- 
no. Ma frattanto i JLambertacci esuli Bolognesi da lui sommos- 
si accostatisi nel Settembre del 1296., secondo gli Annali Esten- 
si, o più verisimiìmente il 1. d'Aprile, secondo la Cronaca del 
Griffoni e quella di Parma, ad Imola, che era allora sogget- ^.n. 1296. 
ta al Comun di Bologna, la espugnarono, e a nome del Mar- 
chese ne preser possesso . Le truppe Bolognesi eransi rivolte ver- 
so Bazzano, per impedire al Marchese, che colà e rasi recato per- 
sonalmente , il riedificar quel Castello. Ma all' udir che fecero 
la perdita di Imola luogo tanto più importante , abbandonato 
Bazzano, colà accorsero, ma troppo tardi. Così il Marchese fe- 
ce r acquisto di quella Città , e terminato avendo tranquilla- 
mente di fortificar Bazzano, tornossene a Modena. Questi lieti 
successi però furono poi intorbidati da altri funesti. I Bologne- 
si rinforzate le loro truppe mossero verso Imola , e dato il gua- 
sto all' intorno ne incendiarono i sobborghi . E allo stesso tem- 
po altre lor soldatesche sorpresero un Castello del Marchese det- 
to Cavaglia, e il diedero alle fiamme, e quindi spargendosi per 
la strada , che dal Finale conduce a Ferrara rovinarono ogni 
cosa . Alcune truppe dal Marchese condotte da Ugolino da Sa- 
vignano e da Rosso degli Azzarri Bolognese vennero loro in- 
contro ; ma sconfìtte dovetter volgersi in fuga, e i due Condot- 
tieri furon fatti prigioni , de* quali Ugolino stette per due anni 
in carcere, Rosso traditor della patria fu appiccato. Continua- 
rono allora le soldatesche Bolognesi a scorrere e a devastare il 
territorio di Modena per modo , che il March. Azzo dovette 
racchiudersi entro la Città . Si volsero a Savignano , e 1* espu- 
gnarono , e tutti ne uccisero i difensoii ; accostaronsi poscia a 
Castelfranco per sostenere il Castello di S. Cesario , che si era 
ribellato al Marchese; e finalmente spintisi sopra Bazzano nuo- 
vamente fortificato , di esso ancora dopo due mesi di assedio si 
renderon padroni (1). Nel narrar questi fatti io seguo la scorta 
delle Cronache antiche Modenesi e Bolognesi . Il Ghirardacci li 
narra più a lungo e con circostanze diverse (2) ; ma poiché egli 
non reca né accenna i fonti , onde abbia tratta la sua narra- 

zio- 



(1) Ib. T. XV. col 54 j. T. XVIH. col. 131. 299- «. T. XI. col. 74. 
(z) Ssosr. di Boi. T. I. p. 3 $4. ec. 



i 3 6 ! MEMORIE STOR. MODENESI, 
zione , io credo di dovermi e qui e in seguito attenere a* più 
antichi Scrittori. Tra questi Ferreto Vicentino ci ha lasciata una 
oratoria descrizione di una terribil piena, che venne nei Pana- 
ro, per cui non fu possibile al March. Azzo passare il fiume, 
e recar soccorso a suoi Castelli (i). Ma pare, che in questo 
racconto ei sia più Poeta che Scorico . 

Mentre i Bolognesi travagliavano il Marchese Azzo sul ter- 
ritorio di Modena , non meno era egli molestato da' Parmigia- 
ni nel distretto di Reggio. Nello stesso anno 12,96. il Comune 
di Parma , dopo aver imposta una tassa necessaria a pagar gli 
stipendi, e raccolto gran numero di soldatesche, inviò truppe 
al Castello di Guardasene occupato dal partito de* San vitali al- 
leati del March. Azzo , e nell' ultimo giorno di Carnevale es- 
so cadde nelle lor mani , e gli aggressori vi fecer molti prigio- 
ni , e ne portaron seco in contrassegno della vittoria cinque 
stendardi del Marchese . Entrati poscia nel distretto di Reggio 
verso i quattro Castelli , benché molestati da una pioggia , che 
durò una notte e un giorno intero, ne espugnarono uno, cioè 
quello di Montevetro , e vi fecer prigione Francesco da Fo- 
gliano . Ebbero ancora nelle loro mani il Castello di Monteza- 
ne o Mongiovanni, che lor fu consegnato da Giovanni dalla Pa- 
lude , il quale con ciò ottenne di esser tolto dal bando , a cui 
dal Comun di Parma era stato condennato . Volle il Marchese 
cercar compenso a questi rovesci cól gittarsi colle sue truppe 
sopra Montecchio , ma noi potè acquistare , e dovette volgere 
addietro. Continuaron perciò i Parmigiani a scorrere il territo- 
rio di Reggio fino a Rivalta e fino agli stessi sobborghi , e vi 
predarono fino a due mila capi di bestie. La terra di S. Gio- 
vanni in Gorgo e il Castel di Bibbiano e più altri Forti furon 
da essi espugnati e dati alle fiamme. E perchè le truppe Reg- 
giane dal Marchese assoldate , alle quali altre ne avea aggiunte 
speditegli da Modena , da Ferrara , da Bergamo , e da Lodi , 
vollero accorrere per ricuperare Bibbiano , avvenutesi nelle trup- 
pe Parmigiane furon da queste rotte e sconfitte , e molti de* 
principali dell' esercito del Marchese vi furon fatti prigioni , e 
tra essi Guglielmino da Canossa ; e un' altra sconfitta ebber po- 
co appresso ne' contorni di Cavriago , in cui molti ancora fu- 
ron 

(i; Script. Rer. Ital. T. IX. col. 980. tr. 



CAPO VI. E37 

fon fatti prigionieri, e tra essi alcuni della famiglia de' Signori 
di quel Castello, che erano uniti al Marchese, cioè Iacopino 
di Alessandro, Bottesella, e i figli di Marcello tutti da Cavria- 
oo . Anzi lo stesso Castello sarebbe forse caduto nelle mani de' 
Parmigiani, se le dirotte pioggie, che verso il finir dell' anno 
caddero in quelle parti , non avessero frastornato il loro dise- 
gno (i). 

Agli sforzi de' Parmigiani e de' Bolognesi rivolti ad oppri- 
mere il March. Azzo si aggiunsero alcuni de* più potenti suol 
sudditi , che per le indicate ragioni contro di' lui innaspati si 
unirono a suoi nimici . I Rangoni ed altri Nobili Modenesi dal 
Marchese esiliati congiuntisi co' Bolognesi entrarono a mano 
armata nel Frignano , e molte Terre e molti Castelli vi occu- 
parono (2) . I Nobili Reggiani , a' quali il Marchese tolti aveva 
i loro Castelli , si sforzarono di riaverli . Avea egli fatti tener 
prigioni in Mantova Matteo da Fogliano , Bartolino e Niccolò 
fratelli pur da Fogliano , e Guido de' Roberti da Tripoli . Ven- 
ne lor fatto di fuggirsene , e tosto Matteo s' impadronì di Quer- 
zola, di Piagna, di Rondinara, di Livizzano, e di S. Valenti- 
no; altri Castelli presero que' da Rodeglia , e Guido andò ad 
unirsi co' Parmigiani . Irritato di ciò il Marchese fece arrestare 
in Reggio tutti coloro, che o per parentela o per amicizia erari 
loro congiunti , e fra essi Tommaso e Gransedonio de' Ro- 
berti , Alberto de' Fiordibelli , Francesco degli Ascheri , Filip- 
po da Baiso , Giovanni da Mandria e Tedesco de' Taccoli ; e 
postili su molti carri feceli condurre a Modena , e di là nelle 
carceri di Ferrara . Ma ciò invece di arrestare la ribellione 
parve un nuovo fomento ad accrescerla . I figli di Bartolommeo 
da Montebabbio occuparono il Castello di questo nome , e ricu- 
sarono di consegnarlo al Marchese. Ma Manfredo da Sassolo, eh* 
era pel Marchese Capitano in Reggio , in quest'anno 1296. espu- 
gnatolo a forza, e fatto arrestare il lor padre alla presenza de" 
figli il fece decapitare . Finalmente sul finire dell' anno il Mar- 
chese fece spianare il Castello di Guardasone , e impiegò a tal 
fine per quattro giorni le truppe Reggiane ; e perchè di ciò le- 

Tom. IL S vos- 



ri)Ibib. T. iX. col. 835, 
(1) Ibidem . 



i 5 3 MEMORIE STOR. MODENESI. 

vossi qualche rumore in Reggfo , parecchi furon decapitati , e 
più altri mandati in esilia (i) * 

Continuarono anche nel seguente anno 1197. i Parmigiani 
An. 1197. a dare il guasto al territorio di Reggio, animati più ancora e 
fatti più forti dair essersi loro uniti in alleanza i Piacentini , i 
Milanesi , e i Bresciani (z) . Bernardino da Polenta Podestà di 
Parma in. queir anno uscì in campo con tutto il suo esercito , 
e giugnendo fino a Reggio , e passando anche più oltre fino a 
Rubiera, andava predando e incendiando ogni cosa,, e tra mol- 
ti prigioni , che in questa occasione egli fece e condusse a Par- 
ma , fu Simon de* Manfredi rifugiata in un sua Forte pressa 
Scazzano,, il quale ei vide arso, e distrutta. Alla forza si ag- 
giunse, anche il tradimento. Essendo il Podestà di Parma nel 
mese di Marzo venuta colle sue truppe a S. Paoilo , Azzolino 
da Canossa gli consegnò una Torre,, e tutte le fortificazioni, 
che ivi erano ; e poscia con lui unitosi il condusse al Castella 
di Monte Luzzo, che fu esso pure consegnato a Parmigiani, fa- 
cendone prigione il Capitano,, che ivi era pel Marchese Azzo; 
e permettendo agli altri d* andarsene, pe' quali due Castelli Az- 
zolino ebbe dal Comune di Parma mille fiorini d'ora, e insie- 
me con alcuni suoi amici e seguaci fu arrotato alla Cittadinan- 
za e al Consiglio di quella Città. In queste spedizioni ebber 
gran parte Guido e Matteo fratelli da Correggio, de* quali gran- 
de era allora in Parma 1' autorità e il potere. E ad essi si era 
unito Lanfranco Rangone, il quale dal Lucchese e dalla Pro- 
vincia del Frignano venuta a Parma con cento, fanti da luì sti- 
pendiati , e congiuntosi coli' esercito de* Parmigiani , riportò 
una segnalata vittoria contro il Conte di Sartigliano Capitano 
delle milizie Estensi, e il fece prigione, e consegnollo a Mat- 
teo da Correggio , benché poscia , essendo già stata il Conte 
amico di Lanfranco, questi ottenne da Matteo» che fosse la- 
sciato libero, e renduto al Marchese (3).. 

Questi rovesci consigliarono finalmente il Marchese Azzo 
a pensare alla pace co* Parmigiani ; poiché egli vedeva, di non 
potersi più sostenere contro tanti nimici; e gli fu più facile 1* 
ottenerla, perchè i Correggeschi ancora vedevano per cagion del- 
la 



ri) Cb. T. XVI ir. col. 14. (2) Ib. T. IX. col. 836-. 
(}) Ib. eoi. 837. 070. 



CAPO VI. il9 

la guerra desolate le Ior terre , e perciò ne desideravano il fi- 
ne . Ne fu dunque introdotto il trattato colla mediazion sin- 
golarmente del Marchese Cavalcabò di Cremona Marchese di 
Viadana ; ed esso fu felicemente conchiuso nel Luglio dello 
stesso anno 1297. Il Marchese e il Comune di Parma promi- 
sero non solo di serbar la pace tra loro, ma anche di aiutarsi 
1' un 1' altro contro i loro nimici . Solo il Comune di Par- 
ma ne eccettuò quel di Bologna, contro cui dichiarossi di 
non voler combattere nella guerra, che esso aveva allor col 
Marchese. Si rivocarono con certi patti le sentenze di bando 
date contro molti Parmigiani e molti Reggiani da' Comuni del- 
le loro Città in queir occasione ; si ordinò , che i Castelli del 
Reggiano , i quali ài Marchese si erano ribellati , dovesser tor- 
nare alla sua ubbidienza ; che i Signori di que' Castelli potes- 
sero stare ove più loro piacesse , e che il Marchese promettesse 
di non recar loro molestia alcuna, e di non rovinare o dan- 
neggiare in verun modo i Castelli medesimi. Finalmente si sta- 
bilì , che il Castello di Cavriago , il quale era stato dal Mar- 
chese occupato , dovesse tornare ad esser pienamente soggetto 
al Comune di Parma. Questa pace però dispiacque ad alcuni 
Nobili Parmigiani , come a Sanvitali e ad altri , ad istanza de* 
quali avea il Marchese cominciata la guerra ; ma fu lor neces- 
sario il mostrarsene soddisfatti . Le altre Città co' Parmigiani 
alleate non furon richieste ad entrar nel trattato ; ma solo il 
Comune di Parma spedì loro Ambasciadori a pregarle , che non 
si recassero ad offesa , se esso poneva fine alla guerra col 
March. Azzo (1). AI medesimo tempo fu ancor fatta la pace in 
Reggio tra il Marchese medesimo e i Reggiani detti intrinseci 
da una parte , e i Fogliani e i Roberti ed altri esuli dall' altra 
(1) , e poscia per assicurarsi sempre più il dominio di Reggio , 
il March. Azzo nel Febbraio del 1298. fece cominciar la fab- 
brica di un Castello presso la Porta di S. Pietro, cingendolo 
di alte fosse e fortificandolo con molte torri . 

Così il Marchese Azzo rappacificatosi co' Parmigiani , e 
quindi raccolte molte soldatesche da Padova e da altre Provincie 
potè con maggior coraggio rivolgersi contro de' Bolognesi , per- 

S 2 cioc- 



ci) fb, col. 617. Taccoli T. L p. 375. 

(2) Script. Rer. Ital. T. XVIil. col. 14. .15. 



140 MEMORIE STOR. MODENESI. 

ciocché in quelle parti ancora non eran troppo felici le sue ar- 
mi . Nel 1297. il Conte Ugolino da Panico era stato eletto 
Capitano della Montagna Bolognese ; ed egli raccolte molte solda- 
tesche dalla Bolognese entrò nella Modenese , cioè nel Frignano, 
s' impadronì de' Castelli di Montese , di Monteforte , e di più 
altri, e nominò Podestà del Frignano Antonio Ferro . Non potè 
in queir anno il Marchese troppo occupato contro de' Parmi- 
giani rivolger colà le sue forze; e ad istanza del Pontefice sul- 
la fine dell' anno stesso fece co' Bolognesi una tregua , che 
durar doveva fino a' 2. Febbrajo del seguente anno (1) . Di 
An, 1298. ^ atto P oco dopo spirata la tregua , il Marchese Azzo mandò 
a Bolognesi , secondo V usanza , il guanto di battaglia , e 
con termini insultanti dichiarò loro la guerra. Ri però presto 
si avvide , che non avea forze bastevoli per sostenerla ; per- 
ciocché all' uscir che fecero in campagna le truppe Bolo* 
gnesi , alle quali erasi unito Lanfranco Rangone , e innoitrar- 
si nel Modenese dalla parte di Piumazzo , egli dopo aver per- 
duri per una improvvisa piena del Panaro molti attrezzi mi- 
litari , e anche moki soldati , fu costretto a volgere addietro , e 
a ritirarsi in Modena. Quindi nello stesso anno 1298. co* Bo- 
lognesi ancora mise trattato di pace , e il conchiuse , e furon 
nominati arbitri per ultimare le ior controversie il Pontefice 
Bonifacio Vili, e il Comune di Firenze (2) . Abbiamo il lau- 
do profferito dal Comun di Firenze a' 29. di Dicembre del det- 
to anno 1298. , in cui ordina, che si faccia pace e remissione 
delle ingiurie trall* una parte e l'altra, a patto però che ciò 
non si stenda per ora a' beni immobili, e a Savignano, a Baz- 
zano ed altri Castelli , intorno a' quali si riserva il Comune a pro- 
nunciare la sua sentenza, e frattanto ordina, che i Bolognesi con- 
segnino il Castello di Piumazzo , e i Modenesi quello di Spiliam- 
berto , in cui i Fiorentini a nome ancor del Pontefice terranno 
presidio fino alla totale conclusion della pace (3). Il Ghirardacci 
ha pubblicati moki atti , che apppartengono a questo trattato (4}, 
e in questo Archivio Camerale conservansene alcuni altri , che 

ven- 



(0 Ghirardacci T. L p- }ss. (*) Script. Rer. Ini. T. EX. col. 380. T* 

XVIIF col. t9i. ec. ?oo. ec. T. XFIX. col. 361. 
(l) Antich. Frtenf. T. IL p. 50*. ec 
(4) S-.ox. di Boi. T. I. p. 307.. ec 



C A P O VI. 141 

vennero in seguito a questo laudo. In essi veggiamo, che nel 
giorno medesimo il Sindico del Comun di Bologna e il Proc- 
curatore de' Marchesi Azzo e Francesco innanzi al Comun di Fi- 
renze accettarono il laudo da quel Comun profferito , e fecero 
insieme la pace, rimettendosi al Comune stesso per la decisione 
delie controversie , intorno alle quali il Comun di Firenze si 
era riserbato il. giudizio . E perchè questo stesso Comune dovea 
avere stabilito , come si è detto , che per sicurezza dell' esecu- 
zioni degli articoli dovessero a lui consegnarsi , finché non fos- 
sero eseguiti, due Castelli dalle due parti, cioè quello di Spii- 
lamberto dal March, d' Iste, e quel di Piumazzo da' Bolo- 
gnesi, perciò a' 5. del seguente Gennajo lo stesso Comune scris- 
se a* Marchesi , che , dovendo esso mandar Castellani e fanti Ab * l7 99- 
per custodire Spillamberto , si compiacessero di mandar subi- 
rò a Firenze cinquecento fiorini d' oro per pagar loro i ne- 
cessari stipendi. Quindi a' 20. dello stesso mese diede loro av- 
viso, che alla custodia del Castello di Spillamberto avea trascet- 
ti Btngo del fu Albizzo de' Rossi e Lapo del fu Rodolfo Ma- 
laspina con 80. fanti; e in seguito di ciò il March. Azzo a' ?o. 
dello stesso mese ordinò , che il suddetto Castello fosse ior con- 
segnato. E di fatto ne' Rogiti del pubblico Archivio si hanno i 
pagamenti fatti per ordine del Marchese Azzo a' suddetti due 
Capitani a' 25. di Luglio del 1299. per Io stipendio di quel mese 
dovuto ad essi e a' lor soldati, che in tutto erano 80. e la pa- 
ga era di 552. lire Modenesi. Quindi il Marchese a' 2. di Feb- 
braio del detto anno 1299. comandò, che, essendo ultimatala 
pace, le strade fossero aperte e sicure, e fece poi rilasciare tut- 
ti i prigioni , che erano per cagion della guerra trattenuti ih 
Modena e in Ferrara. E da una parte e dall' altra cessarono le 
gabelle straordinarie , che per occasion della guerra erano sta- 
te imposte , come ci mostra un Decreto del Comun di Bo- 
logna de' 22. di Febbraio di quest* anno medesimo, di cui ho 
copia . 

Si temette però, che nuova guerra dovesse sorgere V anno 
stesso' tra i Bolognesi e il Marchese , perchè i primi volendo 
mandare ducente soldati a cavallo in ajuto di Matteo Vis- 
conti contro i Cremonesi , e avendo perciò chiesto al Mar- 
chese „ che permettesse loro il passaggio pel territorio di Ma- 
dena e di Reggio, egli, che era, unito ed alleato co* Cremo- 

ne> 



H2 MEMORIE STOR. MODENESI. 

nesi, noi volle; di che sdegnati i Bolognesi già minacciavano di 
riprendere le armi ; ma la mediazione de' Fiorentini sopì que- 
sto nuovo nascente incendio , come ci mostrano i documenti , 
che si conservano nel Segreto Archivio Estense , e que' , che 
dal Ghirardacci sono stati inseriti nella sua Storia (0 . Final- 
mente essendosi rimessa al Pontefice la final decisione delle con- 
troversie, questi a' 24. di Dicembre del 12.99. profferì il suo lau- 
do , che è stato pubblicato dal Ghirardacci (2) . In esso il Pon- 
tefice comanda, che il Marchese Azzo e il Comune di Modena 
cedano a' Bolognesi i Castelli di Bazzano e di Savignano ( i 
quali sempre erano stati soggetti al Comune di Modena ) , e 
che i Bolognesi ne dian loro qualche compenso , come sarà poi 
dal Pontefice stesso determinato , che la Rocca di Gain azzo , 
e la Rocca e la Villa di Samone , i Castelli di Mont* albano , 
e di Montetortore , di Montalto, di Ajano, di Valdisasso , e di 
Serrazzone , e Ciano , e Moceno , occupati da alcuni ribelli al 
Comune di Modena, render si debbano allo stesso Comune, a 
cui pure si consegnino nuovamente i Castelli di Montese , di 
Monteforte, di Montespecchio, e le Ville e i Forti di Salto, di S. 
Martino, di Zuvignano, di Riva, € di Desinano occupati , co- 
me sopra accennossi , da' Conti di Panico . 

Nella Cronaca Estense si narra, che il Marchese Azzo fin 
dal mese di Febbrajo dell' anno 12.99. conchiusa la pace tor- 
nossene lieto a Ferrara , e che grandi feste ivi si fecero per 
più giorni (g). Ma a* Modenesi , quando fu loro intimata la Pon- 
tificia sentenza , non parve di doversene rallegrar molto ; per- 
ciocché essi venivano con ciò a perdere due de' più importanti 
Castelli , che nel lor territorio tssi avessero , cioè Bazzano e Sa- 
vignano . E forse furon dirette a calmare gli animi de' Mode- 
nesi perciò irritati le feste solenni , che il March. Azzo diede 
An. 1300. in -Modena i' anno 1300. Beatrice di lui sorella era rimasta ve- 
dova di Ugolino o Nino Visconti Giudice di Gallura e Signore 
della terza parte del Regno di Sardegna. Nel detto anno essa 
fu dal fratello' rimaritata con Galeazzo Visconti figlio primoge- 
nito di Matteo allora Signor di Milano. A celebrar queste noz- 
ze fu scelta Modena ; e fuor della Porta di Bazzovara alle rive 

del 



Ci; T T. p. 40T. (%) Ivi p. 404. 

(3; Sciipt. Rer. Ital. T. XV. col. 344. 



CAPO VI. 143 

del torrente Formigìne furono stesi gran padiglioni dal ponte 
della Rosta fino al prato di Lentesone , e una gran ringhiera 
di legno coperta di porpora vi fu formata , acciocché il popolo 
potesse fermarvi?!', e vedere la solenne corte, che ivi si ten- 
ne (1). 

Un altro più grandioso e più magnifico spettacolo diede a ^ n * I 3 0Jt 
Modena il Marchese Azzo nel 1301. Venne in queir anno in 
Italia Carlo di Vatais fratello del Re di Francia Filippo il Bel- 
lo, e soprannomato, non sappiamo il perchè, senza terra, invi- 
tato dal Pontefice Bonifacio Vili, che gli avea data speranza di 
farlo eleggere Re de' Romani , e di metterlo anche al possesso 
dell' Impero Greco , a cui pretendeva di aver diritto per cagion 
di sua moglie Catarina di Courtenay nipote dell* Imp. Baldui- 
no. Or il March. Azzo non sì tosto- seppe, eh* et dovea tra- 
versare la Lombardia , gli mando incontro due Cavalieri , che 
in suo nome gli offerissero it passaggio pe' suoi stati. Quindi 
essendo Carlo giunto a Parma, il Marchese gli user incontro 
fino a* confini , e accompagnollo a Reggio, e fecelo alloggiare 
con sommo onore nel Vescovado , Il dì seguente partirono in- 
sieme da Reggio, e vennero a Modena, ove Carlo fu parimen- 
ti alloggiato nel Vescovado, standosene il Marchese nel suo Ca- 
stello. Splendida Corte gli fu- ivi fatta, e il March. Francesco fra- 
tello del March. Azzo sempre gli fu compagno con onorevole co- 
mitiva di Cavalieri e di famigliari. Dieci giorni fèrmossi egli in 
Modena , nel qual tempo* il Marchese Azzo ordinò , che ogni 
cosa a lui necessaria gli fosse somministrata senza riceverne al- 
cun prezzo. Nel giorno, in cui cadde la Domenica, il Mar- 
chese mandò al Principe Francese gran copia di uccelli e di 
fiere, cioè, come minutamente si spiega nella Cronaca Esten- 
se (z) „ fanelli, cardellini,, che cantavano* soavemente , pappa- 
galli, cinghiali, cervi, caprioli, daini, scimmie, gatti mammo- 
ni y babbuini, astori, sparavierf, e falconi con molte cinture d* 
argento , e con molti donzelli , che portavano coppe <T argen- 
to ornate di perle. Eranvi innoltre quattro palafreni e quattro 
destrieri (convien dire, che in qualche modo sì distinguessero 
gli uni dagli altri )» e i palafreni coperti erano di scarlatto, in 

cui 



fi) fb. T. XT cor. 7 y. T. XV. col. 348. 
(z; Ib. T. XV col. 3<S. ec. 



M4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

cui per ogni parte vedcvansi i gigli d' oro e V aquile d' argen- 
to , divise della casa di Francia e di quella d' Este . Poiché fu 
presentato a Carlo di Valois sì magnifico donativo , egli si po- 
se a pranzo co' due Marchesi , i quali eran vestiti di scarlatto 
misto con verde scuro, e all' usanza de' Francesi aveano un pic- 
ciol cappuccio in testa. Eran con loro tutti i lor famigliari, e 
in mezzo ad essi i due Marchesi parevan , dice la Cronaca, due 
Angeli o due gran Re. Dopo essersi trattenuto in Modena , co- 
me si è detto, dieci giorni, Carlo di Valois partì per Firenze, 
ma prima di partire chiese in prestito ' al Marchese Azzo dieci 
mila fiorini d' oro ; somma , che allora difficilmente sarebbesi 
ritrovata presso un gran Principe . Il Marchese gliela fece tosto 
sborsare dai suo Tesoriere , e non ne volle né sicurtà né stro- 
mento , bastandogli una. carta segnata col Reale sigillo. Partito 
poi da Modena Carlo di Valois , e giunto a Firenze , ove fu ac- 
clamato Signore, conservò sì dolce e sì grata memoria pel Mar- 
chese Azzo , che , finché trattennesi in quella Città , ogni qual- 
volta vestiva di nuovo, mandava del medesimo panno al Mar- 
chese, come a suo caro fratello, e a cinque suoi cortigiani , ac- 
ciocché essi pure se ne vestissero . Tutto ciò dalla Cronaca 
Estense. 

Ma in mezzo alle feste ed alle magnifiche pompe non ces- 
savano i nimici del Marchese Azzo di macchinarne segreta- 
An. 1302. mente la rovina. Erano essi in gran numero, e fin dai 1302. 
avean tentato di ridurne quasi al nulla 1' autorità e il potere . 
Radunatisi in Piacenza i Deputati di Milano , di Pavia , di Ber- 
gamo, di Lodi, di Asti, di Novara, di Vercelli, di Crema, di 
Como, di Cremona, di Alessandria, di Bologna, e della stes- 
sa. Città di Piacenza, tennesi ivi gran parlamento, e alcuni di 
essi furon poi destinati a venire ad abboccamento co' Parmigia- 
ni , e a persuaderli ad entrare nella lor lega , e rimettere in 
Parma la fazione , che ne era stata cacciata , e che dicevasi la 
parte del Vescovo , favorevole fin allora al Marchese Azzo , e 
poscia a unirsi tutti insieme, e intimare al Marchese Azzo, che 
si dimettesse dal dominio di Modena e di Reggio , altrimenti 
sarebbe a ciò stato costretto coli' armi . I Parmigiani allora non 
vollero aver parte in questo trattato : Responsìo ambaxatorum Corn- 
trnrnis Parmx fuìt> nihiì facete de pradiSìis (1). Anzi poco appres- 
so 

(O Ib. T. IX. col. 845. ec. 



CAPO VI. 145 

so il Comune di Parma contrasse lega col Marchese d' Este e 
colle Città ad esso soggette . Molti nondimeno in Parma non 
approvavano questa lega, ed essendone perciò nati rumori e tu- 
multi vennesi finalmente 1' anno 1303. a una general pace, e 
tutti gli esuli furono richiamati , e poco appresso fu acclamato 
Signor di Parma Giberto da Correggio. 

Parve allora, che ii Marchese Azzo non avesse più a te- Aa. 1303. 
mere di alcuna rivoluzione . E forse ancora ei lusingossi di ag- 
giugnere al suo dominio anche Bologna, perciocché il Ghirar- 
dacci parla di una congiura in favore del Marchese Azzo ivi 
formata 1' anno 1303. la, quale però fu a tempo scoperta, e 
- molti de' principali rei furono esiliati , le loro case spianate , 
confiscati i ior r^eni (1) . Ma egli oltre i nimici esterni moiri 
ne avea tra' suoi sudditi stessi, che non tralasciavano di cercar 
tutti i mezzi di abbatterne il potere . A più sicuramente otte- 
nerlo conveniva rendere amiche e concordi due delle più poten- 
ti famiglie di Modena , che da lungo tempo eran nimiche , i 
Boschetti e que' da Savignano . A tal fine Lanfranco Rango- 
ne, che terminata la guerra de' Bolognesi era tra essi rimasto, 
s venne più volte segretamente e di notte e di giorno alla Torre 
detta del Gherlo presso Castelvetro per trattare coi Capi de' due 
partiti; e tanto adoperossi, che finalmente gli venne fatto di 
fermar tra essi una pace , la qual però fu tenuta segreta . Mai 
le fatiche da lui sostenute in questo maneggio 1' oppresser 
per modo , che poco appresso ei venne a morte in Bologna nel 
1304. Benché il trattato si volesse tenere occulto, ebbene però 
avviso il Marchese, il quale ben conoscendo, a qual fine esso An. 1304, 
fosse diretto, fece tosto arrestare Buonadamo Boschetti allora 
Canonico , e poi Vescovo di Modena , e Simone Boschetti , e 
più altri, e condurli prigioni in Ferrara. Que* da Savignano 
atterriti a tal colpo fuggiron da Modena; e quindi non creden- 
dosi abbastanza sicuri si soggettarono al Marchese, consegnan- 
dogli tutti i loro Castelli. Egli ordinò, che fossero smantella- 
ti, e non fidandosi abbastanza del lor pentimento, sei di essi 
mandò in esilio a' confini (2), il che fu poscia cagione, che 
essi di nuovo gli si ribellassero . 

Tom. IL T Efor- 



(ì) Stor. T. I. p 4,9. ec. 

{%) Script. Rer. Ital. T. XI. col. 75. 



146 MEMORIE STOR. MODENESI. 

E forse la pericolosa procella , che da lungo tempo sì an- 
dava formando sul capo iiel March. Azzo, sarebbesi dissipata, se 
un nuovo accidente non / fosse sopraggiunto, che addensolla mag- 
giormente, e fecela presto scoppiare. L' anno 1305. il March. 
An. 1305. ^ Z zo celebrò le sue seconde nozze (la prima moglie era stata 
Giovanna degli Orsini) con Beatrice figlia del Re di Sicilia Car- 
lo II., le quali nozze, dice Tolommeo da Lucca, furono malau- 
gurate e infelici , perchè il Re trasse a forza dal Monastero 
questa sua figlia per dargliela in moglie Ci). Or in questa occa- 
sione Giberto da Correggio , che dopo la pace fatta dal Marche- 
se co' Parmigiani eragli divenuto amico , e con lui il Comune ài 
Parma, mandarono a Modena due Ambasciadori a complimentar- 
lo , e ad offrirli magnifici donativi , e neh" anno stesso temen- 
do Giberto di qualche sollevazione in Parma , il Marchese gii 
mandò soldatesche in ajuto . Ma poco appresso essendosi scoper- 
ta un' altra congiura contro Giberto , questi fu avvertito , che 
il March. Azzo ne era partecipe e complice, e che il disegno 
de' congiurati era di farlo Signor di Parma. Acceso perciò di 
sdegno determinossi di cacciarlo da Modena e da Reggio, delle 
quali Città aspirava egli probabilmente a farsi padrone ; e per 
rendere il Marchese più odioso, si fece sparger la voce , che egli 
unito col Re di Napoli suo suocero disegnato avesse di di- 
vider con lui 1' Italia formandone due Regni , cioè quello di 
Toscana per Carlo , e per se quello di Lombardia (2) . Si disse 
ancora , e ne abbiamo la testimonianza nella Cronaca di Dino 
Compagni e di Tolommeo da Lucca Scritror di que tempi (3), 
eh' egli avea assegnate le Città di Modena e di Reggio alla 
nuova sua moglie , come in compenso della dote , eh' ella re- 
cavagli . Giberto dunque, avendo spediti prestamente suoi Mes- 
si a Bologna, a Mantova, a Verona, e agli esuli Modenesi e 
Reggiani , e tratti ancora nel suo partito alcuni Cittadini di 
v queste due Città , e fra gli altri in Reggio Taddeo de' Manfre- 
di , e tutto ciò senza che il Marchese ne avesse sentore , ecco 
improvvisamente nell' Ottobre dello stesso anno 1305. da una 
parte i Parmigiani , dall' altra i Bolognesi spingersi contro Reg- 
gio e contro Modena. Giberto co' suoi Parmigiani unito a* Foglia» 

ni 



(1) Ib. T. Xf. col. 1215. (1) Ghirard. T. I. p. 475. 
(3) Script. Rer. [cai. T. IX. col. 520. T. XI. col. ino. 



CAPO VI. 147 

ni e ad altri nhnlci del Marchese venne occultamente fino alle 
mura di Reggio, e di notte tempo vi applicò le scale per sor- 
prendere e occupar la Città , e stese intorno le sue soldatesche . 
Ma respinto dalle truppe del Marchese condotte da Cortesia Ca- 
valcata Capitano di Reggio non potè ottenere 1' intento . E 
solo recò qualche danno a' sobborghi , e occupò una Torre det- 
ta del Vescovo presso la Cella , poche miglia lungi dalla Città , 
e indi andossene a Cavriago insieme con Taddeo Manfredi fuggi- 
to segretamente da Reggio. Tornò un altra volta a tentare 1* 
impresa , ed entrò ne* sobborghi , fermo di non partirne , fin- 
che la Città non fosse espugnata . Ma la incomoda e piovosa 
stagione costrinselo a dare addietro , e a tornarsene a Par- 
ma . (1) 

Nel giorno medesimo , in cui i Parmigiani accostaronsi la 
prima volta a Reggio , i Bolognesi insieme co' Rangoni , co* 
Boschetti , e co' Savignanesi usciti essi pure in campo , e giunti 
inaspettatamente al Ponte di S. Ambrogio , sedotto con cin- 
quecento fiorini d'oro Giuliano Costabili, che il difendeva, sene 
fecer padroni, e distrusser la casa, che ivi aveano i Cavalieri del 
Tempio, e la Torre ad essa vicina, e scorsero fino a' sobborghi 
di Modena, mettendo ogni cosa a fuoco e a rovina. Nella Cro- 
naca Italiana di Bologna si aggiugne , che i Bolognesi poco dopo 
f tetro tdijìcare Castelnovello a pie dtl detto Fonte dì S. Ambrogio. Ma 
esso poscia, come vedremo, fu distrutto l'anno seguente. Il pre- 
sidio della Città uscì loro incontro per combatterli. Ma Rainero 
da Savignano , che segretamente favoriva i ribelli, unito a più al- 
tri suoi seguaci corse verso il Palazzo del Pubblico gridando: pa- 
ce, pace : ma altri più furiosamente gridavano : 'viva il popolo , e 
muoja il Marchese . Manfredino da Sassolo fedele allora al Marche- 
se , avvedutosi del tradimento , e radunati i suoi partigiani , mosse 
contro le truppe di Rainero, le sconfisse e sbandò , e uccise lo 
stesso Rainero. E il Marchese, a cui ne fu tosto spedito l'avvisa 
a Ferrara^, raccolti alcuni pochi soldati e pien di coraggio, come 
narrasi dall' autor della Cronaca Estense , il qual fu a questo 
fatto presente, accostossi a Modena; e giunto la notte al Pon- 
te lungo presso la Secchia ( par che dovesse dirsi il Ponte Bas- 
so ) , e non sapendo , in quale stato fosse allor la Città, ivi arre- 

T 2 stos- 

(i) Ib. T. IX. col. 854. ec. T. XV. col. 351. T. XVIII. col. 16. 



/ 



N 8 MEMORIE STOR. MODENESI. 

tossi colle sue genti, che non eran più di 62. , e vi si fortifi- 
cò . Quindi si mosse per entrare in Città ; e rivoltosi a suoi 
esortollì a combattere con coraggio, perciocché, disse, è oggi 
quel giorno , in cui , o morendo gloriosamente coli' armi in 
mano , o riportando una compiuta vittoria sopra i nimici , rac- 
coglieremo onore immortale; e se noi possiamo metter piede in 
Modena, spero certo, che, ancorché i Bolognesi fossero in nu- 
mero al doppio maggior del nostro , tutti caderan morti sotto 
le nostre spade . Né all' entrare in Modena ebbe il Marchese 
contrasto alcuno. Trovò alla piazza a lui tuttora fedele il pre- 
sidio della Q'ttà , parte del quale la circondava all' intorno col- 
le sbarre, parte stava entro essa pronta alla difesa. La fedeltà 
delle sue truppe gli accrebbe il coraggio . Ei fece arrestare dicia- 
sette della famiglia da Savignano, e condurli prigioni a Ferra- 
ra. Quattro altri però si sottrassero colla fuga, e insieme con 
Guidinello da Montecuccolo passarono a Bologna . Il Marchese 
animò il presidio di Modena a difendersi con coraggio, e i Bo- 
lognesi informati dell' arrivo di esso, si ritirarono da' sobbor- 
ghi y e gittatisi sopra Nonantola ne ebbero il Castello; ma il 
verno sopraggiunto non permise loro di farsi padroni anche del 
Monastero, che esso pure dovea essere fortificato. E per me- 
glio difendere 1' occupato ponte di S. Ambrogio , un altro For- 
te vi edificarono sulla sponda, che volge a Modena. Al mede- 
simo tempo per opera singolarmente di que' da Savignano e del 
suddetto Guidinello tutta la montagna Modenese fu fn armi; e 
il Frignano e la Pieve di Trebbio e Brandola e più altri Ca- 
stelli si ribellarono al Marchese , e i Bolognesi occuparono an- 
cora Marano e Campiglio (1) co' patti, che si stabiliron fra es- 
si e Tirolo di Lanfranco e Baccelliere da Campiglio Capitani . 
Finalmenre anche i Mantovani e i Veronesi vennero colle Ior 
truppe a Reggiolo per impedire , che i Cremonesi non venisse- 
ro a soccorrere il Marchese loro alleato. E questi in mezzo a 
tanti disastri non ebbe altro conforto , che di vedere due del- 
le più potenti famiglie di Parma , i Rossi e i Lupi , venire adi 
offrirgli 1' opera loro. Accolsegli egli di buon animo , e diede 
loro alloggio in Reggio, e di essi si valse per fare qualche scor- 
reria sul Parmigiano, e sulle terre de' Correggeschi , troppo pic- 
elo ì 

Ci/ Ghirardacci T. I. p. 476. 



CAPO VI. 149 

ciol compenso a' sì gravi danni, eh' ei soffriva, e a tanto mag- 
giori, che gli soprastavano (1) . 

Di fatto tre delle Città collegate , cioè Parma , Mantova , 
e Verona, rinnovarono in Verona agii 8. di Novembre del 
1305. la loro alleanza contra tutei i loro nimici , e singolar- 
mente contra il Marchese Azzo (2). Quindi agli 11. di Genna- 
jo del 1306. tre altri atei solennemente si stipularono in Man- 
tova. Nel primo le Città di Bologna, di Mantova, e di Vero- t *° * 
na stringon tra loro una nuova alleanza contra tutti i loro ni- 
mici generalmente (3). Nel secondo Giuliano delle Forbici Proc- 
curatore del Comun di Bologna, Alboino dalla Scala e Guido 
de' Bonaccolsi Capitani generali di Verona e ài Mantova a no- 
me delle loro Città , e a conferma dell' unione ed alleanza già 
fatta, stabiliscono i seguenti patti; che da essi si farà una stra- 
da da Bologna a Mantova , che 1 passi pel Modenese e pel 
Reggiano ; e che per essa possan passare i Cittadini delle 
tre suddette Città senza pagare gravezza alcuna ; che una 
Fortezza si faccia o presso Solara , o dove parrà più op- 
portuno , presso il Canale, che da Modena conduce a Ferrara, 
acciocché sì possa impedire qualunque soccorso , che da Ferrara 
voglia mandarsi a Modena o a Reggio , e il passaggio di qua- 
lunque siasi mercanzia; che allorché questa strada sarà compita, 
i Mantovani e i Veronesi assedino i Castelli di Bregantino nel 
Ferrarese, e di Reggiolo nel Reggiano, e 1' assedio non si in- 
terrompa , finché i Castelli non cadano nelle lor mani , e allo- 
ra Reggiolo sia de' Mantovani, Bregantino de' Veronesi, e deb- 
ban poscia gli alleati difendere e conservar que' Castelli (4) . 
Nel terzo veggiam di nuovo venire in iscena i Grasolfi ossia i 
Gibellini Modenesi, che da lungo tempo non si nominavano. 

Erano lor Capitani Egidio Pio , Tommasino da Gorzano , 
e Francesco e Giovanni Pichi della Mirandola , i quali avea- 
no a Mantova inviato per loro Proccuratore Corrado da Gon- 
zaga, a istanza di cui il Proccurator di Bologna, e Alboino 
dalla Scala, e Guido de' Bonaccolsi ammisero nella lor lega i 

no- 



Ci Tb. T. IX. col. S35. ec. T.XL col. 76. T. XV. col. 352. ec T. XVIII. 
col. i&. i?4 306. ec. 
(a) Dumonr. Suppleca. au Corps Diplom. T. I. P- IL p. 34» 
(JJ 11», p. jd> Ui Ih. p. 38. 



i 5 o MEMORIE STOR. MODENESI. 

nominati Grasolfi e i loro aderenti co' seguenti patti da Gra* 
solfi stessi richiesti; che i Castelli di Carpi e della Mirandola 
dovessero rifabbricarsi , e provvedersi di viveri e di ogni altra 
cosa lor necessaria ; che fino a guerra finita la lega dovesse 
mantenervi duecento soldati a cavallo e trecento fanti; e che se 
mai i nemici venissero ad assediarli , la lega dentro dieci gior- 
ni dovesse efficacemente soccorrerli ; che quando i Grasolfi si 
recassero a detti Castelli, V esercito della lega dovesse spinger- 
si contro de' Modenesi e molestarli, finche non fosse terminata 
la loro fabbrica e la loro fortificazione ; che la lega non pos- 
sa far pace né tregua col Marchese d' Este , finché ei non sia 
cacciato da Modena, da Reggio, e da Ferrara, senza il con- 
senso de' Grasolfi; che questi debban esser rimessi ne' loro be- 
ni e ne' loro diritti , di cui godevano , quando furon cacciati da 
Modena e da Reggio ; e che essi e i loro seguaci e tutti quel- 
li, che si ribellarono contro il Marchese, debbano fra due me- 
si godere de' privilegi medesimi , di cui godevano gli altri esuli 
Modenesi abitanti in Bologna; che dopo 1' espulsion del Mar- 
chese la Città di Modena debba esser retta a foggia di Repub- 
blica; ma che i Signori di Sassolo ne siano esclusi , e come ca- 
pitali nimici del pubblico bene debban esser dannati a perpetuo 
esilio ; che il Podestà e il Capitano di Modena debban esser 
chiamati uno da Bologna, 1' altro da Mantova o da Verona; 
che la lega faccia in modo , che i Rangoni , i Boschetti , e que' 
da Savignano formino in avvenire un corpo sol co' Grasolfi, e 
che perciò dodici matrimonii si debban fare fra una parte e 1* 
altra (i). A questo trattato si aggiungono le proccure di que' , 
che il componevano ; ed è degno di riflessione , che quelle di 
Egidio Pio e di Tommasino da Gorzano sono segnate in Mo- 
dena, ove essi dovean restare, per eccitare il tumulto nel popo- 
lo ; ma quelle de' due Pichi son segnate nella Mirandola . Ev- 
vi ancor quella di Giberto da Correggio Signor di Parma , e 
quella del March. Francesco d' Este fratello del March. Azzo , 
che neir Aprile dei 1305. era partito da Ferrara, e avea egli 
pure mosso guerra al fratello, ed ora a' 15. delio stesso mese 
unissi ancor alla lega (z). 

Mentre con questi trattati i nimici del March. Azzo si dis- 

po- 

m ■ v ' . "■""" "" 

(r) Ib. p. 39. ec. (2) Ib. p. 42. ec. 



CAPO VI. 151 

ponevano a spogliarlo di tutti i suoi Stati, Giberto da Correg- 
gio continuava sul cominciare dello stesso anno 1306. a infe- 
stare colle sue truppe il territorio di Modena e di Reggio, e 
in pochi giorni si rendette padrone di molti Castelli , tra* quali 
furono Carpi , Budrione , Ganaceto , e un altro , di cui ignoro 
la situazione, detto Casale (1) . Così egli andava sempre più ri- 
stringendo il dominio del March. Azzo, e andava insieme sem- 
pre più fomentando il partito ad esso contrario, finché venisse 
a scoppiare il fulmine, che doveva atterrarlo . E certo io credo, 
che 1' odio di Giberto contro il Marchese congiunto coli' ambi- 
zione di stendere sempre più il suo dominio , e i maneggi de- 
gli esuli Modenesi e Reggiani , fossero la principal sorgente del- 
le disgrazie del March. Azzo ; e che loro opera fosse il render- 
lo odioso, e farlo rimirare non altrimenti che come un Tiran- 
no. Le antiche Cronache di Modena, di Reggio, e di Parma 
non cel dipingono come tale; e solo Ferreto Vicentino, scrit- 
tor certo autorevole, ma lontano, e che scriveva circa trent* 
anni dopo , ci descrive il March. Azzo , come uom crudele e 
feroce, che avea cacciati tutti i Nobili dalla Città, fatti uccide- 
re i Magistrati, e confiscati i beni de' Cittadini (2). Ma egli è 
il solo , che così parla, e non par che basti a farci fede. Dap- 
poiché il Marchese fu cacciato da Modena e da Reggio , ne* 
pubblici Atti ei fu più volte nominato come Tiranno . Ma così 
doveasi fare , se voleva giustificarsi la ribellione , con cui se n' 
era scosso il dominio . Accadde ancora , eh' egli ebbe alcuni 
Ministri , che ne renderon odioso il nome . Tra seguaci di Rai- 
nero da Savignano nel fatto poc' anzi narrato era un certo 
Acceto mercante di lana, il quale in quel tumulto fu ucciso, 
e ne furono confiscati i beni. Il Podestà di Modena, che era 
Pantaleone de' Buzzacarini Padovano, poiché il seppe , recossi 
in persona alla bottega di Acceto, e presine tutti i panni, che 
vi erano, e postili sopra le sue spalle, se li portò nel Palazzo 
pubblico, ove abitava, come frutto di sua vittoria (3). Alcuni 
altri fatti di tal natura, che accadano, bastano ad irritare un 
popolo , e questo sovente incolpa il Sovrano de' falli de* suoi 
Ministri, e contro di lui si sdegna e mormora, e, se le cir- 
co - 



(1, Script. Rer. Ita?. T IX. col. 85*. 

(2; Ib. col. 979. & 1027. ec ( 3 ) Ib. T. XI. col. jó. 



ijz MEMORIE STOR. MODENESI. 

costanze lo favoriscono, sì solleva e scuote il giogo. Queste , a 
mio credere, furon 1* origini delle sollevazioni, che quasi allo 
stesso tempo eccitaronsi in Modena e in Reggio , e delle quali 
dobbiamo or ragionare . 

Le cose poc' anzi dette ci mostrano chiaramente, che non 
fu già un improvviso popolare tumulto , che facesse perdere al 
March. Azzo il dominio di Modena e di Reggio , ma un trat- 
tato già in addietro formato dagli esterni non meno che da- 
gli interni [limici delio stesso Marchese, e che molti egli avea- 
ne anche in Modena. Ivi però egli avea ancora ubbidienti e fe- 
deli alcuni tra più potenti Cictadini, e fra gli altri Manfredino 
da Sassolo, che faceva in Modena le veci del Marchese, la cui 
famiglia perciò nel trattato d' alleanza poc' anzi indicato fu so- 
lennemente proscritta. Né il Marchese avrebbe mai sospettato , 
che il più fiero nimico, eh' egli avesse in Modena, fosse ap- 
punto il figlio del suo fedel Manfredino. E nondimeno secondo 
la relazion del Ferreto , che fra tutte è la più circostanziata 
(i), da lui principalmente fu regolata e condotta la sollevazio- 
ne . Sassolo figlio di Manfredino era giovane di altieri spiriti e 
di animo coraggioso, e^a cui pareva di avvilirsi servendo al 
Marchese da lui considerato come crudel Tiranno. Egli dunque 
concertata prima ogni cosa cogli alleati nimici del Marchese , 
cominciò segretamente a formar partito in Modena, e a racco- 
glier giovani al par di lui valorosi ed arditi , e a stabilire il mo- 
do , con cui condurre a fine la diffìcile impresa . Fu ad essa de- 
stinato il giorno 26. di Gennajo del detto anno 1306. Correva 
freddissima la stagione, e di questa circostanza ancora si valse 
a suo vantaggio Sassolo, ordinando, che la notte precedente 
all' esecuzione della congiura si conducesse molta acqua per le 
pubbliche vie, la quale agghiacciandosi rendesse difficile e peri- 
coloso a cavalieri e a* fanti del Marchese Y accorrere al rumo- 
re , e il combattere contaro de* congiurati; e innoltre furon dis- 
poste qua e là alle imboccature delle strade diverse schiere di 
congiurati per assalir quelli , che venissero in favor del Marche- 
se , e furon per di fuori chiuse in modo le porte delle case di 
alcuni a lui più fedeli, che non potessero uscirne. E già era 
giunta la notte , e Sassolo avea finallora operato senza farne 

par- 



fi) Ib. T. IX. col. 1028. 



C A P O VI. 153 

partecipe il padre suo Manfredino . Ei vide , che era fìnalmen- 
te necessario il comunicargli il disegno ; e trattolo in disparte , 
tutta gli spose 1* idea della congiura. Inorridì il padre all'udir- 
la, pianse, pregò, minacciò, ma tutto inutilmente a muovere 
il figlio ; e il figlio pure non ebbe forza a piegare il padre . Ma 
questi poi ritiratosi , e nel silenzio della notte seco stesso pen- 
sando al numero e al potere de' congiurati, e all' obbligo, in 
cui egli si sarebbe trovato, di combattere contro il proprio suo 
unico figlio da lui amatissimo, determinossi a seguirne il con- 
siglio . E quindi è , che Manfredino insieme e Sassolo son no- 
minati dagli Storici come capi di questa congiura (i), a* quali 
si aggiunse ancora Rinaldo da Marcarla , benché parente del 
Marchese» e mandato da lui a Modena col carico di Capitano 
dell' armi. 

Cominciò dunque nella notte il tumulto. Sassolo salito a 
cavallo, e postosi alla testa de' congiurati venne alla piazza, e 
spiegando le bandiere del popolo , cominciò a gridar libertà . Sve- 
gliate al rumore le truppe del Marchese accorsero insieme col Pode- 
stà , per dissipare la plebe tumultuante . Ma altri cadevano a ter- 
ra pel ghiaccio, altri erano o feriti o uccisi da' sollevati disposti 
a' luoghi opportuni , altri volendo uscire di casa trovavanne le 
porte chiuse , ed eran costretti a udire lo strepito della solleva- 
zione, senza porerne accorrere al riparo. Quelli, a cui venne 
fatto di unirsi , recaronsi alla casa di Manfredino da Sassolo , 
perchè si ponesse alla lor testa. Ed egli finse di farlo , ma mo- 
strando timore per lo scarso numero della sua gente, e per la 
moltitudine de' congiurati, disse, che conveniva assicurarsi dap- 
prima, se a' sediziosi non veniva di fuora soccorso alcuno. Con 
questo pretesto condusse le milizie Estensi attorno le mura, e 
diede tempo frattanto a' congiurati di aumentare il lor numero, 
e di farsi sempre più forti. Di fatto essi entrando fino nel Pa- 
lazzo pubblico arrestarono il Podestà , che a grande stento cam- 
pò la vita. Frattanto Manfredino colle sue truppe dalle mura 
venne verso la piazza; e mostrando a' soldati, che tutti gli in- 
gressi ne erano occupati , e che le strade erano piene di gelo , 
persuase loro di venire a' patti col popolo. Perchè nondimeno 
alcuni vollero ad ogni modo, che si tentasse la sorte dell' ar- 
, Tom. IL V mi , 

"«■ ' ■ i 'i I »i i i — — — — — i i r 

(0 Ib. T. XI. col. 5>j. T. XV. col. 334. 



i 5 4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

mi, già si cominciava a combattere da una parte e dall' altra, 
e dal figlio contro del padre . Ma conobbesi presto , che anche 
Manfredino favoriva i sollevati, e perciò videsi necessario il ve- 
nire ad accordo. Deputati dunque alcuni a trattar con Sassolo, 
si convenne , che le milizie Estensi andassero libere con tutti i 
loro averi, lasciando solo le armi. 

Era poco lungi da Modena Fresco figlio naturale del Mar- 
chese Azzo , il quale udito il rumore della sollevazione volò 
con più di settecento soldati a cavallo e mille fanti al soccor- 
so della Città, ed entratovi arditamente, e correndo alla piaz- 
za, cominciò a gridare : muojano, mnojano i traditori. Accorse to- 
sto Sassolo col popolo tutto armato , e dopo un breve furioso 
conflitto, in cui il Capitano Rinaldo da Marcarla finse di ren- 
dersi prigioniero, e in cui furon veramente da Sassolo fatti pri- 
gioni lo stesso Fresco, Obizzo figlio di Pietro soprannomato 
Abate figlio naturale dello stesso Marchese Azzo, un altro det- 
to il Bastardino d' Este , e il Podestà di Modena Folcheria de' 
Calboli , tutti gli altri fuggirono , e si ritirarono nel Castello ; 
ma ivi ancora non si poterono sostenere, e non avendo i vive- 
ri, e avendo innoltre i Modenesi tagliati i condotti, che vi con- 
ducevano 1' acqua, il dì seguente furon costretti ad arrendersi; 
e furon lasciati andar liberi a Ferrara ; e que' , che erano stati 
fatti prigioni nel detto combattimento, furon rilasciati essi pure 
per cambio di que' da Savignano , de' Boschetti e degli altri , 
che T anno precedente erano stati dal March. Azzo mandati 
prigioni a Ferrara . Quindi nel giorno stesso de' 27. di Genna- 
ro i Rangoni , i Boschetti , que' da Savignano , e tutti gli al- 
tri esuli fralle acclamazioni del popolo rientrarono in Modena. 

Appena si può spiegare 1' insana allegrezza , a cui il popo- 
lo Modenese in. quell' occasione abbandonossi . Il Castello dal 
March. Obizzo incominciato , e dal March. Azzo finito ed ag- 
grandito, fu diroccato (1) , e non ne fu lasciata in piedi parte 
veruna , perciocché negli Atti del Consiglio Generale di quest' 
anno si ha una supplica ad esso porta a* 20. di Settembre da 
Guglielmo da Ricco co' suoi compagni , che pel prezzo di mil- 
le e cinquanta lire di Modena si erano impegnati a finir di di- 
struggerlo prima della festa di S. Michele de' 29. di Settembre, 

e chie- 

(O Ib. T. XV. col. 354. 



CAPO VI. 155 

e chìedon per ciò, come viene loro -accordato, una proroga fi- 
no al Natale, ad disgombrandum de lapidlbus . è? cementi s . I Con* 
tadini accorsi alla Città , rotte le palizzate , che la circondava- 
no, vi entravano per le fosse rapprese da durissimo ghiaccio. 
Ed essi uniti ad altri Cittadini al par di essi rozzi ed idioti cor- 
si al Palazzo del Pubblico tutti gli Atti criminali e civili , tut- 
ti gli stromenti de' Notai, e quanto di carte venne loro alle 
mani, diedero brutalmente alle fiamme, come se in tal modo 
si assicurassero di non più cadere sotto 1' Estense dominio . Tut- 
ta quella primavera e tutta la state seguente fu da essi impie- 
gata in feste , in danze , in bagordi , e vedevansi giovani al pa- 
ri che vecchi aggirarsi per la Città col capo cinto di fiori , e 
con vesti messe ad oro e ad argento , ebbri di allegrezza per 
quella libertà , che sognavano di avere acquistata , non accorr 
gcndosi , che erano in vece caduti in una orribile anarchia , di 
cui fra poco si sarebbon pentiti (1) . 

Non si tralasciò nondimeno di dare quegli opportuni prov- 
vedimenti , che al buon regolamento della Città si crederono 
necessari . Quattro Podestà straordinari col titolo di Sapienti e 
Rettori e Difensori del popolo furono scelti , cioè uno per cias- 
cheduna delle quattro principali Porte di Modena , acciocché es- 
si prescrivessero con assoluta autorità la forma della nuova am- 
ministrazione della Repubblica. Giovannino da Sanvitale fu il 
Podestà ordinario in amendue i semestri ; Musso de' Sabadini 
Bolognese fu Capitano nel primo , Bartolino da Fogliano nel se- 
condo (z) . Conservansi nell* x\rchivio di questa Comunità gli 
Atti del primo anno, in cui Modena tornò a reggersi a forma 
di Repubblica; ed essi ci danno 1' idea della fermezza, con cui 
que' Cittadini erano risoluti a non soggettarsi più ad alcun pa- 
drone , e de' mezzi , co' quali cercavano di render ferma e co- 
stante la loro risoluzione. I primi decreti, che nel pubblico 
Consiglio si fecero subito dopo Y espulsione del March. Azzo , 
furono, che la Città di Modena dovesse in avvenire non avere 
altri Reggitori che il Podestà e il Capitano, e che mai non 
avesse a riconoscere a suo Signore alcun Cittadino o straniero 
chiunque fosse, e che, se alcuno ardisse di far somigliante pro- 
posta , fosse subito dal Capitano dannato a morte , e confiscati 

V2 ne 



(1) Ib. T. XI, col. 77. 9j. (2) lbid. 



ij6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

ne fossero e divisi tra '1 popolo tutti i beni mobili ed immobili; 
che sì dovessero toglier di mezzo tutte le nimicizie e tutci gli 
odii , che avean per V addietro divisa Modena , e che il nome 
stesso di Parti fosse abolito , e cancellati fossero quegli Scaturì' f 
ne' quali di esse si facesse menzione ; che allor quando nasces- 
se qualche rumore in Città , niun Nobile o potente potesse ve- 
nire alla Piazza o al Palazzo pubblico , o inviarvi alcun suo 
domestico, sotto la pena di perder V armi e i cavalli, e di pa- 
gare cento lire e più ad arbitrio del Capitano; che ne in somi- 
glianti ne in altre occasioni niuno ardisse di portare per la Cit- 
tà o pel distretto bandiera o stendardo alcuno fuor della ban- 
diera del Capitano e del Podestà e del vessillo di S. Geminia- 
no , i quali dovean portarsi , quando il servigio del popolo lo 
richiedesse , e da chi fosse a ciò trascelto dal Capitano e dal 
popolo; che al suono della campana a ciò destinata tutto il po- 
polo dovesse accorrere armato alla piazza , e far ciò , che dal 
Capitano fosse comandato; che nel ceto popolare (poiché furo- 
no in queir anno stesso formati due Cataloghi , che tuttor si 
conservano, uno de' Nobili e de' Potenti , Y altro de* Popolari ) 
non potesse essere ascritto chi fosse o fosse stato altra volta 
servidore , famigliare , o aderente di qualche Nobile e potente . 
Ad accrescer poscia sempre più la popolazione , e con essa la 
fortezza della Città, ordinossi, che qualunque artigiano del Con- 
tado volesse venire a Modena , e fabbricarvi una casa , il cui 
valore fosse almeno di 25. lire, promettendo di star soggetto 
al Comune di Modena e di abitarvi per lo spazio almeno di 20. 
anni , fosse in questo spazio di tempo esente da tutti i pubbli- 
ci aggravi , fuorché dal servigio militare . 

Si rivolse ancora il pensiero ne* primi giorni dopo la rivo- 
luzione a formare i Magistrati e i Consigli , da' quali dovea es- 
sere la Città governata . Determinossi adunque , che due Reli- 
giosi dell' Ordine de' Predicatori , due de' Minori , e due degli 
Eremitani, dovessero scegliere dieci uomini saggi e prudenti per 
ciascheduna delle quattro Porte primarie della Città ; e che questi 
quaranta scegliessero quattrocento Consiglieri Popolari , cioè cento 
per Porta, formando così il Consiglio de' quattrocento, che dovea 
rappresentare il popolo , e dovea durare sei mesi , dopo i qua- 
li dovea farsi una nuova elezione di Consiglieri . Si elessero in- 
noltre ad arbitrio del Capitano dieci Sapienti per ciascheduna 

Por- 



CAPO VI. 157 

Porta, a patto che niun di loro fosse Nobile o potente, i qua~ 
li dovessero amministrare i negozi del Comune . Sei altri Sa- 
pienti , e tra essi Valentino Valentini , si nominarono per esa- 
minare ed emendar gli Statuti . Si elessero ancora sedici Difen- 
sori del popolo , i quali esercitassero il loro ufficio nel modo , 
che già esercitavamo i ventiquattro Difensori nel tempo, che 
Modena reggevasi come Repubblica , e due Mercanti per ogni 
porta, de' quali fosse pensiero il vegliare alla sicurezza delle 
strade e del Canale di Modena e del suo distretto. Finalmente 
formaronsi due nuovi Consigli in questo modo , che i quaran- 
ta Sapienti insieme co' sedici Difensori dovessero scegliere dodi- 
ci popolari e sei potenti per ciascheduna Porta , e che questi 
dovessero eleggere quattrocento uomini o Nobili o Plebei di 
ogni Porta, sicché si formasse il Consiglio di mille seicento 
Consiglieri, il qual doveasi dire il Consiglio generale del Co- 
mune di Modena , e doveasi radunare per 1' elezione degli Uf- 
ficiali , per le condanne de' rei, e per altri importanti affari; 
e che poscia i medesimi Sapienti e Difensori del popolo doves- 
sero nominare otto popolari e quattro potenti per ciascheduna 
Porta, e questi dovessero scegliere cento per ogni Porta o No- 
bili o Plebei , i quali quattrocento così trascelti cogli altri quat- 
trocento , che costituivano il Consiglio perciò detto de' quattro- 
cento ossia del popolo, formassero il Consiglio degli ottocento . 
Così tre Consigli erano destinati al reggimento della Repubbli- 
ca , quello de' quattrocento composto tutto di popolari , a cui 
riferivansi quasi tutti gli affari , e che approvava o rigettava i 
progetti e le leggi , che da' Sapienti e da' Difensori del popolo si 
proponevano pel buon governo della Repubblica , quello degli 
ottocento ( che 1' anno seguente fu poi ridotto a seicento ) , in 
cui eran compresi i quattrocento del Consiglio popolare , gli al- 
tri potevan essere Nobili e Potenti, e il Consiglio de' millesei- 
cento, in cui eran compresi parimenti i quattrocento popolari 
gli altri pure potevan essere Nobili . Nel qual sistema di Con- 
sigli è evidente, che cercavasi sempre di far, che il popolo pre- 
valesse sopra i Nobili e i Potenti , come anche da altre leggi 
è manifesto . 

In mezzo a questi decreti , che si veggon dettati dall' amor 
della patria e della pubblica felicità, altri se ne incontrano, che 
spirano il furore e lo sdegno , di cui il popolo sempre cieco ne* 

suoi 



i 5 8 MEMORIE STOR. MODENESI. 

suoi trasporti ardeva contro il March. Azzo. Fin da' primi gior- 
ni venne severamente e sotto gravi pene vietato, che niuno ar- 
disse di nominarlo, di scrivergli, o di riceverne letcere o mes- 
si ; e ciò si stendesse anche a tutti i famigliari e gii aderenti 
del Marchese , a quali niuno potesse dare alloggio , o prestar 
favore di sorta alcuna ; e solo spedironsi a Ferrara alcuni Reli- 
giosi dell' Ordine de' Predicatori e di quel de' Minori per trat- 
tare il cambio de' prigioni da una parte e dall' altra fatti in 
quella occasione , come ci mostra un atto del pubblico Consi- 
glio de' 29. di Marzo. Si ordinò , che il nome di esso fosse 
cancellato da qualunque luogo , in cui si trovasse scritto; che 
tutti i suoi beni mobili ed immobili fossero confiscati ; che ove 
vedeansi innalzate le Aquile Estensi , si dovesser togliere, e so- 
stituirvi le armi del Comune di Modena. I quali decreti fatti 
ne' primi giorni rinnovaronsi poscia più volte, ed altri nuovi se 
ne fecero più severi ancora ■ e al March. Azzo più ingiuriosi . 
Ordinossi ancora , che il giorno 26. di Gennajo in memoria di 
sì grande avvenimento fosse in avvenire pe' Modenesi festivo e 
solenne, e che al fianco esterno della Cattedrale, che volge a 
mezzodì, si fabbricasse una Cappella , che perciò fu detta la Cap- 
pella della vittoria (1) , la qual Cappella dovette essere singo- 
larmente innalzata a spese di Guido Pio; perciocché egli, come 
vedremo, nel suo testamento la nomina Cappella sua. Si coman- 
dò innoltre , che una statua di marmo di S. Geminiano con 
una bandiera in mano e con due Angeli a fianchi si ponesse 
nella facciata della Cattedrale , che volge alla piazza. 

Grande esempio dell" incostanza delle umane vicende! Quan- 
do il Marchese Obizzo sulla fine del 1288. fu con tanta festa 
ed applauso acclamato e ricevuto Signor di Modena , avrebbe 
egli mai preveduto , che diciasette anni dopo suo figlio ne sa- 
rebbe stato con tanto furor discacciato ? E quando i Modenesi 
nel 1306. infierivano tanto contro il March. Azzo, e si crede- 
van di avere stabilita su tal fondamento la loro Repubblica , 
che non dovesse crollar giammai , avrebbon essi preveduto, che 
trent' anni dopo essi avrebber pregato il nipote di quello stesso 
da lor sì odiato Marchese Azzo a prendere il dominio della lor 
Città , e 1' avrebbon rimirato ed accolto come loro liberatore , 

e che 

(1) Ib. T. XI. col 77 . 



CAPO VI. i 5 9 

e che poscia per più secoli la stessa loro Città sarebbe sotto il 
governo de' suoi discendenti sì felicemente fiorita ? 

Ma allora erano i Modenesi ben lungi dal pensare in tal 
guisa , e perciò tutti i loro sforzi eran diretti a premunirsi con- 
tro la guerra , con cui ben si aspettavano , che il March. Az- 
zo avrebbe tentato di punire la lor ribellione , e di soggettarse- 
li nuovamente . Perciò fino da' primi giorni tu ordinato , che 
quattto custodi e un Capitano popolare si ponessero alla guardia 
di ciascheduna delle quattro porte maggiori , e due custodi e un 
Capitano alle due porte minori di S. Paolo e di S. Giovanni , 
i quali si dovessero cambiare ogni quindici giorni, collo stipen- 
dio di 24. soldi al Capitano , e di venti ad ognun de' custodi ; 
che una cinquantina per ogni porta dovesse vegliare ogni notte 
alla ditesa e sicurezza della Città ; che i ponti levatoi al di dentro 
della Città si togliessero , e si empisser le fosse sotto di essi , ma 
che quelli al di fuori si adattassero , e si rinnovassero, se n'era d* 
uopo; che i soldati forastieri fossero congedati; che oltre 1' eserci- 
to , che doveva raccogliersi in Modena a .spese del Comune , si fa- 
cessero venir da Parma venticinque fanti; che si rinnovasser le pa- 
lizzate intorno Ja Città , le quali erano state distrutte . Due 
Compagnie innoltre formaronsi in Modena, ciascheduna di mille 
fanti tutti scelti tra '1 popolo , una detta la Compagnia di Giusti- 
zia , 1' altra di S. Geminiano , ciascheduna delle quali dovea a- 
vere il suo stendardo , e la prima delle quali era destinata sin- 
golarmente a mantenere il buon ordine nella Città , e ad accor- 
rere, ove nascesse qualche tumulto, l'altra par che fosse desti- 
nata a servire in tempo di guerra. E affine di prevenire qua- 
lunque discordia, comandossi, che quando la truppa dovesse radu- 
narsi per accorrere in qualche parte della Città , ove essa fosse 
necessaria, tutte si chiudessero le botteghe, finche essa non si 
fosse disciolta ; e che in quel frattempo niun Nobile o potente 
potesse uscir di casa , e niun popolare potesse alla casa di al- 
cun di essi portarsi . E perchè prevedevasi, che da Ferrara a- 
vrebbe mosso 1' esercito contro Modena , si rivolsero le prime 
cure ad assicurare il Castel del Finale , che doveva essere il pri- 
mo a sostener 1' impeto delle truppe Estensi , e a quaranta uo- 
mini , che già vi erano per custodirlo , altri sessanta se ne ag- 
giunsero , assegnando loro ja paga di due soldi al giorno; ed 
altri soldati si mandarono a Nonantola , a Solara , a Spillam- 

ber- 



i6o MEMORIE STOR. MODENESI. 

berto , e ad altri Castelli , e due ancora si destinarono , che 
dovessero custodir sempre la Torre del Pubblico , detta la Torre 
di S. Geminiano , e poscia pensossi ancora a ricuperare il Fri- 
gnano, di che diremo, ove sporremo le vicende di quella Pro- 
vincia. Si inviarono innoltre ambasciadori alle Città di Bologna , 
di Reggio, di Parma, di Mantova, e di Verona , affin di strin- 
ger con esse una potente lega , e di render più ferma la nuo- 
va Repubblica . Tutti questi provvedimenti furon fatti in Mo- 
dena ne' primi mesi dopo la strepitosa rivoluzione di questa 
Città . Ma essa ci ha abbastanza occupati , e dobbiamo ora pas- 
sare a Reggio , ove nel dì seguente a quella di Modena la stes- 
sa scena fu rinnovata . 

Fin da' 9. di Gennajo gli esuli Reggiani uniti co* Parmi- 
giani eransi accostati a' sobborghi di S. Stefano e di S. Croce 
per sorprendere la Città . Ma le truppe del Marchese e i Reg- 
giani a lui favorevoli uscendo dalle porte li respinsero in modo, 
che dovettero volger le spalle . Il Marchese fece allora esiliare 
Ugolino da Sesso e 1* Arciprete di S. Faustino di Rubiera co' 
suoi fratelli e tutta la sua famiglia , perchè furon creduti auto- 
ri del tradimento. Ma poiché seppesi in Reggio, che a' 26. di 
Gennajo il Marchese d' Este avea perduto il dominio di Mode- 
na , ievossi il dì seguente a rumore il popolo tutto , e prese i* 
armi andava correndo furioso per la Città e gridando : Muojano 
i Nobili , e viviamo una volta in pace . Resisterono i Nobili , que* 
pochi cioè, che erano in favor del Marchese, e principalmente 
i Canossa , per qualche tempo , ma finalmente oppressi dalla 
moltitudine ritiraronsi nel Castello insieme col Podestà Jacopo 
da Persico Cremonese gravemente ferito, e con Cortese da Ca- 
saloldo , che era ivi pel Marchese col titolo di Visconte . Nel 
giorno stesso rientrarono in Reggio i Sessi , i Fcgliani , i Man- 
fredi , cacciati già in esilio dal Marchese A zzo, e con essi ven- 
ne Giberto da Correggio principal sommovitore della congiura , 
che fu accompagnato dalle milizie di Parma; e indi diedesi prin- 
cipio il 1. di Febbrajo a demolire il Castello, da cui è proba- 
bile che si permettesse F uscire a que* , che vi si eran racchiu- 
si , come erasi fatto in Modena. Quindi agli il. dello stesso 
mese si strinse sempre più la lega delle Città di Bologna , Par- 
ma, Modena, Reggio, Verona, Mantova, e Brescia ancora, 
contro tutti i loro nimici, e singolarmente contro il Marchese 

Ai' 



CAPO VI. 161 

Azzo, la qual unione fu anche rinnovata nel 1307. e nel 130?. 
(1) y e nel detto anno 1306. in un Parlamento tenuto in Luz- 
zara loro si unirono anche i Polentani Signori di Ravenna (2). 
Spiaceva però ad alcuni Reggiani il vedere Giberto in Reggio , 
di cui temevano la potenza , e perciò prese le armi contro di 
lui si rivolsero . Ma egli fattosi padron della piazza , e occupa- 
to co' suoi il Palazzo del Pubblico , e fatta molta strage de* 
suoi nimici , seppe mantenersi in Reggio; e licenziate alcune 
truppe Bolognesi , che eran colà venute , vi pose per Podestà 
Matteo suo fratello ; e lasciò in tal modo la Città tranquilla e 
contenta per modo , che le parve di esser nei più felice stato » 
che si potesse desiderare ; e perciò , come avea fatto Modena „ 
cosi Reggio in alcuni Statuti in quell' anno stesso distesi ordi- 
nò , che festivo e solenne fosse quel giorno , in cui erasi ricu- 
perata la libertà , il qual decreto fu anche confermato cinque 
anni appresso. Diedersi anche i Reggiani in quell' anno mede- 
simo a stabilire la forma della loro Repubblica somigliante a 
quella di Modena , e diretta anch' essa principalmente a impe- 
dire la prepotenza de' Nobili . Perciò , come ci mostrano alcu- 
ni frammenti degli Statuti medesimi , di cui conservasi copia in 
questo Segreto Archivio Estense , fu espressamente e sotto gra- 
vi pene ordinato , che niuno de* Nobili o Potenti , i quali a- 
vessero Signoria di qualche Castello, potesse in esso render giu- 
stizia agli abitanti ; ma che questo fosse impiego de' Giudici 
dal Comun destinati , i quali aggirandosi pel territorio avrebbon 
decise le liti , e diffinite le controversie . E i Nobili medesimi 
esclusi furono dal Consiglio , che fu formato di 800. popolari , 
a* quali era principalmente affidato il governo . 

E perchè amendue le Città conoscevano chiaramente , che 
a renderle pienamente felici conveniva ancora pensare a far fio- 
rire in esse gli studii d' ogni maniera , a questo oggetto rivol- 
sero amendue le provvide loro cure. Fin dall' Aprile del 1306. 
ordinossi in Modena, che un pubblico e generale Studio di tucte 
le Scienze dovesse qui aprirsi pel seguente verno . E in Reggio 
ancora 1' anno 131 $. si stabilì, che un Professor di Leggi do- 
vesse colà chiamarsi; ed anche altre Scienze veggiamo che ivi 

Tom. II. X ave- 



(r Dumonr Supplirai, au Corp» Diplom. T. I. P. II. p. 46. 48. ec. 

(t) Rubeus Hift. Ravenn. L, VI. 



i6i MEMORIE STOR. MODENESI. 

aveano i lor Professori. Di ciò si è parlato a lungo nel secon- 
do Discorso Preliminare premesso al primo Tomo della Biblio- 
teca Modenese (i) t e perciò mi basta qui darne un cenno. So- 
lo vuoisi aggiugnere , che avendo 1' anno 15 15. i Bolognesi 
cacciati dalla Università , non sappiamo per qual ragione , gli 
Scolari Reggiani con ordine , che più non vi si dovessero am- 
mettere, il Comun di Reggio decretò, che un Ambasciadore do- 
vesse spedirsi a Bologna , a far istanza , perchè quel decreto 
fosse rivocato . Del qual passo però ignoriamo qual fosse l'esito. 

Giberto da Correggio frattanto per acquistarsi 1' amor de' 
Reggiani , e più facilmente determinarli a riceverlo , come 
bramava , a lor Signore , rendette ad essi la Torre del Ve- 
scovo e Budrione ed altri Castelli da lui occupati , di che 
grati i Reggiani, volendo mostrare a Giberto la loro riconoscen- 
za per la libertà ad essi renduta, fecergli dono di Fabbrico e di 
Campagnola, e lui e tutti i suoi discendenti ascrissero alla No- 
biltà di Reggio, come afferma 1' Azzari nella sua Storia MS. 
leggersi in un antico Statuto di quella Città . La famiglia da 
Canossa fu la sola traile Reggiane, che non volle far plauso a 
questa rivoluzione ; e tutti usciron da Reggio , e ritiraronsi a' 
loro Castelli (z). Così cominciavan già a formarsi quelle inter- 
ne divisioni , che cambiaron presto la tanto sospirata libertà di 
Modena e di Reggio in una orribile e crudel confusione . 

La sollevazione di Modena e di Reggio ebbe anche per ap- 
provatore il Card. Napoleone degli Orsini mandato in queir an- 
no da Clemente V. col titolo di suo Legato in Italia. Venen- 
do egli di Francia giunse a Reggio incontrato ed accolto con 
sommo onore da' Nobili e dal Popolo (3). Quindi sapendosi in 
Modena, che ci dovea entrare in questa Città a' 5. di Aprile, 
raccolto il dì innanzi il Consiglio, si ordinò, che la venuta di 
esso fosse onorata con tornei e con corse al palio , e che tutti 
Nobili al pari che popolari dovessero andargli incontro, come 
di fatto fu eseguito. Pareva, che un Legato del Paoa dovess' es- 
sere favorevole al partito Guelfo, e perciò al March. A zzo, che 
n era allora seguace. Ma egli era in cuor suo Gibellino, e ta- 
le 



< ' j tv. <;?„ ec. 6y. ec. 

(7 ScrV. Rer. 'tal T. TX. col. 857. T. XVIII. col. 16. ec 

(3, lt>. T, K.VUL col. 17. 



CAPO VI. 163 

le mostrossì in Bologna, ove, essendo stato al cominciar dell' 
anno abbattuto quel potente partito , ed escluso dal reggimento 
della Città, il Cardinale, poiché vi fu giunto, unito a Conci 
di Panico e ad alcuni altri diedesi a travagliare nascostamente 
per abbattere i Guelfi . Il che scoperto da questi , levatosi un 
rumore a 22. di Maggio, il Cardinale fuggissene ad Imola, e 
di là fulminò 1' interdetto sulla Città di Bologna , e privolla 
della sua Università (1). Anzi, se crediamo alia Cronaca di Par- 
ma (2) , tolsele ancora 1' onore del Vescovado , e ne divise la 
Diocesi tra Imola e Modena, il che però io non credo, che sì 
conducesse mai ad effetto. Or poco dopo, eh' ei si fu rifugiato 
in Imola , cioè a' 30. di Maggio, scrisse al Comune di Modena 
una lettera , che tuttor conservasi nell' Archivio di questa Co- 
munità , e che ci mostra , quanto ei godesse della rivoluzione 
qui accaduta. ScnVe in essa di aver ricevuta la loro supplica , 
colla quale gli esponevano , che bramosi di metter fine alle dis- 
cordie e alle guerre, dalle quali finallora erano stati travagliati, 
e di scuotere il giogo , sotto il quale erano stati oppressi , avean 
giurato su' Vangeli di mantenere e di conservare con ogni sfor- 
zo la libertà e la pace della loro Città e del loro distretto , e 
che il lor Vescovo Jacopo da Ferrara insieme col Capitolo e col 
Clero della Citcà avean approvato e confermato il giuramento 
medesimo; e soggiugne, che perciò egli stesso il conferma e 1' 
approva, minacciando le più severe censure a chi ardisse in al- 
cun modo di violarlo . 

La stessa rivoluzione riempiè d'allegrezza anche i Bolognesi 
nimici allora del March. Azzo . Per la qual novella , dicesi nella 
Cronaca Italiana di quella Città (?) , si fece grande luminaria tut» 
ta una notte sulla Torre degli Asineli! , e un uomo andò con due 
stanghe sulla detta Torre , e appicco il fuoco , e nevicò molto forte. 
L' altro giorno se ne venne giù , ed ebbe dal Comune di Bologna li- 
re 100. di Bolognini d' argento. E quindi per mostrar sempre più 
la lor contentezza renderono a' Modenesi il Ponte di S. Am- 
brogio da essi nel precedente anno occupato, e distrusser quel 
nuovo Forte, che innalzato vi aveano (4) . Anche le altre Cit» 

X z tà 



(r) T. XVIII. col. 509. 

(2) T. (X. col. 8s8 

(3) L. e. T. XVUI. col. 308, (4) Ib. col. 135. 



i64 MEMORIE STOR. MODENESI. 

tà della Lombardia sembrarono scuotersi a questo esempio, e fa 
intimato pel mese di Luglio in Pavia un Parlamento detto di 
lega Lombarda, a cui la Città di Modena ancora fu invitata. 
Ed essa di fatto determinò di spedirvi un Ambasciadore e un 
Sindaco, a patto però , che non potessero obbligarsi in cosa al- 
cuna a nome della Citcà (i) . Di questa lega però è questo il 
sol monumento da me veduto; ne sappiamo,- che quella adii* 
nanza si tenesse veramente . Ben se ne fece una in Reggiolo ; 
ma ignorasi, chi v'intervenisse, e veggiam solo, che a' 13. di 
Luglio si ordinò dal Comune di Modena , che a Francesco del- 
la Mirandola e a Bartolommeo Boschetti, qui iverunt & ' stete- 
rum prò Ambaxaioribus Communis ad parìamemum faEìum apud Ra- 
zoìum , si pagassero ventun soldi a testa per ciaschedun gior- 
no (z) . 

E' facile a immaginare , di quale sdegno ardesse il March. 
Azzo a tanti e sì inaspettati rovesci ; e quanto bramasse di far 
memorabil vendetta de' suoi nimici . Appena udita la nuova del- 
la sollevazione fece arrestare tutto ciò, che di diritto de' Modenesi 
potè trovare in Ferrara, e singolarmente tutte le barche, che 
in que' giorni si avvennero a passare pel Po , come ci mostra- 
no i molti ricorsi fatti da que' Modenesi , che erano stati dan- 
neggiati , al general Consiglio di Modena , per averne il com- 
penso , che di fatto fu loro accordato . Ma egli non solo non 
potè volger 1' animo a ricuperare le perdute Città , ma vide si 
ancora in pericolo di perder Ferrara , circondato ed oppresso 
dalle Città contro lui collegate , e dalle truppe raccolte dal 
Marchese Francesco suo fratello , che già da qualche anno gli si 
era dichiarato nimico , le quali già aveano espugnati moki Ca- 
stelli all' intorno. Sostennesi nondimeno con gran coraggio, ed 
ebbe anche la sorte di vedere i Bolognesi cambiar presto parti- 
to, e nello stesso anno 1306. non solo far pace seco, ma con 
lui collegarsi , e insieme co' Fiorentini e co' Lucchesi mandar 
truppe in sua difesa a Ferrara ($) ; finché infermatosi grave- 
mente nel Gennajo del 1308. e fattosi per consiglio de' Medi- 
ci trasportare ad Este , ivi finì la sua vita 1' ultimo giorno del 
mese istesso . Né è appoggiato a veruna autorità il rumor po- 

po- 



(1) Cod. Rrfp. Mutin. nell' Ar:h. della Comun. (2; Ibid. 
(j) Script. Rer. Ital. T. IX. col. 85?. 



CAPO VI. im- 

pelare, che allora corse, che Azzo fesse strozzato per_man del 
suo fratello Aldobrandino (i), comq se volesse ccn ciò mostrar- 
si punito il grave delitto, che a luj similmente, ma senza fon- 
damento, fu attribuito, di avere alla stessa maniera ucciso Obiz- 
zo suo padre (z) . Nella Cronaca Estense si narra (z) , che egli 
prima di partir da Ferrara avea fatto il suo testamento , iti cui 
nominava erede de' suoi Stati Fresco suo figliuol naturale , o 
piuttosto , come dice il Muratori , che vide il testamento me- 
desimo (4) , Folco figliuol legittimo di Fresco e di Pellegrina 
Caccianemici di lui moglie ; ma che poscia essendo venuti a 
trovarlo in Este i suoi fratelli Aldobrandino e Francesco con 
Rainaldo ed Obizzo figli del primo, egli in sul!' estremo della 
vita riconciliatosi con loro, annullò il primo testamento, e fa- 
cendone un altro nominò eredi i fratelli. Questo fatto medesi- 
mo più stesamente e con più minute circostanze si narra nella 
Cronaca Italiana di Bologna , il cui passo piacerà forse il veder 
qui riportato: Azzo Marchese d y Este (5) essendo ammalato dì gran' 
dissima malattia , si faceva portare a i bagni dì Padova, e aveva con 
lui Madonna Beatrice sua sorella con moki Cavalieri . Poscia che fu 
giunto ad Este nel Contado di Padova , scese in casa di Messer Nic- 
colo di Lucio . Allora il Marchese Francesco e il Marchese Aldrovan- 
dìno suoi fratelli , ì quali lungo tempo erano stati nemici , vennero 
* luì con due suoi figliuoli , cioè Rinaldo e Obizzo , e visitarono il 
detto Marchese Azzo . Quivi furono molti prieghi a luì fatti dal 
Marchese Francesco , dal Marchese Aìdrovandìno , da Rinaldo e da 
Obizzo fratelli £ Este , da Madonna Beatrice sua sorella , da Messer 
Tìso da Campo San Pietro , da Messer Niccolò da Lucio , da Messer 
Jacopo da Carrara , e da molti altri amici di Padova , i quali fece- 
ro tanto , che il d'etto Marchese Azzo sì riconcilio , e fece pace co t 
fratelli e co* i nipoti . Allora esso Marchese con buona pace e vo- 
lontà muto il testamento , che avea fatto a Ferrara , e in questo ul- 
timo testamento lascio la Signoria di Ferrara a i detti suoi fratelli , t 
qnali eziandio lasciò suoi universali eredi . Prima avea lasciata la 
detta Signoria a Messer Francesco suo figliuolo bastardo . Poscia a dì 

ul- 



ti) Ant. In!. T. T. col. t }8 (2) Ib. col. 1048. Dante Inf. C. XII. 

(3) Script. Rer. Ita!. T. XV. col. 360. 

(4) Antich Eftens. T. £1. p. 6S. 

<5) Script. Rei. £uL T. XV£I£. col. 315, 



i66 MEMORIE STOR. MODENESI. 

ultimo di Getmajo morì nel Castello di Este esso Azzo , il cut corpo 
fu portato a Ferrara , e fu sepolto nel luogo de i Frati Predicatori 
in Ferrara. Di questo secondo testamento però dubita il Mura- 
tori . E di fatto abbiamo presso il Ghirardacci V atto , con cui 
in Ferrara a 2. di Febbrajo, saputasi la morte del Marchese Az- 
zo , il quale , come rilevasi dall' atto medesimo, avea escluso da 
qualunque diritto Fresco suo figlio e padre di Folco, il Pode- 
stà e il Giudice di Ferrara, a istanza di Pellegrina Caccianimi- 
ci madre di Folco, gli assegnano due Curatori (1^. Checché sia 
di ciò , è certo , che il March. Azzo fece nelle sue ultime dis- 
posizioni conoscere la sua indegnazione contro de' Modenesi , 
perciocché , come raecogliesi da una parte del suo primo testa- 
mento fatto a' 2,4. di Gennajo, di cui conservasi copia autenti- 
ca in Bologna (2), donando ciò, che non era più in sua ma- 
no , lasciò a Bolognesi , co' quali avea fatta pace , tutto ciò , 
eh' egli avea avuto ed avea di là dal Panaro. Anzi , come ci 
mostra una carta informe di questo Segreto Archivio Estense, 
di Modena e di Reggio ancora e de' loro distretti ei volle dis- 
porre , lasciandole in dono a Carlo II. Re di Napoli suo suo- 
cero, il qual però ben conoscendo 1' invalidità di tal donazio- 
ne non die pur cenno di averne contezza. I Curatori del gio- 
vinetto Marchese Folco vollero anch', essi far uso del lor pote- 
re, e come se i Castelli e le Terre da' Modenesi tenute oltre il 
Panaro fossero in loro mano , e con un tratto di penna ne po- 
tesser disporre, con atto de' 7. di Marzo, che riportasi dal Ghi- 
rardacci (3), ne diedero la formale investitura al Comun di Bo- 
logna; e il Sindaco dello stesso Comune ne fece nel Maggio del 
1309. la formale accettazione (4) . E vedremo di fatto nel Dizio- 
nario Topografico , che molti de' Castelli e delle Terre de' Mode- 
nesi oltre il Panaro passarono per qualche tempo in poter de' 
Bolognesi, come Guiglia , Montorsello , Gainazzo ec. , e si han- 
no anche alcuni decreti di quel Comune riguardo a queste Ter- 
re nuovamente acquistate (5). Il Ponte di S. Ambrogio fu un 
de' luoghi, che da' Bolognesi a questa occasion si occuparono, 
e perché ne rimanesse durevol memoria, da quel Comune a' 17. 

di 



(t) Sror. di Boi. T. I, p. 5 rj. 

(2 lb. p. <? 1 1. 

(3; Ivi P' 5 '5- ec. (4; Ivi p. 528. (3) Ivi p. 547. 



CAPO VI. 167 

ài Luglio del 13 11. si fece decreto, che, toltene l'aquile, che 
vi eian rimaste, vi si ponesse F arme del Comune di Bologna, 
del Podestà, e del Capitano, e che in un marmo si scolpisse 
F anno e il giorno, in cui da' Bolognesi se n' era preso pos- 
sesso , che vi si dipingesse ancora un uomo , il qual tenesse in 
una mano F insegna del Re Roberto eletto allora Capitano di 
Bologna, e nell' altra avesse una mazza rivolta in atto minac- 
cevole contro di Modena; che non dovesse mai cedersi a Mo- 
denesi quel Ponte ; e che come nemico della patria dovesse con- 
siderarsi e trattarsi chi ardisse solo di proporne la cessione (1). 
Forse però questo fatto dee differirsi all' anno 13 12. nel quai 
vedremo, che i Bolognesi si fecer padroni del detto Ponte . Cu- 
rioso ancora , se pure si dee ammetter per vero , è F aneddo- 
to , che si narra negli antichi Annali di Cesena , cioè che il ca- 
davere del March. Azzo fu chiuso in una botte piena di mì- 
glio, e da alcuni Frati Domenicani trasportato a Ferrara, ed 
ivi senza pompa sepolto nella lor Chiesa (2). 

Non è di quest' Opera il raccontare le guerre domestiche „ 
dalle quali cominciò allora , e continuò per più anni ad essere 
travagliata la Casa d' Este , il ricorso fatto da' fratelli Aldobran- 
dino e Francesco a Papa Clemente V. contro F illegittimo lo- 
ro fratello Fresco , che a nome di Folco suo figlio occupata 
avea Ferrara, la pace da Fresco conchiusa nei Marzo dell' an- 
no 1308. co' Modenesi e co' Reggiani, ma senza ricuperare il 
perduto dominio (3) , F alleanza da lui fatta a sua difesa co* 
Veneziani , la guerra, che perciò ne venne tra una parte e F al- 
tra , e la segnalata vittoria, che nel 1309. riportarono le armi 
Pontificie sopra le Venete , di cui fu frutto F occuparsi dalle 
prime Ferrara , senza più fare alcun conto degli estensi » e ^ 
darsene invece il governo col tìtolo di Vicario a Roberto Re 
di Napoli succeduto allora a Carlo II. suo padre , la solleva- 
zione de' Ferraresi contro il presidio del Re Roberto nel 13 17- 
per cui i Marchesi Rinaldo ed Obizzo e Niccolò d' Este figli 
del March. Aldobrandino e di Al la Rangona ricuperarono il do- 
minio di Ferrara, le molestie , che perciò essi sostenner dal Pa- 
pa Giovanni XXII. finché nel 1329. con lui riconciliaronsi , e 

pre- 



darvi T. I. p. V5 (», Script. Rsx. lui. T. XIV. coi. 1129, 
(3) Ab. T. XV. col. 361. 



jóS MEMORIE STOR. MODENESI. 

presane 1* investitura ne furon poscia tranquilli e pacifici posses- 
sori . Tutto ciò non appartiene allo scopo di quest* Opera , ma 
doveasi qui in breve accennare, perchè si vegga, qual fosse il 
motivo , per cui né Azzo né i suoi nipoti pel corso di molti 
anni non poteron rivolger le armi contro queste due Città , che 
sottratte si erano pel furor popolare al loro dominio . 

\n i307 ^ssi P er °> se * ma ^ ^ cm ^ à recata l'ingiuria posson ser- 

vir di conforto a chi V hi ricevuta , poteron credersi già ven- 
dicati , quando videro lo stato infelice, a cui amendue le Città 
furon presto condotte. Il secondo anno della nuova Repubblica 
Modenese, cioè il 1307. parve cominciare con funesto presagio; 
perciocché non trovossi , chi volesse sostenere 1' impiego di Ca- 
pitano ; e Modena ebbe solo il Podestà , cioè quello stesso Bar- 
tolino da Fogliano , che 1' anno innanzi era stato Capitano . 
Ma questo non fu che un indicio delle sventure , che a Mode- 
na soprastavano. I Bolognesi avean dapprima, come si è detto, 
approvata e lodata la rivoluzione di Modena , e '1 primo anno 
eran corse fralle due Città alcune amichevoli ambasciate per 
istabilir sempre più la lega ed unione tra esse formata ; e in 
una singolarmente , i cui atti si hanno tra que' del General 
Consiglio di Modena de' 6. di Dicembre , i Bolognesi si erano 
dichiarati, che amavano di tutto cuore i Modenesi, e che gli 
avrebbono sempre amati . 1 Modenesi eransi adoperati ancora , 
inviando perciò nel mese medesimo una solenne ambasciata , 
per riconciliare insieme i Bolognesi col Cardinal Legato da 
essi cacciato, benché in ciò non fossero stati felici. Ma pre- 
sto cambiaron le cose , e i Bolognesi dichiararonsi in favore 
del March. Azzo sperando di poter proccurare i loro vantag- 
gi insieme e del loro alleato . Sedotti dunque col denaro alcu- 
ni della famiglia da Savignano e di quella de' Guidoni , che pro- 
misero di sostenerli in Modena, si accostarono a' zi. di Febbra- 
io del 1307. con numeroso esercito alla Città affin di sorpren- 
derla . Ma scoperto a tempo il trattato per opera singolarmente 
de' Signori di Sassolo e de' Grassoni , i traditori furon delusi , 
e dodici di essi arrestati venner chiusi a terrore degli altri in 
gabbie di ferro . Costretti adunque i Bolognesi a volgere addie- 
tro, recaronsi a Nonantola, ove erano Capitani Imblavaro Sassi 
e Jacopo Zavarisi , i quali lasciatisi vilmente sedurre dall' oro 
pel prezzo di tremila lire venderono quel Castello a' Bolognesi . 

E 



C A P O ' VI. 169 

E benché il lor tradimento fosse palese , ed essi fosser poi venuti 
in potere del Comune di Modena, non ebber nondimeno che 
una multa pecuniaria in gastigo di sì grave fallo. Di fatto ne 11' 
Archivio dell' Opera Pia generale si ha un atto de' 6. di Set» 
tembre del 1307. con cui essendo stato Imblavato Sassi condan- 
nato a una multa di Lir. 200. eo qitod fuit neglìgens in custodìen- 
do Castrum Nonamule , e ricusando ei di pagarla , e dovendo per- 
ciò pagarla per lui i suoi mallevadori , si assegnano a questi al- 
cuni beni di Imblavato , e fra essi la metà di una casa nella 
contrada detta de' Sassi . Ma poscia amendue, si continua a di- 
re nelle Cronache , per altri delitti furon privati de' loro beni 
ed uccisi (1) . Così narrasi questo fatto nelle Cronache Mode- 
nesi , e le Cronache Bolognesi loro non contradicono, e solo 
cuoprono il tradimento col nome di compera (2) . Il Ghirardacci 
però afferma , che fu questa una spontanea dedizione , e che i 
Bolognesi pagarono a' Nonantolani a citolo di rifacimento de' dan- 
ni sofferti due mila lire ; e ne reca in pruova lo stromento perciò 
stipulato (3). Ma si vide egli mai, che un tradimento confermisi 
con un atto solenne ? E non è anzi questa l' arte consueta di dar 
l'apparenza di onesti anche a' fatti all' onestà più opposti ? Per ciò 
che appartiene all' infelice fine de' rei accennata nelle Crona- 
che Modenesi, forse il zelo per la patria fece alquanto esagerar 
gli Scrittori. Certo uno de' principali tra essi, cioè Imblavato 
Sassi, visse ancor lungo tempo, e dopo avere esercitata la Pre- 
tura in diverse Città d' Italia venne a stare in Formigine , ed 
ivi abitò più anni, e vi fece il suo testamento a' 19. d' Otto- 
bre del 1330. In esso ei dicesi figlio di Jacopo; accenna il lun- 
go soggiorno da lui fatto in Formigine , e assegna perciò un 
legato a quello Spedale, e un a'tro alla vicina Chiesa di S. 
Maria di Casina'bo; comanda, che i suoi Commissari ed Eredi 
cinque anni dopo che fosse terminata la guerra , che allora ar- 
deva traile truppe Pontificie e le Modenesi , facciano una li- 
mosina di quaranta lire di Modena a' poveri più vergognosi di 
questa Città , e a quelli de' luoghi , ove era stato in ufficio , e 
singolarmente verso le parti di Montefiascone, ove confessa di 
Tom. IL Y aver 



(1) Script. Rcr Ita! T. XI. col 78. T. XV. col. 556. 
(2j fb. T. xvut. col. 136. 3 I2. 
(3) T. I. p. 4?«. 



i 7 o MEMORIE STOR. MODENESI. 

aver commesso un grave delitto, ma senza spiegare, qua! esso 
fosse (i) . 

Potevan nondimeno sperare i Modenesi di sostenere gli sfor- 
zi de* lor nimici , se fossero stati tra loro uniti . Ma le interne 
lor dissensioni più assai che il furor de' nimici furono ad essi 
fatali . II Cronista di Parma di ciò ragionando dà alla Città di 
Modena la taccia, che pur certamente a lei non conviene più 
che ad altre Città, di essere sempre stata V origine e la sor- 
gente delle turbolenze di Lombardia (l) . Checché sia di ciò, 
nel mese di Marzo del 1307. rinnovaronsi qui le antiche fazio- 
ni degli Aigoni e de' Grasolfì, ossia de' Guelfi e de' GiDellini, 
le quali pareva, che dovessero essere eternamente sopite. I Gui- 
doni , i Boschetti, i Rangoni ripigliarono i nomi e le divise de- 
gli Aigoni, e i Grassoni, i Sassolesi ed altri dichiararonsi Gra- 
solfì, e quindi vidersi tosto in Modena nuovi tumulti. I Par- 
migiani avvertitine spediron tosto truppe per acchetarli . Ma gli 
animi eran troppo innaspriti , e vennesi presto a' fatti . Guidot- 
to de' Guidoni Arciprete di Città nuova sdegnato, come sembra, 
per 1* infelice tentativo fatto dalia sua famiglia per consegnar 
Modena a' Bolognesi , e unito ad altri fuorusciti , sorprese a* 
22. di Marzo il Castel del Finale, benché munito con nuovo 
presidio da* Modenesi , e se ne fece padrone . Giunta tal nuova 
a Modena, ed eccitatosi sempre maggior rumore nella Città , 
amendue i partiti corsero all' armi. I Gibellini o Grasolfì, tra* 
quali erano , oltre i Signori di Sassolo e i Grassoni , anche Bo- 
nifacio da Livizzano, e Manfredino da Ganaceto, unironsi sul- 
la pubblica piazza ; i Guelfi , e tra essi que' da Savigaano , i 
Rangoni , i Boschetti , i Guidoni , i Pedrezzani , i Pizzolbeccari 
radunaronsi poco lungi alla Croce detta della pietra presso al 
luogo, ove ora e la Chiesa di S. Carlo. AI principio di questo 
tumulto il Podestà adoperossi a sopirlo, facendo arrestar nel Pa- 
lazzo del Pubblico molti de' principali dell' un partito e dell'al- 
tro, e fece ancor venire da Parma alcune truppe in ajuto del- 
la Città. Ma ciò non bastò ad impedire, che gli altri venisse- 
ro ali* armi . Dopo un ostinato combattimento i Guelfi furono 
sconfitti, e costretti ad uscire dalla Città, e i Gibellini vi ri- 
ma- 



ci) Archivio deU r Opera Pia, 

(z) Script. Rer. lui T. IX, coi, Uo. 



C A P O VI, 171 

maser soli padroni. Que' del loro partito, eh' erano stati fer- 
mati nel pubblico Palazzo, furono liberati, gli altri vi rimaser 
prigioni (1). 

Anche in Reggio cominciaron presto i tumulti. In occa- 
sione della sollevazione contro il March. Azzo i Mantovani ve- 
nuti in soccorso del Comune di Reggio non vollero, che inu- 
tili fossero lo lor fatiche . Guido Bonaccolsi fratel di Rinaldo 
lor Capitano occupò Reggiolo , ed essendo egli morto poco tem- 
po appresso , Rinaldo se ne ritenne il dominio . E benché i 
Reggiani il pregassero a renderlo , e a tal fine ricorressero an- 
cora 1' anno 1309. ad Alboino dalla Scala Signor di Verona, co- 
me ci mostra il documento, che ne è stato pubblicato (2), il Bo- 
naccolsi e poscia altri vi si mantennero ; ne i Reggiani poteron 
mai riaverlo. Anche il Castello di Mozzarella era stato occupa- 
to da un Guglielmo , che dallo stesso Castello prendeva il co- 
gnome , il quale aveva ucciso Guido figlio di Azzolino da Moz- 
zadella, e un figlio di Zufredino fratello dello stesso Guido, che 
custodivano quel Castello pel Comune di Reggio e a nome di 
Giberto da Correggio . Innoltre i Nobili dalla Palude ritiraronsi 
al loro Castello di Crovara , e vi si fortificarono , e i Lupi e i 
Rossi cacciati da Parma dalla potenza de' Correggeschi rifugia- 
ronsi al Castel di Gesso del Crostolo , e vi si unirono a que' di 
Canossa, i quali, come si è detto, mal soddisfatti della rivolu- 
zione di Reggio eransi ritirati a' loro Castelli. Della qual unio- 
ne temendo i Reggiani fecer la lega poc' anzi accennata co* 
Mantovani, co' Veronesi e co' Correggeschi, e si trasse fuori lo 
stendardo del Pubblico in segno di guerra vicina già a comin- 
ciarsi. Di fatto nell' Aprile dello stesso anno 1307. Matteo da 
Correggio fratel di Giberto recossi con alcune truppe Parmigia- 
ne ad assediare Crovara; ma respinto con forza, dopo aver per- 
duti molti de' suoi , e dopo aver dato il guasto alle Terre de' 
Nobili dalla Palude e di Canossa, tornossene a Parma, e nel 
mese di Giugno riunissi in pace co' primi , ma non co' secon- 
di , contro de' quali era sdegnato pel ricovero da essi dato a* 
Lupi e a' Rossi suoi nimici. Perciò due volte tornò contro di 
essi nell' anno stesso; ed egli potè bensì mettere ogni cosa a 

Y 2 fer- 



(t) Script. Rer. Ital. T. Xr. col. 77 . ec. <>s. T. IX. col. %6o. T. XVIir. 
col. iS. jii. (2; Taccoli T. I. p. 361. 



i 7 2 MEMORIE STOR. MODENESI. 

ferro e a fuoco, ma non potè impadronirsi di alcuno de' loro 
Castelli. Ma i torbidi, che 1' anno seguente nacquero in Par- 
ma contro Giberto da Correggio, alla cui difesa accorsero mol- 
ti Modenesi, e Reggiani, allontanarono per qualche tempo da 
queste parti il rumore deli' armi. Anzi nel 130S. que' da Ca- 
nossa si unirono in pace co' lor nimici , cioè col Comune di 
Reggio, co' Fogliani , co' Roberti, e co' Sessi (1) , e il Comu- 
ne di Reggio in questa occasione si obbligò a sborsare mille li- 
re a' Nobili da Canossa, come raccogliesi da un antico inven- 
tario delle Scritture di quella famiglia da me veduto. 

Nel Modenese però non cessaron del tutto i tumulti. A ve a- 
Axi. r^cU. no j fuorusciti Guelfi occupato il Castel di Marano, ed ivi si 
erano fortificati, e si erano ad essi uniti 400. Bolognesi. [Mo- 
denesi Gibellini 1' anno 1508. raccolto 1' esercito recaronsi ad 
assediarli . Il Comune di Bologna mandò prima facendo istanza 
a quello di Modena, perchè cessasse dall' assediar quel Castel- 
lo; ma essendo inutili le istanze, raccolti nel mese di Maggio 
fanti e cavalli in buon numero mandolli in soccoìso degli asse- 
diati. Questi veggendo accostarsi in loro ajuto 1' esercito Bolo- 
gnese , usciti dal Castello con tal furore ed impeto assalirono i 
Modenesi Gibellini, che fattane grande strage, in cui fu ucci- 
so tra gli altri Giovanni da Fredo lor condottiere, costrinser 
gli altri a precipitosa fuga. Giunta a Modena la nuova di que> 
sta sconfitta, il popolo ne infuriò di tal modo, che corso alle 
carceri, ove molti de' principali Guelfi erano detenuti y incru- 
delì barbaramente contro di essi, e tra gli altri vi fu trucidato 
Bertolino o Bartolommeo Boschetti. Quindi raccolte altre trup- 
pe a istanza singolarmente di Giberto da Correggio mossero i 
Gibellini Modenesi , avendo per condottieri i Signori da Sasso- 
lo , verso Vignola , il cui Castello era assediato da' Rossi e da* 
loro seguaci, ed assalitigli con più felice successo gli volsero ir* 
fuga . Cosi leggesi nella Cronaca del Morano (z). Ma io cre- 
do, che sia ivi corso errore, e che non Vineolx , ma Henzolaa 
si debba ivi leggere; perciocché di fatto ivi in quest' anno me- 
desimo accadde la memorabil battaglia , in cui Giberto da Cor- 
reggio sconfisse i suoi nimici y tra* quali i Rossi e i Lupi era- 
no ' 



(0 Ib. T. XVIH. coi. 18. 51& T. IX. col. %6i. ec. 
U) L. e. T. XL ccl. 95. 



CAPO VI, 17.3 

no 1 principali; e in cui erano in suo soccorso ie truppe Mo- 
denesi , delle quali però Ja Cronaca di Parma (1) non fa gran- 
di elogi; anzi racconta, che i Modenesi, i quali vantavansi 
buoni fratelli de' Parmigiani, tali non si mostrarono in quella 
occasione ; perciocché senza esporsi ad alcun pericolo nella bat- 
taglia, essi non ad altro pensavano, che ad arricchirsi delle 
spoglie de' vinti nimici , e ad avere nelle mani molti prigioni, 
per vender poi loro assai cara la libertà. Frattanto nciP anno 
stesso molti altri de' Nobili Guelfi detenuti prigioni in Modena, 
avendo sedotti coli' oro i custodi , se ne fuggirono non senza 
tumulto, e gli altri, che vi eran rimasti, e tra essi Buonadamo 
e Simone Boschetti, e Federigo ed altri da Savignano , per ope- 
ra del Cardinal Arnaldo Pelagrua Legato Pontificio furon libe- 
rati 1' anno seguente, e così pure Guidotto da Savignano, il 
quale come per ostaggio die in mano al Comune di Modena i 
suoi Castelli (z) . Ma tra essi Buonadamo Boschetti allora Ca- 
nonico e poi Vescovo di Modena , o in qualche altro fatto d' 
armi da me ignorato, o per altra occasione, fu poco appresso 
arrestato da' Bolognesi , e chiuso in carcere . Perciocché ne' li- 
bri delle Provvigioni del Comune di Reggio trovasi una delibo '■ Aa. 1309. 
razione di quella Città , che reggevasi a parte Guelfa , perché 
si spedisca un'ambasciata al Comun di Bologna a pregarlo , che 
renda a Buonadamo la libertà . E cosi é probabile che avve- 
nisse » 

Cosi pareva, che risorgesse la speranza di veder finiti i tu- 
multi . Quando nuovi avvenimenti posero in sempre maggiore 
scompiglio amendue le Città „ Tragli esiliati da Modena erano > 
eomt si è riferito , i Boschetti . Uno di essi per nome Giovan- 
ni , volendo riacquistar la grazia, di questo Comune , trovò la 
via di toglier dalle mani all' Arciprete Guidoni il Castel del Fi- 
nale da lui già occupato, come si é detto; e consegnollo sul 
cominciare del 13 io. a' Signori di Sassolo, e agli altri Gibel- 
lini o Grasolfi, che allor reggevano la Città; e in tal modo ot- An. 1310, 
tenne , che tutti que' della sua famiglia e i Signori da Cam- 
piglio e tutti i loro amici e seguaci fosser richiamati a Mode- 
na, e che Alberto Boschetti e Matteo da Nonantola,, che eran 

tut- 



fj) ìb. T ÌX. eoi. *74'. 

(2) Ib. T. Xf. coL 95. T. XV. col 



i 7 4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

tuttora in carcere, ne fossero liberati. Così si narra la cosa nel- 
la Cronaca del Morano. Par nondimeno, che la pace tra '1 
Comune di Modena e i Boschetti si stabilisse fin dal Luglio del 
1309. , perciocché ne' Registri del Pubblico Archivio si ha una 
sentenza nel primo giorno di quel mese profferita da Manfre- 
dino da Sassolo scelto ad arbitro nelle controversie, che erano 
tra '1 Comune di Modena da una parte, e Giovanni Boschetti 
e tutti gli altri della sua famiglia, e Giovanni da Rodeglia so- 
prannomaro Occa , e il Comune del Finale dall' altra, nella 
quale si decide , che i Boschetti e i loro aderenti debban essere 
cancellati dal bando , in cui erano stati posti . E forse si stabi- 
lì fin d' allora, che il Castel del Finale dovesse rendersi al Co- 
mune di Modena; ma la restituzione non si eseguì che al prin- 
cipio dell' anno seguente. In questo trattato però non ebbero 
alcuna parte , anzi ne fu negata la conoscenza agli alrri Capi 
de' Guelfi esiliati, cioè a' Rangoni e a que' da Savignano , e in 
tal modo frallo stesso partito de' Guelfi si mise discordia, co- 
me poco appresso si mise tra quel de' Grasolfi . 

Frattanto Arrigo VIL Re de' Romani volendo scender in Ita- 
lia a ricever la Corona Imperiale fece intimare a' 28. di Luglio dell' 
anno medesimo, come alle altre Città, così a Modena ancora, 
che si riattassero e assicurasser le strade , per le quali ei dovea 
passare . Tre giorni appresso tre de' principali Grasolfi , cioè 
Rodolfo de' Grassoni , Bonifacio da Livizzano e Manfredino da 
Ganaceto , avendo scoperto , che gli altri Grasolfi meditavano 
occultamente di cacciar dalla Città tutti que' della famiglia da 
Sassolo e de' Grassoni, e i loro amici, benché fosser dello stes- 
so partito, uscirono spontaneamente da Modena e fatte venire 
in loro ajuto alcune truppe da Carpi, da Campogalliano e da Sa- 
liceto di Buzzalino , e chiamati in lor soccorso V Arciprete di S. 
Faustino di Rubiera della famiglia da Sesso, i Lupi da Canoli, 
e quanti erano Gibellini fuorusciti da Reggio, unironsi presso 
Città nuova, per trattar del modo, con cui impedire il disegno 
degli altri Grasolfi. Era lor capo Bernardino da Sassolo, a cui 
avendo essi scoperto il trattato , egli rispose , che quando pure 
i Grasolfi avesser ciò macchinato , non temeva le loro insidie , 
persuaso , che Franceschino Pico dalla Mirandola suo cognato 
non avrebbe loro permesso di eseguire il loro disegno. Trova- 
vasi allora in Verona Sassolo uno de' principali del lor partito. 

Ei 



C A P O VI. 175 

Ed egli avvisato delle novità , che temevansi , mosse tosto con 
alcuni de' suoi seguaci verso Modena, ed entrato improvvisamen- 
te nella Città, se ne fece padrone. Ma sparso di ciò T avviso, 
i Grasolfì uniti co' Boschetti e co* Guidoni , che già con loro 
eransi riconciliati , e messo a rumore il popolo tutto ,. costrin- 
sero i Sassolesi e i Grassoni a fuggirsene . Andarono essi allora 
a congiungersi co' Rangoni e co' Savignanesi divenuti nimici 
de Boschetti e de* Guidoni per la già accennata cagione , e 
dopo essersi riconciliati, e promessa vicendevole dimenticanza del- 
le passate nimicizie, ben fortificatisi nel Castel di Marzaglia,. di 
là presero ad infestar la Città con ^frequenti scorrerie .. I Mo- 
denesi chiamate in Ior soccorso alcune truppe Veronesi e Man- 
tovane andarono ad assediar quel Castello , e con ogni sorta 
«ii macchine per lungo tempo il combatterono , Sembra , che i 
fuorusciti temessero di non poter sostenersi più lungamente,, 
perciocché neh" Ottobre dell' anno medesimo uniti in Sassolo i 
capi del paitito, che prendono il nome di Guelfi estrinseci , cioè 
Bernardino e Sassolo da Sassolo > Rodolfo e Albertino de' Gras- 
soni, Manfredino daGanaceto, Cinello da Savignano, Bonifacio 
da Livizzano , Iacopino Rangone , e alcuni altri , nominarono 
arbitri , e fecero compromesso in Alboino della Scala , Rinaldo 
de* Bonaccolsi, e Giberto da Correggio, ad essi rimettendo la 
decisione delle controversie , che aveano col contrario partito .. 
Nel qual trattato e degno d* osservazione , che i suddetti due 
Sassolesi, e i due Grassoni, e Manfredino da Ganaceto* e Bo- 
nifacio da Livizzano, i quali net 1J07. come abbiamo veduto* 
erano tra* principali del partito de* Gibellinì > non solo eransi 
poscia dichiarati nimici degli altri del lor partito ,. come già si 
è osservato, ma apertamente eransi uniti agli esuli Guelfi, col- 
la quale appellazione li veggiamo qui indicati „ Ma mentre si 
tratta l* accomodamento e la lega » gli assedianti a* 20.. di Di- 
cembre» avendo sedotti i custodiscile a nome degli arbitri guar- 
davano allora il Castello di Marzaglia , ed entrativi a tradimen- 
to „ Io incendiarono (i)„ 

In questa occasione narra il Ghirardacci , che Niccolò de' 
Grassoni più at suo proprio interesse pensando che a quello del 

suo 



(t) Ih. T. XI. col. 9.1 Dumont Supplem. ait Corpi Diplom, T* II. P. II. 
pag. 80» 



i 7 5 MEMORIE STOR. MODENESI. 

suo partito , entrato segretamente per la fossa nel Castello dì 
Spillamberto , se ne fece padrone , ed essendogli dal Comune di 
Modena intimato di uscirne , egli il ricusò , e chiese ed otten- 
ne da' Bolognesi truppe in ajuto (i) . 

Abbiam veduto poc anzi, che V Arciprete di S. Faustino di 
Rubiera della famiglia da Sesso era stato chiamato in ajuto da' 
G rasoi fi divenuti poscia padroni di Modena nel modo , che si 
è detto . Di fatto egli unissi con loro in una spedizion milita- 
re , che avvenne nel tempo stesso , in cui si assediava Marza- 
glia . I Presoli, potente famiglia di Modena, ma allora esuli, 
uniti con alcuni Frignanesi , scesero improvvisamente dalle mon- 
tagne , e occuparono la Rocca di Casinalbo , e di là minaccia- 
vano Modena . Il Comune avvertitone , raccolte alcune truppe , 
insieme col detto Arciprete, mosse furiosamente contro di essi, 
e da ogni parte prese ad assediare e a strigue.re Casinalbo , i cui 
abitanti ancora gli si erano ribellati. Ne ciò bastando, raccolte 
da ogni parte legna ed altre materie combustibili , e circonda- 
tone il paese e la Rocca , cominciarono a porvi il fuoco . Al- 
lora i difensori non avendo più via a salvarsi , abbandonaronsi 
agli assedianti, che tutti crudelmente gli uccisero . I soli Preso- 
li , che gittandosi dalle mura , avean implorata pietà dall' Ar- 
ciprete di S. Faustino , per opera di esso furon salvi (2) . Egli eb- 
be anche non picciola parte nelle turbolenze in quest' anno mede- 
simo insorte in Reggio. Io non saprei accertare , se esse avessero 
origine da un fatto, che narrasi nella Cronaca Reggiana, senza in- 
dicarne né i motivi ne le conseguenze , cioè che nel Fcbbiajo il po- 
polo di Reggio andossene armato al Castello di Salvaterra , occupa- 
to da Arriverio da Magreda ,'e rottene le porte , benché fortissime, 
ne atterrò la Torre . Ciò che è certo si è , che nel Maggio seguen- 
te i Sessi presero le armi contro i Canossa e i loro amici , de* 
quali uno fu ucciso, altri feriti. I Canossa allora uniti co' Foglia- 
ni , co' Manfredi , co' Roberti si spinsero armati contro le case de* 
Sessi , e gli costrinsero ad uscire da'Ia Città . Ritiraronsi essi a S. 
Faustino presso 1' Arciprete , ed ivi si fortificarono per sostener 
T impeto de' lor nimici , e di là cominciarono a recar molestia 
a Reggiani . Gli stessi tre Arbitri , che nell* Ottobre furon poi 

scel- 



(c T. r. p 54«. 

(2; Script. Rar. Irai. T. XI. col. 97. 



CAPO VI. 177 

scelti a comporre le discordie tra Modenesi , furori anche neir 
Agosto impiegati a sedar quelle de' Reggiani , ed essi fermaron 
la pace tra quel Comune e i Sessi . E a queir occasione dovet- 
tero i Nobili di Canossa ottener alcuni decreti, che si accenna- 
no neir Inventario altre volte citato dell' Archivio Fogliar*! 
sotto quest' anno medesimo , cioè che dal Comune di Reg- 
gio si pagassero 700. lire pel matrimonio di alcune lor fi- 
glie , che 2000. lire si pagassero lor parimenti per debiti , eh* 
essi avean fatti per la guerra del precedente anno , e altre mil- 
le per alcune parentele a confermar la pace conthiuse. Così I 
Nobili combattevano comunemente pe' privati loro interessi ; il 
Comune era poi costretto a sopportarne le spese . I Sessi però 
non vollero tornare in Città ; ma si trattennero alla Pieve di S. 
Faustino , che per opera loro era divenuta una ben difesa For- 
tezza . E probabilmente essi il fecero , perchè eran determinati 
a non voler osservare gli articoli stabiliti . Di fatto due degli 
stessi arbitri, cioè i Signori di Verona e di Mantova, o perchè 
fossero occultamente favorevoli a* Sessi , o perchè questi ne com- 
perassero il favore, raccolte le loro truppe, e unite ad esse al- 
cune altre Modene£? e Bresciane., si volsero contro il Castello 
di Novi, ed espugnatolo e trasportato il bottino, che vi trovaro- 
no, consegnaronlo a' Sessi . I Reggiani avvertitine spedirono chie- 
dendo soccorso a' Bolognesi ; e i Sessi allora , partiti dalla Pieve 
di S. Faustino , recaronsi a Novi , per difendere quel Castello , 
se venisse assediato (1). 

L' arrivo di Arrigo VII. in Italia parve che dovesse por fi- 
ne a tanti tumulti. Passaron per Modena a' 15. di Ottobre del- 
lo stesso anno ,1310. con nobile accompagnamento due Oratori 
a lui spediti dalle Città di Roma , uno della casa Colonna , 1* 
altro della Orsini . Essi furono accolti , come alla lor nascita 
e al lor carattere si conveniva . E i Modenesi dal loro esempio 
istruiti scelsero essi pure due Oratori , Gherardo Buzzalino e 
Antolino de' Zancani , e vestitili di magnifiche vesti manda- 
ronli a presentare i loro omaggi ad Arrigo in Asti , donde tor- 
narono a Modena a* 11. di Dicembre. Alla solenne coronazio- 
ne di esso, che poscia si fece in Milano a' 6. di Gennajo del 
seguente anno 1511. trovaronsi presenti fra gli altri Giberto da A 

Tom. IL Z Cor- **' l * U 

(1) Siript. Rer, hai. T. XVIII. col. 10. 



i 7 S MEMORIE STOR. MODENESI. 

Correggio , Francesco dalla Mirandola , Guido Pio , Giovanni 
Boschetti, e innoltre Uberto de* Donati Giudice a nome del 
Comune di Modena, e Borromeo da Sassolo egli pur Giudice a 
nome de* Grasolfì fuorusciti di Modena, i quali tutte rimisero 
ad Arrigo le lor controversie. Accolseli egli cortesemente, e 
desideroso di ricondurre tra' Modenesi la pace destinò loro per 
suo Vicario Guidolosto detto da altri Guidalosto de* Vercellesi 
Pistoiese, il quale accompagnato da' suddetti due Giudici giunto 
a Modena a' 13. di Gennaio- vi entrò solennemente incontrato 
dal popolo, e. dalle Compagnie delle Arti colle lor bandiere, e 
da css& accompagnato fu condotto al pubblico Palazzo (1). Fer- 
reto Vicentino invece del Vercellesi nomina Legato Imperiale in 
Modena Lappo Farinata Fiesolese £»). Ma ivi è corso errore; 
perciocché poco appresso il Farinata si dice Vicario in Manto- 
va (1) , il che pure confermasi dal Mussato. (4)- E toglie su 
ciò ogni dubbio un atto de* 27. di Aprile di quest'anno 13 11. 
che conservasi neli* Archivio: dell' Opera Pia. generale , in cui 
al Vicario Guidalosto sì. esibisce una minacciosa lettera di un 
delegato dei Card. Arnaldo Legato Pontifìcio, in cui egli è as- 
pramente sgridato, perchè non avea. ancora Timesso, secondo 1* 
ordine avutone, al suo Canonicato in Modena un certo Buona- 
grazia da Baldaria , che ne era stato spogliato. 

Non poteva bramarsi, più favorevole e più felice il! nuovo 
governo. Ili Vicaria Imperiale istruito delle discordie:,, che lace- 
ravano la Città , studiossi di acchetarle ; e tosto richiamò tutti 
i banditi e i fuorusciti , e fece liberar dalle carceri molti Nobi- 
li , e fra essi Ugolino e Pelle da Savignano,, ed anche molti 
popolari, che ivi già quasi da quattro anni eran racchiusi .. Co- 
sì a' 15. di Febbraio tutti i Guelfi esuli tornarono in Modena, 
ricevuti con grandi applausi, e tutti i lóro Castelli rimisero in 
mano del Vicario; ed e troppo verisimile, che molto più vi 
fossero richiamati gli esuli Gibellihi; e parve,, che la Città co-- 
minciasse finalrnente a respirare da' gravissimi; danni sofferti.. 

La stessa speranza ebbero anche i Reggiani. Essi ancora 
avean mandati i loro Oratori, de* quali era. capo Guido Savi- 
na. 



(1) Ib; T; XI. col. 97. 

(1 Ib. T. IX coK 10591 

(y Ib. coL 106^ (4) Ib, T. X. col. 361.. 



CAPO VI. 179 

«a da Fogliano -( , al Re Arrigo, e da questi a* 17, di Gen- 
naio ricevettero lettera , in cui avvisavano il Comune , che il 
Re avea ordinata e conchiusa la pace tra esso e i Sessi . Fu 
perciò dal Comune stesso pubblicato un decreto, che niuno aves- 
se in avvenire ad offenderli, e che fosse !or lecito andare , ove 
più loro piacesse, ma fuor di Reggio; forse perchè voleasi ri- 
serbare al Vicario Imperiale V onore di introdurli in Città . Dì 
fatto il Marchese Spinetta Malaspina nominato da Arrigo suo 
Vicario in Reggio, giunto a questa Città a 5. di Febbrajo del- 
lo, stesso anno 151 1. , ed accoltovi con sommo applauso, quat- 
tro giorni appresso richiamò i Sessi , e si lusingò , che in tal 
modo si rendesse più ferma e più durevole la concordia (2) . 

Ciò che avvenne in Modena e in Reggio, avvenne pure 
in molte altre Città; e V Italia pacificata pareva eh' esser do- 
vesse il più bel trofeo di Arrigo . Ma questa gloria fu troppo 
breve. La caduta de' Torriani capi del partito Guelfo in Mila- 
no seguita a' 12. di Febbrajo dell' anno stesso fece temere a 
molte Città di essere da Arrigo soggiogate ed oppresse ; e V in- 
gordigia e la prepotenza di alcuni de' Vicari! da lui nominati 
affrettò una quasi generale sollevazione. Molte Città gli si ri- 
bellarono, e Reggio fu traile prime. A' 27. di Febbrajo i No- 
bili sempre nimici de' Sessi, dopo aver concertata ogni cosa , 
levarono contro di essi rumore e tumulto, e ne fu il segnale 
1* uccidere eh' essi fecero a tradimento due uomini innocenti e 
dabbene , e non d' altro rei , che di esser seguaci de' Sessi. A 
questo segno tutti i partigiani de' Nobili si unirono , e si rivol- 
sero contro de' Sessi , i quali per lungo tempo si difesero co- 
raggiosamente , ma all' ultimo dovetter cedere e deporre le ar- 
mi , e furon chiusi nelle carceri, e a* loro amici confiscati ven- 
nero i beni. In questa occasione il Vicario Imperiale fu costret- 
to egli pure ad uscire da Reggio , e ad abbandonare quella in- 
felice Città in preda alle domestiche turbolenze. Ma poscia ei 
vi fece ritorno a* 16. d' Aprile, e fece tosto liberar dalla car- 
cere i Sessi, e per maggior loro sicurezza mandolli all' Impera- 
dore, e questi poscia nel Giugno un nuovo Vicario diede a* 

Z z Reg- 



(») 'b. T. IX. col. 1059. 

(1; Ib. T. XI. col. 91% ec. T. XVIIL col. il. 



ite MEMORIE STOR. MODENESI. 

Reggiani, il quale dovea esser loro caro ed accetto, cioè* Gi- 
berto da Correggio (i) . 

Questa nimicizia però sì dichiarata contro de' Sessi vollero 
i Nobili, che fosse giustificata con un decreto fatto a' 14. di 
Marzo dello stesso anno, il qual non ci è pervenuto che la- 
cero e mancante . In esso Taddeo Manfredi , Rainero da Ca- 
nossa, Guglielmino da Fogliano, Gherardo Bojardo, Rclandi- 
no Roberti, Guido Savina da Fogliano, Alberto Lovisini e Ro- 
berto Roberti da Tripoli, che si intitolano Podestà di Reggio» 
dicono , che i figli di Ugolino e di Palmerio da Sesso avean 
tentato di raccoglier truppe in Milano, e di condurle a sorpren- 
dere Reggio, e di uccidere Taddeo Manfredi e Chertco di lui 
figlio , Rainero da Canossa , Guido Savina da Fogliano e più 
altri s\ nobili che popolari , e che aveano anche ordita una con- 
giura per uccidere que' medesimi, quando erano radunati nella 
Cattedrale ; e quindi essi sono dichiarati traditori della patria e 
ribelli , e condennati al supplicio capitale , se verranno in poter 
del Comune ( convien dire , che questi fosser fuggiti prima dei 
giorno de' 27. di Febbrajo). E circa il tempo medesimo fu fat- 
to uno Statuto, che per l* avvenire niun de' Sessi o del loro 
partito , cioè de' Gibellini, potesse mai essere ammesso a* pubbli- 
ci Ufficii della Città (z). Se veri fossero questi delitti de' Sessi , 
o se la potenza de' lor nemici li fingesse , o almeno gli esage- 
rasse, troppo è diffìcile in tanta lontananza di tempo e in tan- 
ta confusione di cose il poterlo decidere. 

Il tumulto seguito in Reggio nel mese di Febbrajo fece te- 
mere una somigliante rivoluzione al Vicario Imperiale di Mode- 
na. Perciò egli l'ultimo giorno del mese stesso comandò a tut- 
ti i primarii capi delle due fazioni , che uscissero dalla Città ; 
ma per non innasparli di troppo fece loro sperare , che trappoco 
avrebbeli richiamati . Di fatto , essendosi frattanto reso più for- 
te il partito Imperiale , perchè ad Arrigo era riuscito di sogget- 
tarsi molte delle Città ribellate , il primo di Maggio tutti li richia- 
mò , e accorseli cortesemente . Questo avvicendare or di favore or 
di nimicizra verso i più nobili Cittadini rendette odioso ad essi ed 
anche al popolo il Vicario Imperiale . E ne fu effetto una nuo- 
va 



(r) ih. T. XVTfF. col. 22. 

(2; Tacco] i Mem. T. II. p. 174. 27*. 390- 



CAPO VI. iSi 

va tega , che le tre più potenti famiglie Guelfe di Modena , cioè 
i Rangoni, i Boschetti, e i Guidoni co' lor seguaci fecero co' 
Gibellini o Grasolfì , escludendone i Nobili di Sassolo e di Sa- 
vignano e i Grassoni ; e per confermar questa lega fecersi trai- 
le due parti alcuni matrimonii , e fra gii altri Tom «nasino da 
Gorzano uno de' principali Grasolfì diede una sua figlia da lui 
amatissima in moglie a Gherardo Rangone. Le tre famiglie sud- 
dette escluse da questa lega, e con esse Bonifacio da Livizzano 
e Manfredino da Ganaceto , veggendo il turbine, che contro di 
essi si andava formando , crederon più saggio consiglio l 1 uscire 
dalla Città , e il ritirarsi a' loro Castelli , ove si fortificarono . 
Ciò però non rattenne molti di amendue i partiti dall' andare 
a corteggiare 1' Imperadore, e a dargli ajuto , mentre nel me^e 
di Maggio assediava Brescia, e tra essi si nominano singolar- 
mente Sassolo da Sassolo, Manfredino da Ganaceto, Gherardo 
da Savignano , Bonifacio da Livizzano, Niccolò Grassone, Ghe- 
rardo Rangone , e Guido Guidoni , che erano nel partito degli 
Aigoni o Guelfi, e Aimerico da Magreda , Guido Pio e Cheri- 
co da Fredo, che erano in quel de* Grasolfì o Gibellini. Ed è 
Yerisimile, che in queir occasione amendue i partiti si studias- 
sero di ottenere la protezione e 1' ajuto di Arrigo . Egli però 
mostrossi favorevole a' Gibellini , e perciò istruito dell' odio, che 
avea incorso il suo Vicario di Modena , un altro gliene sosti- 
tuì, che era tra' principali di quel partito , cioè Francesco Pico 
dalla Mirandola , a cui egli non meno che a Zappino e a Nic- 
colò di lui cugini circa il tempo medesimo concedette 1* Inve- 
stitura della Corte di Quarantola e del distretto di S. Possidonio. 
Francesco nel giorno primo di Agosto entrò in Modena; e nel 
giorno medesimo ne uscì il deposto Vicario Guidalosto in mezzo 
agli insulti della plebe e degli artigiani , che al passar eh' ei 
facea per le loro contrade battevano gli scaffali delle botteghe per 
f allegrezza. Il nuovo Vicario fece tosto conoscere, eh' egli era 
favorevole alla lega, che tra loro avean formata i Rangoni, 
i Boschetti , e i Guidoni , perciocché diede una sua figlia per 
moglie a Giovanni Boschetti , e le nozze furono celebrate con 
solenne pompa nello stesso Palazzo del Pubblico (i) . 

Una nuova e possente lega frattanto formavasi contro V 

Imp. 

" ' — — — - — . _ j i ii — 

(0 Ib. T. XI. eoi. 98. «e. 



i8i MEMORIE STOR. MODENESI. 

Imp. Arrigo, e faceasenc capo quel Giberto da Correggio mede- 
simo, che da lui era stato posto suo Vicario in Reggio, e che 
avea anche , secondo Ferreto Vicentino, comperato da Cesare il go- 
verno di Parma (i) , e secondo una Cronaca citata dal P. Affò (z) 
era stato eletto a lor Signore per cinque anni da Cremonesi . 
Il Panciroli, non so su qual fondamento, racconta, che il mo- 
tivo, per cui Giberto si rivolse contro Usuo benefattore Arrigo , 
fu, perchè ebbe segreto avviso, che V Imperadore avea ordinato 
di farlo improvvisamente arrestare. Ma forse fu questa una voce 
da Giberto sparsa tra '1 volgo, per giustificare la sua ribellione. 
Ed è più verisimile ciò , che narra Dino Compagni, cioè che i 
Fiorentini ccrruppono per moneta e promesse con lettere Messer Gili- 
berto Signor dì Parma , e dierongli fiorini quindici mila , perchè tra- 
disse Io Imperadore et rubelaseìi la Terra* (i) . li che pur confer- 
masi dall' autore del Viaggio di Arrigo VIL , che fissa la somma 
a dodici mila fiorini (4)^ Il primo di Novembre dello stesso an- 
no 13 11. i Proccuratori di Giberto ed altri venuti da Reggio e 
da Parma stabilirono in Bologna un trattato co' Proccuratori 
delle Città di Bologna, di Firenze, di Lucca, e di Siena- , e di 
Guido dalla Torre già Signor di Milano, e de Guelfi esuli Cre- 
monesi e Modenesi. In esso convennesi, che si sarebbero de- 
positati presso Romeo Pepoli Banchier Bolognese trenta mila li- 
re Bolognesi , tosto che i Proccuratori di Giberto avessero in 
nome di lui promesso, eh* egli avrebbe fatte ribellare all' Im- 
peradore le Città di Parma e di Reggio co* lor territori , e che 
ne avrebbe fatti cacciare i Vicarii Imperiali e tutti i Gibellini , 
e che quando fosse seguita la ribellione, e lo stesso Giberto 
avesse mandato a Bologna un Sfndico , affine di stabilire uni 
ferma e costante lega colle dette Città, e con Guido dalla Tor- 
re , e co' Guelfi Cremonesi e Modenesi , e la detta lega si fos- 
se di fatto con chiusa con quelle delle dette Città, che volessero 
entrarvi , la detta somma si contasse immediatamente a Giber- 
to ($). Di fatto a* 18. dello stesso mese i Guelfi e gli altri esu- 
li Modenesi , e tra essi Bernardino da Sassolo e Guglielmo e 

Ro- 



(11 T IX. col. 1072 (ij Sror. di Guaft. T. I. p. 231. 

(?) Script. Rer. Ital T. IX. col. 519. 

(4/ Io col. 907. 

(5) Antiqu. ital. T. IV. col. Ó15. 



CAPO VI. fftj 

Rodolfo de' Grassoni, e i Proccuratori de' Nobili da Savigna- 
no ( le quali tre famiglie , come si è detto poc anzi ,, erano sta- 
te escluse dalla lega formata co' Gibellini da' Rangoni, da' Bos- 
chetti , e da' Guidoni ) unitisi in Sassolo nel Palazzo del me- 
desimo Bernardino, a nome ancora di Sassolo da Sassolo, e di 
Manfredino da Ganaceto nominarono loro Proccuratore ad en- 
trare in questa lega Bonifacio da LiVizzano (i); e similmente 
in Reggio a 21. del medesimo mese adunati insieme Tommaso 
del fu Niccolò, e Matteo e Guglielmo da Fogliano , Guido e 
Gherardo de' Roberti da Tripoli ,. Guglielmo e Rainero da Ca- 
nossa, Taddeo de* Manfredi e Ugolino di Jui figlio , Gherardino 
Bojardo » Alberto^ del fu Guido, e Bresciano Lovisini, e Roian- 
dina de' Roberti a nome ancora degli altri della loro famiglia 
nominarono loro Proccuratore allo stesso fine Giovanni da Ma- 
lodiolb (2.).. 

Stabilita in tal modo la lega si pensò ad eseguire il pro- 
getto in; essa formato. A* 3. di Febbraio del 13 12. i Sassolesi,, Am fc 
conducendo seco cento soldati a. cavallo loro dati da' Bolognesi 
vennero at Castel di Solata ,. e per tradimento di Giovanni de* 
Passaponti , che lo custodiva* e di alcuni, contadini, se ne im- 
padronirono .. Ma giuntone 1' avviso a Modena ,. il Vicario Im- 
periale raccolte le sue truppe, colà recossi, ed essendo il nu- 
mero di esse assai maggiore di quel de* nimici, questi si ritira- 
rono;; il che nondimeno non* impedì,, che molta strage non si 
facesse di queglii agricoltori. Questo» felice successo ebbe pochi 
mesi dòpo un troppo dispiacevol 1 compenso. Le tre potenti fa- 
miglie de* Rangoni,, de' Boschetti, e de' Guidoni ,, eransi , co- 
me si è detto, unite a' Gibellini.. Ma poscia o pe' maneggi di 
Giberto da. Correggio, o; per altra cagione,, mal soddisfatte del 
Vicario- Imperiale Francesco dalla Mirandola , cominciaron se- 
gretamente a trattare co' Bolognesi ; e perchè forse conobbero ,, 
che il' l'or trattato non; era più abbastanza segreto, a' 29. di 
Maggio,, tutti, e- con* essi i Nobili da Rodeglia ,. uscirono dal- 
ia Città . Scemate in. tal maniera le forze de' Grasolfi o Gibel- 
lini Modenesi >v sperarono^ i Sassolesi capi del contrario partito 
di poterli fàcilmente opprimere .. Uniti dunque co' Bolognesi , e 
formato; un numeroso esercito,, si; accostarono, ai Modena , e 

spar- 
ii; Ib* col.. 619* (2) Ib. «oli ózii*. 



184 MEMORIE STOR. MODENESI. 

spargendosi qua e là per le Ville e pe' Castelli vicini , e deva- 
stando e incendiando ogni cosa , ridussero la Città a tali stret- 
tezze e a tal fame, che fu necessario tentare un colpo ardito 
per liberarsene. Perciò agli 8. di Luglio, mentre i nimici scor- 
revano intorno a Bazzovara, raccogliendo gran preda, il Vica- 
rio Imperiale, adulati cavalli e fanti in gran numero, si ri- 
volse contro di essi , e gli assalì con grand' impeto . Ma i Sas- 
solcsi con tal coraggio sostennero V urto, e respinser l'assalto, 
che i Modenesi ne ebbero una memorabil rotta. Prendiparte Pi- 
co figlio del Vicario , Tommasino da Gorzano, Giovanni e Uber- 
to da Fredo , Niccolò Adelardi , Giovanni Zaccagni e più altri 
al numero di centocinquanta rimasero uccisi ; circa altri cento 
rimaser prigioni , e ciò che accrebbe il lutto di quella giornata, 
tra questi fu lo stesso Vicario , il quale, dopo essere stato in 
prigione nove mesi e venti giorni, ottenne di uscirne a' 28. di 
Aprile dell' anno seguente, lasciando in ostaggio due suoi figli, 
i quali, poiché ebbe pagata la tassa di quattro mila fiorini, gli 
furon renduti . Lieti i Sassolesi di sì gloriosa vittoria, tornati a 
Sassolo inviaron tosto a Bologna 1' Imperiale stendardo e le 
altre bandiere tolte a' nimici , e fecero intendere a quel Comu- 
ne , essere ora il tempo opportuno di andar contro Modena , 
che atterrita non avrebbe sostenuto 1' assalto. Di fatto a' 27. 
dello stesso mese di Luglio i Bolognesi espugnarono il ponte di 
S. Ambrogio, e quindi sparsi per le vicine campagne predarono 
e incendiarono ogni cosa fino alla Chiesa di S. Croce , e strin- 
ser da ogni parte la Città per tal modo , che essendo quello il 
tempo di battere il grano, e non potendo a ciò servire le aje 
della campagna da' nimici infestate , convenne batterlo nelle 
pubbliche piazze, e ne' cortili delle case , e ne' sacrati delle 
Chiese. Era allor Podestà di Modena Patertadino de* Patertadi, 
il quale dovea tra poco partirne per recarsi a Mantova , ove la 
dignità medesima lo attendeva. Egli dunque fin da' 24. di Lu- 
glio radunato il general Consiglio avea ad esso mostrato, quan- 
to dovessero esser solleciti di affidare il governo della loro Cit- 
tà a qualche potente e rispettabile personaggio , che da' circo- 
stanti nimici sapesse difenderli , e sostenere tra essi 1* autorità 
dell' Impero . Levatosi allora in piedi Gherardino da Reggio 
uno de' Consiglieri propose , che si chiamassero al governo di 
Modena Rinaldo detto ancor Passerino e Butirone de'Bonaccol- 



CAPO VI. 1*5 

si, che già erano Vicarii Imperiali in Mantova; e che una pie- 
na, ed assoluta giurisdizione sulla Cictà e sul territorio loro si 
concedesse. Il pensiero di Gherardino fu pienamente approvato; 
e nel giorno medesimo fu destinato Tolommeo di Barisino a 
trasferirsi a Mantova, e ad offerire formalmente a' Bonaccolsi il 
dominio di Modena, e poscia neil' Agosto dell' anno seguente 
inviossi ad Arrigo per ottenerne 1' Imperiale conferma, che per 
la morte di esso allora accaduta , come vedremo, non potè aver- 
si . Di buon grado frattanto accettarono i Bonaccolsi sì graziosa 
profferta , e dopo aver mandato per Podestà in ior nome Ram- 
berto Ramberti, che entrò in Modena agli n. d'Agosto, 3*5. 
d' Ottobre vi venne il medesimo Passerino accolto cogli applau- 
si di tutto il popolo e di tutti i Grasoln . 

Il nuovo Signor di Modena cominciò il suo governo con ri- 
chiamar tutti gli esuli , e render- loro i beni già confiscati . Ma 
pare , che molti di essi , tra quelli singolarmente di parte Guelfa, 
non accettassero le generose profferte del Vicario Imperiale. Quindi 
per atterrire coloro , che non volevano accettare la pace , 1* 
esercito Modenese si mosse a 13. di Ottobre contro di Città 
nuova occupata da gran tempo da alcuni esuli , e tra gli altri 
dal più volte nominato Arciprete Guidoni . Colla morte ài do- 
dici di essi , e colla prigionia di altri trenta essa fu espugnata „ 
e tra' prigioni fu lo stesso Arciprete , il quale chiuso in carcere 
poco appresso morì; e 1* anno seguente l' antichissima Torre di 
quella Pieve fu atterrata. Recossi poscia V esercito a* 26. del- 
lo stesso mese a Spezzano, ove forse si credeva, che si nascon- 
dessero traditori , e ne condusse prigioni in Città alcuni abitanti, 
i quali poi il giorno seguenre , dati mallevadori della ior fedel-, 
tà , furono liberati (1) . Anche Can della Scala corse in ajuto 
di Passerino e de' Modenesi, ma richiamato dalle domestiche 
guerre t'ornò a Verona . Il Bonaccolsi non sì tosto fu padrone, 
di Modena , che ad assicurarsi sempre più il nuovo suo domi- 
nio a' 6. di Ottobre dello stesso anno 13 12. stabilì una tregua, 
tra Modena e Reggio , il cui atto leggesi tra quelli del Comu- 
ne di Reggio , e nel giorno medesimo Io stabilì trai Reggiani 
e i suoi Mantovani , la qual tregua fu poi rinnovata a* 6. di 

Tom. IL A a Set- . . 



(0 lb. T. XT. col. 78. 99. ec. T. X. col. 439. T. XV. col. 57$. 



185 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Settembre dei ijiS\ (i). Di questa tregua parlasi ancora in 
altre Provvigioni del Comune di Reggio dell' anno 13 ij. 
delle quali conservasi copia nel Segreto Archivio Estense , e 
in cui gravi pene si stabiliscono contro chi ardirà di romperla 
e di violarla . E perché i Sassolesi cogli altri esuli Modenesi 
loro seguaci raccolti in Sassolo ne uscivano qua e là scorren- 
do e infestando i due territorii , ordinossi fralle altre cose , che 
niuno potesse recar viveri a quel Castello, o dare ajuto e soc- 
corso di qualunque maniera agli esuli, che ivi si stavano uniti. 
Ma due Città, come erano Modena e Reggio, Gibellina la pri- 
ma, Guelfa la seconda, non potevano lungamente vivere in pace. 
Veggiamo di fatto, che quando i Rangoni , i Boschetti, i Gui- 
doni, e que' di Rodeglia nel 1312. , come si è detto, usciroti 
da Modena , ne uscì ancora il Vescovo Buonadamo Boschetti , 
il quale recossi perciò a Reggio, come a Città nemica di Mo- 
dena, e ivi poscia morì nel Gennajo del 13 1$. (z). Era dun- 
que Reggio Città Guelfa, e secondo il trattato fatto nel Novem- 
bre del 13 11. scosso avea il giogo Imperiale, e come, trattine 
i Sessi cacciati dalla Città , tutti i più potenti e i più Nobili 
Cittadini erano in quei partito, pareva, che non avessero a te- 
mere contrasto. Nondimeno i Sessi non si acchetarono, e si 
diedero a macchinar cose nuove . Il più volte nominato Arci- 
prete di S. Faustino con Ugolino da Sesso suo fratello , dopo 
averne mosso trattato con Albertino della Scala , con Passerino 
de' Bonaccolsi , e con Francesco dalla Mirandola allora Vicario 
in Modena , da' quali ebbero speranza di ajuto , unitosi poscia 
con Nasello e con Pennazzolo da Sesso, e con Niccolò, An- 
tonio , e Manfredino , ed altri de' Lupi da Canoli , e ricevuto 
da Modena il soccorso di cento cinquanta soldati , accostossi a* 
4. di Dicembre del 13 12. al Castello di Gesso de' Malapresi , e 
di consenso de' Capitani , che il custodivano , se ne fece padro- 
ne , e poscia uscendone diede il fuoco alla poco lontana Terra 
di Ventoso. Erano que' paesi della famiglia de'Fogliani. E per- 
ciò Guido Savina da Fogliano raccolte soldatesche in buon nu- 
mero recossi ad assediar il Castello di Gesso e per ventisette 
giorni lo travagliò colle macchine allora usate. Per facilitarne 
la resa Giberto da Correggio Vicario Imperiale intimò , che i 

fo- 



(1; Taccoli Mem. T. 1. p. 367. (x) ib. T. XI. col. 100. 



CAPO VI. 187 

forestieri , che vi eran chiusi , potessero uscirne , sotto pena di 
essere appiccati , se rimanendovi vi eran presi . Essi ne usciro- 
no , e con loro i Capitani di Gesso , e soli vi rimasero i Ses- 
si e i Lupi . Fu allora sempre più stretto 1' assedio , e a tal fa- 
me e a tal sete ridotti erano gli assediati, che altro non avea- 
no di che cibarsi che fave cotte nell' orina, e i Reggiani era- 
no risoluti di volerli ad ogni patto morti , singolarmente i Ses- 
si . Finalmente i Lupi ivi racchiusi co' Sessi vennero a segreto 
trattato co' Reggiani , e promisero di dar loro morti i Sessi , e 
fu loro vicendevolmente promesso, che avrebbon salva la vita, 
ma a patto di stare perpetuamente prigioni , sotto pena della 
morte , se fuggissero . Gonchiuso il trattato i Lupi cominciaro- 
no a persuader 1' Arciprete , che co' suoi erasi ritirato nella più 
forte Torre, a volersi arrendere, poiché già corninciavasi a ro- 
vinare sorto i lor piedi la Torre medesima, e oltre ciò essi sa- 
rebber morti di fame. Il barbaro e snaturato Arciprete rispose 9 
che non si sarebbe mai arreso a* nimici ; eh' egli era contento, 
che si cominciasse dal mangiar le carni del suo parente Pen- 
nazzolo , che essendo ferito non poteva molto sopravivere ; e 
che poscia sarebbesi tratto a sorte chi di essi dovesse esser man- 
giato prima, e chi dopo. Una sì bestiale ferocia atterrì gli al- 
tri, che non osavano di arrestarlo. Perciò ricorrendo invece all' 
inganno, 1' indussero ad accostarsi alla ringhiera , che circonda- 
va la torre , fìngendo che i nimici volessero con lui venire a 
parlamento ; e poiché egli vi si fu accostato , feritolo nelle spal- 
le , il gittarono al basso sulle aste degli assedianti , nelle quali 
restò conficcato . Lo stesso fecero con Pennazzolo e con Nasel- 
lo, e con due altri; e quindi i Lupi ne uscirono e furono con- 
dotti in carcere, e dodici esuli, che ivi trovaronsi, furono ap- 
piccati . E la crudeltà giunse a tal segno , che uno degli asse- 
dianti aprì il corpo di Nasello , e vi pose entro il sao capo ; 
ma pagonne presto la pena; perché ucciso, e troncatogli il capo, 
esso fu portato a Modena a Passerino . Venne poi fatto nell' 
anno stesso a' Lupi di romper la carcere , in cui erano chiusi , 
ma arrestati prontamente furono uccisi . Così guerreggiavasi al- 
lora con tal crudeltà, che difficilmente troverassi 1* uguale tra 
popoli barbari. Ed essa avea origine singolarmente dall' impla- 
cabil odio, che ardeva trai Fogliani e i Sessi, accresciuto e fo- 
mentato dall' aver 1* Arciprete o sedotta o violentata una Mo. 

A a 2 na- 



i88 MEMORIE STOR. MODFNEST. 

naca del Monastero di S. Tommaso di Reggio della famiglia 
de' Fogliarli, da cui avendo avuta una figlia, per insulto le 
impose il nome di Mezzafoglia. Dal che, dice l'autor della Cro- 
naca , che narra tai crudeltà , ne venne la sanguinosa discordia 
traile due famiglie, che durò cinquantaquattro anni, e in cui 
perirono da una parte e dall' altra forse due mila persone (i). 
Così alle cause pubbliche sì univano gli odii privati , e i costu- 
mi ne divenivano sempre più barbari e feroci . 

Assai più infelice sarebbe stata la condizione de* Reggiani, 
se allo sdegno di Arrigo VII. contro di lor concepito fosse sta- 
to uguale il potere. Fin dagli n. d' Aprile del detto anno 
i ? 1 2. avea egli pubblicata in Pisa una fulminante sentenza con- 
tro Giberto da Correggio capo del partito contro di lui solle- 
vato , e contro le Città ribelli , e tra esse contro dì Reggio > 
da lui posta colle altre al bando dell' Impero , e condennata a 
pagare una multa di mille libbre d' oro (2) , nella qua! occasio- 
ne narra Benvenuto da Imola , che alcuni Nobili Reggiani per 
meglio difendersi, se fosse d' uopo contro di Arrigo, ritiraron- 
si nel Sasso di Bismantova (3). Ma delle sentenze e de' bandi 
Imperiali ridevansi comunemente i nimicì di Arrigo, i quali ben 
sapevano , eh* ci non avea forze bastevoli a rendere efficaci le 
sue minacce. E molto più si rallegrarono essi, quando Y anno 
A*.. 13x3, seguente 131$. udiron la nuova della morte, di Arrigo seguita 
in Buonconvento a' 24. di Agosto. La Cronaca Reggiana ciba 
conservata la lettera piena di esultazione e di gioja , con cui i 
Sanesi ne comunicaron I* avviso al Comune di Reggio , e ci 
narra le feste, che in questa Città se ne fecero, e il trasporto 
di allegrezza , che ne ebbe il popolo , il quale correndo alle ca- 
se de* Gibellini , che tuttor rimanevano in Reggio , costrinseli 
essi pure a fare solenne illuminazione , come facevano tutti i 
Guelfi (4). 

Quanto grata dovette riuscire a* Reggiani la nuova della 
morte di Arrigo , altrettanto dovette essa riuscire spiacevole a* 
Modenesi, che gli eran fedeli; e che a* $. dello stesso mese d* 
Agosto spedito aveano un Deputato ad Arrigo , chiedendogli la 

con- 



fi) ih. T. XVW. cof. li. ec 

(*) Antiqu. Ita!. T. IV. col. <Sij. <» Ib. T. I. coi. '1x56. 

(4) Script. Rcr. Ita!. T. XVIIf. col. x6 t 



C A P O VT. 189 

conferma de Bonaccolsi nel Vicariato di Modena. Ma allora 
erano i Modenesi occupati da altro più grave pensiero. Era in 
queir anno medesimo 13 13. accaduto a' 11. di Febbraio il me- 
morabii fatto, di cui ho parlato a lungo nel secondo Discorso 
preliminare alla Storia della Badia di Nonantola (1). Raimondo 
da Spello nipote del Pontefice Clemente V. e Marchese della 
Marca d' Ancona, dovea dall' Italia portarsi in Francia a reca- 
re ai Pontefice zio il non poco denaro da quella Provincia rac- 
colto , e dovea passare pel territorio di Modena. L' essere egli 
un de* principali di parte Guelfa rendevalo già odioso a* Mode- 
nesi Gibellini , e la speranza di una ricchissima preda animava- 
li vie maggiormente a fargli provare il loro sdegno . Molti de' 
più Nobili e potenti della Città e del territorio di Modena, e 
tra essi Guidinelto e Guglielmo da Monteeuccolo , cinque della 
famiglia da Fredo , Arverio e Cecco da Magreda , Manfredino 
e Guido Pii, Bastardo da Gorzano, Gherardo Guidotti , Pren- 
diparte Pico , Lanfranco de' Passaporti con più altri Modenesi 
e Bolognesi sì posero in agguato in una campagna detta di S. 
Eusebio presso Castelletto , per cui dovea passare . E con essi 
era Rolando -de' Carboni Vicario de* Bonaccolsi in Modena , 
Non sì tosto essi videro il Marchese Raimondo , che gli furori 
sopra, e 1' uccisero con tutti que' "del suo seguito, trattine al- 
cuni pochi, che si salvaron fuggendo. I corpi degli uccisi furo- 
no abbandonati ignudi nella stessa campagna , e solo quello del 
Marchese Raimondo fu poi trasportato a Bologna. Immensa fu 
la preda, che gli uccisori ne raccolsero, e secondo alcuni Cro- 
nisti essa giunse a sectanta mila ducati , secondo altri a novan- 
ta mila fiorini, e secondo i Cronisti Modenesi tutto il valor 
della preda passò i ducento mila ducati . Certo immenso do- 
vett' essere il bottino fatto in quella occasione ; perciocché Gui- 
do Pio nel suo testamento formato 1' anno 1336., comandò, 
che si restituissero ducento novanta fiorini d' oro , de' quali 
erasì in queir occasione arricchito un semplice soldato detto 
Fondato, e eh' egli poi areagfi ingiustamente tolti. In Mode- 
na se ne fece festa come di un solenne trionfo. Ma il Ponte- 
fice altamente irritato a tal nuova , dopo un lungo processo ful- 
minò contro de' Modenesi a' 2. di Aprile del 13 14. una delle 

più 



(0 T. I. p. 4J. ec. 



ipo MEMORIE STOR. MODENESI. 

più terribili Bolle , che mai si vedessero , perciocché , dopo aver 
chiesta la dovuta soddisfazione di si enorme attentato , coman- 
da , che, ove essa non diasi , siano scomunicati i rei , interdet- 
ta la Città , il territorio , e qualunque luogo , ove i rei si ri- 
tirino ; priva i Modenesi di tutti i feudi, che dalla Chiesa aveano 
ricevuti , e di tutti i privilegi lor conceduti , li dichiara infami 
e inabili a render testimonianza in giudizio, a ricevere eredità, 
a far testamento; al Vescovo, al Capitolo, agli Abati, a' Reli- 
giosi tutti comanda , che escano dalia Città ; e non possano più 
rientrarvi; che in niun luogo possano i Modenesi essere am- 
messi a' Sagramenti ; che pochi Sacerdoti soltanto restino in 
Modena per battezzare i fanciulli , e per amministrare i Sagra- 
menti a' moribondi, e se un mese dopo avere incorse sì gravi 
pene i Modenesi non si ravvedono ancora , dichiarali decaduti 
da' beneficii , confìsca i lor beni , e permette ad ognuno di far- 
seli servi, e di occupare i lor mobili. Clemente V. morì diciot- 
to giorni soli dopo aver pubblicata la Bolla . Giovanni XXII. che 
gli succedette, differì fino all'anno 132.3. l' esecuzione della sen- 
tenza fulminata già da Clemente. A' quattro di Agosto del det- 
to anno per ordine Pontificio fu interdetta Modena; e perchè 
questo gastigo non bastò ad umiliare e a sottomettere i rei del 
detto attentato , nel mese di Decembre deli' anno stesso per co- 
mando dello stesso Pontefice tutto il Clero secolare e regolare 
della Città e del distretto di Modena ne uscì , ma poscia nel 
Gennajo seguente acconsentendolo lo stesso Pontefice , vi fece 
ritorno. Ma 1* interdetto durò fino al 1317. (r). 

Fuor di questo fatto però poco altro troviam di memora- 
bile nella Storia di Modena al detto anno 13 13. Nello stesso 
anno Modena ebbe 1' onore dal Febbraio fino all' Agosto di 
avere a suo Podestà Luigi di Corrado da Gonzaga , nominato 
a tal carica da Rinaldo Bonaccolsi, il quale era allora ben lun- 
gi dal credere , che per opera dello stesso Luigi egli avrebbe 
quindici anni appresso perduta la vita, e che questi co' suoi di- 
scendenti sarebbe a lui succeduto nel dominio di Mantova . In- 
sieme con lui era in Modena a nome de* Bonaccolsi , come si 
è accennato, col titolo di loro Vicario, Rolando Carboni; e 
una lettera in quel!' anno 13 13. dal Podestà insieme e dal Vi- 
ca- 



ri) Script. Rer, Ital. T. XV. co!. 585. 



CAPO VI. 19* 

cario scritta al Comune di Reggio trovasi nelle Provvigioni del 
Comune medesimo, la quale anche ci dà 1' idea dello stemma, 
di cui allora usava il Comun di Modena. Perciocché in queir 
atto si legge : Que quidam littere sigillate erant sigillo cere rubre , 
in quo quidem sigillo scuìpta est imago unius militis ad equum sé- 
dentis . In circulo cujus sigilli scriptum est : Gtminiane bonus Muti' 
nensibus esto patronus . Item etiam in alio circulo juxta sculpturam 
est scriptus : Sigillum Comunis Mutine. Item etiam supra croppas diSìi 
equi est sculta quidam Aquila cum corona in capite , Ove è degna 
d' osservazione queir Aquila coronata , che non può esser altra 
che 1' Imperiale, posta sulla groppa del cavallo. Così era allo- 
ra rozza ed informe 1' arte del Blasone . Anche ne' due seguen- 
ti anni non ci offre Modena alcun tatto importante. Qualche & a j,,. 
movimento, se crediam al Ghirardacci (1), fecesi ne* Castelli 
pel testamento del March. Azzo venuti in potere de' Bologne- 
si , perciocché avendo i Modenesi occupati alcuni di essi , e prin- 
cipalmente Guiglia, Monteleone , Rocca di sopra e di sotto, 
Gainazzo , Monte Secernano , Rocchetta , Cigliano , Festa , e 
Coscogno, i Bolognesi nel 13 14. spediron colà le lor truppe, 
le quali incendiando ogni cosa espugnarono ancora il Castello 
di Montesecchiano, e assediarono, ma inutilmente, per più gior- 
ni quel di Cangiano (forse Zenzano ) ; e par che la guerra du- 
rasse ivi lungamente; perciocché , secondo lo stesso Storico , Gui- 
glia ricadde nelle mani de* Bolognesi 1' anno 13 19. Veggiamo 
ancora, che nell'Ottobre del 1314. Passerino de' Bonaccolsi, che 
continuava ad essere Signor di Modena, nel mese di Ottobre 
condusse le sue truppe al Castello di Montesella, tre miglia so- 
pra Gorzano, che era stato occupato da' Nobili da Montorso , 
i quali dovean essere tra gli esuli ; e che dopo una sanguinosa 
battaglia esso gli fu consegnato a patti ; e che 1* anno seguen- 
te il Castello di Cajanello, che era già occupato da Bonifacio 
da Livizzano , essendo egli morto , e avendo lasciati figli in età 
troppo tenera, fu dalla vedova di lui moglie detta Belteda affi- 
dato al medesimo Passerino (2) . Questi dunque reggeva allora 
Modena tranquillamente, e pare solo, che diffidasse talvolta di 
alcuni de* più potenti , perciocché nel 1313. egli mandò a Man- 
te- 



co Stor. dì Boi T F. p 572 605. 

(i) Script. Iter. ltal. T. XI. coL 101. T. XV. col. 575. 



i9* MEMORIE STOR. MODENESI. 
tova Francesco Pico, e un altro della stessa, famiglia, uno di 
quella de' Pii e Avverio Magreda ; ma poco tempo appresso li 
richiamò. Rilegò ancora a' confini alcuni di parte Guelfa, per- 
chè sospettò , eh* essi concertassero co* Bolognesi di sorprender 
Modena, il che però non accadde (i). Ma poscia nel 1315. ei 
fece un trattato , ossia, una tregua di due anni, cogli Aigoni o 
Guelfi esuli, a' quali fu permesso di ritornare alia patria. In 
questo trattalo però non furon compresi i Nobili , de' quali trop- 
po temevasi la potenza (2); e Passerino tenevali lungi anche 
per avere minori ostacoli alla sua rapacità, perciocché, come 
abbiamo da Ferreto Vicentino (3), appena egli si vide tranquil- 
lo Signor di Modena, che cominciò ad opprimere i Cittadini con 
gravezze e con estorsioni d' ogni maniera . 

Ciò non ostante di questo breve tempo di tranquillità e di 
pace si profittò in Modena per far nuove fabbriche nella Città» 
e per meglio fortificarla. Nella Cronaca del Morano si nota , 
che nel 13 14. fu innalzato dal ComurHjtìi Modena un palazzo 
posto di mezzo fralla Torre del Comune medesimo e quella del 
popolo , cioè , come sembra , ove ora è quella parte di palazzo, 
che dalla Torre dell' orologio si stende verso la Torre delia : 
Cattedrale. Aggiugnesi , che nell' anno seguente, parendo for- 
se, che soverchio fosse il numero delle porte della Città, due 
ne furon murate , cioè quella di Bazzovara e quella di Saliceto, 
il che però fu di non piccioi dispiacere a' Cittadini Modenesi ; 
che nel 13 16. fu cinto di altissime fosse e fortificato il sobbor- 
go di Città nuova fino al Monastero de' Romitani, nei che es- 
sendo stati costretti a metter V opera loro e a lavorare a loro- 
spese i Contadini, questi e anche gran parte de' Cittadini giu- 
ravano imprecazioni contro il lavoro medesimo , e che final- 
mente V anno stesso fu fabbricata la Camera degli Atti ossia 
1' Archivio (4). 

Alla stessa maniera i Reggiani , che godettero di alcuni 
anni di pace, e che solo nel 13 14. furori richiesti a nome del 
Re Roberto a spedire alcune truppe contro Matteo Visconti Ca- 
po de' Gibellini di Lombardia (5) , occuparonsi in questo frat- 

tem- 



(r) Jb. T. XV Ut. co!. x6 (2) Ib. T XT. col. ior. 

(j lb. T IX. co! MS4- (4) Ib. T. XI. col. 101. T. XV. col. 575. 

(5) Taccoli T. 1. p. g2i. 



C A P O VI. 193 

tempo à fortificare la lor Città . Non erasi ancor finito di cir- 
condarla di mura, benché questo lavoro si fosse cominciato fin 
dal 1219. e una parte restava ad alzarne, cioè da S. Pietro fi- 
no a S. Croce . E ciò eseguissi finalmente 1' anno 12 14. L" an- An * x 3 l 4« 
no seguente si scavaron le fosse da S. Stefano fino a S. Nazza- 
ro, e si lavorarono i barbacani; e il Vescovo stesso e 1' Abate 
di S. Prospero e tutto il Clero voller mostrare , quanto fosser 
solleciti del ben della patria ; perciocché essi medesimi personal- 
mente si fecer vedere a impiegarsi in quesco lavoro. Finalmen- 
te nel 13 16. si apriron le Porte di S. Nazzaro , di S. Croce, 
di Ponte Levone , del Castello , e di Brenone , che per qualche 
tempo , forse in occasione di questi lavori , erano state chiuse 
(1) . Non fu però del tutto tranquillo in questi tempi il terri- 
torio di Reggio. Da un decreto fatto da quel Comune a' 18. 
di Giugno del 13 14. , di cui conservasi copia in questo Segreto 
Archivio Estense, raccogliesi, che i fuorusciti Modenesi andava- 
no qua e là scorrendo e infestando quel territorio , facendovi 
ruberie , e conducendone prigioni ; e che perciò ordinossi , che 
alcune sentinelle dovesser porsi nelle Torri di Rubiera , di Cas- 
tellarano, e di Dinazzano, acciocché potessero scoprir da lungi 
le ostili scorrerie , e opporsi a tempo al lor furore . 

Un' altra occasione a farsi conoscere ebbe il valore delle 
truppe Reggiane in una spedizione contro Jacopo dalla Palude. 
Erasi egli co' suoi figli ritirato in un Castello della montagna 
Reggiana detto Brigenzone , che era sulla via , che conduce in 
Toscana , e di là infestava coloro , che vi facean passaggio . Il 
popol Reggiano, a cui troppo spiaceva cotal molestia , offrì quat- 
tro mila lire di Reggio al Comune , affinchè colla forza gli fa- 
cesse libera quella strada. Di fatto al 1. d' Agosto del 13 14. 
mosser le truppe a quella volta, e strinser l'assedio; e Jacopo a' 
12. del mese stesso, veggendo di non potersi più sostenere, se 
ne fuggì . Vollero inseguirlo i Reggiani , ma nell* arrampiccarsi 
che perciò faceano su quelle balze , molti caddero ne' sottoposti 
dirupi , e incontrarono quella morte , che dar voleano al fug- 
gitivo , e perciò gli altri sdegnati tutto rovinarono quel Castel- 
lo. Jacopo nel Decembre dell' anno stesso si racchiuse co' figli 
nel Castel di Crovara , e di là continuava ad infestar il terri- 

Tom. Il B b to- 

(i) Script. Rer. fai, T, XVIU. coi. 27. ec. 



i94 MEMORIE STOR. MODENESE 

torio di Reggio. Quindi nel Febbrajo dell'anno seguente il Ca- 
pitano de' Reggiani con ottocento fanti, e coli' ajuto ancora di 
Albertin da Canossa e di alcune soldatesche di Parma e cogli 
attrezzi militari colà recatosi strinse il Castello per modo , che 
Jacopo fu costretto a venire a patti . Il Castello fu consegnato 
al Comune , e a lui e a' figli fu permesso i' andarsene liberi a 
patto però, che continuassero a stare in esilio (i). 

Niuna cosa ci fa meglio conoscere, qual fosse a quo' tem- 
pi il furor delle guerre civili, quanto il decreto, che in quel- 
la occasione fu pubblicato agli 8. di Maggio dello stesso anno 
An. 1315. 1315. contro Jacopo e GifFredo dalla Palude, ilor figli, e i lo- 
ro aderenti ed amici . Si rammentati prima i delitti da essi com- 
messi , e singolarmente 1' aver fatto ribellare contro il Comune 
di Reggio i Castelli di Brigenzone e di Crovara in quel tempo 
medesimo, eh' essi ricevevano da' Reggiani distinzioni ed ono- 
ri. Quindi si ordina, che il già distrutto Castel di Crovara non 
possa più essere abitato ; che più non vi si tengano case , e se 
alcuna tuttora ve ne rimane , sia data alle fiamme ; che gli 
avanzi del muro di quel Castello sian dei tutto rovinati , e git- 
tinsi nel rio vicino detto Sealocchia ; che tutte all' intorno se 
ne taglin le piante, e gittinsi al fuoco; che i fondamenti del 
Castello e le cisterne distruggansi interamente; che le terre di 
quel distretto non debbano essere più coltivate; e gli stessi or- 
dini si danno pure riguardo al Castello di Brigenzone, alle Vil- 
le e alle Terre di Gombia, di Vetto, e di Colla da quella fa- 
miglia possedute; e gravissime pene si impongono a chi con- 
travenga a tali comandi, fino a permettere a chiunque V ucci- 
derli. Si ordina innoltre , che le biade, gli alberi, le vigne , le 
case tutte de' Nobili dalla Palude , in qualunque luogo siano , 
sian preda del fuoco , e che i lor poderi rimangan sempre ab- 
bandonati ed incolti ; che se alcun di essi entrerà nel territorio 
di Reggio , gli uomini de' Castelli e delle Ville , per cui passe- 
ranno, sotto gravi pene sian tenuti ad arrestarli, e a conse- 
gnarli o vivi o morti al Comune di Reggio; che niuno ardisca 
di avere con essi corrispondenza , o di contrarre con lor paren- 
tela di sorta alcuna , o di riceverli in alcuna casa , o in alcu- 
na Fortezza ; che il bando contro di essi intimato sia perpetuo 

per 

(0 Ib. 



C A P O VI. 195 

per essi e per tutti i lor discendenti , e che niuno possa mai 
proporre in Consiglio la rivocazione di questo decreto , se non 
quando il Consiglio fosse almen composto di mille Consiglieri , 
e tra essi novecento novantanove fosser concordi in favor loro . 
Finalmente si ordina , che nella facciata estenore del Palazzo 
del Pubblico si scrivano i nomi di que' dalla Palude sbanditi , 
e dipingasi tutta la storia dell' assedio e dell' espugnazione de' 
loro Castelli. E perchè sapevasi , che essi eransi ritirati nei ter- 
ritorio di Parma, determinossi di mandare ambasciadori a Gi- 
berto da Correggio, il qual ne era Signore , acciocché di colà 
ancor li cacciasse. Nel che però non sappiamo, s' ei secondas- 
se il desiderio degli sdegnati Reggiani. E lo stesso severo de- 
creto ordinossi, che si stendesse ancora contro i Lupi da Cano- 
li , che consideravansi pure come nimici del Comune di Reg- 
gio . Abbiam veduto, che nella guerra contro i Nobili dalla Pa- 
lude erasi al Comun di Reggio unito Albertino da Canossa. 
Gli altri però di questa Nobil famiglia erano per la maggior 
parte nimici dello stesso Comune, con cui poi molti si ricon- 
ciliarono. Così raccogliesi da una Provvigione del pubblico Con- 
siglio di Reggio de' 6. di Luglio del 1315. che conservasi in 
questo Segrero Archivio Estense; e nella quale si ordina , che < 
la pace allor fatta co' Nobili da Canossa locum habere debeat so- 
lummodo <éf observarì in personis hereàum qu. D. Rolandìni de Ca- 
nossa, DD. Gulieìminì , Scarabei/i & Bastardi jiliorum qu. D. Boni/a- 
e ti y & eorum qui sunt ex eis . 

Circa questo tempo medesimo furono i Reggiani invitati 
da' Bolognesi a intervenire ad una assemblea di Guelfi , che do- 
vea tenersi in Bologna il 1. di Maggio del 13 14. affin di con- 
certare i mezzi per opprimere i Gibellini. Ma essi non sembra, 
che volessero avervi parte , desiderosi probabilmente di vivere in 
pace (i) ; e così pure è verisimile che facessero alla richiesta 
che ebbero nel 13 16. da' Fiorentini di mandar truppe per finir An. 1316; 
di abbassare lo stesso partito (2) . 

Due o tre anni di pace erano il maggior bene , che in 
que* tempi si potesse sperare. Né più olrre di fatto essa man- 
tennesi in Modena e in Reggio , ove ogni picciola scintilla ba- 

B b 2 sta- 



(1) Tacroli Mem. T, I. p. 260. 

(2) Ivi T. III. p. 719. 



i 9 6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

stava allora ad accendere un gran fuoco . Il Marchese Cavalca* 
bò Signor di Cremona vedeva minacciato il suo dominio da 
molti e potenti nimici , e fra gli altri da Can dalla Scala e 
da Passerino Bonaccolsi. Ei ricorse per ajuto al Comun di Bo- 
logna; e questo determinossi a mandargli soccorso. Dovean le 
truppe passare pel territorio di Modena; e pareva, eh' esse non 
dovessero arrischiarsi a entrare in un paese , che era dominato 
da Passerino. Tentaronlo nondimeno , ma mentre a* 17. di Feb- 
braio del 13 16. esse passavano per la Villa di S. Michele di 
Mocleto , sorprese dalle truppe di Francesco Menabue Podestà e 
Condottiero delle soldatesche Modenesi , furon battute, e scon- 
fìtte, e molti ne rimasero uccisi, e molti altri prigioni. Un* 
altra volta tentarono i Bolognesi nell' Ottobre dell' anno se- 
guente di mandar copie ausiliarie a Cremona; e allora fu con 
più felice successo . Perciocché a vendicarsi del sofferto affronto 
radunate truppe in gran copia si sparsero furiosamente pel ter- 
ritorio di Modena, e nel distretto singolarmente di Albareto e 
de' vicini paesi menarono per otto giorni rovine e stragi gran- 
dissime (1) . 

A questi esterni movimenti si congiunser presto gli inter- 
ni . Passerino, affine di assicurar meglio il suo potere in Mode- 
na , avea assoldate alcune truppe Tedesche . Queste , qualunque 
ne fosse il pretesto, nel Febbrajo del 13 16. prese un giorno 
improvvisamente le armi, si volser contro de' Cittadini , i quali 
tosto armatisi essi pure si difesero con tal coraggio, che co- 
strinsero i Tedeschi, dopo molta strage sofferta, a ritirarsi e a 
disperdersi . Accorsero il Podestà e gli altri Magistrati per seda* 
re il tumulto; ma perché era stato ucciso tra Tedeschi un rag- 
guardevole personaggio , per dare a' lor nazionali e allo stesso 
Passerino qualche soddisfazione, alcuni popolari furono impri- 
gionati , e a un di essi ancora fu tagliata la lingua (2) . Que- 
sto fatto dovette innasprir gli animi de' Modenesi , e non é per- 
ciò a stupire , eh' essi pensassero a sottrarsi al dominio di Pas- 
serino , da cui credevansi oltraggiati . 

Francesco Pico dalla Mirandola già Vicario Imperiale in 
Modena, e poscia cacciatone 1' anno 13 12. avea frattanto so- 
stenute alcune Preture in diverse Città d' Italia , ed avendo fi- 

ni- 



(0 Script. Rer. lui. T. XI. col. 101. ec. (a) Ibid. 



CAPO VI. 197 

nìta l' ultima , che fu quella dì Brescia , secondo il Morano , o 
di Pisa, secondo il Bazzano, a 19. di Giugno del 1317. tor- 
nò a Modena , chiamato probabilmente da quelli , che deside- * l * l7t 
ravano nuovo governo. Di fatto all' entrar eh* ei fece in Cit- 
tà levossi tal rumore e tal commozione nel popolo , che il gior- 
no seguente o di loro spontanea volontà , per non affrettar 
troppo una non ancor matura rivoluzione , o costretti da chi 
faceva in Modena le veci di Passerino allora assente , non solo 
egli , ma tutti i Pii e que' da Gorzano usciron dalla Città , e 
soli vi rimasero que* da Fredo e da Magreda. Volevano quelli 
rifugiarsi in Carpi , ma V Arciprete di quella Pieve Gigliolo de 8 
Brocchi amico di Passerino lor noi permise ; e perciò furon co- 
stretti a ritirarsi a' loro Castelli (1). 

Di tutto ciò 1' Arciprete di Carpi avvisò con sue lettere 
Passerino , il quale tosto spedì a quella volta cavalli e fanti in 
buon numero, col qual rinforzo l'Arciprete fece in modo, che 
Passerino fu riconosciuto Signore ancora di Carpi . Venne po- 
scia a Modena con altre truppe a* 28. di Luglio il medesimo 
Passerino, per impedire qualunque sollevazione potesse insorge- 
re , e fece tosto riaprire la Porta di Bazzovara , che , come si 
disse, era stata murata. Partinne poscia di nuovo; e quindi per 
suo ordine Federigo dalla Scala parente di Cane scelto a Pode- 
stà di Modena vi entrò il 1. di Agosto, e radunato il popolo 
a parlamento parlò a lungo esponendo , che non solo da Pas- 
serino , ma anche dal suddetto Can dalla Scala egli era desti- 
nato a ristabilire in Modena la tranquillità e la pace. A tal fi- 
ne il giorno seguente Francesco Pico, i Pii, e que' da Gorza- 
no con tutti i loro dipendenti e seguaci rientrarono in Città , 
e con nuovo trattato fu posto fine alle discordie. A' 24. di Set- 
tembre fu rinnovata la tregua stabilita già 1* anno 1212. traile 
Città di Modena e di Mantova da una parte, e quella di Reg- 
gio dall' altra , in cui traile altre cose fu stabilito , che i No- 
bili da Sesso, già da più anni esuli dalla Città, fosser bensì ri- 
messi in possesso de' loro beni , ma non fosse lor lecito il tor- 
nare a Reggio (2). Di che lieto Passerino fece ritorno a Mo- 
dena; e poscia udita la sollevazione de' Ferraresi, che, cacciato 

il 



(0 lb. col. 102. T. XV. col. 577. 578. 
(2; Taccoli Mem. T. I. p. 386. 



iqS MEMORIE STOR. MODENESI. 

fi presidio del Re Roberto, avean richiamati gli Estensi, verso 
Ferrara si mosse , forse per soccorrere Castel Tedaldo , ove il 
presidio suddetto erasi ritirato , e che perciò dagli Estensi si 
stava assediando, e seco condusse Francesco Pico, Arriverio da 
Magreda, Giovanni da Fredo , ed Engheramo da Gorzano, per 
assicurarsi , che essi nella sua lontananza non tentassero cose 
nuove (i). Ma il Castello fu presto espugnato, e le truppe di 
Passerino dovettero far ritorno a Modena , ove frattanto si ap- 
parecchiava una nuova rivoluzione . 

Il primo movimento di essa venne da Carpi . Era ivi Zac- 
caria Tosabecchi uno de' più ricchi e de' più potenti di quel Cas- 
tello , il quale troppo mal volentieri soffriva, che ne fosse stato 
dato il dominio a Passerino . Concertata dunque ogni cosa con 
Francesco Pico , e raccolti segretamente in Carpi molti suoi a- 
mici armati, a 17. di Gennajo del 13 18. assaltò improvvisa- 
An. 13 18. mente il Podestà , che Passerino vi avea posto , e messo allo 
stesso tempo a rumore il popolo., tutto il Castello fu in armi. 
L' Arciprete atterrito al tumulto insieme con un suo figlio na- 
turale detto Guidino e un altro Prete , che si offerse loro per 
guida, cercaron di salvarsi fuggendo; e non avendone altro mez- 
zo , spogliatisi ignudi gittaronsi nella fossa , che circondava il 
Castello per uscirne notando; ma 1' Arciprete e il Prete vi 
morirono soffocati, e il solo Guidino salvossi . 11 Tosabecchi al- 
lora veggendosi Signor del Castello sfogò il suo odio contro 1' 
infelice già morto Arciprete , ed entrato nella casa propria del- 
la Chiesa , ove egli soleva abitare , tutta la mise a sacco (2) . 

La sollevazione di Carpi fu il segnale di quella di Mode- 
na . La notte seguente al dì mentovato , al sonar della campa- 
na della mezza notte , secondo ciò che era stato già concerta- 
to, Francesco Pico con Prendiparte suo figlio , e con Guido Pio 
e co' lor seguaci gridano all' armi : il popol tutto li segue , cor- 
re alla piazza , ed assalta il presidio , che vi tenea Passerino ; 
e que' soldati o sorpresi all' urto improvviso , o consigliati dallo 
scarso lor numero, si ritirano nelle case di que' da Fredo, che 
erano amici di Passerino , ma ivi ancora assediati sono costrerti 

ad 



(1) Script. Rcr. Trai. T. XI. col. 102. T. XV. col. 579. 
(2y lb. T. Xt. col. IO}. 



CAPO VI. 199 

ad arrendersi , e a ricever come favore la licenza loro data di 
andarsene . 

Così in poche ore Passerino de' Bonaccolsi allora assente 
perdette la Signoria di Modena . E ciò che vi ebbe di più sin- 
golare in questa sollevazione si fu, ch'essa seguì quasi senza 
spargimento di sangue, poiché un uomo solo vi rimase ucciso. 
La plebe però ebbe occasion di sfogare il suo odio insieme e 
la sua ingordigia collo spogliar eh* essa fece di ogni loro avere 
tutti gli Ufficiali di palazzo, che reggevano il pubblico a nome 
di Passerino. Nominaronsi tosto quattro Nobili e quatti o Giu- 
dici per le quattro porte , che governassero Modena , finché si 
facesse la scelta di un Podestà ; e i quattro Nobili furono Man- 
fredino da Gorzano , Giovanni Pico dalla Mirandola , Jacopo da 
Fredo , e Manfredo Pio, i quali però dovean dipendere da Fran- 
cesco Pico Capo e Governatore della Repubblica, ed essi tenner 
T impiego fino a' 30. di Gennaro , in cui fu nominato Podestà 
Pocaterra da Muzzano Cesenate (1) . 

Non tutti però i Nobili aveano approvata questa sollevazio- 
ne . La famiglia da Fredo per la maggior parte e alcuni de* 
Nobili di Magreda eran favorevoli a Passerino . Perciò il gior- 
no seguente al tumulto Arverio da Magreda e Giovanni da 
Fredo furon chiusi in carcere ; e vi stettero alcuni giorni 4 
finché Niccolò da Fredo rendette al Comun di Modena il Ca- 
stello di Spillamberto , eh' egli avea finallora tenuto a nome di 
Passerino, e que' da Magreda consegnarono essi pure al Comu- 
ne il Castello, da cui traevano il nome. Così essi furono libe- 
rati; e poco appresso cioè al 1. di Marzo tutti gli esuli richia- 
mati a Modena vi rientrarono , e con un vicendevol perdono 
delle passate offese si strinsero tutti insieme in nuova alleanza. 

Se questa pace fosse stata durevole , poteva forse sperare 
Modena di vedere una volta la fine di tante sventure . Ma T 
ambizione e la gelosia del nuovo Signore ricondusse presto le 
turbolenze e gli orrori di una guerra civile. Temeva egli il po- 
tere e la forza di alcune delle più illustri famiglie di Modena 
strette in amicizia con Passerino, e volle assicurarsi la nuova 
sua autorità coli* opprimerle . A* 2. di Aprile dello stessa an- 
no le famiglie, da Fredo e da Magreda furon da lui esilia- 
te 

(0 Ibid'. 



2oo MEMORIE STOR. MODENESI. 

te , e con esse Gherardo de* Buzzalini uomo egli pure poten- 
te in Modena. Usciron gli esuli dalla Città, e pieni di sde- 
gno contro Francesco Pico recaro nsi a Mantova , e riunendosi 
co' Bonaccolsi concertarono i mezzi di togliergli 1' usurpato do- 
minio . Francesco istruitone volle prevenire i loro disegni. Per- 
ciò occupò subito un Castello, che Gherardo avea fabbricato in 
Villafranca, e dal suo cognome appellato avea Buzzalino, e in- 
sieme quello di Medola , ch'era di Giovanni da Fredo , e amen- 
due furono da lui diroccati e spianati , e quindi a rendersi sem- 
pre più forte si volse al Frignano , e avendo riunite in pace 
le due parti, quella de' Gibellini condotta da Guidineilo da 
Montecuccolo , e quella de' Guelfi , di cui era capo Manfredino 
Rastaldo , strinse con essi alleanza . Né queste provvidenze fu- 
rono inutili . Sulla fine di Luglio ecco Can dalla Scala , e po- 
scia Passerino insiem cogli esuli e con numerose schiere d' ar- 
mati entrar nel sobborgo di Città nuova, e occupare una casa, 
che ivi avea Gherardo Buzzalino . Avean gli esuli data speran- 
za , che al lor mostrarsi la Città si sarebbe commossa , e a- 
vrebbe loro aperte le porte . Perciò senza far ostilità manifesta, 
i capi dell' esercito andavano intorno a Modena cavalcando , e 
aspettando , che da qualche parte fossero introdotti . E i Citta- 
dini frattanto apparecchiavansi alla difesa , quando venissero as- 
saliti , e perciò richiesero anche d' ajuto il Comun di Bologna 
(i).Ma dopo nove giorni vedendo Cane e Passerino, che niun 
movimento facevasi in Città , pensavan già ad andarsene . Gli 
esuli , cioè i Buzzalini e que' di Magreda e di Fredo , a* quali 
eransi aggiunti anche i Nobili da Sassolo , voller tentar la sor- 
te dell' armi , e diedero un assalto alla Città ; ma respinti eoa 
forza dovettero ritirarsi; e allora Cane e Passerino con tutte le 
loro truppe a' 2. d' Agosto fecer ritorno a Mantova , ove Pas- 
serino poco appresso, cioè a' 6. di Settembre, rinnovò e confermò 
la tregua fatta già co' Reggiani i' anno 13 12. Non eran però 
mancati alcuni in Città, che cercassero di favorire gli assedian- 
ti , e furon tra essi Bellincino de* Bellincini e Catalano di lui 
fratello. Ma scoperti i loro disegni furon chiusi in carcere e 
fu dissipato il pericolo (2). 

Non 



Ci) Verci Stor. della Marca T. VIIT. Doc. p. i?8. 

(2; Script. Rer. Ital. T. XI. col. 104. T. Vili. col. 641. 



CAPO VI. 201 

Non dee quì ommettersi una riflessione sullo spirito di 
unione e di concordia tra loro, che gli esuli Modenesi proc- 
uravano di conservare , per rendersi più formidabili a lor ni- 
mici. Aveano essi nominato un Vicario generale del Jor parti- 
to, il qual risedeva in Sassolo, e da cui tutti dovean dipen- 
dere anche negli atti civili . Così ci mostra un documento 
de' 19. di Settembre del 13 19. che conservasi nell' Archivio 
di quest' Opera Pia generale . In esso tre figli del fu Ber- 
nardino di Tommasino da Sassolo , cioè Tommasino , Azzo 
detto ancor Zovinetto, e Giovanni vengono innanzi a Barto- 
lommeo da Sassolo , che prende il titolo di Vicario generale 
della parte Guelfa degli estrinseci Modenesi nella Terra di Sas- 
solo , e gli chieggono e ne ottengon licenza di vendere una lor 
casa . E questa dipendenza molto più doveasi stendere ad altri 
atti di maggiore importanza . 

Spiaceva frattanto ad alcuni Nobili rimasti in Modena con Ah. ejij. 
Francesco Pico di vedere 1' autorità tutta e tutto il dominio in 
lui solo riunito. Manfredo Pio singolarmente volevane per se 
una parte; e quindi a* 16. Maggio del 1319. trasportatosi co* 
suoi seguaci a Carpi , facilmente se ne rendette padrone ; per- 
ciocché il Tosabecchi non ebbe forza a resistergli , ed ei vide uc- 
ciso il suo cognato e il suo genero, e la sua casa spogliata per 
modo, che fu creduto, che in quella occasione solo in denaro egli 
avesse perdute venti mila lire . Alla nuova della vittoria da Man- 
fredo ottenuta, tutti gli altri della famiglia de' Pii volarono a 
Carpi , e quegli ancora da Gorzano usciron di Modena , ove 
perciò rimase solo Francesco Pico senza altri Nobili , che gli 
contrastassero il dominio. Egli però mal volentieri soffriva, 
che Manfredo Pio fosse divenuto Signor di Carpi. Mosse nel 
Settembre colle sue truppe , e cinse quel Castello d' assedio , e 
strinselo per tal modo, che V avrebbe forse espugnato, se Gi- 
berto da Correggio , il quale dovea passare col suo esercito nel 
recarsi a Brescia , ad istanza degli esuli Modenesi non ne fosse 
venuto al soccorso ; e non avesse costretto Francesco a levare 
T assedio , e a fuggire col suo esercito abbandonando tutti gli 
arnesi militari, i quali da Giberto raccolti , come narrasi in una 
Cronaca MS. di Parma , furon da lui mandati a Correggio . 
Francesco allora riflettendo al numero e alla potenza de' suoi 
nimici , e veggeado di non potersi sostener lungamente , e mol- 

Tom. IL Ce to 



2oz MEMORIE STOR. MODENESI. 

to più che Passerino avea tratto alle sue parti Guidinello da 
Montecuccolo , e avealo nominato Condottier delle truppe con- 
tro di Modena , e conoscendo ancora , che il popolo Modenese 
cominciava a desiderarne la rovina , determinossi a fare sponta- 
neamente ciò , a che tra poco sarebbe stato costretto . Fatte 
perciò conoscere le sue intenzioni a' due fratelli Passerino e 
Butirone Bonaccolsi , benché prima promesso avesse a* Bolo- 
gnesi di consegnar loro la Città , e chiamatili a Modena a' 30. 
di Novembre dello stesso anno 1519. ne rendette loro la Signo- 
ria, non ancora corsi due anni, dacché T avea loro rapita (1) . 
Così i Modenesi andavano spesso cambiando padrone , ma 
non cambiavan mai stato, e la lor condizione rendevasi sempre 
più infelice. I Nobili e i Potenti quasi tutti esuli dalla Città 
sfogavano il lor mal tatento col gittarsi or su una or su altra 
parte del territorio Modenese e Reggiano. Erano le due Città 
di partito l* una ali* altra contrario , dominando i Gibellini , 
benché tra lor divisi, in Modena, e i Guelfi in Reggio; e ben- 
ché si fosse stabilita tra esse la tregua nel 1312., e poi confer- 
mata nel 13 17. (2), e benché i Reggiani desiderassero di vivere 
in pace, come ci mostra un decreto da essi fatto nell* Agosto 
e nell' Ottobre del 1316. allor quando cacciati i Correggeschi 
da Parma combattevano contro de' lor ninnici per rientrarvi , 
nella qual occasione il Comune di Reggio severamente vietò , 
che niun de* suoi prendesse parte di sorta alcuna in tali turbo- 
lenze (}) , ciò non ostante nascevano a quando a quando osti- 
lità e scorrerie nemiche. Nello stesso anno 13 16. Guercio e 
Tommasello da Gorzano , che diconsi figli di Matteo da Gor- 
zano Arciprete di Campo Galliano , spintisi sulle montagne Reg- 
giane , e giunti alla Pieve di Toano e di Menozzo, ingiuriaro- 
no e ferirono gravemente il Podestà e il Notaro di que' luoghi, 
e par che vi usassero altre gravi violenze , perciocché a' 22. 
d* Aprile il Comune di Reggio ordinò , che chiunque gli conse- 
gnasse in potere o vivi o morti i due suddetti o alcun de' loro 
Seguaci avesse in premio per ciaschedun di essi 200. lire (4).Ca- 
stellarano ancora era minacciato da* Signori di Rodeglia padroni 



(O Scrip'. Fer. Tra?. T. XVHI. col. 31. JJ% 

(!• Tacco!* Metn T. r. p. 386. 

(jj Provr. MSS. del Coanm. di Reggio. (4) Ivr, 



CAPO VI. 203 

già di più altri Castelli all'intorno. Perciò i Reggiani, che pre- 
tendevan diritto su quel Castello, spedite colà nel 131 8. le loro 
truppe vi poser presidio , e innoltre, qualunque ragion se n' aves- 
sero, occuparono il Castello di Din azzano, che era de' Nobili di 
Sassolo . E adoperaronsi ancora per modo , che la Corte di Qua- 
rantola, la quale erasi già sottratta alla loro ubbidienza, ad es- 
si nuovamente in quest' anno si soggettasse (1). Né abbiamo in- 
dicio veruno , che Francesco Pico Signore allora di Modena , 
e a cui propriamente quella Corte apparteneva , a ciò si oppo- 
nesse ; e forse ne lo ritenne il timore di irritare i Reggiani , 
i quali , reggendosi a parte Guelfa , doveano abbracciare ogni 
occasione per abbattere il partito di Francesco , che era quello 
de Gibellini . 

Ma poco mancò , che il partito Guelfo , benché sostenuto 
da' principali Capi del partito medesimo, e fra gli altri da Ma- 
latestino de' Malafedi Podestà di Rimini e di Cesena , il qua- 
le l'anno 13 17. avea inviati cinquanta uomini in soccorso a quel- 
la Città, poco, dissi, mancò, eh' esso non fosse cacciato da Reg- 
gio . Ad istanza de' Sessi , che a dispetto della loro disgrazia 
sempre erano dichiarati Gibellini , Can dalla Scala, dopo essersi 
trattenuto qualche tempo in Reggiolo , unitosi con Passerino 
Bonacolsi a 24. d' Aprile del 13 19. accostaronsi amendue a 
Reggio , e fermaronsi alla Chiesa di S. Biagio nel sobborgo di 
S. Croce . Ivi vennero a parlamento con alcuni ambasciadori del 
Comune di Reggio , e dopo essersi trattenuti quattro giorni se 
ne partirono . Di che si trattasse in quel colloquio , le Crona- 
che non cel dicono; ma sembra, che il Veronese e il Mantova- 
no si studiassero di persuadere a' Reggiani di cacciare i Nobili 
Guelfi ; e che non avendolo ottenuto , minacciassero di costrin- 
gerli a ciò colla forza; perciocché leggiamo, che sciolto il con- 
gresso, i Reggiani chiesero ed ottennero in loro ajuto soldates- 
che da' Bolognesi (2) . 

Queste truppe venute a Reggio , invece di assicurarne la 
tranquillità, produssero nuovi sconvolgimenti , e i Nobili fuoru- 
sciti Reggiani e i suddetti Modenesi con maggior furore conti- 
nuarono a infestare il territorio . Jacopo da Rodeglia si fece 

Ce 2. pa- 



ri) Script. Rer. Ital T. XV[[I. col. 50. 

(z) ib. Verci Stor. della Marca Triv. T. Vili. Doc. p. 174. 



2o 4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

padrone di Castellarano invano presidiato già da' Reggiani . I 
Sassolesi occuparono il Forte detto il Castellaro posto sulla Sec- 
chia sotto Castellarano , e ciò , che fu peggio , i ^Nobili da 
Canossa usciti nel Settembre occultamente da Reggio ritiraronsi 
a' loro Castelli , e mostraron con ciò il loro animo detcrminato 
alla ribellione. Convenne dunque a' Reggiani armarsi, e muo- 
ver l'esercito a riacquistare i luoghi perduti, e punire i ribel- 
li . Prima però pubblicarono essi un formidabil decreto contro i 
perfidi e sceìeratissimi traditori , che avean tentato di soggiogare il 
popol di Reggio, e che scorrevano il territorio uccidendo, pre- 
dando , incendiando , i quali furon dichiarati traditori , incen- 
diari! , omicidi , e come tali condennati alla pena capitale , se 
cadessero in potere del Comune di Reggio , e alla confisca di 
tutti i lor beni. Dopo il decreto registransi i loro nomi, e so- 
no molti delle famiglie da Canossa , i Fogliani , i Nobili di 
Gesso, di Rodeglia , e di Sassolo (i). Voller quindi i Reggiani 
assicurare la loro Città , e perciò tutte ne chiuser le porte , due 
sole lasciandone aperte, cioè quelle di S. Pietro e di S. Stefano. 
Asu izza, inai usciti colle lor truppe nel territorio nel Marzo del 1320. 
recaronsi prima a Monte Caulo , che lor si arrendette sponta- 
neamente , e poscia passati al Castellaro , il ritolsero al Sasso- 
lese , e postovi un buon presidio tornarono a Reggio . Ne usci- 
rono nuovamente al Maggio ; e dopo aver riedificato il Castello 
di Pujanello , di che trovasi memoria anche nelle Provvisioni 
di quel Comune sotto i 16. di quel mese, vi lasciaron soldati , 
che di là scorrendo sul distretto di Gesso sul Crostolo, sconfis- 
sero alcune truppe nimiche , e vi ferirono gravemente e fecer 
prigione Barone figlio di Simon da Canossa , che fu condotto 
nelle carceri di Reggio . Nel Giugno sorpreser Paderno , che 
fu dato alle fiamme , e uccisine quasi tutti gli abitanti vi fecer 
prigione Rolandino da Canossa fratel di Barone . Si spinsero 
poscia nuovamente sopra Gesso sul Crostolo , e dato il guasto 
tutto all' intorno , e passati a Castellarano espugnarono ancor 
Gavardo e Castel Vetaldo. Tutti questi rovesci consigliarono 
alla pace i ribelli e i nimici del Comune di Reggio. Agli 11. 
d' Agosto dello stesso anno si stabilì una tregua per due anni 
con que' da Canossa , i quali consegnarono alcuni ostaggi in 

ma- 

(0 Taccoli Mem. T. III. p. 721. &c. 



CAPO VI. ao 5 

mano df Giberto da Correggio scelto arbitro di tai controver- 
sie x presso cui dovean restare , finché essi non avesser renduto 
Sarzano a' Reggiani , e si volle ancora , che i due fratelli Ro- 
landino e Barone per qualche tempo rimanessero carcerati . Due 
giorni appresso si conchiuse parimenti la tregua per un anno 
con que da Sassolo e da Castel Urano ossia da Rodeglia (i) » 
co' quali poscia essa fu rinnovata a' 2. ài Novembre del 1321. 
A* 29. del mese e dell' anno stesso furono nominati arbitri i tre 
fratelli Azzo , Simone , e Guido da Correggio per rinnovare la 
tregua fino a 1 2. d' Aprile con que* da Canossa con diversi pat- 
ti , e quello fra gli altri , eh' essi non potessero entrare in Reg- 
gio , e dal Comun di Reggio dovesser riconoscere i loro Ca- 
stelli , e che, se la tregua non si rinnovasse, Rolandino e Ba- 
rone da Canossa dovesser rimettersi in potere del Comune di 
Reggio . Si offerse la tregua dallo stesso Comune anche a Fo- 
gliani , ma essi ricusaron di entrarvi , e continuaron la guerra , 
come tra poco vedremo (2), sostenuti e difesi da Passerino Bo- 
n accolsi . 

Questi dopo aver ricuperato il dominio di Modena nella 
maniera che abbiamo detto sulla fine dell'anno 1320. non si 
credette abbastanza sicuro , se i Guelfi fosser rimasti in Città , 
e tutti sul principio dell'anno 1321. li costrinse ad uscirne. 
Vennegli ancor fatto di impadronirsi di Carpi , e per poter di- An. 1321. 
fendere quel Castello contro i nimici , vi fabbricò una fortissi- 
ma Torre detta il Girone , cioè quella probabilmente , che tut- 
tor vedesi nel Palazzo , che fu poscia de' Pii , e che ora è se- 
de del Governatore . Quindi sulla fine dell'anno chiamati a Mo- 
dena Francesco suo figlio , e Guido e Pinamonte figli del suo 
fratel Butirone, dichiarolli Capitani perpetui della Citta. Pareva, 
eh' egli allora non avesse più a temere la potenza de' suoi mi- 
mici , e che dovesse anzi mostrarsi riconoscente a Francesco 
Pico, da cui avea riavuto il dominio di Modena. Ma quando è 
mai, che i Tiranni si mostriti grati? Mentre il Pico affidato al- 
le promesse di Passerino viveva tranquillamente, questi a' 27. di 
Novembre del 1321. all'improvviso il fece arrestare insieme co' 
suoi figli Prendiparte e Tommasino , e con loro Zaccaria Tosai- 

bec- 



(1) Script. Rer. Ital. T. XVIII. col. 31. T. XI. col. 105, 
(z) Tacsoli Meni. T. I. p. 271. 374. 175. T. II* p. i&j*\, 



2o6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

becchi con un suo fratello e un suo figlio , e feceli chiudere in 
carcere. I Tosabecchi però, dopo essere stati crudelmente stra- 
ziati , colio sborso di mille lire ricuperaron presto la libertà . 
Quindi mandò Francesco suo figlio ad assediar la Mirandola , 
Castello de' Pichi, e poiché vide, che gli abitanti, non temendo 
i militari apparecchi , si disponevano a difendersi con valore , 
comandò, che i tre Pichi carichi di catene fosser condotti nel- 
la Fortezza del Castellaro , ove dopo essere stati lungamente 
racchiusi , furon dallo spietato Tiranno condennati a morir di 
fame. Nella qual occasione rinnovossi la ferale scena del Conce 
Ugolino , e gli infelici prigioni furono essi pure dalla disperata 
fame condotti a sbranarsi le carni 1' un 1* altro . Francesco Bo- 
naccohi frattanto continuava 1' assedio della Mirandola , e con 
tante macchine la combatteva , che il popolo disperando di so- 
stenersi , determinò di arrendersi, e l'ultimo di Dicembre del 
detto anno 1321. sotto certe condizioni diessi in- poter di Fran- 
cesco , il quale dimentico delle promesse abbandonò la Miran- 
dola alla preda e al furore de' suoi soldati. Questi progressi de' Bo- 
naccolsi atterrirono alcuni de' Nobili Modenesi, che finallora era- 
no stati loro nimici ; fra' quali i Nobili di Savignano a lor sog- 
gettatisi poterono rientrare in Città. Solo Guidinello da Mon- 
tecuccolo , benché Passerino l' avesse già tratto nelle sue parti , 
non potendone nondimeno soffrir la crudeltà e l'alterigia, con- 
tro lui si rivolse, e alcuni Castelli occupò nel Frignano, e co- 
strinse i Bonaccolsi a inviare colà le lor truppe; della qual bre- 
ve guerra sarà luogo più opportuno a parlare , ove tratteremo 
delle rivoluzioni di quelle Provincie (1) . 

Non bastava a Passerino il riempiere di orrori e di stragi 
il territorio di Modena; ed ei volle ancora aver parte ne' tu- 
multi di Reggio, lusingandosi di poter aggiugnere questa terza 
Città a quelle di Mantova e di Modena da lui già signoreggia- 
te. I Fogliani continuavan la guerra contro quella Città, aven- 
do ricusato di entrar nella tregua cogli altri fuorusciti conchiu- 
sa. Non tutta però quella Nobil famiglia era nello stesso par- 
tito, anzi divisa di animi faceva a se stessa la guerra. Giberto 
e Giovanni e il Proposto Rolando erano de* principali tra' fuo- 
An. 1311. rusc itl . I due primi nell'Aprile del 1322. presero a forza il 

Ca- 



CO Script. Rer. Ital. T. XI. coi. 105, &c. T. XVIII. col. 31. 



CAPO VI. 207 

Castel di Paullo nei Reggiano, che era occupato da Simon da 
Fogliano, e da MantVedino diluì tiglio, e questi caddero amen- 
due nelle lor mani. Ma poco appresso avendo i Reggiani espu- 
gnato il Castel di Samone , in cui lo stesso Giovanni con un 
alno della sua famiglia detto Bechese si eran chiusi, essi anco- 
ra furon fatti prigioni, e condotti nelle carceri di Reggio. Do- 
po questo vantaggio vollero i Reggiani nel mese di Maggio as- 
sediar Baiso , uno de' più forti Castelli da' Fogliani posseduti , e 
in cui erano il Proposto e Rolandino da Fogliano . Per meglio 
assicurare 1' impresa , vollero i Reggiani rifabbricare un Forte 
presso Ba^so detto Castelvecchio, e quindi cominciarono a strin- 
ger d' assedio io stesso Castello . Francesco Bonaccolsi avvertito 
da' fuorusciti Fogliani suoi amici ed alleati del pericolo lor so- 
prastante , accorse colà colle sue truppe , ed espugnò il Castel 
vecchio, e vi fece prigioni Niccolò e Giovan Riccio fratelli Fo- 
gliani , che mandò a Modena , e fece poscia trasportare alle car- 
ceri poc'anzi mentovate del Cascellaro. Dovetter dunque i Reg- 
giani abbandonar l'assedio di Baiso, ed essi si vendicarono del 
danno sofferto, col gittarsi nell'Agosto sopra il Castel di Sarza- 
no ( che da que' di Canossa dovea essere stato restituito al Co- 
mune di Reggio, e occupato poi forse da' Fogliani ) . Ma un 
nuovo e più ardito colpo tentavano i Bonaccolsi . Sul finir dell* 
Agosto Passerino e Francesco uniti con Can dalla Scala, e rac- 
colte numerose truppe, cominciarono a scorrere il territorio di 
Reggio alla pianura , e a mettere ogni cosa a ferro e a fuoco» 
Quindi a' 3. di Settembre accostaronsi alla Città verso il Borgo 
di S. Croce. Avvertiti di ciò i Reggiani , i quali ben sapeva- 
no , che gli abitanti di quel Borgo eran favorevoli a" Sessi e a* 
fuorusciti Fogliani, tutte ne incendiaron le case, acciocché i 
nimici non vi potessero alloggiare. Cane sdegnato di questo in- 
cendio rivolse tutte le sue forze contro i Borghi di S. Pietro, di 
Castello, e di Bernone, e tutti li fece dare alle fiamme con dan- 
no gravissimo de' Reggiani , i quali però dovettero essi medesi- 
mi mettere il fuoco al Borgo di S. Nazzaro , perché sapevano, 
ch'esso pure era del partito de' Sessi . La Città però si sostenne 
contro gli assediami , i quali veggendo di non poterla espugna- 
re, si diedero a devastarne il territorio. Passerino si volse con- 
tro il Castello' di Budrione, che apparteneva allora al Contado 
di Reggio, e formonne l'assedio » Resisterono coraggiosamente 



2oS MEMORIE STOR. MODENESI. 

gli abitanti , e per sei giorni renderono inutili gli sforzi di Pas- 
serino; finché venuti con lui a trattato sotto onesti patti gii 
consegnarono il Castello. Ma il tiranno, secondo il suo usato 
costume violando le giurate promesse , gittossi sopra quegli in- 
felici, e spogliatili di ogni cosa ne spianò tutte le case, e fe- 
ccne trasportare a Modena la campana, che è quella, dice il 
Cronista, con cui si suona in occasione d'incendio. Da Bu- 
drione Passerino col suo figlio Francesco e con Can dalla Sca- 
la si mossero gli 8. di Ottobre verso il Castello di S. Mar- 
tin de' Roberti , e veggendo di non poterlo sì facilmente aver 
nelle mani, spedirono a Modena per avere attrezzi e macchine 
militari per assediarlo. Ma mentre già da cinque giorni preme- 
vano il Castello , giunse a Cane , mentre stavasi a cena , una 
lettera , letta la quale levò tutte le tende , e andossene verso 
Reggiolo , e i Bonaccolsi tornarono colle lor macchine a Mode- 
na, senza che penetrar si potesse allora, qual fosse il motivo di 
sì improvvisa partenza (i) . 

Ma scppesi presto , qual novità avesse atterriti gli Scalige- 
ri e i Bonaccolsi. Avea il Pontefice Giovanni XXII. fin dall'an- 
no 13 19. mandato in Italia per suo Legato il Cardinal Ber- 
trando dal Poggetto per governare lo Stato Ecclesiastico , e per 
atterrare, se era possibile, il partito de* Gibellini , che conside- 
ravasi come nimico della Chiesa. Il principal sostenitore di esso 
era Matteo Visconti Signor di Milano, contro cui principalmen- 
te fu rivolta la guerra; ma anche gli Estensi, gli Scaligeri, e i 
Bonaccolsi erano allora fautori di quel partito; e tutti però po- 
tevan temere , che contro di essi si rivolgessero le armi della 
Chiesa. Di fatto fin dall'anno 1320. avea il Papa dichiarati in- 
corsi nelle censure Can dalla Scala, Passerino de' Bonaccolsi , e 
Matteo Visconti , perchè aveano usurpato il titolo di Vicarii Im- 
periali (2), titolo, che credevano allora i Pontefici, che, va- 
cante 1' Impero , da essi soli conferir si potesse . Mentre dunque 
assediavasi S. Martino , giunse agli assedianti la nuova , che il 
Cardinale erasi impadronito di Piacenza , e ciò fece loro inten- 
dere , che ad altre cose conveniva allora rivolgere il pensiero . 
Perciò i Bonaccolsi si riconciliarono co' Reggiani , la pace pub- 
bli- 



co ib T. xi. coi. 106. T. xv» rr. col ??. 

(1) Verci Sror. delia Marca Triv. T. VI. p. i8f- 



CJ A P O VI. 209 v - 

foricossi tra poco , e i danni dall' una parte { c .dall' altra furono 
compensati (i) . I Reggiani, come si è ietto., regge vansi già 
da gran tempo a parte Guelfa, e perciò non sì tosto udirono, 
che il Legato era in Piacenza , gli inviarono messi in Novem- 
bre , chiedendolo a mandar loro un Vicario in suo nome ; ed 
egli tosto inviò loro Martino di Casteii' Ainardo d* Este col ti- 
tolo di Capitano per sd mesi , e poscia al principio del seguen- 
te anno 1323. i Reggiani inviarono per soccorso al Legato cen- Aa. 1323, 
to soldati a cavaMo , de* quali era Capitano A zzo de' Manfredi , 
il quale poco appresso ebbe dal Legato 1' onorevol titolo di Ca- 
valiero (z) . Il Legato diede avviso ai Pontefice della spontanea 
soggezion de* Reggiani, e questi ne scrisse loro amorevole e uf- 
ficiosa 'lettera, *Ìà qua! tanto ior piacque , che nello stesso anno 
1323. fecero decreto, ch'essa si scolpisse in marmo, che in- 
siem con essa una statua si innalzasse in Reggio al Pontefice 
Giovanni XXII. e che f una e 1' altra si ponessero nella pub- 
blica Piazza insieme coli' armi dei Papa stesso e con quelle del 
Re Roberto principal capo de' Guelfi (3). Questa lettera però 
del Pontefice , che di tanto giubilo riempie i Foggiani , non 
solo «on trovasi scolpita in marmo , ma non se ne ha pur co- 
pia negli Archivii di quel Pubblico . Così Reggio soggettossi , 
benché per breve tempo, al Pontefice, e veggiamo di fatto, 
che il Cardinal Legato \ nominava il Capitano di Reggio (4) , ed 
esercitava altri atti, che al Sovrano , e a chi ne fa le veci, • 
convengono . E Reggio ebbe occasione di compiacersi di questa 
risoluzione , perciocché per alcuni anni , trattane una sorpresa., 
che nel 1324. alcuni Nobili fuorusciti e ribelli tenraron di fare 
al Castel d' Albinea, recando strage ed incendio all'intorno, e 
qualche picciolo incontro de' due partiti, in cui era divisa la fa- 
miglia de' Fogliani , non trovasi indicio di. guerra, che quel Co- 
mune dovesse sostenere. Abbiam veduto, che Passerino avea fat- 
ta pace co' Reggiani , ed essa fu ancor confermata a* 2. di Di- 
cembre del 1325. dopo la battaglia di Zappolino, di cui dire- 
ino tra poco. Qualche soccorso nondimeno inviarono i Reggia- 
ni alle Città Guelfe lor collegate, purché combatter non doves* 
sero contro di Passerino, e veggiamo perciò, ch'essi nel Set- 
Tom. II. Dd te ni- 



fi) Scripr. Rer. Izal. T. XI. col. 106. <i) Taccoli Mem. T. I. p. 277.^9, 
(«) 1}». T. XVUI. .sci. $4. .370. (4) Jb. p. 134. &c, 



2io MEMORIE STOR. MODENESI. 

tcmbre dello stesso anno 1315. richiestine dal Comune di Par- 
ma inviarongli cento soldati a piedi e cinquanta a cavallo per 
la guerra ch'esso aveva con Azza Visconti (1). Questa amici- 
zia tra' Reggiani e Parmigiani mi rende oscuro un passo dell' 
antica Cronaca di Reggio, ove allo stesso anno 1325. si narra, 
che a' 17. di Febbrajo i Parmigiani occuparono e distrusser Sab- 
bione nel territorio di Reggio , e che vi presero e uccisero quan- 
ti ivi trovaronsi „ e fra gli altri Giovanni da Cavriago , fuggiti 
essendone a tempo gli altri della stessa famiglia (2); e forse ciò 
deesi intendere di alcuni fuorusciti Parmigiani seguaci perciò del 
partito de' Gibellini . 

Della buona amicizia , che passava fra! partita Pontificio 
e '1 Comune di Reggio abbiamo anche un' altra pruova negli 
Atti e nelle Provvigioni dello stesso Comune all'anno 1324. 
Pandolfo e Ferrantino Malatesta con cinque lor figli e nipoti 
dovean per concession Pontificia esser solennemente onorati del 
cingolo militare» Essi perciò invitarono con loro lettera i loro 
amici Reggiani a intervenire alla magnifica Corte , che dovea- 
si tenere . I Reggiani ,. che ben conobbero il fine di questa 
lettera, deliberarono a' 4. di Aprile del detto anno, che in un 
regalo da mandarsi a' nuovi Cavalieri si dovessero spendere fino 
a ottanta fiorini d' oro , e che il regalo dolesse essere o una 
roba de scarlato foderata, de bom's varìs » o sefitem spate cortognenses 
deattrate & furnite argenta & auro . 

Non così Modena , che trovavasi allora in mezzo a due 
Città Guelfe, e perciò sue nemiche, Reggio e Bologna. E un 
di coloro, contro cui il Legato Pontificio moveva le armi, era 
singolarmente Passerino Bonaccolsi Signore di questa Città, con- 
tro di cui perciò e contro tutta la sua famiglia il Cardinal mede- 
simo pubblicò nel 132-5. una ternbii sentenza dichiarandolo ere- 
tico e scomunicato % e contro Modena ancora, rea di essersi per 
forza a lui soggettata, fulminò l'interdetto. Passerino ciò non 
ostante, benché sapesse df essere in- odio al Legato y avendogli 
questi ordinato di mandargli viveri e provvisioni a Piacenza , 
gliene inviò , mosso a ciò fare non solo dall' avidità del dena- 
ro > che perciò il Legato gli offeriva» ma anche dall'odio, che 

avea 



(1 Taccoii T. F. p. a6. 

(») Script. Rer. Ital. T. XVIII. col. 3*. 



CAPO VI. 211 

ivea contro ì Visconti , benché suoi alleati. Vedeva egli nondi- 
meno, che il Cardinale ideava di togliergli il dominio di Mode- 
na , e di farsene egli padrone . Perciò disponevasi a sostenerne 
gli assalti; e per prevenirlo cominciò a ordire segrete trame a 
danno de' Bolognesi di lui alleati . Francesco di lui figliuolo con 
alcuni esuli di quella Città e con alcuni Medici ed alcri uomi- 
ni ragguardevoli di essa avea concertato il modo, con cui im- 
padronirsi rdi Castelfranco. Di fatto a' 29. ; di Aprile, secon- 
do altri a* 29. 4i Luglio dello stesso anno 1323. qu e' Bologne- 
si , che a tal fine erano sedotti da' Bonaccoisi , spintisi improv- 
visamente sopra quel luogo , lo occuparono , € spedirono avviso 
a Bonaccoisi , che tosto coli' esercito verso colà si mossero per 
sostenerli . Ma mentre essi sono in viaggio, gli abitanti di Ca- 
stelfranco con tal coraggio si difesero contro quegli aggressori , 
che li volsero in fuga, e fattine molti prigioni gli appiccarono, 
e quindi con tal prestezza si apparecchiarono a ricevere i Bo- 
naccoisi , e a .respingerli , eh* essi furon .costretti a volgere ad- 
dietro (1) . 

Questo infelice successo fece conoscere a Passerino , che ì 
Bolognesi avrebbero contro di lui rivolte tutte le loro forze. 
Perciò allo stesso tempo, in cui accadde quel fatto, ei cominciò 
a far cinger di mura tutta la Città , e quindi nell'anno seguen- 
te 1324. furono esse innalzate dalla Porta di Albareto fino a & Q « *324» 
quella di Gaoaceto, e furon gittati i fondamenti di quelle dalla 
Porta di Bazzovara fino a quella di Città nuova, e questo lavoro 
fu fatto a spese di un Bartolommeo da Bazzovara ribello al Co- 
mune di Modena , i cui freni perciò dovettero essere confiscati . 
Il Vedriani -ci ha conservata un' Iscrizione in rozzi e barbari 
versi , che fu allor posta in una parte delle mura presso la Por- 
ta di Bazzovara, e che levatane nel 1553. P^ r ordine del Duca 
Ercole II. fu trasportata a Ferrara, e da Giambatista Buonacossi 
3uo Segretario , a cui donolla , fu incastrata nel muro della sua 
Casa (2) . Essa è la seguente : 

Anni progressi de Sacra Virgine Christì 

Mille trecentìs undenis cum duodenis 

Sub Marti s deno I'hcebo sìmul atque novena 

Dd 2 Quin- 



ci J.b. T. XI. col. 107. T. XIII. .col. 541. T. XVIII. col. 336. 
(1) T. IL p. a8o. 



^tz MEMORIE STOR. MODENESI. 

Quintili; mensis urbis murum Mutinensis 
Jusserunt fieri Raynaldus sic Butironus 
Mantua quos genuit illustre; de Bonacossis 
bnperiique vkes prediti* in urbe gerente; 
Et Afutin* Domini Franciscus nattts & ejus 
Rajnaldu; primum lapidem contexuit imum 
In titulis elaris Alutinx Princeps generali;. 
Questa Iscrizione medesima con due altre ad essa somiglianti, 
una alla Porta d'Albareto postavi l'anno 1314. ; l'altra a quel- 
la di S. Pietro postavi F anno seguente , si riportano dal Forci- 
roli nelle sue Memorie MSS. e da tutto ciò si raccoglie, che le 
mura, dalle quali fu cinta e difesa Modena fino alla nuova for- 
tificazione ordinata da Ercole II. furono opera de* Bonaccolsi, 
compite però nel 1380. come a suo luogo vedremo . E nuo^e 
Porte $r aggiunsero a sicurezza e a difesa de' sobborghi della 
€ittà ,. come raccogliesi dagli antichi Statuti delle Acque com- 
pilati nel 1327. (i)v 

Oltre le mura a sostener l' impeto de' nemici facea d' uopo 
ancora di molto denaro . Perciò Passerino ordinò un estimo ge- 
necale di tutti i terreni del- Contado di Modena , il che fu fat- 
to con tal crudeltà , che i miseri Contadini tratti innanzi al 
Vicario di Passerino erano a forza di tormenti costretti a dare 
alle lor terre un valore al doppio del vero-. Recatosi innoltre 
Passerino a Palazzolo nel Cremonese nel Gennajo del 132.4. 
fece ivi un congresso col March. Rinaldo d' Este , con Cari 
dalla Scala , con Galeazzo Visconti , e cogli Ambasciadori del 
Comun di Firenze , e delle Città Gibeiline di Lombardia * e 
giurarono insieme costante lega contro le armi del Legato , e 
fin dal precedente Dicembre aveano essi stabilita lega in Ferra- 
ra cogli Ambasciador dell' Imperadore , e- anche, nel Giugno una 
particolar lega aveano stretta i Bonaccoki cogli Estensi , di cui 
conservasi l'atto nel Segreto Archivio Estense. Finalmente per 
render sempre più forte il suo trattato, ef fece , che si riunis- 
sero in pace i Guelfi e i Gibellini della Provincia del Frigna- 
no ; e perchè que* di Monzone parvero- mal disposti a questa 
riunione, Passerino colà recatosi coli' esercito^ nella primavera 

del 



mtm m * ki t., .i m ■ i . i -^— *- 



I R'Jbr- XX XI rì. 



CAPO VI. 21? 

«fef f $£4. • ottenne, che quel Castello gli si arrendesse, ed egli 
affidonne il governo al suo figlio Francesco , al quale Y anno 
precedente avea conceduto 1* impiego e F autorità di Capitano 
Generale di Modena (1). 

Ne il Card. Bertrando Legato cessava frattanto di adoperarsi 
egli pure in raccogliere nuove forze per sostenere la guerra ; e 
perciò a' zo. di Febbrajo del 1^24. scrisse una lettera al-' Comu- 
ne di Reggio, in cui, dopo aver rammentate le sue fatiche nel 
liberare la Lombardia dall' oppression de' Tiranni, com'egli dice, 
e dopo aver rammentata la lega, che questi poco prima stretta 
aveano tra di loro contro la Chiesa, lo esorta a spedire suoi 
Ambasciadori a Piacenza pel giorno 25. di Marzo , affine di 
concertare con essi le opportune difese . Non sappiamo , se que- 
sta adunanza si tenesse in Piacenza. Ma una se ne T tenne in 
Bologna nel seguente anno 132J. , a cui intervennero gli Am- j^ , 32 ^ 
feasciadori delle Città Guelfe , cioè di Parma , di Reggio , di 
Piacenza , di Bologna , di Firenze , di Padova , di Trevigf , di 
Rimini , di Cesena , di Faenza , d' Imola , e di Brescia . Ivi si 
stabilirono le nuove leve di truppe , che doveano farsi ; e deter- 
minossi ancora , che alla prima adunanza , che dalle Città medesi- 
me far si dovesse , fossero anche invitate le Città di' Perugia i di 
•Ravenna, e di Siena, e quante altre erano di parte Guelfa (2} . 

Così disposta ogni cosa scoppiò nel 1525. la guerra tra Pas- 
serino e gli altri Bonaccolsr e i Modenese Gibellini da una parte 
contro il Legato Pontifìcio e contro i Bolognesi e i Modenesi 
•Guelfi e fuorusciti dall'altra. Tra questi tenevano uno de' più; 
distinti luoghi i Nobili da Sassolo , che dà più anni erano stati 
esclusi dalla Città .- E contro di essi cominciò Francesco Bon ac- 
colsi Capitano di Modena a rivolger le armi. Oltre Sassolo pos- 
sedevano essi Fiorano, Montegibbio, e più altri Castelli nelle 
circostanti Colline . Francesco Bonaccolsi adunque , benché non 
fosse ancora spirata una tregua co* Sassolesi conchiusa nel mese 
di Giugno, mosse con tutto l'esercito contro il Castel di Fiora- 
no, e per otto giorni lo travagliò' con mangani e con altre mac- 
chine militari , finché i difensori , capo de' quali era Sassolo da 
Sassolo e il suo figlio Bernardino , assicurata la salvezza della 

lor 



m i ,- 1 1 1 n'i 1 11 11 



(t) Script, Rcr. Trai. T. XVHI. col. Sa. io?. T. X*. «ok 384, &«, 
(r) Tacccii T. I. p. 335» 



2i 4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

lor vita e della lor roba, gli si arrenderono. Il Castello fu di- 
rupato e distrutto , e allora si passò a stringer il Castel di Sas- 
solo , al qual assedio trovaronsi , oltre Passerino e Francesco 
Bonaccolsi , anche Can dalla Scala e il March. Obizzo d' JEs.te fra- 
tello del March. Rinaldo. Otto giorni durò ancor questo assedio, 
passati i quali per trattato fatto cogli assediati e con Giovanni 
ed Azzo da Sassolo , che ne erano i condottieri , e a' quali fu 
permesso di uscire con tutti i loro equipaggi, questo Castello 
ancora venne alle lor mani, singolarmente perchè quegli abitan- 
ti mal volentieri soffrivano di essere per cagione 4e\Jor padroni 
ridotti a tali strettezze ; e finalmente quello ancora di Monte- 
gibbio , ove erasi ritirato Sassolo col figlio , dovette loro .arren- 
dersi , e fu spianato, e interrate ne furon le fosse (i) . 

Mentre le truppe de' Bonaccolsi riportavano tanti vantaggi 
contro de' Nobili di Sassolo , i Bolognesi alleati de' secondi usci- 
rono in campo , e si diedero a scorrere a mano armata le Vil- 
le e i distretti di Albareto, di Sorbara , di Roncaglia, di Sola- 
ra , di Limiti , di Soliera, di Camurana , e quello di Quaranta- 
la, soggetta allora a Modena, e quindi ancora si spinsero ver» 
so la collina, ed espugnata la Torre della Nizzola la rovesciaro- 
no al suolo e spianaronla. E oltre i' impegno di favorire i loro 
alleati, erano essi a queste ostilità animati da una ietterà ad es- 
si scritta dal Papa , nella quale dicevasi , che essendo Messer Pas- 
serino Signor di Modena ribelle di Santa .Chiesa , fosse .lecito ,a cia- 
scuna persona di poter danneggiarlo nel? avere e nella persona , Jando 
a chiunque certa perdonanza , come se andassero oltra mare a ricupera- 
re il Sepolcro . (2) Appena e possibile il descrivere ie crudeltà , 
che accompagnarono questa guerra. Dovunque giugnevan le trup- 
pe nimiche , ogni cosa mettevano a ferro e a fuoco , e gli in- 
felici contadini , senza riguardo, ad età ed a sesso , erano o fat- 
ti prigioni, o trucidati barbaramente, e come se le spade e le 
fiamme non recasser bastevol danno , i Bolognesi fecero un ta- 
glio nel Panaro in un luogo detto Volta Salara, per cui in oc- 
casione di pioggia , uscendo impetuosamente le acque del fiu« 
me , tutte allagavano e sommergevano le circostanti Ville . Ma 
ì Modenesi ebbero presto occasione di fare memorabil vendetta 

de- 



fi) Script. Rer. r tal. T. XI. co!. 108. T. XVIII. col. 36. T.X V. col. 385. 
la) Ib. Tom. XVUI. co!. 538. 



C A P O VT. 215 

degli insulti e de* danni ry che ricevuti aveano da' Bolognesi (1). 
A* 29. di Settembre venne facto a' Modenesi coli' ajuto di 
alcuni esuli Bolognesi di impadronirsi di Monteveglio,. Castello 
di somma importanza v perchè posto sul confine di Modena , e 
da- cui potevasi agevolmente infestare la collina non meno che 
Ut pianura Bolognese. Appena se ne ebbe T avviso in Bologna,, 
che decapitati afcuni.de' Monte vegliesi sospetti di tradimento, e 
caduti nelle mani del Comune , si armò tosto l'esercito per an- 
dare a stringerlo di assedio e riacquistarlo . Di fatto- fu questo 
uno* de' memorabili assedii di queir età,, perciocché durò un me- 
se e mezzo, e Monteveglio sarebbe ricaduto in poter de' Bolo- 
gnesi , se Passerino , detto dal Griffoni pessimo e maledetto , non 
ne fosse volato al soccorsa. Eran con lui Azzo Visconti , Can 
dalla Scala , if quale però tornossene a Verona prima della bat- 
taglia , perché mal volentieri soffriva di star col Visconti , il 
Marchese Rinaldo d' Este , a cui Passerino diede 1' Imperiale 
stendardo dichiarandola con ciò Capitano generale , con numero- 
se truppe Modenesi, Mantovane, Ferraresi, e Tedesche, e con 
molti fuorusciti; Bolognesi , tra' quali erano i figli di Romeo Pe- 
poli, e Testa de' Gozzadini, con molti Frignanesi, le quali trup- 
pe però secondo il Morano non oltrepassavano cinque mila fan- 
ti e due mila cavalli , laddove \' esercito Bolognese secondo lo 
stesso Scrittore era di venti mila fanti e due mila cavalli ; an- 
zi secondo it Bazzano, i Modenesi erano otto mila fanti e due 
mila cinquecento cavalli , e i Bolognesi trenta mila fanti e mil- 
le cinquecento cavalli raccolti da Firenze e dalla Romagna e 
condotti da Malatestino Malatesta da Rimini dichiarato Capitan 
generale dell'esercito de' Bolognesi . Era questi accampato pres- 
so Bazzano , aspettando , se mai si offerisse occasione opportu- 
na di sorprendere Monteveglio ,. e il March. Rinaldo dopo aver 
dato il guasto a contorni di Vignóla, Castello occupato da'fuo- x 
ruseiti Grassoni , cercava il modo' di introdurre soccorsi e vive- 
ri nell'assediato Castello. Dopo' più inutili tentativi cominciava 
Passerino a disperar dell'impresa, e recatosi alla tenda del Mar- 
chese Rinaldo , ove erano adunati i primarii Ufficiati , disse lo- 
ro , che vedeva impossibile il soccorrere Monteveglio, che per- 
ciò ei pensava» che convenisse mandare segretamente avviso a^ 
ìUUv&) ■ • que' 



{\j Ib. T. XI. col. 109. 



J» 



2*6 MEMORIE STOR. MODENESI, 
que bravi difensori , che vedessero di provvedere in qualche mo* 
do alla loro salvezza , e poscia levare il campo , e tornarsene 
a Modena. Il Marchese Rinaldo all'udir ciò, levatosi sdegno- 
samente in piedi , disse , eh' egli e il March. Gbizzo suo fratel- 
lo erano stati chiamati a questa spedizione , e che Passerino 
avea a lui fatto V onore di dichiarar/o Capitano Generale : co- 
me dunque ardivasi ora di progettare un sì vergognoso ritorno 
a Modena? Ei certo non vi avrebbe mai consentito , e ancor- 
ché rimanesse solo co' suoi Ferraresi , non sarebbesi di colà par- 
tito senza combatter co' Bolognesi . Il coraggio del March. Ri- 
naldo eccitò quello di Azzo Visconti , il qual protestossi di vo- 
lergli esser compagno in ogni pericolo. E allor Passerino, ver- 
gognatosi del suo timore , si esibì egli ancora pronto a tentar 
la sorte dell'armi. Il Marchese Rinaldo allora, a cui tutto do- 
vetesi il felice successo di quella giornata , ordinò , che i car- 
ri e gli attrezzi militari si mandassero al Castello di Monte- 
Vecchio 5 (quello probabilmente,, che or dicesi Castel vecchio) 
ove pose un buon presidio , e ove fece gittare un ponte per 
trasportare <li là .dal Panaro i carriaggi. Quindi chiamati alcuni 
de' suoi Ufficiali Ferraresi, dopo avere loro rammentato , che 
ad essi sarebbe stato attribuito principalmente il lieto o funesto 
esito di quel giorno, ordinò loro, che di nottetempo gridasse- 
ro all'anni, fingendo di esser da' ninnici attaccati, che tutto 
1* esercito sarebbe allora accorso alla sua tenda , per vedere che 
fosse ciò ; ma che essi invece movesser dal campo , e andassero 
verso Marano, ivi passassero il Panaro , e si volgessero verso 
Guiglia avanzandosi fino alla fossa della Muzza, e che giunti- 
vi gliene desscr segnale col fuoco e col fumo. Così ^ssi fecero, 
e quando il Marchese veduto ebbe iì segno, mosse tosto coli" 
esercito, e passando presto il Panaro, la Muzza e la Samoggia, 
trovossi in faccia al nimico. Volevano i combattenti venir tosto 
alle mani , ma il Marchese intimato silenzio alle truppe prese a 
parlare ; e i Tedeschi , come dice il Cronista Estense , a cui 
dobbiamo questo minuto ragguaglio , gli andavan frattanto di- 
cendo : Her Marco f , dir gajard; cioè Signor Marchese parlate for- 
te , che noi stani pronti ad ubbidirvi. Egli dunque ordinò, che 
Azzo Visconti e Passerino si volgessero contro i J&alestrieri Bo« 
lognesi ; un certo Gangalando con ducento cavalli gli assalisse 

ai 



CAPO VI. 217 

at fianco dalla parte di Oliveto ; ei si riserbo ad urtare il gros- 
so dell'esercito. Così disposta ogni cosa cominciarono i Tede- 
schi a gridare : Viva viva il nostro Capitano . Il Marchese diede 
a tutti il motto di guerra , che fu S. Giorgio , e allora tutto 
l'esercito gridando ad alta voce: alla morte, alla morte i cani > si 
spinse con tal furore contro de' Bolognesi , che quella fu una 
rotta non una battaglia . Il giorno di questo memorabil fatto , 
che prese il nome dalla Villa di Zappolino, presso cui accadde, 
fu il 15. di Novembre del detto anno 132.5. I Cronisti Bolo- 
gnesi confessano, che più di mille furono i morti dalla lor par- 
te, ed altrettanti i prigioni. La Cronaca Estense dice, che tra 
morti e feriti furono circa tre mila , e il Morano assai più ne 
accresce il numero facendone morti circa tre mila f e presi più 
di mille cinquecento. Due mila ne fa morti il Bazzano, e nel 
numero de' prigioni convien col Morano ; e una Cronichetta 
pubblicata dal Sig. Ve rei fa giungere la perdita de' Bolognesi fi- 
no a dieci mila . Pietro Azario , che scriveva dopo la metà di 
quel secolo , afferma , che anche a' suoi giorni vedevansi qua* 
terreni coperti d'ossa d'uomini e di cavalli in quella battaglia 
uccisi. Trai morti nell' esercito de' Bolognesi furono Albertino 
Boschetti fuoruscito di Modena , e due Beccadelii fuorusciti di 
Bologna. Trai prigioni furono Sassolo da Sassolo, Iacopino e 
Gherardo Rangone , Angiolo da S. Lupidio Podestà di Bologna , 
il Generale dell' esercito Bolognese Malatestino de' Malatesti , 
Lippo Pepoli , Paolo Malvezzi , Gherardo Zambeccari , Tomma- 
so Torelli e un suo fratello, Francesco Lambertini , e molti al- 
tri delle più nobili famiglie Bolognesi , tra' quali i più distinti 
condotti a Modena , e chiusi in una torre per carcere , vi stet- 
tero undici settimane . Quattro o sei soli tra essi volle il Mar- 
chese Rinaldo avere presso di se, come suoi parenti ed amici, 
tra' quali dovettero essere i due Rangoni , cugini di Alda sua 
madre, de' quali Gherardo solo l'anno precedente, àllor quan- 
do vide gli Estensi unirsi in alleanza co' Gibellioi, , erasi da lor 
distaccato, lasciando Ferrara, e venendo a mettersi sotto la pro- 
tezione del Comun di Bologna , come ci mostra un decreto da 
questo fatto a* 23. di Gennajo del 1324. La preda fu corris- 
pondente alla strage . Mille e più cavalli , tutte le tende , 
tutte le armi , e tutto 1' equipaggio cadde in mano de' vinci.; 
Tom. IL E e to- 



\ 



n3 MEMORIE STOR. MODENESI. 

tori , e ii prezzo ne fu stimato oltre a ducento mila fio- 
rini (i) . 

Di questo fatto medesimo abbiamo un* altra relazione nelle 
Istorie Pistojesi pubblicate dal Muratori (i), e un'altra ancor più 
minuta nella Cronaca di Giovanni Villani, e come essa è in 
parte diversa dall' altra , e ci svolge alcune circostanze del fat- 
to , che non trovansi altrove , non sarà discaro > io spero , che 
qui se ne riporti quel passo , anche per lo stile elegante , con 
cui esso è scritto. Nel detto anno, dicesi ivi (z) y del mese di Lu- 
glio , i Bolognesi fcciono toste per contrastare la rapinata di Messer 
Passerino , signore di Mantova & di Modena & de gli altri Tiran- 
ni di Lombardia , ef erano nel Contado di Modona , acciocché non po- 
tessero mandare ajuto a Castracelo , né al Borgo a San Donnino ; ma 
più per tema che non entrassero nel loro Contado , & però non man- 
darono ajuto nelì boste de Fiorentini , se non dugento cavalieri. Et 
sentita loro partita la ragionata di Modena , valicarono la Seo [ferma , 
e d' intorno a Modona feciono danno assai per cavalcate , & tornarsi 
in Bologna . Ma come ì Fiorentini furono sconfìtti ivi a pochi di , 
'oc adi 2i. di Settembre-, i rubelli di Bologna di casa i Galluzzi , 
ér figliuoli di Romeo de'- Pepo li con la forza di Messer Passerino rw- 
bellarono a Bolognesi il Castello di Monteveglìo alla montagna . I Bo- 
lognesi vi cavalcarono , popolo & cavalieri , & posonvi /' assedio , & 
riebiesono tutti i loro amici di Toscana e di Romagna , & ri feciono 
il fosso , che si chiama la Muceia di qua dalla Scoltenna, che tiene 
dal monte al piano, per loro sicurtà, ér erano f toste de' Bolognesi be- 
■ ie 22. centinaja di cavalieri colle loro e avallate , & bene 30. mila 
pedeni , che per comune v erano quelli della Città. Messer Passerino 
fece sua ragunata , che vi venne la gente di Messer Cane da Verona 
'.un seicento cavalieri, & Marchesi da Bti con 400. Cavalieri, sì che 
v aveva bene 18. centinaja di cavalieri, & erano a campo di là dal 
fosso della Scoltenna , badaluccandosi spesso per fornire il Castello , & 
passare il fosso; & Bolognesi si teneano francamente. Alt uscita d Ot- 
tobre Azzo Visconti , che se ri andava a Milano con sua gente-, si di- 
morò in servigio di Messer Passerino , & ancora Castruccio li mandò 
ducento Cavalieri , sì che con ventotto centinaja di cavalieri furono i 

tiran- 



(1) Ib. T. Xr, co!, fa T09.T. XV. (2) *b. T. XL col. 428. 
? tó. &c. ite. T. XV*£. col. 312. T. (3) Ib. T. XUI. col. 588. &c 
XVIil. col. a?. 



CAPO VI. *i9 

tiranni di Lombardia , quasi i più Tedeschi. I Bolognesi reggendosi 
così stretti, & dallo assedio del Castello non si voleano partire anco- 
ra , mandarono per ajuto a Fiorentini . Non guardando al loro grande 
bisogno mandarono loro dugento cavalieri , & mandarogli pregando per 
Arnbascìadori , che si ritraessero , & non si mei tessono a battaglia , * 
quali se ne fecion be{fe , rimprocciando i Fiorentina di loro virtude « 
Poi adi 3. di Novembre quelli di Messer Passerino valicarono la Scoi- 
tenna , & in parte ruppono il fosso , é 1 valicaronne di loro ; ma per 
forza dal popolo di Bologna furono rispinti, & nsn poterono fornire il 
Castello . leggendo Messer Passerino & li altri Capitani , che non pò» 
tieno passare , fecero vista di dipartire ? hoste 3 & grande parte tor- 
narono a Modena, poi feciono vista di porre assedio al ponte di San- 
to Ambruogio . / Bolognesi lasciarono alla rotta ad fosso i Romagnoli 
e Fiorentini , cV erano da cinquecento cavalieri , & vennero parte di 
loro cavalieri verso il ponte . Messer Passerino & sua gente vedendoli 
sparsi, cavalcarono astutamente di là dalla Scoltenna verso il Castello, 
& Bolognesi da loro parte seguendo ; ma prima eh* e Bolognesi , giun- 
sero i loro nemici, ov era stata la rottura del fosso , & più fiebole* 
I Romagnoli & Fiorentini , che v erano alla guardia , mandarono alla 
cavalleria di Bologna per ajuto : lentamente vi vennero . La gente di 
Messer Passerino per forza valicarono il passo , & cominciarono la 
battaglia. I Bolognesi veggendo V assalto , poco ressero, ma incontanen- 
te si misero alla fuga , & que cotanti , che r essono , che furono i 
Romagnoli e cavalieri de Fiorentini , & usciti di Modena , furono mal 
menati , che più di cinquecento a cavallo e più di 1600. a pie *vi 
rimasero tra presi & morti . I Bolognesi picciolo danno v ebbono a 
comparazione della loro grande hoste , cF e cavalieri si fuggirono in- 
verso Bologna , & il popolo alle montagne & alle loro Castella ; ma 
da 27. de' buoni della Terra e il loro Podestà vi rimasero presi , & 
Messer Malatestino , & quattro de' migliori usciti di Modena Capitani» 
Ft questa sconfìtta fu a pie di Mont eveglio dopo Nona adì 15. di 
Novembre 1325. 

I vincitori approfittandosi di sì solenne vittoria inseguiro- 
no i vinti , che qua e là sbandandosi si andavano ricoverando 
ne' Castelli di Bazzana , di Savignano , di Oliveto , di Serrati- 
le , di Crespellano , e di Piumazzo , e fecero molti altri prigio- 
ni , finche venendo la notte furon costretti a sospendere il pas- 
so. Fermaronsi adunque altri presso Bazzano , altri presso Cres- 
pellano , il qual secondo Castello il dì seguente arrendetesi a 

E e 2 Pas- 



ette MEMORIE STOR. MODENESI. 

Passerino , e fu poscia per comando di lui spianato , e incen- 
diate ne furon tutte le case con quelle ancora delle circostanti 
Ville . (Quello ancor di Bazzano venne in potere di Passerino , 
le cui truppe allora recando da ogni parte rovina ed incendio , 
s' innoltrarono fino al Borgo di Panicale tre miglia lungi da 
Bologna , e di là scorrendo tutto all' intorno misero a sacco e 
fuoco le Ville della Samoggia , di Unzola, di Rastellino, di 
Argeiata , di S. Giovanni, di Castelfranco, di Manzolino , di 
Piumazzo , e altre di que' contorni . 11 Ponte del Reno an- 
cora fu da essi rotto in tre luoghi, e guasta la chiusa, che 
conducevane 1' acqua a Bologna . E aggiugnendo a' danni gli in- 
sulti , le truppe Modenesi e le loro alleate giunsero devastando 
ogni cosa fino alle porte della Città , e ne svelsero una delle 
catene . A maggior vergogna e confusione de' vinti si fecero , 
come narrasi ancor dal Villani, quattro corse di cavalli dal Pon- 
te di Reno fino alla Porta di Bologna , una a nome del Co- 
mune di Cremona, un'altra di Azzo Visconti, le altre due de* 
Comuni di Ferrara e di Modena . Né paghi di ciò i vincitori 
giunser per fino a piantar le tende sulle fosse dell' umiliata Bo- 
logna ; e a far ivi mercato de' prigionieri fatti nella battaglia , 
vendendoli come bestie a chi più offeriva. Finalmente a' 17. di 
Novembre , dopo sì solenne vittoria tornando a Modena ricupe- 
rarono anche il Ponte di S. Ambrogio, che per molti anni era 
stato in potere de' Bolognesi . (1) 

Benché la Storia non debba far conto delle tradizioni favo- 
lose , che la credulità di alcuni Scrittori vi ha frammischiate , 
non debbonsi però ommetter del tutto , quando singolarmente 
può indicarsene il fondamento . Il Tassoni ha renduta celebre 
col suo Poema la Secchia , eh* ei dice tolta da' Modenesi a* Bo- 
lognesi nelle guerre seguite a' tempi di Federigo II. Di questo 
fatto nulla hanno le antiche Cronache , ne gli autentici monu- 
menti . Solo nella Cronichetta , che dicesi di S. Cesario , per- 
chè fu ivi trovata V anno 1525., e di cui s' ignora l'autore e 
1* età, ricordasi questo fatto ali* anno 132.5. Nota che II Modo- 
nesi romeno li Bolognesi et zente cf arme a Capolino , et li dettero 
una gran sconfìtta , et poi li andorno dietro a quelli che fuggirono 
fin dentro da Bologna , et gli tolseno una secchia , che era dentro de 

»■ ni » 1 ._■ ■■_■ — j 

CO Ib. T. Xf. col. no. 



CAPO VI 221 

Bologna in stra S. Felice, & poi ritomomo indietro con dita secchia, 
la quale ancbora si è in t archivio de S. Gtminiano, et quando Mode- 
nesi ritornavano indietro , loro guardavano per li pozzi pe? veder 
sei vi era ascoso niuno Bologneso, et tutti li amazavano , et sappi cbe^ 
gè ne ritrovorno assai. Se questa Cronaca fosse stata scritta a que 
tempi, o poco lungi da essi, il racconto meriterebbe fede. Ma 
ignorandosi , quando ne vivesse V autore, non possiam rimirar- 
la come autorevole documento , e il fatto della Secchia rapita ciee- 
si annoverare tra quelli , che non è inverisimile , che accades- 
sero , ma che non si pruovano abbastanza veramente accaduti . 
Conobbero i Bolognesi , che non era loro possibile il so- 
stenersi più lungamente contro sì possenti e sì insuperbiti nimi- 
ci ; e perciò al principio del seguente anno 1326. miser parole An « I 3 2Ó « 
di pace ; e ognuno potea lusingarsi , che dopo tanti vantaggi i 
Modenesi avrebbon conchiuso un trattato corrispondente alle fe- 
lici lor circostanze. Ma essi in questa occasione ancora conob- 
bero , che era lor destino di non far mai trattato vantaggioso 
co' Bolognesi . Questi consegnarono a Passerino dodici ostaggi , 
che da lui mandati a Mantova ivi furono trattenuti , finché e- 
gli ebbe vita. I prigionieri Bolognesi furono liberati, e con es- 
si ancora i fuoruscici Modenesi loro alleati , trattone Sassolo da 
Sassolo , il quale trasportato nelle carceri di Mantova ivi morì 
per veleno datogli da Passerino . Venendo poscia a' luoghi da* 
Modenesi conquistati , questi furono di sì dolce tempra , che 
renderono a' Bolognesi non sol Montevegh'o , ma ancor Razza- 
no e Savigrrano , luoghi per tanti secoli da essi legittimamen- 
te posseduti , e su' quali altro titolo produrre non poteano i 
Bolognesi , che il Laudo di Bonifacio Vili, mentovato a suo 
luogo . Altro frutto dunque non colsero i Modenesi da tante 
vittorie , che ricuperare Nonantola e il Ponte di S. Ambrogio , 
e la Torre d,i Canoli nel Finalese , occupata già per tradimento 
da' Bolognesi dodici anni addietro ; e la condiscendenza de' Mo- 
denesi andò tant* oltre , che per ricuperare questa picciola parte 
de' loro antichi possedimenti pagarono a' Bolognesi tre mila li- 
re : summa certe , conchiude questo spiacevol racconto il Morano , 
negligentia Mutinensium , qui passi sunt tantam partem agri sui sibi 
•ccupari a Bononiensibus fi). 

Al- 

*— " < »^»— — — » I I I— «— I — — I I I 1 I I 1 I I I T— <— 1» 

fi) lb. col. in. T. XVUL col. 37 . 



171 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Almeno avessero essi con sì svantaggioso trattato assicurati 
a' Modenesi una stabile tranquillità.. Appena erasi esso conchiu- 
so a' 28. di Gennajo , che poco oltre ad un mese dopo, cioè 
agli 8. di Marzo, Verzusio Landò condottiere delle truppe Pon- 
tifìcie, venendo dal territorio di Parma, accostossi a Sassolo oc- 
cupato , come si è detto , V anno precedente da Passerino , e 
si accampò intorno al Castello , apparecchiando gli attrezzi mi- 
litari per batterlo ed espugnarlo. Ma gli abitanti, o perché non 
si credessero forti abbastanza, o perchè amasser meglio il gover- 
no della Chiesa che quello di Passerino, otto giorni dopo con- 
segnarono il Castello al Landò , il quale di là mosse verso Ma- 
ranello, e dopo molta resistenza e un sanguinoso combattimento 
se ne fece padrone . Innoltrossi poscia verso Spezzano e Gorza- 
r.o , e amendue que' Castelli spontaneamente gli si arrenderono. 
Finalmente recatosi sotto Castelvetro , lo strinse di assedio ; e 
avendolo preso a forza, tutti ne passò a fli di spada i difensori, 
trattine i due Podestà Inghiramo da Gorzano e Loderengo daSola- 
ra . Queste spedizioni lo occuparono fino al Luglio. Frattanto 
egli uni al suo esercito i Mobili fuorusciti di Modena, i Rango- 
ni , i Pichi , i Sassolesi, i Grassoni, i Savignanesi , i Guidoni, 
e i Boschetti con tutti i loro seguaci , i quali non volendo es- 
ser soggetti al Bonaccoisi , eransi ritirati a Bologna, e alcuni 
di essi erano anche entrati agli stipendi di quel Comune , del 
che abbiamo indici© in una carta de' 3. di Ottobre del 1316., 
in cui il Podestà di Bologna affida la custodia di due Battifolli 
a Nobili Militi Rodolfo de Garzoni e Manfredino da Ganaceto , 
e a Grazia da Fiorano , assegnando a ciaschedun di essi quat- 
tro cavalli d' armi , quattro uomini a cavallo , e due ronzini 
(1). Io ho anche pubblicato altrove un Documento di questi tem- 
pi medesimi, in cui molti Modenesi presentami al Card. Legato , 
o aii' Abate di Nonantola da lui deputato, e gli chiedon 1' as- 
soluzione del fallo commesso nel seguire il partito contrario al- 
la Chiesa (2). 

Fattosi in tal maniera più forte il Landò spinse a 3. di 
Luglio le sue truppe contro il sobborgo di Città nuova con tal 
rovina e strage, che fuggendone gli abitanti , e ricoverandosi in 
Città , furono da nimici inseguiti per tal maniera , che alcuni 

di 



(ij Arch. dell' Opera Pia gencr. (i) Stor. Nonant. T. II. p. 413. 



C A P O V I. 223 

di questi entrarono fin dentro le porte , e due ne furono ucci- 
. si presso la Chiesa de' Romitani . Accampossi Verzusio nello stes- 
so sobborgo , e per meglio difendervisi il cinse di alte fosse ; 
del che avvertiti i Modenesi , affinchè egli non occupasse gli 
alcri sobborghi di Ganaceto e di Albareto, essi medesimi gli in- 
cendiarono , senza lasciarne in piedi pur una casa . Di questo 
assedio abbiamo un' interessante memoria nel Codice altre volte 
citato del Monastero di S. Chiara, il quale sarebbe stato interamen- 
te distrutto , se la coraggiosa religione della Badessa Giovanna 
de' Rangoni non 1* avesse impedito ; e questa relazione , che 
pubblicheremo tra' Documenti , ci farà ancora conoscere , che 
il Landò non era uomo sì snaturato e feroce, come alcune 
Cronache ce! rappresentano . Egli frattanto andava colle sue trup- 
pe scorrendo pel territorio ; e tale spavento spargeva per ogni 
parte, che que' di Formigine gli inviarono Messi a soggettargli*!, 
e poscia l' un dopo l'altro tutti i luoghi e le Ville del territorio 
a lui si arrenderono; e rimasero a Passerino fedeli nella pianura 
i soli Castelli di Carpi, di Campogalliano, del Finale, di S. Feli- 
ce , e di Spillamberto . Ma le truppe Pontifìcie, dappoiché esse 
si furono ritirate dal sobborgo di Città nuova , arsene prima 
tutte le case , recatesi a Campogalliano , Io espugnarono , oc- 
cupando la Torre de Carretti , che fu data alle fiamme colla 
morte di molti , che ivi erano . Accostaronsi poscia a Carpi , e 
per più giorni lo assediarono , scorrendo frattanto e deva- 
stando tutto all' intorno i distretti di Limiti e di Soliera per 
tal modo' , che nel territorio di Carpi furo-n più di seicento 
le case , che divenner preda delle fiamme . E quindi spargen- 
dosi anche nelle montagne il terrore delle armi Pontificie , i 
Castelli di Marano e di Guiglia spontaneamente soggettaronsi 
al lor condottiere Verzusio (1) , le cui truppe di tale spavento 
riempirono tutto il territorio , che i Contadini in gran parte V 
abbandonarono ritirandosi in Città, donde fu poi d' uopo il cac- 
ciarli , perchè essa non fosse affamata. A queste calamità si ag- 
giunse un' orribil pestilenza , che desolò Modena fatalmente , e 
di cui ci è indicio lo straordinario numero di testamenti , che sot- 
to quest' anno trovasi ne' pubblici Registri , ne' quali puref si ha 
un' altra ptuova della povertà, a cui questa Città era allora con- 
dot- 



to Ib. T. XI. col. ni. ec. T. XV. col. 587. T. XV HI. col. 37. 



i2+ MEMORIE STOR. MODENESI. 

dotta; poiché vi si trovano presso a settanta stromentì di debi- 
ti contratti da moki Cittadini di Modena con due Mercanti Ve- 
neziani per somme da questi loro prestate . 

Frattanto il Cardinal Bertrando Legato, volendo colla sua 
presenza confermar sempre più alla Chiesa i nuovi possedimenti, 
e stenderli ancor maggiormente, dopo aver fatto prender possesso 
della Città di Reggio a' 4. di Ottobre dello stesso anno 1326., e 
dopo avervi mandato a' 29. dello stesso mese Aucut del Balzo 
condottiere delle sue truppe, vi venne egli scesso a' 27. di Gen- 
An. 1317. na J° ^ 1 Ì 1 7- e vi si trattenne otto giorni , e ne prese il gover- 
no . Veggiam di fatto , che negli Atti del pubblico Consiglio 
dell' anno stesso si nomina : Sapiens & discretus vir D. B.rrtbolo- 
mxus ds Prevedinis de Mutino, Jitdex & Vicarius Nobilis et potenti! 
JWilitis D. Heliae de la Rocca prò S. Rom. Ecclesia vacante Imperi* 
civitatis & districtus Regiì Reaoris generalis . Trovò il Legato , 
che le sue truppe aveano ne' precedenti giorni, cioè a 6. di Gen- 
naio, riportato un vantaggio . Passerino de' Bonaccolsi avea oc- 
cupato Castellarano , e vi avea posto a governarlo Azio da P^o- 
deglia , il quale aveane affidata la custodia ad alcuni da Baiso. 
Questi probabilmente sedotti dall' oro del General Pontifìcio 
congiurarono contro di Azzo , e nel detto giorno , mentre egli 
giacevasi tuttora in letto, gli si avventarono contro per uccider- 
lo . Balzò egli a terra, e fuggendo salì sulla torre, da cui git- 
tossi a basso, sperando così di salvarsi. Ma era sì alta, eh' ei 
giunse al suolo- già morto. Guido Savina da Fogliano accorse 
tosto colà , e per mezzo di alcuni contadini , i quali si teneva- 
no fedeli al defunto Azzo, occupò il Castello, ma poscia il 
General Pontificio ottenne da entrarne al possesso , e di scema- 
re in tal modo le forze di Passerino (1). 

Contro di lui e contro i Modenesi da lui dipendenti era- 
no allora rivolti principalmente gli sforzi delle armi del Lega- 
to. Egli da Reggio, senza toccar Modena, passato a Bologna, 
videsi venire incontro fino alla Torre della Samoggia il popolo 
tutto e il Clero e i Dottori vestiti nobilmente di porpora. Di 
porpora parimenti erano ornati il loro carroccio non meno che 
i buoi e i bifolchi , che lo conducevano. Ma egli osservò, che 
le bandiere erano nere, e chiestane la cagione, gli fu risposto, 

che 

I I . . ■ L I I ' 

(i) lb. T. XVm col. 38. 



CAPO VI. 225 

che ciò era in memoria della fatale sconfitta di Zappolino , dì 
cui perciò chiedevano , che il Legato, a dispetto delia pace nel 
precedente anno conchiusa, prendesse vendetta. Egli loro il prò» 
mise, ed entrato in Bologna, di cui a nome del Papa agli 8, 
di Febbraio ricevette solennemente il dominio , cominciò a met- 
tere in opera tutti i mezzi per soggiogar Modena. E il primo 
fu la seduzione e il tradimento. Le promesse e il denaro indus- 
sero molti Guelfi non meno -che Gibellini di Modena , capo de* 
quali era Tommasino da Gorzano, a ordire un trattato, per 
cui la Città dovea consegnarsi al Cardinal Legato, e a Zappi- 
no Pico dalla Mirandola, e a ^Boschetti, tutti con lui collega- 
ti. Il trattato fu conchiuso a' z. di Aprile, ma ii dì seguente 
fu scoperto . Tommasino da Gorzano e Alberto da Soliera , © 
secondo altri da Solara, uno anch' egli de' capi, arrestati e chiu- 
si in carcere , e fatto loro il processo , furono pubblicamente de- 
capitati. Sette altri plebei , dopo essere stati condotti e tanaglia- 
ti per le pubbliche vie , furono appiccati a merli della Porta 
detta Redecocca ossia di S. Paolo. Molti altri si salvaron fug- 
gendo (i), 

A vendicarsi dell' infelice suo tentativo rivolse il Legato le 
sue armi contro il distretto di Quarantola occupato allora da 
Modenesi, e tutto lo scorse incendiando e predando. Le Torri 
di Canoli e di Foscaglia furon da lui occupate per tradimento 
de' difensori; e l'Arciprete di Solara, che era della famiglia de'' 
Passaponti , e a cui da' Modenesi era stata affidata la custodia 
di quel Castdio , consegnollo egli pure al Legato . Era allora 
Passerino assente da Modena, e v-i avea 'lasciato per suo Vica- 
rio Niccolò de' Ravani . E la ragione della sua lontananza da 
Modena era la venuta di Lodovico il Bavaro Re de' Romani „ 
il quale dopo avere fin dall' anno 1323. stretta lega co' Princi* 
pi Italiani di parte Gibellina (r) , sulla fine dei precedente an« 
no 1326. giunto a Trento, radunò ivi nel Marzo seguente .1 
principali tra' Signori Italiani del suo partito, cioè Can dalla 
Scaia, Passerino Bonaccolsi, i Marchesi d' Este, Marco ed Az- 
zo Visconti, Franchino Rusca Signor di Como, e più altri. IW 
traile altre cose, come abbiamo in un frammento di Cronaca 

Tom. IL F f pub- 



•(i) lb T. %l. col. 1.5. T. XV. col. 588. J. ;XVUI. «pi. 58, 343. 
ia; Murat. Aar. Eft, T. H. p. 7^ 



226 MEMORIE STOR. MODENESI 

pubblicata dal Sig. Verci (i), furon dichiarati Vicarii Imperiali 
in Ferrara e in Este i Marchesi d' Este, e Passerino Bonaccolsi 
in Mantova e in Modena. Ma mentre ei credeva d' aver con- 
fermata maggiormente T autorità sua, egli era vicino a perderla 
in Modena interamente. Il Vicario da lui ivi lasciato avrebbe 
voluto opporsi alle armi Pontifìcie. Ma troppo chiaramente egli 
vide, che gli animi de' Modenesi non eran disposti a secondar- 
lo, e che annojati, anzi irritati ornai dal giogo de' Bonaccolsi , 
altro non cercavano, che di scuoterlo interamente, e che le 
truppe straniere da lui assoldate non avean forza bastevole a so- 
stenerlo. Conobbe perciò, che altro consiglio non gli rimaneva 
che ài sottrarsi a maggior pericolo colla fuga. E quindi a' 5. 
di Giugno del detto anno 1327. segretamente uscito dalla Cit- 
tà abbandonolla all' arbitrio de' Cittadini , che senza spargere 
una goccia di sangue trovaronsi liberi . Quanto essi se ne ralle- 
grassero , ben si conosce al tratto , che qui ha inserito il Mo- 
rano, scrittore diligentissimo di questo passo di Storia, e narra- 
tor delle cose da lui vf dute . O misera e infelice Modena , es- 
clama egli, quanti e quanto gravi danni e oltraggi hai tu sof- 
ferti ! Per tanto tempo sci stata la preda di genti barbare : in- 
colti e sterili sono stati i tuoi campi j squallide e abbandonate 
le case àdh Città non meno che del territorio. I Tiranni , che 
ti han dominata, hanno esausto il denaro de' tuoi Cittadini, e 
tu sei stata da ogni parte straziata ed oppressa da que* medesi- 
mi > a cui tu davi il nutrimento. Ma finalmente il misericordio- 
so Iddio per intercessione del tuo Santo Vescovo Geminiano ha 
aperti gli occhi de' tuoi Nobili e di alcuni tra* popolari y e per 
tal modo a' 5. di Giugno verso 1' ora di Terza senza spargi- 
mento di sangue ti ha liberata dal giogo de* Bonaccolsi tuoi cru- 
deli oppressori (2). Il Villani però attribuisce in gran parte il 
cambiamento seguito in Modena al denaro, che il Legato vi 
sparse opportunamente: & di questo accordo si disse, che vi spese 
/«* Chiesa a certi Cittadini 15. mila fiorini d oro , sì che con senno 
& con danari si recarono in pacifico stato i Modenesi , eh* erano mol- 
te afflìtti d* assedio & di guerra & di tirannica signoria (3) . 

Poiché Modena si vide libera , si volse tosto il pensiero al- 
la 



(l) Sror. della Marca Trivig. T. IX. App. p. *9- 

(i, Scnpr. Rer. hai. T. £1. col. 114. ' (3; lb. T. XIII. col. 614. 



CAPO VI. 227 

fa pace. Le famiglie allor piò potenti io Modena (giacché i 
Rangoni, i Boschetti, e molti altri eran tuttora esuli) erari 
quelle de' Pii e de* Nobili da Gorzano e da Fredo , Essi dun- 
que, dopo aver chiamato a Podestà di Modena nel giorno stes- 
so della partenza del Vicario di Passerino, Omodeo da Cortona, 
intavolaron trattato col Card, Bertrando , ed esso fu tra poco 
concfaiuso. I principali articoli furono, che $i assolvessero il Co- 
mune e i Cittadini Modenesi da tutte le censure contro di essi 
fulminate così per f uccisione del Marchese Raimondo di Spel- 
lo , come per aver favorito i Bonaccolsi ed altri Principi danna- 
ti dal Papa come fautori di Eresiai che i Modenesi dovessero 
proporre tre persone ai Legato , una delle quali dovesse da luj 
scegliersi a governare la Città col titolo di Rettore di Modena 
a nome della Chiesa ; e questa carica dovesse cambiarsi nella 
stessa maniera dopo sci mesi; che le chiavi della Città doves- 
ser restare per una terza parte dell' anno presso il Rettore, per 
le altre due presso i Cittadini ; che i Nobili fuorusciti fossero 
rimessi nel tranquillo possesso de loro beni; ma dovessero sta- 
re almen due miglia lungi dalla Città , né potessero esser rice- 
vuti ne' Castelli al Comune soggetti; che i popolari fuorusciti 
potessero anche tornare in Città trattine trenta de' più ^sediziosJ., 
che si sarebbono nominati; che non si dovessero introdurre sol- 
datesche straniere senza il consentimento de' Reggenti della 
Città , ossia del Comune ; che a questi toccasse il regolare lo 
stato interno della Città, e il riscuotere le pubbliche gravezze , 
anche dagli abitanti di Sassolo , e in quanto ciò fosse giusto ; 
dalle quali gravezze però gli uomini di Chiesa e le soldatesche 
dj essa fossero esenti ; che per tre anni que' della Città e del 
territorio non fosser costretti a militare ; che a spese del Co- 
mun di Bologna il Panaro si riducesse all' antico suo Jetto ; 
che i prigionieri da una parte e dall' altra si dovessero rilascia- 
re; che i Nobili di Montecuccolo, di Serrazzone , e i Conti di 
Gomola , e tutti quelli del territorio di Modena , potessero , se 
essi il bramavano, essere in questa pace compresi; che i Castel- 
li di Formigine , di Gorzano, di Maranello, e di Solara si ren- 
dessero al Comune di Modena. A' quali articoli però si aggiun- 
se , che niun pregiudizio si intendesse per essi recato a* diritti 
Imperiali» Questo trattato fu solennemente conchiuso a' 23. di 
Giugno nella Vigilia di S. Giovanni Batista , e in quel dopo 

F f i pran- 



nS MEMORIE STOR. MODENESI 

pranzo medesimo si ricominciarono a celebrare pubblicamente t 
con universale allegrezza i Divini ufficii , cessando 1' Interdetto 
fin dall'anno 1J13. contro la Città fulminato (1) . 

A render più. durevole la tranquillità e la pace furono in 
quest* anno medesimo riformati e rinnovati gli Statuti della Cit- 
tà; e il Codice, che allor ne fu scritto, è il più antico, che tut- 
tor si conservi , benché Modena già da- molto tempo addietro 
avesse gli Statuti suoi propri . In essi veggiamo fralle altre cose 
ordinarsi , che tutti i Grasolfì e i loro aderenti già espulsi dalla 
Citrà si richiamino, e più. altre cose stabilirsi, che potevan giova- 
re alla pubblica sicurezza. Questi Statuti però- furono in gran par- . 
te tratti dagli altri più antichi; e fralle altre cose vi si veggon gli 
indicii dell' antica animosità de' Modenesi contro de' Bolognesi, 
come allor quando si. ordina,, che niuno possa fare contratta al- 
cuno obbligatorio con ver un"- Bolognese , trattine i contratti di mer- 
canzie e di sale (2,), e più allor quando severamente si vietai, 
che niun Modenese, il quale abbia terre oltre il Panaro ne' di- 
stretti, eh' erano confinanti o controversi co' Bolognesi, ardisca di 
pagare estimo o qualunque altra gravezza al Cornuti di Bologna-, 
e si intima , che i contravventori saranno dichiarati traditori 
della patria, ed esiliati colla confisca de' loro beni , e che se al- 
cun di essi o de' lor discendenti cadrà nelle forze del Comune di 
Modena, se sarà maschio, sia trascinato a coda d'asino per la 
Città, e poi appiccato; se donna, sia frustata e poi arsa; e che 
tutti costoro siano infami , e incapaci di far testamento; anzi 
che sia lecito a chiunque F ucciderli impunemente . Si aggiugne 
poscia, che questo Statuto abbia forza cominciando fin dal ■ 13.10» 
(3). Queste leggi sì atroci sono una chiara testimonianza della 
ferocia de' tempi ; e ci mostrano , che , benché allora le due 
Città di Modena e Bologna riconoscessero a lor Signore il Pon- 
tefice Giovanni XXII. non eran però gli animi de' lor Cittadi- 
ni riconciliati tra loro , sicché non durassero gli antichi odii ... 

Così in breve spazio di tempo Giovanni XXII. aggiunse 
amendue queste Città al suo dominio. Ma assai breve ne fu la 
durata. Era sceso in Italia, come si é detto , sulla fine del 1326» 
Lodovico il; Bavàro invitato da' Gibellini a rimettere e a sostene- 
re 



1 111. T. XI. coi 114. ec. T. XV. «ni. 58*. 
(%) L III. R. ói. ( 3 ) L. IV. R. iU. 



C A P O VI . 219 

tt il foro ornai vacillante partito. Trattennesi* qualche tempo mi 
Trento y indi dopa aver ricevuta il 31. di Maggio a il i di 
Giugno la corona ferrea in Milano , passato a Roma, da due 
Vescovi suoi aderenti vi ebbe a' 17. di Gennajo del 1328. la coro- 
na Imperiale . La venuta di questo Principe eccitò in molte Cìt- n " ' 31 
tà Italiane nuove speranze ; e fu creduto , eh* et dovesse far ri- 
sorger l' Italia alla sua antica grandezza. Di questa opinione 
opportunamente si valsero alcuni di que ? potenti , che dalle con- 
trarie fazioni erano stati cacciati dalle Città , ^e sotto il prete- 
sto di farvi riconoscere il Bavaro , che preso avea il nome d* 
Imperadore ,, si lusingarono di potervi essi ricuperare 1' antica 
autorità . La Città di Reggio fu la prima in queste Provincie a 
darne Y esempio. Era ivi Governator per la Chiesa Angelo da 
San Lupidio uomo di illibati costumi e di singolare pietà, il 
quale, avendo avuta contezza ài un ladro notturno, avealo fatto 
arrestare ed appiccare. Era costui uno sgherro de' Fogliani, i 
quali perciò altamente si irritarono contro il Governatore , che 
avea operato secondo giustizia. Unitisi dunque Giovanni Riccio 
da Fogliano e Guiduccio e Giovanni Manfredi nel mese di Giu- 
gno nella Vigìlia ài S. Prospero , e recatisi al Palazzo del Pubbli- 
co sulla prima ora del sonno, dissero di voler parlare al Gover- 
natore . Era egli allora scalzo innanzi all' altare in atto di re- 
citare 1' Ufficio della Beata Vergine . Ordinò nondimeno , che 
fossero introdotti , ed essi contro di lui avventandosi barbara- 
mente 1' uccisero. Il Cronista aggiugne , che il cadavero ne fu 
sepolto presso la porta della Chiesa de' Predicatori in un' arca 
nuova y e che molti miracoli si videro per intercession di esso 
da Dio operati. Ma i Fogliani non sì curavano di miracoli, 
e pensavan al modo di cacciar da Reggio la parte Guelfa . Di 
fatto il primo 1 d' Agosto Marsiglio de' Rossi e Azzo da Corregw 
gio accostaronsi alla Città, e ivi unitisi con Giberto da Foglia*- 
no e con Niccolò de' Manfredi e con alcuni rustici Modene- 
si entrarono felicemente per la Porta del Castello aperta loro 
da alcuni di dentro , e senza battaglia costrinsero Arnaldo Va* 
chiera Capitano delle truppe Pontificie a ritirarsi e ad uscirne. 
Erano in Reggio i Roberti principali e potenti sostenitori deì 
partito Guelfo; ma essi non ebber coraggio di opporsi a questa 
rivoluzione; e poiché il giorno seguente fu cacciato anche da 
Parma lo stesso partito, e fu mandato per Governatore a Reg- 
gio 



i 5 o MEMORIE STOR. MODENESI. 

gio Buonaccorso Ruggieri Parmigiano , Passerino dalla Torre , 
che dopo T ucciso Angelo da S. Lupidio eravi Governator per 
la Chiesa, dovette andarsene egli pure. Rimaser dunque i Fo- 
giiani e i Manfredi padroni in Reggio , e per assicurar meglio 
il loro partito , fecero arrestare e chiudere in carcere tutti i Ro- 
berti , che erano i soli , da cui potessero temer contrasto , e si 
strinsero in lega con Cane dalla Scala Signor di Verona e con 
Castruccio Castracani Signor di Lucca (i) . Il Pontefice punì la 
ribelle Città colla consueta pena dell' interdetto, la quale durò 
fino al 1350., come narra lo stesso Cronista, nel qual lungo 
intervallo solo talvolta per breve tempo fu essa sospesa (2) . E 
frattanto Roberto soprannomato Bertone , Gherardo , un altro 
Bertone e Traversio fratelli e figli del fu Gherardo de' Rober- 
ti da Tripoli ebbero 1' anno seguente qualche compenso del lo- 
ro zelo per la Chiesa Romana nell' investitura ad essi data a 
nome dei Card, Legato di alcuni terreni , eh' erano stati con- 
fiscati per delitto di Eresia a un certo Giovanni de* Pance ri 
Reggiano (g) . 

Ritornata in tal modo a parte Glbellina la Città di Reg- 
gio , si pensò a soggettarle anche il territorio . I Fogliani si vol- 
sero contro Castellarano , ove erasi ritirato il Vachiera , ma co- 
sì bene egli vi si era fortificato, che fu inutile ogni sforzo. Più 
fclice fu il tentativo poi fatto sopra il Castello della Pieve di 
Prato presso Rubiera , che venne nelle lor mani , ed essi vi po- 
sero a difenderlo Tommasino e un altro de' Roberti , perché 
cran nimicì degli altri di lor famiglia. I Nobili di Canossa era- 
no , come sembra , di partito gli uni agli altri contrario , per- 
ciocché nell'Ottobre dell'anno stesso i Reggiani cavalcarono per 
sorprender Gesso del Crostolo , che era di quella famiglia , e i 
fratelli di Rolandino da Canossa furon quelli , che lor ne con- 
segnarono il borgo , il qual fu da essi colle vicine ville incen- 
diato . Così pure alcuni de' Roberti , che non si erano potuti 
aver nelle mani , avanzaronsi nello stesso mese verso Portiolo 
affine di saccheggiarlo , ma assaliti da Reggiani vi perderono 

ven- 



(O Script Rer. Ttal. T. XIII. col. ó^o. T. XVIII. col. 30. 

U) >b. T. XV ITI. col. 4o 

($; Taccoli Mcm. T. Hi. p. 54. m. 



CAPO VI. i*i 

venti cavalli , e fatti quasi tutti prigioni furon condótti a Reg- 
gio, (i) 

Mentre il partito Gioellino aveva in quella Citta e in quel 
territorio si felici successi , il Guelfo ossia il Pontificio continua- 
va ad essere il più potente in Modena , ed esso ebbe il piacere 
( poiché sì crudeli erano allora gli animi , che tanto più ralìe- 
gravansi, quanto più vedevano oppressi e straziati i loro nimici ) 
di rimirare in quest'anno medesimo 1328. abbattuto uno de'più 
potenti sostegni de' Gibellini , cioè la famiglia de* Bonaccolsi, che 
per più anni avea dominata e anzi tiranneggiata questa Città . 
Erasi Passerino con tutti i suoi ritirato a Mantova, di cui con- 
servava il dominio . Quando nell' Agosto del detto anno Luigi 
da Gonzaga co' tre suoi figli Guido, Filippino, e Feltrino, avu- 
tone prima, come fu creduto, il consenso di Can dalia Scala, 
e introdotto in Mantova con alcune truppe Guglielmo Novello 
da Castelbarco , assaltò improvvisamente ed uccise il medesimo 
Passerino, e fatti prigioni Francesco e l'Abate di S. Andrea di 
lui figli , e Guido e Pinamonte figli di Butirone di lui fratello , 
consegnolli in mano de' più fieri nimici , eh' avessero , cioè de* 
Pichi della Mirandola , i quali lieti di poter vendicare la barba- 
ra morte data l'anno 1325. da' Bonaccolsi a Francesco Pico e 
a Prendiparte e a Tommasino di lui figli , fecerli rinchiudere 
in quelle medesime carceri del Cas':elIaro , ove quegli erano sta- 
ti sì crudelmente uccisi , e con non minor crudeltà vi finirono 
essi pure la vira . Così narrano il Morano e il Genista di 
Reggio , e T autor della Cronaca Estense (2) , con questa sola 
diversità , che il secondo afferma , che Francesco Bonaccolsi fu 
egli ancora ucciso nel tumulto in Mantova , e che egli fu la 
principale cagione della rivoluzione pel modo ingiurioso , con 
cui egli avea parlato della moglie di Filippino Gonzaga: linde , 
conchiude egli colla sincerità di que* tempi, in morte ma abscissa 
sunt et virilia & in os irr. polita , & bene. In tal maniera estinta 
la famiglia de' Bonaccolsi passò il dominio di Mantova in man 
de' Gonzaga, che per quattro secoli il conservarono felicemente. 

La caduta de* Bonaccolsi , e l'odio, che contro la lor memo- 
ria serbavano i Modenesi, pareva, che dovesse animarli a non 
voler più sottoporsi al governo di alcun Vicario Imperiale, del- 
la 



(1; Script. Rer. Hai. T. XVHI. co!. 39. 40. 

(ij Ib. T. XI. col. nò. T. XVIII. col. 40. T. XV, col. 388. 



ijl MEMORIE STOR. MODENESI. 

la cai autorità aveano essi sì stranamente abusato . Ma quando 
fu mai, che un popolo fosse costante e fermo nelle sue risoluzio- 
ni ? Erano appena passati due anni, dacché essi avean conchiu- 
so il trattato col Card. Bertrando, ed eransi soggettati alla Chie- 
sa, quando la nuova dell'abbracciar che avean fatto le Città di 
Parma e di Reggio il partito Imperiale cominciò a far nascere 
desiderio di nuova rivoluzione e speranza di più prospero stato. 
Andavan molti dicendo , che 1' Imperadore era il naturai loro 
Sovrano , che all' Impero eran sempre stati soggetti i loro an- 
tenati , e che senza grave fallo non potevano essi riconoscere 
altro padrone. La vicinanza del Bavaro, e i progressi, ch'egli 
andava facendo in Italia , eccitarono in Modena tale entusias- 
mo , che alcuni andavan dicendo , che volentieri sarebbon mor- 
ti contenti , quando lo avesser veduto entrare nella lor Città . 
Se crediamo alla Cronaca del Bazzano , la condotta del Legato 
ebbe non picciola parte nella nuova rivoluzione. Ei narra, che 
T ultimo di Giugno del 1528. il Legato, mandò le sue truppe ad 
assediar Modena , senza indicarci , come egli avesse bisogno di 
assediare una Città , che era sua; che quattro giorni appresso 
ei fece la pace co' Modenesi a patto, ch'essi ricevessero cinquan- 
ta soldati della Chiesa a difesa del loro Governatore, e un Te- 
soriere a nome della medesima Chiesa , che dovea aver l'am- 
ministrazione delle pubbliche entrate , e avere in suo potere la 
quarta parte delle chiavi della Città , e che allora ei mandò 
per Governatore di Modena il Conte Ettore di Panico , il qua- 
le , secondo lo stesso Bazzano , era già nel medesimo impiego 
fin dal principio del detto anno . Io credo , che questo Scritto- 
re abbia confuse le cose , e diviso un assedio in due , e che 
maggior fede si debba al MGrano Scrittpr più esatto e più vici- 
no a que* tempi , il qua! non fa menzione che dell' assedio del 
1327. Checche sia di ciò, le cose andaron tant' oltre, che fi- 
nalmente determinossi di mandare al Bavaro solenne ambasciar- 
la, che, offrendogli a nome della Città il dono di tre mila fio- 
rini , il pregasse a venire a Modena , e a mandar sue truppe 
a difenderla . Ognun può immaginare , se cara fu al Bavaro ta- 
le ambasciata . A' 27. di Novembre del 1328. entrò in Modena 
in nome deli' Imperadore e col titolo di Maresciallo il Conte 
Palatino de Turge , come dice il Morano , o il Conte Palatino 
Arrigo da Monteforte , come 4ice il Bazzano, con ottocento, 



CAPO VI. Ù5 

secondo II primo , o seicento , secondo V altro , soldati Tedeschi 
a cavallo . Appena sono credibili i trasporti di insana allegrez- 
za » in cui allora proruppero i Modenesi, Al veder que' soldati „ 
correvano loro incontro , gli abbracciavano , e , come sarebbesi 
fatto colle Reliquie de',$antj , .baciavao loro le .armi e gli abiti, 
esclamando, esser quello il giorno più felice, che mai fosse sor- 
to per Modena, e facevano a gara ad introdurli e ad alloggiar* 
li nelle ior case.. M.a quanto presto cambiossi scena / fi) 

Continuava ad essere Goyernator di Modena il Conte Etto- 
re da Panico, il quale, abbandonato il partito della Chiesa, ab- 
bracciò 1 Imperiale, e col titolo di Vicario del Bava-co ne riten^ 
ri£ il governo . Ed ci cominciò tosto a far provare a' Modene- 
si, quanto fondate fossero le loro nuove speranze. 11 Marescial- 
lo era entrato in Modena a' 27. di Novembre; e a 28. ecco 
un ordine del Vicario , che ognun debba pagare doppia quella 
co/Ietta , che pagar solevasi in addietro . Ma questo fu un nul- 
la.. I soldati Tedeschi sì cortesemente alloggiati da' Modenesi sì 
dieder tosto a saccheggiarne le case , e a spogliarle di quanto 
vi era di vino , ài biade , di fieno , e di vitto , e lo stesso fe- 
cero per le case de' contadini , da essi , non sappiamo per qua! 
ragione , detti Gaburi , per le quali essi spar.gevansi , rubando 
or con violenza, or con arte, ogni cosa. Se alcuno ardiva lo- 
ro di opporsi, gli si minacciava la morte. Se faceasenc doglian- 
za p-resso il Maresciallo Tedesco, questi ne chiedeva le pruove ; 
e non potendosi esse recare sì .evidenti , come si pretendeva , 
conveniva pagare una multa . Accadeva talvolta , che il Mode» 
n.ese vendeva qualche cosa al Tedesco , e questi pretendendo di 
avergli pagata una moneta superiore al prezzo , ne chiedeva il 
residuo, e se il buon Modenese negava di averne avuto denaro 
alcuno , alla perdita della roba venduta aggiugneasi il danno di 
crudeli percosse,. Molti contadini per la guerra, di cui diremo 
tra poco , eran costretti a fuggire dal territorio, e a ritirarsi in 
Città ,; e tosto imponevasi a ciaschedun di essi di pagar venti 
soldi sotto pena di esser cacciati. Spesso ancorai Modenesi, invece 
di poter essere accusatori de' gravi danni loro recati, erara costretti 
a vedersi citati in giudizio o per aver uccisi i cavalli Tedeschi 
da essi ricoverati nelle loro stalle, o per aver da' soldati ricevu- 

Tom. IL Gg to 

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(1; Ib. T. AI. poi. 118. &c. T- XV. col. 380. &p» 



2j 4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

to denaro ili prestito , o per avere spese monete false ; e qua- 
lunque pruova essi recassero della falsità delle accuse , era inu- 
tile , e conveniva pagare . Il terrore perciò sparso per la Città 
era tale, che chiuse tenevansi le botteghe, e tutto ciò, eh' era 
di meglio nelle case de' Cittadini, si nascondeva sotterra per sot- 
trarlo a quelle rapaci arpie. Ma spesso era inutile ogni diligen- 
za, e non potevasi occultar cosa alcuna abbastanza, perchè non 
cadesse lor nelle mani ; al qua! fine adopravano essi le scuri , 
rompendo e fracassando ogni cosa ; e a queste scuri , aggiu- 
gnendo alla crudeltà l'insulto, davano il nome di chiavi Impe- 
riali . Tutte le entrate del Pubblico erano in mano del Mare- 
sciallo, su ogni capo ponevansi nuove gramezze. Si può vedere 
la lunga e patetica descrizione -, che fa il Morano dell' infelicis- 
simo stato di Modena a que' giorni , che io qui in poche linee 
ho ritratto, e che non può leggersi senza orrore, (i) 

Ne meno infelice era la condizione del Clero. Agli 11. di 
Dicembre dell' anno stesso giunse in Modena un Orlando o Ro- 
lando col titolo di Vicario dell'Antipapa Pietro da Corvara per 
Of^era del Bavaro eletto col nome di Martino V. e prese il tito- 
lo di Vescovo di questa Città , e con lui venne pure un certo 
Jacopo Tedesco , che dicevasi Vescovo Na-varese . Avea già Ro- 
lando fatto intimare, che gli si desse nota esatta di tutti i be- 
ni del Vescovado e del Clero di Modena . Quando poi giunse in 
Città, e trovò, che il Vescovo Guido de' Guisi se n'era parti- 
to ritirandosi a Bologna presso il Card. Bertando Legato, e che 
questi fulminato avea sopra la Città l'interdetto, ordinò tosto, 
che si celebrassero colla consueta solennità i Divini uffici* . A 
questa intima molti del Clero Secolare e del Regolare usciron 
tosto di Modena , deludendo i custodi delle Porte , a* quali il 
falso Vescovo avea ordinato, che nfuno ne lasciassero uscire. 
Molti altri o stavan nelle case nascosti, o cambiavan abito > per 
non esser conosciuti. E quelli, che non sapeano abbastanza oc- 
cultarsi , e che cadevano nelle mani di Rolando, eran da lui 
imprigionati r e colla fame e co' flagelli straziati barbaramente . 
Fra essi il Priore di S. Catarina chiuso per ordine del baibaro Ve- 
scovo in carcere , fu ivi spogliato ignudo in quella rigida sta- 
gione, e col gittargli sul corpo acqua fredda, e col 'flagellarlo 

as- 



Ci) T. Xf. col. u 8. 



C A P O VI. 23 y 

aspramente straziato in modo , che dopo cinque giorni morì, fra' 
.tormenti . Tutti i beni del Vescovado e tutti i Beneficii degli 
Ecclesiastici fuggitivi furon da lui occupati, e con simonia di- 
stribuiti a chi più offeritagli . Solo alcuni pochi Onerici o dal 
timore sedotti o trascinati dalia violenza , in numero di dodici 
incirca, ubbidirono a Rolando col celebrare pubblicamente i Di- 
vini uffirii .nella Cattedrale il giorno 13. di Dicembre. Anche 
di queste crudeli vessazioni sofferte dal Clero parla a lungo il 
Morano, il quale 1' attribuisce a giusto gastigo di Dio per la 
grave e scandalosa dissolutezza di ogni genere , in cui esso da 
qualche tempo viveva (1). 

Ne era esente dal furor di que' barbari il territorio ,. benché 
esso ancora colla Città si fosse alla fede loro raccomandato . 
L' ultimo giorno di Novembre il Castello di Livizzano fu da' Te- 
deschi sorpreso, e di ogni cosa spogliato, benché quegli uomini 
fossero ubbidienti al Comune di Modena . E ciò che più spiac- 
que, si fu jl vedere unito in questa violenza a' Tedeschi un de' 
principali Cittadini Modenesi , cioè Niccolò Pico dalla Mirando- 
la . Pochi giorni appresso si spinser que' barbari contro il Ponte 
dell' Acqua lunga , o , come ora diremmo , il Ponte basso , ed 
ivi ancora rovinarono e rubarono ogni .cosa, e un di que 1 mise- 
ri contadini vi fu anche ucciso. Così non vi era parte della Cit- 
tà e del territorio , che non fosse esposta all' ingordigia e alla 
crudeltà di quelle truppe scese in Italia per arricchirsi colle ra- 
pine , e Modena era .un oggetto di terrore e di compassione al- 
le vicine e alle lontane Città (2) . 1 

In mezzo a .tante sciagure un raggio di qualche speranza 
-balenò agli occhi de' Modenesi , quando radunato il Consiglio 
generale della Città a'. 15. di Dicembre dello stesso anno 1329. 
si vide , che il Bavaro avea nominati suoi Vicarii Imperia- 
li in Modena Guido e Manfredo Pii . Perciocché lusingavansi , 
che per opera loro sarebbono un giorno usciti dall' oppressione , 
in cui giacevano . E tanto più fondata era questa speranza , 
quanto maggiore era il decadimento degli affari del Bavaro, con- 
tro cui essendosi sollevate quasi tutte le Città Italiane, egli era 
stato costretto sei giorni prima a lasciar Parma, ove trovavasi, 
e a ritirarsi poco onorevolmente nella sua Allemagna , e potc- 

Gg 2 va- 

T— 1 1 1 1 1 1 1 1 . 1 , 1 'l 1 1 .— . 1 11 

(1) Ib. (2; Ib. T. XV. col. 590. T. XI. eoi. m. &c. 



^6 MEMORIE STOR. MODENESI, 
vasi perciò sperare , che i Vicarii da lai nominati più che sf* 
vantaggi di esso avrebbon rivolto il pensiero a que' dell' afflitta 
lor patria . Di fatto a questi due Vicarii , e a Manfredo sin- 
golarmenre , dovette Modena la sua salvezza . Il barbara Mare- 
sciallo co' suoi Tedeschi non ancor satolli abbastanza del sangue 
e de' beni de' Modenesi avean risoluto di fare il primo giorno 
dell' anno 1330. una strage generale di tutti i Cittadini e de' 
contadini entro la Città ricoverati . Ma i Vicarii seppero ado- 
perarsi per modo, che fatti uscire dalla Città que' del Contado, 
i Tedeschi furon paghi di avere le vettovaglie, che ad ess-i ap- 
partenevano . Ma perchè ciò non ostante non cessavan le cru- 
deltà e le estorsioni , Manfredo' Fio fatto venire a Modena 
Marsiglio de* Rossi nominato- dal Bavaro suo general Vicario nel- 
la Lombardia, ottenne finalmente, che il Maresciallo a' 18. ài 
Marzo del detto anno 1 330. abbandonasse Modena , e seco con- 
ducesse seicento de' suoi Tedeschi , lasciandone qui circa altri 
trecento , i quali però partiti i foro compagni e il lor capo dr- 
venner mansueti, e deposero fusata ferocia. E a tenerli in do- 
vere giovò non poco 1' esempio^ ài giusto rigore dato da' dar 
Vicarii, che fatti arrestare Martino Zibello e Bartolommeo Bari- 
sino , che erano i principali ministri delle crudeltà del Mare- 
sciallo , a' 17. di Aprile feceli pubblicamente appiccare. Anche 
quel Rolando usurpatore della Vescovil Sede di Modena , che 
per favorire il suo Antmaoa avea fatto venire un certo Fra Ubal- 
4ino da Bologna dell'Ordine de' Minori, il quale nella Cattedra- 
le avea declamato contro il Papa Giovanni XXII. dichiarandolo 
eretico e dalla sua dignità decaduto , Rolando , dico , fu egli 
ancora costretto Y ultimo ài Luglio di quest' anno medesimo' a 
uscire dalla Città, e, età che dovette riuscirgli più grave, prima 
di uscirne fu spogliato del denaro' e delle ricchezze , che tanto 
avidamente avea qui raccolte (ij . 

Del soggiorno fitto in Modena dalìo scismatico Vescovo , 
e delle violenze da lui usate per costringere i Modenesi a rico- 
noscerlo come lor Pastore , oltre la testimonianza di tutte le 
Cronache, abbiamo anche la pruova in alcuni atti autentici. NelP 
Archiviò Capitolare conservasi una carta de' 23. di Giugno del 
f$$X. con cui il Sagrista della Cattedrale detto Modenese, non 

pò- 

(1; T. XI. col.itj. r»s. T. XV. eoi. 591. &e. 



e a p o vi. m 

potendo per più ragioni portarsi personalmente a Bologna , no- 
mina uno in sua vece , che colà si rechi al Card. Legato e 
agli Inquisitori , per ottenergli f assoluzione dalle censure , che 
per avventura avesse incorse r per avere assistito ne' Divini uffici! 
al detto Rolando , ( di cui qui si dice : qui dicehat se Epìscctpum 
t'ulteranum ) a ciò sforzato dal Vescovo stesso e da' seguaci del 
Bavaro. E più distinta relazione di tali violenze vedremo anco- 
ra nella supplica, che l'anno 1535. porsero per fa stessa ragio- 
ne due Monaci ài S. Pietro , che a suo luogo sarà pubblicata . 
Mentre i Modenesi studiavansi per taf maniera di sot- 
trarsi all' ingordigia delle truppe straniere da essi a for difesa 
chiamate, erano al tempo stesso costretti a sostenere V "impero 
de'lor nimJci , che al di fuori fi molestavano. Il Cardinal Ber- 
trando Legato troppo di mal animo soffriva , che Modena e 
Reggio fossero in mano degli Imperiali, e di ogni sforzo usava 
per soggettarle . Ed eransi di fatto le truppe Ecclesiasciche cori* 
ajuto ài Gherardo Bojardo accampate opportunamente in Rubie- 
ra , donde potean ài leggieri infestare amefldue le Città. Esse 
ne furon da' Reggiani congiunti a' Rossi Parmigiani cacciate a 
13. di Gennajo del 132; 9. e Gherardo vi fu fatto prigione. Ma 
poco mancò, che non motti giorni dopo la stessa Città di Reg- 
gio cadesse nelle mani del Cardinal Legato. Giovanni de' Le va- 
lessi nipote di Albertino Abate del Monastero di S. Prospero 
e Giffredino de' Muti Monaco del Monastero medesimo erano 
stati gli autori del tradimento . Un giorno del mese di Marzo 
il Monaco pregò il Capitano della Porta di S. Nazzaro a dargli 
le chiavi delia Porta , fingendo di volerne uscire di notte , per 
andarsene a trovare i suoi parenti in Bagno ; e il buon Capita- 
no, a cui dovea spiacere l'essere inrerrotto nel sonno, gliele ce- 
dette. Aprì egli dunque segretamente la porta, lasciandola solo 
socchiusa , e gittate poscia le chiavi in un pozzo , mentre all' 
ora stabilita Giovanni de'Levalossi avendola spalancata vi intro- 
duceva le truppe Ecclesiastiche, egli salito sul campanile diede- 
si a sonare la gran campani, forse per avvertire gli altri com- 
plici della congiura. Per buona sorte del partito Gabellino il Ca- 
pitano delle truppe Pontificie , che amava il sonno al par di 
quello della Porta di 5. Nazznro, tenendosi sicuro del felice esi- 
ta della impresa , avea voluto dormire tranquillamente in S. 
Martin de* Roberti , Eran dunque senza capo le truppe , e per- 



ciò 



2 ? 3 MEMORIE STOR. MODENESI, 

ciò al primo- rumore , che eccitossi in Reggio , i soldati , che 
difendevano la Città , raccoltisi presto , e prese je armi , pore- 
ron facilmente cacciarle. Il Monaco, che era sul campanile, 
avvedutosene , ne scese tosto , e fuggì a Bologna , ove era il 
suo Abate. Di Giovanni de' Levalossi non sappiam che avvenis- 
se . Giuliano di lui padre fu chiuso in carcere , e Guercio de' 
Lovisini scoperto , mentre travestito da donna e filando usci- 
va dalla Città, fu preso, e come complice del tradimento ap- 
piccato, (i) 

Le truppe Ecclesiastiche vollero vendicarsi dell' affronto g. 
del danno sofferto a Reggio. A' 19. di Maggio recaronsi a Ca- 
salgrande , e vi espugnarono il luogo de Pegorari e de Medici . 
Di là si volsero a Rubiera, che riacquistarono a' 23. dello stes- 
so mese , e il dì seguente s' impadroniron di Bagno . Passarlo 
poscia a Rivalta e a Cavriago , incendiando e rovinando ogni 
cosa , e indi gittaronsi sul territorio di Parma. Sperava in que- 
sta maniera il Legato di stringer per tal modo i Reggiani , eh' 
essi fosser costretti ad arrenderglisi , e molto più, ch'egli avea 
in sue mani Azzo de' Manfredi , a cui dava la colpa di aver 
fatto ricader Reggio in mano de' Gibdiini ; e il teneva prigione , 
finché la Città non tornasse sotto la Chiesa . Lusingossi di ot- 
tenere il suo incento nel mese di Agosto ; e mandò a Reggio 
per trattar dell' affare , e per governar la Città uno della nobil 
famiglia Sanese de' Piccolomini , Ma questi nel Settembre dovet- 
te tornarsene , perciocché i Reggiani non voleano a lui sotto- 
mettersi . Anche il Villani racconta, che nel Giugno di quest' 
anno medesimo i Parmigiani e i Reggiani finsero di volersi ri- 
conciliar colla Chiesa, e soggettarsi al Legato , ma che presto fu 
scoperto 1' inganno , e il Legato restò deluso (2) . Ricominciò 
dunque la guerra, e agli 8. dello stesso mese le truppe del Le- 
gato espugnarono Arceto , e a' 19. accostatesi a Reggio per la 
parte di Bagnolo presero ed incendiarono il Castel dell' Argine. 
Dopo aver fatta qualche altra 'scorreria sul Parmigiano, risolsero 
i passi addietro , e venendo a 2. di Ottobre sotto Reggio arse- 
ro i sobborghi di S. Stefano e di Porta Bernone ; e scorsero re- 
cando rovina ed incendii fino ad Albinea e a Borzano , e non 
Ja perdonaron nemmeno a Sassolo e a Rubiera , che pur erano 

in 



(1, Ib. T. XVIII. col. 40. 41. (O Jb. X. XUI. col. 68j. 



CAPO VI. ii9 

ivi tot potere . Di nuovo accostaronsi a Reggio a' 9. dello stes- 
so mese , e misero il fuoco a sobborghi di S. Pietro e di S. 
Croce. E come se quel misero territorio non fosse ancor trava- 
gliato abbastanza , a' danni ad esso recati dalle truppe Ecclesia- 
stiche si aggiunger quelli, che ebbe a soffrire dalle Imperiali; 
perciocché essendo i Correggeschi di parte Guelfa , esse scorsero 
devastando , e ardendo i distretti di CastelnuOvo , di Brescello , 
e di Gualtieri , che erano allora di lor dominio. <i) 

Qualche vantaggio riportarono ancora i Reggiani sopra le 
truppe della Chiesa ; perciocché uniti co' Parmigiani, e caval- 
cando a Bagno a' 20. di Ottobre vi espugnarono un luogo, che 
ivi àvea la famìglia de' Muti , Nuovo coràggio dovette loro ag* 
giugnersi , quando sette giorni appresso vider giungere a Reg- 
gio un Vicario Imperiale, il qual però non sappiamo chi fosse. 
Ma essi ancora pfovaron presto , a qual sorta d' uomini si fos- 
sero affidati . Perciocché le truppe Tedesche alloggiate nel Mo- 
nastero di S, Prospero lo spogliaron per modo , che ne porta- 
ron seco il valore di mille fiorini . Esse però non furono inuti- 
li alla difesa di Reggio . Un certo Conte Ultino a servigio del 
BaVaro andava a' 7. di Dicembre da Modena a Reggio scortato 
solo da sessanta soldati a cavallo . Giunto a Rubiera videsi ve* 
ntre incontro le truppe Pontificie , che ivi erano, con molti abi- 
tanti di quel Castello in numero di oltre à mille . Non si at- 
terrì egli a numerò s! superiore, ma con tal impeto e coraggio 
assaltò i ninifci , che voltigli in fuga , ed uccisine molti , e fra 
essi Tommasino de' Roberti e Giovanni de' Melli giunse fra mil- 
le applausi a Reggio (z). 

Un nuovo e potente alleato erasi frattanto aggiunto al Card, 
Legato. I Marchesi Rinaldo, Gbizzo, e Niccolò d' Este fratel- 
li , dopo aver sostenuta una lunga guerra contro il Pontefice 
pel dominio di Ferrara lor tolto, stanchi e mal soddisfatti del- 
la lega da essi contratta col Bavaro, eransi in quest' anno me- 
desimo 13*9. rappacificati con Giovanni XXII., ed eran rien- 
trati nel!' antico loro dominio. Dovean perciò essi unire le lo- 
ro armi a quelle del Legato, e combattere contro de* Gibelli- 
fli'ì E tanto più volentieri è probabile, che formassero questa 
nuova lega , perché essa poteva dar loro occasione di riacqui- 

sta- 

(0 III. T. XVUI. col 4 i. &c, (2) Ib. col. 4?. 



2 4 » MEMORIE STOR. MODENESI. 

stare al loro dominio anche Modena e Reggio; alla qual im- 
presa le precedenti loro vicende non avean finora permesso , eh* 
essi rivolgessero £ animo. Perciocché, comunque allora sembras- 
se, eh' essi combattessero per ottenere al Legato e al Papa il 
dominio di quelle due Città , speravano nondimeno, che, quan- 
do fosser sottratte al dominio del Bavaro, dovesse riuscir loro 
più facile il divenirne nuovamente padroni. Continuò dunque il 
Legato con sempre maggior coraggio la guerra contro amendue 
Aa. 1210. queste Città. Ma i primi mesi delibo, non furo.n per lui molto 
felici. Le truppe Ecclesiastiche nel mese d'Aprile ripigliarono il 
consueto loro costume di scorrere ostilmente ij territorio di Reg- 
gio fin presso a sobborghi, e fissarono il lor campo a Riibiera. 
Ivi uniti seicento cavalli e quattrocento fanti mossero a' 24. di 
Aprile verso il Modenese, ed accostaronsi al Castel di Formigine. 
Eran condottieri principali dj quelle truppe Beltramino o Beltran- 
do dal Balzo, Raimondo dai Balzo, e Galasso fratel naturale del 
Re Roberto di Napoli. Manfredo Pio non sì tosto e!bhe avviso 
dell' irruzion delle truppe Pontificie nel Modenese , raccolte le 
sue soldatesche e le bande Tedesche rimaste, andò loro incon- 
tro, e venne con essi alle mani. Lunga e sanguinosa fu la bat- 
taglia , e dubbioso per qualche tempo ne fu il successo . Ma T 
avvedimento e U valor di Manfredo rendettclo finalmente su- 
periore a nimici , che furon interamente sconfitti. Nel numero 
degli uccisi e de' prigioni varian le Cronache ; e più verisimi] 
mi sembra la oarrazion del Morano , secondo il quale cento fu- 
rono i soldati a piedi fatti prigioni , settantadue i Nobili e Ca- 
pitani dell' esercito parimenti caduti nelle mani de' vincitori , e 
tra essi il condottier Bejtramino dal Balzo cogli altri due no- 
minati poc' anzi, e duecento i soldati a .cavallo uccisi. I tre 
suddetti prigioni più illustri furon comperati dal Comune di Par- 
ma al prezzo di sei mila fiorini d' oro; ed esso poscia li cedet- 
te al Cardinal Legato per riavere Orlando Rossi ed Azzo Man- 
fredi, che da lungo tempo eran prigioni in Bologna. Il bottino 
dopo la battaglia raccolto fu tale , che se ne ricavarono dalla 
vendita mille e cinquecento fiorini d* oro . E Manfredo dopo 
sì gloriosa vittoria tornato in Città a ,29. dello stesso mese, 
accompagnato da* Nobili e dal Popolo tutto , recossi solennc- 
zuence alla Chiesa di S. Giorgio, e fece al Santo I* oblazione 

4i 



CAPO VI. 241 

dì circa 150. grandi doppieri, e di altri trecento e più minori, 
e di diciotto bandiere rapite al nimico (1) . 

Questa vittoria accrebbe sempre più il coraggio de* Modenesi 
e de' Reggiani e di tutti i Gibcllini ; e alcuni altri piccioli in- 
contri giovarono ad animarli vie maggiormente . A' 24. di Mag- 
gio venti di que' soldati Pontificii , che erano accampati in Ru- 
biera , ardiron di uscirne , e giunsero fino a Felegara . Ma as- 
saliti da' Reggiani , sedici vi perderon la vita , due furono fatti 
prigioni, e gli altri due soli felicemente fuggirono. Due giorni 
appresso alcuni soldati Tedeschi si innoltrarono fino a Villanuo- 
va , luogo soggetto a' Correggeschi , e perciò di parte Guelfa , 
e ne raccolser gran preda . Nel tornar che facevano a Parma , 
onde eran partiti , furono assaliti da que' di Castelnuovo es- 
si pur sudditi de' Correggeschi ; ma gli assalitori dovetter pre- 
sto volger le spalle , lasciando dodici de* loro in man de' ne- 
mici . Questi rovesci però non abbattevan 1* animo del Legato. 
Nel Giugno seguente , avendo ei nominato per nuovo General 
dell' esercito Pontificio Malatesta Signor di Rimini, mandollo di 
nuovo sul territorio di Modena verso Spillamberto , invitato pro- 
bàbilmente da Niccolò da Fredo , il quale al principio di quest* 
anno 1330. mal soddisfatto de' due nuovi Vicarii Imperiali, forse 
perchè egli avea inutilmente aspirato a tal dignità , era uscito 
di Modena , e in quel Castello erasi ritirato . L' esercito Ponti- 
ficio adunque a* 18. di Giugno scorse ostilmente que* contorni; 
quindi gittandosi più al basso lungo il Panaro assaltò il luogo 
detto Volta Salara . Manfredo Pio raccolte tosto le truppe Mo- 
denesi, e chiamate ancora in soccorso le Reggiane e le Parmi- 
giane , entrò egli pure a' 24. del mese stesso a mano armata 
nel Bolognese , e diede il guasto al territorio di Piumazzo e di 
Crespellano . Trovaronsi allora gli eserciti in faccia Y uno all' 
altro. Quel della Chiesa era numeroso di sedici mila fanti e di 
mille cinquecento Cavalli ; il Modenese non avea che mille ca- 
valli e due mila fanti . Ciò non ostante o fosse il terrore del 
nome di Manfredo , o qualunque altra ragione , le truppe Pontifi- 
cie non ebber coraggio di accettar la battaglia loro offerta da' 
Modenesi, e invece ebber ricorso alla sorpresa . Il primo di Luglio 

Tom. IL Hh ae- 



di Ib. T. XI. co!. 124. T. XII. ed. 747. T.X7. col. 591. T. XVIII. col 
44. T. XIII. col. 697. 



2 4 i MEMORIE STOR. MODENESI. 

accostaronsi al Ponte di S. Ambrogio , e avendolo prestamente 
riattato , e passato il Panaro , si gittaron di nuovo sopra Volta 
Salara , e diedero il fuoco alla Torre di Sorbara , dopo averne 
condotti prigioni i custodi e molti abitanti , e quindi scorrendo 
tutti que* contorni li devastaron per modo , che convenne rac- 
cogliere in fretta il frumento, e trasporcarlo tosto in Città, per 
sottrarlo a' nimici (i) . 

Fin allora la guerra avea comunemente in quest* anno re- 
cati a Modenesi felici successi . Ma poscia' le cose cominciarono 
a cambiar d' aspetto . Guglielmo degli Adelardi ribellossi al Co- 
mune di Modena , e unicosi a Nobili di Sassolo a 4. di Agos- 
to consegnò loro e per essi alle truppe Ecclesiastiche, colle qua- 
li i Sassolesi eran collegati , il Castel di Formigine da lui pos- 
seduto; quindi le dette truppe padrone già de' due suddetti Cas- 
telli s' innoltrarono fino a Spezzano; mentre frattanto l'esercito 
Modenese co' suoi alleati parcito da Marzaglia, ove qualche tem- 
po era stato, e dato il guasto tutto all' intorno a Formigine e 
a Sassolo, erasi accampato a Gorzano. Altro però allor non si 
fece, che devastar le campagne da una parte e dall' altra, e do- 
po ciò amendue gli eserciti se ne tornarono alle lor case . Alcu- 
ne scorrerie fecero ancor verso Parma nel mese d' Agosto le 
truppe Pontificie raccoltesi in Correggio luogo lor favorevole , 
ma poscia tornaron di nuovo a Rubiera . Un' altra perdita as- 
sai più grave (cce in questo stesso mese d' Agosto il Comune 
di Modena. 1 Marchesi d' Este , come si è detto poc' anzi , e- 
ransi riconciliati e uniti in alleanza col Cardinal Legato , spe- 
rando con tal occasione di riacquistare il dominio di Modena 
e di Reggio . Mosser di fatto le loro truppe da Ferrara nel det- 
to mese, e si posero ad assediare il Castello del Finale, che 
era il primo , che lor offrivasi sulla via , che conduce a Mode- 
na , e in pochi giorni 1' ebbero nelle mani . Essi di ciò non 
paghi vollero assicurarsi maggiormente il possesso di quel trop- 
po importante Castello . Consideravasi allora come vacante 1' 
Impero per le censure contro il Bavaro fulminate ; e il Papa 
credeva perciò , che alla sua disposizione fossero durante quella 
vacanza le terre allo stesso Impero soggette. Perciò al Card. Le- 
gato ricorsero i Marchesi Estensi , e da luì ottennero di essere 

per 

CO lo. T. XI. col. 124. T. XVIII. col. 44. T. XV. col. 592. 



CAPO VI. 24? 

per un decennio e più oltre a .beneplacito della Sede Apostolica 
investiti di quel Castello; la qual concessione fu poi da Giovan- 
ni XXII. approvata con sua Bolla de' 15. di Luglio del seguen- 
te anno 1 3 3 1. Questa perdita ebbe qualche compenso nel mese 
d' Ottobre, in cui il Maresciallo della Chiesa avuto avviso di 
alcune mercanzie, che da Mantova conducevansi a Modena, e 
postosi in agguato, sorpresele, e se ne fece padrone. Di che fat- 
ti consapevoli i Modenesi , gli corsero appresso , e raggiuntolo 
presso Sòrbara, ne sconfisser le truppe , e ricuperate le cose lo- 
ro le ricondussero con molti prigioni a Modena (1). 

Il territorio di Reggio non fu in quest' anno 1330. mol- 
to infestato. Posto in mezzo a due Città collegate ed amiche 
non avea a temer molto il impeto de' nimici . Le truppe Pon- 
tificie raccolte in Rubiera non eran sì forti da recar grave dan- 
no . Ma le domestiche lor dissensioni fecer le veci delle ostili 
scorrerie ; e tennero sconvolta e agitata la Città non meno che 
il territorio. Gigliolo de' Taccoli fu accusato di aver tenuto dis- 
corso intorno al riconciliare quella Città col Legato. Perciò ei 
fu condennato a pagar mille lire in ammenda, e per opera de* 
Fogliani e de' Manfredi tutti i Taccoli furono rilegati a Man- 
tova. Ma i Fogliani stessi, come già si è accennato, eran tra 
loro discordi come pur que' da Dallo , e gli uni agli altri fa- 
cevan guerra. Quindi neh" Ottobre dello stesso anno i figli di 
Gugiielmino e di Simon da Fogliano espugnarono il Castello e 
la Pieve di Toano occupata già dal Proposto da Fogliano e da 
Vannuccio da Dallo, e i suddetti figli di Gugiielmino e di Si- 
mone ebbero invece nel mese seguente il Castel Tealdo, che era 
di Guidoriccio da Fogliano. Anche il Marchese Malaspina , che 
a' tempi di Arrigo VII. era stato in Reggio Vicario Imperiale, 
mosse contro que' da Dallo , e nell' Ottobre tolse loro Corna- 
no e Scandelarola , e avendovi fatti prigioni Buon accorso e Bac- 
carino da Dallo feceli amendue decapitare, per vendicar la mor- 
te di Manuello da Dallo da essi già ucciso (z). E convien di- 
re , che grandi danni recasse il Malaspina al territorio di Reg- 
gio, perchè in un decreto de' Vicarii Imperiali di Reggio del 

Hill *3J*> 



CO Ib T XI col. 125. T. XV. i0 I. 592. T. XVIII. col. 44. ec. Antich. 
Eftenf. T. rr. p. 81. 
(2; Ibid. T. XVIII. col. 45. 



244 MEMORIE STOR. MODENESI. 
ijji. , di cui diremo più sotto, si parla delle ruberie, de' gua- 
sti e degli incendii cagionati recentemente per Spinetam Marchio * 
nem Malaspinam & ipsius complices Regie dignitatìs emulos in villis 
& locis distritlus Regine civitatis . 

Nuova scena frattanto apparecchiavasi all' Italia, che parea 
destinata a correr sempre all' incontro de' Principi forastieri , 
che ad essa venivano , e ad accoglierli non altrimenti che co- 
me suoi pietosi liberatori , e poscia a sollevarsi contro di Ior 
medesimi, e cacciarli come nimici e tiranni. Giovanni Re di 
Boemia, e figlio dell' Imp. Arrigo VII. venuto a Trento verso 
la fine del 1330. per privati suoi affari, come si volle far cre- 
dere , ma veramente , come sembra più verisimile , ad istanza 
di Giovanni XXII. affin di opprimere interamente il partito del 
Bavaro , parve dapprima , che fosse Y Angiol di pace mandato 
a metter fine a' tumulti, da cui era sconvolta l'Italia. Brescia 
fu la prima delle Città, che lo acclamarono a suo Signore, ed 
egli , benché da' Guelfi vi fosse stato chiamato , volle nondime- 
no , che i Gibellini vi fossero riammessi , e che si vivesse in 
ìscambievol concordia tra' due partiti . Quasi tutte le Città del- 
la Lombardia si commossero allora , e vollero a lor Signore 
Giovanni; ed egli in tutte ordinava la cessazione delle antiche 
discordie e il ritorno degli esuli . 

*„ Le Città di Parma, di Resgio, e di Modena furon traile 

**"• '33 1, . 1 . t^. . .1 ai 

prime a rendere omaggio a questo Principe, e 1 loro Ambascia- 

dori , tra' quali per parte di Modena era Manfredo Pio , gli si 
presentarono in Brescia a' 21. di Gennajo del 133-1. Tornò Man- 
fredo a Modena al 1. di Febbraio, e radunato tosto il Consiglio 
si determinò di acclamarlo a Signore della Città . Essendo frat- 
tanto il Re Giovanni giunto a Parma , Guido Pio insieme co* 
Siedici del Comune colà recossi ad offrirglene il dominio. Ed 
ei seppe sì ben maneggiarsi , che a se e al suo cugino Manfre- 
do ottenne la dignità di Regii Vicarii in Modena, che già avu- 
ta aveano da Lodovico il Bavaro , e ne riportò il Diploma se- 
gnato in Parma a' 5. di Marzo del detto anno, di cui conservasi 
copia autentica nell'Archivio di questa nobil Famiglia in Carpi. 
In esso dopo avere il Re Giovanni accennato il fedel servigio 
a lui prestato da' due Pii , li nomina suoi Vicarii in Modena, e 
concede loro un pieno ed assoluto dominio nella Città e nel ter- 
ritorio con mero e misto impero , e con tutte le formole , che 

co- 



CAPO VL 245 

(sostituiscono un Sovrano, colla sola dipendenza dal Re medesi- 
mo , a cui però e a' cui successori non vuole che sian tenuti a 
render conto dell'amministrazione delle pubbliche entrate, e so- 
lo si riserva il titolo di appellazione. Promette d' interporsi effi- 
cacemente presso il Pontefice , perchè rivochi ed annulli tutti i 
processi già fatti contro di essi , e le censure contro di lor pub- 
blicate , e di adoperarsi , perchè tutti i Castelli del territorio di 
Modena, e singolarmente quei del Finale colla Torre di Cano- 
li , e que' di Nonantola e di Ravarino , le Terre di Magreda, 
Castelvetro , e Formigine si rendano al Comune, ordina, che 
tutti i Nobili da Sassolo e da Sa vignano , i Gorzani , i Ran- 
goni , i Boschetti , i Guidoni , e Manfredo da Ganaceto debba- 
no stare tre miglia lungi dalla Città , ne accostarsi più vicino 
ad essa senza licenza de' Vicarii , riservando però ad essi il go- 
dimento de' loro beni; e finalmente impone lor l'obbligo di pa- 
gargli ogni anno tre mila fiorini d'oro, e di servire al Re co' 
loro uomini d' armi secondo il bisogno . Questo diploma però 
non dovette sì subito pubblicarsi; perciocché conveniva prima 
disporre gli animi de' Modenesi a ricevere il nuovo Sovrano . 
Tornaron dunque tre giorni appresso a Modena i Deputati , e a 
nome del Re pubblicarono una tregua fra i contrarii partiti . Il 
Re, dopo aver rimessa la pace in Parma, e richiamativi i Cor- 
reggeschi , a' 15. di Aprile entrò in Reggio, ove i Fogliani e 
i Manfredi , che finallora erano stati Vicarii Imperiali pel Ba- 
va ro , gli conferirono il dominio della Città. Erano essi odiati 
dal popolo; e questo perciò lusingossi , che fosse giunto il fine 
della lor tirannia ; e andava esclamando : rnuojano i fogliani e i 
Manfredi . Ma le sue speranze furon deluse . Da Reggio il dì 
seguente passò il Re Giovanni a Modena , e al giungere alla 
Secchia , che divide il territorio Reggiano dal Modenese , vide- 
si venire incontro Manfredo Pio accompagnato da' Nobili e dal 
popol tutto , e presentargli le chiavi della Città , in cui poscia 
entrò solennemente accolto al suono delle campane , delle trom- 
be , e di molti altri stromenti , e fra '1 trasporto di una gene- 
rale allegrezza. Il giorno appresso radunaronsi i Capi delle Ar- 
ti nella Chiesa Cattedrale , ed ivi tumultuariamente cominciaro- 
no a chiedere un Vicario forestiero mal soddisfatti del governo 
de' Pii , e non ben ricordandosi di ciò , che dagli stranieri avea- 
no poco prima sofferto . Non sappiamo , se il Re facesse allor 

pub- 



i4<J MEMORIE STOR. MODENESI. 

pubblicare l'accennato Diplona, con cui a' Pii conferiva nuova- 
mente il Vicariato di Modena ; ma è certo , che frattanto fece 
conoscere , che poco potevasi da lui sperare su questo articolo , 
perciocché poco appresso egli onorò Guido Pio del cingolo mi- 
litare. Ciò non ostante Modena era piena di giubbilo per la 
presenza del Re , e per darne un pubblico contrassegno fu in 
queir occasione aperta la Porta di Saliceto , che per più anni 
era stata murata , sicché di giorno e di notte ne era libero a 
tutti l' ingresso e l* uscita . (1) 

Si volle poscia con un atto ancor più solenne assicurare 
sempre più al Re Giovanni il nuovo dominio. A' 23. di Apri- 
le , come ci mostra Y Ateo autentico , che se ne conserva nel 
Segreto Archivio Estense, e non a' 27. come ha la Cronaca del 
Bazzano , radunato il general Consiglio della Città nella piazza 
maggiore , a cui in grandissimo numero intervennero tra' Nobi- 
li, popolari e del Contado, il Giudice esposte le gravissime ca- 
lamità, alle quali Modena era stata finallora soggetta, richiese, 
qual mezzo efficace potesse trovarsi a finirle . Petruccio Marsi- 
gli fu il primo a sorgere in piedi , e a proporre , che il domi- 
nio della Città si conferisse a Giovanni Re di Boemia, che era 
tuttora in Modena . Si ordinò allora, che quelli , che approvava- 
no questo partito , dovesser levarsi il cappuccio , e che il tenes- 
sero in capo quelli , che non 1" approvavano . Più di tre mila 
furon quelli , che tosto il trassero ; e quindi quattro Cittadini 
furono scelti ad andarsene al Re , e ad offerirgli nuovamente il 
dominio di Modena. Furono essi Giovanni da Mantova, Ghe- 
rardino Pio, Antolino Zancani , e Jacopino Bellincini. Andaro- 
no essi tosto , e avendo trovato il Re nel Palazzo della Città , 
a lui e a' suoi successori offrirono la Signoria della Città , la 
qual fu ben cortesemente accettata . Eran presenti all' atto mol- 
ti nobilissimi personaggi venuti a far corte al Re , e fra essi 
Teodoro Marchese di Monferrato , Lodovico di Savoja , il Mar- 
chese Manfredo Malaspina , Arrigo Conte di Mena , Guglielmo 
da Castelbarco , Gherardo Spinola, Poncino Ponzoni , Rolando 
Rossi , Azzo da Correggio , Guido Pio , Niccolò da Fredo , e 
Zappino dalla Mirandola , ed allora è probabile , eh' ei dichiarasse 
i Pii suoi Vicarii in Modena. Ricevuto per sì solenne maniera il 

pos- 



(1) Ib. T. XV. col. 592. &c. T. XVIII. col. 45. 



CAPO VI. 247 

possesso di Modena, passò il Re Giovanni a Castelfranco, ove il 
Card. Bertrando Legato attende vaio. Ivi parlamentarono insieme, 
e benché si dicesse , che nulla si era tra loro conchiuso , furon 
nondimeno veduti baciarsi in fronte , e partirsi 1' uno dall' altro 
con vicendevole soddisfazione. Anche il Papa mostrossi dapprima 
sdegnato contro il Re Giovanni , e una Bolla contro di lui pub- 
blicar fece in Firenze; ma tutto fu y dice il Villani, dissimulazio' 
ne del Papa, et del Legato (1) . 

Questo si universale entusiasmo in favore del Re Giovanni 
non fu di lunga durata , e benché egli avesse tosto fatto venire 
dalla Boemia Carlo suo figlio , che fu poi Imperadore , con po- 
deroso esercito, con cui era entrato in Parma a' 16. di Aprile, 
cominciaron nondimeno i Modenesi e i Reggiani a non essere 
troppo soddisfatti del nuovo loro padrone . Al tornar eh' egli fe- 
ce da Castelfranco per ripassare a Parma nacque qualche tumul- 
to in Modena, ovetemevasi, che dovesse continuare la guerra, 
che i Pii aveano co' Nobili fuorusciti. Ciò spiaceva al popolo , e 
spiaceva anche ad alcuni degli altri Nobili invidiosi del favore , 
in cui erano i Pii , e singolarmente a Zappino dalla Mirandola 
e a Niccolò da Fredo . Ma il Re Giovanni non ebbe riguardo 
alle doglianze de' malcontenti; e passò a Reggio, ove per usar 
le parole dello Scrittor della Cronaca , receptus est a populo Rhe- 
gìi bonorifìce, nam indutì sunt omnes de sindone divisato , et obviave- 
runt ei usque ad Sanctum Lazarum eborizando cum mulieribus et cum 
sonaliis ad ctura fatue [adendo , ut solitus est iste populus facere . 
Ma il giorno seguente molti del popolo si affollarono sulla piaz- 
za , e ad alte voci chiesero al Re nuovi Ufficiali al governo 
della loro Città . E parve , che ii Re accondiscendesse alle loro 
dimande; perciocché giunto a Parma mandò a Reggio per Go- 
vernatore della Città Gaboardo da Trento con alcune truppe. Do- 
vette ciò dispiacere a' Fogliani e a' Manfredi, che finallora erano 
stati arbitri e padroni della Città , e nacque perciò discordia tra 
essi e il popolo, che amava il nuovo Governatore, uom giusto 
e prudente ; e il fine della controversia fu a que' Nobili favore- 
vole; perciocché il Re Giovanni due mesi appresso dichiarò suoi 
Vicarii in Reggio Azzo e Niccolò de' Manfredi, Niccolò e Gio- 
vanni Giberto , e Giovan Riccio da Fogliano , allo stesso Nic- 

co- 



(ij Ib. T. XI. col. 125. T. XIII. col. 710. T. 3$ V.col. 593. T. XVIII. col. 43. 



34$ MEMORIE STOR. MODENESI. 
colò da Fogliano donò il Castello di Dinazzano e il fondo del- 
la Secchia , e al Proposto di S. Quirino della stessa famiglia do- 
nò il fondo della vecchia Tresinara . Nell'Archivio de' Conti Fo- 
gliani in Reggio , presso il Sig. Conte Piazza loro erede , con- 
servasi un decreto da alcuni di essi fatto a zS. di Ottobre del 
1531. come Vicarii Imperiali in favore di un Leonardo da Ca- 
stagneto conduttore di alcuni dazi, in cui essi s'intitolano: AT*- 
biles Viri Nicbolam & Johannes de Foliano & Ntcbolaus de Manfre- 
dis Vicarii Civitatis & distriblus Regii prò regia Majestate Bobemie 
nominibiis suis & convicariorum suorum &c. Questo fu il frutto , 
dice il Cronista , che il Comune di Reggio raccolse dagli ap- 
plausi fatti al Re di Boemia, e a ciò si aggiunse 1* enorme tas- 
sa di diecimila fiorini d* oro imposta al Pubblico, ed altre assai 
maggiori gravezze, a cui soggiacquero poscia i Reggiani. (1) 

Cominciavan dunque i popoli a dolersi della troppo facile 
condiscendenza , con cui essi avcano accolto e acclamato il Re 
di Boemia , e molto più spiacevano i progressi da lui fatti in 
Italia a Principi, che in essa aveano dominio; perchè vedevano 
il Papa apertamente inclinato in favore di esso; e V Imperado- 
re ancora disposto a sostenerlo ; perciocché il Bazzano raccon- 
ta, che a' 17. d'Agosto di quest'anno medesimo 133 1. giunse- 
ro a Modena lettere del Re Giovanni , con cui dava avviso 
dell'accordo, che erasi stabilito tra lui e il Bavaro ; e che per- 
ciò fecersi fuochi d'allegrezza in questa Città (z). Unitisi dun- 
que insieme i Marchesi d' Este , gli Scaligeri , i Gonzaghi e i 
Visconti in Castelbaldo nel Veronese agli 8. d' Agosto stabiliro- 
no insieme una lega per difendersi contro chiunque attentar vo- 
lesse contFO i loro dominii ; e a questa lega si uniron poscia i 
Fiorentini , il Re Roberto di Napoli , che finallora era stato il 
principal sostenitore de' Guelfi , e lo stesso Comun di Bologna , 
benché npn potesse allor dichiararsi per timor del Legato (3) . 
Questa lega fu poscia rinnovata 1* anno seguente ; e tra* patti in 
essa stabiliti fu espresso , che gii Estensi dovessero avere il do- 
minio di Modena , e a* Gonzaghi si desse Reggio . (4) 

Non si tardò molto a scoprire V effetto della division degli 

ani- 



(1; lb. T. XV1H. col. 45. Piena Efpofiz. &c. p 166. 

fi) ìb. T. XV. col. 59?. ( 4 ) Script Rer. hai. T. XI. col. 4*3, 

(3, lb. T. Xr. col. 135. Muratori & T. X/III. col. 47. 



C A f O VI. 149 

animi cagionata in Modena pel dominio delta Città accordato 
a' Pii . Fin dal Settembre del 1331. alcuni Deputati del Card. 
Legato e del Principe Carlo figlio dei Re Giovanni ( che nel 
Giugno a-vea abbandonata l' Italia ) exansi uniti in Sassolo per 
concertare ciò , che spettava al richiamo in Modena di quegli 
esuli ., (.che non erano stati ^esclusi nel diploma sopra accennato. 
Ma mentre si richiamavano alcuni, altri ; eran proscritti . A' io,. 
di Gennajo del 1332,. furono confinati parecchi, e ciò che è &■*• 'SS*- 
più strano, il primo, che tra essi si nomina, è Manfredo Pio. 
Ma è probabile , che debbasi intendere Manfredotto , che , come 
vedremo , fu poi ucciso in quest* anno medesimo , Gli altri fu- 
rono Manfredino da Gorzano , Niccolò e Giovanni da Predo 
Nobili , P.etruccio Marsigli , Marsiglio Beilincini , Iacopino Ar«- 
mannini , Antoniolo Cattani,, e tutti que' in somma, che rima» 
nevano del partito de' Grasolfi^ e .che furono .esiliati, xilegan» 
do i Nobili a' lor Castelli , e i popolari a Parma ; e tre gior- 
ni appresso rilegati furono a .Città nuova alcuni altri , che era»* 
rio favorevoli #1 partito 4e' Rangoni , Niccolò da Fredo ritirossi 
a Parma , e stette vi alcuni mesi, finche a' 22. di Giugno partip 
to improvvisamente d a quella Città sen venne inaspettato a Mo- 
dena .. Guido Pio avvertitone, ì mentre era fuori di Modena, 
tornovvi subito , e radunate alcune bande Tedesche corse alla 
piazza. Al suono della campana tutta la Città fu in armi , e 
trovaronsi i due partiti, cioè quello de' Pii e de' Nobili da Gor^ 
zano da .una parte , e de' Nobili da Fredo e de Pieni dall' altra- 
sulla piazza medesima » Non sembra però , che si venisse alle 
mani, e ohe la cosa non andasse oltre alle ingiurie e alle vil- 
lanie ; perciocché accorsovi il Podestà Bronzino da Caimo Mi* 
lanese fece arrestar nel Palazzo i Nobili da una parte e dall' al- 
tra., e fece chiuder le porte delia Città. Pare, che esse fossero 
poi riaperte ; perciocché poco appresso Manfredo , ossia Manfre* 
dotto, Pio, unitosi col Maresciallo del Re Giovanni, con Pietro 
de' Rossi , con Giberto Fogliano , e con cinquanta soldati parte 
Tedeschi parte Reggiani e Parmigiani, entrarono per la Porta di 
Albareto gridando ad alta voce: muojano > muojano i traditori, 
A questo nuoyo tumulto i due Vicarii Regii rilasciarono gli arre- 
stati, trattine soltanto Giovanni da Fredo detto da Mantova e Nicco- 
lò da Fredo , a' quali purp il Podestà permise di notte tempo di 
fuggirsene . E quindi il Podestà stesso o atterrito o disgustato da 
Tom. IL li ta- 



i,o MEMORIE STOR. MODENESI 

tali torbidi lasciò la sua carica ; e a nome del Re Giovanni gli 
sottentrò Egidio da Bela ver . Io ho riferito questo fatto qual 
raccontasi dal Bazzano (i) . Ma molte cose vi sono intralciate 
ed oscure , che a me però non è possibile di rischiarare per man- 
canza di documenti . 

Altre rivoluzioni intanto seguivano nel territorio . Fin dal 
Luglio del precedente anno 1331. Niccolò Grassoni, che pe'suoi 
fini ed interessi privati era alleato de' Vicarii e del Comune di 
Modena, di cui gli altri delia sua famiglia eran nimici, avea ri- 
tolto a suoi parenti il Castel di Vignoia, dal quale essi in addie- 
tro 1' avean cacciato; e fattosene così nuovamente signore, a' 17, 
di Maggio del 1332. ne fece la consegna agli Ufficiali del Re Gio- 
vanni e del Comune di Modena (2). Ma al contrario il Castel 
di Formigine occupato già dal Cardinal Legato fu da lui ceduto 
a* Nobili da Sassolo . Niccolò da Fredo uscito da Modena , e 
chiusosi nel Castello di Spillamberto , diebiarossi ribelle al Co- 
mune , e il Castel di Magreda ancora per opera de' suoi Signo- 
ri si sollevò . Anche i Pichi ritiratisi alla Mirandola protesta- 
rono di non voler riconoscere il Re di Boemia . E così pure 
Engheramo da Gorzano impadronicosi del Castello di questo no- 
me occupato già da Manfredino della stessa famiglia fecelo ri- 
bellare al Comune di Modena. Mossero i Modenesi all' assedio 
di quel Castello. Il Bazzano nel parlare di questo assedio ci di- 
ce solo , che vi morì trafitto da una saetta Manfredotto Pio , 
senza indicarci, s' ei fosse tra gli assedianti o tra gli assediati, 
e che l'esercito de' Modenesi partì da Gorzano a' 29. di Settem- 
bre, senza dirci, se l'espugnassero, o no. Ma la Cronaca di 
Reggio ci mostra , eh' essi ne partirono senza espugnarlo , ed è 
probabile, ch'essi ne interrompesser l'assedio per venire ^ in soc- 
corso della Città minacciata dal Marchese Rinaldo d' Este . Ciò 
però, che non potè fare l'esercito, fecerlo poco appresso gli abi- 
tanti di quel Castello, che a'4, di Ottobre cacciatone Engheramo 
vi ricondussero Manfredino (1) . 

Era il Marchese Rinaldo partito dà Ferrara a' 26. di Set- 
tembre con esercito numeroso di cavalli e di fanti , ed era con 
lui Alberto dalla Scala Signor di Verona , ed erasi avanzato 

fé- 



(1; !b. T. XV. col. 594. (%j Ib. col. 593. 594. T. XI. coi. 2o, 

Ci) lb. T. XV, col. 594. T. XVIII. col. 46. 



C A P O VI. 251 

felicemente fino al Ponte Basso o dell' acqua lunga a due sole 
miglia lungi dalla Città . Al medesimo tempo il Gonzaga dalia 
parte del Mantovano entrato nel territorio occupò la Torre di 
dividale nel Mirandolese , e tutto il distretto di Quarantola . 
Quindi Modena chiusa ed assediata all' intorno da ogni parte 
vide darsi il guasto a' suoi sobborghi di Ganaceto , della Trini- 
tà , di S. Catarina , e di Albareto , e a tutti i luoghi posti tra 
il Canale e la Secchia. E di là spargendosi i nemici anche nel 
territorio di Reggio , a' 7. di Ottobre occuparono la Torre di 
Bagno . A* 17. Bernardo da Gesso de' Malapresi e Bastardo da 
Magreda staccandosi dall' esercito con goo. Fanti e 300. cavalli 
sorpresero il Castello di Dinazzano , che Fu poi invano da' Reg- 
giani assediato, e a' 19. giunsero a impadronirsi della Torre di 
S. Lazzaro pochi passi distante da Modena , sicché i Modenesi 
non osavano di uscire dalla Città . Essi medesimi , perchè i ni- 
mici non potessero trovar sicuro ricovero intorno alle lor mura, 
dierono il fuoco alle Chiese della Misericordia e di S. Tomma- 
so , che eran nel Borgo di Città nuova , e poscia a quella di 
S. Luca fuor della Porta di Bazzovara , e a una Torre detta 
de* Borgoncini . Delle quali rovine abbiamo anche una pruova 
in un decreto fatto a' 5. di Febbrajo del 1334. dal Capitolo dei 
Monastero della Trinità posto ne' sobborghi di Modena , affine 
di risarcire le case di esso distrutte e rovinate in gran parte: 
tempore , quo Alare biones de Ferrarla , Domini de la Scala , et Domi- 
ni de Gonzaga cum suis genti bus iienerunt in dì Bum Burgum ( Alba- 
reti ) in oksessum Civitatis (1). L' assedio però, o a dir meglio 
il blocco, di Modena andava in lungo; e il Marchese Rinaldo, 
che da Ferrara faceva venire le provvigioni al suo esercito ne- 
cessarie , vide, che ad assicurarne il trasporto, oltre il Finale, 
che già era suo , conveniva aver nelle mani il Castello ancora 
di S. Felice . Lasciata dunque una parte dell' esercito intorno 
a Modena , egli con Alberto dalla Scala e col restante delle sue 
truppe a' 27. di Ottobre recossi all'assedio di quel Castello. Dif- 
ficilmente avrebbe esso potuto resistere a un esercito sì numero- 
so e potente . Ma Alberto dalla Scala , indotto dalle preghiere 
di Manfredo Pio , determinossi ad abbandonare il Marchese , e 
colle sue soldatesche andossene a Verona . Sdegnato il Marche- 

I i 2 se 

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il) Arch. Pubbl. <ii Mod. 



2 5 * MEMORIE STOR. MODENESI, 
se al vedersi mancare un sì forte alleato , tornossene egli pur a 
Ferrara , lasciando però alcune schiere intorno a S. Felice . Ma 
frattanto Mastiti dalla Scala, udita con dispiacere la risoluzion 
del fratello Alberto, mandò altre truppe a cavallo ed a piedi 
all' assedio di S. Felice sotto la condotta di Giovanni da Campo 
Sanpiero, il quale giunto colà fece intorno al Castello innalza- 
re una forte Bastia , affin di stringerlo vie maggiormente , e 
d'impedirne il soccorso. Frattanto però Manfredo Pio avea avu- 
to agio di raccogliere un poderoso esercito composto d'i Mode- 
nesi , di Reggiani e di' Parmigiani. Era con esso anche il Prin- 
cipe Carlo figlio del Re Giovanni con seicento soldati' Tedes- 
chi , ed eranvi i Rossi di Parma , i Fogliani e i Manfredi di 
Reggio ; e poiché ogni cosa fu pronta , mosse V esercito verso 
S. Felice a' 25. di Novembre, e venne alle mani cogli assedian- 
ti . L' autor degli Annali Estensi dice, che le eruppe di Man- 
fredo Pio furono quasi sconfitte , e che molti dell' esercito Mo- 
denese furono uccisi ; ma che finalmente questo rimase padrone 
del campo di battaglia; e che tra una parce e T altra morirono 
nel combattimento ottocento soldati a cavallo. Questo numero 
si esprime ancor dal Morano, il quale aggiugne, che tra* prigio- 
ni fatti da' Modenesi fu lo stesso Giovanni da Campo Sanpiero 
condottier dell' esercito, e Guglielmo Canazzi Capitano de' Vero- 
nesi , e Bartolommeo Boschetti e Paolo Padella Modenesi fuo- 
rusciti ; e negli Annali Modenesi e nella Cronaca Reggiana si 
parla di questa battaglia' come di una total rorta del nemico 
esercito ; e gli ottocento' morti e feriti si fanno tutti delle schie- 
re del March. Rinaldo. Ciò che è certo si e , che Modena e S. 
Felice furono liberati dall'assedio, e che Manfredo potè a ra- 
gione vantarsi di- aver salvata questa Città, se pur era salvar- 
la , il lasciarla sotto il* dominio del Re di Boemia , a cui allo- 
ra era soggetta (1). In questa occasione il Principe Carlo or- 
nò delle divise dì Cavaliere alcuni, che in quella battaglia aveart 
date pruove segnalate del lor valore ; e tra essi furono Giberto 
da Fogliano e Manfredo Pio . Di questa battaglia parlasi a lun- 
go ancor nelle antiche Storie Pisto/sri (1) , e nella Cronaca det 

Vii- 



■4 . ■ 1 1 ■ . 'mmmtm ! ■ 



a i Vi ■ ■< - 



(r; Ib. T. XT col. 8r. tu. &c. T. T. XViri. col'. 4^ 
Xil, coi. 738. T. X.V. col. ftx. 595. (u lb. T. X. col. 463* 



CAPO VI. a 73 

Villani (i), il cui racconto non sarà spiacevole a' Lettoli il ve- 
der qui riportato : Nel detto anno essendo a boste la gente de Mar- 
chesi da Ferrara con t ajuto della lega di Lombardia in quantità di 
mille e cento Cavalieri & popolo assai sopra il Castello di S. Feli- 
ce nel Contado dì Modona , della quale toste era Capitano Messer Gio- 
vanni da Campo San Fiero di Padova , & bavendo il detto Castello 
molto stretto di batti folli , Carlo figliuolo del Re Giovanni si parti di 
T'arma con sua gente ,• & venne a Modona per soccorrere il detto Ca- 
stello , & ti Legato di Bologna mandò la sua cavalleria intorno da ot- 
tocento cavalieri alle frontiere di Modona, comandando loro, ebe a ri- 
chiesta del detto Carlo fonano contro a' Marchesi. Il detto Carlo ba- 
vendo novelle , come F baste de Marchesi era molto sparta & male or- 
dinata, come franco, senza attendere ajuto dalla gente del Legato, ma 
tuttora U ricrebbe vigore & baldanza , si uscì di Modona con ottocen- 
to cavalieri molto buona cavalleria , & tutto il popolo di Modona , é* 
giunto alt boste de nìmici , subitamente li assalì , & duro la battaglia 
dalf bora di nona insino passato vespro molto ritenuta . Alla fine la 
gente del Re Giovanni bebbono la vittoria ,. & di quegli della Lega di 
Lombardia ve ne rimasono tra morti & presi più di cinquecento ca- 
valieri , & popolo assai , & rima sevi preso il detto Messer Giovanni 
éf molti Conestaboli": e ciò fue adi venticinque di Novembre del detto 
unno ; onde molto montò la grandezza del Re Giovanni , & ancora if 
Legato ne prese vigore: & perchè disamava i Marchesi, perchè libera- 
mente non li vollono dare la Signoria di Ferrara , incontanente fece 
loro muovere guerra , & ardere toro la Villa di Consandali ; & Mar- 
chesi , tutto fossero sconfitti , corsono in sul Bolognese , & arsono fo 
Villa di C ereto * 

Più tranquillo fu a* Modenesi f anno seguente 13 3 J. > per- An. 1333. 
ciocché i Marchesi' d' Este occupati nella nuova guerra Jor mos- 
sa dal Card. Bertrando Legato , che erasi , come si è detto, 
unito al partito del Re Giovanni, e che usò, benché inutilmen- 
te e a suo gran danno , ogni sforzo per toglier loro Ferrara „ 
non poterono rivolgere il pensiero a riacquistare la Signoria di 
Modena, a cui da lungo tempo aspiravano . Liberi perciò i Mo- 
denesi dal timore di esterne guerre , tentarono di soggettare co- 
loro, che ribelli al Comune occupavano alcun i Castelli; e nel 
Marzo mossero contro Nicolò da Predo, che erasi fatto padro- 

ne 



(i) lU T. XIH4 co!. 7 ì 7 ì 



154 MEMORIE STOR. MODENESI. 

ne di Spillamberto . Si combattè da una parte e dall'altra, e sì 
diede il guasto alle circostanti campagne, ma il Castello non si 
potè espugnare, e nel Giugno convenne venire a una tregua con 
Niccolò (i) . 

Maggiore e più strepitosa novità accadde quest' anno me- 
desimo in Reggio . Erano ivi divisi gli animi , e non tutti sof- 
frivano pazientemente il nuovo dominio. Il March. Spinetta Ma- 
laspina avea corso saccheggiando e predando il territorio di Reg- 
gio ; e Guercio da Fogliano separandosi dagli altri della sua fa- 
miglia, che erano pel Re Giovanni, avea fatte molte scorrerie 
nel distretto medesimo , e ^.vea occupato Castelnuovo in quel 
territorio , come ci mostra un editto di Carlo figlio del detto Re 
de' 14. di Ottobre del 1332.. , nel quale ad alcuni, che per la 
somma di L. 8490. di Bolognini avean dal^Comune di Reggio 
presi in affitto i dazi di quella Città e del suo territorio, attesi 
i danni delle indicate scorrerie , permette , che non sian più 
tenuti al suddetto contratto (1) . Ma questi torbidi assai più 
gravi si fecero nel 1333. Avea il Re Giovanni, come si è det- 
to, nominati ivi suoi Vicarii Azzo de' Manfredi e Niccolò e Gio- 
vanni e Giberto e Giovanni Riccio da Fogliano , i quali ad assi- 
curarsi il loro potere nell' Agosto e nel Settembre dell' anno 1 33 z. 
aveano esiliati ottanta de' principali Cittadini (3). Ma i Fogliani vo- 
levano esser soli al comando. Fatta perciò una segreta cospirazio- 
ne con alcuni Modenesi e con Vannuccio da Dallo, e raccolti molti 
armati , a* 20. di Ottobre assaltarono improvvisamente le case 
de' Manfredi , e tutti li fecer prigioni con alcuni loro amici , e 
gli avrebbono anche uccisi, se non gli avesse atterriti il sapere, 
che due di essi, cioè Giovanni e Rosso de* Manfredi , eran fug- 
giti . Eransi essi ricoverati nel Castel di Borzano , e perchè 
i Fogliani non volevano lasciare in lor mano un luogo sì im- 
portante , preso seco Azzo de' Manfredi Proposto di S. Prospero 
di Castello da lor fatto prigione, il condussero a quel Castello , 
acciocché egli esorcasse Giovanni e Rosso a darlo lor nelle mani; 
e lo ebber di fatto , dopo aver dato il guasto tutto all' intorno . 
Allora tutti i Manfredi furono da' Fogliani mandati al Castel 
di Querzola , e chiusi nel fondo della Torre . Così rimasti sen- 
za 



(1) *b T. X . col. 9'. T. XX TI. col. 150. (2, Taccoli T. I. p. 371. &. 
(j, Script. jRer. Ital. T. XVlll. col. 46. 



CAPO VI. 255 

za -rivali ordinarono, che il giorno de" 2.1. di Ottobre fosse ra- 
dunato il General Consiglio di Reggio, in cui avendo Iacopino 
Pagani Priore de* Difensor del Comune proposto , che a provve- 
dere alla salvezza di Reggio nelle turbolenze, in cui allora tro- 
vavasi , sarebbe stato opportuno , che si nominassero Vicarii 
Generali della Città e del territorio con piena autorità in no- 
me di Giovanni Re di Boemia Guido Riccio e Niccolò da Fo- 
gliano , o fosse il timore della lor prepotenza , o fosse la fidu- 
cia , che in essi si avesse, il partito fu approvato, e venne lor 
conferita 1' autorità di Vicarii , e spedironsi Messi al Re Gio- 
vanni , che tornato quest' anno ia Italia , già ne partiva per 
rivedere la sua Boemia, acciocché approvasse questa nuova ele- 
zione , come ei tosto fece (1) . Nel qua! decreto , benché non 
si faccia menzione che di Guido Riccio e di Niccolò, e certo 
però, che anche Giberto dovett* esser compreso, come il segui- 
to delle cose ci fa manifesto . 

Così i Fogliani ebbero essi soli il dominio di Reggio , e 
Niccolò ebbe anche il piacere di vedere nel seguente anno 1334. 
Tommasino suo figlio fatto per opera dei Cardinal Legato ammi- 
nistratore della Chiesa di Reggio . Ma il lor dominio dovea esser 
brevissimo. Già abbiam veduto, che nella lega stabilita nel 1331., 
e confermata 1' anno seguente , tragli Estensi , gli Scaligeri , i 
Gonzaghi , e i Visconti erasi determinato , che Modena sarebbe 
stata degli Estensi, Reggio de' Gonzaghi. Questa lega detta 
Lombarda o Toscana spedì 1* anno 1333. alcuni Ambasciadori 
al Pontefice Giovanni XXII. per averlo a se favorevole , rap- 
presentandogli, quanto mal convenisse agli interessi della Chie- 
sa il permettere , che Giovanni Re di Boemia stendesse tanto 
il suo dominio in Italia, e dolendosi del Card. Bertrando Le- 
gato di Bologna, che apertamente damagli ajuto , e avea perciò 
tentato di toglier Ferrara agli Estensi , e pregandolo insieme a 
mandare un altro Legato in Lombardia, poiché il detto Cardi- 
nal non pareva a ciò opportuno . Di questa lega produrremo 
più altri atti finora non conosciuti , che si conservano nel Se- 
greto Archivio Estense . Un' altra lega avean fatta insieme nel 
1333. il Re Giovanni, mentre trovavasi in Bologna, il Cardinal 
Legato , Rolando Rossi da Parma , Manfredo Pio da Modena , 

Pon- 



» i ■ ■ 



Uj Ib. T. XV III. col. <S. ec. Taccoli T. IH. p óra. 



ì<$6 MEMORIE STOR. MODENESI 

Poncino Ponzoqi da Cremona, e Guglielmo Fogliano da Reg- 
gio per difendersi contro chiunque osasse attaccarli (i). Restava 
dunque a vedere , qual delle due leghe fosse più potence e più 
felice nel esecuzione de' suoi disegni. Parve, che nascesse qual- 
che speranza di pace; perciocché a 19. di Luglio di quest' an- 
no medesimo radunati insieme nella Chiesa di S. Andrea di 
Castelnuovo Parmigiano , o , come ora diremmo , Castelnuo- 
vo di sotto , i Deputati di amendue le parti , stabilirono una 
tregua da osservarsi fino alla fesca di S. Martino di quel!' an- 
no stesso . Quest' atto ci mostra , quanto potenti fossero amen- 
due i partiti , perciocché da un canto veggiamo il Re di Boe- 
mia , il Marchese di Monferrato, il Marchese Antonio Malaspi- 
na , le Città di Parma, di Cremona , di Reggio , di Modena, .di 
Bobbio, e di Lucca, i Pavesi fuorusciti, Isnardino de* Colleoni 
co' suoi amici , e col Castello di Martinengo , Cammillo da Ca* 
stelbarco , il Marchese Giovanni Malaspina , il Marchese Fede- 
rico e fratelli Malaspina di Villafra.ica , G.uidinello e fratelli da 
Montecuccolo, i Nobili di Dallo, i fuorusciti Veronesi, i Marchesi 
Manfredino , Lucchino , e Moroello Malaspina , Niccolò d' Arco, 
e alcuni altri ; dall' altro canto veggiamo Roberto Re di Napoli, 
le Città di Firenze, di Pistoja, di Volterra e più altre Comu- 
nità di Toscana , Neri da Montegarullo , i fuorusciti Lucchesi , 
i Marchesi d' Este , Alberto e Mastio jdaila Scala, Azzo e Gip» 
vanni Visconti , Luigi Gonzaga co' suoi figli , Franchino Rus- 
ca Signor di Como, Monso da Beccaria e i suoi figli Pavesi , t 
Signori dalla Palude , i Marchesi Spinetta e Corradino Mala? 
spina con tutta la Jor famiglia, il Marchese Pallavicino di Pel- 
legrino con Filippone suo figlio , Rolandino Strozzi , Manfredo 
da Landò , i Nobili della Mirandola , e tutte le Città e i Ca- 
stelli posseduti da detti Signori. Ma appena spirata la tregua si 
ripigliarono V armi . Mastino dalla Scala , a cui era stato pro- 
Aa. 1334. messo il dominio di Parma , fu il primo ad accostarsi a quella 
Città; e collegato co' Correggeschi, venne sul cominciare <3el 1334, 
a Castelnuovo Parmigiano luogo di lor dominio . Il Legato an» 
cora mandò ducento cavalli e cento Balestrieri in soccorso dei 
Parmigiani. Il principio della guerra fu favorevole agli Scaligeri 
e a* Correggeschi, i quali recatisi a Brescello a' 18. secondo 

al- 



■w*f» 



(0 Ib. T. XV III. col. 140. ce 



£ A l P O VL 257 

altri a* to. di Gennajo vi si fortificarono esondando di tre fos- 
se il Castello, ,c facendo venir da Verona e legni e funi , e 
quanto facea d' uopo alla guerra, .e fabbricarono rtm ponte sul, 
fiume, stendendosi colle fortificazioni all'intorno per tal mante- 
ca , che sembrava una Città , e .di là scorrendo anche pel ter*, 
ri-torio di peggio vi andavan recando per ogni parte rovina e 
guasto, interno a' quali movimenti presso Brescello molti docu- 
menti ha prodotti iJ Sig. Verci (i) . Giberto da Fogliano co 8 
suoi aderenti veggendo, che i nimiei accostavansi .sempre più a 
Reggio , radunate le sue truppe si fece loro incontro , e a* 
23. di Febbraio presso Mazenzatico, o, secondo una Cronaca 
di Parma, presso Correggio ,, donde dice anche la Cronaca di 
Verona (lì) , che mossero gli assalitoci, venne alle mani. L 9 
esito delia battaglia fu in favor de' Fogliarli . -Le truppe di 
Mastino furon volte in fuga s e caddero in man de' Fogliarli 
Gortifredo e Niccolò da Sesso fratelli, Giovanni Manfredi p 
e il Conte Ettore da Panico, che furon poi da Mastino ri r 
comperati collo sborso di sei mila cinquecento fiorini d' oro f 
Immenso fu il bottino .dopo la battaglia raccolto , e tale che p 
•se crediamo alla Cronaca Veronese , dalle cose tolte a nimiei > 
e vendute nella piazza di Reggio, si raccolsero .oltre a die qì rni- 
la fiorini (3). 

Ma breve fu il trionfo . Nel mese di Marzo una popolai 1 
sedizione fece perder Bologna al Legato, che fu costretto a fug- 
girsene , e a tornare poi in Francia, e con ciò gli alleati di es- 
so perderono il più potente loro sostegno. E i Marchesi d'Este, 
ricuperato nello stesso mese il Castello di Argenta , si videro 
pacifici possessori di tutto il Ferrarese , e perciò in istato di ri- 
volgere il lor pensiero al riacquisto di Modena. Unite dunque 
insieme le lor truppe nel mese di Maggio Filippino Gonzaga , 
Mastin dalla Scala, il Marchese Obizzo d' Este e Azzo Viscon- 
ti insieme co' Correggaseli! e co' Sessi accostaronsi a Reggio, e 
dato il guasto all' intorno accamparono presso la Porta di S. 
Croce . Una sortita , che tentarono i Reggiani nel sobborgo di 
S. Stefano, fu lor funesta, e molti vi rimasero uccisi a gli al- 

Tom. IL K k tri 






(0 S*or. della Marca Triv. T. XI. Dqc p- *9- ró.'ty. 30. 31, 47, 
(*( Script. Rer. Ital. T. Vili. col. 6t2. T. XVlll. col. 150. 
4(3) Ib. T. VJLJt. col. 6tf. ,ec, X- XVlll. col. 40, 



2,8 MEMORIE STOR. MODENESI 
tri furon respinti. Dopo essere stati ne' contorni di Reggio per 
alcuni giorni , ne mossero a 20. di Maggio , e avanzandosi 
verso Modena occtipaiono la Pieve di Bagno. Quindi a 27. del- 
lo stesso mese entrati nel territorio di questa Città posero il 
lor campo presso la Secchia tra '1 Ponte alto e '1 Ponte basso; 
e poiché la pienezza del fiume non permise loro il passarlo, di 
là spargendosi all' intorno diedero il guasto a' distretti di Cam- 
pogalJiano, di Soliera, di Carpi, di Cortile, di Villanuova , di 
Lisignana , di Saliceto de' Buzzalini , di Panzanello, e di Ga- 
naceto predando e uccidendo ciò , che veniva loro alle mani , e 
quindi carichi di bottino tornarono 1' ultimo dì di Maggio sul 
territorio di Reggio a far nuova preda, e di là gittaronsi sul 
Parmigiano. Era quell' esercito numeroso di trenta mila uomi- 
ni, e conduceva seco sei mila carri; e ben può immaginarsi, 
qual terrore spargesse per ogni parte un esercito per que' tem- 
pi sì formidabile. Poco mancò nondimeno, che un tradimento 
non rovinasse le truppe Italiane co' lor condottieri . Eran tra 
esse alcune Compagnie Tedesche; e i Rossi di Parma, di con- 
senso, come alcuni affermano, del Cardinal Bertrando Legato, 
eran giunti coli' oro a sedurle, e ad ottenerne promessa, che 
avrcbbon dato nelle lor mani i capi dell' esercito . Questi sco- 
priron la trama , e segretamente ritirandosi ciascuno colle sue 
truppe tornarono alle lor case, e il tradimento fu sempre più 
manifesto, quando si videro le Compagnie Tedesche passar to- 
sto al servigio de' Rossi (1), 

Di questo allontanamento delle truppe nimiche si valsero 
i Modenesi e i Reggiani per riportare qualche picciol vantaggio 
sopra gli interni loro nimici. I Modenesi sdegnati contro la fa- 
miglia da Fredo , che erasi al Ccmun ribellata, ne spianarono 
tutte le case . Quindi a' 4. di Giugno recaronsi sotto Spillam- 
berto occupato, come si è detto, da Niccolò da Fredo, e non 
potendolo espugnare, ne rovinarono i contorni. Ed essendo poi 
nel Dicembre caduto nelle lor mani Giovanni da Fr^do fu in- 
carcerato e strozzato ; e fu pure ucciso in sua casa il Proposto 
di Fredo di lui nipote. E i Reggiani ancora rivolgendosi con- 
tro que' da Canossa nimici de' Fogliani diedero il guasto a' con- 
to r- 



(1) Ib. T. Xi. col. 81. T. XV. col. 397. ec. T. XVIII. col. 50. 



C A P O VI. 259 

tornì del Castello di Gesso ad essi soggetto , e a quel di Bor- 
zano (1). 

Questi furono gli ultimi movimenti militari del Comune di An> l 335> 
Reggio, il quale 1 anno seguente 1335. dovette soggettarsi a 
nuovi padroni, e più non porè disporre del!e sue truppe se non 
a lor piacimento. I Gonzaghi aspiravano al dominio di Reg- 
gio, il quale loro era stato promesso, come si è detto; e le 
interne dissensioni de' Reggiani agevolavano loro il mezzo di 
ottenerlo. Fin da' 5. di Gennajo del 1^4. i Canossa Signori 
di Gesso e di altri Castelli eransi soggettati, e giurata aveano 
fedeltà ,a iLuigi Gonzaga e a suoi figli , Il dominio di Reggio 
dato poscia a' Fogliani avea sempre più innaspriti gli animi de- 
gli altri Nobili , e i Roberti e i Bojardi, e alcuni ancor de Fo- 
gliani e de' Signori di Rodeglia seguendo 1' esempio di que' da 
Canossa eransi rivolti a' Gonzaghi, e con lor congiungendosi 
tentavano 1' oppressione de' lor rivali . Guerreggiossi per alcuni 
mesi da una parte e dall' altra , finché a' 4. di Decembre del- 
lo stesso anno J334. si conchiuse una tregua fralle due parti, 
che durar dovesse fino al primo del seguente Febbrajò , nel qual 
trattato si nominano come già uniti a' Gonzaghi i Nobili Ro- 
berti, da Canossa, Bojardi, e da Rodeglia esuli da Reggio. Quin- 
di nel Marzo del 1335. alla tregua succedette la pace, e in 
quell' occasione Azzo de' Manfredi riebbe la libertà , e due fi- 
gli di esso , che erano stati finallora nelle carceri del Comune 
di Reggio, furon dati a' Mantovani, quasi ostaggi della pace 
stabilita. Ma essa era fatta co' Gonzaghi, non cogli Scaligeri. 
Perciò Alberto dalla Scala, dopo aver avuto a' 20. di Giugno il 
possesso di Parma, accostossi col suo esercito a' 26. dello stesso 
mese a Reggio , e fermatosi a' Quattro Castelli , di là prese a 
fare scorrerie ostili all' intorno, e a' 28. ebbe in sua mano i 
Castelli di S. Paolo e di Montezagno , e il d v i seguente avvi- 
cinandosi a Reggio accampossi a S. Cosmo. Guido e Giberto % 
da Fogliano coli* ajuto ancora di alcune truppe loro mandate 
dal Re Giovanni si difesero al principio con molto coraggio . 
Ma convien dire , che la Città fosse in poco tempo ridotta a 
grandi strettezze ; perciocché a' 3. di Luglio i Fogliani arren- 
deronsi allo Scaligero , e sotto diversi patti gli consegnarono il 

K k 2 do- 

ti) Ib. T. XI. col. 81. T. XVIII. col. 50. 



i6o MEMORIE STOR. MODENESI. 

dominio di Reggio. Quai fossero questi patti, niunò cel dice; 
ma è verisimile , che fossero que' medesimi , che rinnovati poi 
furono co' Gonzaghi. Perciocché non sì tosto ebbe Alberto dal- 
la Scala avuto il dominio di Reggio, Guido Gonzaga, che di 
ciò dovea esser convenuto cogli Scaligeri-, recatosi a Verona , 
ivi agli 8. di Luglio da Mastino dalla Scala a nome ancora del 
suo fratello Alberto ricevette in nome di Luigi suo padre e di 
Filippino e Feltrino suoi fratelli V investitura a titol di feudo 
del dominio di Reggio, ne altro annuo canone gli fu imposto 
che quel di un falcone. Luigi Gonzaga sdegno-ssi dapprima , 
quando riseppe, che solo a titol di feudo ricevuta avea la Signo- 
ria di Reggio; perciocché pretendeva', che gliene fosse stato pro- 
messe T assolute dominio. Ma gli fu forza acchetarsi. Molti 
furono i patti a questa investitura aggiunti. Promisero i Gonza- 
ghi di rimirare e trattar come amici Gjberto del fu Niccolò da 
Fogliano e i suoi fratelli e tutti i Reggiani , che erano allora 
in Città . Si permise a Fogliani di sceglier sei tra tutti i tren- 
tasci Castelli e Terre da essi possedute, e tra esse Dinazzano e 
Carpinete, su cui avesser per sempre piena ed assoluta giurisdi- 
zione; le alt! e dopo tre anni dovesser tornare in potere del Co- 
mune di Reggio. L'amministrazione della Chiesa di Reggio do- 
vea rimanere presso il Proposto da Fogliano ,- e doveasi ancor 
proccurare , eh' ei fosse eletto Vescovo della Città ; a patto pe- 
rò , che le Forcezze proprie del Vescovado rimanessero in man 
de' Fogliani. Da essi' pur difendessero ie Fortezze, che erano 
delle Badie di Fwissinoro , ài Canossa, e di S. Prospero, e di 
k>r diritto fosse in avvenire V ekzion degli Abati, e se l' ele- 
zione non potesse farsi , a loro disposizione fossero i beni delia 
Badia vacante. I Roberti e i Canossa, che erano esuli, doves- 
sero dopo un anno richiamarsi a Reggio, e frattanto si proc- 
urasse di riunirli in pace co' Fogliani. A questi dovearisì pa- 
gare quattrocento fiorini d' oro ogni mese sulle rendite del Co- 
mune di Reggio. I Manfredi non dovesser tornare a Reggio se 
non dopo undici anni . Questi ed altri patti spettanti alla fami- 
glia de Fogliani e ad altre , e a diversi interessi del Comune 
di Reggio si posson vedere nello sfromento solennemente per- 
ciò stipulato. Essi furon poi confermati f anno 1539. in cui i 
tre fratelli Gonzaghi a' 22. diGiue.no fccer co' Fogliani un nuo- 
vo trattato . In esso Niccolò e Guidoriccio anche come Proccu- 

ra- 



CAPO VL 26i 

fatare d! Giberto figlio del fu Niccolò fratello dello stesso Gifi- 
doriccio , e Proccuratore aficora di un altro Niccolò sopranno* 
mato Barba figlio del fu Paolo del detto fu Niccolò, di Boni- 
facio e di Matteo fratelli e figli del fu Guido Savina , e di Ber- 
tolino e di Paolo fratelli e figli del fu Matteo del fu Bertolino 
e di Giovanni del detto fu Niccolò fratello dello stesso Guido- 
riccio, tutti da Fogliano; rinnovano co' Gonzaghi i patti da Gi- 
berto già stabiliti cogli Scaligeri; e poiché nel trattato fatto nel 
111$. co ' Gonzaghi erasi ordinato, che i Fogliani dopo tre arr- 
ni dovesser lor consegnare tutti i lor Castelli, trattine sei, fu 
lor permesso di tenerli ancor per tre anni (i). Ed è verisimile, 
che o per nuova conferma, o per tacita condiscendenza, essi 
non se ne privassero mai, come il seguito delle cose ci persua- 
de. Guido Gonzaga venne subito a Reggio, ed entratovi agli 
ii. dello stesso mese, il dì seguente nel Palazzo del Pubblico 
fu confermato nel suo nuovo dominio ; ed egli vi pose per Po- 
destà il Conte Ettore da Panico. A' 16. del mese medesimo 
rientrò in Città Ugolino da Sesso con cinque suoi figli , Gotti- 
frcdo i Palmerio, Niccolò, Fregnano , e Filippino, la qual fa- 
miglia per tanti e tanti anni err, stara esule da Reggio. I Ro- 
betti non tardarono un anno a rientrarvi, come era stato sta- 
bilito, avendo il Gonzaga indotti i Fogliani alla pace con essi 
fin da' 15. di Ottobre. I Canossa non vi tornarono , che al Lu- 
glio dell' anno seguente. Così i Gonzaghi ebbero il dominio di 
questa Città , i quali fecer chiudere e murare dalla parte di sotto h 
Forte di Reggio, perciocché prima avean solo tre pareti ; così dicesi 
nell' antica Crònaca di Reggio , delle quali parole però io non 
intendo il senso. Essi fecero anche spianare il Castello di No- 
vi, e quelli di Mozzadclla e di Albinea, e a queste distruzioni 
ordinate un' altra casual se ne aggiunse nel 1336., cioè quella 
del Palazzo vecchio della Comunità posto nella pubblica Piaz- 
za , che rovinò interamente (2), 

Mentre Reggio cadeva in poter de' Gonzaghi, i Marchesi 
d' Este disponevansi a far nuovi sforzi per ripigliare il dominio 
di Modena. Ed eran per essi favorevoli le circostanze, percioc* 

che 



f i) T?cco!i Merr* T, Tir, d toi. 

(1) Script. Rer. .tal. T. XVH.I. col. 51. T. XII. eoi. 740. $ói. I67. Taa- 
coi Mem. T. U. p. 661. 



26i MEMORIE STOR. MODENESI. 

che grandi divisioni di animi regnavano nella Città e ne! ter- 
ritorio. A' 14. di Marzo del 1355. Simone e Giovanni Boschet- 
ti e Ugolino e Corrado figli di Giovanni, i quali insiem co' Ran- 
goni occupato aveano il Castello di Marano di Campiglio , ne 
cacciarono Jacopino Rangone loro collega nel dominio di quel 
Castello , che a lui era stato dato dal Card. Bertrando Legato , 
e quindi unitisi con Guidinello da Campiglio, e venuti a. Mode- 
na, Ov f e perciò furon riammessi, ne consegnarono il dominio a 
Manfredo Pio, e giurarono di seguirne il partito. Ma il giuramen- 
to fu presto dimenticato ; e pochi giorni appresso S mone e Cor- 
rado Boschetti , cacciato da Marano il suddetto Guidinello, sog- 
gettarono quel Castello a' Marchesi d' Este . Guidinello però nel 
seguente Gennajo il ritolse a' Boschetti, e se ne fece pad.one. 
I Pii aveano ancora nella Corte di Quarantola un Castello det- 
to Mnglxhb , e questo pure fu loro tolto a tradimento nel Mag- 
gio del 1335. da alcuni della famiglia degli Asinari , che il 
consegnarono a Pichi della Mirandola , e questi lo fecero inte- 
ramente spianare. (1) 

Così le principali famiglie di Modena colle intestine loro 
discordie agevolavano agli Estensi il riacquistarne il dominio . 
Poiché dunque il Marchese Niccolò nel Gennajo del 1335. ebbe 
presa in sua moglie Beatrice figlia di Guido Gonzaga ? unitosi 
col Marchese Rinaldo suo fratello , e radunato un numeroso 
esercito di cavalli e di fanti , partì al cominciar di Giugno da 
Ferrara risoluto di stringer Modena di nuovo assedio , e accos- 
tatosi alla Città, affine di chiuderla da ogni parte, fortificossi 
presso la Porta di Città nuova , che conduce a Regg o, e presso 
quella di Saliceto , che conduce a Bologna , e vi alzò Torri e 
Castelli per impedire l'ingresso de' viveri nella Città; e nel sob- 
borgo ancor di Afbareto innalzò a tal fine un Castello uguale 
a quello di Spillamberto . Tutti i contorni di essa furono deva- 
stati , tagliate le biade, atterrate le piante. Le Ville di Fredo, 
di Ramo , di Campogalliano , di Ganaceto , di S. Martino di 
Secchia, di A Ibi reto , di Sìiilamberto furono rovinate e distrut- 
te; mentre gli Esrensi co' lor collegati frattanto, fabbricata pres- 
so il Finale una forte Bastia , e assicuratisi così 1' arrivo de* vi- 
veri da Ferrara , abbondavano d' ogni cosa . Agli esterni nimici 

si 
m ' 1 , 1 1 1 1 ... 1 1 1 ' . . - 

(i; Script. Rer. Ital. T. XV. coi. 595. 



capo vr. 163 

»Ì aggìunser gli interni* Matteo e Manfredino da Gorzano cac- 
ciati dalla Città , forse come uomini di dubbia fede , gittaronsì 
sopra il Castello di Campogalliano, l'espugnarono, e il consegna- 
rono a Marchesi d' Este t Ad essi pur consegnarono i Bozzalini 
il lor Castello di Villafranca, e que'da Magreda il loro. Anche 
il Castel di Spezzano fu da essi espugnato . Il Castel di Formi- 
gine ancora fu assediato , e fu dato il guasto all' intorno alle 
Ville di Saliceto , di S, Marone , di Bazzovarà, e di Casinaibo , 
E forse fin da quest' anno sarebbe venuta Modena in mano degli 
Estensi , se una grave malattia non avesse obbligato il Marchese 
Rinaldo a tornare a Ferrara, ove a' 3 1 . di Dicembre finì di vi- 
vere . Furon perciò interrotte alcun poco le operazioni militari ; 
e il Marchese Niccolò raccolto il suo esercito presso Formigine, 
poiché la stagione troppo avanzata non gli permetteva il con- 
tinuare 1' assedio , stava ivi aspettando tempo e circostanze mi- 
gliori per rinnovarlo più strettamente (1) . Un' altra cagione del 
ritardo recato alt' espugnazion di Modena produsser poscia i Prin- 
cipi collegati in una ambasciata spedita Tanno 1336, a Rober- 
to Re di Napoli , cioè che i Fiorentini andavano animando 
Manfredo Pio Signor di "Modena a star fermo nella sua resisten- 
za, e promettendogli soccorso ed ajuto , il qual però non ebbe- 
si mai 6 

Ma Modena era già a tale stato ridotta , che non poteva 
sperare di sostenersi più lungamente. Desolato tutto il territorio An« 133& 
all' intorno , costretti a fuggirne gli agricoltori , intercetti i vi- 
veri , i Cittadini non avendo di che sostentarsi abbandonavano 
la Città, ed essa era desolata per modo, che a* 30. di Genna- 
ro del 1336. vigilia della festa di S. Geminiano , nel qual gior- 
no tutte le compagnie co' loro stendardi andavano a fare al San- 
to Protettore le loro offerte , sedici stendardi soli si videro , nu- 
mero troppo scarso in confronto del consueto; e ciò che é più, 
sotto ciaschedun di essi nort vi erano che otto o nove , e sot- 
to alcuni solo tre o quattro persone. In questo stato di cose le 
Compagnie Tedesche ed altre chiamate a' loro stipendii da due 
Vicarii Manfredo e Guido Pii tentarono un colpo ardito , per 
avere almeno * di che saziare la fame t Uscite dalla Città s' in- 
novarono nel territorio Bolognese fino a Calcara , rubando a 

ma- 

(ìj Ib. col. 39SÈ. 



z<4 MEMORIE STOR. MODENESI, 

mano armata tutto ciò, che trovavano di viveri, di abiti, e di 
ogni alerà cosa. I NojìIì da Boccadiferro , che erano in Pia- 
mazzo , avutone avviso , e raccolta subito molta gente da 
quella e dalle vicine terre di Bazzano , di Savignano e di 
Crespellano , andaron loro incontro presso la Muzza , e le as- 
salirono . Ma furori respinti con quel disperato coraggio , che è 
proprio degli affamati . Molti furono gli uccisi e i feriti , oltre 
cento i prigioni , e tra essi dieci de' detti Nobili , che dovettero 
riscattarsi con oro. Ma per quanto copioso fosse il bottino, 
troppo esso era lungi dal soddisfare a bisogni della Città ; (i) . 
Di queste scorrerie, e dell' assedio che le precedette, si fa men- 
zione anche nel Codice altre volte citato del Monastero di S. 
Chiara, ove si narra, che quelle Monache insieme colla loro 
Badessa Giovanna de' Rangoni ritiraronsi in Città , e furono 
nella sua casa raccolte da Guido Pio , e che essendo stato il 
Ior Monastero per ispecial provvidenza del Cielo preservato da 
ogni sventura , dopo essere state in Città undici mesi , colà 
tornarono nel giorno di S. Marco, cioè a 25. di Aprile,. 

1 Vicarii ci Modena spedirono a Verona , chiedendo soc- 
corso a Mastin dalla Scala , anzi secondo le antiche Storie Pi- 
stoiesi si offriron pronti a riceverlo a lor Signore; ma egli rispo- 
se loro, che da' parti,, ch'egli stabiliti avea co' Marchesi d'Este, 
era «gli stesso obbligato a fare , che questi avessero Modena . 
Aveano anche essi fin dall' anno precedente implorato il soccor- 
so del Re Giovanni . Ma egli a^ea loro risposto , che altre 
guerre , in cui trovatasi avvolto , non gli permettevano per al- 
lora il dar loro soccorso . Videro adunque i due Vicari! , che 
non conveniva differir più oltre a venire ad amichevoì trattato 
di pace co' Marchesi d' Este , e molto più che il popolo arden- 
temente desideravalo , e potevasi temere di qualche sollevazio- 
ne , se i Pii si fossero ostinati a conservare il loro dominio (z) . 
Trovavasi allora il Marchese Obizzo in Verona presso Alberto 
e Masrin dalla Scala. Manfredo Pio partito da Modena a io. 
d'Aprile colà recossi; e a' 17. dello stesso mese alla presenza di 
molti Nobili, tra' quali era Giberto da Fogliano, a nome anco- 
ra del suo collega e cugino Guido cedette al Marchese Obizzo 

e in 



0) Tb T. XV col 5«?é. 

(2: Ib. & T. X/. col. 468, T. XVIII. col. i6 7 . 



CAPO VI. 16% 

e in luì anche al March. Niccolò 41 lui fratello e a' lor succes- 
sori 1' assoluto dominio della Città e dei territorio di Modena . 
A questa cessione peto fui on congiunti molti patti , che il Mar- 
chese Obizzo promise solennemente di osservare . E ì principali 
tra essi furono , che i Pii e i loro seguaci ed amici sì nobili 
che popolari sarebbono sempre stati trattati dagli Estensi come 
veri loro amici ; che tutti i Gibellini di famiglie nobili e po- 
tenti potesser tornare a Modena , trattine Niccolò da Predo , 
Giovanni di lui figlio , e Albertino di lui nipote , i quali per 
tre anni dovessero star lontani altrieri tre miglia dalla Città ; 
che gli altri Nobili e potenti fuorusciti , cioè i Guelfi , doles- 
sero per cinque anni ancora stare a tre miglia almeno lungi da 
Modena, trattine i Rangoni , i Boschetti, i Guidoni e i loro 
amici , i quali potessero subito ritornarvi ; che I popolari anco- 
ra potessero rientrarvi , trattine quindici da nominarsi da' Pii , 
i quali per cinque .anni ancora dovessero esserne esuli ; che i 
Marchesi d' Este pagherebbono a Zaccaria de' Discalci Massaro 
del Comune di Modena diciannove mila settecento cinquanta sei 
lire di Modena e cinque denari per le spese da lui fatte pef 
lo stesso Comune j che Manfredo Pio e i suoi eredi continuas- 
sero ad essere liberi «d assoluti padroni del Castello di Carpi e 
della Villa di S. Marino colle loro pertinenze ; che a Guido Pio 
e a' suoi eredi si rilasciasse similmente il dominio del Castello 
di S. Felice ; che il Castel di Formigine si rendesse a Giovanni 
degli Adelardi , e che si annullassero tucti gli Atti ivi fatti, 
mentre quel Castello era in mano del Cardinal Legato o de' Si- 
gnori di Sassolo, e che quegli abitanti per tre anni fossero esen- 
ti da' pubblici aggravi . Alcuni altri patti si aggiunsero intorno 
a' Canali di Carpi e di S. Felice , e ad altri possedimenti de' 
Pii , ad alcuni ufficii da conferirsi a loro scelta , e ad alcune 
esenzioni loro accordate , e alla provvigione di ducento fiorini 
al mese promessa a Manfredo , di cento a Guido , oltre altri 
sei cento all'anno da dividersi da Manfredo tra' suoi amici, in- 
torno agli Ufficiali del Comune di Modena, e a certe finte ob- 
bligazioni di denaro fatte a' tempi de' Bonaccolsi . Furono in que- 
sto trattato compresi i Nobili da Gorzano , Guglielmo da Cam- 
piglio , Taddeolo da Guiglia , e Martignone de' Malatigni , a' 
quali furono confermati i loro possedimenti e i loro onori . Om« 
metto più altri patti riguardanti persone particolari e la sicu- 
Tom. IL LI rez- 



266 MEMORIE STOR. MODENESI, 

rezza di questo trattato , di cui furono mallevadori i due fra- 
telli dalla Scala , che si potranno vedere nel documento mede- 
simo (i). A ciò aggiugne la Cronaca Italiana di Bologna, che 
per questo accordo Manfredo ebbe dagli Estensi vcntotto mila 
fiorini d' oro (2) . 

Concertata in tal modo amichevolmente ogni cosa , Man- 
fredo Pio tornò a Modena a 19. d' Aprile, e quattro giorni 
appresso pubblicossi in questa Città il trattato conchiuso tra gli 
Estensi e i Pii. Si scelsero allora quattro Deputati, che recan- 
dosi a Ferrara , ove il Marchese era tornato , a lui e al March. 
Niccolò offrissero la Signoria di Modena. Essi furono Giuliano 
Sigonio , Pincetto Pincetti , Zaccaria Burigatti , e Jacopino Ci- 
mieelli , i quali a' io. di Maggio nella Cattedral di Ferrara so- 
lennemente esibirono a* Marchesi Obizzo e Niccolò il dominio di 
Modena ; al qual atto , di cui solo un frammento trovasi nel 
Segreto Archivio Estense tra gli Atti di Pietro Fabri , furon 
presenti tra gli altri Guido' del fu Giberto da Correggio , Nic- 
colò dalla Tavola , e Giovanni da Camposanpfero , e Pietro del 
Verme Veronese , tutti e tre Cavalieri , Ugoletto Lupo Marche- 
se di Soragna ec. Ricevuta questa ambasciata il Marchese Obiz- 
zo parti da Ferrara con onorevole accompagnamento agli 11. di 
Maggio , e venne a Galiera sul Bolognese , ove da Giovanni, 
o , secondo altri , da Jacopo de' Caccianimici fu splendidamente 
trattato . 

Il giorno seguente pranzò a S. Giovanni in Persiceto , e 
passò la notte in Nonantola. Indi a' 13. incontrato da Manfre- 
do Pio con tutti gli stendardi e le compagnie della Città , e 
accompagnato ancora da alcuni Nobili Bolognesi, che vennero 
a corteggiarlo , entrò fra i pubblici applausi e fralle voci di uni- 
versale allegrezza in questa Città , il cui dominio trent' anni ad- 
dietro era stato con- sì gran furor popolare tolto ai Marchese 
Azzo suo zio . Nello stesso giorno radunato il General Consi- 
glio della Città, fu per decreto di esso solennemente conferito 
il dominio di Modena a' Marchesi Obizzo e Niccolò d' Este e 
a* lor successori . E a render qucst' epoca sempre più lieta si 
aggiunse il decreto del March. Obizzo , con cui ordinò , che 

tuf- 



fi ) Amich Eft. T. II. p. F*. &c. 

(2) Script. Rer. Ital. T. XV ili. col. $67. 



CAPO VI. ì6j 

tutti indistintamente i Nobili potesser tornare a Modena. Furo- 
no i primi i Nobili da Sassolo, che a' 19. di Maggio vi rien- 
trarono , quindi il dì seguente tornaronvi dopo tanti anni i 
Rangoni , i Boschetti, i Guidoni, i Pichi , i Nobili di Magre- 
da e di Fredo, e Bianchirlo da Gorzano . A' 21. videsi venire 
ancora Niccolò da Fredo, il quale dopo aver per più anni la- 
sciata crescer la barba, in quell' occasione finalmente la fece 
radere. E convien dire perciò, che almen riguardo a lui si re- 
vocasse 1* ordine dato nella convenzione fatta co' Pii, eh' ei 
dovesse ancor per tre anni stare a'men tre miglia lungi da Mo- 
dena . Il giorno seguente tornaronvi i Nobili da Savignano, e 
a' 27. i Grassoni. Tutti furono amorevolmenre dal Marchese 
ricevuti , ed era comune e universal i' allegrezza per tutta la 
Città al veder finalmente deposti gli odii , e cessate le guerre 
civili , e al veder quelli , che sì lungo tempo erano stati ni- 
nnici, abbracciarsi 1' un 1' altro piangendo per tenerezza, e giu- 
rarsi scambievolmente amicizia e pace . Il Marchese Obizzo, do- 
po aver nominato suo Podestà in Modena Niccolò dalla Tavola 
Ferrarese, a 25. di Maggio fece ritorno a Ferrara, lieto del nuo- 
vo acquisto da esso fatto , cui vide ancora nuovamente confer- 
mato da' Modenesi in occasione della Riforma de' loro Statuti , 
che essi fecero nel Luglio seguente (1) . 

Manfredo Pio perduto il dominio di Modena passò dapprima 
a Ferrara, e trovossi presente a un abboccamento, che nel Gen- 
najo del 1337. ebbe il March. Obizzo col Doge di Venezia su 
una nave fatta fabbricare dal Marchese con singolare magnifi- 
cenza ; quindi ritirossi per qualche tempo a Verona in Corte 
degli Scaligeri , che era in quest' anno la più splendida e la 
più magnifica che mai si fosse veduta , perciocché ivi vedeansi 
adunati tutti coloro, che Signori già di qualche Città erano sta- 
ti per le vicende de' tempi costretti a deporre il comando . Ol- 
tre il suddetto Manfredo erano ivi Marsiglio, Rolando , e Pietro 
de' Rossi , e Azzo e Guido da Correggio gli uni e gli altri già 
Signori di Parma , Marsiglio e Ubertino da Carrara già Signori 
di Padova , Guecelo Avogaro già Signor di Trevigi , Guido Ric- 
cio e Giberto da Fogliano Signori già di Reggio, Ribaldone Si- 
gnore già di Novara , tre figli di Castruccio degli Interminelli una 

vol- 



(1; Ib. T. XI. col. 116. ec. T. XV. col. 599. 59$. Antieh, Ert. T. II. p. 9<S„ 



168 MEMORIE STOR. MODENESI. 

volta Signor di Lucca, e più altri nobilissimi personaggi, erra 
essi Lodrisio Visconti , il Marchese Spinetta Malaspina , Gugliel- 
mo da Castelbarco , il Conte di Chiaramonte (i); talché quella 
Corte pareva un di que' palagi dalla fantasia de' Romanzeschi 
Poeti immaginati , ove tutti j più nobili Paladini e i più fa- 
mosi Guerrieri venivano senza sapere 1' un dell' altro a racco- 
gliersi e a ^attenervisi in danze e in feste piacevoli d' ogni ma- 
niera . Ma anche la potenza degli Scaligeri cominciò presto a 
venir meno ; e molti de' Signori qui nominati ne usciron tra 
poco, e si rivolsero a tentar nuovamente la sorte dell' armi. 

Alcuni Scrittori citati da Fra Leandro Alberti (2) afferma- 
no , che il March. Obizzo 1* anno 1339. ottenne il Vicariato 
di Modena da Benedetto XII. Ma, ancor se ciò fosse vero, vuoi- 
si avvertire , che era allor vacante 1' Impero , e che perciò il 
Papa , come abbiamo altrove osservato , credeva di esserne Vi- 
cario. Con questo titolo di f:,tto dice l'autore di una delle Vi- 
te di quel Pontefice , eh' ei diede 1' investitura di Modena al 
Marchese Obizzo ; ne con altro titolo certamente poteva darla »• 
Hìc constituit Dominum Lnchinum de Vicecomitìbus Tyrannum Medio- 

ìani tamquam Romano Imperio vacante , et ad Sedem Afo- 

sto/team sptélante . Item simili modo ,„.,,.. Marcbionem tenaritmem 
in Mirtina (1) . 



■=» 



CODI- 



(i) Fb. T. XC co 8ó> 

(2; Deferir, dell' Irai. p. ?to eih. »55o. 

(3, Script. Rer. ital. T. 111. P. il. col. 54*. 



CODICE 

DIPLOMATICO. 



\ 



firn, tt 



CLVI. 

1015. 

IN nomine Sanile & Indivìdue Trinitatis. Pontificati^ vero Domni no- 
ftri Benedicci Summi Pontificis & univerfalis Romane Ecclefie Pape in 
Apoftolica Sacratiffima Beati Petri Apoftoli Domini Sede Anno quarto, 
Regni vero Henrici Regis, qui antea regnabat, quam Coronam Imperii fuf- 
cepiffet, X[. fed poftquam Coronam Imperli fufcepitìet fecundo in Dei no- 
mine die XLII1. mentis Decembris Indiciione XIIII. Ferrane. Omne igitur 
litvs negotium , quod coram prefentia aliquo Magiftratu vel Prefide five 
Judicum legaliter inter utrafque partes fuent de rebus immobilihus defini- 
tum, jubet lex, illud tabularium litterarum induftria adnotari, ne propter 
urgentiam temporum oblivioni tradatur, & ad novam jurgiam devolvatur, 
fed ratum & firmum & ftabiie permaneat in perpetuum . Igitur cum Chrifti 
auxilio dum refideret in generali Placito atque in Judicum Judicio Do- 
mnus & Inclitus & Tlluftris Bonefatio Marchio ad Legis juftitias faciendas 
ac deliberandas , & cum eo pariter refidebant Dtmetrius , & Alfredus, & 
Martinus, & Sikelmus, & Gariardus, & Guido qui vocatur de Macaritico 
Judices Romani, & Ubertus, & Wido Judices Longobardorum , Petrus Con- 
fili, qui vocatur de Gregorio, & Rainardus de Monteroni, & Albertus fi- 
]ius quondam Widonis de Bagnolo, & Raginelmus Comes filius quondam 
Alberici, qui vocatur de Aldegao, & Benno Comes, & Leo, qui vocatur 
VafTallo, & Godo, & alii plures vel innumerabiles tam refidentkim , quam» 
que adftantium , quorum nomina non recolimus. In prefatomm omnium ho- 
m ! num prefentia acccdens Mainardus, qui erat inftitutus Advocatus a Do- 
mno viro celeberrimo Martino Abbate Monafterii Sancii Genefiì & Sancie 
Individue Trinitatis , qui eft conftrucium infra Caftrum , qui dicitur Berfil- 
lum, iftans, & dicens proclamabat liipra Ugonem fi) Epifcopum Sancii 
Georgii Martiris Chrifti, cujus Ecclefia eft confimela fuper Fluvium qui di- 
citur Gabiana: Dico tibi Domine Ugo Epifcope, quod meus Senior prefa- 
tus Abbas fuit inveftitus de Monafterio Sancii Michaelis Archangeli (2) cura 
toto & integro Cimiterio fi-bi pertinente; & de uno folo terra Cafale Caia 
fuper fé habente. Que omnia conftruéia effe videntur in fuperiori Burgo 
Ferrarie in fundo, qui dicitur Bagnolo, ad jura fui Monafterii Sancii Mi- 
chaelis Archangeii. Ideft ab uno latere jura Monafterii Sancii Bartolomei 
Apoftoli, a fecundo latere poffidet Leo Stancano, & intra fìnes ipfìus foli 
terre Cafale Cafam fuper fé habentes, ideft ab uno latere poffidet Dcminico, 
qui dicitur de Felicita , & fecundo latere poffident filii Jeremita filio quon- 
dam AdeJberti, qui vocatur de Hdena. De his vero prcdiéiis omnibus re- 
bus tam de mobìhbus, quam de immobilibus ad jura Monafterii Sancii Mi- 
chaelis Arcangeli, ficut luperius legitur, pertinentibus , meus Senior Abbas 

A 2 Mar- 



Ci) II Vefcovo Ugo nella fotrofciizio- ir $5. fu cominciata a fibbncar quel'a, che 
ne è detto Ingone, col qual nome ve- tuttora (ulXiìiz (Barott'tVcfc di Ftrr.p,<$. zi.) 
defi nella Serie de' Vefcovi di Ferrara . (i) Di quello Mcnaflero di S. Mi- 
la Cattedrale di quefta Città allor recen- chele vcgganfi le notizie predo il Ch. 
te Città era tuttora a que'tempi nel luo- Dott. Frizzi ( Mcmar. Ferrar. T. II, 
go in quefta carta indicato; e folo l'anno p. 76,) 



4 
Martinus fuit inveftirus ad jura proprietaris fui Monafterii, (ìcut fuperius 
legitur. Et tu Ugo Epifcope difvefhfti eum malo ordine. Quo audito Do- 
nino Ugone Epifcopo ftatim inftituit fuum Advocatorem nomine Gadone, 
qui prò eo ita refpondit: Non eft verum quod tuus Senior Domnus Marti- 
nus Venerabilis Abbas de omnibus rebus fcilicet mobilibus & immobiJibus 
Monafterii Sancii Michaelis Archangeli, fìcut fuperius Jegitur, fuiflet inve- 
ftitus ad jura proprietaria fui Monafterii Sancii Genefii & Sanéie Trinitatis; 
nec meus Senior difveftivit tuum Seniorem malo ordine, ut ei Jegalifer de- 
beat emendare. Judiccs vero talis litis appellationem , takmque nfponlìonis 
fivedilveftitionisnegationem audienres, tunc jufTerur.it ad executorem Jitis, nomi- 
ne Viator, ut elJigant querentis partem , perfonamque refpondenns fub vinculo 
ndejuflìonis in alligata denariorum Jibras XX. Et ita fecit. Denuo àutem 
ab utraque parte litigium , quod fuperius legitur, replicantes , fune lupra- 
fcripti Judices judicavetunt, ut Mainardus fuper Sancia quaruor Dei Evan- 
gelia jurejurando litis appeJIationem , qua Ingonem Epifcopum, fi quod fu- 
perius legitur propulfabat, cum ejus propugnatore nomine Viator, qui ne- 
gationem vel difveftitionis obftaru'um prò perfona Epifcopi faóium, qua 
Godo negabat, fimiliter coaóius jure jurando fuper quatuor Dei Evangelia 
adfirmaret, & fi poftea Chriftus Dei fi/ius, cujus juris equitas foret, per 
Duelli pugnam veritatem declaret fi). H >c cum audilTct Ingo Epifcopus, 
duplici timore coacius, uno quia fi ejus propug.-sator prò ri a tu perjurii in 
Duello cecidiiTet, tota ipfa rfs Monafterii ia óii Michaelis Archangeli, & 
ipfum fupraferiptum folum terre Cafalis Ca<a luper le habenre cum eftima- 
tione Judicum faóia dupliciter Mirtino Abbati ejufque Monafterio redde- 
ret alias tantas rts imnvbiles; Se infuper Domnus Bonifarius Marchio pe- 
narci, que in fuo precepto rdegebafur, ab eo p^teret. Cumque hec talia In- 
go Epifcopus audillet, ftatim per fud^m , qu-^m in fuis manibus detinebat , 
refutavit ìpfum fupraferiptum Monafterium Sancii Michaelis Arcangeli, eum- 
que folum terre Cafale Cafa fuper le tabente cum omnibus libi pertinenti- 
bus, live infra illa fubjacentibas, & fpopondit fé ipfo fupraferipto Ingo 
Epifcopus cum fuis fumris fucctfforibus, quod fi umquam in aliquo tempore 
de his fupralcriptis rebus omnibus , fìcut fuperius legitur, p^efentì tibi Mar- 
tino Abbati tjufque fufuris fuccefloribus in perpetuum aliquam caufationem 
aut violentarti difvtftirionem facere voluerint, debeant eis componere auri 
optimi libras tres. Finita vero fupraferipra fponfionis pena, tunc Deme- 
trius Judex cum omnibus aliis Judicibus ita judicavit , & dixit Ingoni Epi- 
feopo : Ab hac ora in antea ufque in perpetuum tu cum futuris tuis fuccef- 
foribus de fupraferipto Monafterio Sancii Michaelis Archangeli, & de fu- 
praferipto folo terre Cafale Cafa fuper le habente, & cum omnibus libi per- 
tinentibus , & infra fuperirra illis fubjacemibus taciti & quieti atque pa- 
cifici permaneatis in perpetuum , & Domnus Abbas Mirtinus cum (uis fu- 
turis fuccefToribus habeas & dttineas ac poflideas fine omni moleftatione 
vel requifition? live contradiciione tua & futurorum controverfia in perpe- 
tuum , & polì: fuperiorem penarti folutam permaneat fupraferipta Judicati 

fen- 



(i) Era quello il barbaro ufo a que' penliziofe , che chiarrnvanfi giudizi» di 
rempi di decider talvolta le liti ch'ili Dio. E noi ne vedremo un efempio 
con un duello , e con quelle piuove fu- ver fo la fine di quello fecol mede/imo . 



5 

fententìa noftri in perpetuum in fuo robore & firmitate . Quam fcribere ro- 
gaverunt me Petrus in Dei nomine Tabellius hujus Civitatis Ferrarie, in 
qua maru propria affirmavi, & teft.es alios fubfcnbere, & alios lignum San- 
ate Crucis facere rogaverunt, fub die menfis Indizione XIV. Ferrarie. 

BONEFATIUS MARCHIO SS. 

Ingo Dei gratia Epifcopus in hac notitia Judicata maou propria fub« 
fcripfi . 

Demetrius Cenfor & Reóìor in hac Judicata notitia a me promulgata 
manu propria SS. 

Alfredus Judex Sacri Pallatii in hac Judicata notitia m. m. fubfs. 

Enbertus Judex Sacri Pallatii interfui. 

Martinus Judex Sacri Pallatii in hac Judicata notitia m. m. SS. 

Wido Judex Sacri Pallatii in hac Judicata notitia m. m. SS. 

Sikelmus Judex Sacri Pallatii m. m. SS. 

Gariardus Judex Sacri Pallatii in hac Judicata notitia m. m. SS. 

Wido Judex Domni Imperatoris interfuit. 

Ttuzo Judex Sacri Pallatii interfui. 

Ubertus Judex Sacri Pallatii interfui. 

Petrus in dei nomine Tabellius fcriptor hujus pagine notitie , ficut fu« 
perius legitur, prò roboratione teftium, atque tradita compievi oc dedi. 

CLVII. 

circa io 16. 

( manca il princìpio per effere corro/a la Carta .• foto fi 

legge P anno XV. dì En.-ico li Tmp ) ..... (i) deveniant ad 

jure & proprietatem Monafterio Saróìi Profperi fìti foris Civitate Regio . . 

..... juris mei que iunt pofite in Gavafa in loco ubi que 

funt rt£te & laboratts per Petrum mafTarium & fuos confortes deveniant ad 

jure & proprietatem Monafterio Sancii Kafaelis re g'° & maffaricia 

una rebus territoriis juris mei , que eft pofita in loco ubi dicitur IloJa & fit 
rtéìa & laborata per Martino &c. cello. ....... ad jure & pro- 
prietatem Sar£ìe Marie Kegienfls & Ecclefie fcilicet a M nfa Canonicorum, 
& ca(\s & res omnes juris mei que lunt pofìtas in Caftro Antifica predi- 
lla, & meam porciuntm de Càpdla una in loco ubi dicitur Ceula, & eft 
conlecrata in onore Sai £ti Laurerjci, & mfam porcionem de CapelJa una que 
eft polita in fuprafctipto loco Ilota , «Se eft confecrafa in onore Sarete 

Mane & luprrftripns meas porciones de prediébs C'apellis 

pertinenn'bus & omnts res iuns meis quas ego qui lupra Evurardo detineo 
in predicìo loco Antilica ieu in predico loco Ceula, &. illa terra que tene* 

tur 



il) L'Epoca di Arrigo If. dee qui te le circoftanze ci perfuadono , che fia 
prenderli (folla fua eiezione al Re^io quegli, di cui ho derro . Il Donatóre 
d'Italia, poiché dopo !a fua corona 7 ; o dovea noff'dere molti fondi nel Conta- 
ne in Roma ei non fopraviffe che dieci do di Parma, a cui in gr; n parte appar- 
anni ; e perciò la carta appartiene all' tengono i luoghi qui nominari } e veg- 
arno ìOtó. o al feg-iente. La m;ncan- giamo perciò, eh' ei benefica molte Chie- 
zi delia prima linea fa che non è ef- fé di quella Città e di quel territorio, 
preffo , di qual Arrigo fi parli - y ma tur- 



6 

tur per Pagarteli© de.... .. . iurìs mei «Se mafarìcia una rebus territoriis Jurìs 

mei que eft pofita in puvigliano fit rccla & laborata per Mafarium de- 
veniat ad jure & proprietattm Monafterio Sancii Johannis politi fons Civitate 
Parme; & Maftaricia una rebus territoriis juris mei que eli polita in loco ubi 

dicitur Zizano que fit rtcla & laborata per Martinum Malanum 

deveniat ad jure «Se pioprittatem Ecclelie Sancii Mathei Apoftoh & Evange- 

lifle que eft pofita in Alpe Cagln ubi dicitur Pupiàno, & 

meam porcionem de OpelJa una que eft pofita foris predico Caftro Anti fi- 
ca & eft confecrata in honorem Sancii Michaelis & omnibus rebus ad ipfòftk 
meam porcionem de predica Capella pertinentibus deveniat ad jure & pro- 
prietate Monefterio Sancii Odelnci confeflòris foris Ci vitate Parme, & ma- 
iaricia una rebus teritoriis juris mei que eft pofita in fijprafcripro loco Uola 
deveniat ad jure & proprietate Sanéle Marie Parmenfis Ecclelie feiiicet ad 
Menfa Canonicorum & fit recla & laborata per Alberto Teuzo mafarium; 
& malaricia una rebus territoriis juris mei que eft pofita in fupraicripto lo- 
co Puvigliano , que fit recla & laborata per Grofum Maffarium deveniat ad 
jure & proprietate plebe Sar.cli Martini de Cociano, eo tenore ut fi ipfa 

ples diftruc aut fi Epifcopus tulerit, tunc ilio tempore quando hoc 

evenerit deveniat ad jure & proprietate Monefterio Sancii Johannis Evange- 
lifte; & fi amplius de mei iuris rebus inventum fuerit quam diclurn eft fu- 
pra quas ego judicatas & ordinatas non habeat poteftatcrn fu- 

pradicla Berta mater mea judicare quod mejus ei placuerit , & predióla Ber» 
la fi caftam vitam duxerit prò anime mee mercede & de Parentum meo- 
rum & omnes Servos & Ancillas juris mei quorum nomina hic fubtus le- 
guntur, guido & amoìbertus feu raJaldus atque lohannes filio fuo, & Ingezo 
item Johannes germani oc Benza cum filia lua «Se Roza cum filiis fuis & re- 
liqui plures, effe hberos & liberas abfoiutos & abfolutas ab omni vinculo fer- 
vitutis poft deceflum pred;cle Berte Oc Beze fi caftam vitam duxerit prò 
anime mee mercede & pred;cla Berta & Bcza habeant poteftatem de iftis re- 
bus in prediclis libertinis ordinare de iftis rebus aflfìclum vel cenfum red- 
dendum a fuprafcriptiis Ecclefias prò mercede & remedio anime mee, quia 
fic mea decrevi voluntas . ■nane enim cartulam judicati & ordinationis p?gi- 
jia Alberti notari facri Palacii tradidi & fcribere rogavi, in qua -etiam iub- 
ter confirmans, teftibufque obtuli roborandum, ideo due cartule judicati & 
ordinacionis uno tenore icripte funt. Acliim in fupraferipto Caftro Antifica 
feliciter . 

Signum M. man. fupraferipto Evurardus qui hanc Cartulam judicati & 
ordinacionis fieri & fumare rogavit. 

Signum M. M M. manuum Rozo & Teuzo feu Johannes lege viven- 
iium langobardorum rogati teftes. 

Ego qui fupra Albertus Notarius Sacri Palacii Scriptor ujus Cartule ju- 
dicati & ordinacionis poftraditam compievi & dedi . 

CLVIIL 

IOIÓ. 

IN nomine Sancle & Individue Trinitatis . Poftquam omnium Conditor me 
Warinum &c ut fupra p. 167. Infuper concedimus ilio prefato cenobio 
turricellam unam infra Mutine Civitattm cum capella dedicata in beati Am- 
bre- 



7 
Irofii honore cum introitu & fui acceffione. Concedimus namque predici© 
Monefterio moJendinum unum &c. ut fupra . Similiter largimur in prediéio 
Cenobio curtem unam que dicitur Abriea cum omni integritate filicet cum 
vineis,. pratis, filvis , terris arabilis cultis & incultis ac cum omnibus edi- 
jfiiis faciis vel fàóìuri funt in prefata Curte . Infuper etiam concedimus Ec- 
clefiam unam que eft fundata in loco Pfaltu confecrata in honore Sancii Mar- 
tini cum terris & vineis ac cum omnibus fibi pertinentibus & cum crani 
honore ae integritate. Adjungimus ei eciam caftrum de Adiano cum Eccle- 
fia in eo hedificata ad honorem farcii Michaelis cum terris & vineis & 
aliarci Ecclefiam fundatam prope eodem caftro in honore beatiffime Marie 
Virginis cum omni honore & introitu & fui acceffione, & quicquid ad eum 
pertinet ex parte farcii Geminiani. Similiter quandam Ecclefiam prediélo 
Gene bio in loco Alliano donamus, que eft confecrata in honore Saróie Ma- 
rie Virginis cum terris ac vineis & omnibus rebus (ibi pertinentibus. Gon- 
cedimus ttiam terram juxta caftrum vetus &c. ut fupra . In Corte M-affa 
etiam &c. La.-gimur igitur ipfi predillo monafterio capellam unam fundatam 
in Corte ncftra de Savignano que eft dedicata in honore Sarchi Araftalìi 
cum terris & vineis & frafesrio & aquario ad molendinum hedificandum, 
quod eft fimiliter terra arabilis & vineata & frafeario jugera decem & celo. 
prima pecia ubi eeclefia tft fundata eontinet jugera quinque; & modia duo. 
Coerit ei fines da mane & defubto rivus decurrens , da meridie & fera via 
que vadit juxta gaiolum. Secunda pecia in eadem corte de Savignano in lo- 
co qui dicitur ipinarius eft menfurata iugera quinque & modium unum. 
Sunt ei fines de tnbus lateribus Sancii Geminiani, de (era fluvius Scultenna. 
Tertia pecia ibidem' de ipla Corte cum frakario eft menfurata jugera fex d« 
tribus lateribus Sancii Gtminiani, de fubro Sancii Silveftri . Quarta pecia in- 
fra infiala Scultenne eft per menluram iugetum unum, de totis lateribus San- 
cii Geminiani. Hanc autem predióiam terram & capellam de iam dièta Corte 
Savignano contulimus ncs prò remedio anime noftre feu antecefforum five 
fucceflorum noftrorum vel prò anima pipini Regis qui obtulit prediciamo 
Cortem Sarióio Gv miniano mutinenfi preluli, & nos fimiliter concedimus ce- 
nobio apottolorum principis illud tantum prenotatum , quod ex ip!a corte 
carpfi mis cum decimis ipfus terre & ex omni lua integritate . Adiungimus 
auttm ipfo monafterio medietatem oliveri quod extat in monte bellio. Sunt 
ei fines a mane farcii benediéii, da fera farcii geminiani, de meridie & fubt© 
via. hec autem omnia conce fla . Accidit quoddam tempus dum deminus 
omnipotens fua pietate hoc monafteriura viftare dignatus eft, & prediciurn 
venerabilem abbatem de hoc feculo ad vitam perduxit eternarci; qua de cau- 
fa ut vidi efTe cenobium rcliéium a pàtre, moleftia exinde michi contigit. 
Unde cepi indagare ex intimis vifeeribus qualiter ex eo valerem peragi de 
cenobio quod a patre derelicium alium prò eo fupra (àcrum imponerem lo- 
cum, qui regeret & guberrcaret almificas oves, quas domirus ólim ibi contuie- 
rat , per multa tempora fùndentes preces prò omnibus fidelibus vivis <St de- 
funciis quid inde? valde conftifi in meo pteiore oc perfp*xi infia noftram 
ac beati geminiani noftri patroni Ecclefiam unum utilem & honefìum pres- 
biterum donninum nomine, qui primicerius poft nos gubernabat & regebat 
cmnes pueros & mediocres ibi farrìulantes Chrifti dogmate. Qua de caufa iltum 
arceflivimus & ortati fumus illud peragere minifterium Se monachkum morirci 
fk patrem accipere non denegaret, & gregatas oves gubernaret quas domiiius 

gre- 



8 

gregaverat . Illc artem ftupefacìus ncbìs tamcn intulit velie quod 

quelivimus. Hoc auditus' txinde valde ktus extiti, & ad illud quod fan- 
ètus benedicìus iancivit iliutn pcrduximus (i). Unde nobis & omnibus no- 
ftns presbiteri diacombus vcl qui in riero funt five omnibus qui ibi ade- 
rant Uricvcrtus archidiaconus , Oddo Diaconus, item Uifevertus diaccnus & 
prepolitus, Vvalcherius diaconus, & Lantrancus diaconus, & marti nus presbi- 
ter, & adhelbcrtus presbitcr, itemque adbelbcrtus presbiter, & oldefredus dia- 
conus, & rofredus lubdiaconus, & adhelbertus clericus , laicis huberto advo- 
catori lducts mutinenlis ecclelie, nordilo, rolando , gotfredo , VvaJkerio, bi- 
rardo, berno , huberto, albizoni & rodulfo & rainerio , five fredulfo, feu 
cetens omnibus piacuit ut ea que predicìus donninus prcsbiter ex noftro te- 
nebat epiicopio per fcriptum aut fine fcripto adicere iJIi predi&o monafterio 
cui prediófum fratrem donninum patrem inpofuimus. he funt que per infi- 
teoìim tentbat per omnia & ilJam que fine predica infiteofi que eft inter 
folla munda & fotìa militaria & domum imam infra ipfam civitatem. hec 
autem omnia fupradióta in ufum .& in fumptum fupraaiéti monafterii fra- 
trum conlentimus & contìrmamus. denique nos rata confcriptione hoc inftì- 
tutum confirmantes noftri iuccefforcs affeétum noftri ptétoris devotionem- 
xjue perpendentes que Rmel Sanòlo devovimus & mancipamus cenobio in- 
violata atque inlela permanere concedant . Si qms igirur &c. 

A£tum eft autem anno dominice incarnationis mìllefìmo fexto decimo 
per indicìionem quartam decimarci uata eft ieptimo decimo KaJendas iuhas 
iuxta ecclelìam beati Petri apoltoii m civis nova feJiciter amen . 

Warinus Chnfti mifencordia Sanale motinenlis jEccleiie Epifcopus in 
hoc Decreto inferius manu mea firmavi . 

Ego Urfcvertus archidiaconus manu mea fubfcripfì. 

Ego Oddo Archipresbiter manu rnea fubfcripfì . 
*$♦ Ego Vvalterius diaconus manu mea lubfcripii. 

Ego Oddo diaconus manu mea fubfcripfì . 

Ego Johannes presbiter manu mea fubtcripfi . 

Urfevertus diaconus & prepolitus fubfcripli. 

Adelbcrtus presbiter manu mea lubfcripfi. 

AJfredus diaconus manu mea iubfcripfì. 

Gualcherius diaconus magifter icoJarum manu mea fubfcripfì. 

Ego Martinus presbiter manu mea. fubfcripfì. 

Ubertus Iudex Sacri palatii avocatus nominati guarini epifeopi & ejuf- 
/dem ecclelìe fan£ti geminiani interfui & manu mea fubfcripfì . 

Geminianus Diaconus .......... hujus Pn vii egri fcripfi corrobo- 

ratumque firmavi, 

CLIX. 

(i) Pregevole è quefto documento , per to da alcuna Bolla Pontificia, che g'i 
che ci inoltra la dipendenza , che i Mo- accordato que' privilegi foiiti concederfi 
mlleri non ancora onorati della protezion ag'i alrri Monalteri • e perciò il Vefco- 
Pontificia a,vean da' Veloovi, e il dirit- vo efercitava fopra elfo piena giurifdizio- 
to , che quelli efercitavano nello fceglie- ne ; e perciò ancora nella Cf.rta feguen- 
ie ii nuovo ^ba.te anche fuori del Mo- te vedremo , che il Monaftero di S. Pie- 
caftero medefimo . Eran pochi anni, dac- tro fi dice fubjttlo fanbìi gtminiani epi- 
che il Monaftero di S. Pietro era fhto /copio. 
fondato, e non era llato finor conferma- 



9 

CLIX. 

ioi<5. 
N nomine farcìe & individua trinitatis . Anno dominio? nativitatis 
millefimo centelimo quadragesimo quarto. Conrado regnante feftodecimo 
die infrante o&obri indizione feptima. Hoc breve eft exemplatum & crat 

fcriptum fic. . . . 

In nomine domini dei & falvatons noftri ìhefu^ criniti . Henncus gratia 
dei imperator auguftus anno imperii ejus deo propino tercio menfe decem- 
ber indicione quinta decima. Manifefìa caufa eft mìchi berno filius quon- 
dam gerardi de loco brandola ad te domnino (fic ) abbas_ monafterio in ho- 
nore lan&i petri fubieèìo fanèìi geminiani epifcopio civis mutine ip.fo mo- 
nafteno prope ipfus civis mulina eo quod cepi-t da pars ipfius monafterio 
farcii petri iubkcTx) fan£ti geminiani tecum introire in caufàtione feti inten- 
tione nominative de medietatem de monte qui dicitur faxogcmolo cum ca- 
fis & edifìciis fuper fé habentem rebus kris ipfius Sancii geminiani & de 
fuo monafterio in honore fancìi petri fuo fubiefto, qui fupra berno^quam ha- 
bere et detinere vifus fum ipfam medietate in eodem loco de monte faxogo- 
mulo, et in antea fperabsm tenere, et modo cognovi qui fuprà berno, quod 
per legem tenere non potuimus nec ego nec meos heredes. Unde prò modo 
promitto atque fpondeo ut fi umquam in tempore &c. Quidern et per ccn- 
fuetudinem iftius regni accepi ego qui fupra berno ad te albìzo filio daibert-ì 
de comitatu feroniano advocato fuit ad pars monafterio fa nòti petti, fùbié£fo 
l'ancia geminiani exinde Launechild crofnu una manente hac promiffione omni 
tempore in fuo vigore . Afìum in loco culiula feiiciter. 

Signum manus fupraferipto berno qui hanc prorniffionem ut fupra fieri 
rogavit et ei relega eft. 

CLX. 

ìioió. 

IN nomine Sarete et Individue Trinitatis. Henricus Dei favente clemen- 
za Romanorum Imperator Auguftus . Legibus cautum et jure ftatutum 
effe conftat , quod hi, qui Imperatori fuo rcbellts txiftunt poft promirTam 
fidem, fub expoliatione omnium bonarum, que poflìdere videntur, publica 
proferiptione debent condempnari ; in fide vero promiffa perfeverantes fìt di- 
gniffimum exaltari. Quapropter omnibus Sanéte Dei Ecclefie noftrifque fidcli- 
bus prefentibus feilieet ac futuris notum fieri volumus , quod intervenni ac 
digna peticione Henrici venerabilis Parmenfìs Epifcopi noftrique' fidelis di- 
leftiffimi hac noftri Precepti pagina conceffimus Richilde ComitilTe (i) me. 
Tom. II. B die- 



Ci) Nella Storia della Badia di No- Richilda. Ma il documento prefente dell' 

nantola ho oflervato ( T. II. p. 144.) anno ioió. , in cui Arrigo nomina la 

che da un documento fegnato unicamen- Conteffa, fenza dirla moglie del detto 

te coli' Indizione XIII., la qual con- Marchefe, fembra indicarci, che ancor 

viene all'anno 1015 fi raccoglie, che noi foffe. E di fatto l'Indizione XUf. 

fin dal detto anno avea il March. Bo- può ancor convenire all'anno 1030., a 

nifacio prefa a lua moglie la Conteffa cui effa tuttor viveva . Egli è vero , che 



IO 

dietatem Cortis Trecentule cum medietare Cartelli & Capelle , & Campi 
Ducis, Campique de Credano, hac Rupteobfcure & Foflc Muclene cum 
fìlvis & aquis aquarumque decurlìbus, molcndinis, pifcationibus, campis , 
vineis, bulcalibus, pratis, et omnibus ad medietatem prediche Corfis perti- 
nentibus, ficut a Berengario et Hugone fìliis Sigefredi Comitis (i) noftro 
Imperio rebellantibus haétenus vifa l'unt pofiideri . Ea videlicet ratione &c. 
Quod ut verius credatur, atqme diligentius ab hominibus obfervetur, manus 
noftre infcnptione roborantes, Sigilli noftri impreffione juffimus infigniri . 

Signum Domni Henrici Invicìiflìmi et Sereniflìmi lmperatoris AugufH . 

Henricus Epifcopus et Cancellarius vice Everardi Epifcopi et Archi- 
capellani recognovi. 

Datum Anno Dominice Incarnacìonis Millefimo Decimo Sexto Indi- 
zione XIV. Anno Domni Henrici Regni XIII. Imperii vero ejus III. 

A cium Pavenbero (2) feliciter. Amen. 

CLXI. 

101S. 

IN nomine Domini Dei & Salvatoris noftri Jefa Chrifti. Heinricus gra- 
tia Dei Imperator Auguftus anno Imperii ejus Deo propicio quinto, 
quinto Kalendas Septembris, Fndicìione prima. Epifcopio Sanéìe Motinenfìs 
Ecclefie, ubi nunc Domnus Vvarinus Epilcopus preordinatus effe videtur , 
nos Rainardus filius quondam Attoni et Roza jugalibus filia de quondam 
Oddoni, qui profefìa lum ex nacione mea Legem vivere Langobardorum , 
fet nunc prò ipfo Viro meo Legem vivere videor Romana: ipfo namque 
Jugale et Mundoaldo meo mihi confenciente, et fubter confirmante, et jufta 
Capitulare Langobardorum, in qua inter cetera continere videtur, ut fitut 
mulier cum viro Tuo abet poteftatem res fuas venundandum, ita et donan- 
dum , ideoque ego, qui fupra, Roza una cum noticia Domni Ottoni Co- 
rniti Palacii et Comes iftius Comitatu Ticinenfì, ira cujus prefencia et tc- 
fìium certa facio profeflione, quod rullam me pati violenciam ad quem> 
piam ominem, nec ab ipfo jugale et mundualdo meo nixi mea bona et fpon» 
tanea voluntatem, offertores et donatores ipfius Epifcopii prelentes prefenti- 
bus diximus. Quifquis in San&is &c. Ideoque nos, quem fupra, Rainardus 

&. 



il Murarori ha provato, che nel detto ne confifeò i beni. Olrre quelli, che in 
anno toió. Richilda era già moglie di quello Diploma fi nominano, alcuni ai- 
Bonifacio, ma come né quella donazio- tri aveane già donati l'anno precedente 
ne di Arrigo né il documento accenna- ai Alberico Vefcovo di Como ( Giulbii 
To dal Muratori non hanno fegnato il Mcm. di M'tl. p. 109. &c. ) Molti Sigi- 
mele , potrebb' effere , che nell'anno me- fredi veggiam nominati nelle carte di 
defimo Richilda dapprima ncn folle, e quefto fecolo e del precedente, ed è per- 
poi folle moglie di Bonifacio. ciò difficile lo ftabilire, qual di elfi fof- 

(i) Quelli due figli del C. Sigifredo fé il padre di quefii fventurati fratelli, 
allora fedeli ad Arrigo fon nominati in (2) Dee leggerli probabilmente Bam- 
un documento deiranno 1014.. pubblica- btrgat . La Contefla Richilda donò po- 
to dal Muratori ( Anùch. EJi. T. I. p. feia la Corte di Trecentola al Monafie- 
it2.) Elfi pofeia gli fi ribellarono per ro di Nonantola, e di ella G è panato a 
feguire il Re Arduino; e perciò Arrigo lungo nella Storia di quella Badia. 



II 

& Roza Jugalibus donamus & offerimus in codem Epifcopio Sancìe Moti- 
nenfis Ecclefie'pro anime noftre mercede; id funt Cafas duas folariaras, & 
Turre una cum Capella infra ipfa Turre edificata in onore Sancii Nicola- 
gi (i) , adque Sala una murata cum areas, ubi eftant , cum Curte ; omnia 
infimul tenente juris noftris, quibus abere vili (umus intra anc Ticinenltm 
Civitate prope Porta, que dìcitur de Viridiario, & funt ipfas Cafas fola- 
ridtas &c. tabulas treginta & quatuor (2) . Coeret eis ad mane terra Mona- 
fterìo Domini Salvatoris, ad meridie Via publica, ad fera terra Thome & 
Uberfi Pater & filio, ab Aquilone fimiliter Via publica &c. Hanc enim 
Cartule offerfionis paginam Reftaldi Notario facri Palacij tradimus , St fcri- 
bere rogavimus, in qua fupter confirmans, teftibufque obtulimus roboran- 
dam . 

Aéìum Give Ticinum feliciter. 

Signum manibus fuprafcriptorum Rainardi & Roza jugalibus, qui anc 
Cartula offerfionis fieri rogaverunt eorumque relega eft, 

OTTO COMES PALACII fubfcripfi. 

Signum manibus Gariardi & Idelpradus germanis , fcu Rozoni omnes 
Legem viventes Romana teftes. 

Albericus Judex oc Miffus Domini Imperatoris rogatus fubfcripfi . 

Adelbertus Judex & miffus Domini Imperatoris rogatus fubfcripfi. 

Ego qui fupra Reltaldus Notarius Sacri Palacii fcriptor hujus Gartule 
offerfionis poftradita compievi & dedi . 

cxxir, 

io [8. 

Die Veneris, quod eft IV. Kalendas September, Civitate Papia, prefen- 
tia bonorum hominum, corum nomina fuptus leguntur, comcndaverunt 
Domnus Warinus Epifcopus Epiicopio Sancìe Motinenlìs Ecclelie, una cum 
Fredulfus Avocato iuo & ipfius Epifcopii, & Rainardus filius quondam At- 
toni Siloni Notario filius , quondam AJmaini qui ck Amizo , Cartu- 
la una offerfionis, quam ipfe Rainardus cum Roza conjus fua emiffam habe- 
bat in predióto Epiicopio de Cafas duas folariatas , & de Turre una cum 
Capella una infra ipfa Turre edificata in onore Sancii Nicolagi , que funt 
de Saia una cum area fuarum cum Curte omnia infimul tenente prope 
Porta, que dicitur de Viridiario, & tamtum de argentum valente ufque ad 
libras duodecim, eo tinore, ut fupter legerit , ita ut in Mi fa Sancii Michaelis 
irta proxima veniente det ipfe Domnus Warinus Epifcopus per fé aut fuo 
Miffo ipforum Rainardi & Siloni in Civitate Papia inter aurum & argen- 
tum adque pallios valente ufque argentum denarios bonos Papienfes libras 

B 2 cen- 



fi) La Chiefa di S. Nicco'ò è nomi- quali eleggevano* i Re d' Italia, gli E- 
nata nella Deierizion? di Pavia fatta cir- lettori tra' quali erano i Vefcovi , ama- 
ca l'anno ijxi. > e pubblicati dal Mu- vano di avere in quella Città una cafa 
ratori (Sc'spl. Rtr. ha'. T, XI col.?.) lor prop;ia per abitarvi in quel tempo. 

(z) Offerva iimirdef'mo Muratori ( An- E abbiam già veduro , che anche i Vef- 

tiquit. hai. T. L col. ^. , che folen- covi di Reggio aveano ivi cafa a tal 

doli tenere in Pavia le adunanze, nelle fine. 



12 

centum viginti quinque (i), & in Purificacione Sancle Marie, que vcnit fe- 
cundo die -mentis Februarii ìfta proùrru veniente , det ipfe Epifcopus prò (e 
aut luo Mi (lo ipiorum Raipardi & Sifoni ic Civitate fimiliter inter aurum 
& argentum adque palleos va'ente libras ce:itum viginti quinque argenti . 
Et cum ec omnia atinpletum fuerit , flatim fiad espiata & taliata predica 
carta offerfionis, & ipfe Silu<> de predica res emittat cartam venditionis 
in ipfe Rairardus line fua defenfione & reftauiacione, excepto fi de luum 
ih tu ni aut lacìum aparuerit; & ipfe Rainardus emittat alia Carta offerfionis 
fub dubla defenfione cum conjus lua, li abuerit per Lex fcéta in predico 
Epilcopio de jam diélàs res . Et ipfe Domnus Warinus Epifcopus ea- 
dem carta, offerfionis aut fuus Avvocatus in alio die prolìmo in judicio 
oftendat, & ipfe Rainardus cum conjus lua eam laudet ut bona & vera fit, 
& refpondeant fé (ìcut dixeiunt judices qui ibi prtfentcs eiunt, qued fi ipfe 
domnum Warinus Epifcopus diftulerit fé \v:c atinplendum , ut. fupra le- 
girurj tunc ipfe Silus Notarius eadem carta offerfionis, quam comendata 
eli ipG Rainardi taliata redat, & prediólum argentum, quod lunt Libras duo- 
decimi valente; adque illut precuim , quod plus inde receptum abuerint ì p fi 
Silus & Rainardus communiter a proprium abtant, faciendum exinde quic- 
quit voluerint. Et fi iple Rainardus diltulerint ec omnia adimplere qualiter 
luperius declaratum c-ft , tunc ipfe Domnus Warinus Epifcopus per fé aut 
fuo Miflb predi&um ptecium quod eli inter aurum & argentum adque pal- 
lios valente libras duo centi quinquaginta , ipfi Siloni donet , & ipfe Siins 
emittat cartam offersione fub dub a defenfione per Lex faéia de pred'cb.s 
res in predióto Epifccpio San èie Motinenfis Ecchfie.; & eadem alia carta 
offerfionis, quam comendata elt , & ceterss cartas , quas de ipfas res ipfe 
Silus abet ipfi Domni Warini Epilcopi, aut a fuo Millo donec ceffante u'io 
con.'udio. Et taliter fé exinde ipfe Silus oblicavit & adimplendum; unde 
due breves uno tinore (cripti funt . 

Facìum eli oc hanno I-m perii Domni Einrici Tmperatoris Deo propv. 
ciò quinto, fupraferipto die Veneris Indizione prima. 

Signum manibus Leginulfi qui & Berenglerii, oc Aginoni , adque Ro» 
dulfi qui interfuerunt teftes. 

Signum manibus Azoni & Gerardi tefles, qui interfuerunt. 

Ego Rellaldus Notarius iàcri Palarli in termi , ; et une Brevem feri p fi . 



CLXIIL 



(r) Ecco una nuova maniera di con- zione non abbia pia alcuna forza. Se 
tratto, di cui non intendo l'origine . quello era flato un dono, perchè ad efto 
A' 2*. d' f\gOaO Rainardo e Roza do- fi foftituifee una vendira ? Ciò che è an- 
nano, cera.-' abbiamo ofTervato , due Ca- che pia Urano fi è, che a' 2-3. d' Octo- 
fe e una Cappella in Pavia al Vefcovo bre dell'anno fleffo con un Placito Irri- 
di Modena. E pofeia il giorno feguen- perizie, che qui daremo in luce, fi affi- 
re il Vefcovo promette di pagir loro cura alla Chiefa di Modena il prffcfTo 
per quelle fabbriche in due termini 250. di quelle fabbriche; e nel Placito fi par- 
lire • e fi (laSilifce , che quando il paga- la di donazione non già di vendita. Chi 
mento fi fia ultimato, la carta di dona- può feiogliere tale tnimmai 



*3 

CLXIII. 

1018. 

DUm in Dei nomine eivitate papia in iaubia folsrii proprio abitacionis 
alberici judici & miffus domni Imperatoris , ubi ipfe in judicio refide- 
bar juititiarn faciendam ac deribirandam, relèdentibus cum eo armannus, gi- 
fulfus, petrus, adeibertus, bonus fìiius,, teuzo , everardus, amizo , otbertus, 
& lanfrancus judices facri palaci! , & reliquis plures; inique eorum venie ns 
prefencia dcmnus vvarinus epifcopus epifcopio (ànfte motinenfis Ecclefie una 
cum nordilo. ejus & ipfius epilcopii avocatus; & oftenferunt ibi carta una of- 
ferfionis ubi continebatur ab ea in ordine fìcut ic fubter legitur. In nomine 
domini &c. (ut fupra) Carta ipla offerfionis oftenfa & ab ordine relega in- 
terrogati !unt ipfi domnus vvarinus epiicopus & nordilo ejus & ipfius epif- 
copii avocacus, per quit carta ipfa ibi oftenderent, qui dixerunt: Vere ideo 
carta ifta ic veftri oflenfimus prefencia, ut ne filens adpareat. Et nunc cafas 
duas folariatas , & turre una cum capella una infra ipfa turre edificata in 
onore far erti nicolagi , adque faJa una murata cum areas, ubi eftant-, cum cur- 
te omnia infimul tenente, que effe videtur intra anc ticinenfe Civitate prò» 
pe porta que dicitur de viridiario, que in ifta leguntur carta offerfionis, ju* 
fla irta carta offedionis abemus & detinemus ad proprietatem ipfius epifeo- 
pii.; Se fi quis liber omo adverfus parti ipfius epifcopii exinde aliquit dice- 
re vuit, parati fumus cum eo exinde ad racione ftandum, & legitime finien- 
dum. Et quod plus eft querimus, ut dicane ifti rainardus fìiius quondam at- 
toni &• rbaa jugàJibus filia quondam oddoni adque lilus notanus fìiius quon- 
dam almanni qui & amizo, qui ic a prefens funt, fi carta ifta offerfionis, 
quam ic oftenfimus, bona & vera eft; a'ut fi ifti rainardus & roza jugalibus 
eàm fieri rogaverunt & firmaverunt, & vel fi jam di£ti epiicopii fan£te mo- 
tinenfis ecclefie prediéìas catas folariatas & eadem turre cum ipfa captila in- 
fra ipfa turre edificata, adque eadem fala murata cum areas fuarum cum pre- 
dicìa curte infimul tenente , que in ifta leguntur carta , contradicere aut lub- 
traere querunt, vel fi proprias ipfius epifeopii funt & effe debent cum lege 
an non. Cum ipfi dcmnus vvarinus epiicopus & nordilo advocatus taliter 
retuliffent r ad ea refpondtrunt ip(ì rainardus & roza jugalibus adque fi'us no- 
tanus, ipfe namque rainardus eidem, roza conjus & mundoalda fua confencien- 
te omnes dixerunt & profeffi lunt : vere carta ipfa offerfionis , quam vos 
domrus vvarinus epiicopus & nordilo avocatus ic oftenfiftis bona & vera eft, 
& nos jugales eam fitn rogavimus & firmavimus, & prediéìas cafas folaria- 
tas, & jam di£ta turre cum eadem capeila infra fé edificata, adque ipfa fala 
murala cum areas ubi eftant cum jam dicla turre omnia infimul tenente, que 
in ipfa leguntur carta, vobis nec parti ipfius epifeopii non contradicimus 
nec contradicere qutnrnus , quia cum lege non poffumus; eo quod proprias 
ipfius epifeopii funt & effe debent cum lege , & nobis ad abendum nec nc- 
quirendum nihil pertincnt nec pertìrere debent cum Jegem, prò co quod ex- 
inde nullam firmitatem nec fenpeione nullamque racione abemus nec abere 
poffumus, per quem parti iplo epifeopii ipfas res contradicere pofamus • fct 
ut diximus, proprias ipfius epiicopii funt & effe debent cum lege. Et Tfpon- 
derunt fé ipfi rainardus & roza jugalibus ec. His aólis & manifeftacio ut Jtu- 
pra fóéìa re cium eorum judicum & auditoribus paruit effe, & judicaverunt 
ut jufta eorum altercapcionem & ipforum jugalibus & filoni notanus profcl- 

S>ÌO- „ 



M 

fionc & manifeftacione, ut ìpfe domnus vvarirus epifcopus & nordilo avoca- 
tus prediétas cafas folariatas & jam dicìa curte cum eadcm capeila infra fé 
abente adque predica fala murata cum areas iuarum cum eadem curte infi- 
rmi tenente ad proprietattm ipiius epifcopii abere & definere deberert & 
ipfi rainardus & roza jugaiibus adque Siius Norarius manerent exinde taciti 
& contenti, & finita eft cauia . Et arie noticia per fecuritatem jam di&i Epif. 
copii fieri amonuerunt. Quidem & ego RefLldus notarius lacri palacii ex 
juffione fupratcripto mifio & judicum amunicione fcripfi. Hanno imoerii 
domni Erici Imperatoris deo propicio quinto, decimo KaJendas Novtmbcr 
Indicione fecunda. 

Albericus Judex & miffus domni Imperatoris interfui. 

Armannus judex iacri palacii interfui. 

Gifulfus judex facri palacii interfui. 

Adelbertus judex facri palacii interfui. 

Bonus fìiius judex facri palacii interfui . 

Amizo judex facri palaciz interfui. 

Teuzo judex facri palacii interfui . 

Everardus judex facri palacii interfui. 

Otbertus judex facri palacii interfui. 

Lanfrancus judex facri palacii interfui. 

GLXIV, 

ioip. 

IN nomine domini dei & Salvatoris noftri Jhefu Chrifti. Heinricus gratia 
Dei Imperator auguftus anno imperli hejus deo propicio quinto , duode- 
cimo Kalendts Marcias, fndi£Hone fecunda. Epitcopio iàncìe motinenfìs ec- 
clelie, ubi nunc demnus vvarinus cpifccpus preordinatus effe videtur, ego 
Vvalderada que & rola dei ancilla vefte velJamen fan&e religionis induta & 
fìlia quondam ingezoni, que profeflà fum legem vivere romana, ofFertrix & 
donatrix ipfius epifeopii prefens prefentibus dixi . Quifquis in fancìis &c. 
Ideoque ego que iupra vvalderada dono & offero in eodem Epilcopio prò 
anima mea mercede, ideft cautum unum de folarium unum cum area fua ju- 
ris mei , quam abere vi(o lum intra anc ticinenfe civem non multum longe 
da porta , que dicitur de vidiario (Jìc ) &. .eft cautum ipfum de eo.dem fola- 
rium cum arei lua per menfura jufta tabul2S duas. Coeret ci a mane £c me- 
ridie cafa ót curte predicai epifeopio, a fera cafa uberti filio thome,ab aqui- 
Jone via pubika, fibique alii funt coerentes. Quem autem iftum cautum &c. 
Hanc enim cartam offerfionis paginam benzoni notario facri palacii tradidi 
& fcribere rogavi, in quas fubter confirrnans teftibufque obtuli roborandam. 
Aclum cive "i icirum feliciter . 

Signum +$* manus fupraferipte vvalderade,que anc cartam offerfionis fie- 
ri rogavit, ut fupra. 

Signum manibus .daiberti & gariardi ambo legem vìvente romana teftes' 

Signum mambus Sigefredi filii quondam Ariperti, & Sicheverti & ri* 
chezoni teftes. 

Ego qui fupra Benzo notarius facri palacii fcriptor ujus carte offerfionis 
jpoft tradita compievi & dedi. 



CLXV. 



CLXV. 

ioip. 

IN nomine domini dei & Salvatori* noftri Jhefu Chrifti. Enricus gratia 
dei imperator auguftus anni imperii ejus deo propicio ic in Italia fefto 
die nono menfe marcius indizione fecunda. Epifcopio fanéte regenfìs ecclefie, 
ubi nunc domnus teuzonem epifcopus ordinatus effe videtur, nos roberto fi- 
Jius quondam vvidoni de loco Jimede & gausherto & adelperto germanis fi- 
liis ipfius roberti, qui profefli fumus ex nacione noftra lege vivimus falicha, 
ipfo genitori noftro nobis confenciente & fubtus confirmante, offèrtoris & do- 
natoris ipfius epifcopio prelentes prefentibus diximus. Quifquis infan&is&c. 
Ideoque nos qui fupra pater & filii donamus & offerimus in eodem epifco- 
pio iànéti profperi a prefenti die per anime noftre mercedem , & eft pecia 
una de terra cum capella fuper edificata & terra vacua fé fìmul tenente ju- 
ris noftra, quem abere vifi lumus in loco effundo ubi dicitur fanóìo ftefano, 
& eft ipfa pecia de terra &c. leftaria dua. Coerit ei finis da mane via, de 
tres partes mea qui fupra roberti in mea refervo poteftatem , fibique alii funt 
coerentes &c. Et bergamena cum a£trementario manibus noftris de terra le- 
vavimus me pagina Lanfranchi notarii facri palacii tradimus & fcribere ro- 
gavimus, in qua fubter confirmans teftibufque obtulit roborandam. Acìum 
regio feliciter. 

Signum manibus fupraferiptorum roberti & gausberti feu adelberti ger- 
manis niiis ipfius roberti qui hanc cartukm efferfìonis fieri & firmare roga- 
verunt, & iple roberto eorum gausberti & adelberti germanis filiis fuis ab 
omnia contento" ut iupra, & eorum relecìum eft. 

Signum manibus Criftofa & alius Griftofoli feu rinprandi & martini le- 
ge vivent.s Salicha rogatis teftis. 

Sigr.um manibus girardi & Joanni feu riculfi rogatis teftis. Scripfi ego 
qui fupra Lanfranco notarius facri palacii poft tradita compievi & dedit. 

CLXVI. 

circa 1020. 

IN nomine Sancì? & Individue^ Trinitatis. Einricus divina favente cle- 
meritia Romanorum Imperator Auguftus. Si aeccleliarum Dei fervitoribus 
Jarginotis & benignitatis munificentiam impertimur, eorumque votis liben- 
ter annuimus , id nobis ad Auguftalis Excellenti? culmen preficere non dubi- 
tamus, infuper, quod cunóìis pretiofius eft dignitatibus, alterne retributionis 
premium capefeere non diffidimus . Induftriam igitur omnium Sartie Dei 
AEccleliae ficielium noftrorumque prefentium feilieet ac futurorum nofle vo- 
lumus , Teuzonem reverentifiimum Sant% Regienlìs AEcclefiae Prefulem no- 
flram adiifle Clemente m pre manibus habentem precepta Regum Langobar- 
dorum, quorum aucìoritatibus jam fata AEcclefia, ne pravorum hominum 
opprefiìones aut invafionum detrimenta pateretur, undique fulcita erat ac 
munita, etiam atque etiam poftulando, ut & nos ob divinum amorem ean- 
dem AEccleliam cum omnibus facultatibus luis tam acquifìtis, quamque pro- 
futuris temporibus acquirendis cum rebus ac familiis utriufque, fèxus cun- 
élcque Clero Deo inibi famulante reciperemus iub noftrae defenfionis prote- 
zione ; quod et fecimus, et per hanc noftri precepti paginam precipimus, 
hrmiterque jubemus, ut nulla unquam totius Regni noftri magna parvaque 

per- 



\6 - 

perfona res aut familias ejufdem AEcclefiae, fed neque vencrabilem ipfius lo- 
ci clcrum in aliquo inquietare vel moleftare prefurnat. Et quoniam eif'dem 
preceptis, que jam ài&tus venerabilis Pater nobis obtulcrar, et termini finales 
totius Regitntìs Epilcopatus «Se res ejufdern AEcclebae conjacentes in fini- 
bus Mantuanis , Bononienfibus, Motinenfibus , ac Lunenlibus, vel Parmenfi- 
bns , feu Ticinenfìbus , & Cumanis, & reJiquis per lingula loca & vo- 
cabula infita erant; Ideoque prò temerarie prdumptionis in vallone noftram 
petiit Excellentiam, ut eofdem terminos finales & res totius Eptfcopii huic 
noftro Precepto inlerere juberemus, ne fraudem aliquam eadtm AEcciefìa de 
fuis rebus ac confiniis ab invaforibus pateretur. Cujus dignam ac venerabi- 
lem coniìderantes petitionem ec. (ut fupra p. 6. ec. j Infra iftos praenomina- 
tos fines, ficut a Sanft's Patribus & idoneis ac Cathoiias hominibus anti- 
quirus in ipfa AEcclefia conftituf'um fuifie repperimus, omnia fecure ac quie- 
te noftra Regali & Imperiali aucìoritate perhenniter poflìdeat. Retulit enarri 
prelibarus Pontifex etiam atque etiam poftuiando , ut ea omnia videiicet & 
Caftelia & Capellas , que ipfe fuo ftudio & paftorali cura jure proprieta- 
rio de fuae oblationis dono ac dato eidem AEccleliae contulit, huic iplì no- 
ftro Precepto pb firmiorem fecurkatem inferere precepiflemus , nominatim 
Villulam Cortem cum Caftello & mercato & tribus Capehis, Pregnanum 

cum Caftello & Capella, R Rundinariam cum Caftello Corte & Ca- 

pella; Italado (1. in TaladoJ Capellam unam cum fua pertinentia; In . . . ri- 
gafi Capellam unam cum fiia pertinentia, in Valle Capellam unam cum fila 
pertinentia, teiam (f. tertiam ) partem Cartelli de Severo cum Capella una, 
Montem Altum cum .... & Capella; Vergnanum cum Corte & Caftello 
& duabus Capellis, Caftellum de Rodano; In vinea pativa Capellam unam 
cum Tua pertinentia, Porcillole Capellam unam cum Tua pertinentia, In Bu- 
trione Capellam unam cum fua pertinentia, Infra Caftellum de Villa nova 
Capellam unam cum fua pertinentia, In Bruniano Capellam unam cum fua 
pertinentia . Cujus quam dignis petitionibus annuentes per hoc nofttum Pre- 
ceptum & haec & iuperiora deferipta omnia in integrum praedi% Sanélae 
AE.cltlìae confirmamus, ut ffpe nominata Regienfìs AEcclefia haec omnia 
jure proprietario teneat atque poflìdeat abfque alicujus poteftatis contradi&io- 
ne aut aliqua moleftatione . Concedimus etiam , ut li contendo de rebus ae 
familiis ejuldem AEcclefiae fuerit orta, liceat inquifitionem fieri per bonos 
& idoneos homines circumquaque manentes ufque ad Sacramentum , habeant- 
que fibi Pontifices ipfius AEcclefiae advocatos duos vel tres , fi necefie fue- 
rit, quos ipfi dele .... 

Ì)efunt reliqua . . . . eo quod charta ejì mutila, 

CLXVII. 

ioio. 

IN nomine Sancìe & individue Trinitatis. Anni Dominice Incarnationis 
Mi!!cfimo Vigelimo. Einricus gratia Dei Imperator Augufto, anno Im- 
perii ejus Deo propicio hic in Italia feptimo, quinto decimo Kaiendas No- 
vember, Indicìione quarta. Petivi ego Bonefacius _ Marchio filius quondam 
Ttudaldi itemque Marchio ad vos Domnus Vvarinus Epilcopus Sancii Gè» 
miniani Mutinenfis AEcclefiae, ut tu mihi & ad filiis ac nepotibus meis 
legittimis mafculini concedere juberetis Precharia & Enfintheocharia nomine 
tantummodo habendum. Oc eft medietatem de monte mio, qui dìciiur Ba- 
re!- 



17 
relli, ubi antea Caftrum edificatimi fuit, ciam fòffatum in parte circumda* 
turn , cum rebus ad ipfa medietatem tenente , quod eft eadem medietatem de 
eodern monte, & foflatum, & aliquaotis rebus ibi fetteniente, per menfura 
jufta inter fedimen & areis, ubi vitis efhnt, feu terris arabiJis atque pratis, 
& bufcaleis, juges quindecira. Et ego prò ipfis rebus a parte ipfius Epifco- 
pio veltro dare & tradere atque offerere videor ad jure proprietatem predi- 
ciò Episcopio. Oc funt aliquantis rebus juris mei, que efle videntur in lo* 
co, ubi dicitur Solignano , quod funt ipfis rebus in-ter fedimina <& areis, ubi 
vitis eftant feu pratis atque terris arabiiis & bufcaleis juges celo. Quidem 
ego Vvarinus Epifcopus te abaudivi, & reóle peticionem tuam intellexi ip- 
fis rebus, quas tu petilti, quamque & illis, quas tu a prefato Epifcopio meo 
Motinenfis offerfìfti , tibi & ad filiis ac nepotibus tuis legittimis precario Se 
fiteochario nomine abendum tradidi, &c. & exinde dare atque perfolvere de- 
beant ipfe Bonefacius Marchio vel (uis filiis ac nepotibus aut eorum Miflb 
eidem Vvarini Epifcopi vel fucceflbres ejus, aut ad eorum Miffo per omni 
menfe Marcius fièlum cenfum denarios Papienfis folidos oclo ec. Aclum in 
loco , qui dicitur Soavo felicitar . 

Vvarinus. diritti mifericordia fanale Motinenfis AEcclefiae Epifcopus ia 
hanc Enfiteufin a me facla manu mta fubfcripfi. 

Bonefacius Marchio fubfcripfi. 

Signa manibus *ì* *$* *3« *■£ *£ Gotefredi, & Afoni atque VValcherii feu 
Rolandi , & Azoni filio ejus rogatis teftes. 

Donatus Notarius Sacri Palatii fcripfi, polì tradita complevit & <iedit. 

CLXVIIL 

ioìt. 

IN nomine domini dei & falvatoris noftri Jhefu diritti. Anricus grafia 
dei imperator auguftus, anno imperii ejus oclavo, fccundo Idus Julius , In- 
dinone quarta. Petivi ego Ugo fi ius quondam madeJberii de civitate regio 
ad vos bonefacius marchio, ut tu michi & ad filiis ac nepotibns meis, qui 
de filiis meis legitimis matculinis nati fuerint ufcjue in finitam tercia gene- 
racene, inficeocharia & precharia nomine concedere dignerefis, hoc eli cafìs 
& omnibus rebus illis juris fui, qui funt pofites tam infra civitate regio 
quamque & foris in locas & fundas ubi dicitur junipafiva, peroboco , preda- 
rufa, dageoreculi , prededoro , veretulo, vicomartini, nominative illis cafisck 
rebus, quod ego qui fupra ugo & Joanne feu Madelberio filiis meis & Al- 
kenda filia quondam burningi per cartules vindicionis ante os dies in te qui 
fupra bonefacio marchio emifimus , quod et! rebus iplls per menfura jufta il- 
lis de fupraferipta Civitate eft taboles trex , & illis rebus foris ipfa civitate 
in fupraferiptis locis eft inter fedimen & areis, ubi vitis extat , feu terris 
arabiiis atque prativis juge nove, de gerbidis & bufcaleis cum areis illorum 
juges quattuor. Et fi plus inventum fuerit ec. Quidem & ego domnus bone- 
facius marchio te abaudivi, & re£te peticionem tuam intellexi, ipfis cafis & 
reliqnis, quod tu qui fupra Ugo & johanne feu madelberio fi iis tuis quam- 
que & jam dicla aikenda ante os dies per cartules vindicionis in me emifì- 
ftis, quod tu qui fupra petiftis tibi & ad filiis ac nepotibus tuis &c. con- 
cedo ad abendum tenendum Scc. & perfolvere exinde debeatis fingulis annis 
per omne nativitate domini aut infra ipfa o£tava fi£tum cenfum argentum 
«tenario bono uno, dati ipfi denarii & confignati per omni anno per te ipfe 
Tom. IL C ugo 



li 

Ugo Scc. mihi qui fupra bonefacfus marchio meique heredes aut ad coftro 
miflb in loco rodano» Alia vobis nulla fuper impofita non fiat. Pena qui- 
dem &c, argentati* denariis bonis de moneta papienfi folidos viginti, quia 
Tic inter nobis convenit. Aéìum infra caftro Rodano feliciter. 

Bontfacius Marchio fubfcripfi. 

Signum >% >£( >J< manibus Ingezoni &. Adami feu Johann* legem. viven- 
tis Langobardorum rogatis teftes,. 

Scripfi ego Joanne Notarla facrr palacii poft tradita compievi & dedi. 



I 



CLXISL 

I022. 

N nomine domini dei &. falvatoris; noftri Jhefu Chriffi.. Enricus gratia 
dei Imperator auguftus anni imperii ejus deo propicio ic in Italia nono 
die decimo menfeAprilis indinone quinta. Epifcopio Sarete Regienfis Ecclefie 
ubi nunc domnus. Teuzonem Epifcopus ordinatum effe videtur nos Ingelbal- 
do & uualbcrto germanio filiis quondam UbaJdi de loco qui dicitur Velung- 
nio qui profeffi Tumus ex nacione noftra lege vivimus Langobardorum effer- 
toris & donatoris ipfìus Epifcopio. prefentes prefentibus diximus. Quifquis in 
fan£ìis &c. Ideoque ncs qui fupra germanis donamus & auferrimus & per 
prefentem cartulam ofFerfìonis a prefenti die in eodem Epifcopio abendum 
confirmamus it eft mafaricia una iuris. noftra qui fupra germanis quibus effe 
videtur in loco effundo ubi dicitur folungnio nominative ipfa mafaricia que 
rc&a & laborata fiunf per Johannem mafario & eft mafaricia ipfa per men« 
fura iurta inter cafalivo & areis ubi vitis eflant feu terris arabilisadque pra- 
tis modia sex , de gerbidis & bufcaleis ftu fn'vis cura areis iilorunt modia 
quattuordecim. omnia ut di£lum eft in integrimi : que autem. fupraferipta ma- 
faricia &c. Aélum Regio feliciter. 

Signum manibus fupraferiptorum Irgelbaldi & uualberti germanis qui 
hanc cartulam ofFerfìonis fieri & firmare rogaverunt & eorum reitera eft . 

Signum manibus Uchoni & Liuzoni feu Agini lege viventis Langobar- 
dorum rogatis teftes. 

Scripfi ego qui fupra Adelbertus notarius pofttradita compievi &: dedi . 

CLX5L 

1015. 

JN nomine domini noflri Jefu Chriffi . . .... Pcftquam omnium condì- 
tor me Ingpnem emnium Sacerdotum Pontificum humillimum &c. (i)ro- 
tum fit qualiter Ardericus predicai Monafterii Abbas noft'ram humiliter 
adierit clemenciam &c. Infuper concedimus illi prefato Cenobio' Turrice'hm 
unam infra Mutine Civitattm cum Capella dedicata in beati Ambrofii ho- 
rore, cum introita & fui acceffìone. Largimur etram domum unam quam 
tenebat Domninus Presbiter infra ipfam Civitatenrr, & forisCivitatcm alicm 
domum fimuJ & ortum, quam tenet Urfevertus Prepofitus & Diacorus. Et 
in Caftronovo tribuimus tabulas ttes cum cafa fuper fé ahente, quam ter et 
Martinus Ferarius atque. Martinus Calegatius. Concedimus namque peciam 

unam 



(1) Come nella donazione fatta al medefima Monafh 1' anno 1005. dal Vefco- 
vo Varino. 



19 

unam de terra prativa cum cafa fuper fé abente jufta fontana? Girelmf, 
quam tenet Araldus Gaftaldius. Tribuimus namque praedióio Monafterio mo. 
lendinum &c. Ideoque donamus jugera duo in Palude in loco, qui dicitur 
Aquareto, cum lateribus, da fera filva, que dicitur Vacilli, da meridie Pa- 
lude, da mane Raginbaldi, de fubto Runco de VValdemanni. Similìter con- 
cedi mus prefato Cenobio terram illam, quam Domninus Presbiter venerabi- 
lis et Abbas , que ante os dies et annos ex noftro tenebat Epifcopio per in- 
fiteofin in loco, qui dicitur Saliceto, cum cafa fuper fé abente; et terram 
illam , qus eft inter Foffam Mundam et Foffam Militariam , per fcriptum 
aut fine fcripto: et eft ipfa terra vineata feu aratoria atque prativa cura 
frafcario fuper fé abente inter tota jugera triginta cum omni integriate et 
decimis ip'ius terre et vinee. Adjiingìmus fuprafcripto Cenobio in Saliceto 
terram illam, quae fuit recia et laborata per Marti num Ferrarium ex parte 
Sancii Geminiani. Infuper ec. Similìter largimur fupradicio Cenobio Corte m 
unam, que dicitur Abrica, cum omni fua integritate, feiiicet cum quadam 
Ecclefia ibi fundata in beatiffìmi Georgii honore cum vineis, pratis &c. , ac 
cum omnibus hedificiis faóiis , vel faóiuri funt in prefàta Corte. Tribuimus 
fimiiiter quandam Ecclefiam predicio Cenobio in loco Alliano, que eft con- 
fecrata in honore Sancie Ma«e Virginis cum terris etc. Adjungimus ci etiam 
Caftrum de Adiano cum Ecclefia in co riedificata ad honorem Sancii Mi- 
chaelis cum terris Se vineis, & aJiam Ecclefiam fundatam prope eodem Ca- 
ftro in honore beatiflìme Marie Virginis cum omni honore et introitu et 
fui acceflìone et quicquid ad nos pertinet ex parte Sancii Geminiani . Infu- 
per edam concedimus Ecclefiam unam, que eft fundata in loco Pfaltu confe- 
crata in honore Sancii Martini, cum terris etc. Concedimus etiam terram 
jufta Caftrumyetus etc. cum Capella, que eft dedicata in honore Sarcìe Ma- 
riae &c. Similiter adtribuimus prefato Monafterio Domnicatum noftrum de 
Gurte Turri cum omni etc. Donamus jam dicio Cenobio terram aratoriam 
loco, qui dicitur Caftellioni, que pertinet de fupraferipta Corte, quae eft re- 
eia et laborata per Prando Lupicini & Rodulfo fuo germano, leu ceteris ho- 
minibus habitantibus in Villa Salfina et in Runco. Et Pratum unum in lo- 
co, qui dicitur Uòla Marzale cum omni fua integritate. Igitur adjungimus 
ipfi predicio Monafterio Capellam unam , que eft fundata in honore bear fil- 
mi Patroni noftri Geminiani , que eft de jam dicia Gorre Turri , cum ter- 
ris etc. 

Largimur igitur ipfi predicio Monafterio Capellam unam fundatam in 
honore Sancii A nafta fi i Martiris in Corte noftra de Saviniano cum terris 
et vineis et frafcario et aquario ad molendinum hedificandum , quod eft fi- 
mul terra arabilis et vineata et frafcario jugeras decem et oéi->. Prima pe- 
cia ubi Ecclefia eft fundata continet jugera quinque et modio uno . Coerit ei 
hnes da mane et de fubto rivus decurrcns, da meridie et fera via que vadit 
jufta Gajolum . Secunda pecia in eadem curte de Saviniano loco qui dicitur 
Spinarium eft prò menfura jugera quinque et modio uno. Sunt fines da tri- 
bus lateribus Sancii Geminiani da fera fluvius Scultenna . Tercia pecia ibidem 
de ipfa curte cum frafcario eft prò menfura jugera ftx: da tribus lateribus 
Sancii Geminiani , de fubto Sancii Silveftri . Quarta pecia infra Infiala Scul- 
tenne eft prò menfura jugera uno: da totis lateribus Sarcii Geminiani. Hanc 
autem prediciam terram et Capellam de jam prefara Corte de Saviniano con- 
tulimus nos prò remedio anime noftre feu anteceflbrum noftrorum, vel prò 

C 2 ani- 



anima Pipini Regis, qui obtulit predittam Cortem Santto Geminiano Muti- 
renfi Prefuli . Et nos fimiJiter concedimus Cenobio beati Petri Apoftolorum 
Principis illud tantum prenotatum, quod ex ipfa Corte carpumus cum De- 
cimis ipfius Terre etc. In Curte Mafia donamus etc. Adjungimus jufta ip- 
fa Maflàricia campum unum, qui ed per menfura jugera duo et ftaria quin- 
dtcim. Infuper addimus in eadem Corte jugera otto in foco, qui dicitur 
Ronco de Ortica, que retta et laborata eft per Petrum de Beneditto. Et in 
Finale Maflancia una, que eft rccìa et laborar- per Perrum et Johannem ju- 
gera decem . Et unam Maffcriolam in sj, dem Corte Finali jugera otto prone 
Caftrum: Sex jugera in Gorzano, q ue fmnt luhorata per Carpefanum: et to- 
tidemm Finali, que fi«»t laborata per Johannem Sacuzo et Deminicum 
Koipu.um: et novem /ùgera, que Isborantur per Srabilem Archipnsbiterum 
prope Sanèbni Agatham;et Decimam illam, quam tenuit Ardingus Judeus 
inSa!>teto, et fex jugera in Sorbaria , que fuit de cambio inter Sar.ttum Ge- 
minianum tt Sanélurn Benedittum de Leone. Adjungimus autem ip(ì Mona- 
fterio medietatem Oliveti quod eftat in Montcbellio. Sunt finesdemane San- 
tti Benedetti , da fera Santti Geminiani , da meridie et de iubto via . Con- 
cedimus etiam Decime Ingoni filius quondam Ragnerii de Feroniano , feu 
.Ragnerii, fi ve A rimundi, atque Raimundi de communi illorum domnicato, 
quod ad Santti Geminiani pertinet. Damus etkm in Colegaria peciam unam 
de terra, que eft feftaria quatuor, quam tenet Martinus filius quondam Jo- 
hannis cum cafa fuper fé abente. Similiter oflero jam preditto Monafterio ex 
mea proprietare, que obvenit per cartulam da parte Imilde conjugis Ugo- 
nis de Gandaceto, Maflariciam unam infra Curte Gandaceto, loco, qui di- 
citur Villanova, que eft retta et laborata per Johannem Galaita. Et infuper 
addimus infra Civitatem Regenfem tabulas duas de terra, et forisCivitattm 
terra aratoria feftaria viginti et duo. Hanc auttm predittam terram de jam 
prefita Curte Gandaceto contuli prò remedio anime fue feu Guidonis geni- 
toris mei. Addimus eciam in Collegaria Maflariciam unam, que eft retta 
et laborata per Vitalem Capriolum. Et fex jugera que laboranmr per Pe- 
trum de Beneditto et fratrem ejus Felicem . Addimus quoque his prò re- 
medio anime noftre noftrorum fuccefforum per interventum noftrorum Cle- 
ricorum feu Laicorum, precatu Rozonis Clerici per quem ipfa terra detenta 
fuerat, et laborata eft, pecia una, feilieet quinque jugera et novem feftaria 
in loco, qui dicitur Aquaviola, et fecunda pecia tene et vinee jugera duo 
in loco, qui dicitur A la Trixe : tercia pecia, cwjus medietas laboratur per 
predittum Rozonem, et alia medietas a parte ipfius per Johannem B;Lum 
et fucs fratres, et eft feptem jugera, et eft feptem feftaria: et quarta que 
laboratur per ipfurn Rozonem in loco, qui dicitur Gazata, et eft unius ju- 
geris. Et tres alias pecias, una juxta viam . que appellatur Viaeava, et alia 
que eft in loco-, qui dicirur Albareta, et Solarium Ifinbardi , et tertia que 
eft juxta flumen , quod dicitur Taverlo, et laboratur a parte Rozonis per 
Johannem Decanum et per Martinum et Michaelem et Albericum Limi- 
nofos et fuos Coniortes , que eft etto iuge-rorum et modii unius. Data eft 
hec terra a nobis Santto Pefro" in prefentia' Johannis Archipresbrteri , et Pe- 
tri Presbiteri Mpjoris Scholarum, et Rolandi Presbiteri Cuftodis Ecclefie , 
et Johsnnis Presbiteri de Ancilla Dei, et Iginulfi noftri fratris , et Ugonis 
aoftri fidelis. Adjuro namque & obteftor tam Imperatores, quam Regcs, 

quam- 



21 

quamque Epìfcopos, Duces, Marchiones, et Comìtes , omnefque Majorum 
Senatus etc. 

A&um eft autem anno Incarnacionis Domini noftri Jefu Chrifti Mille* 
fimo Vigefirao Quinto Vili. Kalendas Maii, per Indizione celava., Prefu- 
latus Domni Ingoni Epifcopi Secando. 

ìkigo Dei gratia Sanóle Motinenfis Ecclesìe Preful in hoc decreto a me 
facìo fpontanea voluotate coafirmavi, atque omnibus Fratribus confirmanduna 
tradidi , et precepi . 

Ego AÌdbertus Archipresbiter manu mea fubfcripfi » 

Ego Martinus Presbiter manu mea fubfcripfi . 

Urfevertus Diaconus et Prepofitus fubfcripfit. 

Urfevertus Archidiaconus manu mea fubfcripfi.. 

Ego Alfredus Diaconus manu mea fubfcripfi. 

Ego Lanfrancus Diaconus manu mea fubfcripfi . 

Ego Adelbertus Presbiter manu mea fubfcripfi.. 

Ego Teutingus Clericus manu mea fubfcripfi . 

Ego Johannes Mutinenfis Ecclefie Presbiter hoc Inftrumentum ex juflio- 
ne Domni Ingoni Sanile Mutinenfis Ecclefie Prefulis fcripfi, poftea robora- 
tura compievi et dedi » 



clxxl 

IN nomine domini noftri Jefu Chrifti . Conradus divina favente provi- 
dentia Rex pacificus (i). Cura locis divino cultui mancipatis omnem 
opem congruam ferimus, et Regum morem decenter implemus, et id prò- 
futurum nobis ad aeternae remuneratio-nis praemia capelcenda veraciter ere- 
dimus . Notum igitur effe volumus eunctis S, Dei Ecclefiae fidelibus , no- 
ftriique praefentibus feilieet ac futuris, quia adiens per gloriofiflìmam at- 
que pratexcellentiflìmsm Gislam Reginam et dilecìilTimam Conjugem no- 
flram ferenitatem cuìminis noftri venerabilis Ingo S. Mutinenfis Ecclefiae 
Praeful.,, quae eft conftru£ta in honorem S. Geminiani Confefforis atque Pon- 
tificis Jefu Chrifti obtulit obtutibus noftris praedecefforum Regum noftrorurn 
au£tjritates et confivmationes , in quibus continebatur , qualiter praedi£ti 
Anteceffores noftri ptr eorum ?u£toritates five donationes ot> remedium ani- 
mirum iua-um omnes- res praedi6tae fedi, tam monafteria , quarti xenodo» 
chia, feu Ecclefias Baptifmales , vel rcliquas poffeffìones ex munificentia Re- 
gum vel Ducum, quam ea, quae per donationes Comitum feu quorumli- 
Set Deum timentium hominum, vel ea quae per emptiones vel quemlibet 
eontracìum ad eandem Ecclefiam olim pervenerunt, aut in antea Dominus 
ibidem augere voluiffet, firmum et ftabile permaneret, deprecatus eft excei- 

len- 



(l) Morto nel Luglio dell'anno 1024. prendeva quefto gloriofo titolo , egli an- 
l'fmper. Arrigo li. 'fu eletro a fucce- d<(va de vallando il territorio di Pavia, 
dergli nel Regno di Germania Corrado Citta, che atlor ricufava di riconofcerlo, 
foprannomato il Salico rig'io di Arrigo e che non gli fi fottopofe che l'anno 
Duca di Franconia • ed egli fu poi an- feguente , in cui Corrado fu poi corona- 
che chiamato al Regno d'Italia, di cui to Imperadore in Roma infieme con Gi- 
ebbe h corona I anno 10x6. Egli s'in- iela figlia di Erimanno Duca d' Allema- 
titola qui Re pacifico, ma mentre ei gna fua moglie. 



21 

Icntiam culminis noftri , ut non folum hoc noftro sucìoritatis praccepto fir- 
maremus, vcrum ttiam fé et praedicìam fedem fub no/tra conftitueremus 
dtfenfione . Cujus precibus faveDtcs , moremque praedecefiorum Regum fe- 
quentes , hos nofirae auéìoritatis apices fieri juffimus , per quos Civitatem 
Mutinam a tribus milliariis in circuitu omnem diftri&um et placitum, et 
quicquid inibì jure Epil'copii pertinet, videlicet paJudes , fyivas, 'aquas, 
aquarumque ducìus, quae funt pofita juxta idem Epifcopium, his defignatis 
lateribus , a mane folla currente Teverlo , a meridie via quae pergit per fyl- 
vam juxta S. Madrium ufque ad acquari vam (al. ufque in quarantina»» ) , 
a fero et fubtus llrata et Plebe S. Nazarii in Albareto cum finibus ejus Si- 
cla et Scultenna percorrente , et CapelJa S. Clementis in Gefa cum cui te 
et finiims ipfius curtis , unum caput in Panariam mittens , a!iud in Siclam , 
et plebem S. Vincentii in faJiceto cum omnibus eorum finibus ufque in Ge- 
nam pertinentibus, et plebem de Sorbaria cum Curte, et Lovoletum majo- 
rem et minorem , Plebem S. Petri in Siculo cum Curte et fuis Capellis fun- 
datis in Villa Runchariae, et Pkbem S. Mariae in Solaria cum fuis capellis 
et Villis ufque in Panariam cum omni decima de Siccho, proprietatem me- 
diae villae ufque ad roborem ferratam et omnia quae pertiriebant Lanfranco 
Diacono Fredulfi filio, villam de Vinciatica cum iylvis et paludibus cum tie- 
centis fexaginta et feptem jugeribus, et Curtem de Mafia ufque in Gam- 
bameani, & ufque in Fofiam Muclena, et Videgofo, ufque in Campum du- 
cis, et ufque in flumen Lufuli; a fero vero ufque in fbffàm Marzarn , et 
Capellam S. Sofia» in Blancanife, et Curtem S. Severi, a mane Fiumifce : lo , 
de fubto gena et Pladenula, a meridie limite de Mufone, et terra de Lan- 
dò cum filvis, paludibus, terris , vineis', et pafeuis, et Pkbem S. Felicis 
in Mutia cum Curte, et decimas omnium illarum villarum infer fìratam 
petrofam percurrentem juxta Genam , et Blancanife , et flumen Genae , Mu- 
tiae, et Panariae, et decimam quae pertintt ad Plebem S. Felicis in Mu- 
tia, quae fiis lateribus continetur, a mane Villa quae dicitur Riolo, a me- 
ridie ftrata, a fero Senaida, de fubto limite, quae dicitur la Ploppa, et 
curtem €enae cum omni decima, et decimam integrarci de Plebe S. Cefarii, 
et Caftellum de Bazano^ et decimam de omnibus ibi habitantibus , et Roc- 
cham Clagnani, caftellum Livizani cum Curte, omnem decimam de Fana- 
no et Spinalamberti, et Plebem S. Petri de Camillatio, et decimam de Cam- 
pogalliano, et decimam de Lamife cura Capella S. Mariae et S. Martini; 
domos Papiae cum Capella; infuper etiam quas res tenent aut jure tenere 
deberent Praefules praedi£tae Ecclefiae, omnes in perpetuum confirmamus , 
pariterque etiam deprecatione fua apud noftram clementiam obtinuit, ut 
quicquid negligenter fervi aut chartulati vel pertinentes ad eamdem fan&am 
ledetti commiferunt temporibus antecefTòrum fuorum Epifcoporum, nullam 
omnino inquietudinem praediéìus Epifcopus fuis temporibus nec advocatus 
Ecclefiae patiatur: fimiliter et petiit , ut omnes res, quas anteceflbres fui in 
eadem Ecclefia acquifierunt, et jure ipfius tenuerunt, praefato Praefuli et 
fuccefforibus ejus abCque cujuslibet inquietudine vel diminutione quieto or- 
dine liceat poflìdere. Infuper etiam prò remedio animae nofirae eidem con- 
cedimus Ecclefiae, ut ficut res nofirae proprietatis in quibuslibet locis per 
inquifitionem manifeftantur, ita res praedicìae Ecclefiae per idoncos ac vera- 
ces homines inquirantur, et ad pleniflimam ufque deducantur juftitiam, tara 
noftris quam etiam fuccefTorum noftrorum tempòribus; nec non etiam con- 
ce- 



13 

cedìmus eidem Ecclefiae, ut deinceps fervi aut chartulati pertinentes ad 
eamdem Ecclefiam nullum cenfum noftrae parti feu publico minifteriali per- 
folvant, fed liceat eis quieto ordine vivere, et ip-fi fuae Ecclefiae defervire; 
nullufque Judex publicus aut quilibet fuperioris aut inferioris ordinis Rei- 
publicae Procurator ad caufas judiciario more audiendas in monaftma, xe- 
nodochia , Ecclefiafque baptifmales refideat t et homines tam clericos guarà 
laicos, villas vel agros , leu relicjuas pofleffiones , quas aliquo in tempore in 
diverfis Jocis aut territoriis noitrae poteltatis jufte et legaliter tener, ad 
feuda vel tributa exigenda, aut manfiones aut paratas faciendas, aut flde- 
juflbres tollendos, aut homines ipfius Ecclefiae tam ingenuos, quam etiam 
fervos fuper terram commanentes deftringendcs, pignorando^, nec in hoftem. 
ducendos , nec ire cogendos, nec ullas redhibitiones aut illicitas occafiones 
requirendos, in quo eadera Eeclefia. fibique fubje6ti aliquod injufte patian- 
tur incommodum, noftris fufurifque temporibus quifpiam tam temerarius 
exiftat , qui id faciendi illicitam libi poteftatem attribuere audeat. Concedi- 
mus etiam tidem Sanétae Mutinenlì Ecclefiae, ficuti ab- antiquis anteceflbri- 
bus noftris Regibus loca,, in quibus: praedi£ìa Civitas conftruéta fuerat, per 
fìrmitatis fuae auóloritatem concefla funt, ita noftrae auéloritatis praecepto 
firma et {labilità permaneant cum cancellariis , quos perpetua ,, er jugi c©n- 
fuefudine temporibus antecefTorum Epifcoporum praedi&a Eeclefia de Cleri- 
ci* fui ordinis ad fcribendos fuae poteftatisj libellos et fìdecarios habuit: et 
concedimus etiam ei vias, ponte s , porta s » et quicquid ex antiquo jure in- 
columi Civitati de his regiae autoritari per Procuratores Reipublicae folve- 
batur; ideft ut ubicuroque vias, pontes, portas in fua terra habuerit , no- 
ftra vice liberanti capiendi debitum ex eis cenfum habeat poteftatem, et li- 
ceat fo fiata cavare, molendina conftruere,. portas erigere, et fuper tria mil« 
liaria in circuitu Ecclefiae et civitatis circumquaque firmare ad falvandam, 
muniendam , & amplificandam ipfam fanóìam Ecclefiam, et aquam aperire et 
claudere abfque ulla publica contradiclione , liceatque memorato Praefuli fuif- 
que fuccefforibus cum omnibus fibi fubjeétis rebus vel domibus ad fé afpi- 
cientibus, vel pertinentibus, fub tuitionis noftrae defenfione quieto ordine 
degere,. atque prò incolumitate noftra totiufcjue Imperii a Deo nobis con- 
ceflì una cum Clero et populo fibi fubjecìo Dei immenfam clementiam ju- 
gìter exorare. Contulit etiam praedióìae Ecclefiae noftra principali exorata 
cltmtntia, ut fi populi malevola tonlpiratio ad tellendas us Ecclefiae per 
vadia fuerit cenfirmata, ut teftimonia et advocationem ad juftitiam capien- 
dam Eeclefia invenire nor» vakat, et ex hoc ao'miniftratcrts farcii loci fé 
reclamaverint,, quod prò hujufmodi caufa juftitiam Eeclefia habere non pof- 
fit, li confpiratorum adunata colle èlio commi Murra fcelus negare, atque per 
facramentum purgare noluerit, liceat prò fufpicione falfitatis Ecclefiae admi- 
niftratoribus , fi tamen voluerirt, per pugnam alieujus Ecclefiae hominis li- 
beri rem divinis; legibus & mundanis prohibitam approbare, ficque in omni- 
bus Eccl e fi aflica rum rerum caufis , de quibufeumque legatis difeeptatio in 
tantum^ exorta fuerit ut pugna, aut feftibus dirimeretur, & pars Ecclefiaftica 
fufpe£la teftimonia adverfae partis prò praedicìa confpiratione et perjurio 
dubitando habuerit, fi fidens de juftitia recìitudinis; pugnam elegerit, quod 
fibi eligir, hoc ei per hoc noftrae fìrmitatis pracceptum ad obtinendam fuam 
juftitiam noftra principali clementia confentimus . Si quis vero contra hanc 
praeceptionem au&oritatis noftrae aufu temerario ire tentaverit, feiat fé com- 

po- 



24 

pofiturum auri optimi libras cenfum, medietatem camerae noftrae, et medie- 
tatem eidtm Ecaehae. Et ut hatc au&oritis noftris fufurilque temporibus 
Dto protegtnte valeat inccnvulfa manere, manu propria iubter firmavimus, 
& annuii noftri impreflione fignari juflimus. 

Signum D. Corradi Serenjis. Kcgjs . 

Ugo Cancellarius vice domini Aridonis (al. *Arìbonh ) Archiepifcopi 
Moguntini Archicancellarii recognovi . 

Datum XIII. Kal. Julii Anno Dom. Incarn. MXXVI. Indicìione nona 
anno vero Domni Conradi fecundi regnantis primo. 

Aftum Cremonae feiiciter. Amen. 

CLXXII. 

1016. 

HAnni ab incarnacione domini noftri Jhefu ChrifH millefimo vigefimo 
fexto, decimo die de menfe auguftus, indizione nona. Conftat me 

berengarius filius quondam que nominatur carta, qui profefus fum 

ex nacione mea lege vivere Langobardorum , accepifie , ficut & in prefencia 
teftium accepi, ad te ricardi presbiter argentum in adpreciatum valente ibli- 
dos centum, finitum pretium (1), prò perfona una ferva juris meo; nomina 
ejus amiro qui vocatur jaco , fibeque ipfo alio nomine nuncupatur , nacione 
ejus Italie. Qui autem fupraferipto fervo &c. 

A cium in loco qui dicitur Sanéìo Vito feiiciter. 

Sigr.um >£( manum fupraferipto berengario, qui-hanc cartula vindicionis 
fieri & filmare rogavi, & fupraferipto precium accepi, & ei reieóìa eft. 

Ego Adelbertus Judex Sacri palacii rogatus tette fubfcripfì . 

Signum *$<■ +$<• manibus agimoni feu veneri! lege viventis Langobardo^ 
rum rogatis teftes . 

Scriplì ego Alman notario facri palacii poft tradita compievi & dedi. 

CLXXIIL 

1027. 

Huonradus omnibus fidelibus noitris 

_ . . . . futuris notum fieri volumlis. Quod nos per intervectum Gifilae 
Imperatrici^ diltóìf noftrc; fidelis concedimus Teuzoni venerabili Epifcopo fa» 
cultatem et liber&m poteftatem in fua civitate et in circuiru civitatis ufq,ue 
ad quattuor miliaria, iìcut eadem Ecclefia per praecepta decefferum ncftro- 
rum diftriftum tenet et per omnes cortes totius Epifcopatus Regien(ìs ubi- 
cumque terra Ecclefie iplius, et fi quis vel homints AEccIefie interpellave- 
rit vel ab hominibus ejufdem Aecclefie interp.ellatus fuerit, ut habeat no- 
ftram fmperialem auóìoritatem omnes fuarum terrarum caufas agendi , defi- 
niendi ante fé per Advocatores Aecclefiae, duellum indicandi, legem & iu- 

fti. ' 



(i) E' noto, che ne' tempi barbari i cui una ferva fi vende pel prezzo di 

fervi erano veri fchiavi, e che il loro due foldi d'oro e mezzo ( dntiqu. hai. 

padrone ne avea il dominio non altri- 7\ I. col. 759. ) Qui veggiamo , che il 

menti che di un mobile , di cui poreva prezzo ne e fiflato a cento foldi d' ar- 

a fuo talento difporre . 11 Muratori ha gento » 
pubblicata una carta dell'anno 736,, io 



*5 
ftitiam faciendi, et quicquid alius (i. aliud) regalibus miflìs conce/Tum eft 
regibus, vel imperatoribus faciendi, ea videlicet ratione , ut imlius ejufdem 
juditialem caufam fperaat vel noftram juffionem parvipendens ick ante eum 
diftringere contempnat . Quod qui parvjpenderit noftre juffioni contrarius 
quinquaginta libras argenti nobis perfolyere cogetur. Id ut cercius credatur, 
et diligentius obfervetur hanc hujufmodi conftitutionis paginam figlila ri jufìì- 
mus. Aftum Ravenne fcliciter . 

Hugo Cancellarius vice dòmini Haribonis Archiepifcopi et archicancel- 
larii recognovit . 

Datum de madio. Anno Dominice incarnationis MXXVII. Regni vero 
domni Chuonradi fecundi regnantis Ilf. Imperii ejus I. Indica. X. 

Sigillum %Avul[um . 

CLXXIV. 

1027. 

IN nomine domini dei et falvatoris noftri Jhefu Chrifti . Ghunradus gra- 
tia dei Imperator auguftus anno Imperii ejus deo propicio hic in Italia 
primo, quinto die de menfe Julii Indicione decima. Monefterio beatiffimi 

Sanóti Viti martiris crifti, qui eft conftrucìum in loco ubi dicituc 

fcanciana, ubi nunc domna Liuza abatiffa ordinata effe videtur, nos roberto 
filius quondam ingeltrude et maria jugalibus filia quondam roperge de ci- 
vitate regio, qui profefì fumus nos jugales ambo ex nacione noftra lege vi- 
vimus Langobardorum • iplo namque jugale meo mihi confenciente et hic 

fubter confirmante, et ipfi roberti cum noticia er interrogacione de 

propinquioribus parentibus meis - germano meo, et figefredo feu 

vvido germanis propinquis meis in eorum prefència vel teftium certa facio 
profeflìoncm , quod nullam me pati viulenciam ad quepiam hominem nec 
ab ipfo jugale meo, nifi mea bona et fpontanea voluntate, o/fertor et offer- 
/ tris donator et donatris ipfi monefterio prefentes prefentibus diximus. Quif- 
quis in fancìis &c. Ideo que fupra roberto et maria jugalibus donamus, tra- 
dimus, atque offerimus et per prefentem cartulam offcrfionis in eodem mo- 
nefterio ad jure et proprietatem abendum confirmavimus, hoc eft pecia una 
de terra cum vites luper libi abente juris noftra qui fupra jugalibus , qui eft 
pofitas in locus et fundo qui dicitur paravifo; et eft pecia ipla de terra cura 
jam diétes vites per menfura jufta lèxtaria quinque et tabules quinque. Coe- 
rit ei finis de mane qui dicitur terra regis et ingrefo, da meridie fan£K 
profperi et fanóni venerii, da fero martini et Liudani, de fubto ingrefo, fi- 
Deque alie funt coerentes. Que autem &c. A cium regio feliciter. 

tifa Ego Robertus in hanc cartula offerfionis a me facìa fubfcripfi. 

Signum +f* manus fuprafcripta maria etc. 

Scripli ego qui fupra Almanno notario facri palacii poft tradita com- 
pievi et dedi . 

CLXXV. 

Anno iene?. 

Manno %/Tbate del Monaflero dì S. Pro/pero cede a tttol di cambio a G/o- 
vanni Diacono e Propojìo della Canonica di S. Profpero un terreno con une 
Cbiefa in onore di S. Martino in un luogo detto Vinea Pafìiva, un altro ove 
dicefi Cives Veteres , Givitas Vetus, un altro nel luogo detto Garubio, 

Tom. IL D f un 



i6 
e un altro nel luogo detto (Surticella, t ne riceve invece un terreno con una 
Cbiefa in onore di S. Niccolò in un luogo detto Braida S. Profpcri vicino a 
Reggio e eòe ha a me^o giorno il muro della Città. Aéìum Regio. Taccoli 
T. III. p. 85. Copia autentica nelf archivio dello fieffo Mon. 

CLXXVI. 

An. 1017. 
Teuxone Vescovo di Reggio dona alla Baderà e al Mon afiero di S. Vito 
la Bafilica, che fi era cominciata a fabbricare in onore di S. Tommafo ~4po- 
fido. Data An. 10x7. Pontificante Domino Teuzone Praefule anno quadra- 
gefimo nono. *Antiqu. hai. T. V. col. 543. Origin. nell'archivio dello fieffo 
Moneflero . 

GLXXVII. 

An. 1028. 
Stefano da Montecchio dona alla Cbiefa di Reggio i fuoi beni • pofli ne 1 
luoghi detti Trex Cerri, Adiola, Fofola , Campagnola, Prugna, Razeto, 
Carpeneto, FJumen (tare, Mateculino, Munticello, Diucurgine , Mauruzo . 
A&um Regio. Ughell. T. IL p. 275. Origin. nel? \Arch. Capito!, della Cat- 
tedr. di Reggio, 

CLxxvnr. 

An. 1029. 

ANni ab hincarnacione domini noftri Jhefu Chrifti millefìmo vigeximo 
nono, chunradus grafia dei imperator auguftus anno imperii ejus ter- 
ciò, hoftavo Kalendas September, Indizione duodecima. In Ghrifti nomine 
placuit atque convenit inter domnus ingonem gratia Dei Epifcopus fan£le 
mutinenfis ecclefie, nec non et inter figezo gaftaldio de loco bajoaria, ut in 
dei nomine debeat dare ficut et a prefente dedit is ipfe epifcopus eidem fi-\ 
gezoni &c. libellario nomine medietatem de omnibus rebus territoriis iJlis 
juris fupraferipto epifeopio , quantafeumque ipfe Sigezo gaftaldio aouifta- 
re vel invenire poteft infra plebibus fanétì Johanni de bajoaria & fanóii pe- 
tri de civitate nova, que da pars predi£to epifeopio modo non videbuntur 
detinere; atque fimiliter medietatem de ceteris terris quod at ipfum epifeo- 
pium per cambium obvenit da pars atoni comes &c. , & pecia una de ter- 
ra, que dicitur alloni , feu & medietatem de alia pecia de terra, que effe 
yidetur prope cartellare , qui vocatur ifemberti , quod eft latere ejus tam ^ ad 
ip(a medietas quamque fuper totum da mane fofla formane, da meridie 
ipfius Sancii geminiani , da fera arimannorum , de fubtus Kafale, qui dicitur 
mauroni, iftis quod fuper antepoluit in oc libello non permaneat &c. Et 
perfolvere exinde debeat cenfum ufque in fupraferipto conftituto omnique an- 
no de menfe marcius argentum denarios bonos de moneta papienli fex dati 
3cc. in cives mutine &c. A&um infra Caftro baziano feliciter . 
Liuzus notarius fcripfi poft tradita compievi & dedi. 

CLXXIX. 

1032. 

IN nomine domini Dei & falvatori noftri Jhefu Chrifti * Chumradus gra- 
da dei Imperator Auguftus anno Imperii ejus fefto die fefto menfe apre* 

liis 



. 2 7 
Iiis indicione quinta decima. Epifcopio Sanile Regienfis Ecclefie, ubi nunc 
domnus Sigefredus Epifcopus ordinarus effe videtur, ego quidem in dei no- 
mine Everardus fìlius quondam item Everardi de loco motelena qui profeflb 
fum ex nacione msa legem vivere falica offertor & donator ipùus Epifco- 
pio prefens prefentibus dixi. Quis quis in fan&is ec. Ideoque ego qui fu- 
pra Everardus dono & trado adque offero & per anc cartulam offerfìonis in 
eodem Epifcopio ad jure proprietatem abendum confirmo, hoc funt cafis & 
omnibus rebus territoriis illis juris mei quibus funt pofitis tam infra caftro 
motelena cum parte & capella inibi abente qui eft conftruncla in onore San- 
cii Giuminiani quamque & uno tenente eadem caftro terra cum tonimen & 
foffatum fuper abente & terra vacua adque in locis & fumdis ubi dicitur 
argene, valle, prato regi, caffaliclo , Nocito, Lavatoria, Gajolo, Rumco- 
bononi, Nocitulo, terra de Gorgamcioli, Salecito, Prato de Gifo , feu & 
pecies dues de terra item iuris mei quibus effe videntur una cum cafa in 
parte fuperabente & terra vacua & puteo inibi abente infra Givitàte Regio. 
Alia fimiiiter cum cafa fuperfibi abente infra caftro Olariani ec. 

Actum infra caftro qui dicitur Vico Joario feliciter. 

Signum M. fupraferipti Everardi qui hanc cartulam offerfìonis fieri 
& firmare rogavi & ei releóìum eft. 

Scripfi ego VVidoni notarius poftradita conpievi & dedi. 

CLXXX. 

1032. 

IN Chrifti nomine placuit adque convenit inter vvido filio bone memo- 
rie gandulfi de comitatu parmenfe nec non & inter domnum Sigefredura 
Epifcopum fan&e regenfis ecclefie (1), ut in dei nomine debead dare ficut 
& a prefenti dedit ipfe vvido eidem domni figefredi pontificis vel a fuos 
fucceffores libellario nomine ad fièlum cenfum redendum, oc eft ex integrum 
terciam porcionem de caftrum unum & de domnicato feu diftriclo ipfius ca- 
ftri iuris canonice fanfte regenfis ecclefie, quibus effe videtur in loco qui 
dicitur rivalta , qui & ipfe vvido per libellum detinet da parte fupraferipte 
canonice fanóne regenfis ecclefie, eidem fupraferipti Sigefredi premlis ejuf- 
que fucceffores libellario nomine tradavit da modo ufque dum ipfe vvido 
vel fuos heredes per libellum detinet da parte predicìe canonice, ea racione 
uti amodo faciat ipfe pontifes vel fuos fucceffores in predicla tercia porcione 
de fupraferipto caftro ac de domnicato feu diftriclo ipfius caftri five de cen- 
fum vel redditum quod dominus exinde anualiter dederit , quicquit eis fue- 
rit oportunum fine omni ec. Et perfolvere exinde debeat fingolis annis feu 
prò omni anno infra o&ava de nativitate domini ipfe domno Sigefredo epi- 
fcopus vel fuos fucceffores aut eorum miffo fièìum cenfum argentum denario 
bono uno dato & confignato ipfo denario per fé ipfe pontifex ejufqae fuc- 
ceffores aut miffo eidem vvido vel a fuos heredes aut eorum miffo infra ci- 
yitate regio ec. Fa&um eft oc infra civitate Regio anno domni chunradi 
imperatoris ic in italia fello die oclavo menfe december Indi&ione prima 

D a Si- 



Ci) Quello documento ricaverà maggior lume dall'altro circa il 1040. che pub- 
blicherò fra poco . 



i8 

Signum man. fuprafcripti vvidoni qui une Jibellum fieri rogavit & ei 
releclum eft . 

Signum man. Lamberti & bezoni feu reginzoni rogati teftes . 

Ego Gifelfredus notarius facrì palacii fcriptor une libelJum pofl 'tradita 
compievi & dedi. 

CLXXXL 

An. 1033-, 

Il March. Bonifacio con Ricb'tlda [ita moglie, e col confenfo dato a que* 
fìa da Manfredo e da Obi^Z fuoi nipoti, riceve in enfiteufì da Ingone Ve- 
feovo di Modena il Caflello di Ci ugnano colla Cbiefa ivi dedicata a S. Mi- 
chele, e il Caflello di Savignano colla Cbiefa ivi dedicata alla B. V. , e co* 
beni, che alla Corte di Ciagnano appartengono in Montebindlo , in Butaza- 
no^ FJaviano , Valscollo, e con que che appartengono alla Corte di Savigna* 
no in Ulmeta , in Pede munti, & in Padano, e per efft dona alla Cbiefa 
di Modena due Corti e due Caflelli, uno in Ba^ovara , P altro nel luogo det* 
to Foffato Regi con una Cappella de SS. Gervafio e Protafo nel primo Ca~ 
Hello, e un altra di S. Donnino nel fecondo, e co' beni attinenti alla Corte di 
Ba^rpvara pofli in Cafalede , Peralelle, Bajoaria , Mugnano, Grieiaeula, - 
Formigine, Curio, Gocanino, Robore Berengerii , Faldo Avitàno, e con al- 
tri attinenti all'altra Corte pofli in Aquaviula , in Collegaria , e in Vulpa- 
hola . *4ncbe quefli beni riceve in enfiteufì il March. Bonifacio , e a titolo di 
annuo cenfo cede alla Cbiefa di Modena molti beni in Fredo, in loco Curtile 
prope Caftro, qui dicitur Predofa e in Monte PaflTarario . Acìum in Caftxo 
qui dicitur Infula Cenife. jSnt. hai. T. I. col. 15. Copia del XII. fecola 
neW «4rcb. Capit. di Modena . 

CLxxxrr. 

IN nomine domini Dei & falvatoris noftri Jhefu Ghrifti. Hconradus grada 
Dei Imperator Auguftus anno inperii ejus deo propicio ic in Italia iefto, 
decimo die menfis genuarii indicione prima . Epifcopio Ecclefia beati Sancii 

Profperi confeflbres chrifti ubi umatum corpus requiefit prope 

urbem Regio. Nos Adto filius quondam berici de comitatu 

Langobardorum & Berta jugalibus filia quondam Rodulfi qui profef- 

fa fum ex nacione mea lege vivere falicha ........ lege viri mei lege 

vivere videor Langobardorum ec. , offertor & offertris ad que donatores 
ipfius Ecclefie prefentes prefentibus diximus . Quifquis in fanéìis ec. Ideo- 
que nos quem fupra iugalibus donamus & offerimus a prefenti die in ea- 
dem Ecclefia Sanfti Profperi prò anime noftre mercedis hec eft cafa maffa- 
ricia una cum rebus territoriis omnibus affé pertinentibus iuris noftris quam 

abere vifi fumus in loco edo ubi dicitur Foffadunde que regere vi- 

detur per Lamperto maffario ec. Sen^a data di luogo. 

Signum manibus fupraferiptorum Adtoni & Berte jugalibus qui anc car- 
tulari offerfionis ad omnia ut fopra fieri rogaverunt & predillo Adto eidem 
Berte conjus fue confenfit & licenciam dedi . Signum manibus Fredulfi & 
Berengarii propinqui qui ea interrogaverunt ut fupra ..... 

Ego qui fupra Teuzo notarius & judex Sacri Palacii fcriptor ujus car- 
iale offertioms poftradiu compievi & dedi . 

LXXXIIL 



%9 

GLXXXIII. 

1054, 

IN nomine domini dei & falvatoris noftri Jefu Chrifti anni ab incarnaci o- 
ne millefimo tregefimo quarto. Chonradus gratia dei imperator auguflus 
anno imperii ejus deo propìcio hic in Italia ocìavo quinto decimo Kaìendas 
Julius Indizione fecunda. Conftat me Martino filio Johanni de loco cafu!ia« 
ne, qui profeffo fum lege vivere romana, & mihi qui fupra Martino con» 
fendente fuprafcripto Johanni genitor meo & fubtus confermante, accepifle, 
fìcuti & in prefentia teftium manifefto lum quod accepit ad te dodo presbi- 
ter filio quondam ratrude de loco muntezebi argentum denarios bonos foli- 
dos viginti finitum precium prò pecies duas de vincas cum area in qua 
eftant una cum cafa & torculo fuper fé abente, rebus juris mei, quod abere 
vifo fum in loco flaviano ec. A&um in Cafuliana feliciter. 

Signo >h manu fuprafcripto Martini qui hanc cartula vindicionis ut fu- 
pra fieri rogavi & ci releéìa ert . 

Petrus Notarius fcripiì poft tradicìa complevit & dedit. 

CLXXXIV. 

107,6. 

IN nomine domini dei & Salvatons noftri Jhefu Chrifti. Chunradus gratia 
Dei imperator auguftus anni imperii ejus deo propìcio hic in Italia deci- 
mo decimo Kaìendas Madii indicione quarta. Ecclefia Canonica Sancii Prof* 
peri fito Regio ego Unaldo filius quondam Ingezoni de loco qui dicitur Do- 
natiula qui profeffo fum ex nacione mea lege vivere Langobardorum offertor 
& donator ipfius Canonica prefens prefentibus dixi. Quifquis in Sanólis e<r, 
Ideoque ego qui fupra Unaldo dono trado adque offero & per prefentem car- 
tulam offerfionis a prefenti die in eadem Canonica abendum confumo pio ani- 
ma mea mercedem. It eft pecia una de terra cum cafa & vites fuper (ibi 
abente & aliquanta terra ortiva fé in fimul tenente jure me e quibus effe vi- 
detur ia loco qui dicitur Pinezo, & eft ipfa pecia de terra per menfura iufta 
feftaria nove & tabules due: coerit ei finis da tres partes de famuli Sancii 
Profperi quarta parte da mane via fibique alie funt coerentes ec Aéìum Re- 
gio feliciter. 

Signum m. fuprafcripto Una!di qui hanc cartula offerfionis fieri & fir- 
mare rogavi & ei relccìa eft. 

Signum m. m m. Johanni & Rozoni feu Adelberti lege viventis Lan- 
gobardorum rogatis teftes. 

Scripfi ego qui fupra Adelbertus Notarius pofttradita compievi ck dedi 

CLXXXV. 

I0}6\ o 1037, 
............. & Salvatoris noflri Jhefu Chrifti. Chunradus gratia 

dei imperator imperli ejus deo propicio hic in Italia decimo, 

die duo Monefterio beatiffimi Sancii thomas 

prope civitate regio , quod eft confecratum ad ono- 

rem predicli fanéìi thomas Apoftoli, ubi nunc ibidem ordinata eft domna 
liuza abati flà_ ipftus monefterii , nos petro judex facri palacii & rogerio ger- 

manis filiis item petri judex udì nunc Monachus effe videtur 

ci- 



civitate regio, qui profeffi fumus ex nacione noftra lege vivimus romana, 
prefuntes prefentibus diximus. Vita & mors in manu dei eft: melius eft 
enim hominis metu mortis vivere, qium f'pem vivendi mortem fubitaneam 
pervenire. Pro ideo volumus leu ftaruimus feu judicamus atque per hanc 
cartulam judicati & ordinacionis nos confiimamus, ut abeat a prefenti die 
predi£tum monafterium ad jure & proprietatem ipfius monafterii pecia una 
de terra ortiva jure noftra qui fupra germanis , que eft pofita in fupraferipto 

loco prope prcdicìo monafterio. Et eft ipfa peci» de terra per 

menfura jufta feftaria dua & tabu'.es fex . Coerit ci finis de mane & de fub- 
to de fupraferipto monafterio, da meridie de heredes quondam unerici, &de 
famuli fan£ti profperi , da fera de jam di&i famuli fanóti profperi , fibiqne 
alie funt coerentes. Que autem prò anime noftre qui lupra germanis, &jarn 
diéti petri judex genitore es. Aftum regio feliciter . 

Petrus judex facri palacii in hanc cartulam judicati a me fa&am fub- 
fcripfi . 

Signum *f( manus fupraferipti rogerii qui hanc cartulam judicati fieri & 
firmare rogavi & ei rele£tum eft. 

Scripfi ego adelbertus notarius poft tradita compievi & dedi. 

CLXXXV. 2. 

An. 1057. 

IN nomine domini dei & falvatoris noftri Jefu Chrifti . Chumradus grafia 
dei imperator auguftus anno imperii eius undecimo die Kalendarum men- 
fe martis indie, fefta . Conftat me Vuido qd. frogerii de comitatu parmenfis 
qui profeffus fum ex nacione mea lege vivere Langobardorum accepiffe fi- 
cuti & in prefencia teftium accepi a te Ugo filius qd. bonifanti de civitate 
parma argentum denàriorum bonorum papienfium foldos quinquaginta fini- 
tum precium ficuti inter nobis convenit prò ex integrum meam porcionem 
de pecia una de terra que eft pofita infra civitate Parma iuris mea , & eft 
ipfa mea porcio de predióta pecia de terra per menfuram iuftam & perti- 
carli legitimàm de pedibus duodeeim menfurata da mane in fera pedes vi- 
gìnti & dui , de medio die in fuptus pedis quinque & unci-as decem in in- 
tegrum: quo erit ei finis ad fuper tota pecia de terra a mane via publica, 
a medio die Opizoni Marchio (1), a fera Vualterii cum fuis confortis, de 

fuptus fanéli Jorgii fibique alie ab omnia quoerentes in integrum 

Aótum infra cafa donicata ipfius vuidoni de caftronovo feliciter ec 

Scripfi ego Vvido Notarius Sacri Palacii &c 

clxxxvl 

An. 1057. 

nArimondo del fu Bonifacio del Contado di Parma dona al Monaflero dì 

S. Profpero i fuoi beni pojìi in Lacovio , Motelcna , la Gella, Agida . Aétuna 

infra Caftro Mozadella. «fffarofì T. I. p. 374. Origin. nell' \Arcb. del mede» 

fimo Mon. 

CLXXXVII. 



(1) Quefto Marchefe Obizzo , detto anche Alberto Obizzo, è quegli proba- 
bi! mente, che credefì autore della nobiliflìma famiglia Malafpina ( Affi Stor. di 
Pxrma T. II. f. 6. te. ) 



3 l 
GLXXXVir. 

1038. 

IN nomine Domini noftri Jefu Chrifti. Poftquam omnium conditor re- 
rum me Wibertum cunólorum Sacerdotum Pontificumque humillimurh at- 
que indignum ad facerdotalis culmen officii in lancia Dei mutinenfi ecclefìa, 
cui auclore Deo defervio, fublimare dignatus eft, fepe in animo cogitare cepi 
quid melius quidve deo dignius in sanóìa eadem ecclefìa peragi vaìerem quod 
Jhetu Chrifto diuturnis temporibus piacere potuiflet. Tandem cvolutis omni» 
bus deliberavi nihil deo carius efficere pofle quam quod monafterinm fiturn 
iuxta mutinam in honore Sancii Petri Apoftolorum Principis aliquo meo 
fublevarem commodo. Ideoque omnibus orthodoxe fìdei cultonbus notum fit 
qualiter Ardericus predicai monafterii Abbas meam humilittr adierit parvi- 
tatem quod omnia que ei & prediélo monafterio a meis antecefloribus funt 
collata fimiliter conlentire & concedere dignaremur, quatenus id opus deo au- 
xilium prebente fub noftro regimine fruclifkaret. Quapropter ea que peciit 
libentiffime conceffimus. Unde tam Imperatores ec. [ut Jupìra ad art, ggó\ 
Et addimus campum oclo jugerum juxta fofiam militariam a mane & lubto 
ipfo monafterio habente, a meridie & fera fanclo geminiano habente. Et in 
Palude que dicitur aquarido jugera duo. Et infra civitatem Mutinam turrim 
unam que dicitur Ariberti. Largimur etiam aliam domum quam tenebat 
domninus presbiter infra ipfam Givitatem. Et in Cartellare tabulas tres cum 
cafa fuper fé habente quam tenet Martinus ferarius atque Martinus Callega- 
rius ec. Et in forbaria prope fanélam Agathen maffaricias duas una quam 
tenet amizo camerlengo jugerorum VI [fi. & alteram quam tenet Johannes 
presbiter iugerorum fex cum cafis. Largimur igitur & in faviniano capel- 
lam unam dedicatam in honore Sancii Anaftaxii cum terris & vineis frafca- 
riis & aquario ad molendinum hedificandum, & eft iugerorum decem & oólo: 
prima autern pecia ubi ecclefìa fondata eft iugerorum quinque & modium 
unum: coerit ei finis de mane 6c fubto rivus decurrens, a meridie & fera via 
que vadit ad gaiolum , fecunda pecia in fpinario iugerorum quinque & mo- 
dii unius: flint fines a tribus lateribus Sancii geminiani de fera fluvius Selli- 
tene. Tercia pecia cum frafeario iugerorum III. de tribus lateribus Sancii 
geminiani, de fubto Sancii Silvefliì. Quarta pecia infra infulam Scultenne 
iugera unius, de totis lateribus fancli Geminiani : hoc cum omni integritate 
& decimis conceffimus. Infuper ctiam donamus prefato cenobio domnìcatum 
noftrum de corte turri cum omni integritate cum vineis pratis filvis terris 
arabihs Et iubemus quod predióle cortis turris homines ad opus & juffio- 
nem fratrum monafterii iam diòlas viness Se terras ut excollere & laborare 
debeant prò tempore vindemiare & porcatam quam nobis debent prediclis 
fratribus reddere. ec. Et unam capellam in honore Sancii Geminiani fun- 
datam in eadem cortem turri cum terris & vineis & decimis ad eam perti» 
nentibus. Et capei.' a m 'imam fundatam in honore Sancle Marie iuxta Ca- 
ftrum vetus cum quatuor iugeris terre vidate prative & arabilis cum decimis 
ipfius terre ec. Infuper adiungimus mafTariciam unam prope fìclam de curte 
cefe que fìt reéla & laborata per martinum & a zohanne & Ludovicum ger- 
manis que eft per menfura jugera decem & oclo cum iuis lateribus, da mane 
rivus qui dicitur pudila, da fera fluvius feicla, da meridie & de fubto fancli 
geminiani. Std ei aliam adiungimus. peciam unam de terra prope capellam 
fenòli Laurencii de finale que eft per menfura jugera duo cum cafa fuper fé 

aben- 



3* 

abente cum fuis lateribus. da mane urfevertu, da fera fimiliter, da meridie via 
de i'ubto gandolfo. Adjungìmus jugera VI. de terra iuxta fofTam minutariam, 
da mane foiTa minutarla, de (era coffa de campo , de meridie alberie, de fub- 
to ncftrum donnicatum. Et duo inluper jugera aut infra iplam menfuram aut 
infra Urbcm mutinam. Adjungimus huic Icripto peciam unam de terra, que 
labcratur per Lsudinum juxta fofTam minuttanam . Et luper hoc concedo fa* 
miiiam tranfmundi cum porcis & mulionibus & quicquid nobis pertinet. 

Adjuro namque & obteftor ce. 

Aétum eft auterò anno incarnationis domni noftri Jhefu Chrifti millefi- 
mo tricefìmo ottavo XI li. Kalendas martii indiòìione VI. prefulatus donni 
Wiberti Epifcopi primo hic in mutina. 

Wibertus dei grafia fanóne mutinenfìs ecclefie epifeopus in hoc decreto 
a me facìo ipontanea voluntate confirmavi atque omnibus fratribus confir« 
mandum tradidi & precepi. 

Guido ejuldem Ecclefie Archìdiaconus conlaudans manu mea propria fub» 
feri p fi e e. 

Ego Johannes prediche fancle ecclefie mutinenfis ejufdcm nichilominus 
archipresbiter hujus pagine devotiffimus fcriptor totoque nilu totaque volun- 
tate manibus propriis fubfcripfi ac confirmavi felici ter . 

CLXXXVIII. 

An. 1038. 
Corrado I. Imp. a ifian^a di Guido Ve/covo di Torino dona a hìgone 
Vefccvo di Modena e a fuoi [uccisori ti Contado di Modena , e gli cede tutti 
i diritti utili , che in ejfo a lui /penavano . Datum XVIII. Kal. Aprilis 
anno Dom. Inc. MXXXVIII. Indizione VII. Anno autem Domini Chuon- 
radi Regis XIV. Imperii XII. Aóìum Colonia feliciter. x/Intiqu. hai. T. I. 
col 445. T. VI. col. 41. D 'ali 1 *Arc bivio Capit. di Modena. (1) 

CLXXXIX. 



(1) Il Muratori due volte ha pubblicato lia . Io ho fofpetrato ( Stor. Nonant. T. 
quello Diploma ( Ant. hai. T. I. p, I. p. 38. ), chs in vece di Colonia do. 
445. T. VI. col ai. ) enei fecondo luo- vefse leggerfi B aloni a . Ma ciò ancora, 
go foltanto accenna, che le note crono- fé più attentamente fiefamini, non può 
logiche non fono del tutto efatte. Ma reggere . Corrado, come raccoglievi da più 
pofeia negli Annali d' Italia {an. 1039.) diplomi accennati dal Muratori ( .Ann. 
ne ragiona più lungamente . Oflerva , d'' hai. an. 1038. ) al principio dell'an- 
che il Sigonio lo fitta al feguente anno no 1038. dalla Lombardia pafsò a Ro- 
1059. ; ma che ciò non può ammetter- ma; e a' 23. di Febbrajo era già nel 
fi , perchè è certo , che il Vefcovo In- Lucchefe . Come dunque poteva egli 
gone morì V anno 1038. ; e nell' anno a' 16. di Marzo efser tuttora in Bologna ? 
medefimo gli fuccedette Viberto . Or do- Se a quefte cronologiche difficoltà fi ag- 
vendoli fidare il diploma all'anno ro}8. giungano i molti errori, che nel diplo- 
vedefi in primo luogo errore nell' Indi- ma s' incontrano, diverfe cancellature, 
rione, che era la VL e non la VII. che non foglion trovarli ne' diplomi ori- 
L'anno del Regno era il XI 1 /. come è ginali , e il carattere, che a me fembra 
fegnato ; ma a' 16. d' Aprile, in cui fu delXlf. fecolo, non dell' JCI. ; fi vedrà, 
fegnato il diploma , correva folo l' anno che molro fondamento vi ha a dubitare 
XI. e non il XII. dell' Impero. Final- della fincerità di quefto diploma, benché 
mente il diploma vedefi fegnato in Co- efso abbia i contrafsegni di originale , e 
Ionia. Or egli è certo, che l'anno io?8. vi fiano ancora gli impronti del figlilo 
Corrado fu almeno fino alla fiate in Ita- di cera. 



31 

clxxxix. 

An. 1038. 
Sigifredo Ve/covo di Reggio conferma al Monaftero di S. Tommafo dU 
firutto già dagli Infedeli , e riedificato dal Vejcovo Tendone , il fondo dello 
fitffo Monaftero con qualche terreno all' intorno , e vi aggiunge divtrfi altri 
beni in Rivalta, in Rodano, in Vuinzolo , in Opladello &e. una Cappella 
dedicata alla B. V. e a S. Prof pero nel Cafìello de VilJanova, e una Capo 
pella dedicata a S. Donnino in Fazano. trfnt. hai. T. V. col. 545. Copia an» 
tica nel? archivio dello Jleffo Mon. 

CXG. 

Ari. 1038. 
Il March. Bonifacio prende in tnfiteujì da Viberto Vescovo di Modena il 
Cafiel di Bacano colla Cappella dedicata a S. Stefano , /'/ Cafirllo di Li- 
vietano con due Cappelle , una dentro il Cafìello dedicata a SS. Martire 
Adalberto e intonino , /' altra fuori dedicata a S. Michele arcangelo , e la 
Rocca S. Maria colla Chiefa del mede/imo nome, con tutte le lor pertinente* 
Ne eccettua Jolo riguardo a Bacano le decime , e una Cappella , che ivi è 
in onor di S. Pietro , e alcuni terreni , uno de* quali è dillo Spedale de* 
Pellegrini dedicato a S. Geminiano. In vece di quejìi beni offre alla Chiefa 
di Modena tre altre Corti , cioè quelle di Gavello ccn una Cappella confecra- 
ta a onore di S. Geminiano , infieme co beni ad effa fpettanti , e qtc /ingoiar» 
mente , che j no avolo ^XXP avea avuti dalla Chiefa di Modena in Spino, 
Qviarantula , Vara, Ottuntula, Gardinacula; quella di Pannano col fuo Ca- 
fìello , e una Cappella dedicata all' onore della B. V. , e qu-lla di Ganaceto 
colla fua parte della Cappella, che ivi è in onore de' SS. Giorgio ed Eraf- 
mo , e colla fua parte del Cafìello di Fredo , e della Cappella ivi dedicata a 
S. Pancrazio, e tutti i beni, ch'egli ha ne' difìretti dilla Pieve di Polina^o 
e di Pieve Pelago colla Rocca di Fiumalbo . Qyefii beni rmdtfìmi vengon poi 
venduti dal Vefcovo a titolo di enfiteufi al March. Bonifacio e a' fuoi figli 
e nipoti. E per l' annuo canone di quejìi e de' precedenti beni ei cede ai Ve- 
fcovo dt Modena cinque manfì di terra in Gavello, in Pannato, in Ganaceto 9 
in Polinago , e in Pieve Pelago. Aóìum in loco qui dicitur Corneliano pro- 
pe Plebem S. Andree feliciter. *4ntiqu. hai. T. III. p. 177. Origin. nel? 
%A'rch. Capit. di Modena. 

cxcr 

y, An. 1098. 

Il Vefcovo Viberto cede alla fua Chiefa di Modena , affine di mantener- 
vi i lumi , / cinque manfi di terra a lui ceduti col precedente Jìromento dal 
March. Bonifacio. A&um in Civitate Mutina. *Ant. hai. T. III. p. 181» 
Copia antica nel medefimo archivio. 

CXCIL 

An. 103?. 
Giovanni del fu Seagaro della Villa detta Correggio dona alla Chiefa di 
S. Michele e Quirino pofla nel Cafiel di Correggio un terreo nel luogo detto 
Lime^one . A&um in Cailro Corrigia . Taccoli T. II. p. d8o. 

Tom. IL E CXCIU. 



34 

cxciir. 
... . c * rca 1040. 

IN nomine Sarche oc individuae Trinitatis Sigefredus divina ordinante 
providentia Epifcopus. Conftitutio quam coram totius Epifcopatus fratri- 
bus in Synodo facimus firma & ftabilis & inconvulfa permanere debet , prr> 
pterea veftrorum prefentiam expc&avimus. Regienfis Àecclefia a fuis Prepo» 
ìitis dilacerata & pene protrata Oc quali ad nihilum redaéìa cotidie lacrima- 
bili voce exclamar quam iui fiJeies lìbique famulantes confona voce afliduc 
profecuntur, & ne omnino ablorberetur noftram Ifpiflime adierunt paternità, 
tem . U.ide graviter commoti acriterque ftimulati illorum incomodum quafi 
noftrum paterno compatientes affcéiu Sancle Dei Genitricis Ecclefiae Sancii- 
que Michahelis atque Beati Proiperi Prepotìtos noftra auéìoritafe ex parte 
Dei Patris omnipotentis & Filii Se Spiritus Sancii & (upradiéìorum feu 
ceterorum San&orum exeommunicamus, & anarhematizamus (i de rebus ejuf 
dem Aecclefie viddicet Sanfte Marie & Sancii Michaelis fcriptum abfque 
contendi Archipresbiteri fimul cum tribus Presbiteris, & Arcidiaconi cura 
tribus Diaonibus fi in eadem Accclefia tunc fuerint, & etiam cum tribus 
fubdiaconibus & cum ipfo de cujus parte fuerit . Simiìiter & Sancii Proipe- 
ri fi de rebus ipfius Aecclefif abfque confenfu duorum Presbiterorum & Dia* 
conorum ejufdem Aecclefie & illius de cujus parte fuerit deinceps in antea 
feceriot, & inluper CCC. fold. componant medietatem ejufdem Sedis Anti» 
ftiti, & medietatem injuriam fuftinenti. 

Sigifredus Dti nutu Epifcopus buie inflitutioni a fé cum auèloritate to- 
tius Epifcopatus Fratrum in Sinodo fa&e fubfcripfit & libenter fìrmavit. 

Heuhardus Archipresbit. fubfcripfit . 

Bernardus Archidiaconorum minimus fubfcripfit. 

Dominicus Presb. Magifter Scolarum fubfcripfit. 

Sigefredus Diaconus fubfcripfit . 

Ego Adam Presbiter fubfcripfi . Dominicus Diaconus fubfcripfit. 

Ego Adelbertus Presbiter fubfcripfi. Adam Diaconus fubfcripfit. 

Ego Adelbertus Presbiter fubfcripfi. 

Ego Teuzo Presbiter fubfcripfi . 

Ego Gregorius Presbiter & Cuftos fubfcripfi . 

Ingo Presbiter fubfcripfit . 

Johannes Subdiaconus nujus inflitutionis fcriptor & confirmator exiftunt . 

Ego Frotgerius Archipresbiter fubfcripfi . 

Ego Restanus Archipresbiter fubfcripfi. 

Ego Johannes Archipresbiter fubfcripfi. 

Ego Liualdus Archipresbiter fubfcripfi. 

GXCIV. 

An. circa 1040. 

BReve & initium maliciae, quas filiis vvidonis fccerunt & faciunt ca- 
nonica Regenf. in rivalta & aliis locis. Eo tempore quando Ildebcrtus 
iplius canonie? prepofitus erat, accepta filia afprandi presbiteri (1), fugit 

con- 



fi) E' noto, quanto grande e impudente forte la fcolhimatezza del Clero in 
•uefii f ecoli , e quello documento ce ne fomminittra una troppo evidente pruova. 



35 
contra voluntatem teuronis epifcopi in potevate fiJiorum gandulfi. Ut autem 

«am fecure contra epilcopum retinerent, fecit eis Jibellum de caftro & do- 
mnicato de rivalta contra epifcopi & canonicorum voluntatem. Ab ilio die 
eorum perfecutio non ceflavit, intantum etiam quod nullam poteftatem ha- 
bueruot canonici de predilla corte, nifi quantum ipfi aut illorum fervi per- 
miierunt. Evolutis multis diebus vvido gandulfi fiims propter multa homi- 
cidia, que in comitatu terdone ab ipfo & ab aliis perpetrara funt, acceptt 
inde penitentia ab eis refutavit epifeopo & canonicis ejufdem caftri terciam 
portionem promiffione de fé & de fuis heredibus fecundum judicium di&a 
facìa. Qua audita ejus filii multi pliciter colonos ejufdem cortis perfecu ti 
funt. Defunóto ardoino fratre vvidonis remanfit canonicis alia tercia porcio, 
quc«m ita inter fé diviferunt ut fi fuifiet iilorum predium. Famulos canoni- 
corum habitantes in predi&a corte, illorum feilieet filvanos & coquos, pi- 
ftores , & gaftaldiones nullo modo permittunt fervire nec obedire eis . Per 
plures dies funt, quibus iam di&um libellum finitum eft, & nullo modo 
cortem illam dimittere volunt , fed majorem quam foliti funt perfecutionera 
faciunt. In nocitulo tollunt eifdem Canonicis magnani partem terra» &c. Il- 
lorum comes de rivalta per vim tenet cafam contra voluntatem Johannis 
Presbiteri ec. Ugo invalit aliquam partem de bofeo canonicorum in rival- 
ta , & cum inde aufi fuerint proclamare , amplius invafit . Pro molendino 
quem fecit iuxta rodanum duxit aqueduélum per terram archidiaconi , unde 
luam Oc famuiorum canonicorum multam diflipat terram . Fratres ejus cum 
eo toilunt maflariciam unam in^ rivalta &c. Tollunt etiam canonicis filvam 
maiorem, quam inter fé divifam habebant ec. Vvido prefentialiter tulit 
blavam gifelberto prepofito & albrico de manentibus eorum in rivalta. Ita 
ipli 8c illorum fervi manentes canonicorum opprimunt hofpitando , angariai 
faciendo, fua diripiendo , & in omnibus affiggendo, ut propter illorum ma- 
liciam dicant dimittere terram ec. Predi&us comes de rivalta aflaivit got- 
tefredum diaconum, & cum impetu fuper eum venit , & cum magno dede- 
core a domo (ili villani eum fugavit ec. Canonicis Sancii Profperi tolljt 
Ugo in noceto bragidam de goila & duos manfos in argine, quos albertus 
de bagnolo prò anima fua aecclefis dedit. Quedam meretrix, que concubuit 
cum abbate, accepta inde penitentia , non cultodivit, & in mutis aliis ma- 
lis cecidit , & ideo fiduciam guidonis accepit , que cum non lufficeret , in 
domum odonis presbiteri furtim fua rapiendo intravir . Quam cum in hoc 
deprehendiffet, corium & capillos iufte ei abftulit. Et propter hoc guido 
quattuor boves & quattuor carra meffis fibi abftulit, alinum I. folidos III. 
Dominico diacono tollit ugo capellam unam in gavafeto cum omnibus fuis 
psrtinenciis, quam epifeopus teuzo patri iptìus & fratribus ejufdem domini- 
ci fub anathematis vinculo fcripram fecit: tulit etiam alberto filio andree bo- 
ves duos cum birote ec. Poft hec Vvido fenior cum fratre fuo ugone pote- 
Ihtive venerunt in civitatem & invaferunt cafam Rodulfi famuli Ecclefia». 
Hec cum abbas fa.n&i profperi, cui fua dederat , audivit, pricrtm iuum ad 
eos mifit rogando, ne ecclefie fue terram tam imufìe invaderent. Qui irati 
gravirerque commoti predi&irm falconetti & fratres ejus milierunt ad eum- 
dem rodu.'fum, qui tunc prope civitatem erat, & variis verberibus affliéìum 
femivivum reliquerunt e:. Arimannos noftros de motilena, ex quo epifeo- 
patum accepirhus, perfequi non defifteruntj & modo terram illorum, quam 
habent lupra ftrad-m , invadunt ec. Gerardus presbiter mortila fibi una ferai- 

E z na, 



3* 
na, in fene&ute jam pofitus in afcenfione domini aliam accepit qaam ci, ut 

rtctum fuic , interdiximus, unde fi amplius ei lòciaret , canonicam nobis re» 

fìitavit, ut unam manjen [fic) fibi proprium dedit ; que omnia poftponens 

iterum ei fé fociavit. Poft hec vero coram frattibus veniens iuravir, ut 

nullo modo cum ea concumberet , neque fub uno Itelo maneret, unde ca» 

fam & aliam terram nobis dare voluir, fi ei cum ea habitare concederemus , 

ugone tefte; qua terra ab ipfis accepta , ipfi cum ea habitare faciunt , & no» 

ftrum archidiaconatum prò beneficio illi dant. Arcetum noftre Ecclefie Ca» 

ftrum fimul cum ecdefia incenderunt , & cafas villanorum noftrorum ibi ha» 

bitantium ad lablonem traxerunt, arbores & vineas & partem filve incidc- 

runr. Quid plura? multi ecclefie coloni ex oppreflione eorum mortui funt . 

Medietatem de precharia quam teuzo epifeopus mihi & fratri meo feoit , 

quam etiam dum viverem habere debueram , Ugo cum fratribus fuis mihi 

toliit. Alodium quoque meum ugo, qui duo facramenta fidelitatis mihi fé» 

cit, michi cum fratribus fuis tollit &c. 

excv. 

Ar\. 1040. 

HAnni ab incarnatione domini noftri Jhefu Chrìfti mileximo quadrage» 
limo die tercio decimo menfe fetembri indicione odiava . In Chrifti 
nomine placuit adque convenit inter domnus Sigifredus fancte regienfis ac- 
cidie Epifeopus nec non inter adelbertus iudes lacri palacii fìlius quondam 
grinuzoni de Civirate Regio liber omo, ut in dei nomine debeat dare ficut 
& ad prefenti dedit jpfe dornnus Sigefredus Epifeopus eidem adelberti judex 
vel ad ejus heredes aut cui ipfe per àbellum dederit libdlario nomine tra» 
davit adfi£tam penfionem damodo ulque ad annis viginti & novem expìetis 
hoc funt pecies novem de terra jure prefato epifeopio quibus funt pofites 
dues ex ipfes cum cafes fuper fibi abente & terra vacua le inlìmul tenente 
infra caftro claufura regio & tercia item cum cafa infra ptediéìa Civitate 
regio & quarte cum vitis fuper fibi abente in loco qui dizitur vico curto 
& quinta braida que dicitur regi. & fefta in prato pauli. & feptima in vi- 
co desbracato. & o£Vava in roveritulo . & nona in viario. & funt ipfes pe- 
cies de terra in ìftts iocis per menfura iufta e:, feu & mafaricia una rebus 
territoriis item juris prefato epifeopio quibus effe videtur in loco qui dici- 
tur rodano ec. & exinde dare ac folvere debeant ipfo Adalberto jud^-x vel 
fuos heredes aut cui ipfe per libellum dederit per omnem feftivitattm lancìi 
Prolperi que vemt de menfe Novembtr aut infra iplo menfe fiéìum cenlum 
argentum denanis bonis folidos feptem dati & confignati ipfi denarii per 
omni anno per fé ipfe Adelberto judex vel fuos heredes» aut cui ipfe per 
libellum dederit, aut veltro miffo eidem domni Sigefredi epifeopi vel ad 
fucceflbres ejus aut ad eorum miffis regio, quia fìc inter eis ftetit adque con- 
venit ec Aóìum regio feliciter. 

Adelberrus Judfx Sacri palacii in oc libello a me facto fubfcripfi . 

Signum *£ *$* *ì* manibus Johanni oc Aimoni feu Sigezoni lege viveri* 
tis romana rogatis teftes 

Signum ♦$♦ >ì< manibus raginberti & petri rogatis teftes. 

Seiipli ego Adelbertus Notarius poftradito compievi & dedi. 



CXCVI. 



37 
GXCVI. 

An. 104 1. 
La Conte/fa Beatrici moglie del March. Bonifacio promette di non reca- 
re motejlìa alcuna al Mona/lero di S Pro/pero e al fuo .Abate Giovanni ali 
occajion della donazione ad effo fatta dal detto Marcheje di alcuni terreni 
in loco qui dicitur GampanioJa, in loco ubi dicitur Campigene, in loco qui 
dicitur Sorbolo, in loco qui nominatur Paterno, in loco ubi dicitur Corti- 
ceJle prope Viiano. Acìum in loco qui dicitur Bundino. %Ant. hai. T. III. 
col. 745. vóffarofi T. I. p. 374. Dall' archivio dello Jìejfo MonaJÌ. 

GXCVII. 

1 C42. 

JN nomine domini dei & falvatoris noftri Jhefu Chrifti ejufdem millefimo 
quadragefimo fecunuo die decimo infrante madio indizione decima. Saa- 
&o auttm monafterio beati petri apoftoli chriftì fìtum foris & prope civita- 
te mutineniis ubi nunc dnmnus ardericus abas preefle videtur. Ego quidem 
in dei nomine bunixima fìiia quondam Sigeci (1) abitatrice in fuprafcripta 
civcs Mutina, que profefa fum lege vivere Langobardorum, cffertrice & do- 
natrice predillo monafterio prefens prefentibus dixi. Quifquis in fanéìis ec. 
Ideoque ego que fupra bunixima dono & offero in eodem fancìo monafterio 
ad ejus jure & propnetatem id funt omnibus rebus territoriis illis ju-ris 
mcis, que funt pofitis in loco muniano, & in loco qui dicitur forte, feu a 
locus que nuncupaiur cereto, adque in cafale paulo , fi ve in fofa fugo ni , 
que mihi oi>venit per cartulam vendicionìs da adelberto filio quondam tea* 
zoni ante os annos; & funt rebus ipfis omnibus, ficut in ipfa cartula legi- 
tur, prò menfura jufta a racione menfurata iugera viginti fcptem , & fi am- 
plius ec. 

Signum manibus fupraferipta buniffima que hanc cartulam ofièrfionis ut 
fupra fieri rogavit & ei releéìa eft. 

Ego qui fupra adelbertus Notarius fcripfi poft tradita compievi & dedi. 

gxcviil 

IN nomine San% & indiv Sigefredus dèi Iargiente gratia 
Sancìe Kegenlis Ecclefìe for indignus. Erumpnofe. virg 

hujus di ire oportet dum fumus in via , quatenus amil- 

fis temporalibus comodis uti non privtmur eternis. Sepiflime 

enim dum his utim morte rapimur , & tunc ha&enus vagantcs 

fero 



Ci) Sarebbe ella quella per avventura afpettare oltre ? 200. anni ad onorar 

quella Boniftìms , la cui ftatua turror fi qaerta Donna , fé effe foffe quella , eh? 

vede nella Piazza innanzi alla Cattedra- in quella carta vedefi nominata. E' più 

le di Modena l La detta (tatua , fecon- verifimile, che efla foue una pia ina- 

do gli amichi Annali Modenefi , fu j a - trona vifluta verfo la metà del XIU. 

nalzata Tanno 176Ì. Eodem anno die fecolo, la quale colle fue limoline e con 

ultimo Aprili* eresia fuit flatua marmo- altre opere di Crifriana beneficen7a fi 

rea Bomffìma: in piatti* Ctvhatis Mu- meritarle da' fuoi Concittadini queff atto 

tìnta ■ Script. Rer JraL T. Xt col. 69. ) di gratitudine . 
Or non fembra probabile 5 che fi voleffe 



fero cupimus querere quod obftantibus non meremur accipere. 

Ac per hoc exctpta eccleliattici regiminis cura diligentiam fjc 

erga (ubditas Eccielias & ckricos vigilanti animo gerere, ut de bono in 
meiius juvante deo proficiant, oc citrici divinis cfficns promtius intenti 

noftre matrici fideiiores exiltant. Scd orta contra nos inlolita 

& inaudita audatia perlecutorum Eccletie bona diripientium quod voiuimus 

ik dtbuimus implcre non potuim cetcris omiilis & prò nihilo 

computatis ad id quod re£hus Oc honeftius vidttur animus curam animarum 

gerendo fK£tafur . Adepta igitur oneris rettitudine ut dixi- 

mus San£te matricis Ecclelie noftre Clericos inter cetera iepius exhortari cu- 
pimus, ut li bene 6t communiter per ahquod temporis lpacium hmul vi- 
vercnt (z) non iolum illis led etiam pluribus aliis hec audientibus ad. . . . 

fierent, qui fuorum indigentiam, non neglcgentiam depurantes vo- 

luntatem li facultas adt ffet ib ntur. Onde congruum fatifque 

convenientius nobis apparuit, ut illorum neceflitati iubvenicntts aliquantu- 
Jum ex hoc quod habere videbamur ad augmentum noftre noftrorumque lue» 
ceflbrum anime illis impertiremus , quatenus (ècundum apoftolum noftra ino 
pia illorum habundantic Chrifti largiente gratia luppleretur. Quapropter di- 
vinitus animati cortem noltram de Sancìo Stephano noftns ufque modo ufi- 
bus deditam ad communem utilitatem canonicorum fratrum noftrorum pre- 
fentium ac futurorum fanóne; dei Genitricis Sanéìique Prolperi Ecclelie famu- 
lantium cum omnibus rebus ad eandem cGrtem pertinentibus qualitercumque 
detinuimus; vel quod ab aliis per beneficium leu per Icriptum aheubi deti- 
netur , quocumque tempore deo permittente fé evacuaverit, per hanc noftre 
inftitufionis vel conceflionis paginam jurc perpetuo concedimus & largimur, 
preter Plebem inibì confttuótam abfque noftra noftrorumque iuccelforum con 
traditione vel diminoratic.^ , v ca videlicet ratione ut nuìlus illorum commut. 

vel per aliquod titulum alicui quolibet modulo dandi li- 

centiam fine fua dehoneftatione habeat. quod fi inftigante diabolo prefump fe- 
ri t cum omnibus malediclis maledi&ionis fententiam percipiat. Inluper L. 
Jibras argenti optimi fé compofiturum agnofeat medietatem Regenlì £pilco« 
pò oc medietatem fupradictis canonicis ìnjuriam fuftinentibus. Preterea peti- 
mus & fraterno amore roga mus ut memores noftri ut Chriftianus (ìt veltri 
anniverlarii dics fmgulis annis poft traniìtum computando unus ....... 

de hac congregatione presbiter miffam prò nobis celebret esteri vero inferio- 
ris ordinis clerici pfalmos ^cantent. Infuper addimus ut C. pauperes vie. . . 

digentes cb noftre anime remedium ipfa die vobis 

miniftrantibus & fimul cum cantate vefeentibus fubleventur. Si quis autem 

eternum deiciens timorem liane noftre . inftitufionis , 

vel conceffionis infringerc temptav^rit paginam maledlcìionem Dei Pi}tns 
omnipoteitis & FJii & Spiritus Sanfti habeat , & cum Juda proditore darri- 
natus eternis ignibus . . . cruciandus. quid plura? habeat maledi- 
co- 



(i) Quelle efpreffioni fembrano indicar- la e di rinnovarla almeno per qualche 

ci, che fi comi nei affé allora a rilafciare tempo fra l'anno. Vedrem nondimeno, 

la vita comune, che anticamente era che in Reggio anche nel fecolo XI((. 

in ufo ne' Capitoli , e che perciò il il Capitolo della Cattedrale viveva in 

Vefcovo Sigifredo defideraffe di rimetter- comune* 



39 
él'onem illorum qui dixerunt domino deo recede a nobis fcientiam viarum 

tuarum nolumus. Et ut verius credatur firmiulque a nobis noftrilque fuccef- 

foribus obfervetur, & nos manu propria firmavimus & eidem clero noftro 

una cum Archiprcsbiteris noitrarum Plebium in noftra Synodo tunc congrega- 

tis obtulimus roborandum . 

A6him eft hoc anno dominice Incarnationis Mill. XL. IL Pontificatus 
vero domni Sigefredi iunioris Epifcopi anno XI. Vili. Idus* Oótubris In- 
die. XI. 

Sigefredus deo permittente Epifcopus quamvis indignus in hac inftitutio- 
ne a fc fac"h Jibenter fubfcripfit. 

Bernardus Archidiaconorum minimus fubfcripfit. 

RoJandus Dei mifericordia Archjpresbiter fubfcripfit. 

Ego Gilelbertus Prepofitus fubfcripfi . 

Ego Adam Presbiter fubfcripfi. 

Ego Dominicus Presbiter Magifter fcolarum fubfcriplK 

Ego Adelbertus Presbiter fubfcripfi. 

Ego Johannes Presbiter fubicripfi. 

Ego Gerardus Presbiter fubfcripfi. 

Ego Oddo presbiter fubfcripfi, & multi alii. 

Heicardus rnatricis fubdiaconorum minimus juflu 

venerabilis Epifcopi Sigefredi hujus inftitutionis fcriptor* 

CXCIX. 

An. 104^. 

liberto Vefc. di Modena dà a titolo di livello per 19. anni a Rainardo 

del fu Rainardo due cafe colla Cappella di S. Niccolò nella Città di Pavia 

per f annuo canone di dieci foldi d" argento . A&um Prato quod nominatur 

mogio . Origin. neir *4rcb. Capii, di Mod. 

ce. 

An. 1050. 

Cenone Vefc. di Reggio dona al Monajlero di S. Tommafo e alla Badef- 

fa Liu-^a un terreno livellato a Sigifredo da Budrione . Aèlum anno Dom. 

Incanì. ML. Pontificatus D. Comnonis Epifc. anno primo. *A'nt. bai. T. 

V. col. 547. Origin. nelf^rcb. dello fìeffo Monafl. 

GCI. 

An. 1051. 
Gelone detto Pagano figlio del fu Giulio dona al Monaflero di S. Prof- 
pero due fervi a lui venduti da Berta figlia del fu March. Ruberto , e Ve- 
dova del fu Viberto. Acìum infra emunirate fupraferipti monafterii. idffarosi 
T ' !• V> 37 ó « Origin. nell'are btvio del Mon. di S. Prof pero. 

CCIf. 

An. 1052. 
Il March. Bonifacio promette a Otta Badeffa del Monajlero del Salva- 
dorè e di S Giulia detto il Monaflero Nuovo di Brefcia di non recarle moleflia 
pel poffeffo della Corte di Miglìarina e di S ermi de . Aclum in Civitate Man» 
tue in paiatio eidem Machioni Bonifacio. *4nt. hai. T. V. col. $61. Ori- 
gw. nelC^rcb. dello f Uff Mon, GCIII. 



4<> 

ceni. 

An. 1054. 
Alberto del fu Maìnftedo de loco Viariolo vende a Ridolfo Prete del 
fu Andrea abitante nel lucgo fltffo pel pre^o di cento lire tutte le cafe , i 
Caflelli , e le Cappelle , cb s egli ha così nel luogo mede/imo , ove la Cappella 
è dedicata a S. Giorgio, come altrove, cioè , in Caltro Palmie , in Liaftro 
Taloniano , in loco Polefine , ultra fluvio Pado in loco ubi dicitur Puteo- 
bai u mei , e in qualunque altro luogo. Aótum infra Caftro Solanolo. Taccoli 
T. IL p. 436. Origin. prejjo il fu D. Bartolommeo Camellini. 

CCIV. 

An. 1054. 

Ricolfo v4b. del Monaflero di S. Vitale in Ravenna dà in enfiteu/ì per- 

pitua a liberto Vefc. di Modena e fuoi fu:cejfori un terreno in Ravenna per 

l' annuo canone di due foldi Veneti. A il. Ravenne. *Ant. hai. T. II. col. Ó45. 

Origin. nel" \Arch. Capit. di Modena. 

ccv. 

An. 1054. 

IN nomine fanèle & individue trinitatis anno ab incarnacione Domini 
noftri Jhefu Chrifti milefimo quinquagefimo quarto anno domni Enrici 
inperatoris ic in italia hoólavo quarto Kalendas Junius indicione feptima . 
Commutacio bone fidei ec. Placuit itaque bona voluntate convenit inter 
Domnus Landulfo Abas Monafterio San6K Profperi filo Regio nec non & 
imcr Adam presbiter de ordine Canonica Sancii Profperi fìto Regio ut in 
Dei nomine debead dare ficuti & a prefenti dederunt ac tradiderunt 
vieiflìm fibi unus alteri commutationis nomine receperunt . In primis 
dedit ac tradidit ipfe Domnus Landulfus Abas de parte predicai fui Mona- 
fterii eidem Adami presbiteri in caufa commutationis nomine ad jure pro- 
prietario nomine habendum, hoc eft pecia una de terra vacua jure ipfius 
Monafterii , que eft polita infra Ci vitate Regio, & eft pecia ipfa de terra 
per menfura jufta tabuias quattuor : coerit ei finis de mane de Epifcopio 
Sancii Profperi, de meridie dominici & adelberti , de fera ftrada, de fubto 
heredes quondam gifoni lìbique aiie funt coerentes. Quidem & ad viccm re- 
cepit ipfe Domnus Landulfo Abas a parte prediili fui Monafterii da eodem 
Adam Presbiter in caufa commutacionis nomine ad jure proprietario nomine 
abendum meliorata rex fìcut lex continct. hoc eft pecia una de terra labo- 
ratoria jure ipfius Adami Presbiteri que eft pofita in loco qui dicitur Laco 
Breuli, & eft pecia ipfa de terra per menfura jufta modia trtx: finis de ma- 
ne heredes quondam Malberti Judex, de meridie heredes quondam Grimezoni, 
de fira ipfius Monafterii, de fubto Gifonis fibique alic iunt coerentes. As 
denique ec. Aclum Regio feliciter. 

►p Adam Presbiter in hac cartula commutacionis a fé facìa fubfcripfit. 

Giferbertus Monachus qui fuit mifTus ad previdendam hanc rem in hac 
commutatione fubfcripfit. 

Signurn M. M. manibus fupraferiptorum Tetelmo & Gifoni qui fuper 
ipfe pecie de terra accefTerunt & eftimaverunt ut fupra. 

Signurn M. M. M. M. M. manibus Martini & Ingelberti feu Petri at- 
que Johanni eciam Alberti rogati teftes. 

Scripfi ego Eribertus Notarius Sacri Palacii poftradita compievi & dedi. 

(abVJu 



4* 

CC VI. 

An. 1054. 

Arduino Conte del Contado dì Parma figlio del fu ottone dona al Mo* 

nafiero di S. Profpero e alt ^b. Landolfo per l'anima fua e per quella del* 

la fu Giulitta J[ua moglie alcuni terreni in loco Quingente, & in ArfineticQ. 

tAnt. hai. T. I. col, 423. Origin. nel? %4rcb. del Mon-ajì. di S. Profpero. 

CCVII. 

An. 1054. 

Guido e Sigifredo figli del fu Gottifredo da Rcarolo e Ermengarda 

far madre donano al Monajtero di S. Profpero alcune cafe e alcune terre in 

loco Arzene. Aóhtm infra Caftro Roariolo. *Affarofì T. I. p. 378. Origin. 

nello Jleffo ^Archivio . 

ccvnr. 

DUm in Dei nomine in Conventum prope Burgo Sancìri Genefii in judi- 
ciò refidebat Domnus Secundus Heinricus Sereniffimus Imperator ad ju- 
ftitias faciendas ac deliberandas fi), adeffent cum eo VVido Archiepifcopus 
McdicJanenfis , Adelbertus Archiepifcopus Bremenhs, D.onifius Epilcopus 
Piacentinus, Kadalus Parmenhs Epifcopus (2), Bonusfìiius, Atto, Otto, VVi- 
bertus, Burgundius, Tolbertus , et Gezo Judices S?>cri Palacii , et reiiqui 
plures. Ibique eorum venit prefentia Landulfus Abbas Moiiafterii Sancii 
Prciperi fìto foris et prope Civit&te Regio una cum Adelgifo Advocato 
fuo, et cepit dicere. H*beo & teneo ad proprietatem Sancii Profperi nomi- 
native Cortem unam que nuncupatur Naletum cum cafìs , Capellis, ape.n- 
dicns , ceterifque rebus ad jam diclam Curttm pertinentes (3). ficuti percurrit 
fluvius Side furfum per ftratam ulque in Montem Palaredum , et de Mon- 
te Palaredo attendente ufqut in fìnem Tufcie, et revertentem in rivum AI- 
bolum ulque in FJuvium Side, et inde quoque juxta Siclam deorhim per- 
vemt in Flumen Aufule. Et fi quislibet homo edverfus prediólum Mona- 
fkrium exinde a'iquid dicere vult, parai us fum cum eo inde ad rationent 
ftandum, et legitime finiendum. Et quod plus eli, que»o , ut dicat irte Azo 
Marchio (4) , qui hic ad prefens ed, li Gurtis ifta, licuti eam denominatam 
Tom. IL F ha- 



Ci) U (trip. Arrigo venuto in quert' (4) Quarti è il March. Alberto Az- 
anno in Ttalia trovava in Tofcana , ove zo d' Érte . come ha provato il Murato- 
è il Cartei.'o di S, Gcnefio , nel mele di ri nel pubblicar quello Placito. Ed è 
Giugno, in cui fu tenuto queflo Placito degno d : ofiervaiioue querto documento, 
( Murar. Ann. d'hai, an. ro"?5. ). petchè ci rroflra , che i p:ogenirori degli 

(zj Quarti è il celebre Cadalo oCa- Ertenfi due fecoli prima, «.he i lor di- 
daloo, che fu poi eletto Antipapa ccn- feendonti acquiltalfero il dominio d qne- 
tro Alc-ffandro UT., e di cui abbiamo ile Provincie, vi aver. no alcun- peffedi- 
parlato nelle Memorie Storiche. Uno menti. E puma ancor di qnpft.' anno ab- 
de' fuoi fautori fu quel Dionigi V e fco- biamo la vendita fatta al M eh Ugo 
vo di Piacenza , che pure è qui nomi- figlio dei March Oberto di molte Cor- 
nato ti e di molti Cartelli in diverfe parti 

(3) Di quella Corte, che di molte d' (talia fatta l'anno 1029. da un certo 
controverfie fu occalìone , parleremo a Gherardo Diacono ; fralle quali fi nomi- 
lungo nel Leffico Topografico. na Solara e Ecflaria ; ove il Muratori, 



habeo, propria eft Monafterii Sancii Profperi, aut fi ipfe eam agcre aut 
caufàre vult, aut fi habet aliquid fcriptum vel aliquam firmitatem , per quam 
iltas rcs prcdióìe Ecclefie contradicere velit , aut non. Cum ipfe Abb a s taiiter 
rctuliflet, ad hec refpondens ipfe Azo Marchio dixit, et profVfTus eft: Vere 
prediéìas res proprie funt Monafterii Sancii Prolperi, te. Hoc t&o rune 
milit bannum Domnus Impcrator fuper eumJem Abbatem , et fuper eum- 
dem Advocatum iuum , ut nullus quisiibet homo de predi&is rebus eos vd 
predicato Monafteno deveftire, moleftaie, vel inquietare audeat ime Jegale ju- 
dicio. Qui vero fecerit, centum libras auri fé compofiturum agnofeat, medie* 
tatem Gamete Domni Imperàtoris, et medietatem partis ipdus Monafterii . 
Finita eft cauiaj et hac notitia, qualiter aòla eft caufa, fieri amonuerunt . Qui* 
dem & ego Aldo Notarius Sacri Paiacii ex juflìone iftius Domni Impera* 
toris & judicum ammonitione fcripfi anno ab Incarnatone Domini noftri 
Jhefu Chnfti Millehmo Quinquagefimo Quinto, Irnperii vero Djmni Se* 
cundi Heinrici Deo propitio nono Qjintodecimo die Mentis Junii , Ind. 
Oòìava . 

Ego Heinricus Dei gratia Romanorum Imperator Auguftus confirmavi 
& fubicripfi . 

Ego Gunterius Cancellarìus fubfcripfi . 

Bonus filius Judex Sacri Palacii internai?. 

Ego VVibertus Judex Sacri Palacii interfui . 

Atto Judex & MifTus Domni Imperàtoris interfuit. 

Ego Otto Judex Sacri Paiacii interfui . 

Ego Burgundius Judex Sacri Paiacii interfui . 

Tojbertus Judex Sacri Paiacii interfuit. 

Gezo Judex Sacri Paiacii interfuit (ij. 

CCIX. 

IN nomine Domini Dei & Salvatoris noftri Jhefu diritti Heinricus fecun- 
do bone memorie chonradi gratia Dei Impcrator Auguftus anno irnperii 
ejus Deo propicio hic in Italia nono oèlavo Kalendas Junii Indizione no- 
na (2J. Tibi vvalfredi filio quondam Anlelmi habitator in Civitate Regio 

ego 



che l'ha pubblicata ( Anùch. Eft. T. I. Tanno 1055. fofle Modena rifabbricata. 
p. 90. ) crede, che debba leggerli Erbar'ia Io 1* ho pubblicato nella Storia Nonan- 
Erbetta , cioè Rubiera , e io credo an- tolana , ma ne ho ancor dimoftrata , fé 
cora , che invece di Solara fi debba Ieg- mal non m'appongo, la fallita e Tin- 
ger Sottra , e le congetture del Murato- fuffiftenza ( T. L p. 25. ec. ) , e per- 
ii e la mia vengono confermate da un ciò non giova il produrlo qui nuova- 
diploma di Arrigo IV. dell' anno 1077., mente. 

con cui conferma i loro poffedimenti a' (z) O nell'anno di Arrigo o nelT In- 

Marchefi Ugo e Folco figli del March, dizione il Notaio ha prefo errore j per- 

Alberto Azzo IL, e tra efsi nomina: ciocché nell'Indizione nona nel mefe dì 

in Comiratu Mut inenfi Solerà, Herùera, Maggio, che corrifponde all'anno 1050. 

Campi Galliano ( Ivi p. 4.'. ). correva Tanno decimo di Arrigo, e fe 

(1 A quell'anno medefìmo appar- vuol fegnarfi all'anno 1055. correva ai- 

tiene un fuppofto diploma di Arrigo HI. lora l'indizione ottava, 
da cui pretendevi di provare, che folo 



. . 4.? 

ego quidem in Dti nomine Sigefredo qui vocatur Popò & fihus quondam 
Sigezoni de loco Sanalo Michael, qui profefìb lutn ex naeio mea lege vivere 
Langobardorum, prefens prefentibus dixi . Promitto & fpondeo feu oblico me 
ego qui fupra Sigefredo qui vocatur Popò , & nullum umquam in tempore 
habeamus licemciam nec poteftatenr prò ullovis ingenio ullaque occafione que 
fieri poteft agere nec caufare nullamque removicionem facere nominative de 
caia mafaricia una cum omnibus rebus territofiis fibi pertinentibus , que eft 
polita infra Plebe Sancie Marie de loco Fabrice in loco qui dicitur Bedullo, 
que recla & laborata fit per Radaldo vvareftalefe, feu & pecies novera de ter- 
ra que funt polite in loco & fundo qui dicitur cauriana ec. Aóìum infra ca- 
drò qui dicitur cella prefenda Ardoini comitis feliciter. 

Signum manibus jam di£ti Popi qui Sigefredo dicitur hac cartula prò- 
mifìionis fieri rogavit ec. 

Scripfi ego Oddo notarius & Judex Sacri Palacii poftradita compievi & 
dedi. 

ccx. 

An. 1057. 

Bolla di Stefano IX. con cui conferma t pojfedimenti e i privilegi del 

Monajlero di S. Pro/pero, idffarofi T. I. p. 51. -Copia antica nel mede/imo 

%/frcbivio . 

ccxr. 

An. 1058. 

// [ud detto Conte Arduino dona alla Cattedrale di Reggio i beni , 
cti egli ha in Quingente locus qui vocatur Communia, in Rubiano, in Ga- 
vafltto, in Marmirollo , & in Sab'one, infra Pkbe de Rivaio, & prope 
Regio in locis, que nominantur Coviolo,& in loco Breuli , & in Vico def- 
bragà , atque in Merfa . // fine , per cui fa quefla donazione , è Jpiegato così * 
ut per inveftituram Archipresbiteri & Arcidiaconi de eodem Epiicopio or- 
dinentur quatuor Presbiteri abfque pecuniarum datione , qui in eodem Epi- 
fcopio omni tempore ad altare Dei genitricis Marie cantent Primam & 
Completam per unum quemlibet; & cum Letaniis celebrent Miffas cmni 
tempore ufque in perpetuum, exceptis fefHvitatibus , id<-rt urum die prò la- 
lute vivorum, aliu-n diem prò omnium fidelium d^furcì rum , & prò :mì- 
mabus Arduini & Julitte feu geritoris & genitrins prefati \rdumi. Aéìum 
in Caftro quod vocatur Cella, ^fntiqu. hai. T. IV. col. «03» 

ccxrr. 

1058. 

IN Chn'Ri nomine anno ab incarnatone ejufdem millefìmo qirnquageinno 
ottavo tercio Kal. November Indizione duodecima. Notum 11 omni- 
bus tam prefentibus quarn fururis, qualiter Sigtfredus de gajo feufum, unde 
contencionem habuit cum paganello de cartello veteri , & qu d ipfe Sigrfre- 
dus teniut ex parte epifeopio fanóni geminiani , rrfu lavit in manuin domini 
fui Epifcopi Enberti- & ipfe Epifcopus inveftivit Conradum fi.ium arde- 
cionis de ipfo feudo in tali tinore , ut quandocumque predici: is paganelJus 
placitum inde requifìerit, & (ibi notum fecerit, infra unum nwnfc ligefre- 
dus paratus effe debef coram epif.opo inde ftare ufque ad prt fiiit^m rado- 
nem . Et fi hoc advenerit, quod jam dicìus paganeMus fecundum uium re- 
gni clarire poterit, quod predi&um ben-ficium ufte fuum fit, tunc ambo 

F z qui 



44 
qui refutavit & qui recepit , fìgefredus & fcilicet Curadus , fint taciti & con» 

renti erga ipfum Epifcopum ab ipia ora in antea de predico feudo, taliter 
ut nec ipfum feudum nec alium cambium prò feudo ab Epifcopo habere 
vel requirere eos Jiceat uiterius . Si vero paganellus pJacitum inde facere re- 
cufavmt, tunc quando Epifcopus juflerit, & figefredo ante trcs dics notum 
fecerit prelente iuorum quatuor ve! amplius militum , Sigefredus cum duo- 
bus fuis militibus jurare debet quod prediótum feudum jufle iuo eflct, an- 
tequam ipfe refudaret in manu Epilcopi , & fic dtinceps prediclus Curadus 
dtbet ipfum benelìcium habere & detinere ex parte Epifcopio farcii gemi» 
niani . Unde fi Curadus & Sigefredus non obfervaverint, licut fuperius le- 
gitur, oblicaverunt le ambo in manu epilcopi denar. bon. papienl. Jibras 
quinquaginta. Et poft pena foluta, (icut fuperius Jegitur, in fua permaneat 
iecuritate. Aélum in loco laviniano feJiciter . 

Teftes daiberto , gotifredo , fegnoretto, arnardo, merlo, rogati & in- 
terfuerunt . 

Johannes Notarius Sacri palacii fcripfi & interfui . 

CCXIII. 

Ari. 

FDei gratia abbatifla morafterii Sancii Siri de Fontanella fi) licet in- 
. digna conqueritur deo & fuis fidelibus de guiberto , quatenus dedit 

prò pignore feudum , quod habebat a fuo monafteno & de 

habitatione cerreti, quam debet fucere , cum non facit. Item conqueritur de 
prato de butrigo, & de foffa caiìri, & de bofco de merlo, quam petit; de 
quibus rebus abbatifla non credit illum habere rationem; fed dicit eum pe- 
tere hoc injufte , quonkm illa abbatifla , que fuit ante eam , detulit ei pre- 
dichs res, Oc plufquam viginti anni jam lunt preteriti. Sciendum eft quod 
in hoc anno prediclus guibtrtus ivit ad prediéìum pratum, & feccavit il- 
lum, quod ante numquam fecerat . Item dicit predicìa Abbatifla le interro- 
ga (Te veteros homines & majores natu de illis locis, li fcirent quod dicTte 
res eflent de ftudo jam dicìi guiberti, & ip(ì refpondentes dixerunt, quod 
fama illius loci effet, & fé femper audi ville dicere, majores guiberti injufle 
tenui fle ; fed quia erant forciores ceteris homimbus monafterii , & quoni?m 
miniftenales erant, & nullus audebat eos contraltare, tenebant jam diclas 
res ad fuam voluntatem . Abbatifla dicit tenutarn non effe libi reftùuendam, 
quìa numquam prò fuo poflecit , led prò monafterio , ficut gaftaldum minifte» 
rialem monafterii . 

CCX1V. 

An. 105?. 
jfdalbtrlo Ve f covo dì Reggio dona al Monajlero di S. Prof pero e all' ~4b. 
Landolfo , Capellam S. Mattini in Cafale litam, & partem unam in Plebe 
S. Marie de Revere, atque particulas duas, unam fcilicet in S. Laurentio , 
aìteram in S. Fiorentino. A cium anno D. J. MLVIIII. Pontificarus D. A- 
dalberii Prefulis anno VL XV. Cai. Aprilis. sdffarofi T. I. p. 63. Origtn. 
nell' *Anb. del Man. di S. Pvofp. 

ccxv. 

I 1 1 — — — — I ' » 'I I II II I ■ ■ 

(1) II Mon?ftero di S. Siro di Fonta- qual occalìone, al Monaftero di S Tom- 
nella è nella Diocen di Parma; ma al- mafo , e ho perciò creduto di non «la- 
cune carte di elfo fon pattate , non fo a verle ommettere . 



45 

ccxv. 

An. ÌO59. 
V >Ab. Landolfo dà F invefìitura di un terreno in Reggio al Maefìro del» 
le Scuole di quella Cattedrale . iAffarofi T. I. p. 150. 

CGXVf. 

circa An. icóo. 
[N nomine Patris & Filii & Spiritus Sancii. Nicclaus Epifcopus Servus 
Jl Servorum Dei dilefte filie Liuze Monafterii Sanóìi Thcmae apoftoli ve- 
nerabili abbatiffae, & omnibus fanóte dei ascclefie fidehbus lalutem in domi- 
no & apoftolicam benedióìionem . Apoftoiico moderaminc accepto oportet 
nos ad defenfionem & firmitudinem aecclefìarum dei vigilantius infiftere, qua- 
tenns de Dono in melius deo adjuvante pronciant, & ut remota omnium 
pravorum hominum inquietudine divinis officiis promptius inten- 
ti, quieto miniftrare queant et boni paftoris mereantur reci- 

pere premia- Ac per hoc per prefentem fcripturam apoftoiica auòìoritate ia 
ptrpetuum manendum confirmamus jam dióìo monafterio , ut inviolabiliter 
teneat corticeIJam, quae vico martini dicitur, cum capelli in honore fan£ti 
georgii fita, & cum ceterfs omnibus luis pertinentiis, ficut ab Adelberio 
epiicopo prò anima dormi henrici imperatoris & conjugis oc filiis ejus per 
Scriptum concetta eft . Nec non & capellam Sancii viti cum omnibus luis 

pertinentiis quas de doois Epifcoporum vel fiJelium eidem fan- 

fìo loco oblatas effe dignofcitur, l'acrorum canonum aucìoritate noftraque apo- 

ftolica ^ htiic noftro inferimus privilegio, cum omnibus (tris ad- 

jacer.tiis & pertinentiis in perpetuum inviolabiliter confervandum abfque con» 
tradizione alkujus magne parveque perfon^ . Si quis autem e:. 

CCXVII. 

An. ic<52. 
Il fuddetto C. sArduino dona al Mon. di S. Prof pero diverfi terreni in 
Cornitulo, in Gajanefe, juxta flumen Trexinaria, & prope Caftro Sablone^ 
in Magregnano r in Budregnano, in Pattino, & Cafale Maurani, in Qui- 
gnente. Acìum Cadrò Luciana. Amiqu. hai. T. I. col. 4^3. *Affarofi T. L 
p. 382. Qrigin. nelf*4rcò. dello fìejfo Mona/I.. 

CCXVIIL 

Ari. 106}. 

Gherardo dalla Gasata con sAdelafta fu a moglie donano al Monaflero 

di S. Pro/pero alcuni terreni in loco & fluido ubi dicifur Mandria, & in 

loco & fundo ubi dicitur Ariale . Aélum in difto loco Gaziata. •Affara/ì 

T. I. p. 385. Origin. nello flefjo *Arcb.. 

CCXIX. 

An. 1003» 
Votmaro Vefc. di Reggio narra che il fuo jlnteceffore ^Adalberto , per 
migliorare lo flato della fua Cbiefa travagliata da molte- vicende , ave a trai- 
le altre co/e ricevute da Vu^a Badeffa del Mwaftero di S. Tomma/o dieci 
lire di denari Paveft , e che perciò avea fatto dono a qxel Min afiero della 
Vorticella de Vicomartini j ma che non potendo il Mon after goderne tran* 

quii* 



46 
quittamente per la prepotenza a* alcuni , il Vefcovo gli avea invece ceduti i 
Juoi diritti nella Pieve di S. Michele della Modolena y a patto , che [e il 
Monajlero venijje uh gio no a pofj'edere tranquillamente la detta Cortictrlla , 
rende ffe al Vejcovo la jhjja Pieve. Perciò il Vefcovo Volmaro conferma al Ma- 
najlero di S Tommafo la mede/ima donazione. Aé~lum An. MLXUE. Ponti- 
ficati^ D. Wol'mari Prefulis anno [. Vili. Kal. Julii. Ugbell. T. IL p.z%6. 
xAntiqn. hai. T. IL col. ijp. Origin. nell'arco, del Mon. di S. Tommafo. 

ccxx. 

An. io6%. 
Pietro , Martino , Alberto , e Teu^one fratelli e figli del fu Domenico da 
R e RR i0 > difpongono dì molti beni al loro padre venduti da Enuardo del fu 
^fzX onc da x/Jntifica^ in Reggio, in Antifica, in Ceda, in Ilòla, in JLova- 
zano, in Pupiliano, & in Rumciniano. Donano fin d'ora al Monaflero di 
S. Profpero un terreno in Sejfo , e a quello di S. Rafaello in Reggio un ter» 
reno in Gavajfa . Nominano alcuni eredi uiufruttuarii , dopo la morte de qua- 
li vogliono, cbs la Cappella di S. Lorenzo con un altra ter^a parte de beni 
paffi al Monajìero di S. Giovanni di Parma, e dell altra tet^a parte colla 
Cappella di S. Maria e di S. Michele di «Antifica pojfxn difporns i fuoi erc> 
di. Aóìurn Regio. xAffarofi T. I. p. 384. Origin. neW ^fycbivio del Mon, 
di S. Profpero . 

CCXXL 

An. 1055. 
Volmaro Vefcovo dì Reggio pentito di aver tolta a Canonici della Jua 
Cattedrale la Pieve di S. Stefano loro donata dal Vejcovo .Adalbevio ad ejfi 
la rende. Aéìnm an. MLXV. Pontificata O. Wolmari Preiulis anno llf. 
III. Cai. Junii . Ughelli T. IL p. 281. Origin. nel? *Arcb. Capitolare della 
Cattedrale di Reggio . 

CCXX IL 

IN nomine San£te & Individue Trinitatis ani ab Incarnatone domini no- 
ftri Jhefu Chrilti milefimo fexageiìmo quinto feptima Kalend. decembris 
indicione quarta. Sancì:-) autem venerabilem E:clefia capella Sancì' Vitis que 
eft conftruòìa in loco Urlano ...... Richardo presbiter pre^iTe videtur. 

Ego quidem in dei nomine Albinus filius quandam Girardo de loco Mario- 
ria ex genere Francorum ofertor & donator ipfius capelam a pars f. ... ti 

Erefens prefentibus dixi: quifquis in fan&ts ec. Ideoque ego qui fupra Al- 
ino dono & aufero in eadem Eccitile ad ejus jure proprietatem hec.efl: ali- 

quantis rebus territoriis juris meis quìbus g(Te videtur in loco 

Urlano qui regere videtur per Iszaco mafario & quondam Tcuzonem per 

libel nteriore detinet da te jam d:clo Albino omnia & ex 

omnibus ad ipfum pertinet in integrum ec. 

A£tum in mandra felir.iter. 

Signum rmnu fupraferipto Aìbino qui ac cartula offerfionis ad omni ut 
fupra fieri & firmare rogavit & ei reietti eli. 

Signum manibus Gualberto, Girardo, Romàno, ex genere francorum 
rogatis teftis . Signum manibus Sigenfredo , dominico , Alberto, Ugo rogatis 
ttftis. 

Scripfì ego Teuzo notario facri palacii poftradita compievi & dedi. 

CCXXlIf. 



47 

ccxxiil 

1066. 

IN nomine Sanale & individue trinitatìs anno ab incarnacione domini no- 
ftri Jhefu Chrifti milehmo fexagelìmo feflo quarta decima die menfe Ju- 
lii indiaone quarta. Monefterio Sancii Prof peri fito foris ci vis Regio ubi 
nunc domnus Petrus abbas preeffe videtur nos quidem in Dei nomine Al- 
bertus tìlius quondam guidonis de Civitate Regio & Odelberga jugaiibus fi- 
lia quondam Albeci de fuprafcripta Civitate qui profeffi fumus jugales ambo 
ex nacione noftra lege vivimus romana ipfo namque jugale &. mundoaldo 
meo mihi confenciente &' fubter confirmante offertor & donatris ipfius mo- 
nefterii prefens prefentibus diximus . Quifquis ec. Ideoque nos fuprafcriptis 
jugaiibus donamus cedimus conferrimus a prefenti die in eodem monefterio 
Sancii Profperi prò anime noftre mercede hoc eft noftram porcionem quod eft 
c£ìava pars (1) de espella una que eft conlecrata in onore Sanóìe Marie qui 
eft pofita in ioco ubi dicitur infra Calidario prope fluvio Rodano cum omni- 
bus cafìs & rebus territorio & ipfa noftra porcione de predica capelJa per- 
tinentibus feti & noftra porcione quod eft fimiliter oóiava pars de predicìo 
caftelare omnia & ex omnibus qualiter fuperius legitur in integrum ec. 
Aóìum Regio feliciter . 

Signum manuum fupraferiptorum Alberti , & Odelberga jugaiibus qui 
hanc csrtulam cfftrfionis fieri & firmare rogaverunt & ipfe Albertus qui 
eandem conius fua confenfìt ut fupra & ei releóìa eft. 

Signum manibus gifelberti & martinus feu dominicus lege vivencium 
romana rogati teftes. 

Signum manibus adam & Joannis rogati teftes. 

Ego qui fupra Henuurandus notarius facri Palacii fcriptor hujus cartule 
efferfionis poftradita compievi & dedi . 

CCXXIV. 

icóó 

Gandoìfo Vcfcovo di Reggio afferma- quod Ecclefia , quam hodie juxta 
Caftrum Novum in confinibus, ubi dicitur Vallis putrida, confecramus in 
honore San£te Dei gtnitricis Marie, & aliorum Sanóiorum, edificata eft fu- 
pra tcrrom proprictatis Epilcopii Sari£ti Profperi, e che quel terreno era fia- 
to al Vejco"vado donato da genitori d' Ingone e di Eurardo attempi del Vefco* 
vo Tendone , e che perciò il Vejcovo Jìtjfo avea invefliti eflì e i lor po/ìeri a 
titolo di enfiteufi di quel terreno e di quella Cappella* Qjejla invejlitura fi 

con» 



^ Ci) E qui e più altre volre vedefi anni appretto vedremo Rolando de! fu 
l'ufo, o a dir meglio l'abufo frequente Alberto donare al Monailero medefimo 
ne' baffi fecoli , che una Chiefa o una la fua parte , cioè due parti di una quar- 
Cappella era, quanto a' temporali diritti, ta parte, e un'altra ottava parte gliene 
foggetta a divertì Padroni. Qui trovia- dono l'anno 109 1. Gherardo del fu Gia- 
mo Alberto del fu Guido padrone di una do Fredolfò . Ognun può. conofeere, quan- 
ottava parte della Cappella del Cartella- ti feoncerti doveffer recare tante divi/ioni 
io prefTo il Rodano, il quale ne fa do- dell'autorità fepra un forfdo . 
no al Monastero di S, Profpero . Due 



4* 
conferma da Volmaro, che impone eia pagavfì f annuo canone dì due denavi 

Paveji. *Ant. hai. T. 111. col. ip^. Copia antica nel? ^Archivio Capitoì, della 

Cattedrale dì Reggio , 

ccxxv. 

1067. 

IN Nomine Dei eterni Anni ab incarnacione Domini noftri Jhefu Chnfti 
millefimo fexagefimo feptimo tertiodecimo die menfis Agulti Indicione 
quinta. Kalonica Sanóìe Marie. & Mihaelli Regenfis Ecclefie . Ego Berta 
eonjux quondam Albini de Rudiiia que profelfa fum legem vivere falicha 
cfTertrix & donatrix ipfius Kalonica prefens prefentibus difi. Quifquis 
in fanétis te. 'deoque ego que fupra Berta dono & offero in eadem Ka- 
lonica per remedium & retributiontm anime prediali quondam Albini qui 
fuit viro mea, ideft forte mafaricia una iuris mee, que effe videtur in per- 
tinencia de Cafl.ro quod dicitur Monte Alto a locus qui nominatur Monte 
Cuculo, & cfl: predióìa forte mafaricia cum omnia fua integritate retta & 
labor2ta per Berningus Presbiter & Bonello Mafarii . Ita quidem ut nullus 
Epifcopus, aut Calonicus vel de quacumque dignitate abeat Iicenciam pre- 
dica forte mafaricia alienandi nec libelandi nec in beneficium dandi nifi 
ad meolam de ordinariis prediche Calonice in quo tempore per confuetu. 
dinem infìmul manducant (1). Et fi forte quod abfit aliquis Epifcopus aut 
Calonicus vel de quacumque dignitate ornatus effe videtur predicata forte 
mafaricia alienaverit vel hbelaverit vel in beneficium dederit nifi licut fu- 
pra legitur, tuec ipfa forte mafaricia deveniant & lint in poteflatem uci« 
lioris & melioris mei propinquioris parentis tamdiu, donec ille bonus pa- 
flor atvenerit , qui as at luprafcriptum ulum revocaverit & ficut fupra di- 
ftum cft obfervaverit. Que surem fupraferipta forte mafaricia ec. 

A cium in Caflro Gurcisno feliciter. 

Signum manibus que fupra bertani que anc cartulam offerfionis, ut fu^ 
perius , fieri rogavi . 

Signum manibus Gerardi & Gulferii feu Saracini rogati teftes legem Sa* 
lìcha viventes . 

Signum manibus Cononi & Ullidoni feu Auprandi atque Stefani rogati 
teftes . 

Ego fupraferipto Teudaldus Notarius Sacri Palacii rogatus fcripfi polirà- 
dita compievi & dedi. 

CCXXVI. 

icd8. 

JN nomine Sancle & individue Trinitatis anno ab incarnacione domini 
noftri Jhefu Chrifti milefimo fexagefimo oé"tavo calendas Julii indicione 
feptima. Monafterium Sancii Profperi feiti foris fuburbium Regio ubi nunc 
domnus Petrus abbas preefle videtur ego Rolandus filius quondam Alberti 
de Ci vitate Regenfi qui profefTus fum ex nacione mea lege vivere romana 
prefens prefentibus dixi . Quifquis in fanétis ec. Ideoque ego qui fupra Ro- 

lan- 



(1) Ecco qui ancora la vita comune de' Canonici chiaramente indicata ■ 



4P 
landus dono & offero in eodem monafterio Sancii Brofperi prò anime mee 
& fuprafcripti genitoris mei feu Rolìnde amite mee mercede, hoc eft meara 
porcionem quod funt due porciones de quarta porcione de capella una cura 
fuis pertinentibus iuris mei que eft conftru&a in loco ubi dicitur xaftellario 
prope fluvium Rodani & eft confecrata in honore fan£le Marie , feu & volo 
& offero ad predi&am porcionem de predi&a capella tantum de rebus illis 
quas predica Rolinda in me per cartuiam emifit in predico loco caftelario 
ut fint inter ille res quas ipfa porcio de predilla capella habere videtur, & 
ifte res quas modo dixi iugera o£to, &. fi aliquid de predica menfura de- 
fuerit de aliis rebus quas ibi habeo adimpìeantur ipfa o£o jugera ec. 

A&um Regio feliciter. 

Signum manus fuprafcripti Rolandi qui hanc cartuiam offerfionis fieri 
rogavit ut fupra. 

Signum manuum Michaelis & Johannis fea dominici lege vivencium 
romana rogati teftes. 

Signum manuum item Johaunis & itera dominici rogati teftes.. 

Ego Leo notarius fcriptor hujus cartule offerfionis poft traditam com« 
pievi & dedi . 

GCXXVIL 

An. iod8- 

Inve/litura della Cappella di S. Niccolò e degli edificii annejft in Pavia 

fatta da Eriberto Vejcovo di Modena. Trai te/limoni fi nota Bernardus filius 

bone memorie item Bernardi qui fuit Comes. Origin. nelf \Arcb. Capitol. di 

Modena . 

cgxxviii. 

An. 106$. 

IN nomine Domini Noftri Jhefu Chrifti . Anno ab Incarnatione ejufdem 
millefimo fexagefimo nono quinto Idus Januarii lnditione feptima. Dum 
neceffe eft unumquemque iftius schive vite erumnofam imbecillitatem prout 
poflìbile eft cqntempnere & contempiative fummo opere ad vera gaudia ten- 
dere, ego quidem in errore pofitus, & hoc fepe corde volutans nullatenus 
congruo alio perfpexi poffe fieri modo quam ut benedi£tionem paftoris mei 
heriberti adhipifeerer; & ejus voluntati fecundum canonum precepta fati sfa» 
cerem . Unde tandem ad plenum recordatus & ejus magnifice paftorali vir- 
gf obnixe adherens reverti non fum cunóìatus. Qui divina precepta fecutust 
Revertimini ad me & ego revertar ad vos: honorifice pacifico me fufeepit 
animo , & mellifluo porans libatu inter ceteros velut paftor ovem que pe- 
rierat iuo egregio collocavit ouili . Quapropter ncs Guaìbertus filius quon- 
dam Orfeverti de Givitate Mutina & Ttuza jugales qui prcftffi fumus ex 
natione noftra lege vivere Romana confenfiente mihi eodem viro m.o guai- 
berto prefentes prefentibus diximus: tibi heriberto Epifcopo tuifque fucceffo- 
ribus ex parte Ecclefie Sancii Geminiani Confeflbris Chrifti fife in civitate 
mutina, unde grafia dei es Epifcopus per hanc cartuiam oblationis proprie- 
tario jure prò mercede & remedio anime noftie donamus & tradimus Quif- 
quis enim in fancìis ec. ideft nominative quir.que iugera de terra iuris no- 
ftri que iacere videntur in villola, & in macregnano feu in runco fcalu vel 
infra comitatum mutinenfem & fi plus noftri juris inveniri potuerit ibidem 
Tom. IL G per- 



So 
permaneat, antepofito quìcquìd noftri juris invenitur effe in monfe Caftana- 
rii a pede montis ufque ad verticem ejus cum fìnibus & acceflionibus fua- 
rum in integrimi . Que autem fuprafcripta jugera ee. 

Et omnia quemadmodum perfcripta funt lépediclus pontiftx heribertus 
ut firmius undique juris vinculis vallatum effe videatur, propria vece fti- 
pulatus fuit ab eis gualberto & ttuza iugalibus & ipfi fimpliciter rtfponden- 
do fpoponderunt ; cum non eft neceffe in refpondendo eadtm rmnia repeti 
que ftipulator exprefferit tettante Juftiniano fummojuris emendatore . 

A cium in Civitate Mutina in Camera palacii predicai JEpifcopi feli- 
citer . 

Ego Albertus Sacri Palarii Notarius fcriptor hujus Cartule obJationis 
poli traditam compievi & dedi . 

ccxxrx. 

Circa 1070. 

CAftelJa et Plebes, que tenuit Bonefacius Marchio de Regenfi Epifcopatu. 
Caftellum de Tuano cuti Plebe et Capellis: Capella de Aquaria cum 
precariis: Plebem de Sanólo Vitale cum domnicato magno, et maniìbus, et 
p'uribus Capellis; In Bifmanto Capellam de Buriana cum decimis, et omni- 
bus fuis pertinentiis: et Capellam de Belelio cum fuis pertinentiis, Plebem 
de Lizulo cum domnicato et Capellis; Plebem de Cavillano cum domnicato 
magno; et Capellam Sancii Profperi prope Canufia cum decimis: Capellam 
Sancii Martini in Guilica cum manfibus : In Oebla Capellam unam cum 

manfibus : Inter Ca nioni et Pantano manfos X. In Serzano 

manfos III. In Caftro Oleriani Capellam unam cum terris intus et foris: 
medietatem de Plebe Sancii Fauftini in Erbaria: Piebem de Carpo: Plebem 
de Prato cum Cartello: Plebem de Camporotondo, cum fervis et ancillìs, 
et pluribus manfibus: Decimam de Cortenova cum pluribus manfibus Ca- 
nonicorum : Plebem de V Vardeftalla cum Capella Sancii Georgii , cum C. 
juges: Plebem de Luciana cum Gorte et Capellis: Decimam de Gonziaca , 
Plebem de Pigoniaca cum domnicato quod tenent fili Adelberti de Pigonia- 
ca cum Capellis et manfibus: Caftellum Sancii Martini in Rio: Caftellum 
de Campaniola, quod eft edificatum fupra terram Sancii Profperi; et Ca- 
pellam Sancii Andree cum manfibus et XXLIII. decimalibus: et aliam De- 
cimam in Budrione, Piicariam de Razolo, cum terris et porto, qui dicifur 
Trifofo; et in Palude Cortem de Bondeno, et Gortem de Ronco Epifcopi , 
quam ex parte Atto de Canufia per precariam tenuit, et alteram invafit. 
linde etiam Cilianellum ideft Atto TEcclefie proprium dedit , Bonifacius po- 
lka Ardoino Gandulfi filio per proprium dedit: Capellam Sancii Andree in 
Gabiana cum XII. manfibus: Plebem Sancì? Marie in Villul?, et omnem 
decimam de Cluftello: Reverim Plebem cum Cartello, quod modo eft de- 
ftruclum; et VII. Capellis et famulis jEcclelìe, & precariis, Cortem de 
Sanólo Martino in Spino cum tribus Capellis, et pifeacionibus ac paludi- 
bus: In Quarantule manfos duos: Capellam Sancii Fauftini prope Rorario- 
rum cum pluribus manfibus, quam Canonici de Canufia modo tenent: Cor- 
tem de Cafale Beli, & plures manfos in montibus & planicicbus. Infuper 
& plurimos manfos Canonicorum noftrorum in Regcnlì & Motinenfi & 
Mantuanenfi Epifcopatu. In Infula Suzarie tenuit idem Bonifacius M. . . . 
vam & aliam terrina cum fuis quingenta jugera. Per preca- 
riam 



/ 



s* 

riam habuit Cortcm de Rondenaria, & Corte m de Pradefìolio, & Gortem 
de Burlano, & Cortem de Vico-Martini ex parte Ecclefie. Et dedit idem 
Bonifacius Gaftellum de Rofena, & Paternum, & Marmoriolum , & medie- 
tatem de Rodano cum omnibus illomm pertinenhis. Cartella & Pìebes, qu£ 
Epifcopus cum omnibus fuis Militibus tenet: Querciolam , Albineam , Ma- 
fìnzaticum, Novem, Suzariam; & Milites ejus tenent Montemaltum . Vergna- 
num, Robiolam, Melocium, Gorgadellum, Folianum, Roncum Cifoli, Ar- 
cetum, & Plebem de Melocio, Plebem de Bifmanto., Plebem de Baife, Ple- 
bem de Sancìo Eieucadio; Plebem de Caftro Oleriani, & de Sanzio Salva- 
tore, Plebem de Banio , Plebem de Pulianello, & de Bibiano, Plebem de 
Albinea, Pìebem de Motilena, Plebem de Fabrica, PJebem de Sancii Ze- 
nonis, Plebem Sancii Stephani, Plebem de Quarantola, Plebem de Suzaria. 

1071. 

IN nomine domini noftri Jhefu Chrilti: anno ab incarnacione ejufdem 
millennio feptuagefimo primo , tertio nonas Januarii , Indizione nona . 
Placuit atque convenit inter domnum hcribertum venerabilem Catholice; mu- 
tinenlìs ecclefie fanóni geminiani chrifti confetToris grafia dei epifcopum , nec 
non & inter fulconem filium quondam adelafie de loco rubiani liberum ho- 
minem, ut in dei nomine debeat dare ficut & dedit predicìus domnus heri- 
bertus pontifex religiofiflìmus prenominato falconi, qui primo nomine voca- 
tur rubianus, & ejus filiis & nepotibus mafculinis, qui de eo vcl de ejus fi- 
liis vel filio ex legitimo matrimonio nati funt vel fuerint precario atque em- 
phiteoticario nomine diebus vitf eorum ufque in terciam generacionem exple- 
tam, ideft duas partes omnium rerum territoriarum juris prefarf ecclefie , quas 
mastinus archipresbiter & Anfelmus fratres germani per anteriorem emphiteo- 
fin olim tenuerunt ex parte fuprafcripre Ecclefìf ; terciam vero partem, quam 
benedicius clericus per eamdem emphiteofin tenuit, eis non conceffit, qu£ 
funt polir? in locis & fundis rubiani, videlicet in cafanova, in rupina, in 
valle cafera, & in monte majore, feu in monte motivo, atque in valle gui- 
nodi, & in coftreniano , atque in bocafiolo, aut ubicumque per alia loca in* 
fra fines verabolenfe aut infra comitatum mutinenfem de iphs rebus in ra- 
cione duarum partium, ut fupra legitur computatis inveniri potuerint in in- 
tegrum ec. ; & perlòlvere exinde debeant fìt gulis annis in cmni menfe mar- 
cii fióium cenlum penfionis nomine fex denarios papienfes bonos & expen- 
dibiles quales mcliores prò tempore cucurrerint, dati & confignati denarii 
ipfi per ipfum fulconem aut per ejus fìiios vel nepotes vel eorum miflum 
domne- abatifle puellaris monafterii fan£t£ virginis eufemie adjscentis eccielj? 
atque civirati tjufdtm patroni noftri geminiani, quod prediétus heribertus 
dei grafia mutinenfis Ecclefjf venerabiìis Epifcopus atque opor'.uuus patro- 
nus pauperculf urbi deditus ad dei fervida more folito refpicieiiS ex lua 
largitate conlhtuit , vel ejus fuccedentibus aut illarum milTo de civitafe Mu- 
tine . Eis ulla fuperimpofita non fianf. P^nam quidem inter fé polueiunt, ec. 

A cium in Camera palacii predicai domni heriberti Epifcopi in Ci vi tate 
Mutin? feliciter . 

Eqo heribertus Dei grafia mutinenfis Epifcopus fubfcripfì. 

Teftes hujus rei fuerunt qui dicitur marchio filius quondam 

G 2 guai- 



gualberti atque Martinus Cenuttì qui dicitur columbellus, & item Martinus 
acque borellus de Saliceto. 

►{< Ego Albertus teftis rogatus fubfcripfi. 

Ego Albertus (acri palacii notarius hanc cartulam precarie fcripfi & 
compievi . 

CCXXXI. 

1071. 

IN nomine Domini Noftri Jefu ChrifH Dei alterni . Anno ab Incarna- 
tionis ejus Millefimo feptuagefìmo primo, quarto Calendas Septembris , 
Indizione nona. Dum vita & mors in manu Domini effe nolcuntur, opti- 
mum eft in vita ita res fuas difponere, atque cum magna providentia ordi- 
nare, ut cum die mortis obierit, tum de unius talenti abfconfìone non pra»iu- 
dicetur; led iliam defiderabiltm vocem audire mereatur : Euge ferve bone & 
fìdelis lupra multa te conftituam . Quapropter manifefta fum Ego Bcatris Co- 
rniti ffa ac Ducatrix Filia bon. mem. Frederici Ducis , qua» profeffa fum ex 
natione mea lege vivere Saliga , quia per hanc cartulam meae dilpofitionis 
five orTeriìonis , prò remedio animae meae, & prò remedio animae Bonifacii 
Marchionis atque Ducis quondam viri mei, & incolumitate & anima Matil« 
dae dile&ae filiae meae, & prò mercede animae Gotefredi Ducis quondam vi- 
ri mei (ij, & prò mercede anime Beatricis quondam Neptis meae (z), offe- 
ro tibi Deo & Sanélae Mariae Virgini & omnibus San&is, & Monafterio , 
quod eft aedificatum in onore tuo & omnium Sanèlorum in loco qui dicitur 
Fraffinorum (3), fub conditione hic fubter. Curtes etiam duodecim, Prima, 
quae vocatur Ronco Sigefredi , Secunda , quae vocatur Medula, Tertia-, quae 
dicitur Vetriok , Quarta quae nominatur Antinano, Quinta, cujus vocabu- 
Ium eft Carpineta, Sexta, quae appellatur Cambio, Septima nuncupatur Pu- 
liano, Oólava, cuius nomen eft Ifola, Nona, quae vocatur Budrione, De- 
cima, quae appellatur Campandola, Undecima, quae dicitur Modulo, Duo- 
decima, quae nominatur Razolo, atque omnibus Ecclefiis , quae in praedi- 
ftis Curtibus edificatae funt in cujulcunque honore confecratae effe videa- 
tur, & cura omnibus Gaftris & Rocchis , & iuribus fuis, cafis, ec... 

Aóìum felciter. 

Ego Beatrix gratia Dei , quod fum SS* 

Ego Ardericus Judex interfui , & SS. 

Ego Rainerius Judex ab Imperatore datus infermi > & SS* 

Ubtrtus Judex Domini Imperat. interfui & SS. 

Signum manuum Frederici Filii Lodoici Comiris, & Hungarelli Filrt 
quondam Hugonis, & Maginfredi Filii quondam Alberti & Giflìcionis Fi- 
lli quondam Rodulfì, & Ardicionis Filii quondam Bonelli, & RoJandi Fi- 
lii 



(1) Gotti fredo Duca di Lorena, fé- te «Ti Montbeliard,, e loro figlia fu l'al- 

condo marito del'a Conteffo Beatrice do- tra Beatrice qui nominata ( Art de Vc~ 

pò la morte del Marchefe Bonif .ciò , era r'tfier les Dates T. IL p. 545. dernìert 

morto V anno 1070. e fors' anche nel ed'tt. ) 

precedente. (f) Del Monaftero di Fraffinoro fi ra- 

{n) Beatrice ebbe una forella détta gionerà nel Leffico, Topografico* 
Sofia x che fu moglie di Lodovico Con- 



Hi Saracìnì , & Carini Filii quondam Araldi , lege viventium Sa!ica rogati 
teftes SS. 

Signum manuum Raìnerii & Bernardi Comitum FiJit quondam Ardin» 
ghi Cmts, & Padani Fiiii quondam Ro'andi rogati teft.s SSL 

Ego Girardus Notarius Domini Imperatons pud ira dir a in compievi & 
dedi . 

CCXXXIF. 

An, loyi. 
La Conteffa Beatrice e Matilde madre e figlia donavo al Monajtero di 
S. Profpero alcuni beni in Gavajja. A&um Regio. *dffarofi T. I. p. $ÒÓ» 
Qrigin. nell' archivio dello Jleffo Monajl. 

CCXXXIH. 

An. 1073. 
Odone e Arduino figli del fu Gu'do del Contado di Reggio con Ilde- 
garda lor madre donano alla Cattedrale di Reggio e alla Manftonaria ivi 
fondata dal detto Guido lor padre un terreno in un luogo detto Vaio . A&um 
Regio. «fati qui t. hai. T. VI. col. 807. 

CCXXXIV. 

An. 107^. 

Gandolfo Ve/covo di Reggio conferma e accrefee i poffedimenti del Mona» 

fiero di S. Pro/pero Aótum anno Dom. Inc. Miil. LXXIII. Pontifìcarus D. 

Ganduifi Prefulis VIII. XVII. KaJ. Aug. ^ffarofi T. L p. 73. Origin. neW 

archivio dello fiejjo Mori. 

CCXXXV. 

An. icy^i 
Guido , Arduino , e Oddene figli del fu Conte Guido del Contado di Reg» 
gio donano alla Cattedrale di Reggio , e alla fud detta Manftonaria un- ter rem 
no in Bibiano. *Antiqu. hai. T. IV. col. 809» 

CCXXXVI. 

An.. 1074. 

Gandolfo Vefcoim di Reggio in premio de fervi 'gì ad effo prefiati da Gì- 

felberto cibate di S. Pro/pero dona a quel Mona/lero alcuni terreni in i"«r-» 

^ara. A&um Dom. Inc. an. MiJ. LXXIV. XVI. Kal. Aprilis Pontific;itus 

D. Ganduifi X. *4ffarofi T. L p. 77. Origin. nell'are k dello Jkjja Moftajh 

CCXXXVIL 

An. 1075.. 
Gandolfo Vcfc. di Reggio dona al Monaflero di J". Tornmafo alcuni beni 
ìn Campo Jongo, in S. Martino, in Rodano, e altri preffo il mede/imo Mo- 
naflero . vAntiau. hai, T. V. col. 549. Origin. neli oireb. del Monafi. di J°«. 
Tommafa • 



CXXXVIIL 



ccxxxviil 

An. 1075. 
^Alberto del fu ^Alberto da Ba^ovara per volere della Contesa Beatri- 
ce cede ad Eriberto Vefcovo dì Modena qualunque diritto egli ha fulla Ca- 
nonica di Città nuova a lui data in enfiteufì dalla Cbiefa. di Modena. 
A£tum in cafa S. Celarli . *Antiqu. hai. T. I. col. 2.37. Origin. nelf %/frcb. 
Capit. di Modena . 

CGXXXIX. 

An. 1075. 
Bernardo del fu Ugo da Raufano premette a Gifelberto %Abate di S. 
Prof pero di non muovergli più controversa fulla Corte di Nafeta , per cui 
avea con effo avuta lite innanzi alla Conteffa Matilde . Aétum infra Caftro 
Aleriano. Affarofi T. I. p. 387. Origin. nel? %A~rcb. del Monafì. di S. Prof- 
pero . 

CCXL. 

1076. 

ANno ab incarnacione domini noftri Jhefu Chrifti milefimo feptuagefi- 
mo fexto, fecundo die infrante menle aprilis , indizione quarta deci- 
ma. Epifcopio Sancii geminiani Chrifti coafefforis iito Mutine, ubi nunc 
domnus eribertus venerabili epifeopo preelfe videtur, nos quidem in dei no- 
mine petrus & paulus germani., iìlii qu. Johannis de loco qui dicitur Col- 
legaria, & Albertus presbirer & petrus germani filii qu. Johanni de aqua- 
viula, & vvido filius petri de fupraferipto loco aquaviula , promittimus & 
fpondimus feu obligamus nos qui fupra petrus & paulus & albertus & pe« 
tro & vvido una cum noftris filiis & nepotibus legitimis mafculini vobis 
fupraferipto domno eriberto Epifeopo veftrifque fuccefforibus , & fi umquam 
in tempore agere aut caufare prefumpferimus , nominative foderum de iilis 
cafis, que funt fuper area illius capelle, que nunc funt vel in antea erunt . 
quando rex venerit in Italia, & coligendum erit de ilJa capella (1) quem 
vos nobis conceflìftis per prechariam, & aribanno furti & facrilegium quod 
in Ecclefia faétum fuerit, aut in illis cafis, que facìe funt, vel fafte erunt 
& presbitero ad corigendum vobis domno Epifeopo veftrifque fuccefiòribus , 
ec. Aéìum in Mutina feliciter. 

•*$♦ Ego Albertus Presbiter manu mea fubfcripfi. 

>f< Ego Petrus manu mea fubfcripfi. 

Signum >$< >ì< manibus Pauli &. Vvido & Petrus qui hanc fieri roga- 
verunt . 

Signum tiB t j& manibus Alberti Scdonironi & vvido & petrus rogati teftes. 

Scripfi ego Eribertus notarius facri palacii, compievi & dedi. 

CCXLI. 



(1) Non ben s'intende, di qual Cap- do, che il Re Arrigo voleva venire in 
pella qui fi ragioni, e fé efla forte o in Iralia (e vi venne di fatto l'anno fe- 
Collegara , o in Aquaviola Cor la Niz- guente, in cui accadde il fuo colloquio 
zola) o altrove. Non è anche ben chia- in Canoffa con Gregorio V(f. ) promet- 
to il fenfo della prometta, che qui fi fa teffero al Vefcovo, che effi avrebbon pa- 
al Vefcovo di Modena . Pare , che quel- garo al Re que' tributi , de' quali dovea 
li, i quali da lui avean ricevuto a tiro- efler gravato quel fondo, 
lo di livello T accennata Cappella , uden- 



5* 

CCXLL 

1076% 

IN nomine fan&e & individue Trinitatìs. Anno ab incarnacìone domini 
noftri Jhefu Chrifti millehmo feptuagefimo fexto medium menfe iunii 
indicione lercia decima. Vobis Alberici & Ariberti germanis filiis dominici 
qui fenioripto vocatur de loco qui dicitur coregia nos quidem in dei no- 
mine Guibertus filius quondam iohanni & fredaldus filius quondam ger- 
noni de fupra fcripto loco coregia, qui profefli fumus ex nacione ncftra 
lege vivere Langobardorum prefentes prelentibus diximus. Promittimus & 
fpondimus nos feu oblicamus per nos . . . . & noftros heredes in* prefencia 
dcmmine matilde comitiffe relidentis in iudicio in loco ubi dicitur marzalie 
una cum rotechildo & Alberto filiis quondam ingelberti & madelbertus ju- 
dices facri palacii & nordilo & Ubaldo de carpeneta & eurardus filius ro- 
techerii, & rodulfus de ficco legi do&ores, reiidtntibus. cum ea gerardus fi- 
lius quondam frogerii, & gerardus de curviago, oc ubertus. comes, & bui* 
garus de nonantula affeffores fupra fcripte domine matilde comitiffe & reli- 
qui piures, vobis quorum lupra alberici & ariberti germanis vel ad veftros 
heredes nominative cun&is cafis & omnibus rebus territoriisr juris fan£ìe 
marie & fanéti michaehs domum regenlis epifcopatus , que funt pofitis in 
coregia , que dominicus pater vefter & iohannes & albertus germanis pro- 
pinqui^ noftris ante os annos & dies detinuit per prechariam ex parte fu- 
praicripte Ecclefie vel Fpifcopii & canonicis & prepofitis, ec. Et ad hanc 
noftram firmandam promiffionis cartulam accepimus nos quorum fupra gui« 
berti & fredaldi a vobis quorum fupra alberici & ariberti germanis exinde 
Launechild mantello, uno otc. A£lum eft hoc in laubia propria domine ma- 
tilde comitiffe in marzalie feliciter . 

Signum manibus luprafcripti guiberti & fredaldi qui hanc cartulam prò» 
miffionis fieri & firmare rogavimus & fupraicripto Launechild accepimus. 
ut fupra . 

Signum manibus bonafilius de modelena & gerardus filius frogerii atque 
bernardus filius prandoni de ofa lege Langobardorum viventibus rogatis 
tettes . 

Scripfi ego Malbertus notarius. & iudex facri palacii pofl: tradita com- 
pJevit & dedita 

CCXLIL 

.1075. 

JN nomine fancìe & individue Trinitatìs anno ab incarnacìone domini no- 
ftri Jhtfu Chrifti milefimo feptuagefirao fexto, tercio decimo calendas 
Julii indicione quarta decima. Monafterio Sancii Profperi feito foris utbe 
regenfi ubi rune domnus Gifelbertus Abbas preeffe vidttur ego Donizo fi- 
lius quondam rige bi dicitur Bercerò qui profeffus fum ex na- 
cione mea lege vivere romana offertor & donator ipfius prelèns prefentibus 
dixi: quifquis in fan&is ac in venerabilibus locis ec~ Ideoque ego qui fupra 
Donizo dono & offero in eodem monafterio prò anime niee mercede hoc 
funt cur.éìe cafe & res omnes territorie iuris mti neminative que michi 

advenerunt a parte Gandulfi filiì quondam di de motilene que 

effe videntur in fupraferipto loco motelena & in ejus territorio ltu in vico 



zoa> 



y 



50 
zcario Se in ejus territorio atque in loco ubi dicitur cabrile infra comitatu 
motinenfe , omnia & ex omnibus ficuti michi a parte fupraferipti Gandulri 
advererunt in integrum ec. 

Acìum Regio feliciter . 

Ego qui fupra Leo notarius facri Palacii fcriptor hujus cartule oblacio- 
nis compievi & dedi . 

ccxLin. 

1077. 

Bennone Vcfcovo di Ofnabrucb e Meffo del Re irrigo W. decide in fa- 
vore del Monajl. eli S. Prof pero la controverfia , cb* ejjb aveva con %Aupt^one 
del fu Riccardo della Modolena , per una felva nel dijìretto del mcdejìmt 
Ittogo'g. xAffarofi T. I. p. 389. Origin. neW Archivio dello Jleffo Mon. 

GCXLIV. 

An. ic>77t 
Gatidolfo Vefcovo di Reggio permette a Monaci di S. Profpero , che flanno 
a Foffoli , di ufare de pajcoli della Corte Nuova , %Affaroft T. I. p. 78. 
Origin. nel medefimo %Archivio . 

gcxlv. 

An. 1079. 
Guido del fu Maginfredo da Rivarola dona al Monaflero di S. Projpe- 
ro alcuni beni in Campigene , e in Cafaleclo . Ragimberga di lui moglie con- 
ferma la donazione. ASi. infra Caftro Flefo. %Affarofi T. I. p. 3^1. Origin. 
nell* %A~rcb. dello Jleffo Mon. 

GCXLVL 

An. 1079. 

IN nomine fancle & individue Trinitatis anno ab incarnacione domini no- 
ftri Jhefu Chrifti millefimo feptuagefimo nono decimo calendas marcii in- 
dizione tercia . Monafterio fanelli Profperi fito foris civis Regio ubi nunc 
domnus Gifelbertus Abbas preefTe videtur nos quidem in dei nomine Petrus 
filius quondam Grimaldi de loco ubi dicitur vico ioario Se Petro leu Ita 

germane fìlii qu uberti de loco ubi dicitur villanova qui proferii 

lumus nos omnes ex nacione lege vivimus romana offertor & aufertris do- 

nator & ce ipfius monafterii prefentes prefentibus dixi- 

rnus: qutfquis in fanétis ac in venerabilibus locis ec. Ideoque nos qui fu- 
pra Petro & predicai germanis donamus & auferrimus a prefenti die in eo- 
dem monafterio farcii Profperi prò anime noftre mercedem idefl pecia una 
de terra aratoria iuris noftri quas habere vifus fum in loco ubi dicitur 
Monterino, & eft pecia ipfa de terra per menlura iurta modia duo ec. ab 
hac die in eodem monafterio Sanéli Prolperi donamus , >cedimus conferrimus 
ec. hanc enim cartula offerfionis me pagina Henuurardi notarii facri PaJa- 
cii tradidimus & fcribere rogavimus in qua fubter confirmans teftibusque 
obtulimus roborandam. Aótum in fupraferipto loco Villanova feliciter. 



CGXLVir, 



ccxLvn. 

An. 1080. 

Rolando Cberico di Reggio avendo fondata dentro la fìeffa Città laChie* 

fa di S. Matteo , comanda , che ejfa fia foggetta all' tubate di S. Profpero . 

A&um in JExclelìa S. Matthaei. Taccoli T. III. p. 53. Dall' archivio del 

Monafìero di S. Profpero^ 

GCXLVIII. 

An. 1080. 
Richilda figlia del fu Marchefe Ugo e Vedova di Gherardo figlio dì 
Frogerio vivente Jecondo la Legge Romana , e «Agelburga figlia del già detto 
Gherardo ( detto qui de Baniolo ) vivente per la fua nazione fecondo la Leg- 
ge Longobarda , col confenfo di Alberto Juo Mondoaldo tutore-, donano al 
Monafìero dì S. Projpero due terreni uno in loco qui dicitur Csfale Rodani, 
/' altro in loco qui dicitur Monte Caivoli . A&um in Caftro Goregia . Sono 
teflimonii Arialdo da Reggio, Gherardo da Frignano, e Alberto dell'Argi- 
ne . «Affarofi T. li p. 39Ó. Dall' archivio dello fleffo Man. 

CCXLIX. 

An. 1080, 
La Conteffa Matilde figlia del March. Bonifacio dona al Monafì. di S. 
Profpero e al? .Ab. Gifelberto due terreni in loco & fundo ubi dicitur Ca- 
rtello Gualteri . Tra' confinanti fi nomina un Conte Uberto. Aflum infra pre- 
dicato Monafterio. I teflimonii fono Audo de Cornazano, Gerardus fuus ne- 
pos , Raginerius filius Ugonis, filli Albini, atque Bernardus & Petrus ger- 
mani. Jfntiqu. bai. T. II. col. 277. «Affarofi T. I. p. 303. Copia del XIL, 
f ecolo nel? «4rch. dello Jleffo Mon. 

CCL. 

An. 1081. 
Ragimberga foprannomata Conteffa col confenfo di Guido fuo marito e tu» 
tore promette di non eccitare controverfia alcuna contro il Mona/iero di S. 
Projpero , per un terreno , che il Monafìero ha in Bordano, e per la parte , che 
ella ha della Cappella de SS. «Antonino ec. in Cambiano. Aéxum infra Ca- 
flro Rivaroia . «4ffarofi T. I. p. 3<?z. Ongin. nell' «Archivio dello Jìejfo Mo* 
najlero . 

CCLI. 

Ar. 1081. 
Berta figlia del fu Bernardo e vedova di %AxxP da Jfntifcica dona al 
Monafìero di S. Palperò di Reggio, e a qmllo dì S. Giovanni di Pct^nx, 
tutti ì fuoi beni, che ha nel Contado dì Parma e in quello di Reggio* 

CCLIT. 

Ann. 1084. 

IN nomine San£ìe & Individue Trinitatis anno ab Inca»-nacione D m;ni 
r.oftri Jhefu Cliriftì milltfitm c&uagefimo quarto nono Katendas ìcprrrn- 
bris Indizione feptima. In Chrifti nomine placuit atque convenir inter Ge- 
Tom. IL H rar- 



58 

rardum filius quondam Guidonis de loco hubi dicitur Guruiaco nec non in- 
rcr Hubcrtum Comitcn Comitatu Parmenfis & filius quondam Ardecioni-s 
item Comitis, uf in Dei nomine debeat dare lìcut & dedit ipfe namque Gè- 
rardus eidem Huberti Comitis fuisque heredibus libellario nomine hoc eft 
Curten una cum Gaflro & CapelJa (eu omnibus rebus ad predièTan Curten 
& Cafìrum feu Capellam pertinentibus , que eft polita in loco hubi dicitur 
Roncocefoli, que ipfe detinet per feudum ex parte epifeopio Regenfìs Ec- 
clefie omnia & ex omnibus quicquit ad prefatan Curten & Gaftrum feuCa- 
pellam in honore cujufcumque Sancii lìt dedicata pertinet in integrum eiden 
Huberti Comitis fuilque heredibus aut cui per Jibellum dederint libdlario 
nomine tradauit amodo ufque ad annos vigintinoven exp'etos una cum ac- 
ceffionibus & ingrefibus ejus feu cum fuperioribus & inferioribus fuii . Ea 
racione ut faciant exinde ufque ad expletum fupraferiptum tenpustan defru- 
gibus & laboribus atque cenfu vel redditu quem Dominus exinde annue de- 
derit quicquit voluerint fine omni Gerardriuifque heredibus contradicione. 
Ita tamen ut predióìa Curte & Caftrum feu Capellam per vos me ! iauretur 
non peioretur, & perfolvere exinde debeat lingulis annis in feftivitate San* 
ili Stefani que venit de Menfe Decenbiis aut infra ejus Auctaua fì&um cen- 
fum argenti denarios bonos papienfium foldos duos dati & coniignati per 
Yos fupraferipto Huberto Comite veftrofque heredes aut vtftro miffo eid.m 
Gerard! fuifque heredibus aut ejus miflb in fupraferipto loco Curuiaco; alia 
eis nula fuperponatur inpofita: penam vero ec, 

A cium Gurgo feliciter. 

Signum manus fnpraferipti Gerardi qui hunc libellum ad omnia ut fu» 
pra furi rogavit. 

Signum raanibus Gandulfi & Uuarini feu Uualberti atque Ingezi ro- 
gati teftes. 

Ego Petrus Not. Sacri Palatii Scriptor hujus libelli poft traditum com- 
pievi ac dedi. 

Ego Bonus fenior facri PaTacii Not. ficut in autentico inftrumento per 
manum Petri Nolani fcriptum inveni ita meis manibus reformavi. 

ccLiri. 

An. ioS<?. 
Gifeltruda figlia del fu Guido e vedova del fu Bui garello da Magredas 
vivente fecondo la legge Salica dona al Monajlero di S. Profpero e all' ~4b. 
Senaldo per ben del? anima fua e del fuddetto fuo marito e di fuo figlio II- 
devrando la fua parte della Corte , del Caflello, e della Cappella in loco 
Curviatico , cb' effa avea comperata da Gbtsla figlia del fu Baldo da Caflel- 
tarano e da Tenerardo di lei manto. A&um juxfa Monafterium S. Profperj 
ante Bifilicam S Nicolai . Si agaiugne la fottofcrixjont di %Azx° e di +<fr» 
dÌ7X one figl* d' Gifeltruda, ^ffarefi T. I. p. $grj* Onigin, uelf *irch* dd 
Mon. di S, Prefpero, 

CCLIV. 

An. lopo. 

IN nomine domini roftri }hefu Chrifti anno ab incarnacìonc ejuldem mil- 
lefimo nonagefìmo V. Kal. Februarii Indizione quarta decima. San&e 
Dei snuisnenfi Ecrfede. cui omnes plebe* & capellf & vcnerabilia loca ejui- 

«iem 



$9 

dem epìfcopatus cum omni populo & clero earura fubjacent & vencrantur, 
ego quidem petrus cléricus eie loco qui nominatur forbaria prò mercede & 
remedio animf mej dono , offero , feu etiam transfero donacionem accipìen- 
tibus presbitero mauricio & alberto diacono atque guidone clerico, ut prò- 
prietarii jure faciant tam mi quam ceteri canonici, qui in eadem ecciefia 
nominata nunc ordinario jure sunt, vel in futuro prò tempore fuerint, ad 
ufum & utilitatem nominate Ecclefie & eorum fucceflbmm fecundum le- 
gem quidquid voluerint cum fuperioribus ec. Scilicet omnes res territorias, 
quse michi pertinent in fredo & in quingente rascario feu etiam in cam- 
po longo & in formigario & in pratelle & in cafaleclo ck in quingen- 
te & in loco qui dicitur marzalliae, & quicquid mihi pertinet infra perti- 
nentia plebis caftri civitatis noug , & infra pertinentìa plebis que dicitur 
plebs be bajoaria, refervata quarta porcione uxori me?, & ficuti & quante- 
cumque fuerunt juris rainidg & beate matrìs & fili? de loco qui dicitur fre- 
dum, & emilerunt per cartulam <ionacionis in me nominatum petrum cleri- 
cum & heribertum germanos & teuzam filiam anradi, refervato fibi ufufru- 
cìu diebus vitf sue.; eo tamen tenore, ut reservata iit michi facultas nomi- 
natas res vendendi , fi ex hac adverfa valitudine , quam patior , convaluero , 
& fi filios ex me progenitos reliquero, ipfi habeant : tamen fi antequam 
quattuordecim annos etatis eorum expleant ex hoc feculo migraverint , ora- 
nes nominatas res , ficuti fuperius Ieguntur , in integrum habeat prenomina- 
ta ecciefia abfque omni mea meorumque heredum contradi£lione* Afbm in 
loco qui dicitur rovere berengerii feliciter. 

Teftes fuere Gulienus , Martinus , Lucius , & rodulfus germani , alber- 
tus Gamerlirigus, Johannes gaurus, Girardus Garpolinus, Girardus de petto* 
nis, C«fpolus & Ooninus filii qu. Alberti filveftri. 

Petrus Cléricus fubfcripfi. 

Ego Albertus facri palacii notarius fcripfi atque compievi* 

CGLV. 

An. 109 r. 

IN nomine Domini Dei & Salvatoris noftri Jhefu Chrifti hanno ab incar- 
nacene ejuldem millefìmo nonagefimo primo nono decimo Kalendas Fc- 
bruarii indicione quarta decima Ecclefie Monafiecii Sa/ èli Profperi (ito Re- 
gio Xhnftì confeftoris . Ego quidem in dei nomine G rardus fiiius quondam 
Guidonis Freduìfi de civitate Regio qui profeffo fum lege vivere romana 
offertor & donator pred'ftv Ecclefie prtlens prrfentibus dixi . Quifquis ec. 
Ideoque ego qui fupra Girardus propter deum & remedium anime mee do- 
no trado feu aufero Ecclefie Monafterii Sar£h Profperi Chrifti confcflbris 
ideft meam porcionem Ecclefie S?r£le Marie de Caftelaro cum omnibus per- 
tinentiis ipdus Ecclefie qur efl o&avam partem quantum m^hi pertinet ju- 
ris mei. Que autem jam dicìam porcionem ec. Aèìum in loco Ca»p< feli- 
citer . 

Signum <$<• manu fupraferipto Girardo qui hanc cartuLm offerfìonis feri- 
bere & firmare rogavi ut fupra. 

Signum manibus Pctri de Archi presbitero & agurelli & boneti 

de in hanc cartu'am fuerunt teftes- 

Signum Alberti de Bertolafco & Alberti nepote ejus rogati fuerunt 
tefìes. 

H a Al- 



Co 

Albertus notarius facri Palacii fcripfz pofl. tradita compievi & dedi. 

ccLvr. 

An. ioq-i. 
Il Conte Ugo figlio del Conte Bofone di Sabbioneta vivente fecondo la 
Legge alemanna dona al Menajlero di S. Pro/pero un terreno in Cajlel Guai* 
itero e altre terre in loco & fundo Campizine, in locis ubi dicitur ad Cur- 
te Gaftalda, & alla Molla. Aftum in Caftro Calvilìano. sAntiau. hai. T. L 
col. 41^. Origin. nel? *Arch. dello fìejfo Mon. 

CCLVIC. 

An. rcpi. 
La Conteffa Matilde figlia del fu Conte Regimbaldo del Contado di Tre' 
vig't e moglie dtl C. Ugo , che Jecondo la Jua nazione profeffa la Legge Lon- 
gobarda , conferma la medefima donatone . xAntiqu. ItaL T. IL col. zóg* 
Dalle fìejfo ^Archivia . 

CCLVIIL 

An. lopi. 
•Alberto del fu Giberto del Contado di Parma , che profeta la Legge Lon- 
gobarda, permette a Monaci di S. Profpero , che fervon la Cbìeja di STain- 
majo nella fra Certe di Gorgo, di ufare de pafcoli e de* bojcbì di quella 
Corte. A£tum in Caftro Pratofelle . Affarofi T. I. p ^oo. Ortgtn. nett ? *Avch. 
del Mon. di S. Profp. Lo fìefjo Alberto , detto ivi de Fontanella, avea l v an- 
no precedente donata al medeftmo Monaflero la fra parte della Juddetta Càie» 
fa di S. Tommafo. Taccoli T. III. p. 288. 

ccux. 

An, ìcpz. 
A del afta figlia del C. Ugo e vedova del fu Gu'do del Contado di Par- 
ma , e Guido pgl'O di sAlberto , che profcffano la Legge ^Alemanna , donano al 
Monaflero di S. Profpero e all r Ab. Pacifico ciò che pojjeggono nella Corte di 
Gorgo. Aftum in Caftro Novo. Ahtiqu. ItaL T. I. col. 427. %Affarofi 2\ L 
p. api. Origin. nelf \Arch. dello fìejfo Mon. 

CCLX. 

An. i©pi» 
L' ^Antipapa Guìberto , detto Clemente III. conferma al Capitolo di Reggi» 
i froi poffedimenti . Dat. apud Cefenam an. Dom. Inc. MXCll. Anno Pon- 
tiftcatus D. Clementis III. Pape VIIH. Idib. Jun. A'ntiqu. Lai. T. II col. 
185. D al? otre b. Capito!, della Cattedr. di Reggio. Qiejla Bolla , con cut C 
^Antipapa Guiberto volle affìcurarfi fempre più il fuffragio e /' ubbidienza del 
Clero di Reggio allora a lui favorevole , è copiata quafi di parola in paro- 
la da un altra Bolla fpedita /' anno 1059. da Niccolò IL in favore dello Jìefm 
fo Capitolo , di cui nel? ^Archivio di effo confervafi uri antica, copia.* 



CCLXL 



6i 

CCLXL 

An. reo 2. 

IN nomine Dòmini noftri Jhefu Chrifti . Anno ab incsrnatione ejufdtm 
M. LXXXXII. pridie Kalendas Septembris [Ddifihone XV. Cum ut ne- 
ceflanum prepofitos erga fubjecìos curam ad eorum utili tatem fugiter ad-bi- 
bere, & ea que prefentibus & poftens utilia funt inceffabililer piovidtre , 
notum omnibus effe volumus, qualiter Civts mu-rinenfes fuppices sepiffime 
noftram adierunt paternitatem poftulantes cum fumma devotione , quatenus 
eis noftra pia largitate peroetuo jure emphiteotico quafdam res territonas-ju* 
ris noftre Sanile D:i mutinenfis Ecclei f ad noftram applicaniam Civitatesn 
concedimus. Quorum juftam petitionem confederanti s , & quod nome Eccle- 
fìf , & quod rei publùe in maximum incrementum effe perfpeximus eorum 
deliderio consenfum accomodavimus; infuperque & aures puffimi & ierenii- 
fimi domini nofìri Imperatoris H noftris precibus, ut quod petebant nobis 
legalìter facere liceret comumter poftu'avimus. Qui iurte & diligenter cum 
fidelibus kris rem pertra£bns nova fumanitatis rat ione fuffln sptciakm lo 
gem & imperialem auétoritatem nobis dedif, conftituit, & impofuit r ut 
quod petebamus facere liceret. Qua re fumma ratione argomentati concedi- 
mus predièìis Civibus & eorum heredihus prefentibus & futuris jure em- 
phiteotico in perpetuum illas cafas qi:e in huno modum hoc noftro tempore 
menfurafe lunt, live ab antecefforibus ncfrris fìve a ncbis illas fufctperint,, 
five in pofterum in eundem modum alias fufceperint vel a nobis vel a no- 
ftris fuccefforibus infra fines Civitatis .... Quod vero non itadatum & 
menluratum eft vel fuerit , ut dióìum eft, fi ve infra mumra Civitatis five 
extra ita in noftra permaneat poteftate , ut antea fuit; ut habeant predjcti 
Cives emphiteote prefentes & futuri & eorum heredes aut cui ipfi dede* 
rint prefatas res cum fuperioribus & irferioribus cum fi ni bus & acceflion:- 
bus cum viis & plateis & ftratis Se ingreffibus fupraferiptis in iategrum, 
ita tamen ut vie ftrate & piatte & quod publieurn eft femper publicum 
in noftra jurifdicìione permsneat. Sub ea videlicet diffinitione ut prefaù Ci- 
ves emphiteo'e & eorum heredes prefer.tts- & futuri , aut cui ipfi dederixt 
in perpetuum hsbeant licentiam & pcteftattm predichs res emphiteotico ju- 
re libi conceff.is vendendi, donandi , comuti.ndi ,. transfferendi , rslirquendi 
omnibufque modis fecundum quod placuerit alienandi aliofque contraSlus fa- 
ciendi la; va f<mptr proprietate EccleGe, & falvo eo quod nunquam inimi- 
cis domini Imperatoris ex eis aJiquid detur. Ita tamen ut fupraferipti Ci* 
ves cmphiteo'e & eorum heredes prefentes & futuri aut cui iplidedennt prò 
una quoque tabula qu«m acceperunt vel acceperint ut diclum eft perfolvant 
nomine mtreeelis unura denanum vcronenkm bonum «Se expendibilem qua« 
lis prò tempore in prediéla noftra Civita te cucurrerit, & fi alteri monete 
numus U. utus fuerit prò ut prò tempore in prefoa CLvitate cambitur, ita 
perfolvant. Dato vel canfip'iato (ih 

CCLXIX. 



(i) Quefto documento è, come qui, le efpreffoni hanno non dunbii contraf- 

m?ncante del- fine e delle folite for- feeni di fuppofìzione; ed è probabile.', 

malica . fi carattere noncìiraeno è prò- che quella carta fia (fata coniata a.Ucr 

pùo di quefto tempo . Ma io flile e quando nacquero le coattoverfie fui. dò- 



ài 

CCLXII. 

An. 1092. 
La Contesa 'Matilde alia preferita di Ubaldo Vefcovo dì "Mantova e di piic 
altri dona al Monajìero di S. Benedetto di Poltrone , il cui Abate Guglielmo 
per fuggir la perfecu^jone di irrigo erafi ritirato prejfo lafìejfa Conte ffa , uh 
Juo Palalo in Cafiellarano , e la Cbieja , che ivi era dedicata a S. Prof pero, 
co' beni dt effa , la Cbiefa di S. Donnino in Munte vilia» , la Cbiefa di S. Prof- 
pero e quella di S. Giorgio in Antognano co loro beni falvo il diritto Cani» 
meo della Cbìtfa di Reggio , il cui Vefcovo Eriberto confente a tal donazione , 
A£tum Garpeneta. Vi fi trovan prefenti Ugo da Rodeglia, Nordino. da Gag- 
gio , e Ub aldino da Carpinete . B a ce hi ni Stor. del Man. di Polir. *4pp. p. 32. 

GCLXriI. 

An. icoj. 

Lodovico Vefcovo Scifmatico di Reggio conferma al fuo Capitolo il pojfe* 
dimento della Conte e della Pieve di S. Stefano. Aóìum An. Dom. Ine. Mi 11. 
nonagefimo tcrcio. Epifcopatus D. Lodoici anno fecundo. Ughelli T. IL col. 
2.85. Antiqu. ItaL T. II. col. 72. Dalf *Arch. Capital, della Cattedrale di 
Reggio. 

GCLXIV. 

An. 1095. 
Alberto Servo del C. Uberto e figlio del fu «Alchifo dalla Cella , che pro- 
feta la Ltgge Lang&barda , col confenfo del fuo padrone dona al Monaflero di 
S. Pro/pero e all' Ab. Pacifico un fuo terreno in loco ubi dicitur Curte In- 
gelthruta . Antiqu. ItaL T. I. col. 769. Affarqfi T. I. p. 402. Origin. nel? 
Archivio dello fìeffo Man. 

GCLXV. 

An. iop5. 
Simile donazione di un altro Servo del C. Uberto detto Guine^o e fopran- 
nomato Rujlico dalla Cella di un terreno in loco qui dicitur Valle. Affaroji 
T. !• p. 402. Origin. nello fìeffo Arch. 

cclxvi. 

An. 1096» 

IN nomine san&e & individue Trinitatis anno ab Incarnatone domini no- 
ftri Jefu Chrifti milefimo nonagefimo fefto fefto decimo die intrante men- 
se Marcii indicione quinta . Monafterio Sancii Profperi Confcflbris chrifti 
fito fuburbio Regii prope hanc Civitatem . Ego quidem Sigefredus fiims 
quonaam Raimundi de loco qui dicitur Mothelena qui profeffus fum ex na- 
cione mea lege vivere Salicha offrrtor & donator iplius monafterii prefens 
prefentibus dixi. Quisquis in ian&is te, Ideoque ego qui fupra Sigefredus 

do 



mìnio temporale della Citrà e del ter- blicata, perchè effa non ha mai veduta 
ritorio rra '1 Vefcovo e '1 Comune di la luce . 
Modena . Io nondimeno I' ho qui pub- 



dono cedo & offcro a preferiti die in eodem Monafterio Sanili Profperi, 
idelt medietatem de omnibus rebus iIJis terriroriis juris mei quas abere & 
poffidere vifus funi in loco qui dicitur vicoioar/o & in Mothciena , de Ca- 
flris & Capei) ìs & curtis tam intus quam de foris jufta fìnes & menfuras 
quantum ex meo jure in prenominatis locis de caftris & capellis & curtis 
tam intus quam de foris inventum fuerit pertinente ad predic"bm medieta- 
tem per hanc cartulam offerfionis in ipfius Monafterii perfiftat poteftatem 
proprietario iure. Que sutem per di&am medietatem de noftta porcione de 
Caftro Vicozoarii & Capeila Sancii Celeftini & Curte intus & de foris at- 
que medietatem de noftra porcione de Caftro Mothelene & capelle SaróH 
Ieminiani cum curte intus & de foris cum fediminibus & cafis curtis &fof- 
iàtis & toniminibus feu domnicaris atque mafariciis vineis ce, & bergame- 
nam cum atramentario de terra levavi. A&um Regii feliciter iufta trelunam 
Ecclefie Monafterii Sancii Profperi . 

Signum mairus predicai Sigefredi qui hanc cartulam offerfionis fieri & 
firmare rogavit ut fupta. 

Signa manuum teftium Alberici & Gifelberti fi'ii quondam Alberici & 
Henrici Alexandri & Fantolini Atholi & Ingeci filius quondam Petri qui 
vocabatur Segnoretus de vico Zoario & Alberti Ligerii atque Alberti Ro- 
manelli qui teftes rogati funt . 

Ego Guibertus notarius Sacri Palacii fcriptor uius cartulc oflferfionis poli 
tradita compievi & dedi. 

GCLXVIL 

An. iogó* 

Benedetto Pe/covo dì Modena dona al Motta fiero d'i S. Pietro e alP Sfò* 

Ponzio la Cbieja di S* Marra di %Ambiliano confecrata già colle fue proprie 

mani da S. Gemini an» , e alcuni terreni in que enntomi . tdntiqu* ItaL T. PI 

c§i. 66%. Origin. nelf «Arch. del Mona/ìero di S. Pietro, di Modena . 

CCLXVIIL 

An. iop<5-. 

JN nomine fancìe & individue rrinitatis anno ab incaroacione domini no- 
ftri Ihefu chrifti rnilefìmo nonagefkno fexto quarto die infrante menfe Ju- 
Jii iudicione lercia» Monefteri© ifstc£fò profperi confeflbris chrifti fito fubur» 
bio regii ego alda relicla quondam manfredi die Limethe & ugo & a/bertus 
& bernardus filli quondam predicai manfredi,. qui proftflì fumus ex nacion« 
noftra lege vivere felicha, & ego que fupra alda lege vivert videor Hango- 
bardrrum, ipfi predici; filii mei nrhi confenciente & fubtus eonfirmanfc* 
offcrtrjx & donatrix feu donatores ipfius. monafterii prefenres prefentiòns di- 
ximus * Quilquia in fàncìis ec. Ideoque ego que fupra alda & ugo & albei- 
tus & bernardus mater & filii donamus & oflerimus a prefenti die in eo- 
dem monafterio prò anime manfredi viri mei & patri* nolìri mercede , ideft 
pecias du;is de terra juris noftri , quas abere vili fumus prope monafterium 
fan£H ptofperi in loco ubi dkitur curtelelle. Prima pecia de jam dic"b ter* 
fa eli cum vitibus fuper fé abente & terra vaua fé fimul tenente per men> 
fu rara juftam frftaria triginta & tres , & abet fints a mane via ■, a meridie 
pred/cli monafterii,. a fera canonica fan&e mane & farcii michaelis,, de lu- 
tto de prefatt canonica. Seconda pecia de terra eli: labosaroria , & tft per 

mi ìi* 



<*4 

menfuram juftam feftaria duodecim , & abet fines a mane via, a meridie & 
a fera pccdióti monaiterii , de i'ubro predici monafterii , fibìque alie flint 
coerentts in integrum, & lì amp]ius ec. ita ut non abeant hcenciam per 
feudum nec per iibchum ntc per precanam seu per ccmutacionem alicui 
dare, ied femper ad menlam monàchorum retinendi eas abtant ec. Nam fi 
fjrte prediólus abbas vel monachi qui rune prò tempore in preciicto mone- 
flerio lunt vel fuennt leu pars predicai monefterii predìóìas res ad predicarti 
menlam quiete abere non permilerit, & quaiiter fupra legitur firmiter non 
ebiervavtnt , tunc prediche rts deveniant in potefiate propinquorum noftro- 
rum, qui tunc prò tempore fuerint, & tamdiu in eorum periiltant potefta- 
tem ad ufufruendum , quamdiu illa evenerit poteftas aut pars ipfms niDnafte- 
rii , que hanc noltram ofierfionem adimpleverit ec. Et bergamenam cum 
atramentario de terra levavimus; hanc enim cartulam offerlionis guiberto 
notarlo lacri palacìi ad conlcribendum dedimus, atque rogavimus, in qua 
eriam (ubtus confirmans teftibus obtuli roborandam. Acìum feliciter in ca- 
li ro limetta* . 

Signo manus prediche alde que hanc cartulam efferficnis fibi confentien-' 
te filli lui alberto & bernardo & ugone & fubtus confirmante fieri & firma- 
re rogavit ut lupra . 

Sigroim manuum ugonis & alberti & bernardi qui hanc cartulam ofFer- 
lionis fieri & fu mire rogaverunt ut lupra. 

Signa manuum teftìum azsnis fiiii quondam conradi de mutina, & gof- 
berti ce valpudria, & albezonis de valpudria, & ubaldi judicis de marano, 
& bonitachi qui dicitur bonus vicinus de tacola, & guidonis de rovarolo, 
& -carunzoii de Limetta, & johannis caffetti de gandaceto qui teftes rogati 
lunt. 

Ego Guibertus notarius facrì palacii fcriptor ujus cartule offerfionis poli 
traditam compievi &: dedi. 

CCLXIX. 

An. 1007. 
Inge^one arciprete figlio del fu fittone Prete del luogo detto Marmoro- 
lo , dona al Monajtero di S. Pro/pero tutto ciò eh" et pojfede in loco qui di- 
citur IVIarmuro'o, scu Bagno, aut infra Plebe Sancii Johannis de Bagno, G- 
ve in Monte Agatholi , & in Campore, aut in Vezzano, e in qualunque al' 
tro luogo del Contado di Parma e di Reggio e in tutta /' Italia. *4ffarofi 
T. I. p. 403. Orjgin. neW ^Archivio dello Jiejfo Monafl. 

CCLXX. 

circa 1097. 

SAnQe fidei & famose bonitatis infigne eft , illud devote ad memoriam 
reduci hominum , quod dommus ac redemptor roller prius occulte in 
omnipotentia divinitatis Tue, poli rmnifefte in aflumptione mortalitatis pro- 
pol'uit immitandum . Iple enim moylì l'aneto veteri precepit in lege, ut 
aaron lacerdos dei l'ummus , qui in farcìuarium ingredi deberet, duedeeim 
filiorum ifrael nomina in racionali iudicii fu per peólus fuum scripta P 07 * 3 ? 
ret, quod elTet memoriale coram domino in eternum ec. Hujus tam farcii 
documenti exemplo, ex quo in ecclelia mos defcnbfndi nomina fidelium 
inolevit, bone mem. Wilhielmus abbas fecit hunc librum fieri jugiter in al- 
ta- 



*5 
tari manfutwa, ut univerfa familkrìum noftroram in co conferipta nomina 
divino scraper confpeéìui presententur , & ut memoria eorum omnium uni- 
verlaliter ab omni conventu ta-m -in miflarum fokmpniis, quam in ceteris 
operibus -bonis continua habeatur , atcjue fic partiripes .fint -pialmorurn , vigi- 
iiarum , orationum , & -bonorum omnium, que hic <k per cuncìa loca no- 
ftra deo au&ore fitmt. In primis igitur domni pape Urbani {i>) % ficut caput 
eft fifktiura omnium, ponimus nomen ,cuju5 ; dominio regimur,& tam verbis 
q^am exempii* kiftruimur; ac deinde domni 4ugonis pat-risQluniacenfis om- 
iiiumque Ijbi commifforum adjungimus, de cujus inftkutione, , ordine & re- 
puta qualifer(.u-tnqtìe domino voknte inftru&i -fumus. Po(t hos etiam domine 
comititfè matildis . & omnium -parentum iuorum, & omnium amicorum no- 
^ftrorum , -famfiianum & benefa&orum aicribimus, de quoru-rn ekmolinis lo» 
^€us 4ft« conftru&iiS ett . 

Dcnnus Albericus Abbts. 

Domnus <Vitalis Michael dux Venetie, & "Johannes filius ejus. Mari- 
.jìus Michael. V-kalis Polanus. 

Fideles nouSi & qui fidelitatem in hac domo fponte g-ratifque fecerunt 
T pre ceteris famiharibus diligendi : òk in capite omnium preponendi, hi funi. 

Albertus de pisolo de -Gonzaga. 

Martinus de nogaria » Crefcentius filius ejus . Maginardus -teutonicus ne» 

tpos gotebaldi, 

Albertus jde Gonzaga archipresljiteri . Benzolinus Teutonicus. Hugo de 
Carpineta bonvicini filius. 

Raginerius malaoranca £lius bonifacii . Ubaldus filius gandulfi de .cartro 
ariano. 

Gandutfus filius Ugonìs confengu-incus ejus, Rainerius & Ugo frate* 
«jus de Gumula. Wikardus frater ejus. 

Guibertus de cattello ariano filius Raginerii . Arnaldus de Gonzaga. 

Albertus de Canuiio. Guido de Herbaria. Hugezone frater ejus. Rai- 
iierius Miles de Cartello Ariano . Senecus miies nepos dpmni gotefredi 
Cusi. Wilieimus miles de foffa capraria. Rola«dus Gapitaneus filius rodulfi 
de ga-rfagnana. Mehus de Carbonaria cum filiis luis amelrico «& henrico at- 
que Odclrico. Rogerius filius geri nepos ipfius melii. Johannes de vithora 
gt-ner ipuus melii. Wicardus tìlius compagni. Hi funt de comitatu tarvifia- 
no. Wido de calale iocundi. Martinus de la longa de Gonzaga. Guirifius 
t-oterengus iniks. A'bertus de Pareth . Nicola de mezo. Raiuerius de civi- 
teiia. Àrberrh de fa nclo romeo . Durante de brihe^ri . Gualterius de colum- 
bino. Lodoicus frater lmgonis mafiarii. Arduinus camerarius comitive . Ber* 
ìoncarws Conperinus . Dommicut Michael'. Dominici^ gafil'tus . Stepbanus Cia» 
ni. *4lbninus Fu/cari. (Irta V. nomina non sunt de illis qui fidelitatem ja. 
raverunt; atbertus de pizolo, & uxor ejus hanglcrada cum filio fuo Rume- 
no. Benzo Senefcakus di (Jìc) Guttone nepos donni Tcbaldi abbatis. Hugo 
mitfàrius comitifle . Liuzo de burbalio & Sigizo filius ejus ..... Gibertus 
de gunzaga . Arnaldus nepos domni .Oggerii . . „ . Odelricus Lotercngu«. 

Tom. IL 1 „Ro- 

. H 'ji , ' \ ' . ' , , 1 . 1 ' H . ! ■ ' I ■ l J. , '.' " , ' , ' I I . I. n i ., ii ■ 

■ i 

(i) Urbano !'. fu eletto Pontefice 1' zia l'anno 1096. Fu dunque faitta qu«- 
«nno ib>}« ev'/Te fino all' anno 1099. fta memoria tra '1 t-ojé. -e 'i 1059. 
\iuie Michele fu eletto Poge ^i Vene- 



66 
Rolandus camerarius comitiffe. Rotelcerius de gonzaga . Hugo fiHo hugonit 
vicecomitis .... Rainfredus filius Vigezonis de Luzaria . . . , Ugo de 
Cartello Anano .... Arnuifus caftaldio de bondeno. Roduifiis pilolus.... 
Albertus filius martini canis .... Johannes de Gonzaga. Odelricus de ci- 
vitella. Richardus Loterengus . Mazolinusde carpeneta .... Tetumus mu« 
tineniìs .... Raimundus de nocetu ; o .... oirduinus capitaneus cum duo* 
bus filli* fai* • *Alb;rtt:s filius manfredi .... Gsrardus cognomine ioculator .... 
Comes Rambaldus cum uxore Jua . Johannes baduarius cum uxore Jua (. lfH non 
funt ex iliis qui fecerunt hdelitatem .) 

Q.ji de mantua fecerunt fidelitatern huic ecclefie hi funt. 

Albertus de campitello .... Wilit-lmus de porta .... Sigifredus de 
teudaldo .... Opizo folenca .... Ugo de guazo.... Aio de Guilia.. . . 
homo dei de gambara .... Arialdus Mediolanenlìs. . . . Dominicus filius 
johannis corteli .... Vivìanus de ferrarla* 

Johannes andradi primicenus S. Marci. Gifa uxor iohannis polani .... 

Nella mater donni dominici prioris $. Cipriani. Petrus Michael. 

Hcinricus marocenus. 

D. Abbas Henricus ... in Capitalo dedit D. Aurio Dandali, ut quan* 
do de hac vita migraverit, tricefimum in hoc monallerio habeat & annivcr- 
farium ei fiat . 

ccLxxr- 

An. 1098. 

Deferitone delta %}'-ffa di alcuni campioni per decidere la controversa da 

tfeuni moffa al Monajìero di S. Piofptro pel pofffj]o della Certe di Naffeta. 

Jlntiqu hai. T. III. col. 647. Copia dtl XII. fecola mli' archivio dello Jtejfo 

Monajìero * 

CCLXXXL 

Art. icgp. 

La Conteffa Matilde dona molti beni al Movafleror di Brefcello fondato 
da fuoi Maggiori. A&urn. Brixilli Caftro. Bocchini Star, del Mon. dt Po- 
iir. p> 76. «4ffà Illujira^. di un piomba Brefcell. p. 56» 

CCLXXIIL 

109^. 

Paf quale IT. feri ve alla Conteffa Matilde* acciocché comandi all'Hate 

di FraJJtnoro di non mole/tare l' arciprete di Carpi fono il pretejlo non pro> 

varo ai un cenfo y che quefìi dovea pagargli Munfi ConctL Colleti. I*. XX. 

eoi. 1074. 

CCLXXIV. 

circa A n. lieo. 

Pietro conferma al Monajìero di S. Prospero la donazione, che ad effo 
avea fatta fua madre della metà della Corte di Cafìellarano , e degli altri 
beni pojli in Curviatico five in Caftellitto ad effo donaci, quando il marito 
di efja andò al S. Sepolcro , e così pure la donazione di due man fi di terra 
in loco qui dicitur Fredum donati al Monajìero mede/imo da Bulgaro Juo fra- 
tello ordinando che ciò che manca a compire i due mar. fi fi prenda da altre 

* ter- 



6 7 

terre in Città nuova. A&um in camera predici Monafterii 'que eft juxta 
Ecclebam Sanali Nicolai. *4ffarofi T.I. p. 435. Qrig'm. nelf\Arcb. dello JkJ~ 
fo MonajUrOp 

An. noi. 

IN nomine fan&e & individua Trinitatfs . Matildis Dei gratia, fiquid 
eft. Notum fieri volumus omnibus noftre ■potefta.tis fidelibus tam pre- 
fentibus quam futuris, quofdsm homi nes infra coofinia Corrigie & Mandrie 
luperhabitantes terram San&f Marie Matricis Regenfis EccleTìe nec non & 
Sancii Profperi Ecclefe de cartello apud Guarftallam noftram clementiam pre- 
cibus adiiiTe, & de quibufdam noftris fìdelibus eorum do.mos fub albergare 5 
occafione nimium frequentantibus nobis conqueftos fuiffe . Convenientes no- 
ftre pr^feiifig pietatem meminiffe debere qualiter olim apud Bundenum co- 
ram noftra & beate memorie Heriberti Regini Epifcopi prefentia eorum 
negocium ole Alber^aria fodero ; & placito fuerit ventilatum , Se tandem sub 
muìtorum fiielium noftrorum aftantium teftimonio per due-rum hominum fa- 
cramenta omnimodis definitum ubi ex illis duodecim ad fuum negocium 
confirmandum jurare paratis, fé numquam a domo iìliorum Frogerii (i) quo- 
rum tunc terram per intermiffionem tenebamus ad foderum, pìacitum, col- 
le&am, albergariam fuifle violenter coaóìos , ceterorum facramentis remiffis 
duorum tantum teftimonium fub jure jurando fufeepimus , ficque omnem in- 
juftitiam a noftris multocies illatam nequaquam eis ulterius faciendam viva 
voce pie:epimus. Ncs etiam prò quorumdam fidelium noftrorum moleftatio- 
ne pifdìèl jrum hominum rmferiis compatientes, fi quid juris noft £ noftro- 
rumque parentum poteftati ex eis per albergariam, foderum, pìacitum, col- 
le£tam pertinuit , totum prò Deo & anime noftre noftrorumque parentum 
mercede, fub rogatu etiam & prgsentia domni pagani Romane Ecclefìg Dia- 
coni Cardinalis (2), & Bonifenioris venerabilis Regini Epiicopi, deinceps 
omnium moleftatione & occafione remota condonamus atque ad pofterorum 
memoriam hoc lcripcum fieri juflìmus. Rogamus igitur, atque rogando pre- 
cipimus, ut nullus deinceps dux marchio com:s vicecomes gaftaldio nul- 
la major minorve perfona contra hoc, quod superius inftituimus, prefatosec- 
cleliatum homin's vel eorum pofTtffiones ab Ecclelìis habitas audeat in ali- 
quo moleftare. Si quis a\itcm, quod abfif , fecus agere tempraverit, vel mo- 
leftare voluerit, quinquaginta librarum argenti prenam componat, medietatem 
camere noftre, medietatem vero pre-dióìis Ecclefiis , hoc tamen fcripto in 

li fuo 



(i) Veggafi ciò che fi dirà riguardo hit. e 1117. , e nondimeno ei vedefi 
a quefto diploma nella ferie genealogico- anche forroferirto a un altro diploma dei- 
Storica de' Signori di Correggio . la Cornetta Matilde dell' anno 1100. 

(2) Di quello Cardinal Pagano , non fa pubblicato dal Muratori ( Amiqu. hai. 

menzione il Ciaconio, è l'Odouio ne T. I. col. 960 ), e a quello dell' anno 

indica iolo due documenti degli anni 1099. accennato al num. CCLXXII. ì 



6% 

fuo lem per robore permanente. Quod ut vcrius credatur, proprif manti* 
fubreriptione firmavi mus (i). 



MA 
DA 


DEr 


Gif Ai 
QP 1 


sr 

EST ftibfcripfi 



Ego Ardericus Judex interfui & fubfc. 

Acìum anno ab Incarnar-, dni mril. CL Indici. VIIIT, KaU Madii apu4 
Guarftallam per manum Frugerii Archi presbyteri & Capellani (i). 

Teftes vero interfuerunt Ragimundus. BeJincio. Raginerius.. & reli^ui 
plures- 

ccLxxvr. 

La Cont'effa Matilde dona alcuni verrini' all'ir Spedale de* poveri 1 fondate 
dal Prete Gherardo in Campo Csmelafio . A&um apud Carpenetum per ma- 
mim Frugerii Archip-esbyferi & CapelJani. Fiorentini Mem. della Conti Ma- 
tilde , Lucca I75<ju %/fpp. p. 175. Vacceli T. II. p. %6-$, 

GGLXXVIL 

An. r:Oi* 
La Conteff a Matilde infteme col Card. Bernardo Legato dona alla Cbie-- 
fa di S. Apollonio di Canojja un bojco prope Villam de Lachini & Millia- 
jria . -Anti It. T. V. col. 207. Dall'arco. Segr. Eftenje- »■ 

GCLXXVIIL 

ITO!» 

IN nomine Sanéìe 8c individue Trinhàtis'. Anno ab Incafnatiojie Domini 
noftri J fu Chifti Millcfimo centefimo ti; quinto 1 decimo die Kal. De- 
cxmbris Ind. X. Tempore dni Gregorii VII. Pape ih Lateranenfì palatio, 
In cappella S„ Crucis. Eri prelentia Gentil Frajapan. Grati an i , Centri Fran- 
colini, & Alberici de Petro Leonis, Cice & Beneincafa- fràtris ejus , & 
Uberri de Tafcio & atiorum p!urium V Ego Mathilda Dei gratia Comitifla 
prò remedio anime mee & parentum meorum dedi & optuli Ecclefie S. Pc» 
tri per intervtntum domini Gregorii VII. pape omnia bona mea jur-e pro- 
prietario, tam que fune habueram r quam ea que in antea acquilitura crani, 
live jure fuccelTionis , live alio quocumque jure ad me perticerent. Et ram 
«a que ex hac parte mont's habebam , q.uam illa que in ultramontanis par- 
tibus ad me pertinerè videbantur, omnia lìcut dicium eft , per manum drlì 

Gce- 



fi) II P. Bacchiai offerva , che in al- Hus fupraditìe Cora. Mathildt . Ma che 

cune copie- moderne di queflo diploma, crìa è io p polla . 

prin-a della fottofemione della C. Mr- f z) Qatft'i è pror. abilmente qnél Frov 
vide è fiata inferita la fotroscrizicne e 1' y.if'ìo Arciprete eh' Rima òro v* dJ'C'am- 
approva/ione di Vene filius Vvidonis Co- pigliela , che vedremo poi nominato al- 
ai* u", il qual ù dice fatlus adoptivus fi- tre volte .. 



6g 

<§regorii VII. pape Romane Ecclefie dedi & tradidi 5: carfnlam inde fieri 
rogavi. Set quia cartula nunqu m apparet, oc timeo ne donatio & obiatio 
mea in dubium revocetur; ideo ego que fupra Comitiffa; MathiJda iterum a 
prefenti die dono & offero eidem Romane Ecclefie per manum Bernardi Car- 
dinalis & Legati ejufdem Romane Ecclefie (i) , ficut ilio tempore dedi pef 
manum dni Gregorii VII. Pape omnia bona mea, tam que nunc habeo , quam 
que in pofterum deo propitio acquifitura sum, & tam ea que ex hac parte 
mentis , quam que in ultramontanis partibus habeo, vel habitura fura five 
jure hereditario, live alio quoeumque jure prò mercede Se remedio anime 
mee & parentum meorum. Que autem irta mea bona juris mei fuperius 
di&a una cum acceffionibus & ingreflìbus feu cum fuperioribus & inferiori, 
bus fuarum qualiter fupra legifur in integro ab hac die in eadem Ecclefia 
dono & offero, & per prefentem cartuJam oblationis ibidem habendum con- 
firmo , Insupcr per cultellum, feftucam nodatam guantonem 6c guaafionerft 
terre atque ramum arboris, & me exinde foras expuli, guarpivi, & abfen- 
tem me feci , & a parte ipfius Ecclefie fic habendum reliqui, faciendum exirò- 
de pars ipfius- Ecclefie, aut cui pars ipfius Ecclefie dederit, a prefenti die 
quidquid voiuent fine omni m:a Se heredum ac prohetfedum meorum con- 
tradi&ione. Si quis vero, quod futurum effe non credo, fi ego Mathilda Co- 
mi ti fia , quod abfity aut ullus de heredibus ac proheredibus meis feu queli- 
bet oppobta perfona centra hane cartulam oblationis ire quandoque agece 
temptaverimus, aut eam per quodvis ingenium incingere quefiverimus , turfe 
inferamus ad ill&m partem, contra quam exinde litem intulerimrs, muita y 
quod eft pena auri oprimi Jibras mille, argenti pondera mi. milia. Et quod 
repetierimus vendicare non va!earr>us. Set prefens cartula oblationis cunftis 
temporibus firma permaneat atque perfifìat. Et bergarnena cum atramenta- 
rio de terra levavi, pagine Guidonis Notarii tradidi & fcribi rogavi, Ih 
qua lubter confianans teflibus optuli roborandam. Aétum Canufie Feliciter, 
Matilda Dei gratia fi quid eft in hac carta a me fa£ta SS. ■*$♦ Ego At> 
dericus Judex ìnterfui & SS. %t Ego Ubaldus Judex interfui & SS. fi- 
gnum manus Attonis de Monte Barranzonis & Bonivicini de Ganufia ro- 
gati teftes. Ego Guido Notarius Sacri PaJatii Scriptor, & hujus Cartute 
oblationi* poli traditaci compievi & dedi. 

CCLXXIX, 

An. r&* 

Uberto figlio del fu ^Alberto da Morignanó cede ai Monaflero di S. Prof- 
fere ogni jtta ragione fulla Corte di Nafleta , che et diceva di avert avuta 
in feudo dal March. ìAi&o e dal March Folco di lui figlio- , e promette di 
non recar più molejlia alcuna perciò al Monaflero medejtmo . véclum in loco qui 
dicitur Cufcognaaa . Murai. *Ant. EJi. T. L p. 174. Origin. nell* Arth. del* 
lo fìeffo Morir 

CCLXXX. 

- '' " J1 ' '' "' ■*■■'"' ,v ' '■ ' ''ialini .j (! . . , Jf . , 1., .1, 



(0 Quefti è il celebre Cardin?! 3.- Ber- P. Affo, ftampata- in Parma nel 1788. 

iiaH», che fu pei Vefcovo di Paima , Della donazione della- Contefla Matilde 

e di cui ha ferma: colla fuacenfueca eriK fi è parlato altrove a lungo, 
dirione ed efattelia la Vita il celebre 



7° 

CCLXXX. 

Oddo Bianco figlio egli pure dello Jleffo Alberto fa la mede/ima ceffi ont 
al detto Monajlero. Murat. L e. p. top. Origin. nello Jlejfo Arcb. 

cclxxxf. 

An. J104. 

Buon/tenore Vefcovo di Reggio , all' acca/ione dì una Ordinazione , quarti 
apud Novem facere . . . fueramus, dona al Monajlero di S. Pro/pero e al Juo 
Abate Giovanni alcuni terreni in loco qui dicitur Vicus Mozuri , fi in loco 
qui dicitur Magnum Casale. A6tum apud Novem per manum Frugerii Bis- 
maritine Ecclefie Archipresbiteri . Affarojì J\ /. p, 83. Origin. nelC sArcb. 
dello Jleffo Mon. 

CCLXXXII* 

An. 1105. 

Clari^a del fu A'rdengo Prepo/ìto dì Reggio, e Vedova del fu Sigefredo 
de Vicozoario dona al Monajlero di S. Profpero i beni eh* ejfa ha in loco 
qui dicitur Mothelena , colla fua parte di quel Cajlello e di quella Cappella, 
che ivi è dedicata a S. Gemini ano . Aólum in Caftro Vicizoarii.. /Ajfaroji 
T. /. p. 40$?. Origin. nelf Arch. dello /lejfo Mon. 

GCLXXXni. 

An. 1105. 

Bofone Arcidiacono dì Parma , // Conte Alberto e Uberto d't lui fratel- 
li (fi&H di Bofone Conte di Sabbioneta ) il Conte Valfredo e Berta di lui mo~ 
site , ed Ermengarda loro nipote , e Matilde Vedova del Conte Ugo co fuoi fin 
gli donano al Monajlero di S. Projpero una Cappella dedicata alla B. V. in 
Cartello Walterii co beni di ejfa propri. JfHt f bai. T. I. p. 411. Affaiofi 
T. I. p. 408. Pali' Arch. dello Jleffo Mon. 

CCLXXXIV. 

An, IIOJ. 

Z,o Jleffo Bofone dona al medeftmo Monajlero parte di uu terreno' in loco 
*qui dicitur pilcina viva. Affarojì T. t. p. 407. Origin. .nello Jleffo Aech. 

CCLXXXV. 

An. IT05. 

IN nomine San&e & individue Trinitatis anno ab Tncarnacione domini 
noftri Jhefu Chrifti millefìmo cenrefimo quinto quarto Kilendas Augu- 
Ai. Indinone tercia decima. Monafterio Santi Profperi conf-Tom Tito fub 
urbe regio ubi nunc donnus Abas Joannes fupraferipti monafterii preefle vi- 
detur Ego quidem in Dei nomine gerardus fn.us quondam Alberti de loc» 
qui dicitur Corrigea qui profllus sum ex nacione mea lege vivere Longo- 
bardorum offertor & donator fuprascripti monafterii prefens prelentibus di- 
xi . Qu : (quis in fanóls ec. Ideoque ego qui fupra gerardus dono & cfTero 
in eumdtm monafterium fan£ìi profperi p*o remedio anime mee feu fratris 
m?i Guidonis & mercede • it eft media mafaricia de terra iuris mei que eft 
pofita in loco gurgo in villa que dicitur runcife , ficut reóta &. laborata fuir 

per 



71 

fcr albricum de fuprafcripta villa runcife ee. Acium efl hoc in cafiro corri- 
gea fciiciter. 

Sigrum manus fuprafcn'pti gerardi de corrigea qui hanc cartam aufer* 
(ìonìs fieri rogavir ur iupra. 

Signa maruum GuilieJmi fìiius quondam gerardi de corviaco afque uber- 
ti nepos ipii Guilieimi & gerardi amizonis de foffedunde feu fredulfi de 
gurgo rogati tf. 

Ego Ato Notarius rogatus fcribere hanc cartam offerfionis pofitraditam 
compievi & dedi. 

CGLXXXVL 

An. 110& 
Dodone Ve f covo di Modena dà ad alcuni V invefUtura di una e afa del- 
la fua Chiefa in Pavia. Acium infra Monafterium Sancii Petri quod dici- 
tur Deverzolo quod eft conftrucium foris non multum longe Ticinenfi Ci- 
vitate, Origin. nelf *4rck Capit. di Mod. 

CCLXXXVIL 

An» IIO& 

Frogerio arciprete di Campigliela dà a titolo di cambio a Teu^one e * 
Gherardo Preti e Cu/iodi Ecclefie Sancii Venerii fifa Her.mum in Monte 
Carolilo un terreno della Cbitfa di Campigliola, que efTV videntu'r in Campo 
Gamefaxio ad opus hofpitalem riedificare ad honorem Dei & Sancii Venerii; 
e ne riceve in vece un terreno della Chiefa dì f. Ventrìo in loco & fundo 
Cervaricia juxta lacum ad hopus Ecclefiam edificare ad honorem Dei & Sart- 
re Marie de Campinola. A cium in loco qui dicitur Carolilo. Taccoli T* 
II. p. 264. Origin. preffo il fu Z?„ Bartolommeo Cammellini » 

CCLXXXVIIL 

An. 11060 

A Pud Caftrum holerjanum iuxta Ecclefiam Saréie Marie conqueftus co- 
ram Comitiffa. Matilda mifTus Abbatis Sancii Profperi , quod Alber- 
tus de monte baroncionis iniufte abftulerat monallerio iam dicii Sancii prof- 
ceri terram de cartefulo , quam prediéius Aibertus convicius in iudirio quod 
miufte poffideret, ism pridem per fenfentiam iudicum refuraverat. Quod 
cum fbiffet coram prefata domna comitiva notificatum & comprobatum, pre» 
fenfe minore ubaldo iudice & heriberro advocato aitante ibi ardoino & rai- 
mundo de baife & faxone de bibianello, prefente etiam archiprcsbitero de 
campiliola, & multis aliis, refutavif Albertus per juflionem domine comi- 
ti% & per laudum presti iudicis & cettrorum honorum heminum , qui su- 
pralcnpti funt» iam diéiam terfam. Et obligavit fé in manum comitiffe ma- 
tilde; componere pgnarn triginra librarum, fi de cetero ullam moJertiam can- 
tra monafterium S..nèii Prolperi de prenominata terra faceret . 

Faéium eli hoc anno dominici incarnationis millefimo centellino VX 
mefife ftptembri* 

Scripfi ego ubaldus iudex hec & deffinitioni interfui. 



CCLXXXIX. 



ccLXXxrx. 

An. 1106. 
17 Card. Bernardo Vicario *Appflolico foggetta il Monaflero di S. Miche* 
le dtl Monte ntlla Diocefi di Luni al Monaflero di Canoffa. %Ant. [tal. T, 
V. col. 477. Origin. nelf *Arcb. Capit. della Cattedr. di Reggio. 

CCXC. 

circa An. 1106, 
La Contesa Malfide effendo ad effa ricprfì prejfo Ba^ovara i Monaci 
dfl Munaftero della Pompoja per controverse , che avevano co Cherici della 
Cbiefa di S. Mcbel di Soliera , conferma la fenten^a fu et} già data dal 
Card. Bernardo , cioè che i' %Abate della Pompofa col confenfo del Vefcovo di 
Modena , debba fcegliere i Cbertci al fervtgio di quella Cbiefa , Jalvi però i 
diritti del Vefcovo jleffo , e che ejji , fé farà pojjibile , vengan trafcelti fral 
Clero di Modena . ^Aggiugne , che pacando per Saliera f %Abate altri Mona- 
ci dtl Monaflero debbano ivi effere decentemente alloggiati . ^fnt. hai. T. V, 
col. 833. Dal? %4nb. Segr. EJhnfe . 

eexer. 

An. 1107. 
Rodolfo e Guglielmo fratelli e figli del fu Ramerò da Valli fniera accor- 
dano la libertà a an lor fervo . *Ant. hai. T. I. co/. 85^. O rigin. nel Se* 
freto sArèb. EJtcnje, 

CCXCH. 

An. 1107. 
La Conteffa Matilde trovandofi nel Monaflero di Poltrone con numeroft 
ftguito f in cut era Ugo Vejcovo di Mantova , le fi preferita il Vefcovo di Mo» 
dena Pod^ne con alcuni nomini di Maffa ( Finalele ) * la pregano a difpetf 
farli dalf aggravio degli alberghi, a cui non erano mai fiati foggetù : tA[é 
ne rimette ti giud'tcìo , quando fia finito il tempo Quarefìmale , che allor cor* 
jeva . Or finito effo , ejamtnata la caufa , conferma loro la detta ef enfiane • 
*Ant. hai. 7". //. col. 60. Origin. nelf <Arch. Segr. Ejl. 

ccxcnx. 

An. 1107. 
Trovandofi la Conteffa Matilde in Ba^ovartt citi suo feguito , in cui 
■tyano fra gli altri Lanfranco e Iginolfo da Ganaceto , Gn'maldo e xArnuile dai 
Frignano, Rotechildo avvocato , Tetelmo e Ragnifredo da Balugola, e Ma» 
gniftedo Cantelli, alcuni uomini da Savignano cedono a Dodone Vefcovo dt 
Modena tutti i loro diritti contro *rfrdi^ one da Bagno per molti mobili t che 
avea loro ingiufìamente rapiti, e pe % quali %rfrd tigone avea dato per malle- 
vadore il m'dejimo Vefcovo , // quale perciò era flato coflretto a pagarne il 
valore. A cium in Bajoaria. <Ant fi hai. T. IV. col. jxg. Origin. nelì o£rch. 
Capii, di Mod. 



CCXCIV, 



73 

CCXCIV. 



A'n. ijcj. 
Bolla apocrifa di Paf quale IL in favore del Monajìero di Brejcello* 
itfffò . Illuftra^. di un piombo Brejcellefe p, ig. 



I 



CCXCV. 

-""1107. 
N nomine fanóìe & individue Trinitatis. Anno dominice Xrrcarnationis 

M. C. feptimo die mi. exeunte menie Ocìubri Indiccione Villi. (Jìc) 
(1) Ego quidem domnus dotho vir venerabile & epjfcopus fanóìe mutirten- 
fìura ecclefie, atque domnus Odo Archipresbiter per hanc cartuiam concef- 
fìonis & voluntarie tradicionis do, tradù & confirmo tibi Guirardo qui ?&> 
csris dal ponte tuifque filiis atque heredibus poflìdendum, idelì totam &iu- 
tegram decimam quam fanóìus geminianus habet in rnafcinara, & [ibi perti- 
net ee. , ideo quia multum nobis & bonis prefate ecclefie noftre fervicium 
contuliRi, & in noftro labore ad defenfìonem prefate rei nobiscum fempei* 
. effe per te & tuis bonis & cum omnibus tu:s hominibus niodis omnibus ve» 
luifli . Ideoque do tibi cifinellum mcum rniffum, qui te, ut diclum eft, de 
predicìa re corporaliter inveftiat, & ab odierna die liceat tibi eamdem rem 
habere, tenere, poflìdere. Itaque exinde prò predióìa re promiiifli, fi ca« 
ftrum de mafia, in co eft lìta Eccletìa predilla donacionis fanéìi jeminiani^ 
cui eft hec concefla decima, perfecutum fuerit, fi tibi notum & quefitum 
fuerit vel tuis heredibus, recurere aut per te cum duabus perfonis, ve] ei 
in adjutorium mittere duos viros, qui ad defendeudum adjutorium pj-eftent* 
Nullum aliud superimpofitum ullo modo petatur ec. 

Aclum in loco ponte .feliciterà 

Ego domnus dothus manu mea firmavi . 

Ego domnus Odo Archipresbiter manu mea fubfcripfi. 

Petrus notarius (acri palacii- fcripfit , poft traditum compievi ac dedi* 

ccxcvr. 

11C7. 

IN nomine Domini Dei & Salvatoris noftri Jefu Chrifti anno ab Ihcar- 
nacione ejufdem millefimo centefimo feptimo XII. Kalendas Januarii In- 
diótione XV. Conftat me Matilda Comitilìa filia quondjm Bunefacii Mar* 
chionis, que profeffa fum lege vivere Sahcha , accepiffe, ficuti & in prelen- 
tia teftium manifefta fum, quod accepi a vobis Raignerio filio quondam 
Raignerii , & Gerardo & Choradino germanis filiis quondam Bekncherii 
argenti denariorum honorum libras viginti de moneta Lucenfis finito pre«- 
tio ficut inter nos convenimus, ideft prò quarta porcione de Roca Tinger- 
ti juris mei omnia, quam abere, & detinere vifa lum in eadem Roca, Se 
in ejus circumiacentiis ad eandem Rocam pertinente intus & extra, fìcuti 
Tom. IL K mi- 



(1) Non é improbabile, che quefhcar- ciò la voce feptimo debba riferir/] alla vo- 
ta appartenga all' anno ri 00. in cui nel ce die, e che le cifre flit, vi fiano fta- 
rnefe d' Ottobre poteva efferfi comincia- te aggiunte per errore dal copifta, 
to a fegnare 1' Indizion IX. e che per- 



74 

mihi obvenit ex parte Lotcrii & Wifredi & Magnifredì germanis filiis 
qu. Magmfredi de loco Magrignano per Cartam vendicionis nominative 
tam cafis cum edificiis, quam pratis & vineis , feu tmfcaleis , ec, 

Acìum in Loco Bondeno de Runcore feliciter. 

Signum manus fuprafcripre Drìe Matilde ComitiiTe que hanc Cartam 
"vendicionis fieri & firmare rogavit, & fuprafcriptum precium accepit ut fu- 
pra , & ea releóìa eft . 

Signa manuum albrìcus de Nonantu'a, & Ametheo ejus fillus , & Ro- 
dulfo Pilofus in hac Carta rogati funt teftcs . 

Signum manuum Safo de Bibianello, oc Raìgnerius ejus propincus, & 
Rotecherius de Gonzaga , & Winezo de Bondeno rogati funt te'tes . 

Scriplì ego Rodulfus Notarius Sacri Palacii poli tradita compievi & 
dedi . 

Pili altri documenti confervanfì nel R. ^f re bivio di Mantova concernenti 
diverfi contratti di vendita di quejìa Rocca Tiniberga prsjjo Saffolo , di cui 
parlerò più a lungo nel Dizionario Topografico . Non effendo effi intereffami 
fé non a cagion delle perfone, che vi fon nominate, mi bajìerà qui darne un 
tranfunto , quale infume cogli altri documenti tratti da quel R. ^Archivio mi 
è /lato trafmpjfo per gentile^a di S. E. il Sig. Conte Gherardo Giambatijla 
d* sArco , allora Intendente Politico di quella Citta> e poco dopo da troppo im<> 
matura morte rapito alle Lettere e alla Patria. 

I107. io. Kal. Maii. Tnftrumentum venditionis faòle per Bernardum Gui- 
donem & Lanfranchum omnes de Crema Domino Ràynerio Corniti Ca« 
ftri Lariani , Girardo, oc Brance, & ejus fratribus de Curado de lo- 
co Caxani , de Rocha Tiniberte , & -de terra arativa, videlicet duabus 
partibus ex tribus di&o Corniti Ràynerio, & alia parte di&is de Cu- 
rado. Aól. in loco Campeelle. Rogit. Aibrici. (Origin.) 

noS. il. Kal. Decembrìs. Venditio racla per Raynerium filium quondam 
Raynerii de Caftro Riano Curado oc Girardo filiis quondam Berengarii 
de Cafiano prò jure, quod ad fé pertinet, & quod habet per Cartam 
venditionis a Raymundo de Malegnano, Lancerò, Gifredo , oc Man- 
fredo de tertia parte Caftri oc Rochf Tiniberrg intus & foris ubi« 
cumque ìnveniri poterit prò libris 40. argenti Lu.enfis finito predio. 
A£t. in Roca { Exemplum Putenti cum.) 

1198. 5. Nonas Maji . Émptio Gibertini quondam Bernardi ab Egidio & 
Janello de Macreta de tota parte Arcis Tiniberte , & de omnibus aliis 
rationibus, quas ipfi venditores poffidebant inTurri, Domibus, & Edi- 
ficiis, ac in Villis ubicumque fint fpe£tantibus dióìis venditoribus . 
Aóì. Macrete . Rogit. Girardini . {Origin.) 

1261. 25. Maji Emptio Domini Manfredi de SaxoJo de Curia, PoiTefTìo- 
nibus, & Jurifdiclionibus Roche Tiniberte/, & ejus diftricìu, & de 
PoiTcffionibus quarumdam Villarum in Epilcopatu Regii a Domina Gui- 
da filia quondam Domini Raimondini de Loda, & matre Domini Ai« 
bertini de Boccadelucis, & a Domina Petrina matre dióìc Domine Gui- 
de predio librarum 42. Mutinenfium. A£t. in Caftro Gonzagae . Rogit. 
Riticheri. 

I2<54« io. Fcbruarii. Emptio Domini Federici de Rocha a Domino Man» 

1 fre- 



75 
fredo de Saxolo de omnibus Poflelììonibus , Juribus, Jurifdifilìonibus , 
& VafTallis, quas & que ipfe Dominus Manfredus acquifivit a Do- 
mina de Loda, & a Domina Petrina ejus matre , jacenribus in Rocha 
Tinibertf, & in ejus diftri&u ; que Rocha ed in diftriclu Regii poli- 
ta prò pretio librarum 41. cum dimidia rexanarum. Acì. Mutine Rog. 
Johannis de Caxariis . ( Origin. ) 
iiój. 15. Martii . Emprio Federici Domini Ugonis de Rocha a Petro de 
Ja Louda, Parixino de Campforibus , & Amerio ejus Nepori de dua- 
bus partibus medìetatis prò indivifo totius Turris, & Gafamenti, Edi- 
ficiorum, & Glundionis Rochg , de Rocha Tiniberta, de duabus parti- 
bus terti? partis totius Gaftri & Curig & diftricìus di£ìg Rochf & 
Caftri, cum omnibus honurantiis , JurifdióHonibus , Pifcationibus, Ve* 
nationibus, Aqueducìibus, nemoribus, & Fluminibus, Pafcuis, & Sii- 
vis fpeèìantibus ad diòlas duas partes di&£ Rochg & Gaftri , & de dua- 
bus partibus certarum Domorum & Terramm, ac VafTallorum. Aél. 
Regii . Rogit. Gilioli . ( Origin. ) 
131 1 2. Novembris. Emptio Domini Matthei de Foliano a Federico & 
Petroio ejus fi ! io de Rocha de medietate prò indivifo Cafarnenti Tur- 
ris de Roche Tinebert^ . 
Item de tertia parte prò indivifo totius Caftri dicìj Rochf , cum 
omnibus honorantiis, Jurifdiétionibus , Pifcationibus , Venationibus, Aqu£- 
daclibus, Nemoribus, & Fluminibus, Pafcuis, oc Sylvis. 

Item de duabus partibus quorumdam Gafamentorum vacuorum in di- 
eta Rocha . 

Item de quibufdam Petiis Terrg in Territorio de Rocha Caderoze . 
& de VafTallis. A&. Regii. Rogit. Gulielmi de Benza. (Origin.) 

CGxcvir. 

An. £108. 

La Conteffa Matilde alla prefen^a di Dodone Vefc. di Modena , del 
Conte %/flberto e dì Uberto di lui fratello , di Raimondo da Baifo , di Ber* 
nardo di Magnifredo , dell 1 avvocato Rotechildo , di Maginfredo Cantelli &c. 
dona al detto Vefcovo e a fuoi fucceffori la Rocca di S. Maria con tutte le 
[ne pertinente . Àélum in loco Gubernulae . Sillingardi Catal. Epifc. Muti». 
p. 74. Dall' \Arcb. Capit. di Mod. 

CGXGVIII. 

An. iioS. 

La Contesa Matilde trovando/i in Montebaran^one alla prefen^a di Rai- 
nero figlio di Bulgarello , di Ugo di Manfredo , di Raimondo da Baifo , di 
Bernardo Beneventano , dì Iginolfo da G anace to , dì ^frdi^one , e di +d^%* 
da Magreda , di Jl'rdìi^pne da Bebbio decìde a ricbiefla del Vefcovo Dodo- 
i)o , che gli uomini di Rocca S. Maria debbono effere efenti dall' aggra- 
vio degli alloggi de Minifìri de' Conti . ^tnt. hai. T. L col. 737. Copia 
autentica nel? *Avch. Capit. dì Mod. 



K 2 CCXGIX. 



76 

CCXCIX. 

noS. 

ANno ab incarnatione domini millefimo centellino celavo de mcnfe Junio 
Indizione I. Conceffit quidem domnus Dodo gratia dei venerabilis 
cpifcopus mutinensis ecclefie Sancii Gemìnianì una cum confilio fratrum ca- 
nonicorum ipfìus ecclefie emphiteulis nomine Andree & Girardo germanis 
frliis duranti de loco fanòTti Johannis de muriana & eorum hcredibus ab hac 
die in antea & in eorum defcendentibus ufque in perpetuum , fcilicet petie 
due de terra infra hurbe mutina. Prima pecia cum cafa fuper fé habente ja- 
cet prope cartello &. epifcopatu , finefque funt ejus a mane Azo de conra* 
rìus, a mtridie rolaodus & Azo germanis, a fero maginfredus cantdlus, de 
fubtus via que dicitur ftrada , hoc quod intra hos fincs invenfum fuerit, & 
tft per menluram juflam tabule Secunda pecia ortiva u'tra cana- 
le in loco jufta hoiti epifccpi; Antique funt ejus, a msne Azo de Offrelda, 
& rodulfus camerarius, a meridie gabbus , a fero via* & ed per menfuram 
jufìam tabule quattuor.; amplius vero in fua re'ervavit potevate. Ut jam di- 
élis germanis & eorum heredibus faciant de fupraferipta terra ec. fccundum 
conftitutum ufum aliarum terratum ipOus civitatis; & perfolvant ob hoc an- 
nualiter per omnem menfem auguftum prò unaquaque tabula denarium unum 
veronienfem bonum & expendibilem ec. 

Aéhim in palatio urbis mutine feliciter. 

Hujus emphiteofìn fuerunt teftes Rotechildus avocatus, & Tetelmus vi- 
cedominus, & Azo de conradus, • atque Grafulfus & Ttuzo de Guido fif.al- 
cus, & albertus brina, & Gerardus da Corratoni & plures. aiii . 

Dominicus Sacri palatii notarius feripli & fubfcribcado compievi.» 

ecc. 

An. uoS. 
Berta figlia- di Gherardo de Caftro Walterìi dona al Mona-ìero , di S. 
JP re [pero tutti i beni allodiali, che effa ha Jn quel Cafìello. Attum ia Cadrò 
Walterii. %Affayofi 7\ I. p. 411.. DaW\Ar:b. del medsjìmo. Mona/i. 

CCCI. 

An- 1208. 

XN" nomine fancì:e & individue Trinitatis anno ab incarnatione domini, no» 
uri Jhefu Chrifti millefimo centefimo orlavo quarto Kalendas Ju'ii fndi- 
cìfone quarta decima. Tibi Gixla filia mea nos quidem in dei nomine atto 
fìiius quondam Gerardi de monte baranzone, & petrus filius jam d'ieri atro- 
nis, qui proferii fumus lege vivere falica, ipfo namque atto genitore meo 
mini confenciente & fubtus con firmante amici & donatores tui prefèns pre» 
fentibus dixjmus. Quia propter amore & dilec?tionis tue donamus in tuo ju- 
re & poteftate per nane cartulam donacionis titu'um proprietario nomine in 
te habeodum confirmamu3, hoc ed mafaricia una de terra cum cafis 6t omni- 
bus rebus territoriis juris nodri , quam habere vel poflìdere vili fumus in 
loco qui dicitur pulaco, que recìa & laborafa ed per gerardum mafarium , 
que nobis obvenit per cartu'am commutationis ex parte matilde comitifle ia> 
integrimi-. Que autem fupraferipta mafaricia de terra cunx cafis ec 
AÉtum in Carpo feliciter» 

Seri- 



77 
Scripfi ego qui fupra maibertus Notarius & judex facri palatii polì tra- 
ditam compievi & dedi. 

CCCIL 

An. 1108. 
Giovanni Jfbate dt S. Profpero dà in enfiuujt a Dedotte Vefc. di Mode- 
na tutto ciò) che il fuo Mona/ìero ba in loco Gsnitulo con una Cappella che 
i*vi è dedicata a S. Margarita , e tutto ciò che ha in loco Nirano . A£ìuni 
in Monaft. S. Profperi. lAffarofì T. L p. 15.1. Origin. neW j£rcb. dello /leffi 
Monaft.. 

ecciti. 

An. na§. 

Ew.ngarìa Baderà del Monajìero di S. Salvatore e di S. Giulia di 
Brejcia dà a li-vello per ip. anni a Arduino finito di Guido del Cajlello del- 
la Palude un manfo di terratgLn Carte ipfms Caftri Paludis in loco qui di- 
ci me Bedullo , pel canone annuo di quattro fot di Luccbeji da pagarji nella 
fefta- di S. Martino al M<nifìro di quel Mona/ìero in Migliarina . A&urn in 
loco Ci coniarla. Toccali T. IL p. ójo. Origin. neW */$rch* del Man» di £. 
Profpero. . 

CCCIV. 

An. 11 00. 

IN nomine fanóne & individue Trinitatis anno ab incamacione domini no- 
ftri Jhefu Chrifìi millefimo centefìmo nono tercio decimo Kalendas mar* 
cii indicione fecunda . Everardus Prepofirus canonice Sancii Profperi fitum 

in Caftro Regio. Si dignis noftrorum frdelium peticionibus 

.buimus fideìiores erga nos fore minime dubitarnus , ac prò omnibus & San- 
cii Dei Ecclefie fidelibus prefentibus (ilicet & fururis norum effe volumuj 
ut Monefterio Sancii Profperi quatenus omnibus cafis & rebus terriroriis , 
cafalivis & terrrs arabvlis, & pratis, & vineis, & pafeuis, & fìl vis juris 
prediche Ecclefie de Canonica presbit. bonefacii que effe videntur in loco 
Vicozoario ficuti fuit tenta per Ouberto & per Vvilielmo ex parte predicale 
Canonice per Ubellum ubicumque de prediéiis rebus inventum fuerit omnia 
au&oritate nofira concedere dignaremur. Cujus affidua confiderantes fervida 
pred'.cìis rebus territoriis eidem moneflerii ufque io perpftuum per hanc no» 
ftre inftitucionis feu conceffionis paginam concedimus & largimur ec- 

Aóium Monafterio Sancii Profperi feliciterà 

Ego Everardus Prepofitus fubfcripfi. 

Ego Gerardus notarius. Sacri palaci! poft traditam compievi & dedi». 

CCCV. 

An. uopi.. 

IN nomine Sancte fk indivìdue Trinitatis Anno ab Incarnatione Domini 
noftri Jhefu Chrifri Millefimo Centefìmo Villi.. Rendente Cornitifla Ma- 
tilda apud Sanóium Cefarium conqueftus ed VVibertus de Gunzaca, quod 
ipta injufte ofpitaret fuos iohs ( fic ) , feilieet Vinci uni- Se confrafres ejus 
de Canufia , commorantes in Corrigia . At ipfa promifit effe iufticiam face- 
te . Et nuttens Odaldum Judkem fuum ut convocati» miniftm ejufdem lo* 

ci» 



7 8 

ci, & bonis iohns (//e) inquìreret ei veritatem . Qui jufla complens venit 
in eodem Joco , & fecit ad le venire Girardum Comicem illius terre & Ro- 
Jandum & Manfredum Eknifenioris juratores eiuTdem loci, & Cosbertum <Sc 
Albizum de Valle putrida, & Alegro Johannis Robaldi"& Rodulfus de Ca- 
nuta , & requilivit ab eis iu Itici arti & veritatem ujus rei. Qui omnes tefli- 
ficati funt, quod contra jufticiam ofpitati fuerunt , & non recte eos ofpitarc 
debere. E::perra ac ventate, CominfTa promilit fc ita obfervare , & omni. 
bus fuis Miniftris mandavit, & dedit preceptum numquam amplius eos of- 
pitare. 

Signum manus. Ego Comitiffa Matilda manu 

Signa manuum Girardi de PJacia , Rolando, Manfredus Segnoreti, Gos« 
berto de Miliarina, Albezo, Alegro. Alii interfuere teftes . 

Ego A&c Nctarìus fcribere poftradita compievi & dedi. 

ccevr. 

A n. ino. 

IN nomine fanale & individuae Trinitstis anno ab Incarnatone domini 
noftri Jhefu Chrifti millefimo C. decimo undecimo die infrante menfe 
Junio indizione III. Dum necefle eli: unumquemque iftius a£live vite erum- 
pnofe imbecillitatene prò ut poffibile eft annihilaret atque contempnere 6c 
ad vera contemplativa fumopere gaudia tendere; fcriptum eft emm; quifquis 
in fanèlis ec. Ideoque ego Guibertus filius quondam Gandulfi de Saviola qui 
profcffus fum ex natione mea vivere lege Langobardorum prefens prefenti- 
bus dixi: offero leu dono monafterio fancìi Profperi confeflbris fìto fubur- 
bio , ubi nunc donus Attinulfus abbas preefTe videtur, videlicet omnibus 
rebus territoriis iuris mei , quibus habere & detinere vifus fum in Curte 
Gurganzoli cum terra de Spata in lacco, & in motilena , terram Girardi, 
& terram de Ifaac, & in Campigine quicquid mihi pertinet , & fuper iftis 
rebus in terris & pratis ebufcaliis cultis & incultis ec. 

A£lum in Caftro Gavafìto feliciter . 

Signum fupraferipti Guiberti qui anc cartam oflerfionis fieri & fcribi 
rogavit ut fupra . 

Ego Ingo notarius palatinus rogatus hanc cartam offerfìonis poftradita 
compievi & dedi. 

CCCVII. 

An. ini. 
La Conteff a Berta figlia del fu Gherardo ( da Guaiti rolo) e Vedova 
del fu Valfredo del Contado di Trevigi con ^Alberto fuo figlio dona al Mo< 
nafl. di S. Prof pero la metà di un terreno nel Contado di Parma in loco 
ubi dicitur Calale Cavagnoli, & eft de Curte que vocatur Caftrum Walte- 
rii ; la cui altra metà , che già era fiata della Contesa Donella , era poi p af- 
fai a in potere dello fleffo Mona/le ro ; e gli dona pure un terreno in loco ubi 
dicitur Roncore in eadem Curte Caftri Walterii. Aéìum Runcalie. *Ant. 
bai T. IL col. 2,73. %/Jffar. T. I. p. 410. Origin. nel? \4rcb. del medefim» 
Monajl. 



CCCVIII. 



19 

CCCVIIL 

An. il [T. 

Donazione al Monafl. dì S. Profpero di quattro pe%%t di terra in loco 
ubi dicitur Lacovio . Aéhim Regio. *Affarofi T. I. p. 410. Origin. nel? vfr» 
cbivio dello jtejfo Mon. 

CCCIX. 

An. un» 

Decìfione di una controversa intorno al terreno in Gafale Gavagnoli do- 
nato poco innanzi dalla Conteffa Berta al Mon. di S. Profpero ( V. num. 
GCCVH ) Acìum in Givitate Parmenf. *4ffarofi T. I. p. 412. Origin. neW 
yArcb. dello fleffo Monafl. 

cccx. 

An. 1112. 

Buon/ignote Vefc. di Reggio trovando/i alla Pieve di Bifmantova offia 
di C ' ampi gitola , e vedendo /' esemplar vita , che vi conducono i Canonici Jotto 
il loro ^Arciprete Frogerio , comanda ., che ad effa fi rendano alcuni beni, cbe 
il Vefcovo Ermenaldo fuo predecejfore le avea tolti , e innoltre foggttta ad effa 
alcune Cbiefe e Cappelle , cioè Ecclefiam S. Laurentii de Rotano, & jS. Prof- 
peri de Cagliatila, & S. Profperi de Velogno , & Capellam San£li 

& Capdlam S. Andree, Capellam quoque S. Venantii de Bufiana, la, qual 
ultima dal detto Vefcovo Ermenaldo era (lata data in feudo a Marcbe/ì Te- 
daldo e Bonifacio. Dà ancora alcune difpofii^ioni intorno le decime y e conce» 
de a quella Pieve quelle , fu cui egli avea diritto^ in Salfiula , e quelle de 
Vallebona &c. Taccoli T. II. p. ìóy. 

cccxr. 

An. 1112. 

La Contejfa Matilde dona alla Cbiefa di S. Cefario la Corte di Vilx& m 
cara , di cui /piega cosi i confini s a rmoe aqua que dicitur muzi, oc capi» 
tanei , Se via que dicitut' caxola: a meridie curtis de bazano & favignano» 
& Caftri veteris: a fero aqua Nizoìa (ìcut decurrit oc fluit in fluvium Scul- 
tenna & ab eo loco lìcut Scuitenna fluit ufque ad terras Capitaneoruni : a 
Septentrione Via Claudia, & Ecclefia de Zena, & terra Capitaneorum , con 
tutte le fue pertinente e tra effe il Caflello, il Brolo, il Borgo di S. Cefa- 
rio, i molini , e P acqua di Scoltenna , cbe dice effere fua propria, e tutti t 
fuoi Vaffalli , Capitani , Valvaffori &c. Ne eccettua i terreni da effa dati in 
tnfiteufi a Nobili di Sala , cbe P avean fedelmente fervi t a nella guerra contro 
l % Imp. t/frrigo IV. e a Pietro da Gomola, cbe avea un terreno in Villa de 
Scurzarolo. Aóìum in Curte bondeni de rongoris. Trai te/limoni fi nomi' 
nano: Arduinus de Palude ,. Opizo de Gonzaga, Rainerius de Caftro Ariani, 
Girardus de Plaza, Wibertus de Gonzaga, Albertus Manfredi, Wido de 
Rola . Baccbini Star, del Mon. di Polir. *App. p. 93. Savioli %/Tnn. Boi. T. L 
P. II. p. 149. 



CCCXII, 



So 

cccxri. 

1113. 

IN nomine Domini Dei & Salvatoris noftri Jhesu Chrifti anno ab incar- 
nacione ejufdem milleiimo CXIIl. Indizione V. ( J. VI.) feptimo Idus 
Junii . Dum in Dei nomine adeffent in loco baioaria Ubaldus iudex de car. 
penerà & advocarus Domine Comitifle Matilde ib:que cum eo aJius Ubai- 
cJcìs iudex, bolonus iudex, Lanbcrtus caufidicus de bononia, Johannes cau- 
fidicus de {'redo , albcrtus gramaticus de lancio marino , & ibidem prefenti- 
buo petro filio Ghiberti de Regio, Ubaldo de Modelena, atque Oppezone 
ratelmo de Sanclo Martino in rio atque alberto ferario de Cafale & aliis 
quampluribus . In iftorum prefencia atque teftimonio diffinita eft lis atque 
altercatio que erat inter donnum atinulfum venerabilem abbatem monafterii 
Sancii Profperi & inter Presbiterum petrum conftitutum miffum Ecclefie 
Sancii Petri de Caftro limide. Quod & ipfe Presbiter petrus proclamabat 
de Johanne Selvatico de Cafale, quod ipfe detinebat terram que trat iuris 
Ecclefie Sancii Petri. Ipte vero lohannes Salvaticus refponfum dedit: terram 
quam habso & teneo ego lemper abui & tenui ex parte fé n io rum de Mo- 
delena & Monafterii Sancii Profperi . Judices omnes & caufidici interogave- 
runt presbiterum petrum, fi probare' potuìffet per inftrumenta vel per alia 
teftimcnia, quomodo ipfa terra effet juris Ecclefie Sancii Petri. Ipfe vero 
neque per cartulas neque per teftimonia minime probare potuit . Pre- 
fatus vero donnus atinuìfus per inftrumenta & per alia teftimonia beno» 
rum hominum per laudaaonem iudicum jurare fecit per Sanòla Dei Evan- 
gelia , quod ipfa terra detenta erat line lite placiti per fpacium quadraginta 
annorum ex parte feniorum de Modelena et Monafterii Sancii Profperi. 
Tunc per judicum laudationem refutavit ipfam terram quam petebat presbi- 
ter peti us per fé fuofque fuccefforts fub pena X. librarum denariorum Lu- 
cenfium , fi amplius agere vel caufare prefumpferint, atque hanc noticiam, 
mihi araldo notario fcribere iufierunt . 

Ego Araldus Sacri Palacii Not. interfui &: fcripfi. 

cccxnr. 

it 14. 

Placito tenuto innanzi alla Conteffa Matilde per una terra que jacet in 
Pantano. Faclum in roch- Carpineti. <Ant. hai. T. II. col. 075. Copiatati- 
tenti ca nelì' \drch. Segr. EJlenje . 

CCCXIV. 

ir 14. 

IN nomine Domini noftri Ihesu Chrifti. Anno Incarnationis ejufdem M. 
C. XIV Villi. Menfis Madii Indictione fecunda . ( 1. VII. ) Quisquis 
in Sanctis & venerabilibus locis de bonis a Deo fibi collaris elemofinom 
contuterit, centuplicatum a Domnino fibi in gloria prfparatum inveniet me- 
ritum. Et ideo in Dei nomine Nos quidern Rainaldinus & Radaldus & 
Ugulinus, & Paganus Capitanei de Frrignano prò remedio animarum no- 
ftrarum & prò recomparatione omnium peccatorum nec non & parentum 
noftrorum atque prò noftrorum omnium heredum (a'ute animarum & corpo* 
rum , oflerimus tradimus donamus Ecclefie Sancii Nicolai de Sextula omnem 

il- 



Si 

fflam decimatiofiem , qu? in noftro domrùeato remanfit de-tenimemó quod 
olim detentum fuit per Sonardutum fidelem noftrum in Runco cervario, ini 
Coita credane, -in lacu lifcolò & in aliis locis ad idem domnicarutn perti- 
nentibus per manum presbyteri Maynardi ejufdem Sanfìi Nicolai Eccleiie. 
Re£koris. flta ut ab hac die in antea predi&a Ecclefia Sancii Nicolai feu 
Re&ores ibi Oeo ferwen-tes habéant '& teneant fine omni noftra noftrorum- 
aue heredum contradi&ione . Quidem fpondemus atque promittimus nos per 
aos & noftros heredes vel -fuccéflbres jam di£hm offertionem ornni tempore 
ab omni eontradicente homine deffendere & authoriza-re . Quod fi non fece- 
rimus vel facere ncqui veri mus , tunc piefatam offertionem prefate Ecclefie 5. 
Nicolai de Seftula fub extimatione in confimilibus locis refiituere prcmittimus. 
Predici Domini Capiianei de Ferrignano Dominus videlicet Rainaldinus 
& Dominus Radaldus & Dominus Ugulinus ,& Dominus Paganus de hoc 
toto iicuti fupra legitur coram Sacerdote Se omni Populo fuper Altare in- 
veftituram impofuerunt et hanc offertionis paginam fieri rogaverunt. Ubal- 
dinus filius olim Presbyteri Petrl ,.& Cadlus , & Galauronus, & Domini, 
cus de Favillo, & Martinellus de Mafcaro, & Dominus M^leillius ejufdena 
Gaftri de Sextula Caftellani , et ali! complures rogati funi teftes , 
Lochs Sigm* 

Ego Petrus DeJ gratia Notarius rogatus fcribere fcripfio 

GCCXV. 

IN nonline San£e & Individue Trinitafis. Mathildis Dei gratia fi quid 
eft . Dum olim apud Monrem Baruncionis efftmus , & prelenlibus JDo« 
mino Bernardo Parmen. & Bonoftniore Rhegenfium atque Manfredo Man- 
tuanorum Veoerabilibus Epifcopis quedam negotia tra£taremus , -venerunt 
Jiomines de Monticulo conquerentes quofdam malos & iniuftos usus p?r 
^loflros Miniftcriales fibi fieri , qui nunquarn antecefforibus illorum fue» 
runt impofiti. Audita itaque illorum querimonia, ficuti fepius ìllam an- 
te audicramus , atque rei ventate noftrorum Fideiium inquilKa juflitia af- 
fenfum prebuimus , & omnes malos ufus , qui injufte eis impofiti fue- 
irant maxime rogatu Domini Bernardi Venerabilis Parrcienfis Epifcopi il' 
lis remi lì mus. Notum igitur effe vommus omnibus noftris Fidelibus tara 
prefenribus quam fururis nos omnes malos & infuetos ufus, quos a tem- 
pore bone memorie Beatricis Mafris neffre habuerunt, aut per nos , & 
noftros Miniftcrinles eis in jufte impofiti fuerunt , omnibus hominibus de 
Monticulo deinceps remififle & -remittentes in manus domini iam elicli Par- 
-menfis Epifcopì ejusque fucceflbribus hoc idem perpetuo refutafie ; videlicet 
quod ulterius nobis vel noftris hominibus noftrisque fucceffbribus nullam 
albetgariam, coltam , vel aliquos malos usus, seu injuftam peticionem ul- 
-tra i'iorum proprium velie perfolvant, aut aliquando faciant . Dominus au- 
tem B^rnardus prenominati^ Parmcnfìs Fpifcopus per se fuosque fuccefiores 
iiobis noftrisve fuccefforibus e converfo refutavit, quod nofìris Arimannis 
de Monticulo nullos alios ufus vel fa£tiones deinceps requifierit nifi quos 
cjus anteceflbres videlicet Cadalus Se Enurardus (/te ) Parmenses Episcopi fo- 
Jum modo in pace & non in guerra ex illis habuerunt , quicunque auttm 
aliter, quam fupra legitur deinceps agere temptaverit, & infra tiiginta die* 
T»m. II. h poft- 



8z 

poftquam fibi requifitum fuerit, non emendaverìt, penam viginti librarum 
Lucori fium alteri parti debeat perfolvere, hoc noftro icripto, quod exinde fie- 
ri juftìmus, tirmiter in fuo robore permanente, quod ut venus credatur & 
firmius habeatur, noftre manus fubfcriptione firmavimus. 

Matilda dei grafia fi quid eft . 

Bonufenior Sanèle Rhegien. Ecclefie Epifcopus fubfcripfi . 

Ego Ubaldus Iudex fubfcripfi. 
_ Tertes fuerunt Arduinus, de Palude, Maìeadobatus , Guido de Bercerò, 
S^fTb de Bibianello, & Ra^inerius de Saffo, Ubaldus Iudex de Carpineto, 
Tebertus de Nonantula , Malabranca, Draco, Comes Albertus, Teuto de 
Parma & alii plures. 

Aótum eft anno Dominice Incarnationis MillefimoC. X T tII. feptimo de* 
cimo Ka.endss JuJii Ir.dift'one feptima apud Montem B&tuncionis per ma* 
num Ubaidi ejutdtm Cominfse Mathildis Capdlani feliciter. 

cccxvr. 

n'4* 

INF nomine Sincì?& Individue Trinitatis anno ab Incarnacione Domini no- 
ftri Lhriftì Millcfimo centennio decimo quarto, quinto exeunte Deccmbri, 
Indizione feptima. Ego Domnus Attinulfus. Abbas Monafterii Sancii Prof- 
peri confefions firus fubufbio regio. Qioniam neceffe eft erga fubit&os cu- 
rm impendere, & fummo opere confidendum eft maxime in his, qui fan- 
cìorum parrum precepta obedire cupiunt, & imitare volunt vaticimum prò- 
phete dicentis: Ecce quam bonum Se quam jocundum habitare fratres in 
Unum. Unde in Chrifti nomine una per confilium fratrum monachorum 
pred)61:i monafterii dignum duximus at-que placuit concedere Azoni clerico 

acque ttuzoni fu Jjhanni germanos finis quondam de loco 

Corigia & eorum heredibus legitimis ufque in perpetuum videlicet quatuor 
pecias de terra juris prenominati monafterii que jacent in fupraferipto loco 
Corrigia ..... fecunde pecie . . de fubto gerardi de corrigia ...... 

ttrtie .... de fub'o S. Michael &c. 

A&um in diclo Monafterio . Ingo Notarius . 

CCCXVII. 

IU5-. 

IN nomine Sancìe & Individue Trinitatis anno ab incarnacione Domini 
noftri Jhesu Chrifti millefimo centefimo XV. XIEf. die extunte Menfe 
lanuarii indicione cerava. Ego Henuerardus prepofitus canonice San£ti Pros- 
peri de regio . Si dignis noftrorum fidelium peficiombus affenfum prebueri- 
mus, fideliores erga nos fore minime dubitamus. Ac per hoc omnibus San- 
ate Dei Ecclefie fidelibus prefentibus feilieet & futuris, cum in Chrifti no- 
mine notum effe volumus, ut monafterii Sancii profperi confcfìoris (iti fu- 
burbio regio, ubi nunc Donus attinulfus abbiìS precffe videtur, quatenus 
mafaricia una de terra iuris prenominate mee canonica, que eft pofita in 
loco ubi dicitur fofìole te. predico Monpftc rio noftra au6Witafe concedere 
digoaremur. Cujus aflidua confiderantes fervida, prediéta mafarjria fit fu- 
pradi£ti monafterii ufque in perpetuum ec. Età tamen ut per prediclum mo- 
nafterium non pejoretur; et me qui fupra henurardus prepofitus vel ad nvos 
(ucceflbres per prcdicìum monafterium aut per miflum monafterii prò omni 

an- 



anno in ftftivitatem fan$;i prcfperi, que venit de menfe novembrls aut in- 
fra ipfum rnenfem ft£ium argentana denariorum Lucenfmm lex perfolvere 
debeat. 

Ego ingo not. palatimi? rogatus hanc coiicefljooern poftradita compievi 
& dedi. 

eccxviii. 

Z,a Contejja Matilde rinnova e conferma la donazione già fatta della 
Corte di iVil^acara alla Cbiefa di S. Cefario , Actum in Carte Bondeno . 
Fi ai teftimoni fono? Arduinus de Palude, Opizo de Gonzaga, Raynerius de 
Caftro Ariani, Wibertus de Gonzaga, Gerardus de Piaza , Vbicio de Cam* 
pagnola. facchini Sfor. del Mon. di Polir. %dpp. p. IQ$. 

CCCXIX, 

II 15. 

IN nomine fan Se & individue Trinitatis anno ab Incamatione domini no- 
ftri jhesu Chrifti millefimo centefimo quinto decimo .... vigeximo 
die intrante menfe Junnii Indizione feptima . Conftat nos Ugonem & Ra- 
gimundo , & Raginerio pater & filiis de Rodellia , qui profeflì iumus nos 
ex natione noflra lege vivere Salicha, acceptflemus nos comuniter ficuti & 
in prefentia teftium per confenfum & ai&am licenciam ab ugione bonflìo 
germano noftro accepimus a te Ubaldo judice de caftro Mandria argentum 
denariorum lucenfium folidos quadraginta VII. finitum precium ficuti inter 
nobis convenit, feilieet ex integram portionem de noftris juribus rebus, 
quam habere vifi fumus intus caftro Mandria vel in ejus pertinenciis; exce- 
pto quantum tenent ex noftra parte notarii de Rodillia . Et nominative fi- 
milique (fic) per hanc cartulam & ipfo precio tradimus tibi Ubaldo judice 
omnia que detinet Petrus de offiano ex noftra parte tam intus caftro Man- 
dria quam et foris tam in offrano quam in planciano et in pulliaco vel in 
aliis locis omnia & ex omnibus qualiter fupra legitur in integrum . Que 
autem prenominatis rebus juris noftris quaiter fupia leguur una cum acecfc 
fionibus & greflbres earum rerum feu cum fuperionbus & inferioribus earum 
return in integrum ab hac die tibi Ubaldo judice prò fupraferipto precio 
vendimus tradimus & mancipamus ec. A&um in caftro Bbio felicitcr. 

Signum manuum Ugoni & Ragimundo & Raginerio , qui hujus cartula 
venditionis fieri rogaverunt ut fupra. 

Signum manuum hec eli vel confirmitio teftium , Inricus de Bebio. 
Gerardus de cirellio. Inricus & Rolando canzunerio (1) de Bebio. Crispo de 
Mandria, qui interfuerunt & teft<s rogati funt . Ego Ingo Norarius Sacri 
Palacii Scnptor hujus cartule venditionis poft traditam compievi & dedi. 

L % CCCXX. 



(1) Non è inverifimile , che quefto fefler compone? L' Italiana non era an- 

foprannome , di canxunerto venirle dato cora abb^fbnza formata . La Provenzale 

a Rolando, perchè fi dilemfle di andar non par che fofle per anche conofciiita 

cantando canzoni ; giacché in ogni tem- in Italia . Erano probabilmente in quel 

pò il popolo ha amati ta'i divertimenti, rozzo latino barbaro , che allora dovea 

Ma chi può fapere, in qual lingua effe effere i} più ufato. 



«4 

cccxx. 

ANno ab incarnatione domini Millefimo C. XV". prich .... Aug. In- 
dizione Vili. Breve recordaeionis qualiter paóìum fuit inter demnum 
Dodonem mutinenfem epifeopum & pctrum prspoutum aecclefìae Sancii Ce- 
sarli una cum confilio & consensu fratrum canonicorum nec non & eiusdem 
loci vicinorum , eo modo quod predi&us praepofitus promifit per ie & fuos 
iucceffores obedire aecdelìae Sancii Gcminiam & Dodoni episcopo & suis 
fuccefforibus catholicis, videlicet de xzcldix & clerioorum ecnsecratione , 
& de lìnodi celebratione, five sacramento, nec non de crismatis & o't'i su,- 
sceptione. Et fi predicìus praepoiìtus & sui fucceflbres hoc alloco modo in- 
fingere temptaverit ,. Iciat le oompofitutu-m a?cclefae San&i Geminiani de~ 
nanorum Lucenfium libras centum . Item prefatus DcJo mutinenfìs Epifco- 
pus promiht per le & fuos fucceffores. una- cttm confilio fratrum canonico- 
n*nj nec non & civium acccleiiae SanéK Cetani & petro puepofito & fuis 
iiicceffbribus nullum a!iud fu per- irn politura faicere . Quod h fècerir, fcict le 
iEccklìae far.cfct Celarli pene nomina Hhras G* denaricrum Lucenfium limi- 
hisr compofituru.TB . Et poft penam ioltttànr hec in fu a firrnitate peimaneat.- 
Aclu'Ti in Urbe Mutina ju^a secclefiam Sanali Geminiani feliciterà 
Duo brevi uno tinore fcripti flirt.- 

E40 Petrus Prep')litus Ecckfìa» S'aneli Cefarii manu mea fubfcripfi . 
Ego Albertus. Presbiter Ecclelìae Sai éìi Cefarii manu me* ■ JubfcripG». 
Ego Rolandus Presbiter mànu me3 fubfcripfi., 
Ego Johannes Presbiur manu mea fubfcripfi. 
Ego Vitalis- Diaconus manu mea fubfcripfi'. 
Ego Rozo Subdiaconus manu mea fubfcripfi. 
Ego Rolandus Subdiaconus manu mea lubfcripfio- 
Ego Adam exorcifta manu mea fubfcripfi. 
Ego Bolo exorcifta manu mea fubfcripli . 
Ego Bonifacius manu crea fubfcripfi , 
Ego Grìmizo manu mea fubfcripfi. 
^iujus rei tefìes interfòeraat Gerardus filius ^o(cms\ Aio filius Con- 
fa dF7 Graiulfus, Gracianas, Martinus Sedemarius , Petrus filius Vvidonis 
judicis, Rozo Gaftaldius, & Rainerius filius Alberti de Gagio, & Albertus 
filius teuzonis, vvido adigerii, Vvaibertus de brolio , Albertus Ettuii, 
Martinus ferarius, Azo de Cuminella & plures alii . 

Ego Domini cus Sacri Palacii notarius fcripfi & fubfcribendo compievi. 

CCCXX L 

ANno- ab inccrnatione domìni millefimo C. XV. de menfe decembri In- 
dizione Vili. Breve recordationis ad memoriam retinendam , qualiter 
Epifcopus Dodo pepigit Camello Savègriarif Grimaldo de Eregnano . Dedit 
prefatus Epifcopus mutinenfis accidie fuprafcnptum Caftcllum ad cufto- 
diendum & retinendum prenominato Grimaldo, ut debeat ibi abitare fecurt- 
dum jufia fupraferipti Epifcopi ad fuam fa Ivana fidelitatem ab hac feftivitate 
nutivitatis domini proxima veniente, qua? eft de menfe decembri, Se eft mil- 
lefimo CXV. ufque ad duos annos expktos, 6t fi necefie fuerit iupraf-ripto 

Epi« 



Epifcopo vél fué fòrcìe infra hos duos ahnos Grimaldo neque Tuo miflb non 

debet con tradi cere ... * caftellum falvo fuo convenru . Et poft trania* 

B.os duos os annos debet redderc fuprafcriptum caftellum prediófco epifcopo 
ve} (uo certo miflfo. Et fi Epifcopus defuerit, debet reddere in poteftatem 
avocati & confanonerii & canonici» Ecclelìae Sancii Geminiani , fi inter ecs 
concordavef snt . Et fi non concordaverint, tunc in ilio tempore, quando 
Epifcopus ftterit , reddaf Epifcopo. Hoc jure jurando corporaliter preftito 
promiìit Grimaidus pei' bonam ftdern obfervaturum • oc infuper obligavir. il- 
lud béntficium quem tenet ex parte epifcopi in manu prefati Epiicopi, & 
libras C. denariorum Lucenfium , fi per bonam fidem hoc quod iuperius le- 
gìtur non obfervaverit. Et predi&us Epifcopus dedit Grimaldo ferciam par- 
tem de redditibus, & ufrbus caftelJi Savignani , & terciam partem de frugj- 
bus & iabóribus & de dornnicatis, quibus Epifcopus abere videtur in curte 
favegnani prò cuitodia caftelli , & duodecim libras denariorum lucenfium in« 
fra hos duos annos debet epifcopus dare- & non dtbet ei auferre fine con- 
vita culpa fuprafcriptum benefioum . Et poft tranfacìos duos annos debet 
re vertere predi&am terciam partem quali ter Iuperius legitur & prefatum ca» 
fleilum in pnteftatem fuprafciipti Epifcopi vel ejus fucceflòrum , fine omni 
ejus contradicìioine & ejus hertdibus fub obirgatione fuprafcripte pene. Promi« 
lit prefatum Epifcopum hunc ccnventum obfervaturum, & fi non obferva- 
verit, obiigavit fé compofiturum nomine pene libras fexaginta denariorum 
lucenfium . 

Aéìum in Caffro Savignani feliciter. 

Hujus rei interfuerant teftts Noidiius de Cartello veteri, Lanfrancus de 
gandaceto, Ardezion de rnacreta , Albertus de muntebelii, auxelittus* alfre* 
dus, Sigezo, Azo, Ugo de Savegrano & piures alii . 

Ego Domiaicus Sacri palacii notarius fcripfi & interfui, 

CCCXX1L 

. . . . 4 lue. 

DUrri adjffet in Dei nomine Domìnus Menrìcùs grafia Dei Imperator Au- 
gufius in Civitate Rcgenfi (rj, ib.que cura eo Cluniacenfs Abbas, (i) 
Judicts quoque Warnerius de bononia , !$ Ubaldus de Carpeneta, Ribaldus de 
Verona, Lambertus de Bononia, Lanfrancus de Cafale auri , Henncus Dux 
filius Welfi marchione, (4) Bonefatius & Rainerius Paradiius atque Anici» 
itjus de bufeo , feu Ubertus Pelavicinus (5) & Comes Albertus de Sabloneta,, 

Ca» 



~— . 



CO Dopo la morte della Con teffa Ma- (3) Qppftì è il celebre Irneriouno de* 
tilde, rirrip. Arrigo V. venne ih Ita/fa primi e de' più celebri GiiirecOnfulti dell' 
3>er prender poflefio dell'eredità da effa Uriivérfità di Bologna. 
Jafciata, come fi è oflfervato nelle Me- (4) Arrigo Duca di Baviera dettò ii 
morie Storiche. A tal fine ei venne ah- Nero figlio di Guelfo IV. primogenita 
che a Reggio, óve il troviamo in que- del March. A7zo Alberto d r Elie , e an- 
dò Dip'cma agli 8. di Aprile;- e il ve- tore della R. famiglia de' Duchi di-Bruns* 
dremo tra poco a' 17. dello fléffó mele wkh. Guelfo V. maritò- della Cornetta 
ih Canoffa, a'ò. di Maggio in Gov«r- Matilde era fratello dì Arrigo. 
no '°' ... (^ Quella è la prima menz ; one che? 

(ij Ponzio Abate di Clogny , e p a . trovifi del Msrchefe Uberro Pelavicino, 

rente écl Papa P&fquale IL da sui difeendei la fcobthffiraa fgmigtf* 



85 < 

Capitaneus Ardoinus de Palude, Araldus de Mellegnaho , Girardus de Cor» 
nszano, Malleaddobatus, Odo, Alamannus, Gerardus de Bolonis , Raintrius 
Saxonis , Atto baratti Cives Parmenits, Vvido Gis'.ardi & Albertus nm- 
perti , & quam plures alii . In eorum prefentia conqueftus eft domnus B io 
Archidiaconus Sanile Parmenfis eccleiie cum confratnbus ibis fuper fìiios Ge« 
rardi de Herberia de curte una, que nominatur marzalia in comitatu muti- 
nenfi , quam pater eorum injufte & violenter invaierat . Audita eorum que- 
rimonia fuprafcripti Judices laudaverunt Curtem illam juri fuprafcripte Ec- 
cleiie prcfcntialiter effe reftituendam . Tunc filius Gerardi unus , qui ibi ade- 
rat , in pretenda Domini Imperatoris òt fupra fcriptorum circumftantium 
per virgam, quam in maru tenebat, eam refutavit , & finem fecit in mani- 
bus fupralcripti Arcidiaconi & confratrum fuorum. Prefatus vero Donnus 
Imperator per fuftem , quam fuis tenebat manibus, mifit bannum fuper no- 
minatum Archidiaconum & confratres fuos & fuper ipfarn curtem, & fuper 
ipfas res ad curtem pertinentes, quod fi aliqua perfona magna parvaque, fi- 
ve dux five marchio seu comes vel vicecomes feu Gaftaldio vel alia queli- 
bet perfona prefumpferit fuprafcriptos Canonicos eorumque fucceflbres de pre- 
fata curte diiveftire vel moleftare aut inquietare per quodvis ingenium , Iciat 
fé compofiturum nomine pene libras C. euri optimi, medietatem Camere 
noftre,&medietatem prefate Ecclefie . Quod ut firmi us habeatur nec umquam 
temporis diuturnitate oblivioni tradatur , hanc notam. fcnbi juffit & fublcri- 
bendo manu propria corroborava» 
Henri | cus dei grafia 

Quar I tus Romanomrrj 
Imp I Auguftus 

Subfcripfit 
i$4 E^o Wernerius judex afFuì Se fubfcrip. 
Ego Ribaldus judex interfui & fubfcrip. 
Ego Ubaldus judex interfui & fubfcrip. 
Ego Lanfrancus judex interfui & fubfcrip. 

Anno ab Incanì. Domini Millefimo C XVI. o£hvo die ingrediente 
menfe Aprili Indizione nona. 

Ego Dominicus Sacri palacii Notarius fcripfì , & fubfcribendo compievi* 

cccxxrn. 

IN nomine fan&e & individue Trinitatis. Henricus divina favente clemen- 
tia quartus Romanorum Imperator Auguftus. Erumpnole hujus vite dif- 
elimina confiderare oportet dum fumus in via, quatenus amiffis temporalibus 
commodis vita comite non privemur eternis . Sepiffime dum his utimur ab 
improvifa morte rapimur & tunc ha&enuc vagando fero cupimus querere 

quod 



Pallavicina, che qredefi con bum fon- mento dell'anno n?4. prodotto dal Mu- 

d^mcnto aver comune !o flipire colla ratori ( A«ùcb Efl T. I p '54- &c.) 

Eflenfe e co"a Malafpina . An/i il ve- fembra indicarci, che in querto fratteta- 

derlo qui nominato Tenia l' aggiunto Mar pò egli ottenete quel titolo. 

ebicy con cui poi vien dimnto nel docu- % 



% 7 

qtlod obftantibus culpis non meremur accipere . Ac per hoc ob peccatorum 
lìoftrorum rem.ffionem & intervenni Arnaldi noftri cileèli Capellanarii & 
aquenfis prepofiti nec non Hugonis Abbatis Sarcli Appolonii Ecclefiam ejusdem 
fancli Appolonii Canuffie dram IMos (ub noftri mundiburdii tutelia omnium 
nostrorum fidelium prefentibus & fumns noverit univerfitas fufeepiffe cum 
rebus & familiis utriulque lexus quas nunc detinere dignoscitur vel in futu- 
rum aquirere poteri, videlicet parttm Caftri Caruflii que eft fub Monafterio 
& Capelia Sancii Martini cum omnibus fuis appertinentiis. 

In Anti.io mans. I, in Surdiilio mansos li. in fidano mansos II. in 
Petregnano manlum I. in Cafola manics II. II. (fi e) cum Capella Sanile Eu- 
femie cum omni Tuo jure. in pulianeilo mansos III. Se domnicatum. in alia- 
no II. in arcetto II. in imrmoriollo II. & facutiolla I. in fontana II. in 
panzano V. in Budrione III. in qugnente III. in fo fifa Scismondi IL in Cam- 
pigine l. in rivarolo fortes II & capellam Sancii fauftini cum omnibus fuis 
pertinentiis. in bibianello & Corniano IL et dim. in Bibianello Ufi in pia- 
Zola capellam fanóle Euph mie cum omni fuo jure & manfos IL in fino ca- 
pella I. Sancii Georgii cum decima & omnibus fuis rebus, in cavillano man- 
ibs II. in Ciliano III. in burfellia III. in fadugnano IL in roncullo morti- 
tiam I. in montemauri manfum I. in betogna I. in valle fiivarani III. in 
ceretu ! lo IL in baracon dim I. in pìanzone III. in caffina I. in liiìgnolo I. 
in roncoveteri L in burano IL in grafono capella Sancii Profperi cum deci» 
ma & cmni fuo jure domnicatum. in cafalino manfum I. terram f.imilie de 
CanoflTall. & decimm de domnicato Bibianelli. decimam braide Sarcli Pefri 
de Gaviliano que fuit domnicat. canofle paterni Cargioni & pantani, in rivai» 
bulla manfum I. & in Caprile I. in cartello Regnani manfum I. in fivici^no 
I. in vignale II. in bagniano III. in cafulla IL in mnuregnano** prataria IL 
in rozanoll.in feurano IJ & quidquid eadem Eccìefia habet ultra flumen hentie 
& quidquid habet ultra flumen Situle & quidquid in montibus poffidet cum 
una Capella & Domnicatum quarantulle cum Olivero & Curte de Colognola 
cum duabus Capellis & omnibus Manfibos ad eandem Curtem pertinentibus 
Se Mon. Sancii Michaelis de Monte cum omnibus rebus que poffidet 6c hos- 
pital Sancii Laurencii in loco Caftri titum cum omnibus fuis pertinentiis, 
in Livizano manfum I. in valle I. in Caprignano I. in rofina I. in urlìgnano I. 
& caftuim Sarzani cum Capella & omnibus fuis pertinentiis. caftellum Fe- 
line cum duabus Capellis curte & cum omnibus pertinentiis & cafteUum 
novum & curte cagno'a & Capellam Sancii Proiperi cum omnibus fuis per- 
tinentiis & XII. manfos ques prefata Ecclelia canoflina iubente Comitiffa 
Matilda beate memorie per placitum recuperavit a filiis Laudrxini tres in 
piagnollp, & I. in gavalolo , & li. in viguilo & I. in talata , & 111. in va- 
gine, & L de roppo, & IL de viguilo & quidquid prenominata Eccìefia 
habuit per judicium cononis. in Bazalano manlum I. in Budrio fi!ii petri 
de gomola dederit pred ci- Ecclefie prò iudicio ejufdem cononis ck quidquid 
fupranominata Eccìefia poffidet in bagnolo & in gurgo & capellam Sarclc 
zulie fitam in fuburbio bononiends civiratis & quidquid fupradicla Eccìefia 
u'qne nunc aquilivit vel aquifitura eft. Precipimus itaque ec. Signum . Dom. 
Henri ci quarti Romanorum Imperatore inviclifJimi . Burcardus canceliarius 
& monafterienfis epifcopus recognovir Data XV. KL. mali inditione { fic ) 
Anno dominice Incarnationis milk-fimo (XVI. regnante Henrico quarto re- 
ge romanorum anno X. Imperante V. Aclum eft canuffii in cbjifto fdiciter . 

Se- 



* 



D 



Segue P [finimento di autentica dì quejla /corretta Carta rogate nel 1414. 
16. Febv. in Reggio da Pietro Cavajaccbi colla ricognizione di altri Notai, e 
la legalizzatone originai dì Tebaldo da S.ej]~o Vejcovp di Reggio del 1425. 
15. Genn. 

CCCXXIV. 

Ilio. 
Um in Dei nomine die Sabbati , que eft fexta dies infrante Men- 
le Madii in Joco Gubernule, fcilicet in Canonica Sa,>éìi Remigii , 
H eirti cus Dei grafia Quartus Romanorum Imperator Auguftus in Conlilio 
fìaret prò fui Imprrii (uor.umque fidelium utilirate : adeffcnt cum eo War- 
nerius Bononienfis, Ubaldus de Carpenetha , Ribaldus Veronenfìs Juoices, 
Albertus Cora^s de Martonngo , Albertus Comes de Sablonetha, Maitra- 
verfus, Girardus de Bofcito (1), Arduinus de Palude, Guido de Maifredo, 
Saffo de Bibianelio, Maladobatus, Albertus & Bernardus frater ejus, Girar- 
dus de Ccrnazzano, Se reliqui quamplures Viri Nobiles; ibi in illorum ve- 
niens prefentiam Martinus Sante Marie Monafterii Pompofe Monacbus una 
cum Martino de Sanéto Marino & Johanne de Bertulafco ceperunt peterc 
ac poftu'are mercèdem Dorano Henrico Imperatori piiffimo,ut predjcìo Mo- 
«afterio Sarete Mane de Pompol'a juflicism faceret de Ubaldo U^onis filio 
de Maifredo, qui injufte turbaverat poffe {fioriera de quadam terra, quam 
predicìum Monafterium tenuerat in loco, qui dicitur Solerà Uberti . Uaal- 
.dus autem Conradum Comitem au&orem nominavit (2). Sed idem Comes 
Conrac'us paucis ante diebus per iplius Imperatoria fententiam fuper eade.m 
■poffcflìone vi£tus fuerat. Juflit ergo Imperator, ne predi&us Ubaldus ali- 
<juam moleftiam eo nomine centra predi£lum Monafterium faceret ec. 

FaGunT eft hoc Anno ab Incarnacione Domini noftri Jefu Chrifti mijt 
ìefimo centefìmo decimo fexto, Indi&ione VII1L 

+h Hoc figno Crucis idem Imperator faanc noticiam corrobora vit (g).o 

*& Ego Wernerius Jud^ex affui & fubfcripfi. 

Ego Ribaidus Judex interfui & fubfcripij. 

Ego Ubaldus Judex interfui & fubfcripfi. 

i$* Ego Obertus Domini Henrici Imperatoris Judex interfui, & par 
.ejufdcm Imperatoris prexeptum hanc noticiarn fcripji. 

cccxxv. 



(1) Quelli è probabilmente il primo II P- H*- ) 
Antenato conofeiuto della nobilimmi fa- (2) Io non Co indicare., dai fia quefto 
miglia Bofchetri ; il quale dovea effere Conte Corrado, fé pure ei non e* il ni- 
figìio di un Bofcito oBofcherto. Di que- potè dello fte/To imperadore Arrigo V. , 
fio Gerardo è p-obabile che folle figlio che Tanno r 19. fu poi fatto Marcbefe 
qu.'IT altro Bo r che?to , che vedrem nomi- e Duca di Tofcana . 
na;o più volte nelle carte verfo la "metà '?) Ecco un efempio dell'ignoranza 
di quello fecolo (teffo ; e forfè ancora era anche de' p;ù gran oerfonagei di quefto 
figlio Hi Gherardo e frnel di Bofchewo fecolo. V Imperadore medefìmo è co- 
glie 11' lfy> qui vocatur Bofceto , che con Aretto a fottofenvere il diploma con un 
Adelafia fua madre e con un fuo fratel- fegno di croce, non fapendo fegnare il 
Io è nominato jn una carta Nonantola- fuo nome „ 
na dell' anno 1135. ( Ster. Nonant. T. 



s 9 

CCGXXV. 

An. 1116. 
tAitìnolfo *ébate del Mon. di S. Prof pero cede a tuoi di cambio a Ro- 
dolfo Cberico e Canonico della Chieja di S. Profpero del Cajlelle di Reggio 
un terreno in Curticella, e invece ne riceve un altro in Runchadelle . Acìum 
in di&o Monaft. Taccoii T. III. p. 35. Origin. neli'Arch. dello fteflò Mo- 
na fiero. 

GCCXXVI. 

circa 1116. 

IN nomine Sanclae & individuae Trinitatis. Nos/ Bonus fenìor Reginae 
Ecclefiae humilis fervus diéìus Epifcopus . Univerhs fratribus Clericis & 
Laicis tam praefentibus quam futuris in dioecefi commorantibus falutemper- 
petuam & benedicìionem in Domino. Dignum eft, fratres, Deoque <kho- 
minibus acceptabile, nos, qui paftoralem curam indigni fufcepimus , & ani- 
marum Praelules dicimur, circa Dei Ecclefias vigilare, & religiofa loca , tara 
fpiritualibus quam temporalibus òk beneficiis augere, & orationibus adju- 
vare; in uno enim noftrae animae fanéìaeque intentioni meritum fempiter- 
rum non tranfiiorium cumulamus, in altero officii debitum utinam ad me- 
moriale perpetuum &. aeternum remedium adimpleamus. Dum itaque hujus 
intentionis quondam fervore duòli tam fanòìae operationis ftudio operarti 
daremus , ad confecrandam Eremi Ecclefiam , quam venerabilis memoriae 
Comitiva Mathildis (1) in praedio apud fylvam Maraulam prò remedio ani- 
mae fuae fuorumque parentum conftruxerat, multifque beneficiis ditaverat , 
invitati acceflìmus a fratribus tunc inibi religiole fub fratre Stephano vene-, 
rabili Eremita atque Presbytero converfantibus , de quibusdam decimis ad 

ejufdem todrum pertinentibus expediti non prius eorum petitionì 

annuimus, quam praefente GomitifTa, atque iuper hoc etiam mittente peti- 
tionem ante praefentiam videlicet D. Bernardi S. R. E. venerabilis Cardina- 
li s atque de confenfu D. Pafchalis Papae Vicarii, apud Garpum poftea fo- 

lemniter adimplevimus ; fcriptum etiam fieri Tres itaque decimae 

portiones, quae ad eorum pertinere videbantur, feilieet de novalibus novi- 
ter facìis, aut ulterius faciendis, nec non terrae Car'niuni, quae nunc novi- 
ter laboratur intra confinia fluviorum quoque Trifnariae & Tafubli prae- 
libatae Ecclefiae ad ufum Eremitarum habendas perpetuo, & pofiìdendas con- 
cedimus. Quartam vero, quae Plebis eft S. Vitalis, aut S. Mariaé de Cam- 
pinola, nec dare pofTumus, nec debemus. Illam tamen quartam, quam te- 
ftavit beatae memoriae praedeceffor nofter Heribertus Epifcopus inter Ple- 
bem S. Vitalis eis concefiìfTe, & nos concedimus, & indulgemus ; de do- 
minicatu videlicet eorum, qui fuis manibus vel fiiorum hominum ad eo-. 
rum folummodo dominicatum ufum laboratus fuerit. Si quis autem contra 
hanc noftrae inftitutionis paginam venire temptaverit, & ftudiofe vel inju- 
fte temerare praefumpferit , nifi refipuerit , perpetuo anathemati fubjacebit. 
Tom. IL M Quod 



(ì) Quella eforeffione, che indica già quella carta circa il ino. 
morta la C. Matilde, mi ha fatto fidar 



90 

Quod ut verius credatur, & firmìus habeatur propriae manus fubfcriptionc 
fumavimus. 

Ego Bonus fenior far.clae Regienfis Ecckfiae dióìus Epifcopus fcripfi. 

U^o Praepofitus interfui. 

cccxxvir. 

II 17. 

IN nomine domini noflri Jhefu Chrifti. Ego Mathilda Dei gratia Roma- 
norum regi .... & offcro prò mercede & remedio anime domini mei 

Imperatoris & mec fanóne eccl ti Rafaelis, ubi nunc domina He- 

remengarda Dei gratia abatifla preefle videtur, molendinum unum in loco 
Herberia cum canale & aqueductu & edificio & fundamento & cum ingref- 
(u & exitu & cum omnibus adiacentiis & pertinentiis ad luprafcriptum mo- 
lendinum pertinentibus in integrum , ut prcfatum monafterium habsat jam 
dicium molendinum line omni moleftia & inquietudine ad ulum, & fum- 
ptum earum perfonarum que ibi deo ferviunt vel in antea lerviture lunt. 
Preterea recipimus in deferjfione & mundiburdio noftro prefatum monafte- 
rium & omnes perfonas & poifefììones ibi pertinentes, fi ve que modo ibi 
funt , vel in pofterum effe contigerint. Precipientes itsque interdicimus ec. 
F.cìum eft hoc in Civitate Regii in prefentia hermanni pifis & rainerii de 
faxo & rainerii putti & Johannis boni filii bejenzonis de guarftalla & ubaldi 
iudicis de Carpeneto . Anno Dominice incarnationis milkiimo centefimo . . 
('). 

cccxxvin. 

An. 1117. 
La Reina Matilde moglie dell* Imp. %/frrigo V, trovando/? in Rocha Car- 
peneta in cafa donicata riceve le doglianze di Ugo Propofìo della Cbieja di 
Reggio contro i figli di Ugo da Rodeglia , i quali aveano ufurpato un terre' 
no della fua Cbiefa in Pregnano , ceduto già dal lor padre alla Cbieja alla 
prefen^a della Conteffa Matilde e del Vejcovo Buon/ìgnore , quando quelli coi- 
Jecrò la Cbiefa di S. %/fndrea di Carpineto . La Reina avendoli più volte fat- 
ti citare , ne comparendo effì , li condanna a rendere quel terreno . Ugbell. 7\ 
II. col. 287. ^fffarejì Notìzie di Reggio *fpp> p. XI. Origin. nell' Jlrcb. Cd- 
pit. della Cattedr. di Reggio. 

CCCXXLX. 

An. 11 18. 

IN nomine fanóne & individue Trinitatis anno dominice incarnacionis mil- 
kfìmo C. ocìavo decimo, tercio decimo Kal. Januarii Indizione XL> 
Enuuardus prepolitus fanali profpcri ecclefie. Si dignis noftrorum fukliuna 



fi) La copia del diploma è imperfet- no pre/To Rubiera, ficchè" potefTe donar- 
ti, e mancan perciò l'ultime parole del- lo al Monaftero di S. Rafaello, è difil- 
la data; traile quali a centefimo doveafì cil 1' intenderlo. Forfè era effo parte del 
certamente aggiugnere dcctmo feptimo , patrimonio Matildico, ed efla perciò dis- 
perchè in queff' anno folo la Reina Ma- ponev2ne fecondo 1' intenzion del mari- 
tilde trovoffì in quefte Provincie. Con to, che ne avea prefo il poffeffo. 
qua! titolo foffe ella padrona del moli- 



91 

afenfum prebuimus {Jìc) fideliores erga nos fere minime dubitamus . A e per 
hoc omnibus ian&e dei ecclefie prefentibus feilieet & futuris notum effe vo- 
lo, ut alberto & bernardo & guido germani filii quondam manfredi, qua- 
tenus mafaricics due de terra iuris fan£te marie de mea canonica, que effe 
videntur in loco rivalta, cum omnibus cafis & rebus territoriis a predicles 
mafaricies pertinet (Jìc) quod funt pofTefle & laborate per rodulfo & domi* 
nicus da viarea , omnia & ex omnibus a prediéìes mafaricies pertinenti bus 
in integrum, ut predièìas mafaricies de terra eidem alberto & bernardo & 
guidonis vel ad illorum heredes ac proheredes noftra auóìoritate concedere 
dignaremur. Cujus aflidua confiderantes fervida prediótes mafaricies de ter- 
ra eidem alberti & bernardi & guidonis vel ad illorum heredes ac prohere- 
des aut cui ipfi dederint ufque in perpetuum per hanc noftre inftitucionis 
feu conceflìonis paginam concedimus & largimur* ea videlicet racione ec. , 
& me qui fupra enuuardus prepoiitus vel ad meos fucceflfores aut illorum 
miflo per vos predicai germani vel veftris heredibus aut veftro miflo per 
omni anno in reftivitate fanóH michaelis de menfe ieptembris vel infra o£ta- 
vam fi&um cenfum argentum denarios duodecim Iucenfium fortis perfolvant 
in regio . 

Si quis autem ec. Aóìum Regii felicitar , 

Ego Enuuardus prepoiitus fubfcripfi. 

Signa maruum Adam, Lupus de bofeo, azo filio fuo, dominicus gofi t 
alberto fiiio fuo, Uberto filius, joannis nigofi, petronis barbutho, adam ro« 
gati teftes. 

Ego Gerardus notarius facri palacii compievi & dedi. 

cccxxx. 

An. ino. 
Bugiardo , Scotto , e Ruggieri figli di Oddon Bianco e xAdelafia lor ma- 
dre e G bis la moglie di Bugiardo col confenfo del loro padre promettono dinoti 
recare molejlia alcuna al Monajiero di S. Profpero per la Certe di Naffeta . 
A cium in Caftro Pani&hale. Murat. sAnt. Eflenft T. I. p. 171. *Affarofi T. 
L p. 41 a. Origitt. mW xA'rcb. dello fleffo Mori. 

cccxxx r. 

II2I. 

CAlixtus Epifcopus Servus Servorum Dei venerabili fratri Dodoni Mu- 
tinenfi Epifcopo ejufque Succefloribus canonice fubftituendis in perpe- 
tuum. Sicut injufta pofeentibus nullus eft tribuendus effccìus, fic legitima 
defiderantium non eft diflerenda petitio . Tuis ergo, frater in Chrifto carif- 
fime Dodo Epifcope, precibus annuentes, ad perpetuum fan£r.e, cui Deo au- 
rore prefides , Mutinenfis Ecclefie pacem ac ftabilitatem , prefentis decreti 
jucìoritate fancimus , ut univerfi Mutinenfis Epifcopatus fines quieti deinceps 
omnino & integri tam tibi quam tuis Succefloribus conferventur. Qui ni- 
mirum fines his diftin&ionibus diftenduntur , videlicet a terminis illis, qui 
Lucanum & Piftorienfem Epifcopatus a Mutinenfi dividunt ufque ad flumen 
illud,~quod appellatur Burana , & ufque ad terminum illum, qui Mutia vo« 
cotur, atque inde ufque ad illum terminum , qui Bononienfem Epifcopatum 
a veftro Episcopatu disjungìt, ex altera vero parte ufque ad terminos , qui 
Epifcopatum Mutinenfem a Regino difeernunt. Ecclefiarum vero, que infra 

M a hos 



92 

hcs terminos continentur, confecrationes, Clericorum promotiones , decimas 
& oblationes iecundum far.clotum Canontim conftitutiones tibi tuifque sue- 
cefforibus concedimus , & confirmamus ; precipue in Plebe Sanólae Marie de 
Bodruntio, que eft in Curte Sicci, & in Capellis ejus; in omnibus Eccle- 
fiis, que funt in Caftro & in Curte Solarie, & in Plebe Roncalie : in ora. 
nibus Ecclefiis de Ponte Ducis ; in Ecclefia de Camurana ; in Ecclefiis de 
Curte Curtiole: in Ecclefia de Sclopano : in Ecclefia SanéK Petri in Siculo: 
& in Ecclefiis que font in Caftro Veteri, & in Curte ipfms: in omnibus 
Ecclefiis, que funt in Caftro & Curte Panciani de Leonenfi Abbatia: & in 
omnibus Ecclefiis, que funt in Plebe Rubiani. Quecumque preterea bona, 
quafeumque poffeffiones vel in prefenti legitime poflidetis , vel in futurum , 
largiente Deo, julte atque canonice poteritis adipifei, firma tibi tuilque !wic- 
cessoribus & illibata permaneant. Decerni mus ergo, ut nulli omnino Epif. 
coporum facultas fit infra predióìos fines fine tuo vel Successorum tuorum 
cenfenfu Ecckfiam confecrare , Chrifma con fi ce re , aut Glericos ordinare, 
preter Ecclelìas & Clericos de Caftro & Burgo Nonantule. Nulli etiam ho- 
minum liceat Ecclefiam veftram temere perturbare, aut ejus possessiones au« 
ferre, vel ablatas retinere, minuere , vel temerariis vexationibus fatigare; 
fet omnia integra conferventur tam tuis, quam Clericorum ck Pauperum 
ui.bus profutura. Sane de Presbiteris, qui per Parochias ad Monafteria per- 
tinentes in Ecclefiis conftituuntur , Predecessoris noftri fancte memorie Ur» 
bani fecundi PP. fertentiam confirmamus, ftatuentes, ne Abtates in Paro- 
chialibus Ecclefiis, quas tenent, absque Epifcoporum confilio Presbiteroscol- 
locent : fet Epifcopi Parochie curam cum AbSatum confenfu Sacerdoti com- 
ìnitiant, ut ejufmodi Sacerdotes de Plebis quidem cura Epifcopo rationem 
reddant; Abbati vero prò rebus temporalibas ad Monafi>rium pertinentibus 
tlebitam fubje&ionem exhibeant, & fic fua cuique jura ferventur . Si qua igi- 
tur in futurum Ecclefiaftìca Secularifve perfona hanc noftxe confhtutionis pa- 
ginam feiens, centra eam temere venire temptaverit, fecundo tertiove com- 
monita, fi non fatisfa&ione congrua emendaverit, poteftatis honoriique fui 
dignitate careat , reamque fé divino judicio exiftere de perpetrata imquitate» 
cognofeat, & a facratissimo Corpore ac Sanguine Dei Se Domini Ri dempto» 
ris noftri Jesu Chrifti aliena fiat, atque in extremo examine diftricl:-' ultio- 
ni fubjaceat. Cunéìis autem veftre Ecclefie jufta servantibus fit pax Domini 
noftri Jefu Chrifii , quatenus & hic frucìum bone aóìionis percipiant , & apud 
diftricìum Judicem premia eterne pacis inveniant. Amen. Amen. Amen» 

*r> Ego Calixtus Catholice Ecclefie Epifcopus fubfcripfi.. 

Ego Crefcentius Sabinenfis Epifcopus fubfcripfi. 

Ego Petrus Portuenfii Epifcopus fubfcripfi * 

Ego Vitalìs Albanus Epifcopus fubfcripfi» 

Ego Divizo Tufculanus Epifcopus fubfcripfi"» 

Ego Bonifacius titulo Sancii Marci Presbiter Cardinalis fubfcripfi » 

Ego Roberfus Cardinalis Presbiter titulo Sanéìe Sabine fnbfcripfi.. 

Ego G G. Cardinalis Presbiter titulo Sancìe Prisce fubfcripfi. 

Ego Theobaldus Presbiter Cardinalis tifulo Pammachii fubfcripfi . 

Ego Rainaldus Presbiter Cardinalis San£ìorum M. & P. fubfcripfi . 

Ego Defiderius Presbiter Cardinalis titulo Sanéte Praxedis fubfcripfi» 

Ego G. G. Presbiter Cardinalis titulo Lucine fubfcripfi. 

Ego Asdeait titulo Saniti Laurentii Presbiter Cardinalis fubfcripfi,.. 

Ego 



91 

Ego Georgius Presbiter Cardinalis titulo San&e Suxane fubfcripfì. 

Ego Johannes titulo Sanfti Grifogoni Presbiter Cardinalis fubscripfi. 

Ego Sigizo Cardinalis titulo Sanai Sixti fubfcripfì. 

Ego Romoaldus Diaconus Cardinalis Sanfte Marie in Via Lata fub- 
fcripfì . 

Ego Jonathas Diaconus Cardinalis titulo Sanftorum Cofrne & Damiani 
fubfcripfì . 

Ego Girardus Diaconus Cardinalis Santte Lucie fubfcripfì . 

Ego Jacinthus San&e Romane Ecclefie Subdiaconus & Subdiaconorum 
Prior fubfcripfì . 

Ego Romanus San&e Romane Ecclefie Subdiaconus fubfcripfì. 

Ego Ugo Romane Ecclefie Subdiaconus fubfcripfì . 

Data Laterani per manum Grifogoni San&e Romane Ecclefie Diaconi 
Cardinalis ac Bibliotecarii Ufi. Nonas Marcii , Indizione XIIH. Incarna- 
tionis Dominice Anno MCXXI. Pontificatus autem Domini Calixti Secun- 
di Pape Anno III. / 

V originale della Bolla di Calli/io IL è nel Codice del Vefcovato j ma 
vt mancano le ultime fottoj e ridoni ejfendo (lata tagliata la carta . 

Neil' archivio Capitolare oltre la Bolla dt Onorio IL, che fi riporterà » 
fuo luogo , vi è u»' altra Bolla originale di Aleff andrò III. conforme intera' 
mente a quejìa di Calli/io IL fé non che , ove nella prima fi legge fecundum 
fanclorum Canonum conftitutiones tibi tuifque fuccessoribus fi aggi ugno : fi- 
cut haéìenus nofeimini Jibere ac pacifice habuisse; e dopo le parole de burgo 
Nonantule fi aggiugne ficut antiquitus efr obfervatum ; e ove dice: fan&e me> 
morie Urbani fecundi fi aggiugne & Calixti. 

Le fottoferi^ioni fono 

Ego Alexander Catholrce Ecclefie Epifcopus fubfcripfì. 

*$? Ego Bernardus Portuenfis Eccitile Epifcopus subfcripfi. 

>$< Ego Gualterius Albanenfis Epifcopus ss. 

)ì< Ego C. Moguntinus Archiepifcopus & Sabinenfis Epifcopus ss. 

^ Ego Hubaldus presb, Cardinalis tit. Sanfte Crucis in Jerufalerrr ss* 

*fc Ego Johannes presb. Cardin. SS. Johannis & Pauli ss. 

H< Ego Henricus presb. Card. tit. SS. Nerei & Achillei ss. 

ffc Ego Guillelmus Presb. Card'. S. Petri ad vincula ss. 

♦ Ego Bofo Presb, Card. S. Pudentiane tit. Pafioris ss. 

>$< Ego Theodinus prtsb. Card. S. Vitalis tit. Veftine ss» 

>ì< Ego Jacin&us diac. Card. S. Marie in Cosmydin ss. 

■*$* Ego Oddo diac. Card. S. Nichelai in carcere Tulliano ss. 

*$* Ego Ardicio diac. Card. S. Theodori ss. 

>& Ego Cinthyus diac. Card. S. Adriani ss. 

ft< Ego Manfredus diac. Card. S. Georgii ad velurn aureum ss. 

if* Ego Ugo diac. Card. S. Euftachii juxta templum Agrippe ss» 

^ Ego Vitellus diac. Card. SS. Strgii & Bachi ss. 

>3h Ego Petrus diac. Card. S. Marie in Aquiro ss. 

)3r> Ego Jer. diac. Cardin. S. Marie nove ss. 

Datum Laterani per manum Hermanni tit. S. Sufanne presbiteri Cardi- 
nalis HIT. Nonas Maii Indizione XIIIL Incarnationis dominice anno 
M. C LX. VII. Pontificatus vero Domni Alexandri PP. III. anno VII. 

Ve 



94 

Ve 11 è un* altra dello fìeffo %Aleffandro III. copiata efattamente da quel- 
la di Ca!li/lo II ', cui cita: ad extmplar fclicis recordationis predccessoris 
nofiri Callixti PP. 

Vi fono le fottofcri^joni quaft de medefìmi Carditi. 
Tra* Ve/covi il primo è Hubaldus OfHends Epifcopus. 

Mancano Gualterio e quel di Magon^a . 
Tra Preti mancano Henricus , e Guilìelmus. 
Vi Jcno di più 

Johannes Presb. Card. tit. S. Anaftafie. 
Albertus Presb. Card. tit. S. Laurentii in Lucina. 
Petrus Presb. Card. tit. S. Laurentii in Darnaso. 
Johannes Presb. Card. tit. S. Marci. 
Trai Diac. mancano Oddo , Manfredus , e Jer. 

Datum Beneventi per manum Gratiani Sancìe Romane Ecclefie Subdia- 
coni & Notarli . 

VII. Kal Apr. Indizione If. Incamationis Dominice anno M.C. LX. Villi. 
Pontificatus vero domni Alexandri PP. III. anno decimo. 

Le fottofcn\ioni della prima bolla femòrano originali: quelle della fecon- 
da fembran tutte della mede/ima mano . *Ad amendue manca il figlilo , ma vi 
fono i fili , da cui pendeva . 

Della feconda vi è un altra copia autentica /' anno 1204. e un altra 
autenticata nello fleffo fec. XIII. ma fetida nota d* anno . 

.Altra bolla */' Innocenzo III. copia del fec. XIII. conforme a quella di 
Calliflo, fé non che aggiugne : ad excmplar fel. ree. Callidi & Alexandh PP. 
predecessorum noftrum. Le fottofcrixjoni fono : 

Ego Innocentius Catholice Eccl. Epifcopus fubfcripfi . 

Ego Oéìavianus Hoftienfis & Velletrenfis Ep. ss. 

Ego Johannes Albanenfis Ep. ss. 

Ego Petrus tit. S. Cecilie presb. Card. ss. 

Ego Jordanus S. Pudentiane tit. Paftoris ss. 

Ego Hugo Presb. Card. S Martini tit. Equini ss 

Ego Cynthius tit. S. Laurentii in Lucina Presb. Card. ss. 

Ego Johannes tit S. Prifce Presb. Card. ss. 

Ego Cencius SS. Jo. & Pauli presb. Card. tit. Pammachii ss. 

Ego Gregorius tit. S. Vitalis presb. Card. ss. 

Ego Benedióìus tit. S. Sulanne presb. Card. ss. 

Ego Gratianus SS. Cofme & Damiani Diac. Card. ss. 

Ego Hugo S. Euftachii Diac. Card. ss. 

Ego Mattheus S. Theodori diac. Card. ss. 

Ego Johannes S. Marie in Cofmidin diac. Card. ss. 
Dat. Laterani per manum Blafii S. R. Ecclefie Subdiaconi & notarii , Turri- 

tani ehcìi Non. Decemb. Indici. Vf. Incamationis Dominice anno 

M. CC. II. Pontificatus vero Domni Innocentii PP. III. anno quinto. 



GCCXXXII. 



PS 

Gccxxxn. 

II2I. 

IN nomine Sarete & individue Trinitatis anno ab incarnatione Domini 
noftri Jhefu Ghrifti millefimo CXX. primo de menfe Augufti indicione 
XHIf. Conceflerunt germani gandulfus & Albertus filios qu. Guiberti de Sa- 
xolo monafterio Sancii Prolperi Confefforis fiti iuburbio regio, ubi nunc 
donus Atinuìfus Abbas preelTe videtur, videlicet nominative capellam unam 
dedicatam in honore Sancii Profperi , que iacet in caftro quod vocatur foffo- 
le hmul cum mafaritia una de terra in ìam dióto loco foffole, & infuper 
tertiam partem de iam dióto Cartellario que capela & cartellario cum predi- 
età mafaritia de terra & eorum pertinentiis que nos qui supra germani ha- 
beixius & detinemus per feudum in fuprafcripto loco Foffole ex parte Episco* 
pii Regienfis , ea fcihcet ratione ec. 

A6tum in suprafcripto monafterio feiiciter, 

Signum manibus fuprafcri.ptorum germanorum gandulfi & alberti qui 
hanc conceflìcn^m fieri & fcribere rogaverunt. 

Ego ingo Not. Palatinus rogatus hanc conceffionem poft tradita coni» 
pievi & dedi . 

cccxxxiir. 

An. 1122. 

Gualtieri arcivescovo di Ravenna , alla prefen-^a di Ildebrando Vejcovo 

di Cornacchia dona a Dodone Vejcove di "Modena e a fuccejfbri di effe la 

£bieja di S. *4gnefe in Ravenna. %Antiau* ltal\ T. V» coL 177. Qtigin. nelP 

%Arcb. Capit. di Mod. 

CCCXXXiV. 

An. 1122. 
Lo Jleffo vfrcivefcovo dona alla Chiefa dì S, %Agne[e da lui ceduta al 
Vefcovo di Modena la Cappella di «T. Mamma nel tetri tetta di Forlì » Ibi do 

CCCXXXV. 

1123. 

CAlìflìis Epifcopus Servus Servorum Dei dikcto filio Federico Archi» 
presbitero & cetehs Canonicis Plebis SanÈte Dei Genitricis Virginis 
Marie, que in Pago Carpenli fita eft, corumque lucceflbribus in perpetuum, 
Commifla nobis Apoftolice Sedis auétoritate debiroque compellimur, prò uni- 
verfarum Ecclefiarum ftatu fatagere, & earum maxime quieti, que fpecialius 
eidem Sedi adhtrent, & tamquam jure proprio lubjtéte funt, auxiliante Do- 
mino, providere . Aftulphus fi quidem Longobardorum Rex in Regni fui 
Pago, quod Carpum dicitur, Beate Marie femper Virginis Ecclefiam conrtru- 
xiile dignofcitur, quam ut a vicinorum Epifcoporum , in quorum confiniis 
idem Pagus eràt, contentionibus & moleftiis omnino liberam redderct, quaf- 
dam de predicata Curte pofleffiones in locis convenientibus utrique dedit, & 
Mutin. quidem juxta Ecclefiam Sanóti Thome, Regino vero juxta Eccle- 
fiam Sancii Apolinaris. Super hec Ecclefiam illam in jure femper Sedis Apo- 
ftolice permanere conftituit, & libertatem ex Stephani Pape Privilegio ao 
quifivit. Quam videlicet libertatem Predeceflbres noftri fupradicìe Carpenfi 
Ecclcfie ulque ad noftra tempora fervaverunt. Et nos ergo eamdem liberta- 
tem 



9 6 

tem predicìe Ecclcfie Dei per Dei gratiam confervandam ftatuimus , ut nul- 
li Epilcopo vel nulli omnino Ecclefiaftice feculative perfone eadem Ecclefia 
fubjecla lit, nifi tantum Apoftolice Sedi, ad quam , ut predicìum eft , jure 
proprietatis & tutela defenlionis Ipecialiter ptrtinere cognokitur . Decimas 
quoque Carpenlis territorii ablque ulla divifione five dimmutione vobis ve- 
ftrilque lucceiToribus firmas pcipetuo manere fancimus , fìcut eas praedecef- 
forum noftrorum ApoftoJice memorie Gregorii V[f. & Urbani & Pafchalis 
II. atque aliorum concernerne ha&enus habuiftis, ita ut de predióìis Decimis 
rulli alieni poffidere , vel ab aliquo accipere, nifi de confenfu Se permiflìo- 
ne Plebis, lictat. De Chnfmare & oleo Sanóìio atque Ordinatione veftra 
five Conlecrationibus Ecclefiarum , a quocumque velitis Epifcopo Gatholico, 
accipiendis licentiam vobis liberarti indulgemus, fìcut a prefatis Pontific; k us 
conllat fuilTe conceiTam. Capellss autem, que ad jus veftre Ecclefie. pertine- 
re nofeuntur, ìdeft S. Marini, S. Laurentii , S. Nicolai abfque ullius mole- 
ftia perpetuo vobis veftrifque fuccefforibus per omnia ftabilitas effe cenf'e- 
mus . Atque infra terminos veftre Parochie nullam Ecclefiam, nifi per ve« 
fìram licentiam , & vobis lubjeélam edificar! precipimus. Infra eofdem quo- 
que terminos Prepofito Plebis Glericos ordinare permittimus , ad cujus prò- 
videntiam & difpofitionem tam ordinationes & promotiones Clericoium, qui 
infra eamdem Parochiam ordinandi vel promovendi funt, quam etiam pre- 
Iationes torum, qui in fubditis Ecclefiis profiaendi funt, pertinebunt . De 
criminalibus etiam inter fiipradicìos terminos penitente dare & recondita» 
tionem tacere vobis ccncedimus. Preterea per prefentis decreti paginam Apo- 
ffolica auctoritate ftatuimus , ut quecumque predia five polTelTiones tadem 
Ecclefia jufte poffidet, five in futurum conceffione Pontificum, liberalitate 
Principum, vel oblatione Fidelium jufte atque Canonice poterit adipilci, fir- 
ma vobis , -veftrifque luccefloribus permaneant . Decernìmus ergo, ut nulli 
omnioo hominum liceat eamdem Ecclefiam temere perturbare , aut e veftra 
Gongregatione acìiones vel exennium aliquod exigere, vel res veftras in 
benefiemm cuiquam dare, aut poiTeflìones ejufdem Ecclefie auferre, minuere, 
vel temerariis vexationibus fatigare, fed omnia integra conferventur , yeftris 
veftrorumque fuccelTorum ufibus omnimodis profutura. Sane fi quis deinceps 
Archiepifcopus, aut Epilcopus , Prepofitus, vel Abbas, Imperator, aut Rex, 
Marchio, vel Dux, vel Comes, Vicecemes, Judex , aut Gaftaldio , feu que- 
libet Ecclefiaftica vel Seculans perfona, hanc noftre Conftitutionis paginam 
feiens contra eam temere venire remptaverit, fecundo tertiove cemmonitus , 
fi non fatisfaéìione congrua emenda verit , poteftaìis honorifque fui dignitate 
careat, reumque fé divino judicio exiftere de perpetrata iniquitate cognofeat, 
& a facratifìimo corpore & fanguine Dei & Domini Redemptoris noftri 
Jcfu Chrifti alienus fiat , atque in extremo examine diftricìe ultioni fubja- 
ceat. Curi£tis autem ejufdem Ecclefie jufta fervantibus fit pax Domini noftri 
Jefu Chrifti, quatenus & hic fruftum bone aclionis percipiant , & apud di- 
flrióìum Judicem premia eterne pacis inveniant. Amen. Àmen. Amen. 

Ego Calliftus Catholice Ecclefie Epifcopus fubfcripfi . 

Datum Luterani per rnanum Hugonis Sancìe Romane Ecclefie Subdia- 
coni IV. Idus Februarii Indizione Prima Incarnationis Dominice Anno 
MCXXHI. Pontificatus autem Domni Gallifti IL Pape Anno Quinto. 
Sig. Caìixti IL 

GCGXXXVL 



91 

CCCXXXVL 

An. i 123. 

Calli/lo li. decide con fua Bolla, <he la Cbiefa di S. Cefario nvn è Jog* 

getta al Monajìero di Nonantola, e la dichiara e/ente da qualunque giuri/di' 

rione , fuorché da quella della Sede »4pojlolica* oint. hai. T. K. cai. 257, 

Qrigin. neW *drch. del Mon. di S. Pietro di Modena-, 

CCCXXXVII. 

An. .1125. 

IN nomine domini noftri Jhefu Ghrifti * ....... . millefimo centesimo 
XXV. o£avo Kai. JuL Indizione tercia ec. Ideoque nos gicardus .filios 
»u. roduffi, & artufius filius qu. albcrti , & tancredus & vvido fratres £lii 
qu, alberti de libo, & vvibertus filius qu. Ribaldi, omue-s de caftro monte» 
barancione, qui proferii fumus lege vivere Salica, preientes prefentibus dixi- 
itiqs: offerimus feu donamus, videlket totam noftram partem de caftro mun- 
te 'barandone & curte ejufdem caftri , qu? nobis pertiner & noftri juris eft., 
& cum omnibus rebus (ibi pertinentibus cultis & incultis ec. 

Afturn in predióta. Ecclefia Sancii Geminiani feliciter. 

Predicai girardus & vvido & artufius & tancredus & vvidcLjFratres at- 
que vvjbertus hanc cartam orTerfionis fieri & fcribi rogaverunt. 

+J« Teftes interfuerunt, mànum eiiam fuam , ut moris eft , impofuerunt, 
Lotenus filius qu. bernardi de benevento , girardus filius qu girardi de Er- 
beria, Ugo filius qu. vvidonis de Erberia , Azo filius qu. Rolandi , & ro- 
landus qui dicitur pilii de macreta , & rolandus de tetelmo , & albertus de 
Sigefredo , Sigefredus de martino , & alii plures .. 

Ego Azo Sacri Palacii notarius fcripii. 

CCGXXXV11L 

-I12& 

IN nomine Sancìe & Individue Trinitatis Anno Dominice JTncarnationis 
Millefimo Centefimo vigefimo fexto Indicione quarra Nonas ìuiij. Aftum 
eft hoc breve recordationis prò futuris temporibus ad memoriam retinendam^ 
qualiter Ugo Regìnus venerabilis prepofims cum aliis fue EccJefie iratribus 
& cum Agnete dièta Monafterii Sancii Rafhaelis abbatifTa adierunt demni 
addelelmi rcgienfis epifeopi clementiam rogantes ac mu'tum fupplicirer po(tu« 
lantes, quatinus prò amore dei fueque anime atque lùorum antectfTorum re- 
demptione aliquantas pecias terre que funt predia fui Epifcopatus fuprad)£to 
monafierio fua benignìtate & miiericordia largiretur . Idem clomnus Epiico- 
pus audiens & ad remedium anime fue luorumque antecefforum valde prodef- 
le credens, fi inopie illius monafterii vel aliarum Ecclefiarum fuarum iubve- 
niret, peticioni illorum Jibentcr aflenfum prebuit, atque lupradic~tas terras 
antedi£to cenobio ad menfam dominarum pcrpetualiter conceflir . Prima pe- 

cia iajet prope Secunda pecia eft in loco qui dicitur cafellj 

te. Tertia ex ifta parte rodani ibi prope ec. Quarta ex iila parte rodani iux- 
ta fan&um Mauricium ec. Quinta in ripa -rodani iuxta villam rodani ec. 



Tom, IL N CCCXXXIX. 



CCCXXXIX. 

An. ri zó. 
Dettone Vefc. di "Modena invefle a tìtolo di cu/iodi a della Roc:a S. Ma- 
ria Rainero avvocato , Guidar do e Uberto figli dell'' avvocato Rotecbildo 
(da Balugola), ed effi gli danno per fiturtà il feudo che hanno dal Cajìel di 
Gal l'iato in già, e gli promettono fedeltà ed ubbidienza . Aftum in urbe Mil- 
ana . Sillingardi Epifc. Mutin. p. 75. Dall' ,Arch. Captt. di Mod. 

CCCXL. 

1127. 

IN nomine Demini noflri Jhefu Chrifti anno millefimo centefìmo vigefi- 
mo feptimo die mercurii VI. infrante menfe deetmbr. Indizione quin- 
ta. Communi concordia & voluntate dominus Guido de San&o Michaele no- 
mine Ecclefie Sancii Petri de Guaftalla voluntate & mandato Archi presbiteri 
de Guaftalla , ficut ipfe dixit, & dominus Grimaldus de Bagixio & Alber- 
tus Tezi & Opizo ejus frater, & Grimaldus Mazonus nuntius Canonicorum 
de Regio eorum voluntate, ficut dixit & promilìt quod faceret eos habere 
ratum, quifque prò quinta parte inveftiverunt homines infrsfcriptos de una 
forte nemoris a via blaci in eis & eorum heredibus ad ftirpandum unum» 
quemque fecundum quod fcriptum ed infra, videlicet fenzalem de quattuor 
bobulcis ec. tali modo, quod diòti runcatores -& heredes debent habere & 
tenere ufque ad feflum proximum fan&i Martini, & a fedo Sanali Martini 
in antea ufque ad quattuor anr.os (ine aliqua reiponfirne preter decimam , 
qunm tenentur ei dare femper, oc dtbet habere quifque fuam partem cxftir- 
patam & ad cuitum dedu£tam per fé & per iuos heredes bona fide, fine 
omni fraude, ck a dicìo termino in antea debet quilque dare de fua parte & 

ejus heredes fi in parte Ecciefie venerit re&um quartum & 

decimam condu£tum in plebatu Nuvelarie ibi ubi dominus voluerit, de aliis 
vero partibus , quod dominus annualiter ei dederit, debent facere ipfi eo- 
rumque heredes quidquid voluerint fine omni predicìorum dominorum vel 
eorum fuccefforum five heredum aut alicujus alterius pedone contradiétione, 
eujus totius fines dixerunt effe; a mane agger, a meridie domini de arolis, 
a fero portus, de fubtus illi de bundeno. Quam quidem terram fupra difn- 
nitam predi&us dominus Guido promifit per fé & miniftros Ecclefie Sancii 
Petri de Guaftalla &c. Acfum fub porticu canónice Sancii Michaelis per pa- 
fìum folempne ftipulacione undique firmum felicìter- . Tefles interfuerunt 
Magifter Rainaldus & Petrus ejus filius, Presbiterinus de Campagnola, Gui- 
do de Canolis, Sabatinus filins Luce, Janinus & alii plures. 

Ego Gerardus facri palacii notarius interfui, vidi, audivi. & voluntate 
partium fcripfi . 

CCCXLL 

circa 11 27. 

BReve recordationis, fecuritatis & firmitatis ad memoriam retinendam fi), 
qualiter Donrms Joannes Prior Monafterio Sancìe Marie de Maroulla 
inveftivit Raginerius filius quondam Carboni de Runco rofulli de ufufru&um 

in 



(1) Quella carta non ci dà alcuna in- durla per faggio dell' infìgne barbarie , 
rereflante notizia j ma io ho voluto prò- con cui allor fi fcriveva . 



99 
in vita fua de . . . . omnem predium five-alodium quodcumque temporis 
poflidere vifi funt omni modo per cartullam offerfìonis ad eadem Ecclefìa 
donavetunt, àc prò anime fue& patrum fuorum mercedem, excepto terram de 
brexana & cafa viaiorum de anticum cafamentum, & quartam porrionem, quod 
dedit Ifabella uxore mea, quod ego Raginerius refervavit in meam potelìa» 
tem, quod per cartula ad predica eccìéfia non dedit, eo videlicet conventuni 
inrer priorem & raginerius, ut ipfe raginerio heredem de uxorem legitti- 
mam habuerit de ipfa aut de alia, omnia quod dedit ad Eccìéfia San£le Ma- 
rie in arbitrio & voluntafem reginerii fìet, & abeant fuis heredibus , & ec- 
clefìa fecundum quod placuerit , & poft deceflum raginerii, & ita heredem 
non abuerint, ufufruétum & omnia quod dedit San&e Marie per cartullam 
ad propriurn abeant & teneant & pofìideant, & faciant ecclefìa aut cur cui 
pars prediéta ecclefìa dederint quicquit voluerint ac prò anime mee ac pa- 
rentum meorum mercedem. Ideoqtte ego Raginerius volo Se ordino, fi ego 
mortuus fuerit fine teftamento & ifabella fuper me vixerint, ut abeant de 
noftra mobillia fecundum quod convenient, & ecclefìa San£le Marie de 
Msroulla abeat quartam de meis jurìs rebus, ficut ego dedit Ifabella, ac prò 
anime noftre mercedem - 3 & Sigexo & meis gerrnanis per ah'quo tempore 
contra predica Ecclefìa de meum datum aut fa&um iniuriam aut moleftiam 
fecerint abeant ipfa Ecclefìa terram de brefena, & cafamentum anticum de 
cafa viaiorum , quia fic inter eis ftetit atque convenint cum ftipuilatione fub- 
nixa . Aóìum in atrio Sancle Marie feliciter. 

Signum manus predi&us Raginerius qui hunc brevem fieri rogavit ut 
fupra , unde duo brevia uno tinore fcripti funt. 

Signum manuum hec eft vel confirmatio teftium , Azo, Teuzo, Guido, 
& Natale de Maroulla, & Rodulfus de Milliaria, qui interfuerunt & tefles 
rogati funt. 

Ego Ingo Notarius Sacri Paiatii hunc brevem fcripfi & dedi. 

CCCXLir. 

II 28. 

HOnorius Epifcopus Servus Servorum Dei venerabili fratri Dodoni Mu- 
tinenfi Epifcopo ejufque fuccerToribus canonice promovendis in perpe- 
tuum. Equitatis & jufticie ratio perfuadet nos Ecclefiis perpetuam rerum 
fuarum firmitarem, Se vigoris inconcuffi munimenta conferre. Non enim 
conver.it chnfti iervos divino famulatui dedit'os perverfìs pravorum homi- 
num moleftiis agitari, Se temerariis quorumlibet vexationibus fatigari . Si* 
mihter & predia ufibus celeftium fecretorum dedicata nullas potentum anga- 
rias nibil debent exttaordinarium fubftinere. Ea propter Kariffime in chrifto 
frater Dodo Mutinenfis Epifcopo tuis racionabilibus poftulationibus annuen- 
tes ad perpetuum farete, cui deo aucìore prefides , Mutinenfis Ecclefìe pa- 
cem ac ftabilitatem ec. (ut in Bulla Callixti IL) Quecumque preterea bona 
quafeumque poflefliones vel in prefenti jufte & legitime poffides, vel in 
futurum largiente domino juftis modis poteris adipifei, firma tibi tuifque 
fuccefforibus & illibata permaneant. In quibus hec propriis nominibus du« 
ximus exprimenda. Vignolam cum Curte fua, Portile cum Curte fua, Ba- 
zanum cum Curte fua , Roccam Sanfte Marie cum Curte fua - terram San- 
eie Marie de Rubiano. Decernimus ergo &c. (ut in Bulla Calli/li IL) 

Bene Valete. 
N % Da- 



ICO 

Data Luterani per manum Annerici farfte romane Ecc'efie diaconi Car- 
dinali* & Cancelliirii VII. Kal. MLclii Indizione VI. Incarnationis dominice 
inno M. C. XXVIII. Pcntificatus autem domini Honorii PP. fecundi 
anno IIIL 

cccxLiir. 

III?. 

ANno ab Incarnatone Domini noftri Jefu Chrifti Mi!lef;mo Centcfimo 
Vigefimo Nono XV. die exeunte Mcnie Marcii, Indizione VII. Bre- 
ve commutationis fecuritatis ac firmitatis , qualiter commutaverunt inter fé 
Albertus Marchio & Garxinda Nobilis Comitiva (i), & Perrus fiiius quondam 
■Baroni de Mundeviila , ficut & a prefenti dederunt inter fé proprietario no- 
mine, inter fé ad invicem commutaverunt. Videlicet in primis dedit ac 
tradidit Petrus Ode ad partem predicìis Marchioni & Comidffa fcilket rc« 
bus territoriis iuris Petri , que effe videntur in Villicha, que re^irur per 

Gerardo ck Alberto de cum fuis pertinentiis penfionem folidorum 

Viti, lucenfis derariorum bonorum. Quidem & ad invieem recepit ...... 

ab eidem Marchioni Se. Comitifla in caufa commutationis nomine, feilieet 

terra, qui nominatur terra quibus effe videntur in Billelio , que 

rtcla laborata fìunt per Dominicus & filli Liculìi de Bclellio penfione de» 
narii XXI. Lucenfis denarioium bonorum. Et ad invicem inter fé defende- 
re omni tempore & eorum heredibus (ibi uni vel alteri in dupltim in confi» 
milibus locis . 

Aclum in Palla t io- Carpeneta felicrter. 

Hec eft vel confirmatio- teftium Mei Mazzolinus de Fili- 

na, Dominicus feereto, Radaldus de Carpene. » . ► . . qui in» 

terluerunt , & teftes rogati. 

Ego Ingo Notarius Sacri Palatii huac Brsvsra. . , . . .. fcripfì & deli.. 

INDI- 



CI) Qnefti è quel Marchefe Alberto, me Afcendente della nobiliflìma famiglia 

a cui ' atbiam veduto, che fu conceduta di quel cognome. Prima di Garfendi 

l'inveitirura del patrimonio Marti Idico , avea egli avuta un r altra moglie per no- 

e che perciò vedefi rifedere in Carpine- me Matilde, come rccccgliefi da due a'tri 

to, che ne era in certo modo la Capi- documenti del 1117. e del nr4. citari 

tale in quefte Provincie. Il Muratori dal Muratori, nel primo de' quali egli è 

fofpetta (AHt. EJÌ. T. ì. p. 104.) che detto figlio di Bernardo . Io avea dubitato, 

Gsrftnda di lui moglie folle figlia del che quello Alberto appartenere alla fa<- 

March. Alberto Az/o d' Efte e della miglia de' figli di Manfredo. Ma nell'' 

Contesa Garfenda del Maine feconda mo- originale del citato documento del l'i/-. 

gl'e di eflo , e ne reca per congettura il da me veduto nell' Archivio del celebre 

teftamento dal March. Alberto medefimo Monaftero di S. Benedetto di Polirone 

fatto l'anno 1135. in cui nomina i fuoi per gentilezza del P. Abate D Mauro 

figli Bonifacio e Garfendonio , il qua! Mari ,, a cui il Monastero melefimo dee 

egli fofpetta che fia quegli, che fu poi tanti nuovi inlìgni orn?menti , leggcfr 

Vefcovo di Mantova . Nel detto refla- Albertus filiut quondam B-rnardì de C«m- 

mento ei difpone fralle altre cofe dèi eio t e fembra perciò, eh' ei folle orioa- 

Cadello di S. Bonifacio nel Veronefe do a forfè Signor di Coenze nel Parrai- 

( Margarini Bull. C'afiv. T. IL Confi. .\%é.\ giano „ 
Ed egli perciò debb'eflere co»fiderato co- 



IO! 

INDICE CRONOLOGICO 

DE' DOCUMENTI DEL PRESENTE TOMCK 

CLVL Arr. io i Si- 
Placito del March. Bonifacio pe! Monaftero di Brefcelta^ 
Rer. hai. Script or es T. I. P. IL p. il. 

CLVIl. An. circa 1016. 
Donazione di Everardo al Mori, di S. Prospero e ad altre Chiese . 
*4§avofi T. I. p. 372. Orìgin. neW *4rcb. dello Jìeffo Mon. 

CLVIH. An. 1016. 
Nuova conferma e nuova donazione del Vefc. Varino al Monafìero di S. 
Pietro di Modena. 
Origin. nel? *Arcb. dello Jlejfo Mot*. 

CLIX. An. 1016. 
Ceffione al Monaftero di S» Pietro della metà di Saffo Gomtnok) » 
Copia antica nel? *Arcb. dello Jleffo Mon. 

CLX. An. iqióV 
12 Imp. Arrigo I. dona la Corte di Trecentola alla Cònt. Richieda-» 
Jfntiquit. hai. T. IL p. 36. Dall' *Arcb. Segr. Ejlenfe . 

CLXL An. 101&. 
Dona2ione fatta al Vescovo di Modena in Pavia , 

sAntiquit. hai. T. t. p. 387. Origin. nell' jfrcb. Capital, di Modo 

CLX IL An. 1018. 
Vendita fatta in Pavia a Varino Vefc. di Modena. 

tAntiquit*- hai. T. I. p. 05. Origin. nel? As-cb. Capii, di Mod. 

CLXIILAn. 1018. 
Placito tenuto in Pavia per la donazione ivi fetta alla Chiesa di Modena. 
origini nel? %Arcb. C^pii. di Mod. 

CLXIV. An. JO15*. 
Donazione farra in Pavia al Vefcovado di Modenav 
Origin, neli'\d'rcbi Copitol. di Mod. 

CLXV. An. ioi^ì 
Donazione alla Chiefa Cattedrale di Reggio . 

Origin. nel? */lrzb. Cnpit. della Jìejfa Cattedrale* 
CLXVL An. circa 1010. 
Diploma di Arrigo- IL Imp. in favor della Chiefa. di Reggia. 

Ugbelli hd. Sacr. T. II. p, zjó. Origin. nel? ^freb. Capir, della Cattedra»' 
le dì Reggio ». 

CLXV fi. An. iczo. 
Varino Vefc. di Modena dà in enfìteufì alcuni beni a<l March. Bonifacio. 
+4ntiquit. It*l. T. III. p. 173. Origin* urei? *Arch. Capit. di Modena., 

CLXVIIL An. iozi. 
Enfiteufi di terre fatta dal March. Bonifacio. 

Qrigjn. melf *Arcb. del Mena/i. di S. Tomnafo di Reggio-, 

CLXIX. 



102 

CLXIX. An. iox2. 
Donazione alla Chicfa Cattedrale di Reggio. 

Origin. nell'archivio Capito',, della Jìeffa Cattedrale . 

CLXX. An. !Oi5. 
Donazione e conferma di beni fatta da Ingone Vefc. di Modena al Menali, 
di S. Pietro. 
i/lntiquit. hai. T. I. p. ioli. Origin. nel? *4rcb. dello Jìeffo Moti. 

CLXXL An. 1026. 
Diploma del Re Corrado I. in favor della Chiefa di Modena. 

Ugbelli hai. Sacr. T. II. col. 113. Copia del. fec. XIII. uelf *Arcb. Cu» 
pitolare dì Mod. 

CLXXfl. An. I02d. 
Vendita di un terreno. 

Origin. nel? %/frch. del Mon. di S. Tommafo di Reggio. 

CLXXHI, An. 1027. 
Diploma dell'" Tmp. Corrado in favor della Chiefa di Reggio. 
Originale nel? %/trcb. Vescovile di Reggio . 

CLXXrV. An. 1027. 
Donazione al Monaflero di S. Vito nel Reggiano. 

Origin. veli' »/lrch. del Monafi. di S. Tommafo di Reggio. 

CLXXV. An. 1017. 
Cambio di terre tra l'Ab. di S. Profpero e la Chiefa di S. Nazzaro di Reg- 
gio . 
Taccoli Mem. Stor. T. III. p. 85. Origin. nel? *4rcb. del Man. di S. 
Profpero di Reggio. 

CLXXVI. An. 1027. 
Teuzone Vefc. di Reggio dona al Monaft. di S. Vito la Chiefa di S. Tom- 
maso. 
*4ntiqu. hai. Voi. V. col. 543. Origin. nel? *Arcb. del Moti, di S. Tom* 
ma/o di Reggio . 

CLXXVII. An. 1028. 
Donazione fatta alla Chiefa di Reggio da Stefano da Montecchio. 

Ugbelli hai. Sacr. X. II. p. 275. Origìn.nel? %Arcb.Capit. della Cattedr. 
di Reggio. 

CLXXVTIL An 1029. 
Livello di terre fatto da Ingone Vefc. di Modena. 
Origin. nel? *Arch. Capitol. di Mod. 

CLXXIX. An. 1032. 
Donazione al Vefcovado di Reggio. 

Origin. nel? *Arch. del Mon. di S. Profpero di Reggio, 

CLXXX. An. i0}2. 
Convenzione tra il Vefcovo Sigifredo e Guido del Contado di Parma pel 
Cartel di Rivalta. 
Origin. nel? %Arch. Capit. della Cattedrale di Reggio. 

CLXXXL An. 10^. 
Contratto di cambio tra Ingone re/covo di Modena e il March. Bonifacio e 
la Conteffa Ricbilda . 

CLXXXII. 



CLXXXIL An. 1033. 
Donazione al Vefcovado di Reggio . 

Originale nel? \Arch. del Mon. dì S. Profpero di Reggio. 
CLXXXIII. An. 1034. 
Vendita di terreni. 

Origin. neir *Arch. Segreto E/ìenfe . 

CLXXXiV. An. 1036. 
Donazione alla Canonica di S. Profpero. 

DaW oirch. del Mona/I. dì S. Proserò di Reggio* 
CLXXXV. An. 1036. o 1037. 
Donazione al Monaftero di S. Tommafo di Reggio . 
Origin. neW ^4rcb. dello fteffo MonaJÌ. 

CLXXXV. 2. An. 1037. 
Vendita di terreno in Parma. 

Dall' *4rt;b. Capital, della fleffa Città . 

CLXXXVL An. 1037. 
Donazione di ^rimondo al Mon. di JV Profpero. 

CLXXXVIL An. 1038, 
Corrado L Imp. dona al Vefc. Ingone il Contado di Modena . 

CLXXXV [H. Ani 1038. 
Viberto Vefc. di Modena conferma e accresce i beni del Monaftero di S. 
Pietro . 
De un Codice dell' *4rch. dello fteffo Men. 

CLXXX1X. An. 1038. 
Donazione di Sigefredo Vefc. di Reggio al Mona/i. di S. Tommafo . 

CXC. An. 1038. 
Viberto Vefc. dì Modena fa un cambio di terre col March. Bonifacio . 

CXCL An. 1038. 
Viberto Vefc. di Modena dona alcune terre alla Chiefa fua Cattedrale . 

CXCU. An. 1030. 
Donazione alla Chiefa de* SS. Michele e Quirino in Correggio. 

CXCIIL An. circa 1040. 
Inibizione del Vefcovo Sigifredo ai Prevofti di S. Profpero e della Catte- 
drale di alienare i beni delle loro Chiefe lènza certe folennità . 
Origin. nel? %Arcb. del Capii, di S. Profpero . 
CXC IV. An. circa 10401 
Doglianze della Chiefa di Reggio contro gli ufurpatori de' fuol beni» 
Copia antica nelC *Arch.. della Cattedr. di Reggio . 

CXCV. An. 1040. 
Inveflitura di terre fatta da Sigifredo Vefc. di Reggio » 
Origin. nelC %Arch. di S» Tommafo di Reggio . 

CXCVI. An. 1041. 
La Conteffa Beatrice cede alcuni beni al Mona/ìsro di S. Profpvro di Reggio . 

cxcvrr. An. 1041. 

Donazione al Monaftero di S. Pietro di Modena» 
Origin. nelC *Arch« della fleffa Moni, 



excvin. 



104 

excvni. An. 1042. 

Conceflione della Corte di S. S:efano fatta dal Vescovo Sigifredo a favore 
de' Canonici -di S. M. e S. Profpero. 

Copia antica ntlC %/ircb. della È a/il. di S. Pro/pero . 
CXCIX. An. 1046. 
[nve/litura di due e afe e di una Cappella in Pavia fatta da liberto Vtfctmo 
di Modena. 

CC. An. 1050. 
Donazione di Cenone Vefc. di Reggio al Mon. di S. Tommafo. 

CCl. An. 105 £. 
Donazione di due Servi al Mon. dt S. Profpero. 

CCIL An. 1052. 
Convenzione tra 7 March. Bonifacio e la Badejfa di S. Giulia di Brefcia. 

CCIII. An. 1054. 
Stromento di vendita . 

CCIV. An 1054. 
Ini'ejìitura di un terreno in Ravenna data da Ricolfo .Ab. di S. Vitale a Vi» 
Merio Vefc. di Modena. 

CCV. An. 1054. 
Cambio di terre tra s l Monaftero e la Canonica di S. Profpero - 
Dal C .Archivio del Mon. di S. Profpero. 

CCV[. An. 1054. 
Donazione al Mon. di S. Profpero di Reggio fatta dal Conte .Arduino . 

CCV IL An. 1054. 
Donazione ai Monajì. di S. Profpero. 

CCVIIL An. 1055. 
Giudizio dell' Inip. Arrigo in una lite tra '1 March. Alberto Azzo II. e il 
Monaft. di S. Profpero di Reggio. 
Muratori %Ant. Efl. P. L p. 167. *Affarqfì T. I. p. 56. Origin. nel? *Ar* 
cbivio del Monajì. mede/imo. 

CCIX. An. 1056. 
Conferma di una vendita di t>eni in Fabbrico. 

Originale nelf archivio del Mon. di S. Profpero . 

CCX An. 1057. 
Bolla di Stefano IX. PP. in favore del Morta/I. di S. Profpero di Reggio . 

CCXI. An. 1058. 
Donazione del C. Arduino alla Cattedrale di Reggio. 

CCXII. An. 1058. 
Convenzione per un feudo della Chiefa di Modena. 
Origin. nell' *Arcb. Capit. di Modena. 

CCX III. Sec. XI. 
Protetta della Badefla di S. Siro di Fontanella. 

Origin. neW *4rcb. del Mon di S. Tommafo di 'Reggio . 

CCXIV. An. 1059. 
Donazione di Adelberio Vefcovo di Reggio al Mon. di S. Profpero. 

CCXV. An. 1059 
Invefìitura di trrre accordata da Landolfo *Ab. di S. Profpero * 



coevi. 



€CXVI. qrca an. io£o. 
Breve di Niccolò II. pel Monaft. di S. Tommafo di Reggio. 
Copia antica nelf ^f te bìvio del medefvno Monsflero. 

CCXVII. An. ioó2. 
Donazione al Mon. di S. Pro/pero di Reggio fatta dal Conte ^Arduino . 

CCXViri. An. 1003. 
Donazione al Mon. di S. Pro/pero . 

CCXIX. An. 1053. 
Volmaro Vefc. di Reggio conferma alle Monache di S. Tommafo la Pieve di 
S. Michele. 

GGXX. An. ioo> 
Donazione al Monaflero di S. Prof pero. 

CCXXI. An. 106$. 
Volmaro Vefc. di Reggio rende al fuo Capitolo la Pieve dì S. Stefano. 

CCXXI [. An. 1065. 
Donazione alla Chiefa di S. Vito di Uffiano. 
Origin. nelf *Arcb. della Cattedr. di Reggio. 
CCXXUt. An. ìo66. 
Donazione al Monaflero di S. Prospero di Reggio . 
Origin. neli' archivio dello fìeffo Mon, 

CCXXIV. An. 1066. 
JEnfitetifi della Chiefa di S. Maria di Cafìelnuovo accordata da Gandolfo Ve* 
fcovo di Reggio. 

CCXXV. An. 1067. 
Donazione alla Cattedrale di Reggio. 

Origin. nell' vtfrcb. della Cattedr. dì Reggio. 

GCXXVI. An. Ì0Ó8. 
Donazione al Monaflero di S. Profpero di Reggio. 
Origin. neir .Archivio dello fleffo Mon. 

CCXXVII. An. 1008. 
Inveflitura della Cappella di S. Niccolò e degli edificj annejp in Pavia fatta 
da Ruberto Vejc. di Modena. 

CCXXVIII. An. 1069. 
Donazione alla Chiefa Cattedrale di Modena . 
Origin. nell' archivio Capital, dì Mod. 

CCXXIX. circa An. 1070. 
Nota de' beni dalla Chiefa di Reggio conceduti in feudo o in livello a! 
March. Bonifacio. 
v4ntiqu. hai. T. III. p. 183. Copia del Xll. f ecolo nell 1 tArcb. della Cat- 
tedr. di Reggio. 

CCXXX. An. 1071. 
Inveftitura di terre fatta da Eriberto Vefc. di Modena. 
Origin. nell y «4rcb. Capital, dì Modena . 

CCXXXI. An. 1071. 
Donazione della Contefla Beatrice al Monaitero di Fraflìnoro . 
Margarin. Buttar. Caftn. T. II. p. tot. 

CCXXXII. An. 1072. 
Donazione al Monaflero di S. Profpero . 

Tom. Il O CCXXXIU. 



ccxxxrrr. An. 1073. 

Donazione alla Cbìefa Cattedrale di Reggio . 

CCXXXIV. An. 107?. 
Gandolfo Ve fi. dì Reggio conforma e accrefce i privi legj e i poffedimentì dsl 
MonaJÌ. dì S. Pro/pero . 

CCXXXV. An. 1073, 
Donazione alla Cattedrale di Reggio. 

CCXXXV L An. 1074. 
Donazione di Gandolfo Vefc. di Reggio al Mortali, di S. Prof pero . 

CCXXXVII. An. 1075. 
Donazione di Gandolfo Vefc. di Reggio al Mon. di S. Tommafo . 

CCXXXVIII. An. 1075. 
Convenzione tra Alberto da Ba^ovara ed Eriberto Vefc. di Modena per la 
Canonica di Città Nuova . 

CCXXXIX. An. 1075. 
accettazione di un Placito in favore del Mon. di S. Prof pero . 

CCXL. An. 1076. 
Convenzione fatta col Vefc. di Modena Enberto nella locazione di una Cap. 
pella . 
Origin. nel? *4rch. Capit. di Modena . 

CCXLl. An. iojó. 
Stromento concernente alcuni beni della Cattedr. di Reggio. 
Origin. nel? ^freh. della Jleffa Cattedrale . 

CCXL li. An. 107Ó. 
Donazione al Monaftero di S. Profpero di Reggio. 
Origin. nell' ^Archivio dello fleffo Mon. 

CCXLItL An. 1077. 
Placito in favore del Mon. di S. Prof pero . 

CCXLIV. An. 1077. 
Concezione di Gandolfo Vefc. di Reggio al Mon. di S. Profpero» 

CCXLV. An. 1070. 
Donazione al Mon. di S. Profpero . 

CCXLV I. An. 1070. 
Donazione al Monaftero di S. Profpero di Reggio. 
Origin. nell' archivio dello fìeffo Mon. 

CCXLV li. An. 1080. 
Fondazione della Chiefa di S. Matteo in Reggio. 

CCXLVIII. An. ìo8o. 
Donazione al MonaJÌ. di S. Profpero . 

CCXLIX. An. 1080. 
Donazione dilla Cont. Matilde al Monafì. di S. Profpero di Reggio • 

CCL. An. 1081. 
Promeffa in favore del MonaJÌ. di S. Profpero . 

CCLI. An. 1081. 
Donazione à Monafleri di S. Profpero di Reggio e di S. Giovanni di Pat» 
ma. 

CCLII. An. 1084. 
Livello del Cartello di Roncocefole . 

Copia del XIII. f ecolo nell' *Arch. della Cattedr. dì Reggio . 

GCLIII. 



107 

CCLIìi. An. ioSp. 
Donazione al Monaflero di S. Profpero . 

CCLIV. An. topo. 
Donazione alla Chiefa Cattedrale di Modena. 
Oùgin. nelC \Arcb. Capitol. di Mod. 

CCJLV. An. topi. 
Donazione al Monaflero di S. Profpero di Reggio. 
Origin. neir archivio dello fleffo Mon. 

GGLVf. An. iogi. 
Donazione di Ugo Conte di Sabbioneta al Monafl. di S. Profpero di Reggio. 

GCLVII. An. iopi. 
Conferma della precedente donazione. 

CGLVIIf. An. ioqi, 
Concefftone al Monaflero di S. Prospero» 

CGLIX. An. 1002. 
Promeffa in favore del Monaflero di S. Profpero . 

GCLX. An. 1002. 
Bolla dell' ^Antipapa Guiberto in favore de Canonici di Reggio . 

CCLXL An. iopz. 
Eriberto Vefc. di Modena dà a livello alcune cafe a' Cittadini Modenefì af- 
fine di amplificar la Città. 
Neil' Archivio Capitol. di Modena . 

CCLXIf. An. 1002. 
Donazione della Conteff a Matilde al Monafl. di S. Benedetto di Polirone. 

CCLXIII. An. 1003. 
Lodovico Vefc. di Reggio conferma a fuoi Canonici la Corte di S. Stefano, 

GCLXIV. An. 1005. 
Donazione al Mon. di S. Profpero. 

GGLXV. An. 1005. 
Donazione al Mon. di S. Pro/pero . 

CCLXVI. An. io 9 6. 
Donazione al Monaflero di S. Profpero. 

Origin. nell' Archivio del mede/imo Monafl. 

CCLXVII. An. 1096. 
Donazione di Benedetto Vefc. di Modena al Monaflero di S. Pietro . 

CCLXVI1I. An. iop<5. 
Donazione de' figli di Manfredo al Monaflero di S. Profpero. 
Originale nell' archivio dello fleffo Mon. 

CGLXIX. An. 1007. 
Donazione al Monaflero di S. Profpero. 

CCLXX. circa An. 1008. 
Nona de' Benefattori del Monaflero di S. Benedetto di Polirone. 
Da un Codice del fecolo XI. dello fleffo Mon. 

CCLXXL An. 1008. 
Zuffa dì alcuni Campioni per decidere una controverfta del Monafl. di J". 
Profpero di Reggio . 

CCLXXII. An. iopp. 
Donazione della Conteff a Matilde al Monaflero di Bref cello. 

o % ccLxxnr. 



io8 

CCLXXriL An. logg. 
Breve di Pasquale II. in favor dilla Cbiefa di Carpi . 

GCLXXIV. An. noo. 
Ceffone al Monafì. di S. Profp. di beni in Cajlellarano . 

CCLXXV. An. noi. 
Placito del'a Confetta Matilde. 

Ugbell; hai. Sa:/. T. II. p. 284. Otigin. nel? archivio della Cattedrale 
di Reggio . 

GCLXXVr. An. noi. 
Donazione della Cont. Matilde allo Spedale di Campo Camelajìo. 

GCLXXV1I. An. noi. 
Donazione della Cont. Matilde alla Cbiefa di Canoffa . 

CCLXXVIIL An. 1 104. 
Donazione della CohtefTa Matilde alla Ghief'a Romana. 
Cenni Codex Carolin. T. II. p. 238. 

CLXXtX. An. 1104. 
Cejfione della Corte di Nafeta ai Monaci di S. Pro/pero di Reggio . 

CCLXXX. An. 1104. 
Compojì^ione in una lite del Monajlero di S. Pro [pero di Reggio. 

CCLXXXf. An. iig 4 . 
Donazione di Buon/ìgnore refe, di Reggio al Man- di S. Prof pero* 

CCLXXXII. An. 1105. 
Donazione al Monajl. di S. Profpero . 

CCLXXXIir. An. 1105. 
Donazione al Monajlero di S. Profpero . 

CCLXXX IV. An. 1105. 
Donazione al Monajl. di S. Profpero. 

CCLXXXV. An. noj. 
Donazione di Gherardo da Correggio al Monatbro di S Profpero* 
Origin. nell' archivio dello Jleffo Mon. 

CCLXXX VI. An. 1100'. 
Locazione di una cafa in Pavia fatta da Dodone Vejc. di Modena. 

CCLXXXVir. An. 1106. " 
Cambio di terre traila Cbiefa di Campigliola, e quella di Monte Cardio . 

CCLXXXVni. An. noó. 
Placito della Contefla Matilde pel MonaPtero di S. Profpero. 
Originale nel? %/frcbivio dello Jleffo Mon. 

CCLXXXIX. An. uo<5. 
// Monajlero di S. Michele del Monte nella Diocejt dì Luni vien foggettato 
a quel di Canoffa . 

CCXG. circa An. uo5. 
Decreto della Conteff a Matilde intorno alla Cbiefa di S. Michele di S oliera. 

CCXCL An, 1107. 
Libertà accordata cfa fratelli di Vallifniera a un lor fervo . 

CCXCIL An. 1107. 
Decreto della Conteffa Matilde per le efen^joni di què di Maffa . 

CCXCIIL An. 1107. 
^Alcuni Savignaneft cedono certi loro diritti al Vefc, di Modena, 

CCXCIV. 



CCXCIV. An. iro7. 
Bolla di Paf quale IL in favore del Moti, di BreJ "cello* 

CCXCV. An. 1107. 
Il Vefc. Dodone di Modena accorda alcune decime a Guirardo dal Ponte. 
Copia autentica nell* ^Archivio Caditoi, di Modena . 
CCXCVI. An. 1107. 
La Gontefla Matilde vende la quarta parte della Rocca Tiniberga . 
Originale nel R. %A re bivio di Mantova. 

CCXCVII. An. 1108. 
La Conteffa Matilde dona al Vefc. di Modena la Rocca di S. Maria. 

CCXCVHL An. 1108. 
Decreto della Cont. Matilde per tè efenxfoni degli uomini di Rocca S. Maria , 

GGXCIX. An. no*. 
Locazione di una cafa e di un orto fatta da Dodone Vefc. di Modena. 
Origin. nell' *Arch. Capitol. di Modena ■ 

CCC. An. 1108. 
Donazione al Monafl. di S. Profpero. 

CCCI. An. 1108. 
Stromento di donazione. 

Originale nel? ^Archivio Segreto Eftenfc . 

CCCII. An. 1108. 
JL' *Ab. di S. Profpero dà in livello alcune terre a Dodone Vefc. di Modena, 

CCGIII. An. 1108. 
La Badeffa di S. Giulia di Brefcia dà alcune terre in livello ad Arduino 
dalla Palude. 

CCCIV. An. 1109. 
Concezione di terreni a livello al Mon. di S. Profpero . 
Origin. nelP archivio dello fleffo Monaflero . 

CCCV. An. 1109. 
Decreto della Cont. Matilde per le efenzìoni di Guiberto da Gonzaga. 

%Antiquit. hai. T. II. p. di. Copia antica nell' Jtrcb. della Catted. di 
Reggio . 

CCCVI. An. ino. 
Donazione al Monaflero di S. Profpero. 

Copia antica nelf archivio dello fleffo Monaflero . 

CCCVII. An. ini. 
Donazione al Monaflero di S. Profpero. 

CCCV III. An. mi. 
Donazione al Monaflero di S. Profpero. 

CCCIX. An. un. 
Convenzione per una donazione al Mon. di S. Profpero. 

CCCX. An. li 12. 
Decreto di Buonfìgnore Vefc. di Regg. in favore della Cbiefa di Campiglioìa. 

CCCXI. An. 1112. 
La Conteffa Matilde dona alla Cbiefa di S. Cefario la Corte di Vil^acara 
tol Cafìello e Borgo di S. Cefario. 

CCCX1I. An. iuj. 
Decifione di una ccntioverfia tra '1 Monaftsro di S. Profpero e la Chiefa 
di Limiti. 

Ori- 



no 

Originale nel? *4i e bivio dello flejfo Monafìero . 

CCC.Xlll. An. 1114. 
Placito tenuto innanzi alla Ccntefja Matilde. 

CCCtV. An. 11 14. 
Donazione alla Chiefa di Sortola. 

Dall' \Aft bivio della Rocca di Sejìola . 

CCCXV. An. n 14. 
Placito della ContefTa Matilde in favor degli uomini di Montecchio. 

Fiorenti*. Memor. della Cont. Matilda . Lucca I756. *4"pp. p. 248. *fjfo 
Stor. di Pann. T. IL p. 345. 

CCCXV r. An. 11 14, 
Enfiteufi di beni del Mon. di S. Profpero. 
Origin. nel? *Arcb. dello flejfo Mon. 

CCCXVII. An. 1115. 
Il Propofìo di S. Profpero affitta un terreno al Monafìero del medefimo 
nome. 
Originale neW archivio dello flejfo Mon. 

CCCXVIU. An. 1115. 
Donazione della Conteffa Matilde alla Cbiefa di S. Cefario. 

CCCXIX, An. 1115. 
Vendita de' Signori di Rodelia. 
Origin. neW archivio E/ienfe . 

CCCXX. An. 1115. 
La Chiefa di S. Cefario fi foggetta al Vefc. di Modena. 
Origi». nell' vfrebivio Capit. di Modena . 

CCCXXI. An. il 15. 
Dodone Vefc. di Modena affida il Cartello di Savignano a Grimaldo da 
Frignano. 
Origin. nel? archivio Capitol. di Modena . 

CCCXXIL An. iii6\ 
Placito di Arrigo V. Imperadore intorno alla Corte di Marzaglia. 
Taccoli T. III. p. 72. .Affo Stor. di Parma T. IL p. 346. 
CCCXXnr. An. ino. 
Diploma di Arrigo V. in favore del Monafìero di CanofTa. 

Copia autentica neW ^Archivio del Mon. di S. Gio. Vangeli/la di Parma . 

CCCXXIV. An. me. 
Placito di Arrigo IV. Imperadore in favore del Monafìero Pompofiano. 
%4ntiquit. hai. T. IV. p. 685. 

CCCXXV. An. ino. 
€ ambio di Terre traila Collegiata e 7 Monafìero di f. Pro/pere. 

CCCXXVr. circa An. mó. 
Donazione di Buonfignore Vefc. di Reggio alla Chiefa del Romitaggio di 
Marola . 
Ugbelli bai. Sacr. T. IL p. i8<5. 

CCCXXV li. An. 11 17. 
Donazione di Matilde Regina de' Romani al Monafìero di S. Rafaello di 
Reggio . 
Copia del XII. fecole nelF *4rchivh del medefimo^^donaflero . 

CCCXXVIIL 

f 



Ili 

CCCXXVIIL Ari. 017. 
Placito della Reina Matilde in favor della Chieja di Reggio-, 

CCCXXtX. An. li 18. 
Enfiteufi di beni della Chiefa di S. Profpero. 

Copia autentica nel? vfrcb Capit. della Caìtedr. di Reggio. 
CCCXXX. An. inp. 
Convenzione tra 7 Monaftero di S. Prof pero di Reggio e i figli di Oddone 
Bianco . 

CCCXXXL An. 1121. 
Bolla di Callido IL in favore della Chiefa di Modena. 

Jlntiauit. hai. T. V. p. 351. Copia nel? .Archivio Capi toh di Modena, 
CCCXXXU. An. H2I. 
Donazione al Monaftero di S. Profpero. 

Originale nel? archivio dello flejfo Mon. 

CCCXXXIII. An. ni?, 
Cualtero vfrcivefcovo di Ravenna dona una Chiefa in Ravenna al Vefcovo di 
Modena . 

CCCXXXIV. An. 1122. 
*4ltra donazione dello fleffo ±4reivefcovo al medefimo Vefcovo . 

CCCXXXV. An. 1123. 
Bolla di Callifto IT. in favor della Chiefa di Carpi. 

^fntiquit. hai. T. V. p. 82 1. Origin. nel? archivio Segreto Eflenfe , 
CCCXXXVI. An. 1123. 
Bolla di Callifìo II. in cui decide la Chiefa di S. Cefario appartenere a Ca- 
nonici Regolari. 

CCCXXXVII. An. 1125. 
Donazione di parte di Monte Baranzone alla Chiefa Cattedrale di Modena , 
Origin. nel? archivio Capitol. di Modena. 

CCCXXXVI li. An. 1116. 
Donazione del Vefcovo di Reggio al Monaftero di S. Rafaello. 
Copia del XII. fecole nei? archivio dello fìeffo Mon. 
CCCXXXIX. An. iiì<5. 
Inveflitura della Rocca di S. Maria fatta da Dodone Vefc. di Modena* 

CCCXL. An. 1127. 
La Chiefa dì Guatila ed altri Condomini danno a coltivare un bofeo. 
Origin. nel Segreto archivio Eflenfe . 

CCCXLI. circa An. 1127. 
Locazione de' beni del Monaftero di Marola . 
Origin. nel Segr. ^Archivio* Eflenfe . 

CCCXLII. An. 1128. 
Bolla di Onorio IT. in favore della Chiela Modcnefe. 
Copia autentica nel? archivio Capitol. di Modena . 
CCCXLUI. An. 112$/. 
Cambio di terre fatto dal March. Alberto . 

%Antiqu. hai. T. IL col. 781. Origin. nel? \4rch. Segr. Efì. 



IN. 



Ili 



INDICE 

DELLE COSE NOTABILI 

Contenute nel Tomo II. delle Memorie 
E nelle Note al Codice Diplomatico . 



degli A Delardi Guglielmo fi ribella 
f\_ col Cartel di Formlgine al 

Comune di Modena p. 242. Niccolò 

p. 184 Giovanni p. 26,. 
degli Adelafii Lanterio Podertà di Mod. 

fue controverfie con querto Comune 

p. 40. &c. 
Aigoni , nome dato in Modena a' Guelfi 

e origine di elio pt 67. 
Albinea , Cartello , fi tenta inutilmente 

di forprenderlo p. 209. dirtrutto p. 

p. 261. 
d' Albinea Pietro Giudice p. 109. 
degli Aldighieri Alberto p. 14. 
Arceto efpugnato dalle truppe Pontificie 

p. 2 ? 8. 

dell' Argine Cartello efpugnato dalle trup- 
pe Pontificie p 2?8. 

Arrigo IL lmp. fue Epoche C. 5. 

Arrigo [IL lmp. fue Epoche C. 42. 

Arrigo V. fmp. fue Epoche C. 85. 

Arrigo VI. lmp. fdegnaro contro i Reg- 
giani , poi con erti fi riconcilia pag. 
24 ec. 

Arrigo VII. lmp. fua venuta in Ita- 
lia p. 174. fua coronazione in Mi- 
lano p. 177. manda un Vicario Im- 
periale a Modena p. 178. , e a Reg- 
gio p. 179. molte Otta gli fi ribellano 
ivi e p. 1 3 r. &c. fua morte p. 188. 

Afdente , celebre Aftrologo p. 109. 

dall' Afinelia Pietro Podertà de'Gibellini 
Modenefi p. 8j. 



B 



B 



Agno, fua Torre occupata da' Gon- 
zaghi p. 251. 



Baifo , Cartello rifabbricato da B?mardo 
Fogliano p. no. trtediato inutilmen- 
te da' Reggiani p 207. 

da' Baifo Filippo p 137. 

Baldu'no U. !mp. di Cortanrinopoli paf- 
fa per Reggio e per Modena p. 90. 
&c. 

Balugola , Cartello , incendiato da' Bolo- 
gnesi p. 63. 

da Balugola Rainero fatto Cavaliere dall' 
lmp. Balduino l'I. p 91. 

Banzola, Signori di quel Cartello p. ^g. 

de' Bartardi Guido p. 80. 

Bazzano attediato da' Bologne!! p. 4.8. 
58. rentan di nuovo di inapadronirfene 
p. 64. prefo da erti per tradimento e 
dirtrutto p. 68. riedificato dal March. 
Azzo p. 1^4. efpugnato da' Bolognefi 
p. 135. ceduto loro per fenrenza di 
Bonifacio .Vili. p. 142. efpugnato da 
Parterino Bonaccolfi p. 220. refo a' Bo- 
lognefi p. 221. 

Bazzovara, battaglia ivi accaduta p 184. 

BeiJincini Egidio del fu Jacopo p. 5. 
Bellincino e Catalano fratelli p. 200, 
Iacopino p. 246. Maifigao p. 249. 

Bianello occupato da' Parmigiani p. 7°» 

Bibbiano , Cartello , efpugnato da' Par- 
migiani p i;6. 

Bifmantova, espugnata da' Reggiani p. 
26. occupata da Jacopino dalla Palu- 
de, e ricuperata da' Reggiani p. 88. 
tolta da elfi a' Nobili di Bifmantova 
p. g9 occupata dagli efuli Reggiani 
p. 117. 

da Bifmantova Rodo'fino giura fedeltà 
al Comune di Reggio p. 2$. Turco 
uccifo 0. 88. Gherardino, Pinello, e 
altri Nobili di quella famiglia p. 9p. 
&c. 115. Boe- 



Boccabadati Leonardo p. 47* F'« Ghs- 
zardo pacifica le turbolenze di Mode- 
na p. S*- 

Boiardo "Rodolfo p. 65. Bonifacio p. 
115. Gherardo p 180, fautore delie 
truppe Pontificie j». ZJ7. 

Bologna, il M. Azzo pesfa ad infigno- 
ririene p. 145« 

Bolognefi, loro controverfia co' Mode- 
nefi per ragion de' confini come ter- 
minata p. ?r. &c, loro guerra contro 
de' Modenefi p. 4^. &c. trégua con 
e (fi p. 50. &c la rompono prima del 
tempo , e rinnovan la guerra p. 58. 
&c. fan con effi la pace p. 64. nuo- 
va guerra contro de' Modenefi p. èZ. 
loro vittoria e pace quindi {labilità con 
erti p. 70. &c. rinnovan la guerra, 
ma prefto fi rmnifcono in pace p. 93. 
&c, fazioni interne di quella Città p. 
94. &c. chiamati alla curtodia di Reg- 
gio p. no. 124. &c. loro guerra con- 
tro il M. Azzo. p. 13?. &c fan pa- 
ce con erto p. 140. &c. riprendon le 
armi contro di lui , affia di cacciarlo 
<ia Modena e da Reggio p. 146. ec. 
loro allegrezze perla follevazioue con- 
tro di elio p. iój. &c. fi riuniscono 
col M. Azzo contro de' Modenefi p. 
164. léS. , recano il guaflo a' contor- 
ni di Modena p. 174- occupano alcu- 
ni Cartelli della collina p 191. trup- 
pe da effi mandate in foccorfo del 
March, Cavalcabò p. 196. loro guer- 
ra contro i Bonaccolfi p. 214. &c me- 
roorabil loro (confitta p. 215. &c. fan- 
no la pace p 221 

Bonaccolfi Guido e Rinaldo forprendono 
Reggiolo p. 171. lo fteffo Rinaldo det- 
to ancor Parterino infieme con Buti- 
rone chiamati al governo di Modena 
p. 184, &c. tumulto contro erti ivi 
inforto p. 196. &c Parterino fatto Si- 
gnore di Carpi p. 197. e poi caccia- 
tone p. 198. perde il dominio di Mo- 
dena ivi &c. tenta , ma inutilmente , 
di ricuperarlo p. 200. lo ricupera per 
ceflione di Francefco Pico p. 202. ri- 
cupera ancor Carpi p. 205. fa uccide- 
re barbaramente Francefco co 1 figli ivi 
&c. tenta di impadronirti di Reggio 
p. 207. fa fortificar Modena p. aii. 
T$m. II. 



ti 3 

&:. fa guerra contro il partirò Ponti- 
ficio p. 213. &c fa pace con erto p» 
22t. perde il dominio di Modena p. 
ztó, è uccifo con tutti i fuoi p. 231, 

Boudeno d'Arduino efpugnato da' Man- 
tovani p. 43. fi cede a' Reggiani , poi 
infieme col Bondeno de' Roncori fi fa 
comune ad eSi e a' Mantovani p. 44. 

Bonifacio Vili, arbitro della pace tra' 
Bolognefi e il M. Azzod' Erte p. 140, 
&c ,fuo Laudo p 142. 

Bonirtima , fu a {tatua quando eretta in 
Modena . C. 87. 

Bofchetti Gherardino p. 47. Alberto V*efc. 
di Mod. occupa Savignano p. 68. Ghe- 
rardo di Simone , e Lanfranco fratel 
di Simone p. 68. Simone p. 81. Cor- 
rado Capitano in Reggio p. ir7. Fra 
Filippo Vele, di Modena riunifee ia 
pace i Cittadini p. 121. va a Ferrara 
ad offrire il dominio delia Città al 
March. Obizzo d' Erte ivi. querta fa- 
miglia congiura contro il M- Azzo p. 
145. Buonadamo Can. di Mod, e Si- 
mone man iati prigioni a Ferrara ivi. 
Bartolommeo p. 164. uccifo p. 172. 
Buonadamo e Simone prigioni in Mod. , 
e Buonadamo pofeia anche in Bologna 
p. 173. Giovanni e Alberto ivi. Gio- 
vanni p. 181. Albertino p. 217. Bar- 
tolommeo p. 252. Simone, Giovanni, 
ed altri p. 26 z. primi antenati di que- 
rta illuftre famiglia C 88. 

Brandota , Cartello , attediato inutilmente 
da' Guelfi Modenefi p. 83. efpugnato 
da erti p. 89. 

Brefcello, fue vicende a' tempi di Fede- 
rigo 11. p. 69. fortificato dagli Sca- 
ligeri p. Z'yÓ. 

Brigenzone Cafiello dirtrutto p. 193. 

de' Brocchi Gigliolo amico de' Bonacolfì 
p. 197. fua infelice morte p. 198. 

Budrione, Cartello, occupato da Giber- 
to da Correggio p. 151. da lui rea- 
duto a' Reggiani p. 162. artediato ed 
efpugnato da Parterino Bonaccolfi p. 
207. &c. 

de' Buzzalini Gherardo p. 200. Aio Ca- 
rtello ivi. 



C*«- 



"4 



c 



,Acca di Reggio, chi forti p. fi}. 

de' Caccianimici Alberto p. 87. Veneti- 
co di Alberto p. 95. Pellegrina mo- 
glie di Folco d'Erte p. 165. 

Cadalo Vefc. di Parma e poi Antipapa 
C. 41. 

Campagnola occupata da' Gibellini Reg- 
giani p. 75. donata a Giberto da Cor- 
reggio dal Comune di Reggio p. \6z. 

Campogalliano occupato dalle truppe Pon- 
tificie p. 223. confegnato agli Ertenfi 
p. 2ój. 

Cannello, Cartello di Bonifacio da Li- 
vi izano p. ras, 

Canoli Cartello, occupato da' Lupi, e ri- 
prefo da' Guelfi Reggiani p. 82. 

de' Canoli , Torre nel Finalefe , prefa 
da' Bolognefi , e refa a' Modenefi p. 
221. prefa dal Card. Legato p. 225. 

CanofTa, Cartello, occupato da diverfi di 
quella famiglia p. 78. &c. 

da Canorta Nobili, invertirura Ior rin- 
novata da Federigo f. p. 14. Bonifa- 
cio del fu Giovanni ed Alberto p. 78. 
Guido p. 107. &c._ Rolandino p. 109. 
117. Guido e Bonifacio p. 115. No- 
bili cacciati da Reggio p. nò. ne di- 
vengon padroni p. 125. Niccolò Pod. 
i\ Reggio ivi. Guglielmino p. 156. 
Aizolino p. 158. querta famiglia è la 
fola , che non entra nella follevazione 
contro il M. Azzo p. 162. 171. fan 
pace co' lor nimici p. 172. decreti del 
Comune di Reggio a lor favorevoli 
p. 177. Rainero p. 180. Albertino p. 
194. altri di querta famiglia p. 195. 
loro guerra contro il C. di Reggio , e 
pace con erto p. 204. divifi di partito 
p. 239. nemici de' Fogliani p. 258. 
&c. tornano in Reggio p. 261. 

Cario d'Angiò Re di Napoli, fua ve- 
nuta in Italia p. 92. 

Carlo figlio di Giovanni Re di Boemia 
viene in Italia p. 247. fue imprefe di 
guerra p. 252. &c. 

Carlo di Valois , ferte all' occafione del 
fuo parteggio per Modena p. 145. &c. 

Carpi neto Cartello occupato da' Fogliani 
p. li 6. ad erti confermato p. 160. 



Carpi , fua Cattedrale , probabilmente coa- 
fecrata da Lucio l£f. p. $. invertitura 
di erto infiems col patrimonio Matil- 
dico darà a Sii inguerra , e ccntroverfia 
perciò co' Modenefi p. ^9. Innocenzo 
£V. ne in verte Ugo da San vitale fuo 
nipote p 7%. I Modenefi nel caccia- 
no, e poi fi riconcilian col Papa p. 
76. &c pace ivi ftabilita fra gli in- 
trinfeci ed ertrinfeci Modensfi p, m. t 
fi ordina, che fia fortificato p. 150. 
occupato da Giberto da Correggio p» 
15 r. ne è fatto Signore Partenno Bo- 
naccolfi p. 197. che ne é cacciato da 
Zaccaria Tofabecchi p. 198 , e querti 
da Manfredo Pio p« 201. torna fot- 
to il dominio de' Bonaccolfi p. 205. 
fuo territorio devartato dalle truppe 
Pontificie p. 22?. affegnato a Man- 
fredo Pio p. 265. 

de' Carretti Armannino p. 96. Gherardo 
p. 122. 

Cafinalbo , fua Rocca occupata dagli 
efuli Modenefi p, 176. riprefa dagli 
intrinfeci ivi. 

Cartel franco fabbricato da 7 Bolognefi p, 
4.6. i Bonacco.fi tentano inutilmente 
d' impadrontrfene p. 2»*. 

Caftellarano occuDato da' fuorufeiti e ri- 
pVefo da' Reggiani p. 79. preti-fiato da' 
Reggiani p. 202 occupato da Jacopo 
da Rodeglia p. 203. &c. prefo dalle 
truppe Pontificie p. 224, tentato in- 
vano da' Fogliani p. 230. 

Cartellaro, fulla Secchia, occupato da' 
Nobili di Sartolo p. 204. prelb da' 
Reggiani ivi. 

Cartellecne fabbricato da' Modenefi p. 
47. efpugnaro da' Bolognefi p. 60. 62. 

Caftelnuovo di fotto , a-Junanza de' Prin- 
cipi ivi tenuta p. 256. 

Cafteltoaldo, Cartello de' Fogliani p 245. 

Cartel Vetaldo occupato da' Reggiani p. 
204. 

Cartelvetro efpugnato dalle truppe Pon- 
tificie p. 222. 

Cavalcabò March. Guglielmo Podertì di 
Modena e poi di Reggio p. 57. 

Cavriago inutilmente attediato da Fede- 
rigo IL p. 70. occupato dagli efuli Par- 
migiani p. 17;. attediato dal Comune 
di Parma , ma inutilmente p. 1^7. re- 
ftituito ad erto p. 159. S. 



S. Cefario Caftdlo efpugnato da' Bolo- 
gnési p. 4<5. 49. riprefo da' Modfnefi 
p. 50. incendiato da' Bolognefi p. 58. 
di nuovo da effi occupato p. 70. fi 
ribella ai March. Azzo p. 135. 

Ciano efpugnato da' Bologne!! p, 63, 

Cirnicelli Jacopino p. 267. 

Città nuova occupata dall' Arciprete Gui- 
doni p, 185. efpugnata da' Modenefi 
ivi fua torre atterrata ivi. 

Clemente V. fua Bolla fulminante con- 
tro de' Mcdenefi p. 189 &c. fua mor- 
te p. 190. 

Colla, Villa del Reggiano p. 194. 

Colombaro, battaglia ivi feguita p. 107. 

Cornano, Caftelio de' Nobili di Dallo 

p. **?• 
Compagnone Leonardo .p. 47. 
da Cornazzano Bernardo Pod. di Mod. 

P' 47- 

Corrado il Salico Tmp. fue Epoche C. 
21. fuo diploma probabilnfente fup- 
pofto C. 32. 

da Correggio Frogerio Pod- di Modena 
p. 36. Gherardo Pod. di Reggio p 62. 
di Parma p. 66, Guido p. 79. Mabi- 
lia dalla Gente di lui moglie ivi. Gui- 
dotto p 86. Matteo p. 105. Guido e 
Matteo p. ni. 112. nimici del M. 
Azzo pag. 138. Giberto Signor di 
Parma primo motore della congiura 
contro lo fletto Marchefe p. 136. &c. 
150 condotta da lui tenuta in Reg- 
gio p. 161. 162. Matteo Condottiero 
delle truppe Reggiane p. 171. Giber- 
to fatto Vicario Imp. di Reggio p. 
180. lega da lui formata contro Arri- 
go VIL. p. 182 fentenza dell' Imp. 
contro di lui p. 188. libera Carpi 
dall' attedio p. 201. fcelto ad arbitro 
da' Reggiani p. 205. Azzo, Simone, 
e Guido ivi. Azzo caccia da Reggio 
le truppe Pontificie p. 229, Guido del 
fu Giberto p. 266. 

Cottanza moglie di Federigo II. patta 
per Reggio p. -4?. 

Cremonefi arbitri di pace fra' Modenefi 
e Reggiani p. 50. 

Crefpellano efpugnato da PafTerino Bo- 
naccolfi p. 219. &c 

Crogiolo fiume , una volta entro Reggio, 
poi rimoffone p. 56. fua innondazione 
P- 75- 



US 

Crovsra , Cartello, efpugnato da' Reg- 
giani p„ 88. di nuovo da effi efpu- 
gnato e diftrutto p. 92. ec. fortificato 
da' Nobili della Palude p. 171. attedia- 
to in vano da' Reggiani ivi. sttediato e 
diftrutto p. 194. 

D 

di T^\ Allo Nobili gìuran fedeltà al 
JL/ Comune di Reggio p. 25 fi di- 
chiarano ia favore degl' inrrinfeci Reg- 
giani d. 118. dittenfioni trai diverfi 
rami della fletta famiglia p. 243. Van- 
nuccio p. 254. 

Dinazzano, Gattello de' Nobili di Sattb- 
lo , occupato da' Reggiani p. 205. do- 
nato a' Fogliani p. 248. occupato dal- 
le truppe de'Gonzaghi p. 251. afle- 
gnato di nuovo a' Fogliani p. 260 

da Doara Buofo Pod. di Reggio p, 66. 



I|* Nzo Re figlio di Federigo TI. vie- 
_t ne in foccorfo de' Modenefi p 68. 
fatto prigione da' Bolognefi p 70. occ. 
d' Ette March. Azzo mediatore di pace 
fra' Modenefi e Reggiani p. 30. fue 
controverfie con Sa!ingue»ra p. 35. &c. 
March. Aldobrandino , fuo trattato di 
pace col medefimo p. 37. fua morte 
p. 39. March. Obizo chiamato a Mo- 
dena in foccorfo de' Guelfi p. 80. elet- 
to Signor di Modena , viene a pren- 
derne il pottetto p. iar. &c. eletto Si- 
gnor di Reggio p. 126. fua morte p. 
129. March. Aldobrandino fuo matri- 
monio con Alda Rangone p. 122. &c. 
March. Azzo fuccede nel dominio al 
March. Obizzo p 119. fue ditte nfio- 
ni col March. Aldobrandino e col 
March. Francefco fuoi fratelli ivi &c. 
il March. Aldobrandino fugge da Fer- 
rara p. 138. il March Azzo cerca 
d' impadronirfi di Parma p. 122 &c. 
muove guerra contro a' Parnrgiani e 
a' Bo'ognefi p. 134. &c. fa pace co' 
Parmigiani p. 138. &c. continua la 
guerra co' Bolognefi p. 139. &c. fa 
pace con etti p. 140 &c. dà Beatrice 
fua forella in moglie a Galeazzo Vif- 
conti p. 142. congiura di molte Ctr- 
P 2 tà 



l\6 

ù contro di (fio p. 144* t4<?. 160. 
&c. cerca d' impadronirti di Bolnrna 
p. T45. fue nozze con Beatrice figlia 
di Carlo \l. Re di Nspoli p. 14.6- 
proccura d' impadrcnhfi di Parma tv:. 
la congiura contro di lui prende nuo- 
ve forze, e prorompe in guerra, ivi. 
ei vipne a Modena e secherà i tumul- 
ti inforti p. 147. &c. I Csftelli della 
Montagna in qnn p-.rte gli fi ribella- 
no p 148. contro di lui fi dichiara il 
March. Francefco di lui fratello pag. 
150. qu?.l fofle l'origine deìia congiu- 
ra contro di lui form?ta p, -51 &c. 
efecuzione di effa per cui perde il do- 
minio di Modena e di Reggio p. 152. 
&c. Frefco di lui figlio naturale con 
altri della famiglia accorrono in vpno 
per dHTiparla p. 1 S4» ultime azioni e 
morte del M. A zzo p. 164. &c. fuo 
tritamente dannofo a Modena p. 166. 
Folco figlio di Frefco gli fuccede nel 
dominio di Ferrara ivi, guerre civili 
nella famiglia , ed effetti dì effe p i6j. 
&c March. Rinaldo fa lega co' Bo- 
naccolfi p. 212. March. Obizzo fot'o 
Szffolo p. 2t4. loro coraggio nella 
battaglia di ifappolino p. 215. &c. 
effi col March- Niccolò loro fratello 
fanno lega col Card. Bertrando Lega 
to p. 239. &c. prendono il Finale , 
e ne hanno l' investitura p 142. &c. 
affediano Modena e S. Felice, ma fon 
corretti a ritirarcene p. 250. ótc. lor 
guerra contro il Card. Bertrando p. 
253. tornano all'affedio di Modena p. 
161. &c. che loro fi fog^etra p. 263. 
&c. morte del March. Rinaldo ivi. 
poffedimenti degli Eftenfi nel Mode- 
ntfe antichiffimi C. 41. 



FAbbrico donato da' Reggiani a Gi- 
berto da Correggio p. 162. 
S. Fauftino di Rubiera fortificato da'Sef- 

fì p, 177. t 
Federigo I. rinnova l' inveftitura de' lo- 
ro Fendi a' Nobili di Canoffa p. 24. 
fu a morte ivi. 
Federigo II. lega contro eflfo delle Città 
Lombarde p. 43. annulla la Sentenza 



g'à data contro de' Modenefi in mate- 
ria di confini co* Bolognefi p. 47, 
feende in Italia contro le Città colle- 
gate , ed ha in fuo favore i Modsnefi 
e i Reggiani p. 61. <Scc. deporto e 
feomunicato da Innocenzo IV. p. 64. 
&c. fua morte p» 75. 

S. Felice affediato dagli Eftenfi p. 2.51, 
liberato per opera di Manfredo Pio p. 
1 5 2. ec affegnato a Guido Pio p. 265. 

Ferrara , fua Cattedrale C. 3. fuo Mo- 
nart. di S. Michele ivi . 

Filippo Re di Francia paffa per Reggio 

P- 9*- 

Finale , fuo Cartello fabbricato p 37. 

forpTefo da Guidotto Guidoni p 170. 
renduto al Comune di Mod p. 172. 
&c. occupato dagli Eftenfi , che ne 
hanno l' inveftitura p. 242. otc. 

Fiorano affediato ed espugnato da Paffe- 
rino Bonaccolfi p. 215. &c. 

de' Fiordilfelli Alberto p. 137. 

Fiorentini arbitri della pace tra il Mar- 
chese Azzo d' Efte e i Bolognefi p. 
140. &c. 

Flagellazione pubblica in Italia p. 79. 
da Fogliano Famiglia feguace del par- 
tito Pontificio p. 65. 87. Tomrmfo 
nipote di Innocenzo IV. ivi loro po- 
tenza abbattuta da' Gibellini p. 66, 
Battolino e Simone fatti Cavalieri p 
102. Matteo p 100. Fnncefco e Ber- 
nardo Propofto di Carpineto ivi e p. 
116. Bartolino e i 1 detto Bernardo 
p. 116 Matteo, Bartolino, e Nicco- 
lò figli di Ugolino ivi. &c Bernardo 
Propofto p. izo. Francefco p. 13Ó. 
Matteo , Bertolino e Niccolò uniti 
contro il M. Azzo p. U7- Cartelli 
da effi occupati ivi . fi riconciliano col 
March, p. i?9. di nuovo gli fi fanno 
nimici p. «4^. Bartolino Capit- di 
Mod. p. 155. poi Podeftà p. 16Ì. 
Guglielmo p. 180. Guido Savina p. 
178. 180. 186. 224. Ricufano di far 
pace col Comune di Reggio p. 205. 
206. effi però fon divifi tra' loro in 
diverfi partiti ivi &c Giovanni Riccio 
uccide il Governator Pontificio di Reg- 
gio p. 229. Giberto ivi i Fogliani di- 
vengon padroni dì Reggio p. 2?o. dif- 
fenfioui trai diverfi rami della (teda fa- 
mi- 



miglia p. 243. Giovanni Re di Boe- 
mia dichiara i Fogliani fuoi Vicarii 
in Reggio p 147. Giberto ornato del- 
le divife di Cavaliere p. 252. i Foglia- 
ni, cacciati i Manfredi, rimangon foli 
Vicarii in Reggio p ^* t $. &c. Tommafi- 
no amminirtratore della Chiefa di Reg- 
gio p. 255. Giberto combatte felice- 
mente contro gli Scaligeri p. S57. co- 
rretto a cedere ii dominio agli Scali- 
geri , poi a'Gonzaghi p. 259. &c. 

Fontanella, nel Parmigiano, fuo Mona- 
ftero di S. Siro C. 44. 

Formigine, battaglia ivi accaduta p. 27. 
Cartello ceduto alle truppe Pontificie 
P- 223. altra battaglia ivi accaduta p. 
240 occupato da Guglielmo degli 
Adelardi contro il Comune di Mod. 
p. 242. dato a' Nobili di SafTolo p. 
250. dato agli Adelardi p. 265. 

Fofcaglia, fua Torre p. 325. 

da Fredo Giovanni p. 172. Cherico p. 
18 1. Giovanni e Uberto p 184.. Gio- 
vanni p. 198. 199. Jacopo p. 199. 
Niccolò ivi ritirali nel Cartello di Spi- 
lamberto p. 2*1. tiovafi in Modena 
alla venuta del Re Giovanni p. 246. 
X47. Niccolò e Giovanni p. 249. &c. 
Nicoolò p. 253. &c. 258. 2Ó5. 167. 
Giovanni &c. hi. 



GAnaceto Cartello, occupato da Gi- 
berto da Correggio p. 151. 

da Ganaceto Dolio e Pietrobuono p. 63. 
72. Radsldo p. 72, Manfredino p. 
170. 174. «8o. ?8r. 222. 245. 

de' Garzoni V. de'Grartoni. 

Gavardo, occupato da' Reggiani p. 204. 

dalia Gente Giberto tenta d' infigno- 
rirfi di Reggio e di Modena p, 7?. &c. 

Getto del Crollo lo occupato da' Lupi e 
da' Rotti Parmigiani p. 171- da' Ca- 
nora p. 270 incendiato, ivi. 

da Getto Bernardo p. 116. Nobili di 
quella famiglia p. 118. Bernardo p. 
251. 

Getto de' Malaprefi , Cartello , occupato 
da' Fogliani p. 116. forprefo da' Setti 
che ivi fono attediati p. ii6. &c. 

Cibellini V. Guelfi. 



117 

Giovanni Re di Boemia fcende in Ita- 
lia ed è riconofciuto a Signore da mol- 
te Città p. 244. entra in Reggio e in 
Modena p, 245. legì de' Principi Ita- 
liani contro di lui p 248. abbandona 
1' Italia p. 249. 

Giovanni XX'T. , i Reggiani a lui fi 
foggettano p. 209. e pofcia i Mode- 
nefi p. 217. 

Gombia , Villa del Reggiano p, 194. 

da Gomola Rainuccino p 19 Jacopì- 
no e Aldtovandino Conti p 85. 

Gonzaga , Cartello , attediato da' Reggia- 
ni p. 42. 43. fé ne conferma il pof- 
ferto a' Mantovani , poi fi fa comune 
ad etti e a' Reggiani p. 44. 

da Gonzaga Luigi Pod di Modena p, 
190. egli , infieme co' fuoi figli , uccifi 
i Bon accolli , divengon Signori, di 
Mantova p 2?i. acquirtano il domi- 
nio di Reggio p. 260 Beatrice figlia 
di Guido data in mogie al March. 
Niccolò L d'Erte p. 26 2. 

di Gorgo, S. Giovanni, Terra efpugna- 
ta da' Parmigiani p. 126. 

Gorzano , Cartello , di (brutto p. 80. oc 
cupato dalle truppe Pontificie p. 222. 
attediato p. 250. 

da Gorzano Buonaccorfo e Jacopo p. 3, 
Jacopo p. 2?. Engeramo p. 7? To li- 
ma fo Capo de 1 Gibellini in Mod. u> 
cifo p. 80. Matteo, Arrigo, Alber- 
tino ed altri p. 85. Tommafino p. g<). 
149 ?8t. 184. 225. Engheramo p. 
198. 222. 250. Manfredino p. 199. 
249. 250. Guercio e Tommafelio p. 
202. Matteo e Manfredino p. 16]. 

Grafolfi , nome dato in Modena a' Gi 
bellini , e origine di etto p 6%. 

de'Graffoni Gherardo occupa Vignola e 
vi fi fortifica p 6%. &c. 72. Gradone 
e Bernardino fatti Cavalieri dall' Imp, 
Balduino II. p. 9*. Gradone p. 119. 
i?o. 174. Rodolfo e Albertino p 175, 
Niccolò occupa Spillamberto ivi &c. 
e p. 181. 2""o Rodolfo p 22